ventRiceviamo e diffondiamo dal presidio permanente No Borders di Ventimiglia

 

Sono ormai passate quarantotto ore dai fatti di Ponte San Luigi. Domenica notte intorno all’ una, quattro attivist* del presidio permanente noborders, come ogni sera, decidono di andare a monitorare ciò che avviene in frontiera alta. La situazione è tesa dopo l’ennesima giornata di frustrazioni in cui si è stati testimoni di una realtà surreale: nel cuore della “civilissima Europa”, dimenticata ogni convenzione e diritto, degli esseri umani vengono rinchiusi per ore in alcuni container sotto la pioggia battente, senza cibo, acqua, per il solo fatto di esser nati dalla parte sbagliata del mondo. Fouad si trova già sul posto. E’ lì, che parla con i ragazzi, accertandosi delle loro condizioni, indifferente alle minacce incessanti e agli insulti degli agentidella PAF (police aux frontiers). Chiede che venga dato loro del cibo, degli ombrelli e delle sigarette.

I poliziotti sono più tesi del solito, stringono in mano i manganelli e impediscono fisicamente agli attivisti di avvicinarsi ai container.Non lasciano spazio a nessuna forma di dialogo, vogliono impedire che si parli con i migranti.

Tutto succede in pochi minuti, i quattro ragazzi vengono fatti arretrare con la forza, cacciati verso l’Italia a spintoni, sotto la minaccia costante di manganelli e spray urticanti. Fouad, che da qualche metro dalle transenne sta riuscendo a comunicare coi migranti, viene violentemente sbattuto a terra e trascinato all’interno della stazione di polizia di frontiera. I gesti che Fouad sta rivolgendo ai ragazzi al di là delle transenne sono il ridicolo pretesto per il nevrotico e brutale intervento della police.

Sotto gli occhi degli altri attivisti, Fouad viene picchiato, il volto sbattuto con forza sul pavimento, poi viene caricato su una volante all’interno della quale, nonostante uno degli agenti tenti di impedirglielo stringendogli una mano alla gola, riesce a rivolgersi ai compagni, affermando di esser stato ripetutamente colpito.L’attivista francese ha quindi chiesto assistenza legale e sanitaria,venendo trasportato all’ospedale di Menton dove tuttavia non ha ricevuto alcuna cura specifica, contrariamente all’agente che hadenunciato l’inesistente aggressione. Da quanto si è appreso ieri dalle parole del suo legale, durante lo stato di fermo Fouad non ha neppure avuto modo di mangiare.

Lunedì presso il tribunale di Nizza, alla presenza dei testimoni della vicenda, si è tenuta l’udienza di convalida del fermo. Questa, in virtù di una presunta pericolosità sociale, si è conclusa con la convalida cautelare dell’arresto e la fissazione della prima udienzaper il 30 settembre. Tre sono gli assurdi capi di accusa imputategli secondo il diritto francese: oltraggio, resistenza e aggressione apubblico ufficiale. Assurdità incrementata dal fatto che l’intera udienza si sia basata non su quanto avvenuto in frontiera, dove è stato Fouad ad essere aggredito senza ragione dalla polizia francese,bensì sulla strumentalizzazione del suo passato di militante.

Questi sono i fatti.

Nonostantele numerose testimonianze e le prove documentali inequivocabili chesaremo in grado di addurre, nonostante la certezza dell’assoluzionein un futuro processo, Fouad trascorrerà almeno trenta giorni in una cella, in attesa dell’esito del ricorso. E’ questo il modo in cui la giustizia francese, così come quella italiana mediante i fogli di via, persegue i nostri attivisti in assenza dei presupposti per emettere una condanna. Una strategia intimidatoria, che colpisce ch isi è macchiato della sola colpa di aver sollevato la testa contro un sistema deviato. Un sistema che mortifica, svilisce ed umilia chiunque vi si opponga in nome di una sete di libertà e giustiziache né gli arresti, né le minacce, né le violenze della polizia,saranno mai in grado di sedare. Oggi più che mai siamo al fianco di Fouad. Oggi più che mai lottiamo in nome di ciò che ci rende umani,contro ogni discriminazione, contro ogni repressione, contro ogni frontiera.

Fonte: pagina Facebook Presidio No Borders

Blog Presidio Permanente No Borders Ventimiglia

Versione francese

Dan sla nuit de dimanche, a Ponte San Luigi, à environs une heure du matin, quatres militantEs du presidio permanente (campementpermanent) no borders, montent comme chaque soir a lafrontière haute afin de surveiller ce qu’il s’y passe. Dans une situation de tension provoquée par une ultime journee de frustration, nous sommes temoins d’une réalite absurde : Au coeur de cette “Europe Civilisée” baffouant les conventions et le droitdes etres humains, des personnes sont parquées pendant des heures,sans eau ni nourriture, dans des containers et sous la pluiebattante, du seul fait de ne pas etre né.e.s au bon endroit. Fouad,militant du campement, était déja sur place en train de discuteravec les déporté.e.s pour s’assurer de leurs états. Indifférantaux menaces et insultes incessantes de la PAF (police auxfrontières), il demande à la police de leurs donner des parapluies,de la nourriture et des cigarettes.

Latension venant de la part des policier.e.s est plus importante qued’habitude, matraque en mains, ils empechent les militant.e.s des’approcher des containers et de parler aux déporté.e.s.

Enquelques minutes, nos quatres camarades voient Fouad se fairerefouler avec violence du cotés italien matraque sorties et gazeuseen bandoulliere. Fouad se retrouve à quelques metres des barriereset continue de parler aux déporté.e.s, avant de se faire mettre ausol et trainer au poste frontalier, son attitude n’etant qu’unpretexte fallacieux pour justifier l’intervention névrotique etbrutale des policier.e.s.

Sousle regard des autres activistes, Fouad se fait frapper, le visageplaqué au sol avec force par l’une des policières. Il est ensuiteembarqué dans une voiture de police, malgrè le fait que l’un.ed’entres eux/elles soit en train de l’étrangler, Fouad arrive acommuniquer avec les camarades, affirmant qu’il s’est fait tabasser àl’intérieur des locaux de la PAF. Notre camarade a donc demander àvoir un medecin et un avocat, il est tranporté a l’hopital dementon, non pas pour constater ses blessures ou recevoir untraitement, mais pour que le policier ayant soit disant subit desviolences puisse faire constater son abrasure de l’epyderme qu’ils’est faite après avoir agresser notre camarade. Aussi, durant sagarde à vue, et selon son avocate, Fouad n’a pas eu accès à unquelconque repas.

Lundi,au tribunal de nice, en presence des temoins, s’est tenue l’audiencestatuant sur son incarceration. Il est maintenu en détentionprovisoire jusqu’a son passage au tribunal d’aix en provence (quidoit une bonne fois pour toute statuer sur la validité ou non de samise en détention), tout cela parce que notre camarade est considerécomme potentiellement dangereux aux yeux de la justice. Les troischefs d’accusation imputés a notre camarade sont : Outrage,rebellion et agression envers un depositaire de la force publique.C’est d’autant plus absurde que l’audience ne s’est pas basée surles faits s’etant déroulés a la frontière au moment del’arrestation, mais sur des presomptions de culpabilites du fait deson passé militant.

Malgrèles témoignages et les preuves irréfutable qui seront presentées,et la certitude de son innocence, Fouad passe actuellement ses joursen prison en attendant le resultat de son recours. La justice française comme la justice italienne criminalise nos camarades, avecou sans les bons papiers, en presupposant que ces dernier.e.s sontdes dangers pour l’ordre public, allant jusqu’a nier la presomptiond’innocence. Ces stratégies d’intimidations visent à détruire lessolidarités mises en place par celles et ceux qui luttent au quotidien afin de permettre a tous et toutes de vivre dignement et dechanger ce système injuste. Ce système mortifère, qui avilie ethumilie les personnes qui s’y opposent au nom de la liberté et de lajustice sociale, ne se laisseront jamais abattre, malgré lesmenaces, les arrestations et les violences de l’état. Aujourd’huiplus que jamais nous restons aux cotes de Fouad. Aujourd’hui plus que jamais, nous nous devons de lutter contre toutes les discriminations,contre toutes les repressions, et contre toutes les frontières.

WEARE NOT GOING BACK – FOUAD LIBERO!

Presidio Permanente No-Borders

Comments are closed.