Revelli10 giugno, aula bunker, quella che sembra essere la cornice preferita dalla Procura di Torino per i processi ai NO TAV. Siamo quasi alle ultime battute per i testi della difesa, ed è Revelli ad aprire una nuova prospettiva sulle giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011, oggetto del processo a 54 attivisti.Il noto politologo e professore ordinario di Scienza della Politica e sistemi politici comparati presso Università Piemonte Orientale studia da anni il movimento e le sue dinamiche, ne condivide l’ideologia e racconta, essendo stato testimone diretto di quelle  giornate, di non aver visto “atteggiamento bellicoso, tutt’al più ci si preparava ad una resistenza passiva”. All’avanzare della ruspa, nelle operazioni di sgombero, i manifestanti gridavano “mafia!mafia” ed è su questo particolare che si innesca il tentativo, da parte della difesa (Avv. Bertone) di fare ammettere un’informativa dei Carabinieri risalente al 2011, su vicende oggetto del processo Minotauro che potrebbero confermare qualcosa di più del sospetto della vicinanza di alcune aziende coinvolte nei lavori alla Maddalena con esponenti di spicco della ‘ndrangheta (il caso Iaria /Martina / Italcoge). Il collegio, con una decisione ad alta velocità, chiude la lunga discussione e senza colpi di scena, accoglie le opposizioni del PM e dell’avv. Bertolino (SAP e ITALCOGE-fallimento, parti civili in questo processo) e NON AMMETTE il documento.
Di mafia e ‘ndrangheta, insomma, non si deve parlare. “E’ un fatto tecnico”, spiega Quinto Bosio. Certo. Quindi “tecnicamente” la mafia, ancora una volta, non esiste.
E poco importa che un altro avvocato della difesa aggiunga un ulteriore dettaglio sul fallimento Italcoge (che è parte civile), facendo notare che il curatore (anche esponente delle forze dell’ordine) è stato costretto di recente a dare le dimissioni in quanto coinvolto in altra vicenda giudiziara. Questa è l’Italia.
Sulle due giornate del 2011 Revelli, come già raccontato dai tanti testimoni della difesa, dichiara di non aver visto alcun atteggiamento bellicoso e giudica l’intervento del 27 giugno “improvvido” per “L’alto numero delle persone presenti, la composizione, il numero di anziani e donne, la non bellicosità e i danni fisici che avrebbe comportato un attacco frontale. Terzo elemento il loro atteggiamento, pacato, di convivialità, di persone che difendevano il territorio e si opponevano allo sperpero di pubblico denaro, dal mio punto di vista”.

Qui la trascrizione completa dell’udienza

Simonetta Zandiri

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