Maxiprocesso NO TAV , all’appello le arringhe difensive sulle giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011, alle udienze del 12 e 13 ottobre 2016.

Nella seconda metà del pomeriggio del 12 ottobre la parola passa alle difese, dopo la lunga requisitoria del procuratore generale e le parti civili, inizia l’imputato Tobia Imperato che ha chiesto di fare una dichiarazione spontanea. Nella seconda parte di questo post ho inserito anche le arringhe difensive all’udienza del 13 ottobre.

TobiaImperatoDichiarazione spontanea Tobia Imperato: Parlerò solo a mia difesa e dei fatti attinenti agli episodi che mi riguardano, però siccome godo del privilegio di rispondere per le due giornate, sono costretto a parlare di entrambe le giornate.Inizierò dal 3 luglio, sono accusato di aver buttato giù dei betafence e sono stato condannato per danneggiamento nel processo in primo grado. Vorrei precisare che questi betafence erano all’ingresso della strada dell’Avanà, dove c’era il cancello sul quale era appollaiato l’imputato Fissore che poi, essendo stato buttato giù dalle ruspe, era stato  sostituito , penso per una protezione più avanzata, da questi betafence che facevano una doppia fila e impedivano l’accesso sia a noi che alle forze dell’ordine o un eventuale cantiere. Quindi è presumibile che non fossero recinzioni di un cantiere che proteggevano un cantiere ma erano state messe provvisoriamente in previsione della manifestazione, apposta per noi. Infatti subito dopo la manifestazione sono stati sostituiti da una cancellata. Lì non c’era nessun  cantiere da difendere  perché c’era lo stesso terreno che c’era una settimana prima , quindi è stato stato recintato in una settimana un terreno in cui non c’era nessun cantiere, come non c’era nessun cantiero dov’era il presidio della Maddalena che era al di fuori dell’area in cui avrebbe operato il cantiere.. poi se il prefetto, il questore, lo stato italiano decide di allargare il cantiere a tutta la valsusa ciò non vuol dire che noi volessimo invadere il cantiere. (la Presidente interrompe per dettare le dichiarazioni da verbalizzare, in forma più sintetica, ndr).

“Era una massa di persone che condivideva l’abbattimento di quelle reti, cosa che ha dato molto fastidio alla polizia

Foto by Chiara Tolomelli

Foto by Chiara Tolomelli – 3 luglio 2011

Quindi questi betafence avevano una forte valenza simbolica sia per noi che eravamo stati estromessi dal territorio una settimana prima, sia per lo Stato che attraverso questi betafence aveva ristabilito il suo imperum, quindi per noi aveva un forte valore simbolico buttare giù quei betafence, non era assolutamente nostra intenzione, non era per lo meno la mia e penso anche degli altri, di entrare a rioccupare la zona, primo perché questi betafence ci impedivano l’accesso ma impedivano anche alla polizia di venire a contatto con noi, quindi se avessimo raggiunto lo scopo di buttarli giù, cosa che è avvenuta solo parzialmente,   avremmo dovuto confrontarci fisicamente con la polizia.. cosa che non penso , io personalmente, che nessuno avesse voglia o fosse in grado di sostenere, uno scontro di quel tipo, quindi era proprio assolutamente simbolico.  (altra interruzione per verbalizzare)
Altra considerazione è relativa alla fine della manifestazione, nella ricostruzione del Procuratore Generale sembra che tutta la gente fosse defluita, andata all’osteria e fosse rimasto un gruppo di scalmanati ad attaccare queste reti, in realtà non è andata assolutamente così, perché bisogna conoscere la topografia del luogo, la manifestazione si concluse proprio davanti a quei betafence, in cui parlò mi sembra Beppe Grillo e il meteorologo Mercalli,  e poi la gente defluì attraversando il ponticello (…) in un grosso prato che c’era dall’altro lato del torrente in cui era stato allestito un centro ristoro, si dava acqua e panini agli affamati e una piccola infermeria per chi si fosse eventualmente fatto male in cui c’era qualche medico e qualche infermiere che facevano delle medicazioni.  Non c’eravamo solo noi che attaccavamo le reti, c’erano migliaia di persone in questo prato, tanto che molte persone che avevano ripreso a salire verso Chiomonte  nella strada provinciale, erano ferme, c’era un marea di persone lungo la strada, e mentre noi tiravamo la corda queste persone incitavano battendo sui guard rail, quindi era una situazione diversa da quella prospettata del gruppo di facinorosi, era una massa di persone che condivideva l’abbattimento di quelle reti, cosa che ha dato molto fastidio alla polizia che infatti ha cominciato a gasare la gente inerme, che non buttava giù nessuna rete, che si trovava in questa ampia distesa,  ed è vero quello che ha detto il mio coimputato Conversano ieri, che questa gente è stata irrorata di gas senza aver fatto niente e questo ha determinato  la reazione anche più violenta di qualcuno, questo a mio parere, chiaramente opinabile. ( pausa per verbalizzare )

Ancora due parole sul 27 giugno, sono stato assolto e il Procuratore Generale ha chiesto la condanna. Preciso perché ci vuole una conoscenza topografica del posto perché come l’ha esposto il Procuratore Generale non si capisce in quale contesto sia avvenuto questo episodio, prima di tutto è avvenuto molto presto, prima che la polizia uscisse e cercasse di occupare la Maddalena. La Maddalena è in alto, per capirci, sotto c’era l’autostrada a cui ridosso c’era quella barricata che è stata definita Stalingrado, e io mi trovavo dall’altro lato dell’autostrada, quindi completamente al di fuori.. ero dall’altro lato rispetto a dove operavano le forze dell’ordine .

Perché ci trovavamo li? Perché sapevamo che saremmo stati sgomberati ma non sapevamo da dove sarebbe arrivata la polizia, e visto che i piani sono segreti ancora adesso, che non sono stati resi noti, c’era una strada da Giaglione e la polizia avrebbe potuto arrivare anche da lì, passare sotto l’autostrada , perché c’era una specie di viadotto, un sottopassaggio e si poteva arrivare dove c’era la barricata stalingrado, quindi se nessuno avesse fatto la guardia la polizia poteva arrivare da quella parte lì. Lì hanno cominciato, presumo perché essendo in basso non vedevo assolutamente cosa succedeva sull’autostrada, a rompere gli argini con le pinze meccaniche, ad un certo punto la pinza meccanica si è rivolta verso il nostro lato e noi l’abbiamo interpretato per scendere di lì e fare il giro, siamo saliti un gruppo di persone, era molto ripido, era difficilissimo stare in piedi, difficilissimo potersi reggere in equilibrio, siamo saliti lì per cercare di ostacolare con la nostra presenza il lavoro della pinza meccanica , non siamo saliti con l’intento di confrontarci con la polizia, perché la pinza meccanica se n’è andata dopo che ci ha visto arrivare, giustamente, come presumevamo, per non lavorare a ridosso di persone inermi e a quel punto è arrivato un reparto di polizia per mandarci via e favorire il lavoro della pinza meccanica e noi non ci siamo mossi ma non con l’idea di fare violenza, non mi reputo un supereroe da fumetti che a mani nude e a volto scoperto attacca un drappello di poliziotti mascherati con scudi e poi, non lo so, in qualche visione di qualcun altro mi può reputare  così essendo un noto pericolosissimo anarchico, il nostro intento era restare lì per ostacolare il lavoro della pinza meccanica, non potevamo farlo da sotto come ha detto il procuratore generale perché una volta che la polizia fosse scesa chiaramente si sarebbe schierata lì e saremmo stati costretti a stare zitti e guardare la benna lavorare… o ad andarcene. Il nostro intento era solo quello di impedire il lavoro della benna, non c’era nessun intento di violenza, ma questo anche per un altro motivo che non è stato detto e che è importante, invece. Perché la sera prima di quella giornata c’era stata un’assemblea , alla quale non ho partecipato perché ho lavorato o non potevo, nel presidio della maddalena, e questa assemblea  doveva decidere come comportarci il giorno dopo, era stato deciso di trovarci più persone possibili e fare resistenza passiva, che consisteva nel sedersi tutti per terra, ma essendo più di mille persone, e costringere la polizia a portarci via di peso, questo era stato organizzato, quindi l’episodio che mi vede coinvolto si svolge prima di ogni qualsiasi tipo di violenza, quindi io per un motivo etico non sarei mai venuto meno ad una decisione assembleare alzando il tiro o facendo della violenza che avrebbe ingenerato un processo che non rispondeva alla volontà collettiva. (pausa del Presidente per verbalizzare) . Questo chiaramente non è potuto succedere, i deliberati dell’assemblea, perché l’area fu invasa talmente di gas cs che era impossibile stare lì fermi in attesa che arrivassero le forze dell’ordine poi è degenerata e quindi ci troviamo oggi sotto processo. Non è stato possibile sedersi e farsi portare via di peso tendeperché era impossibile per l’area invasa dai lacrimogeni. Ritornando all’episodio che mi vede coinvolto, ad un certo momento essendo il terreno scoseso, impossibile trovare una posizione stabile, sono scivolato e sono caduto all’indietro.. io non ricordo, onestamente, di avere avuto contatto fisico con gli agenti anche se ricordo di essere arrivato faccia a faccia, poi ho visto nelle riprese, e me lo dicono, non lo so se ho allungato la mano perché stavo scivolando istintivamente, non me lo ricordo, ricordo solo che sono caduto e l’ho considerato un episodio marginale e insignificante, tanto che quando sono arrivati ad arrestarmi alla mattina i poliziotti e mi hanno dato l’atto di rinvio a giudizio ho letto e non credevo ai miei occhi, leggendo, che potessi essere tradotto in carcere per un episodio così insignificante, ed era insignificante presumo non solo per me, ma anche per l’agente coinvolto in questo..perché il Procuratore Generale ha detto che non ricorda il nome, ma lo credo che non lo ricorda,perché non esiste, era un fantasma dietro una visiera, non si è mai presentato, non ha mai fatto rapporto, anche lui penso abbia considerato l’episodio assolutamente insignificante. Per quel che mi riguarda, appunto,  l’avrei dimenticato se non mi fosse costato la prigione, i domiciliari, 13 giorni di sciopero della fame per avere la revoca dei divieti di comunicare che mi impediva anche di parlare con i miei genitori novantenni, perché non erano nel mio nucleo familiare, e non mi fosse costato un anno di processo e mi vedete ancora qui oggi. L’irrilevanza di questo episodio non la dico solo io, Tobia Imperato, anarchico e nemico dello Stato, ma è stata rilevata anche da un ex magistrato, Livio Pepino, che in più occasioni sia sui quotidiani….
Presidente: No, guardi,  le opinioni in questo processo non entrano, entrano i fatti. Lei giustamente ha descritto i fatti poi lasciamo a chiunque le sue opinioni, ognuno di noi è libero… 

Tobia: perfetto, allora non ho più niente da dire.
Presidente: non facciamo processi sull’opinione. (verbalizza ultimi passaggi dichiarazione di Tobia, ndr)

 

La parola agli avvocati difensori.

avvdalessioAvv. D’ALESSIO MASSIMILIANO per LATINO STEFANO: anzitutto vorrei precisare che nei motivi d’appello depositati abbiamo esaminato assai approfonditamente le questioni di carattere procedurale, sanzioni di nullità ordinanze emesse nel corso della discussione dibattimentale (…) ritengo appunto di associarmi a quanto scritto in via preliminare (…) e ai colleghi (..).
La sanzione non è stata adeguatamente  sviscerata, è una sanzione che a nostro parere colpisce il compendio probatorio a carico di Latino Stefano viziandola sul nascere. Mi riferisco alla sanzione di inutilizzabilità delle prove documentali, che attiene sia alle riprese video che ai fotogrammi, a nostro parere abbiamo rilevato fin dall’applicazione della misura cautelare a carico di Latino Stefano per il materiale probatorio proposto e che anche in questa sede intendiamo riproporre e approfondire…Intanto da un punto di vista processuale l’inutilizzabilità può essere da voi pronunciata posto che è stata dedotta sia nel giudizio in primo grado e come i motivi d’appello anche in questa fase, per cui copre quanto è stato dedotto, in via preliminare. In via ulteriore diciamo che la difesa non può che premettere come l’orientamento sul punto è quello che si è cristallizzato con la sentenza delle sezioni unite del 2006 la n. 26795, che appunto dice che le riprese visive, quindi i fotogrammi estrapolati da esse e il materiale fotografico costituiscono appunto prove documentali e come tali possono essere utilizzate senza che vi sia un’apposita disciplina ad hoc quanto a modalità di acquisizione e alle regole di utilizzazione, per cui chiaramente la difesa che si attiene ad un orientamento ormai consolidato non può che andare oltre quelle considerazioni , nel senso che non svolge specifica doglianza in merito alle modalità di acquisizione, ma quello che alla difesa preme sottolineare è che tutto il materiale probatorio, sia i fotogrammi contenuti nelle riprese che anche le fotografie, si sono formate già prima del dibattimento ma si sono formate senza il rispetto appunto delle garanzie costituzionali, perché quello è il limite varcata la soglia del quale si realizza la sanzione dell’inutilizzabilià.

Vado a spiegare brevemente perché sono inutilizzabili? Intanto perché abbiamo visto come fin dall’inizio delle indagini preliminari l’unica fonte diciamo probatoria a sostegno del materiale versato in atti a carico di Latino Stefano è consistita esclusivamente ed essenzialmente nell’annotazione della polizia giudiziaria, poi versata successivamente e trasfusa nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare, questa annotazione di PG era stato anche evidenziato davanti al tribunale delle libertà, come in realtà non conteneva alcuna valutazione critica sul materiale probatorio esaminato, non conteneva alcune valutazioni tali da poter renderla affidabile sulla qualità dei filmati, sulla durata, sull’efficacia probatoria di questo materiale, in particolare i fotogrammi estrapolati dalla polizia scientifica non davano una contezza precisa della formazione di questo materiale. Quindi la prova documentale si è formata ma bisogna vedere come si è formata, in questo caso la difesa ritiene si sia formata non in maniera adeguata e idonea, non sappiamo identità di chi ha effettuato le riprese e che tipo di valutazione… come questo materiale sia stato utilizzato per la formazione della prova documentale. Queste considerazioni sono analoghe anche per le fotografie che concernono il materiale probatorio a carico di Latino Stefano che sono prive di una rigorosa e opportuna indagine tecnica che avrebbe consentito di formare un giudizio maggiore di attendibilità delle stesse, che avrebbe dovuto passare da una disanima specifica dei reperti da un punto di vista oggettivo in quanto prima di ritenere il materiale utilizzabile avrebbero dovuto ricevere adeguata risposta domande critiche su questo materiale. Tra l’altro si osserva che Latino Stefano non era un soggetto conosciuto e noto alle forze dell’ordine e non era mai stato coinvolto prima in episodi analoghi o comunque non aveva .. non era mai stato schedato, nel caso suo non è stato acquisito il cartellino come invece abbiamo visto per altre posizioni (….). Non è questo il caso.  Quindi quanto anche esposto dal Procuratore Generale sulla posizione di Latino Stefano, in termini assai generici e non specifici, per questo motivo riteniamo che se , appunto, l’istruttoria, lo scopo dell’istruttoria era quello di esporre in termini tecnici alcune valutazioni soggettive di somiglianza tra persone allora  è stato fatto tutto questo ma quello che non è stato fatto è una valutazione in termini oggettivi tra una persona fotografata in quella particolare situazione e la persona della quale è possibile avere una riproduzione fotografica che sia idonea allo scopo. Quindi per questo motivo nel nostro caso non abbiamo un’attività tecnica tale da poter supportare con certezza la comparazione tra quello che è il soggetto che viene fotografato e filmato il 3 luglio 2011 e poi il soggetto che è stato riconosciuto come identico. Il Procuratore Generale nella sua requisitoria ha parlato della posizione di Anicot criticando la valutazione che ha operato il tribunale nella sentenza di primo grado perché secondo lui il tribunale era stato un po’ “superficiale” quindi aveva ritenuto che non fosse stato possibile arrivare ad un giudizio di piena identità tra soggetto riconosciuto e il soggetto che era stato ritenuto autore di reati. Il Tribunale aveva parlato di documenti fotografati, diffusi e aveva parlato quindi di documenti privi di segni distintivie un casco nero comunissimo (pag. 140-141 sentenza primo grado). Poi diceva anche il tribunale che la compatibilità tra la struttura anatomica non poteva decorrere, non era elemento individualizzante perché la fisionomia era assai comune. Quindi partendo da questi dati acquisiti aveva ritenuto di assolvere l’imputata per non aver commesso il fatto. Ecco io ritengo che anche per la produzione di Latino Stefano queste considerazioni debbano essere svolte (….) Non sufficienti le prove quanto a certeza di identità…. dati che emergono dal processo, non vi era alcuna indicazione dei tratti somatici, nel senso che il soggetto che è stato ritratto è completamente travisato e non è stato possibile avere alcuna indicazione individualizzante. Quindi il materiale indiziario è un materiale “indiziario” e non va oltre il grado della mera compatibilità, se di compatiblità si vuol parlare. Si parla infatti di elementi che appunto procedono in questo senso. Pesano, diciamo, contro… quella felpa nera con il logo bianco e rosso e anche i guanti da ciclismo. per quanto riguarda la felpa, anche qui stesse considerazioni….per la coimputata, felpa nera con logo bianco e rosso mi sembra molto comune… felpa utilizzata da più persone
Presidente: ma avocato ha sentito che il procuratore generale ha chiesto la condanna per Anicot, mi sembra un terreno scivoloso
Avv: io mi baso sugli elementi nella sentenza, sì, il procuratore ha chiesto.. lo so, ma io ho appellato la sentenza di condanna di primo grado…
Presidente: parli di Latino più che di Anicot
Avv: sto parlando, nel senso… (…) comunque infatti gli elementi come detto sono appunto questa felpa nera con logo bianco rosso e guanti da ciclismo, la felpa nera è cosa comune, i guanti da ciclismo sono stati sequstrati in occasione dell’identificazione di Latino Stefano, tuttavia il tribunale a mio parer spende una considerazione suggestiva e non tanto pertinente quando si domanda per quale motivo in una stagione come quella di luglio si devono portare nello zaino  dei guanti da ciclismo. Ritengo che questa affermazione non sia pertinente anche perché i guanti avrebbero potuto trovarsi nello zaino prima, qindi non mi sembra un’affermazione probante. Inoltre ad esempio un’altra affermazione che fa il tribunale nella sentenza di primo grado a mio parere non pertinente è che non si pone il problema che i vestiti di uso comune avrebbero potuto essere indossati davanti ad altro soggetto (…). Il tribunale delle libertà afferma che il casco nero, che non è stato trovato, avrebbe potuto essere usato da un’altra persona… allora vale la considerazione anche per altri indumenti, discrepanza tra due organi che si sono pronunciati sulla vicenda. Vado a chiudere sul punto. Quello che si sottolinea in questa memoria e che riteniamo sia mancato come dato significativo è un’indagine tecnica sui reperti che avrebbe consentito una maggiore affidabilità , quindi questo giudizio attraverso questa indagine tecnica che proponiamo nella memoria avremmo potuto ottenere un giudizio di compatibilitò che non può ritenersi come giudizio di certezza. Per cui concludo e deposito memoria con le osservazioni che ho formulato.

PelazzaAvvocato Pelazza Giuseppe (per Latino Stefano): mi trovo come tra l’incudine e il martello, incudine degli sguardi stanchi dei signori della corte e il martello del mio dovere di svolgere un compito difensivo, cercando di destreggiarmi tra il non inimicarmi i signori della Corte tracimando nella mia discussione e allo stesso tempo svolgendo argomenti che ritengo importanti. Io spesso nei processi mi ritrovo con una situazione di spaesamento, di separatezza dal mondo reale e  devo dire che oggi questa sensazione l’ho sentita più che mai , questa sensazione di estraneità, perché d’accordo che è tipico di processi con più imputati non poter avere una presenza e un’immagine a tutto tondo degli imputati, ma qui non solo non c’è stata un’immagine a tutto tondo degli imputati, ma ci sono state delle immagini che sono state sfumate all’interno di riprese cinematografiche e filmiche, fotogrammi complessivi, e dentro questa complessività di immagini che avevano esclusivo compito, secondo me, di essere suggestive, di rendere da parte dell’accusa una notazione di terribilità di quegli eventi, gli imputati, nello specifico il signor Latino, non appare più,  non c’è, non esiste, appare in quei tre fotogrammi e all’interno di quei video che abbiamo detto. Tra l’altro sul punto dell’identificazione, nel caso del sig. Latino, ho notato che mentre sentendo la relazione e il PG si percepiva che in ordine ad ogni imputato c’era un riconoscimento effettuato da un DIGOS della sua città di provenienza, bene, questo nel caso di Latino non c’è stato perché (..) non era conosciuto, quindi manca anche questo trait d’union… Voglio procedere come se lo pseudo Latino fosse davvero Latino,  e allora svolgo alcune considerazioni sul capo d’imputazione sub  11 poi ripreso anche dal 12, si fa riferimento per specificare l’accusa, in particolare, si dice, oltre al titolo del reato “usavano minaccia e violenza”, in particolare perché “agendo previo concerto tra loro lanciavano essendosi organizzati in gruppi formati da una quarantina di persone che si alternavano uscendo dalla boscaglia”. Bene. Una prova del previo concerto da parte del signor Latino non esiste, ma neanche un minimo indizio che abbia partecipato a un’organizzazione dei fatti,  e quindi ci possa essere sotto questo profilo organizzativo il nesso concorsuale, come  non c’è nulla sull’essersi organizzati in gruppi e nell’alternarsi uscendo dalla boscaglia… Non riporto la descrizione dei fatti del 3 luglio, (…) vengo solo a considerare come la sentenza a pag. 153 così riferisca come lo pseudo “Latino apparirebbe nell’area archeologica attorniato da altri manifestanti  travisati, eccetera, in atteggiamento aggressivo. Lo si vedrebbe poi nella parte destra di una fotografia dietro una paratia bianca in un momento in cui le persone che lo circondano sono impegnate in lanci di oggetti verso le forze dell’ordine “.. ora se guardate il fotogramma (che tra l’altro è sempre pericolosa l’estrazione di un fotogramma da una situazione dinamica) si vede come è assolutamente lontano da coloro che lanciano, in una posizione defilata e quindi non si vede che rapporto ci possa essere. Poi alle 14:02 nel video dell’operatore Cernecca II, si noterebbe un soggetto che nella mano destra, protetta da un guanto scuro,  impugna una pietra mentre le persone intorno a lui effettuano lanci e qui si dice “ma , se aveva in mano una pietra per forza deve averla lanciata”, ma qui il principio della prova cede di fronte ad una sorta di presunzione, potrebbe aver desistito da quest’eventuale ipotesi, potrebbe averla raccolta e riflettuto sul che fare e aver deciso di non fare alcunché e questo non avrebbe certo rafforzato l’intendimento di quelli che già lanciavano. Non c’è quindi alcuna prova né del previo concerto, né dell’organizzazione in gruppi, né del coordinarsi per entrare e uscire dalla boscaglia. Se poi guardiamo questo fatto delle 13:01 quando sarebbe apparso per la prima volta per una frazione di secondo il signor Latino (…), e si esamina il video da cui è stato estrapolato, si vede come il soggetto per altro irriconoscibile, che per una frazione di secondo senza compiere alcun gesto passa trasversalmente dietro a coloro che stanno effettuando i lanci e poi scompare e poi non lo si vedrà più per tutto l’arco della giornata, allora è possibile che queste condotte dello pseudo Latino integrino il nesso concorsuale del rapporto di causalità con gli eventi? Secondo me assolutamente non è possibile, e allora è necessario   spendere qualche parola, senza annoiare troppo i signori della Corte, sul concorso.. Sul concorso (..)… io voglio solo citare come sul tema del 110 e il problema del nesso di causalità sia stato anche affrontato nei vari progetti di riforma del codice procedura penale, ancora nel progetto di riforma del 2001 in tema di 2010 si dice che la norma sul concorso di persone porta ad un’estensione, un ampiamento  della tipicità dei fatti specifici (…), e tale estensione porta con sé il grave ed evidente pericolo di svuotare la tassatività dei precetti penali, conferendo loro delimitata capacità operativa, donde l’esigenza che essa si realizzi alla luce dei criteri improntati al principio di determinatezza delle condotte….

Presidente: non la legga tutta perché è una cosa che poi non ha avuto…
Avv: No, ma esprime…
Presidente: ho capito, però parliamo delle leggi che vigono e non parliamo di quelle supponibili
Avv:si può parlare della dottrina?
Presidente: Per carità, nei limiti del consentito…
Avv: No perché se non posso parlare della dottrina del tema del concorso..
Presidente: non facciamo degli studi di…. parli della giurisprudenza non dei progetti, i progetti non vogliono dire nulla
Avv: prendo atto… questo progetto prende atto che si determini uno svuotamento della  tassatività della fattispecie incriminatrice anche nella parte relativa alla sanzione, e in breve dice: il vigente articolo 110 apre intollerabili spazi di indeterminatezza sia nell’individuazione delle condotte punibili che nel loro trattamento sanzionatorio , e lo butto via adesso (lascia cadere i fogli sul tavolo, ndr), il progetto, perché non ne parlo più. Dico che allora, forse,   si pone il problema di cercare di dare un’intepretazione delle norme del concorso che siano conformi ai principi di determinatezza che la Costituzione vuole e ci impone, cosa che la giurisprudenza migliore delle Sezioni Unite, famosa sentenza Mannino di cui è estensore l’attuale presidente della corte di cassazione, denuncia dei principi assolutamente condivisibili….. signor presidente se l’annoio e devo smettere di parlare me lo dica pure
Presidente: No, no… non sto dicendo….non mi faccia dire cose che non ho detto, vada avanti per cortesia
Avv: Si legge: occorre ribadire che pretese difficoltà di ricostruzione probatorie del fatto e degli elementi oggettivi che lo compongono, non possono mai legittimare (…) un’attenuazione del rigore nell’accertamento del nesso di causalità e una nozione debole della stessa che collocandosi sul terreno della teoria dell’aumento del rischio finirebbe per comportare un’abnorme espansione delle responsabilità penali ed invero poiché la condizione necessaria si configura come requisito oggettivo della fattispecie crimonosa, è un requisito oggettivo della fattispecie, la condizione necessaria, non possono non valere per essa l’identico rigore dimostrativo e il conseguente standard probatorio dell’oltre il ragionevole dubbio che il giudizio penale riserva a tutti gli elementi costitutivi del fatto di reato. Quindi il nesso condizionalistico,   (…..) il dire senza  quella condotta i fatti si sarebbero verificati lo stesso oppure no… .oltre ogni ragionevole dubbio noi possiamo dire che senza questa fugace comparsa di Latino i susseguenti fatti di lesioni e violenza si sarebbero verificati lo stesso o non si sarebebro verificati? Quando la stessa sentenza ci dice che tutto nasceva da un programma, che c’era stata una programmazione, si sarebbero verificati comunque. Gli altri soggetti lanciavano a prescindere dalla presenza dello pseudo Latino. E quindi non c’è alcun nesso di causalità, non c’è alcuna possibilità di sostenere che c’è stato un rafforzamento. Quale incidenza causale se non lancia? (…) E poi è la stessa sentenza del tribunale che entra in contraddizione con sé stessa, perché se andiamo alle pagine 61 e seguenti, che sono anche poi il tema del reato di lesioni, si vede come il tribunale ripetutamente, non sto a ripetere i passaggi (…), “la fonte normativa della responsabilità degli imputati si colloca interamente all’interno dell’articolo 110. Tutti gli imputati”, e questo lo scrive in grassetto la sentenza, “nel momento in cui misero mano a sassi, estintori e bastoni per scagliarli sulle forze dell’ordine, espressero – sia materialmente, sia psicologicamente – la loro diretta tensione ai risultati illegali consacrati ai capi 1 e 2 della rubrica” perché si riferiva ai fatti del 27 giugno in questo frangente, mentre non ripeterà questo argomento poi… “Tutti gli imputati che effettuarono lanci contro le forze dell’ordine devono rispondere…” eccetera eccetera, nei confronti di “tutti gli imputati che siano stati compiutamente identificati nell’atto di lanciare contro le forze dell’ordine”, e del resto anche nella requisitoria del Procuratore Generale di oggi abbiamo sentito una particolare attenzione nel cercare di ricostruire, anche tramite i video, se c’era o non c’era il lancio. Ricordo quell’episodio “non è un ufo ma si vede che è un oggetto lanciato”, nel caso di Latino non c’è assolutamente alcun lancio e questo è assolutamente pacifico. Allora, secondo lo stesso criterio del tribunale, non c’è assolutamente possibilità di sostenere un nesso condizionalistico, un rapporto causale col verificarsi dell’evento.
Questo vale ovviamente anche per il capo 12, non sto ad articolare ulteriormente il discorso, ma osservo che è impossibile che questa apparizione di poco più di un secondo alle 13:01, poi tra le 14:02 e le 14:04, si possano legare con un qualsivoglia nesso di causa con le lesioni verificatesi successivamente, ma si può soltanto ipotizzare che senza quelle apparizioni le successive lesioni non si sarebbero verificate? (..) Significa essere un po’ fuori dalla realtà pensare questo, oltre all’applicazione rigorosa delle norme sul concorso, significa anche conoscere i fatti della vita (…).
Sul capo 18 vale lo stesso discorso, con un’annotazione in più che l’idrante che ha avuto il maggior danno, 9mila e rotti euro, sarebbe entrato in azione alle 11:10 e avrebbe ricevuto i colpi già dalla mattina, quando poi Stefano Latino apparirebbe alle 13:01 . Quindi secondo me non è proprio possibile una sentenza di condanna sulla base concorsuale per i reati di violenza a pubblico ufficiale e di lesioni. In subordine è mio dovere fare, anche proprio per il discorso.. lo stesso nelle sue premesse, signor Procuratore Generale, diceva di condividere, che “ah no, sul problema delle attenuanti generiche è vero che bisogna avere un’attenzione particolare sui singoli soggetti”. Se è vero che bisogna avere una particolare attenzione, una giusta attenzione ai singoli soggetti, non è possibile un discorso cumulativo sulle generiche, come fa la sentenza del tribunale,  e come ha fatto oggi il signor Procuratore Generale, non lo meritano perché sono negativi loro ed è negativo il contesto in cui si muovono, no, dico, guardiamo i signori soggetti. E allora il signor PG non può non avere letto che all’epoca dei fatti il signor Latino aveva compiuto da 3 mesi e qualche giorno 18 anni. Certo qui non è un problema di applicazione dell’art. 98 ma c’è da tener conto di questo fatto, e non per un fatto di buonsenso ma perché esiste una normativa,  e la posso richiamare, è una raccomandazione del comitato dei ministri del consiglio d’Europa n.20 del 2003 che osserva che considerato che la maggiore età legale non coincide necessariamente con l’età della maturità e che i giovani adulti delinquenti dovrebbero poter benificiare anche di  risposte paragonabili a quelle applicate ai minori delinquenti , vi è poi quest’altra considerazione, sempre nella raccomandazione, “per tener conto del periodo di transizione verso l’età adulta dovrà essere possibile che  i giovani di meno di 21 anni siano trattati a livello equiparabile a quello degli adolescenti e che essi formino oggetto dei medesimi interventi se il giudice ritenga che non siano maturi e consapevoli delle loro azioni come degli adulti”. Vi è poi da tener conto che le norme sull’esecuzione delle misure cautelari e dell’espiazione di pena che sono nel decreto legislativo ancora del 1989,  prevedono che fino ai 21 anni vi sia lo stesso trattamento riservato ai minorenni,  e col decreto legge 92 del 2014, è stato portato ai 25 anni, quindi lo stesso legislatore italiano per altro tipo di regolamentazione tiene conto di questo aspetto del “giovane adulto”. (…) Sembrerebbe che il tribunale dice “era travisato”, vista la gravità della condotta, ma se il travisamento è un aggravante del 336 dev’essere, come qualunque aggravante, sottoposta a giudizio di comparazione di cui all’articolo 69. E diamine, si sconvolge (…) dire che non possa essere sottoposta a giudizio di comparazione, tenendo conto di questi 18 anni, tre mesi e qualche giorno… oltrettutto nel capo d’imputazione non vediamo che sarebbe in concorso con un minorenne, cioè con uno che era nato 3 mesi e 5 giorni dopo di lui, non è possibile questa cosa , che non si tenga conto di questo contesto.
Poi nel pomeriggio si parlava di prognosi infausta, che in genere si lega alle malattia, ma era legata all’aspetto del.. che farà questo soggettaccio che a 18 anni e 3 mesi faceva queste cose? Questo soggettaccio si è diplomato al liceo scientifico, poi con 110 e lode si è laureato al corso triennale di scienze politiche, ha fatto successivi corsi di specializzazione e quindi mi sembra che anche per il comportamento successivo al reato se si vuole avere presente la persona e non un’immagine sfocata che non si sa neanche bene se è lui o non è lui, per dare il giudizio, se pena vi deve essere, che sia conforme a quella che è la vita delle persone perché noi stiamo parlando della vita di persone, non stiamo parlando di categorie di persone (…) ma di singoli soggetti, quindi 62 bis con giudizio di prevalenza sulle aggravanti. Poi il discorso, può essere che irriti, ogni volta chi mi  capita di parlarne, chi mi ascolta dice “ma no, i reati sono gravi , non si può paralre di 62 n.1 a fronte di reati gravi”, non è vero, il 62.1 è legato al movente, all’idealità (…), ci sono le sentenze degli anni 70 e 80 della Corte d’Assise di Milano in tema di processi agli altoatesini, che si rendevano responsabili di cose terrificanti, di esplosioni di casematte con carabinieri uccisi in numerosi anni fa,  (…) non lo danno il 62.1 ma non dicono che è cosa da pazzi porsi il problema! Poi c’è la corte d’Assise di Torino , datata sicuramente, ma presideduta dal Dott. Barbaro, del 23.6.78 che nel negare il 62.1 stabilisce dei principi  e dice “stabilire come canoni di valutazione della condotta ai fini dell’applicazione dell’attenuante principi consacrati dall’ordinamento può significare concedere un immeritato attributo di nobiltà   [ la vp scuote la testa ] agli arbitri e ai soprusi del potere dei cosiddetti delitti di regime, perché essi sarebbero in ogni caso sorretti dall’esigenza di ripristinare e ristabilire la supremazia”. E qui in sentenza  si legge, tra l’altro, che il tavolo sarebbe voluto dalla maggioranza attualmente al governo, ma non esiste questo discorso della maggioranza, tra l’altro, perché allora era sostenuta dalla maggioranza al potere.. e chi si oppone adesso ha come idealità, compiendo eventualmente anche dei delitti, non può essere meritevole di questa attenuante. Continua la sentenza “per contro, nell’ottica interpretativa annunciata da questa corte, anche il movente politico diretto al sovvertimento dell’ordinamento – e non è questo il caso – può in linea di principio trovare ingresso nella valutazione, allorquando, ad esempio, miri alla conquista o al recupero di spazi di libertà che l’ordinamento occulta, limita o sopprime“. E allora possiamo vedere che cosa succede in Val di Susa, forse? Non facendo ricorso alle tecnologie perché io sono incapace su questo, video, filmati, la penna laser a me faceva ricordare la spada laser di guerre stellari… E vediamo, d’accordo, non è un organo giurisdizionale ma è  organo giurisdizionale di fatto, peraltro presieduto da chi era in corsa per diventare presidente della  Cassazione, da Franco Ippolito, insigne magistrato, del tribunale permanente dei popoli che si è occupato della Val di Susa, solo alcuni passi dove, alla parte finale, così dichiara: che in Valsusa si sono violati diritti fondamentali degli abitanti e delle comunità locali, da una parte quelli di natura procedurale (…), di partecipare direttamente alle sedi decisionale (..) dall’altra parte si sono violati diritti civili e politici come la libertà di opinione, tra l’altro c’è anche un’annotazione gustosa che dice “nella loro visita alla zona i membri di una delegazione del tribunale permanente sono stati trattati come potenziali delinquenti” e questo per me è abbastanza grave. Si guarda poi anche all’aspetto del problema importante della salute, laddove si dice che “l’autorizzazione per l’inizio dei lavori per il tunnel della Maddalena è particolarmente grave in quanto decisa prescindendo dal principio di precauzione, senza uno studio sull’impatto ambientale in grado di definire in modo adeguato il rischio attuale e futuro derivante dalla probabile presenza di amianto e uranio, e dall’impatto sugli equilibri idrogeologici,  dal principio di prevenzione in quanto non esiste a tutt’oggi un piano definito di analisi e di trattamento del materiale che si sta estraendo, e da notare tra l’altro che tutto ciò ha comportato la distruzione di una necropoli datata 4000 anni avanti Cristo. Dopo di che, c’è la responsabilità dello Stato italiano su queste cose e fa le sue raccomandazioni.
Allora io dico che deve essere, nel caso di condanna, applicato anche il 62.1 con spirito laico, volteriano, di chi sa guardare il mondo e vedere come stanno le cose. Io guardo il mondo… oggi mi è stato detto che qui c’era un grande schieramento di carabinieri in quest’aula e che nella maxi 1 c’era il processo a imputati accusati , magari sono innocenti, di far parte della ndrangheta che operava in valsusa, non ho visto l’ombra di un poliziotto...io dico spirito laico, guardare le cose per come sono… [ il riferimento è al processo SAN MICHELE, del quale abbiamo documentato anche un’udienza riferibile a fatti correlati a quanto si sta discutendo in questo dibattimento, ndr]

Presidente: non è così
Avv: magari ho avuto un’informazione sbagliata…
Presidente: magari eran poliziotti sotto mentite spoglie, l’apparenza inganna
Avv: Non solo apparenti ma erano anche trasparenti…. comunque non voglio contraddire il Presidente, apparenza a volte è trasparenza… Siamo tutti stanchi, concludo chiedendo l’accoglimento delle conclusioni di cui a motivo d’appello e confidando in una sentenza che sia di rigorosa applicazione delle norme penali alla luce del dettato costituzionale e che sappia anche essere inserita con consapevolezza del mondo che ci circonda e non essere chiusa dentro questa sorta di astronave che ci separa, con le spade laser, che ci separa dal reato della realtà, dove, secondo me, nel resto della realtà per questo pseudo Latino che appare per pochi secondi mi vengono cominati 3 anni e 9 mesi  di carcere, vuol dire essere su un’astronave e non nel mondo dei vivi. Ho concluso.

Si conclude l’udienza del 12 ottobre, la difesa riprende nell’udienza del giorno successivo ed inizia con l’arringa dell’avvocato Novaro.

NovaroL’arringa dell’avvocato Novaro: “Le cornici edittali (limite minimo e massimo di pena) per il reato di resistenza e violenza verso pubblico ufficiale aggravato va da un minimo di tre ad un massimo di quindici anni (…) secondo il progetto del guardasigilli Rocco, che risale allo STATO FASCISTA (..) del 1930”

Avv.Novaro per Avossa, Bindi, Imperato (…). : Parlerò solo delle posizioni che riguardano il 27 giugno, vorrei partire dal fondo di un normale sviluppo in chiave argomentativa difensiva, i livelli sanzionatori su cui si è assestata la sentenza di primo grado del tribunale, perché mi sembra una scelta fortemente censurabile e divaricante dal punto di vista di queste difese e che consente di apprezzare anche una serie di fraintendimenti nella quale mi pare sia incorso anche il tribunale nella ricostruzione storica in prima battuta e in seconda battuta nella valutazione dei fatti. Evidentemente come già ricordava ieri il Procuratore Generale, il dato più significativo sta nella circostanza che per molti imputati le circostanze attenuanti generiche non siano state riconosciute, e questo ha fatto sì che i livelli di pena dovessero essere sensibilmente più alti di quelli che normalmente si vedono in processi di questo tipo,  in altri casi sono state date le attenuanti generiche con giudizio di equivalenza ma muovendo da una pena base di circa due anni di reclusione, gioco forza la pena finale è rimasta particolarmente alta. Se dobbiamo confrontarci con la dosimetria sanzionatoria adottata dal tribunale occorre partire da due dati strettamente intrecciati tra di loro, e che riguardano  le cornici edittali (limite minimo e massimo di pena, ndr) e soprattutto le scelte concrete sul piano della discrezionalità (…) del giudizio concreto, emesso dal tribunale, che sono dicevo due piani fortemente intrecciati tra di loro che devono essere affrontati uno alla volta. Dico subito che la dottrina penalistica ormai da anni lamenta il fatto che a differenza di altri paesi, ad esempio in Germania , la giurisprudenza, soprattutto la dottrina italiana, non si è occupata più di tanto di quelle che sono le cornici edittali che riguardano le diverse fattispecie astratte contenute nel codice. Noi ci barcameniamo… voi vi barcamenate con un codice penale che ha 86 anni di età e che quindi è spesso inadeguato rispetto alle formulazioni che in allora forse potevano avere un senso e adesso ce l’hanno molto di meno. Qui ci confrontiamo con il reato più grave che è quello di resistenza o violenza verso pubblico ufficiale aggravato che comporta delle indicazioni edittali che vanno da tre a quindici anni, che sono un’enormità rispetto a quello che è il reato non aggravato che ha pene invece da 6 mesi a 5 anni. Sono pene fortemente elevate che risentono fortemente del quadro storico in cui sono state emanate, che è evidentemente il progetto di quello che era il guardasigilli Rocco, lo stato fascista, uno stato che aveva una concezione etica delle istituzioni e dello Stato e che aveva la necessità di conservare immune da qualsiasi tipo di contestazione, di opposizione,  l’attività della pubblica amministrazione, dei pubblici ufficiali. Molta acqua è passata sotto i ponti dal 1930, vorrei citarvi rapidamente un frammento della sentenza della Corte Costituzionale la 140 del 1998, in cui la corte dice che “rientra nei doveri dell’interprete tenere conto dello sviluppo storico dell’istituto che è chiamato ad applicare, attribuendogli il significato più consono alla struttura complessiva dell’ordinamento vigente alla luce dei principi e dei valori espressi dalla Costituzione”. Ora,  la Corte costituzionale in più occasioni si è interessata delle questioni riferite proprio alla dosimetria delle pene ed ha espresso più volte una sorte di massima indicazione che è che la pena deve essere sempre proporzionata al disvalore del fatto illecito commesso. Ora, in realtà, affrontando i rapporti tra fattispecie astratta  la corte si è mossa sempre su uno schema di valutazione non binario, ma riguarda.. comprende un terzo in comparazione, cioè un confronto tra diverse fattispecie, la Corte ha fatto delle verifiche che sono  l’irragionevolezza della scelta del legislatore che va però confrontata tra diverse fattispecie. Mi sembra fruttuoso come metodo di analisi perché se io ragiono sulla cornice edittale che occupa questo processo mi rendo conto che è una cornice straordinariamente più elevata di altri reati che pure hanno delle ricadute più importanti sulla vita e sull’incolumità individuale dei soggetti che poi subiscono i reati. Penso al reato di maltrattamento che ha una sua gravità intrinseca, specie rispetto a certe vicende familiari particolarmente faticose e violente, e che ha pene edittali che vanno da 2 a 6 anni. Penso anche a tutte le riforme recenti, fatte dal legislatore, per esempio sulla prostituzione minorile, sulla violenza sessuale di gruppo, riforme degli anni ’90, sulla mutilazione degli organi genitali femminili i massimi edittali sono tutti ampiamente al di sotto di quella che è la pena massima prevista per il reato di resistenza. Tutto ciò conferma questo dato, siamo di fronte ad una cornice edittale prevista dal legislatore nel 1930, un pochino inadeguata rispetto a quelli che sono gli sviluppi storici dell’istituto della fattispecie con cui ci dobbiamo confrontare.
Veniamo all’altro corno della questione, cioè la questione relativa alle concrete scelte che il giudicante deve dare rispetto poi ai fatti che sono oggetto della sua valutazione.  Qui abbiamo  un principio importante contenuto nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che al terzo comma dell’art.49 dice: “le pene inflitte non devono essere sproporzionate rispetto al reato”, ed evidentemente è un’indicazione generica perché noi sappiamo che l’attività del giudicante che deve esprimere proprio valutazioni e giudizi sul piano della sanzione è un’attività a discrezionalità vincolata perché i parametri sono quelli del 132 e del 133 del codice penale, è un’attività a discrezionalità controllata perché si tratta di offrire poi in motivazione un’indicazione delle scelte fatte, anche se spesso poi si fa ricorso, come ha fatto ricorso il tribunale, direi a mere formule di stile. E’ un terreno dove… una prateria dove le valutazioni soggettive sono difficilmente imbrigliabili in paramteri certi.E allora, per tentare di arrivare in qualche modo a spiegare qual è il mio punto di vista io vorrei provare a fare un’operazione molto rapida di  comparazione con altri processi…Dico subito che da circa 20 anni mi occupo di processi legati alla conflittualità sociale, me ne sono occupato a Torino e in molte città italiane, da Genova a Bologna, Firenze e quant’altro, solo in 2 occasioni 2 mi sono trovato a confrontarmi con sentenze che negavano le attenuanti generiche, la prima, le attenuanti generiche sono state negate ad un unico imputato ed è il processo che abbiamo fatto davanti a lei, Presidente, circa una settimana fa e l’altro processo in cui sono state negate le attenuanti generiche è proprio questo, dove sono state negate a una pluralità di imputati. Perché vengono sempre concesse le attenuanti generiche? Perché evidentemente ci confrontiamo con una fattispecie che è quella introdotta dal guardasigilli Rocco, con quell’idea di Stato…  con quell’idea di rapporti tra istituzioni e cittadini, allora c’è di mezzo la costituzione repubblicana, ci sono di mezzo i movimenti di massa e le lotte sociali degli anni ’60-’70 in avanti, è evidente che la valutazione non può più essere quella del legislatore fascista del 1930, ed è evidente e  del tutto naturale e tutti i giudicanti con cui mi sono imbattuto in questi vent’anni hanno sempre concesso , sia pure in termini di equivalenza, le attenuanti generiche agli imputati.

rivoltapiazzastatuto

Dal libro di Dario Lanzardo, “La rivolta di Piazza Statuto”

Aggiungo un dato di valutazione storica, perché casualmente, per interessi personali, mi sono imbattuto in una sentenza torinese degli anni ’60, sulla rivolta di piazza Statuto [ Qui il libro di Dario Lanzardo, “La rivolta di Piazza Statuto”, ndr ], pietra miliare per quanto riguarda la storia dei movimenti di massa in questo paese perché emergono figure sociali che poi saranno le figure sociali… l’operaio – massa, protagoniste delle lotte degli anni 60 nelle fabbriche torinesi. Bene, lì fu una vera e propria rivolta, ci fu una specie di jacquerie, così la definiscono molti commentatori dell’epoca,    furono devastate vetrine, ribaltate automobili, furono fatte barricate davanti alla sede della UIL di Piazza Statuto, furono attaccate con sassi, petardi le forze del sindacato, la polizia che doveva arrivare, fu messa a ferro e fuoco la città di Torino in quel pezzo di città, nei dintorni di Piazza Statuto e nelle vie limitrofe. Ebbene la magistratura torinese degli anni Sessanta, che era una magistratura spesso reclutata con un meccanismo che era quello iniziale del dopoguerra che non è il concorso attuale,  che era una magistratura spesso non sensibile, come tutta la magistratura italiana, agli impulsi e alle indicazioni contenute nella Costituzione, parliamo del 1962, i fatti sono del luglio 1962,  e di fronte a quei fatti gravissimi , incomparabilmente più gravi di questo, ha dato condanne di 2 anni e 4 mesi di reclusione. Qui parliamo di 4 anni e 6 mesi, 4 anni e 5 mesi, ieri abbiamo sentito il signor Procuratore Generale  per una mia assistita chiedere 4 anni e 10 mesi.

“Ma quale altro tribunale d’Italia erogherebbe una pena di 1 anno e 6 mesi per il tocco di un avambraccio a un  pubblico ufficiale? Ma cosa c’è, la sacralità del corpo del pubblico ufficiale per cui è un vulnus talmente importante  toccarlo che si deve meritare una pena di 1 anno e 6 mesi?”

Mi sembrano livelli sanzionatori completamente sproporzionati rispetto all’entità dei fatti che sono oggetto di questo processo.
Allora il problema è, come dire, quello che noi vi chiediamo non è un ritocco rispetto alle sanzioni irrogate, non ci basta passare dai 4 anni 8 mesi a 4 anni 5 mesi, ma  qui si tratta sensibilmente di fare i conti con la circostanza che le pene sono straordinariamente, sideralmente sproporzionate rispetto ai normali processi che si fanno su queste vicende. Io vorrei confrontarmi con due processi che ho seguito qualche anno fa, i due processi più gravi che ricordo della storia giudiziaria torinese degli ultimi anni. Si tratta del processo davanti a una casa occupata che si chiama l’Ostile, giudicato dalla Terza Sezione del Tribunale, con Presidente del Collegio Panzani che allora era presidente di tutto il tribunale, e quelli sul G8 universitario. Anche lì furono lanciati  decine di sassi contro le forze dell’ordine, ci fu uno scontro che durò alcune ore, ebbene le sanzioni irrogate sono state per quanto riguarda il G8 dell’Università dai 10 mesi all’anno e 2 mesi, scusate, per la casa occupata de L’Ostile, per il G8 Universitario dagli 8 mesi ad 1 anno.  Quindi sanzioni che non sono in alcun modo comparabili con queste. Cosa c’è di eccezionale in questa vicenda? Io fatico a capirlo così come faccio fatica a capire quelle che sono richieste del signor Pubblico Ministero, che per una vicenda come quella che ha impegnato l’imputato Imperato, il tocco di un avambraccio che noi diciamo esser stato fatto casualmente e fortuitamente (ma se anche non fosse stato così..), chiede 1 anno e 6 mesi…Ma quale altro tribunale d’Italia erogherebbe una pena di 1 anno e 6 mesi per il tocco di un avambraccio a un  pubblico ufficiale? Ma cosa c’è, la sacralità del corpo del pubblico ufficiale per cui è un vulnus talmente importante  toccarlo che si deve meritare una pena di 1 anno e 6 mesi? Ma è del tutto evidente… mi sembra plasticamente rappresentata la circostanza che qui c’è una sproporzione innegabile  nelle sanzioni che sono state irrogate e allora la prima richiesta che noi faremo è quella di un sensibilissimo ridimensionamento delle pene anche perché non si capisce l’eccezionalità della vicenda se non con dei meccanismi messi in campo che lambiscno addirittura il diritto penale d’autore…  perché qui si ragiona molto sulla capacità offensiva e la pericolosità per la personalità degli imputati  più che sui fatti storici di cui dobbiamo discutere.
Allora tornando alla questione della valutazione a discrezionalità vincolata: è evidente che dobbiamo confrontarci con quelli che sono giudizi di valore, da decenni l’ermeneutica contemporanea ci spiega che in qualsiasi processo cognitivo quello che conta è la nostra precomprensione del mondo… cioè quelle tavole di valori che ciascuno di noi ha , attraverso i quali va a decifrare la realtà esterna, ed è  del tutto evidente che la mia tavola di valori, la mia capacità di comprendere il mondo è diversa da quella del signor Procuratore Generale, sennò non ci sarebbe questo abisso di sproporzione e di differenza tra quello che noi vi diciamo e che vi ha detto invece il Dott. Saluzzo in queste giornate. Allora evidentemente nel contraddittorio  provo a dirvi la mia, per cercare di contrastare gli assunti della Procura. Il dato significativo, la cifra effettiva di questa vicenda è evidentemente il conflitto sociale che sta attorno a questi reati, non è un caso che il Procuratore Generale abbia occupato la prima ora della sua discussione a parlare di TAV, di NO TAV, e di decisioni fatte in sede europea e prese in Italia sull’alta velocità… perché evidentemente questa è una questione sottostante, non si tratta di schierarsi , evidentemente, ma non si può obliterare il fatto che questa è la cornice nella quale vi trovate a muovervi, nella valutazione di questi fatti: il conflitto sociale , che è un dato fisiologico di tutte le società, è un dato che spesso consente anche alle istituzioni di illuminare soggetti, portatori di bisogni, di domande, richieste che arrivano dalla cittadinanza e che spesso la politca istituzionale non riesce più né a decifrare né a illuminare. Il conflitto sociale è una cosa, mi si potrebbe dire, ma la violenza è comunque una tracimazione in qualcosa di altro. In realtà purtroppo almeno da qualche decennio a questa parte tutti i conflitti sociali sono stati in qualche modo segnati da atti di violenza, che devono essere giudicati e valutati in sede giudiziaria perché ci manca solo che non lo si faccia, non sto facendo un’apolotia della violenza, voglio solo prendere atto del fatto che questa  è una realtà fisiologica rispetto al conflitto sociale e non solo in Italia.. tutta l’opinione pubblica internazionale ha simpatizzato con i rivoltosi di piazza Taksim ad Istambul, ebbene ma lì i sassi  viaggiavano a pioggia (….) non è che le forze di polizia, che poi hanno reagito durissimamente ammazzando anche un manifestante, non fossero stati colpiti dai sassi. Però l’opinione pubblica occidentale ha dato un’opinione positiva,perché la cornice dietro quelle vicende è stata decifrata in un certo modo. Allora non faccio evidentemente apologia della violenza, non vi chiedo di schierarvi ma vorrei che voi prendeste atto che qui non siamo di fronte ad uno scontro tra tifosi di due squadre di calcio, siamo di fronte ad una cosa ben più seria, siamo di fronte a una popolazione che si è ribellata a delle scelte legislative e  ad un gruppo che ha deciso di militare nel movimento no tav anche compiendo evidentemente azioni legali di cui dovranno rispondere..Allora la vera cifra di questa vicenda è la rabbia e la frustrazione che emerge in queste giornate. E allora proviamo a decifrarle queste cose, passo passo, perché vorrei farvi vedere una serie di filmati, per farvi apprezzare cos’è capitato.
Guardate che è del tutto comprensibile che la procura generale in pochi giorni facesse fatica a rivedersi tutti i filmati, noi in questo processo ci siamo impegnati per anni, i filmati ce li siamo visti.. rivisti in tutte le salse, quindi abbiamo una conoscenza effettiva di quello che è capitato, ma il filmato che il Procuratore Generale vi ha fatto vedere la scorsa udienza rischia dei fraintendimenti straordinari, si mischiano situazioni che non hanno nulla a che fare, e anche dalle parole del Dott. Saluzzo si rischiano dei fraintendimenti, quando fa vedere scene e le commenta in modo incongruo, perché non è andata come ce l’ha raccontata quel filmato fatto probabilmente dalla DIGOS, che unisce degli spezzoni diversi, nella rappresentazione bisognava spiegare che sono frammenti di condotte diverse fatte in sedi diverse e in momenti diversi. Così non è stato, allora il mio compito è riuscire a ragionare su questo, dicendo subito che anche il tribunale un po’ fuggito da un meccanismo di valutazione complessiva su questo fronte del conflitto, addirittura l’ha in qualche modo a tratti edulcorato e a tratti, invece, non è riuscito a prenderlo esattamente in considerazione.
Partirei da un’affermazione del tribunale stupefacente, perché il tribunale dice “c’è una cornice legislativa, per il TAV accordo intergovernativo Italia-Francia del 2001, ratificato 2002, che attesta come la progettazione e realizzazione dell’opera siano state volute proprio dall’organo rappresentativo della volontà popolare, è scritto in grassetto per il rilievo che se ne vuole dare, alla quale si aggiunge il sostegno delle istituzioni europee” , e dunque che volete, insomma, l’organo deputato alla scelta di queste cose (che non ha praticamente discusso) ha deciso, ma soprattutto il governo, che hanno detto questa roba qua. Il Procuratore Generale ci ha messo del suo e nella sua requisitoria ha detto che questa decisione è rimasta inalterata nonostante il cambio dei governi, poi ha aggiunto “anche ai magistrati non piacciono certe leggi ma le hano applicate”… E beh quello è un dovere vostro, i cittadini per fortuna hanno l’elasticità, una possibilità di movimento diversa, ma a me viene in mente che non sempre i magistrati sono stati ossequiosi rispetto alle inziative parlamentari, il famoso decreto Conso ha visto nel 1993 un gruppo di magistrati della Procura di Milano mettersi di traverso e dire “la depenalizzazione delfinanziamento illecito dei partiti non ci sta bene” (…)si sono messi di traverso, quindi non  è vero che non si possono contestare le scelte parlamentari e la circostanza che sia stato il parlamento o il governo ad approvarlo, siccome sono i portatori delle istanze pubbliche allora dobbiamo tacere e far lavorare il manovratore…

“La legalità formale del 1938 in questo paese erano le leggi razziali, non è la legalità formale che conta”

Mi sembrano, queste frasi che ho citato dal tribunale e dalle requisitoria del Dott. Saluzzo,  frasi lapidarie che obliterano un intero panorama teorico, che è quello della contestazione, del conflitto, della possibilità di disobbedire alle leggi sulla base delle proprie indicazioni morali, della propria coscienza, mentre invece sembra si debba ossequiosamente dire..  bisogna rispettare la legalità delle procedure per cui quelllo che la legge dice impegna in qualche modo tutti, è una roba priva di consistenza storica, mi sembra talmente debole quello che scrive il tribunale nella sentenza che non mi sembra quasi nemmeno il caso di commentarla, non è la legalità formale che conta, perché sennò la legalità formale del 1938 in questo paese erano le leggi razziali , la legalità formale del luglio 2016 in Turchia è la sospensione della convenzione dei diritti dell’uomo, è evidente che non è solo la legalità formale, quello che conta è solo la valutazione complessiva,che la popolazione della Val di Susa e gli imputati di questo processo hanno dato evidentemente in termini straordinariamente critici. Ma quando voi dovete valutare queste cose  non potete limitarvi a dire “ma l’ha detto il parlamento” allora tutti zitti, in una democrazia balbettante come la nostra ma comunque una democrazia che ha una storia,  che ha una sua consistenza rispetto soprattutto ad altri paesi, è del tutto evidente che è legittimo dissentire, protestare, legittimo arrabbiarsi quando le scelte che parlamento e governo hanno preso sono una specie di rappresentazione di un meccanismo di una democrazia coloniale per cui si decide alla faccia delle popolazioni. Perché dico questo? Perché quello che ci sta dietro è proprio questo, una scelta che le istituzioni hanno preso sulla pelle dei cittadini della Valsusa senza mai interpellarli (…).

“In  questo vuoto di risposte politiche evidentemente  il conflitto diventa l’unica risposta possibile.”

Vi sto offrendo delle valutazioni che sono quasi metagiuridiche ma è del tutto importante capire perché c’era quella rabbia e quella  frustrazione il 27 giugno (…). Ci è stato detto dalla sentenza, voi avete negli atti una marea di documentazione che la procura in primo grado e le difese hanno prodotto sull’alta velocità, sulle critiche, sui documenti ufficiali. L’accordo italia-francia dice che la nuova linea ad alta velocità, il TAV, deve entrare in servizio alla data di saturazione delle opere esistenti (…), avete i documenti in atti, tutti sanno che qui c’è un’operazione scandalosamente ingannevole fatta da parte delle istituzioni italiane perché quella linea non è satura, è in grado di smaltire 20 milioni di tonnellate di merce/anno e ne pasano circa 4, è al 20% delle sue possibilità e quindi non c’è nessuna necessità di fare l’alta velocità, queste cose la popolazione della Valsusa, dove ormai c’è un’intelligenza e un sapere collettivo che riguarda gran parte della popolazione, le ha sempre dette, ha chiesto dei confronti, lo hanno detto i principali tecnici in materia trasportistica, lo ha detto la corte dei conti francese, ci siamo confrontati anche in primo grado con i costi dell’alta velocità che sono enormi, cito soltanto un dato, si arriva a 235 miloni al km contro i 50 milioni della Torino-Milano…. un enorme drenaggio di risorse buttate in un’opera che è inutile. Tutto questo significa che c’è stato un deficit di politica, un’incapacità della politica di ascoltare quelle ragioni, una scelta presa sulle spalle di quella popolazione che dovrà subire quell’opera.Ecco la rabbia, ecco la frustrazione, ecco perché si occupa la Maddalena e si decide  di non andarsene da lì nel momento in cui lo Stato decide di iniziare la costruzione del cantiere , o meglio della galleria geognostica della Maddalena. E allora proprio in  questo vuoto di risposte politiche evidentemente  il conflitto diventa l’unica risposta possibile. Un conflitto organizzato con le modalità che sono state raccontate dai testi in primo grado e che ieri Imperato ha richiamato, cioè si era previsto di fare un’operazione di disobbedienza, resistenza passiva, stando tutti nel piazzale dell’area archeologica per farsi portare via uno alla volta… allora la seconda ragione di frustrazione, dopo quella più generale del contesto, è proprio la modalità  con cui questo sgombero è stato fatto. E anche qui si tratta di fare un ragionamento, come dire, pregnante e specifico su quello che è capitato, che invece il Tribunale mi sembra abbia lasciato del tutto da parte, con un atteggiamento che rischia di essere parziale, perché guarda solo alle condotte degli imputati senza rendersi conto che in alcuni casi o in molti casi qelle condotte sono una risposta diretta alle condotte di altri soggetti, altri attori istituzionali presenti sul terreno (…). Obliterare una parte e dire ragioniamo solo sulle condotte degli imputati senza guardare dall’altra rischia di provocare errori di comprensione
A me sembra che l’operazione fatta dal tribunale sia stata un’operazione di selezione del materiale probatorio delle diverse condotte che erano  in campo, guardando in termini del tutto strabici o asimmetrici solo da una parte, senza rendersi conto che c’era comunque un confronto continuativo tra tutti i soggetti presenti sul posto. Provo a fare un brevissimo riassunto del punto di vista del tribunale, che parte da una ricostruzione del dott. Petronzi che viene definita esemplare, si richiamano dei testi della difesa, soltanto per dire , unico inciso che viene fatto di decine di testimonianze dei testi portati da questa difesa, che erano tutti consapevoli che in quella giornata ci sarebbe stato lo sgombero, che in parte è vero (…) c’erano state iniziative varie, dibattiti, dice il tribunale “ad un certo punto la situazione parte con – si vede dal filmato Gaia (…) – con  un operatore delle forze dell’ordine che educatamente, dice il tribunle, si rivolge con un “buongiorno” ai manifestanti… viene subissato di insulti poi idrante e contestazioni vocali da parte dei manifestanti…” ; aggiunge il tribunale “è vero che c’è stato un uso della forza” che è stato fatto non secondo le dissennate modalità auspicate dai manifestanti, che erano quelle della resistenza passiva che avrebbero evidentemente comportato un contatto fisico tra manifestanti e forze dell’ordine, e  l’aggettivazione usata dal tribunale la dice lunga sul punto di vista complessivo del tribunale in riferimento a questa vicenda, poi il tribunale dice “guardate che qui non si trattava di ragionare su una manifestazione non autorizzata, qui c’era lo sgombero da fare, l’esecuzione di un provvedimento amministrativo, quindi non state a parlarci del TULPS e di quelle regole da utilizzare x una manifestazione in corso perché qui il problema è un altro”, questo è veramente un bizantinismo straordinario, cioè il problema è che siccome c’è uno sgombero non mi faccio carico della circostanza che c’è una manifestazione in atto? E’ evidente che quella è una manifestazione , autorizzata o meno che sia, e la dottrina costituzionalistica ci dice che anche le manifestazioni non autorizzate devono essere, come dire, allontanati i manifestanti con le modalità previste dal TULPS .  Anche una manifestazione non autorizzata non consente un intervento con la forza senza quelle caratteristiche specifiche previste dalle norme del testo unico (…). Poi c’è un richiamo che il tribunale fa all’ordinanza prefettizia per dire che era stata prevista una serie di interventi, si racconta dell’uso della pinza, dell’uscita dalla galleria della polizia alle 9:05, poi un tentativo non di rientro della galleria come è stato detto ieri ma un  rinculamento da parte delle forze di polizia ch si attestano davanti alla galleria perché hanno ricevuto sassi .. un tentativo poi riuscito nuovamente e la conquista alle 9:15 del terrapieno. Il tribunale fa piazza pulita di tutte le obiezioni sul plateatico, sul pericolo fisico e richiama la normativa anti infortunistica, che io non citerò nemmeno…mette da parte il TULPS e dice “non c’è stato nemmeno un eccesso di lacrimogeni, sono stati SOLTANTO 280”, perché ce lo dice

Petronzi in aula il 5 luglio 2013

Petronzi in aula il 5 luglio 2013

Petronzi, e il dottor Petronzi come Bruto nell’orazione di Marc’antonio è uomo di fede e dobbiamo credergli, la battuta la faccio perché noi insistentemente abbiamo chiesto di capire cos’era successo in quella giornata, ci è stato negato, le indagini difensive sono naufragate, abbiamo appreso che sono stati sparati il 3 luglio 4300 lacrimogeni perché un gruppo di hacker che si chiama Anonymous ha messo il naso dentro i fascicoli, dentro la documentazione (….) e ha divulgato questi dati (…) per il 3 luglio abbiamo indicazione documentale che sono 4300, per il 27 giugno 280 , il tribunale dice che non sono stati sparati tutti subito e che non ha senso ragionare come hanno fatto le difese.. o dire chi ha iniziato prima… dovevano attuare ordinanza di sgombero e l’uso della forza è legittimo e io sono d’accordo, infatti il problema non è capire chi ha iniziato prima ma capire dall’intreccio delle condotte cos’è esattamente successo, perché qualcuno ha disposto degli interventi particolarmente ruvidi. Sulle lesioni si dice che la procura è stata addirittura particolarmente garantista, qui non ci sono state.. il ricorso a scorciatoie ricostruttive come la responsabilità per me rappresenta ma si sono mandati a giudizio solo quelli che hanno fatto delle cose. Poi la citazione incredibile del “gruppo di fuoco”  per cui tutti i componenti del gruppo di fuoco devono rispondere dell’evento letale cagionato, quindi similmente anche tutti i manifestanti che si sono visti fare qualcosa con un “gruppo di fuoco” devono rispondere di tutto quanto.
Vediamo invece cos’è successo dal mio punto di vista.
Sono 3 gli scenari di quella giornata, dato che manca nella requisitoria del Procuratore Generale: centrale idroelettrica, dove l’unico episodio rilevanza penale è quello dell’imputato Fissore…. la centrale idroelettrica è nella parte bassa della piantina (si vede nel monitor, ndr) a noi interessa la parte alta dove si dipanano le altre due vicende, l’area archeologica sotto la quale… (…) perché il piazzale dove dovevano convergere i manifestanti si trova a ridosso della barricata stalingrado, c’è una prossimità assoluta tra il piazzale e la barricata, e quindi la gente che stazionava sul piazzale vedeva la barricata e comunque si spostava dal piazzale alla barricata. (…) Qui è la zona importante dove ci sono gli scontri più significativi… sopra la galleria e sopra la barricata c’è questo terrapieno da cui partono i sassi e lì vicino c’è l’area archeologicada cui parte il museo. Dall’altra parte dell’autostrada invece c’è il terzo scenario, vicenda Imperato e un gruppo di manifestanti tra cui anche avvocati e molti amministratori pubblici  che vengono poi allontanati con spintoni (…) c’è una ragazza che prende una manganellata ma niente di particolarmente eclatante…
(…) Li indico subito perché ieri il dott. Saluzzo diceva “guardate come la polizia ha un atteggiamento quasi inerte“, nel senso che sta accompagnando lentamente la ruspa che sta avanzando. Ma questo  avveniva nella zona della centrale elettrica sulla strada dell’Avanà per andare ad occupare da una delle due parti il museo archeologico, gli scontri non sono avvenuti lì, è vero che la polizia non fa nulla ma perché nessuno li sta attaccando, è del tutto evidente che quella è una vicenda che poco ha a che fare con le altre due vicende che si sono dipanate su altri versanti. Così come ad un certo punto il Procuratore Generale ha detto “ma vedete che si poteva interloquire con la polizia? Vedete che ci sono i capannelli di persone che discutono”…. Sì ma i capannelli di persone che discutono sono quelli alla centrale elettrica e poi al secondo varco, dove c’è Imperato prima che poi la polizia scenda e allontani e disperda i manifestanti con una serie di spintoni, li fa allontanare e poi li sposta verso il bosco. Il colloquio non c’è nella zona calda, galleria ramat, barricata stalingrado.. quindi attenzione a tenere distinti questi tre pasaggi.
Le immagini che vi farò vedere… dice il Procuratore Generale: “guardate che c’erano delle modalità assolutamente preordinate a tavolino perché c’è una sorta di continuum che parte da lontano.. e che lega tutti i momenti di contestazione”, cioè c’è un’azione organizzata e preordinata, ma le immagini sono la più clamorosa smentita di questo assunto, per un’ora e mezza non capita nulla, finché la polizia non spara i lacrimogeni e non c’è un elevamento del livello di scontro sensibile, non succede nulla, dalle 5:52 quando arrivano le forze dell’ordine fino alle 7:41 non capita nulla, a dimostrazione del fatto che se ci fosse stato qualcosa di preordinato ci sarebbe stata da subito un’indicazione di contrasto da parte dei manifestanti, invece l’indicazione che arriva dall’assemblea del giorno prima è concentriamoci sul piazzale del museo archeologico male hanno fatto perché lì tutte le persone che si sono concentrate su quell’area sono state stragasate da lacrimogeni, come vi farò vedere tra un attimo. E allora se vengo stragasato da lacrimogeni io che sono un manifestante (…)allora può darsi che ad un certo punto decida di reagire ma lo faccio a distanza di ore dall’intervento della polizia, allora come si fa a parlare di sequenza che lega tutti i momenti di contestazione? Voi vedrete che ci sono dei gruppetti sulla galleria che si danno il cambio, o meglio ci sono dei soggetti che lanciano cose ma sono soggetti sporadici che vedete un minuto e poi se ne vanno, e finiscono da altre parti, non c’è nulla di premeditato, in una situazione di conflitto dispiegato, in un movimento reticolare come quello dei no tav, dove ci sono anime diverse, cattolici, comunisti, anarchici, centri sociali, persone che fanno parte della Val di Susa e abitano nella Val di Susa e ci sono i militanti politici, ognuno ha pratiche e idee diverse di come reagire, il movimento dà un’indicazione che è la resistenza non violenta e la concentrazione lì e poi tutto quanto tracima, vi facciamo vedere come.
Dico subito che ho fatto una breve memoria in cui ho indicato le 26 clip contenute in un DVD che vi produrrò che sono le stesse prodotte in primo grado, ho sottolineato e messo in grassetto tutte le clip e sottolineato quelle che vi farò vedere adesso….

[La ricostruzione del 27 giugno nell’arringa dell’avv. Novaro al maxi processo in primo grado, dal minuto 22′ le immagini citate in questa udienza di appello. ndr]

La vicenda inizia alle 5:52 quando finalmente le forze dell’ordine arrivano. Alle 6:20 arriva la pinza (…), dalle 7:30 le immagini ci restituiscono la gente sulla galleria / barricata, Petronzi ci dice che c’erano 200 persone e in tutto 2 o 3 mila che gravitano intorno a quell’area. Si affaccia dalla galleria un funzionario senza che sia capitato nulla, che dice, secondo il tribunale, “buongiorno”.. e invece viene subissato da fischi, vediamo il frammento, dice “buongiorno” e dall’altra parte gridano “non si capisce”… il dato significativo è che la gente continua a dire “non si sente” e i testimoni, ne cito una fra tutti, la signora Catia Zesi che all’udienza 28 aprile ha detto “io ero lì e gli avvisi non li sentivo”….. (si vedono immagini della barricata stalingrado, la gente grida “non si sente”… ) (…) Qui c’è la gente assiepata lì sopra, si riconoscono anche alcune personalità importanti del movimento No Tav (…)  Alle 7:41:02, seconda clip , quella numero 3, guadate il quadrante in basso a sinistra….. parte l’idrante, orientato sulla gente che sta sulla barricata, evidentemente per farla andare via. 7:41:48 , pochissimi secondi dopo, c’è la prima reazione da parte di un manifestante, clip 4, primo atto di opposizione e Saluzzo diceva “ma questi sono gesti offensivi oppure no?” Certo che lo sono , sono gesti fatti da alcuni soggetti in questo caso non contro le forze dell’ordine che non sono ancora emerse sul proscenio della vicenda ma contro la pinza che sta lavorando… e c’è questo ragazzo che spruzza dell’olio esausto nei confronti della pinza e del suo guidatore… a questo gesto seguono altri gesti di opposizione, poi vedrete che si aggiunge un altro manifestante con un estintore che butta schiuma (…) queste sono tutte iniziative io credo personali, è un’illazione assoluta quella di dire allora “ma allora c’era un concerto perché sono andati lì prima uno poi l’altro”, evidentemente ognuno faceva quello che credeva, i pacifici si limitavano a urlare e qualcuno passava alle vie di fatto… Però mi preve dirvi, è vero che sono atti di opposizione come ricorda il Procuratore Generale, ma di offensività ridotta, la polizia non c’è ancora, c’è soltanto il guidatore della pinza che riceve schiuma dall’estintore, (…) che ha effetto quasi più simbolico che reale sull’operatività … dell’operatore.
Il passaggio successivo.. la pinza continua nel suo lavoro…. (…) alle 8:16 c’è un gesto di opposizione che riguarda l’imputato Maniero, (….) anche Maniero si arma di un estintore, spruzza a sua volta, viene preso da un getto di acqua che arriva da sotto, fa un altro spruzzo poi si allontana. Passaggio significativo alle 8:33, la descrizione che ne fa la signora Pognant all’udienza del 27 marzo è questa: “la pinza si muove a pochi centimetri dalla griglia che era piena di ragazzi con rischio per l’incolumità delle persone che stavano lì”, guardate la scena, si vede che la pinza si avvicina alla griglia… a questo punto c’è uno spostamento di lavori in corsi, la polizia decide di mollare per un momento la barricata dove continuano ad esserci gli spruzzi di acqua nei confronti dei manifestanti, e un’altra pinza si dirige dall’altra parte dell’autostrada, nella zona dove c’è poi la vicenda di Imperato. (…) Dalle 8:31:57
Presidente: Sì, però abbia pazienza avvocato, non è che possiamo stare qua tutta la mattina….
Avv: Presidente, ieri il Procuratore Generale….
Presidente: noi comunque i filmati li vedremo
Avv: No ma io conto di farveli vedere perché siccome la ricostruzione che ha fatto la procura non sta…
Presidente: ma se andiamo avanti così tra 3 anni siamo ancora qua

Avv: No, io credo di farvi vedere ancora qualche pezzetto…. Ad un certo punto là in fondo compare la pinza…quel signore che vediamo interloquisce con i poliziotti, (…) la polizia decide di scendere, il passaggio successivo è poi la discesa della polizia… (…) Qui la vicenda si dipana con queste modalità: dopo la vicenda Iimperato la polizia scende da questa scarpata, c’è un’interlocuzione con un avvocato, alcuni manifestanti poi la polizia fa sgomberare il campo spingendo le persone verso il bosco, poi ci sarà una piccola carica verso le 9:00 che eliminerà del tutto la gente che è presente.
Invece mi interessa tornare al piazzale della Maddalena.. (…) Prendiamo la clip 12 che invece va fatta vedere fino in fondo, cosa succede, che nel frattempo, mentre la gente convergeva sul piazzale della Maddalena, partono lanci di lacrimogeni, guardate la modalità con cui vengono…a parte l’enormità di fumi guardate le modalità..Gli spari avvengono dalla polizia che sta salendo su strada dell’Avanà, ad una distanza di qualche decina di metri dal piazzale, la polizia spara “al buio”, contro i protocolli che determinano l’utilizzo dei lacrimogeni, sta sparando al buio mentre risale, contro la gente assiepata al piazzale della maddalena, io ho contato 26 spari di lacrimogeni tra le 8:43 e le 8:44, tutti fatti così al buio, sparando artifici lacrimogeni contenenenti  gas CS dalla strada dell’Avanà verso il piazzale senza sapere chi c’era nel piazzale… e sul piazzale (si capisce dalla clip 11) ci stava un sacco di gente che viene stragasata e inizia a tossire, comincia a coprirsi il volto con delle maschere, queste immagini vi consentono di capire come la zona del piazzale fosse  proprio a ridosso della zona dell’autostrada, c’è un movimento continuativo di persone, (…) sono le persone che sono state oggetto di questi lanci un po’ inconsulti di lacrimogeni (…) Cosa mi interessa rilevare da questa vicenda? Intanto la particolarità che gli spari vengono fatti al buio, il secondo dato è che vengono meno i diritti costituzionali, lì c’erano persone che manifestavano… Fino ad allora non ci sono stati lanci di sassi eppure c’è stato uno straordinario lancio di lacrimogeni fatti al buio… Allora mi direte si può parlare di 393 bis, non ne parlerò neanche in questa fase, ma m’interessa che non obliteriate questo dato, cioè mi interessa che capiate che la gente che era sul piazzale per fare una manifestazione di resistenza non violenta e pacifica ad un certo punto viene stragasata di lacrimogeni, che qualcuno poi decida di reagire  e protestare con forme straordinariamente violente che son quelle che abbiamo visto è una conseguenza del fatto che l’intreccio dei comportamenti degli attori sul campo sono significativi, da una parte si lanciano questi 24-26 lacrimogeni in meno di un minuto e mezzo e dall’altra parte di lì a poco si inizieranno a lanciare i sassi.
Gli unici atteggiamenti di contrapposizione violenta che voi avete visto prima sono il lancio della schiuma e altre opposizioni fatte verso chi guidava la benna … nessun atto di violenza fatto contro la polizia (….) quegli spruzzi di schiumogeno, quei lanci di terra bianca impastata, e quei lanci di sassi che vedremo tra un attimo, avvengono prima in una situazione in cui la polizia non è ancora in campo… la zona dov’erano convenuti tutti i manifestanti viene riempita di gas CS poi iniziano le  proteste molto più virulente.
Ricapitolo la sequenza: alle 6 iniziano le operazioni, 7:40 la pinza con l’idrante che l’accompagna, 7:51 primo spruzzo di estintore da parte di soggetti che si contrappongono, poi lanci di sostanza impastata bianca, primi sassi 8;51, su altro fronte 8:20 polizia rompe barriera frangivento per entrare nella zona verso le vasche, 8;43 parte selva continuativa di lacrimogeni verso la gente che staziona sul piazzale dell’area museale, alle 9:00 iniziano lanci di sassi contro le forze dell’ordine preceduti dai lacrimogeni. Dopo di che la polizia esce da gallera, viene respinta da primo lancio di sassi riprende l’avanzata alle 9:08 e verso le 9:15 prende l’area archeologica.
Mi sembra importante segnalarvi lo stato di tensione complessivo, ci sono indubbiamente reazioni violente, ma si collocano cronologicamente in ambito successivo allo sparo dei lacrimogeni, è importante capire che la risposta violenta arriva dopo quel lancio, qualcuno magari l’aveva preventivato ma qualcun altro forse no… non si può espungere dal quadro questa vicenda (…) che ci fossero stati insulti verso la polizia è evidente, peccato che il tribunale citi solo questi episodi e non quelli che vi citerò io… I primi episodi ve li dirò a voce, una giornalista che credo sia in quest’aula viene chiamata “troia” [confermo, perché ero io ad aver ricevuto quel volgare epiteto ma ci tengo a ribadire che non sono mai stata e non sono una giornalista, ndr]…  un avvocato viene chiamato “figlio di puttana”, segnalano uno stato emotivo un pochino alterato da parte di qualcuno. Dopo di che vediamo i passaggi successivi che sono più rilevanti, come la pinza arpiona… (…) Non credo di farvi perdere tempo, vi segnalo che il filmato del Procuratore Generale durava 24 minuti….  Vedete? La gente rischia di cadere perché la pinza trascina la barricata, con un rischio evidente per l’incolumità dei soggetti,  è del tutto evidente che qualcuno che si trova lì a quel punto potrebbe aver deciso di passare a vie di fatto, qui si vede l’enorme quantità di lacrimogeni che viene sparata anche in quella zona, qui c’è un poliziotto che dice al suo collega sull’uso dei lacrimogeni “sparagli in faccia”… (…)  e qui fa un po’ ridere l’osservazione dell’avvocatura di Stato ieri che dice “comportamente sempre commendevoli”,  in altra manifestazione no tav abbiamo avuto due persone che hanno perso la vista e uno che ha perso l’udito… per il lancio di lacrimogeni in faccia! (…) qui è la zona del piazzale, guardate la quantità di lacrimogeni, è evidente che la gente tenta di buttarli via… (..) lì c’è un campeggio, c’era gente che ancora campeggiava…fino al mattino,  ed è gente pacificamente convenuta secondo le indicazioni dell’assemblea del movimento no tav…  Questo filmato fa parte del materiale che voi avete…  Ecco, 50 lacrimogeni contro 600 persone….

Presidente: Non c’interessano i commenti dei giornalisti, eh!
Avv: Non è un giornalista…purtroppo è un signore…
Presidente: (…) chi è?
Avv: Manifestante….Qui c’è un episodio curioso, il lancio della pentola… fatto al buio (..) vi faccio vedere queste immagini per dimostrarvi che la tensione alta c’era sicuramente da parte dei manifestanti ma anche da parte delle forze dell’ordine , la versione caricaturale che ha fatto ieri ha fatto la Procura Generale con queste forze dell’ordine inerti che guardano con tranquillità e non fanno nulla è smentita da questi micro episodi ma da una pluralità  di altre vicende…  (…) Allora no si può edulcorare la vicenda come è stato fatto dicendo “i cattivi sono tutti di là che fanno atti di resistenza, e i pacifici non vanno a contrastare l’attività dei cattivi, di qua invece abbiamo un’attività che è, come dire, di contenimento, di mero contenimento”. Queste immagini, anche questo inseguimento… anche qua si sprecano gli insulti ed è curioso che il dirigente dell’ordine pubblico che è il  dott. di Gaetano dica ad un certo punto “state fermi”..  perché i poliziotti vogliono inseguire i manifestanti che non stanno facendo nulla e dice “attenzione che finisce come cinque anni fa”, la vicenda di Venaus quando nella notte tra il 5 e 6 dicembre 30 manifestanti, molti anziani vennero… ecco qua, “succede un casino come cinque anni fa” (…) allora… stigmatizzare lo stato emotivo dei poliziotti, non m’interessa proprio, ma voglio che voi teniate presente che c’era questa dimensione perché se la espungete dal quadro di valutazione non capite eesattamente perché dall’altra parte anche si facciano certe cose, e non voglio difendere gli atti di violenza  (….) però voglio che teniate conto di questo. Qui è la devastazione delle tende dei manifestanti imbrattate con escrementi… e urine.

Allora, veniamo a cosa dicono i testi della difesa..(…) la circostanza che sono stati sparati una quantità di lacrimogeni al buio su gente pacifica che stazionava nell’area della Maddalena. I testimoni hanno univocamente ricostruito questo passaggio della vicenda, hanno ricordato come tutti pensavano che il piazzale fosse una zona franca, la signora Aloia Silvia lo dice all’udienza del 31 marzo:un luogo sicuro, anche perché li’ c’era la presenza degli amministratori pubblici”..  e quindi tutti pensavano “lì non capirà nulla di violento”, invece lì arrivano tutti quei lacrimogeni sparati al buio che fanno impaurire e irrigidire quelli che stavano lì. Cosa dicono i testi: “tanti lacrimogeni lanciati indiscriminatamente anche contro chi staziona tranquillamente, lanciati da lontano al buio”, “devastante lancio di lacrimogeni”, “quantità industriali”, “paura e insicurezza, i lacrimogeni arrivavano da tutte le parti e cadevano a grappolo”, tutti questi sono tutti anziani della val di susa portati volutamente a dibattimento perché non si pensasse che portavamo testi dei circuiti antagonisti… Sono abitanti della Val di Susa che descrivono la vicenda in questi termini, Faussone dice “infinito numero di lacrimogeni sparati”(…)“piazzale sommerso da pioggia di lacrimogeni”, sparati anche sulla gente che va via perché poi la gente inizia a scappare dal museo, alcuni scappano per il sentiero e i lacrimogeni arrivano anche li’, lo ricorda l’alllora onorevole Paolo Ferrero (…), ne parlano una pluralità di testi Anselmo, Sasso, Acquavilla, etc. tutti descrivono lanci di lacrimogeni sui sentieri, sui piazzali, indiscriminatamente. Altri descrivono la gente che sta male, gente che vomita, che ha problemi respiratori, le sensazioni di panico che tutto questo induce, (…) Lambert dice alla tenda del pronto soccorso arriva gente che vomitava e sputava sangue, gente che sveniva, Pistol e Malandrino dicono la stessa cosa, Gonella dice che anche la tenda del Pronto Soccorso è stata sommersa di lacrimogeni e la stessa cosa dice Lambert, allora quello che vorrei che non venisse tolto dal quadro di valutazione è che questa vicenda precipita nel momento in cui c’è questo lancio di lacrimogeni… forse dovuto secondo le necessità militari previste dall’ordine pubblico, certo, si trattava di sgomberare la zona e si è fatto con questa roba qua, ma dietro quei lacrimogeni ci sono intanto i diritti costituzionali di chi voleva manifestare pacificamente e ribadisco pacificamente (…), allora ed è del tutto probabile che una parte dei soggetti presenti sul piazzale si siano poi spostati sul terrapieno e quando la polizia è uscita hanno reagito in modo violento. Tutto questo scrimina? Non credo, parleremo del 393 bis quando tratterò altre situazioni, ma credo si debba tener presente che questa violenza è anche in parte indotta da quella roba (…)
Sull’altro fronte avete visto quei microepisodi che segnalano tensione emotiva molto alto da parte delle forze dell’ordine .. confrontate con provvedimenti del questore sulle modalità con cui devono essere sparati i lacrimogeni, questa è del tutta incongrua (…) Per ora non mi interessa dire che rientra il 393 bis, (…) dobbiamo fare i conti col fatto che lì c’era gente pacifica che è stata stragasata e che soltanto dopo quel lancio di lacrimogeni partono azioni violente (…). Allora che reazioni hanno indotto queste modalità di lancio non corrette?

Brevissimo preambolo prima di passare alla posizione dei miei assistiti,  io credo di aver definito prima la cifra di quella giornata come un sentimento di rabbia e ingiustizia che le persone presenti alla Maddalena provavano (…) i cortei con 80mila persone il giorno dopo non trovavano spazio nel circuito mediatico (…) le modalità concrete con cui si è attuato quello sgombero hanno creato sgomento, paura ma infine anche volontà di rivalsa e contrapposizione violenta. (…) L’idea che tutto fosse prestabilito e ci fosse una sorta di premeditazione colettiva sulle modalità con cui agire e contrapporsi alle forze dell’ordine mi pare destituita di fondamento. E’ possibile che qualcuno avesse già deciso di contrapporsi con violenza,  ma le testimonianze che voi avete ci dicono che avessero per lo più deciso di fare una resistenza non violenta (…). Vi farò vedere alcuni passaggi della vicenda per arrivare alla conclusione che se anche qualcuno si fosse organizzato… non tutti hanno agito con questa modalità (…). Son tutti elementi che dovete tener presente nel ricostruire quello che è capitato(…)

“Che lancino i sassi contro la pinza è assolutamente sicuro”

Parto da AVOSSA, assolta in primo grado perché non è stata riconosciuta nell’autrice di quei lanci che  vedremo, c’è stato appello della procura  e ieri il PG ha spiegato perché chiede la condanna per tutti e 3 i reati in contestazione: violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e danneggiamento. Avossa viene identificata nella ragazza che sta vicino a quella che fa dei lanci, Cecur (…) la ragazza al suo fianco che lancia una o due pietre, lanci a parabola e in quella zona dove i lanci avvengono ci sta la polizia che è dentro  la galleria, sull’autostrada si trova soltanto la pinza Hitachi che lavora sulla barricata stalingrado e ci sono queste due ragazzi che fanno questi lanci sull’operatore della pinza…se fosse confermata qualificazione giuridica proposta dal tribunale cioè il 337 non 336 ci starebbe una resistenza anche nei confronti di chi  coopera con i pubblici ufficiali presenti in campo (…) e che lancino i sassi solo contro la pinza è assolutamente sicuro. L’identificazione viene fatta da due operanti, Digos, testi Mattina e Sgueglia,  con alcune imperfezioni…. (…) Ce ne sono anche di più evidenti tra quello che questi due signori hanno detto in sede di indagine e quello che dicono a dibattimento. Quando vengono seguiti all’udienza del 21 novembre 2013 entrambi i testimoni dicono che la ragazza vicino alla Cecur (…) avrebbe abbassato quello con cui si copriva la faccia e avrebbero potuto apprezzarne i lineamenti. Ma nel corso di indagine avevano detto cose diverse, cioè (…) che si erano travisate non distante da loro.. (…)  Nessuno dei due ha dato indicazioni sul luogo in cui si trovavano per apprezzare questi particolari, presumibilmente erano dentro la galleria, quindi (…) a qualche decina di metri e con difficoltà di apprezzare questi lineamenti specifici. Sono stati sentiti anche due testi a difesa, all’udienza del 6 maggio 2014, i testi Lazzarini e Berger,  il PG ieri è incorso in errore significativo perché vi ha detto che è vero che questi testi non sono così rilevanti .. (…) ma tutti e due vi hanno detto che fin dalle prime ore erano insieme ad Avossa, si sono recati nella zona del museo archeologico con Avossa, poi lei è andata per conto suo e non aveva caschi … (…) Non è come dice il Pubblico Ministero che avrebbero riferito che Avossa si è recata verso la galleria Ramat, hanno detto che avossa si recava verso la RAMAT che è un paese che si trova a distanza dalle galleria, per un sentiero che si inerpica tra i boschi, quindi… l’indicazione che rischia di travisare il percorso di ricostruzione storica offerto dai due testi è questo: si sono avvicinati a questa zona (…) ad un certo punto loro hanno proseguito verso l’area del museo archeologico mentre Avossa si sarebbe recata verso Ramat, oltrettutto la Digos sa perfettamente che a Ramat ci abita il fidanzato della Avossa quindi probabilmente si recava a casa del suo fidanzato, non verso la galleria Ramat ma verso RAMAT quindi si allontanava dalla zona degli scontri (…).
Sull’altezza delle due imputate gli operanti hanno dato un’indicazione specifica (…). Le consulenze sono due, non una, le trovate in atti. L’avevamo fatta in corso di indagini, acquisita con consenso di tutte le parti processuali, dalla quale emerge che il taglio delle sopracciglia è diverso (….) poi il secondo dato è quello del tronco (fotografia numero 8).
Novaro mostra le fotografie delle consulenze agli atti ed evidenzia le differenze, citando poi una sentenza delle sezioni unite depositata il 6 luglio 2016, tema rilevabilità d’ufficio (…)

Avv: Per ribaltare l’esito assolutorio occorre la rinnovazione del giudizio (…)”…. Se vi viene detto lasciate perdere la prova documentale, le consulenze, etc e l’unica prova è quella dei testi Martina e Sgueglia, bene, per ribaltare il giudizio di primo grado dovete rinnovare l’istruttoria! (…)
Ulteriore problema che la corte dovrebbe poi affrontare è capire se c’è il 336 o il 337, come si inserisce la condotta di Avossa nel contesto delle persone presenti lì… (…) a me preme solo citarvi un dato, io credo che sia pacifico che dietro quella pinza non ci stavano poliziotti, nessuno delle forze dell’ordine , quei lanci a parabola .. che grandi danni non ha provocato nei confronti dell’operatore, avevano l’intenzione di ostacolare il lavoro della pinza e non altro perché quella zona era deserta di poliziotti.  (…) Qui ci sono soltanto illazioni, non c’è nessun dato probatorio significativo (…). Sarà poi la mia collega a ragionare sul punto, quindi la mia richiesta è confermare assoluzione in primo grado di Avossa.
Posizione di TOBIA IMPERATO, alcuni passaggi di ieri.. la parte civile che difende i dirigenti della polizia Fusco e Centomani ha chiesto estensione sede civilistica anche per Imperato… noi non abbiamo impugnato specificamente estensione di Avossa ma siccome l’ha fatto il PG lo facciamo anche noi, cosa che starebbe in piedi se rimanessero in piedi le prospettazioni fatte in appello, ma ieri per Imperato.. (…) il profilo non è quello di reato concorsuale, il pubblico ministero ha posto un problema di resistenza individuale da parte di Imperato nei confronti di un solo appartenente alle forze dell’ordine .. se è così, è evidente che le richieste di danni di Fusco e Centomani nulla c’entrano con la posizione di Imperato. Poi è vero che Imperato è andato a tirare giù i betafence ma l’ha fatto il 3 luglio.. il 27 giugno l’unica condotta a possibile profilo penale di Imperato è questa… non dobbiamo discutere dell’abbattimento dei betafence di cui parlerò quando affronterò la giornata del 3 luglio…
Qui siamo alle 8:32m, c’è stato un passaggio non chiaro nella ricostruzione fata dal PM, la vicenda parte dalla rottura della barriera frangivento, le forze dell’ordine si trovano di fronte ad un soggetto con i capelli  bianchi accanto si affianca questo signore che si chiama Galliano che è amministratore locale della val di susa, che fa interposizione con il proprio corpo di cui ha anche parlato Imperato, resistenza non violenta, limitandoci a stare fermi con il nostro corpo in una zona sgarruppata…. ma l’ostacolo è costituito dal corpo e non dall’energia fisica che parte dal corpo. Il signor Galliano viene invitato a scendere, resta fermo e forte nella sua volontà di restare lì, ad un certo punto viene sbattuto per terra e fatto precipitare sotto.. questo scatena gli animi e alza la tensione …. chi lo salva? Probabilmente non se ne ricorda nemmeno, ma è Imperato che ad un certo punto cade a sua volta e si attacca a quel ramo… Sono possibili entrambe le interpretazioni (…) il doppio strattone deriva dal fatto che sta perdendo l’equilibrio… L’introduzione nel nostro codice dei principi del ragionevole dubbio.. qualora non vi siano elementi inossidabili, la possibilità che ci siano due ipotesi che si contengono il campo non consente di arrivare ad una condanna (…..) perché di fronte a pronunce che si contendono il campo si deve prosciogliere. Il tribunale fa una scelta addirittura dicendo che l’unica ipotesi possibile è che Imperato sta scivolando… la soluzione giudiziaria non può che essere una… (…)  Tobia dice che non ha escluso di aver preso il braccio del poliziotto, che si è sentito mancare il terreno sotto i piedi, infatti scivola, si capisce davvero poco come Imperato possa rispondere di un reato di resistenza collettiva avvenuto su altro fronte, perché qui siamo in zona vasche, come possa rispondere per un fatto di questo tipo …(…) ha molto più senso l’ipotesi che ieri il dott. Saluzzo prospettava ma anche quella io credo vada destituita di fondamento (…) Allora è del tutto evidente che io credo si debba pervenire ad un’assoluzione di Imperato con la stessa formula adottata in primo grado. Il PM dice bisogna ragionare sulla manovra e sullo scopo… lo scopo è opporsi allo sgombero ma non significa ancora che io offro un contributo causale diretto e sul piano soggettivo sono del tutto in sintonia con quelli che commettono lanci di pietre (…) perché io posso volermi opporre con delle modalità che sono quelle che ieri vi descriveva Imperato.. la gente si è travisata, alcuni perché volevano fare atti di opposizione e altri perché la zona era infestata da lacrimogeni e hanno adottato le opportune contromisure. (…) Vi segnalo ancora che mi sembra un evidente deficit del capo d’imputazione, quello originario, quello di non spiegare qual era l’atto a cui era indirizzata la violenza dei manifestanti, cioè cosa volevano costringere le forze dell’ordine a fare, il tribunale risolve dicendo che le forze dell’ordine vogliono sgomberare, gli altri soccombono e quindi c’è resistenza.
Voi dovreste ricalibrare il tutto come ha detto il PG che sostiene che Imperato risponde di una condotta contro una figura precisa ma il capo d’imputazione dice altro (…). Si affaccia una terza ipotesi, il dato di interpretazione giuridica mi serve anche per altre discussioni. Ho fatto riferimento nel mio appello all’orientamento giurisprudenziale che ho definito “lo sfogo di sentimenti di ostilità” che non significa che il manifestante reagisce ad una condotta fatta dal pubblico ufficiale  in termini di ostilità e quindi questo sfogo è  scriminato, la Cassazione dice che quando la condotta pur violenta posta in essere dal manifestante voglia rappresentare l’espressione di uno sfogo di sentimenti di ostilità e disprezzo nei confronti di pubblico ufficiale non è configurabile reato di resistenza (…), perché deve esserci il  dolo specifico…che è quello di voler orientare l’attività del pubblico ufficiale. Se io di fronte ad un pubblico ufficiale che sta effettuando un arresto gli ficco un pugno perché non voglio che mi arresti è evidente che faccio resistenza,  ma se incontro il pubblico ufficiale in un bar e gli dò un pugno perché ha arrestato un amico è evidente che quel pugno è uno sfogo… (….) ma non è resistenza, la resistenza c’è soltanto se l’atto di resistenza è orientato a contrastare azione del pubblico ufficiale è resistenza, se invece è violenza vera e propria non siamo di fronte ad un reato di resistenza. Vi cito una sentenza del 2012 che dice: “Il delitto di resistenza a pubblico ufficiale può essere integrato anche da una condotta ingiuriosa nei confronti del soggetto passivo quando, lungi dal rappresentare l’espressione di sfogo di sentimenti di ostilità e disprezzo, rivela la volontà di opporsi allo svolgimento dell’atto d’ufficio, e risulti chiaro il nesso di causalità psicologica tra offesa arrecata e funzioni esercitate”, è questo nesso di causalità psicologica che va indagato. Perché dico questo? Perchè la terza ipotesi che si può affacciare (…) prima ipotesi: Imperato voleva buttare giù l’agente per contrapporsi all’intervento dell’agente, seconda ipotesi Imperato non voleva  buttare giù l’agente, è scivolato, terza ipotesi è uno sfogo di sentimenti di ostilità perché l’amministratore pubblico era appena precipitato nelle braccia di Imperato e Imperato si è irritato profondamente e ha deciso di sanzionare l’agente con questa modalità.   La scelta finale non può che essere l’assoluzione dell’imputato. (…)
Ultimissima considerazione sul piano sanzionatorio. E’ vero che c’è un clima emotivo forte, un contesto particolare, ma isoliamo quest’episodio come ha fatto il Procuratore Generale e concentriamoci su quella condotta materiale. Ha ragione Imperato quando dice “quando sono venuti ad arrestarmi non ci volevo credere”. (…) Ma è possibile che per un fatto di questo tipo si chiedano un anno e sei mesi come ieri ha chiesto il Procuratore Generale? Qualsiasi tribunale d’Italia un fatto così merita al massimo 4 mesi con le generiche… (…) posizionare un braccio sull’avambraccio della controparte, il poliziotto che non è mai stato identificato.. (…) non c’è nessuna annotazione, nessun rapporto, l’episodio viene alla luce perché un fotografo l’ha ritratto.. e faticosamente il tribunale riesce ad individuare il segmento di filmato che in qualche modo ritrae la vicenda, ma è di straordinaria modestia, un anno e sei mesi.. per dirla con un vostro ex collega, ma che c’azzecca? Condotte materiali così modeste non possono avere una risposta sanzionatoria così pesante, questa è la sproporzione che intravedo….su tutte le posizioni degli imputati che difendo, ma anche sugli altri. C’è un assoluto sovradimensionamento di quella che è la condanna erogata rispetto alle condotte materiali con cui ci confrontiamo. E qui aggiungo un particolare, ma anche i 4 anni e 10 mesi per quel lancio a parabola fatto in assenza di poliziotti della presunta Avossa.. ne ho fatte decine di processi di questo tipo ma una condanna a 4 anni e 10 mesi perché hai lanciato due sassi contro una pinza che stava lavorando in autostrada  non si è mai vista… a meno di non lambire il diritto penale d’autore, per cui non ti processo per quello che fai ma per quello che sei
Presidente: Ha già introdotto la sua arringa in questo modo, non ritorni…
Avv: No, non ritorno…
Presidente: è già stata chiusa, quindi per quanto riguarda la posizione di Imperato
Avv: Presidente, io  sono un po’ reattivo come credo tutti gli avvocati, a me non risulta che lei abbia mai interrotto il Procuratore Generale, quindi…siccome non credo di parlare a vanvera e di vicende che non riguardano questo processo, le chiederei di interrompermi solo quando fosse assolutamente necessario

Presidente: (alzando la voce) Allora, io vorrei proprio che fosse molto chiara la cosa, io ho il dovere di interrompere quando gli avvocati si dilungano… allora noi siamo qua che stiamo attentamente seguendo ogni parola, per piacere non soffocateci ripetendo quattro volte la stessa cosa, è partito con un discorso sulla iniquità della pena, ha fatto tutto il suo discorso che noi abbiamo ascoltato attentamento, adesso alla fine… è un discorso anche di rispetto della corte, repetita iuvant ma dopo un po’ può anche seccare, siamo qui per sentire tutti ma non ripeteteci due volte le stesse cose.
Avv: Dico solo che siccome ne avevo perso un pezzo e non avevo fatto nessun ragionamento specifico sui 4 anni e 10 mesi e mi sembrava doveroso riproporlo. Credo che in questo caso proprio repetita iuvant, nel senso che dal mio punto  di vista era importante segnalarlo. Passo alla posizione BINDI
Presidente: quindi che venga rigettato appello ministero per Imperato sul fatto del 27 giugno , e confermata assoluzione AVOSSA (…) Ho frammentato la discussione per giornate, poi alla fine farò una richiesta conclusiva.

“Non si può condannare solo perché un’ipotesi è più probabile dell’altra”

Avv: Bindi.. immagini una successiva all’altra si vede Bindi forse di corsa con in mano una pietra. Ne parla Ferrara nel corso del dibattimento in primo grado, riconoscimenti sulla base di fotografie, Bindi ha descritto la sua condotta nel corso delle dichiarazioni spontanee fatte in primo grado (ne legge una parte, qui il testo completo della dichiarazione di Bindi,  “la pinza meccanica ha iniziato a operare… a poca distanza dai manifestanti” e l’avete visto, l’area era irrespirabile, situazione caotica, paura.. atto di prevaricazione, ho provato molta rabbia, penso che ognuno abbia reagito a modo suo, ho raccolto una pietra e poi non ne ho fatto niente, poi ci siamo allontanati sui sentieri inseguiti da manganelli e lacrimogeni)… si può pensare che sia espediente difensivo (…) Mi limito a provare a contrastare le osservazioni contenute nella sentenza di primo grado: le dichiarazioni di Bindi restituiscono la realtà di quella vicenda dove c’è la rabbia dei manifestanti e vanno collocate (…)  La condotta di Bindi va in epoca successiva alle 8:52, ci sono già stati infiniti lanci verso le forze dell’ordine , Bindi è a volto scoperto con in mano una pietra e anche questo rivela mancanza di premeditazione, insieme a lui lo fanno altri, non identificati perché non riconosciuti.. guardate che non c’è nulla di preordinato, forse qualcuno ha preordinato ma molti altri partecipano per la rabbia del momento che è cresciuta in quegli istanti, Bindi fa questo e gli va riconosciuta attenuante di cui al 62.3 …. Bindi si impossessa di quel sasso emotivamente spinto dai fatti che succedono prima (….) Quindi quello che vi ha raccontato è un tentativo neanche astuto di far cadere la responsabilità? Sentenza 48320 del 2009, sesta sezione cassazione, si dice “non si può condannare solo perché un’ipotesi è più probabile dell’altra”. Il ragionamento del tribunale è che sia “la postura del corpo” a dirci dell’intenzione di Bindi, ma certo perché si è chinato per raccoglierla, ma poi il lancio lo fa o  non lo fa? Restano ipotesi. Poi c’è la prospettazione di ieri del procuratore generale.. noi ci siamo confrontati per anni con questi filmati e nessuno ci ha mai segnalato che in un passaggio che ha mostrato il Procuratore Generale ci sia un volto che possa essere Bindi, in queste lunghe indagini fatti dalla PG nessuno si è mai preso la briga di dire che quello era Bindi, con un ingrandimento tratto da filmato, io sono intervenuto per capire da dove era recuperato quel frammento e la risposta del Procuratore Generale è stato che era “un parallelismo”che vi sto facendo vedere adesso, il Procuratore Generale aveva il diritto di fare un parallelismo (…) ma è poco corretto sul piano processuale che produca una scheda fatta sicuramente dalla Polizia Giudiziaria in cui ci sono le freccette che uniscono alcuni tratti identificativi della faccia di Bindi con quella del soggetto da identificare.. ma in fase di indagini non c’è mai stato nulla sull’identificazione, si arriva qui in appello a dire che quello che lancia è Bindi… vorrei capire su quali basi, (..) è impervio identificare in quel soggetto Bindi, e sul piano del rito non mi sembra così corretto come modo di procedere. (…) Io non sono per nulla convinto che quello sia Bindi, (…) dopo di che , nuovamente consapevole del piano debolissimo sul piano dell’accusa, il tribunale dice “se anche non avessimo la prova per la posizione del corpo che l’avesse lanciata, in ogni caso il semplice atto di avere raccolto da terra una  pietra  vale a stimolare all’emulazione i violenti e configura comunque un concorso morale nel reato di resistenza. Ora ieri abbiamo discusso di condotte atipiche, del concorso morale, di agevolazione, ma la giurisprudenza, la Cassazione ha fatto una serie di sentenze che vanno confrontate con i fatti storici, prima fra tutte quella famosa massa critica di cui parlava ieri il Procuratore Generale che ha un suo senso per quella specifica vicenda. Nella vicenda di Bindi (..) si fa un riferimento a un concorso morale, ma il concorso morale, la capacità di offrire un contributo causale attraverso il concorso morale, va esplorata, va enucleata, c’è una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite nel processo Andreotti nel 2008 che dice “non si può confondere la tipicità della condotta criminosa con l’indifferenza probatoria circa le forme concrete del suo manifestarsi, allora voi mi dovete spiegare perché quel raccogliere la pietra da parte di Bindi ha eccitato gli animi, in un contesto in cui gli animi erano già tutti eccitati perché era da almeno 10 minuti che lanciavano le pietre. Allora se c’è stata una capacità di istigare e rafforzare le volontà criminose altrui me lo dovete spiegare, ma me lo dovete far toccare con mano (…). Su questo punto l’atteggiamento giurisprudenziale è univoco  (…).
Per Bindi riconoscimento dell’aattenuante di cui 62.3 (…) citavo sentenza VI Sezione del 6 maggio 2014, la 36367 del  e la 42130 del 2012, in cui si dice che sostanzialmente quella circostanza si può applicare se gli autori dei fatti di violenza si sono determinati a tenere delle condotte illecite perché  si sono trovati in una situazione di disordine complessiva ed ebbero minor resistenza alle spinte criminali e si lasciarono andare ad atti di violenza perché contaminati tra “la fermentazione psicologica del contagio” che si sprigiona dalla folla. Tutto ciò non si può fare, non si può applicare l’attenuante e riconoscerla, per chi ha provocato e programmato la partecipazione degli atti di violenza, ma siccome Bindi è proprio lì, in un contesto che esasperatamente da 10 minuti sta andando avanti con lanci di pietre, siccome è a volto scoperto a me sembra che questa circostanza sia chiaramente applicabile a Bindi. (…)
Ultima posizione, Maniero. (…) Viene identificato da teste Raimondi e Tagliavini , non ci sono osservazioni sul riconoscimento perché l’imputato si è riconosciuto spontaneamente. Gli sono state negate le attenuanti generiche nonostante le condotte materiali tenute siano assolutamente modeste. Poi ci sono altri elementi che gli valgono le attenuanti, le dichiarazioni fatte da Maniero che dice “sono io” e la circostanza che Maniero non viene trovato quando viene data esecuzione all’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti perché era in Francia, ma si presenta spontaneamente alla procura della republica per rendere interrogatorio. Quindi due dati che sul piano delle scelte processuali credo vadano apprezzati. Cosa dice Maniero nel suo interrogatorio il 6 marzo 2012? Sostanzialmente fa 3 affermazioni, la prima è che la mascherina l’ha messa perché c’erano lanci di lacrimogeni, dice di aver sicuramente lanciato schiuma dall’estintore (…), dice di avere avuto in mano un pezzo di legno (…) nella zona dell’area archeologica, è possibile che lo stesse lanciando contro la ruspa che è arrivata a pochi centimetri dai manifestanti. Maniero era impreciso su alcuni passaggi, come è naturale che sia perché sono passati mesi (…) l’ordinanza non l’ha letta, (..) ma ha dato subito delle risposte ed è ammissivo sulle condotte che sono sicuramente offensive verso chi guidava la ruspa e la pinza meccanica (…). Vediamo le fotografie sulla base delle quali la procura ha chiesto la condanna di Maniero e il tribunale l’ha erogata(…). Nella prima si vede Maniero già travisato insieme ad altre persone e uno dei passaggi significativi della sentenza è quello che dice “guardate che Maniero si è messo la mascherina ben prima del lancio lacrimogeni, può essere, (…) ma concretamente ha detto quello sono io e ho tenuto queste condotte a possibile rilevanza penale. Si vede che cammina insieme ad altri,  lo si vede con un legno che non si sa cosa stia facendo … (…) non si apprezzano gesti violenti (…) altra foto, altra condotta, qui si vede Maniero che spruzza dall’estintore (…) Altra fotografia, si vede di nuovo Maniero che spruzza e non ha in mano un ferro ma è aggrappato ad un pezzo di barricata che è stata demolita, in atteggiamento di attesa rispetto a quello che capita. Ultime due fotografie .. qui lo si vede con un pezzo di legno in mano… ultimissima fotografia lo ritrale davanti alla ruspa e qui lo si inquadra laggiù in fondo che ha di nuovo quel pezzo di legno in mano di fronte a quel pezzo meccanico che vedrete. Dico subito che quel mezzo meccanico non è sicuramente la pinza che stava lavorando sull’autostrada perché non ha il braccio alto che ha la pinza.(…)  Foto e filmati confermano che le due condotte a possibile rilevanza penale sono aver tenuto in mano questo pezzo di legno e aver spruzzato schiuma nei confronti del guidatore della pinza, (…) non azioni contro forze dell’ordine .. ma contro gli operatori a bordo dei mezzi meccanici per confonderli, per farne cessare l’attività e quindi 336 o 337 ma non indugio oltre.  Maniero viene condannato non soltanto per i capi 1 e 2, lesioni contro poliziotti e resistenza collettiva contro poliziotti, ma anche per un reato di danneggiamento. Allora, su questo reato noi abbiamo due dichiarazioni testimoniali, quella del dott. Petronzi all’udienza del 5 luglio 2013, che dice che solo la pinza sulla barricata è stata danneggiata e poi le dichiarazioni del sig, Lazzaro ( che è uno dei detentori dei mezzi che lavoravano del cantiere) che dice che avevano solo un mezzo alla Ramat, non il caterpillar (usato alla centrale) (…) e nemmeno il camion. Maniero  è stato condannato per avere in concorso con altri, danneggiato una delle due pinze marca Hitachi che stavano operando in autostrada.  (…) Quanti sono i mezzi presenti sul luogo della vicenda?Vediamo quattro inserti filmati, il primo alle 7:52:16. Questa è la pinza che opera sulla galleria Stalingrado, colore arancione, lungo braccio meccanico, marca HITACHI pinza… che è quella rispetto al quale Maniero risponde di danneggiamento. Secondo… alle 7:56:52 si vede un piccolo caterpillar che esce dalla galleria (..), forse non è del signor Lazzaro, che coadiuva i lavori della pinza…(…)  terzo frammento alle 8:19:28 una seconda Pinza, le pinze HITACHI a differenza di quello che ricordavano Petronzi e Lazzaro, sono due, (…) due bracci meccanici e due pinze, e solo una è stata danneggiata, secondo il tribunale quella che operava prima nella zona Stalingrado che è una di quelle due… vediamo clip 27.. ecco questo è il bulldozer che è un altro mezzo che parte da via dell’Avanà e che smantella tutti i detriti, è una delle immagini che vi ha fatto vedere ieri il procuratore per dirvi “vedete che la polizia è quasi inerte”? Perché la polizia si sta dirigendo sul piazzale dove sono convenuti i manifestanti, alle 9:14 arriverà nella zona dell’area archeologica del piazzale della Maddalena e con ogni probabilità è quello contro cui si accanisce Maniero quando ha quel pezzo di legno in mano  (…)Maniero ammette la sua responsabilità, dice che ha tentato di ostacolare il mezzo… (…) non specifica qual è il mezzo ma dalle fotografie possiamo ricostruire (…)  allora non è che possiamo dire che per aver tentato di contrastae il bulldozer risponde anche dei sassi lanciati da altri contro la pinza hitachi… (…) In questo caso la fattispecie concreta è chi ha deteriorato materialmente la pinza, non è ch a titolo di concorso morale o di agevolazione io posso dire che siccome quella pinza è stata danneggiata per i lanci che intorno alle 9:00 sono arrivati, qualcuno che un quarto d’ora più tardi butta un pezzo di tronco contro un altro mezzo meccanico concorre nel danneggiamento della prima pinza perché gli episodi sono del tutto avulsi tra di loro.
Ne consegue che Maniero vada assolto dalla condanna erogata in primo grado, perché il tribunale ha selezionato i diversi mezzi rispetto alla contestazione che prevedeva tre mezzi meccanici ha detto “condanno solo per la pinza Hitachi”, ma Maniero se l’è presa non con la pinza ma con il bulldozer. Analogamente (…) credo sia veramente difficile fare quel salto pindarico in avanti e dire “siccome Maniero ha spruzzato l’estintore contro la pinza allora risponde di tutte le lesioni provocate da altri imputati in un momento successivo”….  (…). Le azioni di Maniero si collocano intorno alle 8. Le condotte aggressive e le lesioni vengono provocate dalle 9:05 in avanti… allora un’attività di questo tipo, di questa modestia, non può essere sussunta in termini di concorso, ma nemmeno in ambito di concorso morale collettivo (…) se la prende con chi sta guidando questa pinza e con modalità anche molto tenui (…)  Le condotte il 27 giugno sono di straordinaria modestia… (…)
Ultimissime osservazioni, la prima sul 62.1 il dott. Saluzzo ha detto battaglia nobilissima ma non possiamo concederla perché ci sono gesti di violenza contro l’incolumità individuale e addirittura il tribunale si è peritato quasi di sbeffeggiare gli assunti difensivi dicendo “ha qualcosa di imbarazzante la richiesta e il richiamo alla carta costituzionale” che questa difesa insieme ad altre aveva fatto per sostenere il riconoscimento dell’attenuante, “occorrerebbe riconoscere la patente di eticità a soggetti che in nome di valori costituzionali hanno mandato in ospedale 50 persone con lesioni di vario genere” . Ora per fugare quest’imbarazzo del tribunale basta leggere lagiurisprudenza (..) Ne cito uno, ai fini della concessione dell’attenuante in parola  62 n.1 occorre considerare non la qualità del fatto, il grado di dolo con cui il soggetto ha ispirato il suo comportamento, ma il movente che lo ha spinto ad agire che può essere di particolare valore morale e sociale anche in reati gravissimi,  anche in un omicidio posso avere il 62.1, io l’ho avuto due volte e tutte e due le volte l’attenuante è stata riconosciuta subvalente rispetto all’aggravante, quindi  è stato un riconoscimento così, formale. Una delle due volte è stato il fatto di un giornalista duramente pestato nel corso di un funerale di un ragazzo che era morto in carcere, una vicenda che riguardava degli anarchici alla fine degli anni ’90 [ il giornalista era Genco, il ragazzo “suicidato” in carcere era Balenoqui un comunicato dei compagni di El Paso successivo alla vicenda  – peraltro connessa alla lotta all’alta velocità anche in Valsusa  – che può aiutare a chiarirne le motivazioni, ndr ] , ci fu un funerale in cui la famiglia chiese ai giornalisti di non partecipare, partecipò un giornalista molto inviso alla famiglia e alcuni manifestanti lo affrontarono e gli spezzarono la spina dorsale,  e questo si fece 40 giorni di ospedale con lesioni gravi. Bene, in quel caso il tribunale non ci riconobbe il 62 numero 1, la Corte d’Appello nemmeno, la Cassazione sì, tant’è che rifacemmo un giudizio di rinvio davanti alla Corte d’appello di Torino che poi ci riconobbe l’attenuante ma subvalente rispetto alle aggravanti. Per dire che anche un fatto gravissimo (…) può consentire il riconoscimento del 62 n.1, perché è sulle motivazioni che dobbiamo confrontarci… Ieri il dott. Saluzzo diceva “ma qui lo si può riconoscere ai manifestanti che non fanno violenza”, ma i manifestanti che non fanno violenza non fanno reati! L’attenuante la riconosco a chi ha fatto un reato! Per reati di questo tipo posso sicuramente riconoscerlo.
Sulla questione del controesame, sul perimetro consentito alle difese, ieri il dott. Saluzzo ha citato le stesse sentenze che abbiamo citato noi attribuendogli un significato diverso (….) Sembra ci sia stato quasi un equivoco… noi negli atti di appello abbiamo detto il perimetro su cui ci dobbiamo confrontare è quello delle circostanze dedotte dalla lista e non delle domande fatte sulla base di quelle circostanze dalla procura in primo grado.

 

L’arringa dell’avv. Cognini per Bastioli Davide: “Un secondo che pregiudica una vita”

Avv.: anticipo che sarò breve (…) anche perché per quanto riguarda la ricostruzione generale dei fatti lascerò questo onere prevalentemente ai colleghi che hanno pluralità di posizioni da trattare ma anche perché la requisitoria della pubblica accusa ha ripercorso anche intensificandola in alcuni passaggi le chiavi di lettura dell’impianto accusatorio affrontato in primo grado e che ho argomentato nell’atto di appello. Devo fare un piccolo appunto sulla questione dell’individuazione del Bastioli, giusto perché una delle parti civili ha richiamato questo aspetto, io faccio solamente presente che noi abbiamo affrontato un giudizio ordinario, non abbiamo scelto abbreviato, è stata fatta istruttoria dibattimentale al cui interno l’individuazione deve essere effettuata, se voi andate a rivedere quanto dichiarato dagli agenti della Digos vi rendete conto che gli agenti di Torino dicono che identificazione è stata fatta da Digos Macerata, questi dicono che hanno riconosciuto foto a volto scoperto ma non quella che stiamo guardando, di fatto mancata individuazione in sede dibattimentale dell’imputato, lo voglio rimarcare perché se scegliamo un rito bisogna che ci adattiamo a quel rito… (….)
Alcune considerazioni che andranno ad integrare quello che è stato articolato nell’atto d’appello e siccome nell’affrontare la discussione ho dovuto fare i conti con il tempo (…) vorrei partire dalla considerazione sul tempo, perché a distanza di un anno e nove mesi dalla sentenza di primo grado nell’andare a rivedere i fatti il primo elemento emerso è proprio la sproporzione dei tempi… perché poi gran parte del mio lavoro difensivo riguarda un secondo di tempo che si colloca alle 15:58:44 del 3 luglio 2011, è questo il secondo che determina la pressoché totalità della responsabilità del mio assistito rispetto ai fatti contestati, se togliamo la parte relativa ai danneggiamenti o al travisamento, la stragrande maggioranza delle responsabilità che si traducono nella condanna in primo grado hanno fondamento in questo secondo di tempo, che determina che l’imputato, chiunque esso sia, viene considerato responsabile dei reati più gravi e si traduce in 3 anni, 4 mesi e 15 giorni di reclusione. Ma in questo secondo di tempo cos’è successo? Un secondo può essere importante se viene sparato colpo d’arma da fuoco o colpo letale a carico di qualcuno ma non è quello che succede.. invito ad andare a vedere quelle immagini, siamo di fronte al lancio di un oggetto che peraltro va in una direzione opposta rispetto al quadro dei fatti considerato rilevante per le imputazioni, stiamo parlando del 3 luglio un solo oggetto lanciato .. in direzione diversa rispetto al quadro degli eventi, un oggetto che finisce tra i rami dell’albero che poi cade a terra, quindi lancio incompatiblie per tempo e modalità con i reati contestati, in particolare discorso delle lesioni (…). Le dichiarazioni che fanno le persone offese messe a carico del Bastioli, le lesioni e le modalità con cui le hanno subite, non c’ una persona offesa o parte civile che faccia dichiarazioni compatibili con quel lancio che viene contestato. Un secondo che però pregiudica una vita, sia in termini di carcere… stiamo tratando di condanne che non consentono neanche la sospensione dell’esecuzione della pena con le misure alternative (…) e questo dato io credo, se permettete, affrontando la questione da un’altra prospettiva, credo che sia da tenere in ferma e forte considerazione perché dentro il processo c’è anche la vita dell’imputato! (…)  
LaPrimaPietraLa distinzione tra buoni e cattivi, se la vogliamo fare, dobbiamo farla su dati oggettivi… se io dico che l’imputato è cattivo perché ha lanciato un sasso, i buoni, cioè la polizia, i sassi non li devono lanciare, questa  è una questione elementare… Questa difesa ha prodotto video brevissimi dove potete vedere come interi plotoni di polizia caricano lanciando sassi… questa è una realtà oggettiva documentata da immagini estrapolati dal video della pubblica accusa! Prima l’avvocato novaro parlava del lancio di lacrimogeni fuori da ogni argomentazione.. allora questo elemento qui deve trovare una possibilità di assunzione dentro le valutazioni che fa il giudice in un processo di questo tipo. Noi ci siamo trovati a fare l’atto di appello partendo da una sentenza di primo grado dove tutto questo viene semplicemente cancellato, la demarcazione tra buoni cattivi è fatta salva, non ci sono scale di grigio, il tribunale dice che non può riconoscere attenuante di cui 62.1 perché la polizia ha agito in piena legittimità. Questa negazione di una realtà documentata come la sistemiamo? Questo è uno dei problemi che investe questo secondo grado di giudizio… facciamo finta che questi eventi non ci siano stati? Che siano esistiti i cattivi manifestanti e che non siano esistiti i cattivi poliziotti o carabinieri? (…)  Allora tornando al punto di partenza, come fa quel secondo di tempo a diventare il viatico attraverso cui l’imputato diventa responsabile di una pluralità di fatti tanto da condannarlo a 3 anni e 4 mesi di carcere? Quel secondo di tempo può fare questo miracolo negativo attraverso due strumenti, uno è il concorso: la pubblica accusa nel primo grado ha ribadito più volte che la procura si è mossa senza voler usare il concorso morale ma quello di fatti concreti, può reggere questo tipo di impostazione? E’ attraerso il concorso che quel secondo di tempo si lega coattiamente ad un imsieme di fatti e diventa elemento trascinante di tutte le accuse. Io sul concorso non dirò niente… (…) ognuno farà le sue valutazioni, mi limito a dire una cosa come avvocato cittadino più che come avvocato che fa una difesa specifica e mi sento di dire solamente una cosa: il concorso è un indicatore della qualità e intensità democratica di un ordinamento, è un indicatore fondamentale, quando il concorso si estende, tanto più l’utilizzo del concorso si estende e tanto più le garanzie democratiche sono ristrette, non a caso la massima estensione del concorso ce l’abbiamo sempre dentro sistemi dittatoriali e questo è ancora più vero quando questo tema dobbiamo affrontarlo all’interno di manifestazioni di dissenso… anche perché il passaggio dalla contestazione legittima di un reato alla dinamica repressiva è un passaggio molto labile e su questo i giudici sono chiamati ad un impegno preciso profondo e molto serio! Se ci trovassimo a dover scegliere tra un’estensione legittima del concorso, da un lato, o il rischio dell’impunità di condotte dall’altro, dovremmo scegliere la seconda ipotesi, perché così rimangono confinati in una vicenda specifica ma nella seconda ipotesi investono la natura dello Stato e il suo carattere democratico (…).

Questa fattispecie non ha pari in rapporto ad altri rapporti giuridici, come art. 419 devastazione e saccheggio che condivide con questa fattispecie la stessa natura e la stessa origine, è evidente come questa fattispecie con questa aggravante costituisca un elemento di frattura, di strappo, in rapporto a quelle che sono le garanzie costituzionali perché una pena che va da 3 a 15 anni oltre all sua dimensione e pesantezza dà anche una possibilità di dosimetria che rischia di essere arbitraria se non affrontata da un giudice che, cosciente di questo problema, impone gli eventuali controbilanciamenti. Qui abbiamo un’anomalia oggettiva (…) , e quindi come facciamo a gestire un’anomalia? Andrebbe eliminata ma non è materia di questo processo o altri processi di qeuesto tipo perché riguarda altra sfera di potere, ma nel momento in cui ci troviamo ad applicare qusta fattispecie dobbiamo capire quali sono gli elementi che posono controbilanciarla.. qui parliamo non di caramelle ma di anni di carcere e di vite che vengno distrutte, quindi l’analisi del dibattimento che è costato tempo e fatica anche a noi difensori (…) lì bisogna che una volta che facciamo il dibattimento bisogna che gli elementi vengano indagati e soppesati… (….)
L’altro elemento, oltre al rigore della valutazione delle risultanze istruttorie, tutti gli elementi di bilanciamento, controbilanciamento che possiamo costruire nella pratica degli elementi moderatori della fattispecie (…) è un’anomalia dobbiamo metterli in campo, vanno utilizzati elementi di moderazione, ma qui persino le attenuanti generiche sono state negate…. le attenuanti generiche addirittura, a fronte di questa tipologia di fattispecie di reato, andrebbero sempre praticate come elemento di moderazione di un’anomalia dentro l’ordinamento costituzionale di questo paese, sempre, a maggior ragione in questo caso perché il contesto generale dentro cui avvengono le condotte è sicuramente un contesto (non si sente, ndr), i fatti si svolgono dentro un movimento reale, che che ne dica l’accusa, qui siamo dentro un movimento reale, di persone, soggetti, associazione, anche di vita civile.. com’è possibile che neppure le attenuanti generiche vengano considerate? Una cosa inaccettabile, tralasciando il resto dei discorsi per i quali mi riporto all’atto di appello.
Noi siamo usciti dal primo grado con questo tipo di situazione che stavo descrivendo. Le risultanze istruttorie dibattimentali non sono state valutate con il rigore che meritavano (…) le evidenze del contesto sono state ignorate, cancellate da quello che si stava giudicando e tutte quelle complessità di cui parlavo poco fa sono state semplicemente saltate, non esistono. Allora quali sono le aspettative di questo secondo grado di giudizio? Io personalmente spero che questo secondo grado di giudizio consenta di assumere tutto questo che è stato tenuto fuori dal processo, che sia possibile recuperare rigore sulla valutazione delle prove, che dentro la valutazione di questa corte l’opposizione sociale torni ad essere l’opposizione sociale e non un grottesco piano paramilitare di cui nei due gradi parla la pubblica accusa ritirando fuori il foglietto di Paolucci, ma di cosa stiamo parlando? Io spero che mentre sto facendo questa discussione qualcuno dei presenti non  scarabocchi qualcosa di strano e io sono corresponsabile… stiamo parlando di cose veramente fuori da ogni concezione e soprattutto questo paramilitare, organizzato, integrato, ma come è venuto fuori? Dove sono le riunioni preparatorie? Dov’è l’attività investigativa precedente che documenta questo percorso addirittura così importante per cui centinaia di persone sono coordinate e sanno cosa fare? La nostra intelligence dov’è? Dove sono le indagini precedenti? (..) Stiamo parlando del niente, di un evento dentro cui ci sono stati vicende, fatti determinati in quel momento, in quel luogo, vanno valutati per quello che sono, anche attraverso il contributo di queste difese ma per favore, il dato di un piano che ha organizzato tutto questa corte dovrebbe assolutamente superarlo.  Altro dato che le condotte degli imputati vengano finalmente messe in relazione con le condotte delle forze dell’ordine e che non venga ignorata l’evidenza di condotte chiaramente illegittime e in ultimo quel secondo da cui è partita questa discussione torni ad essere un secondo di una vita di persona e non parte di un piano generale che ha fatto la guerra nella valle (..) . Quindi confidando sulle aspettative appena espresse mi riporto alle conclusioni dell’atto d’appello che voglio integrare in coerenza a quello che ho dettocon la richiesta di riconosimento dell’attenuante di cui all’art. 62.3 (…)

Presidente: si richiama i motivi e richiede che venga applicata attenuante di cui art. 62.3

L’arringa dell’Avv. Sabbatini per Alvise Gris: “questo processo non ha avuto una contestazione associativa, per ragioni scelte dall’accusa… se c’è una cosa che una difesa soffre è di non potersi misurare con la contestazione esplicita perché è evidente che il tribunale ha sposato una tesi associativa in assenza di contestazione e ha fatto rientrare il concorso morale”

L’avvocato Sabbatini nella prima parte dell’arringa contesta identificazione di Alvise Gris.
Avv.: Secondo motivo processuale tutt’altra natura, c’è stata nel processo una contestazione supplettiva x capo imputazione 12, fatta ai sensi del 430. In quella sede la difesa ha presentato una nota scritta (..) spiegando che quella contestazione supplettiva era per cassazione impossibile da farsi ed aveva ome diretta conseguenza la nullità del relativo giudizio …. su relazioni di servizio coeve ai fatti, immediatamente successive (..)  L’opposizione della difesa era ovvia gli atti per un fatto concorrente se sono giò conosciuti dal pubblico ministero nel momento nel quale ha esercitato,  pongono in essere un problema di 415 bis, avrei dovuto esserne al corrente sin dall’inizio (…), a questo punto è chiaro che quella contestazione supplettiva per noi era nulla, è spiegata nei motivi d’appello. Ora le questioni sostanziali attengono al 110 e altri due aspetti, sul 110 so che sarete sommersi da una serie di valutazioni, io interpreto il ruolo della discussione orale nell’appello rispetto ad un contradditorio rispetto a quanto affermato dal procuratore generale. Noi abbiamo fatto appello contestando il 110 citando la famosa Cassazione Aloia 2013. (…) Il Procuratore Generale ha segnalato una serie di arresti ed il primo arresto giurisprudenziale che ha segnalato era Aloia 2013. il problema di fondo che il Procuratore Generale ha affrontato e che   è  stato straordinariamente ignorato in questa nostra discussione, quella che si vuole fare, che il tribunale ha fatto e che il Procuratore Generale ha chiesto sia confermato, è un’operazione ermeneutica che non ha precedenti nell’ambito di  tutta la giuriprudenza, è la prima volta, oddio questo tribunale ci ha abituato a delle scelte di accusa impegnative… ma io mi chiedo se non è chiaro in questo caso che noi stiamo discutendo di un concorso di un soggetto che ha concorso pacificamente in un reato che è quello della resistenza e che in base al concorso sulla resistenza viene chiamato in termini morali a concorrere su un diverso reato. In tutta la giurisprudenza citata da lui, 4 arresti e non molto lunghi…(..) uno era un soggetto che stava ai margini di un omicidio in una contestazione per 416 bis  e la Cassazione ovviamente dice “se tu sei presente e sei avvinto dal vincolo dell’omicidio e sei della banda, stai di fianco a uno che fa l’omicidio, è chiaro che tu che sei nella banda in qualche modo supporti”, e scrive “per effetto della solidarietà insita nel vincolo associativo”, cioè la cassazione si pone il problema di doverlo concludere questo punto, ma noi siamo in concorso su quel reato, il concorso dal nostro punto di vista sarebbe il concorso nella resistenza, si vorrebbe dire che quel lancio di Gris che non è possibile sapere se ha resistito non se ha lesionato perché non sappiamo dove arriva quel sasso (…) allora quel concorso morale potrà essere concorso morale nella resistenza e io lo discuto, ma non lo discuto.. nessuno lo discute che quel lancio valutato come resistenza sia concorsuale rispetto alle lesioni che è un altro reato. Perché Aloia, che è piaciuto tanto al Procuratore Generale, che è un fatto di camorra, estorsioni continuate, sono un caso nel quale “palesando una chiara adesione alla condotta dell’autore”, ma stiamo discutendo di un 110 nel 629..  è il soggetto che sta sulla porta mentre l’estorsore con metodo mafioso entra e fa l’estorsione al negoziante, la sua presenza incute timore, è come se a quel punto lui fosse in concorso con lo spaccio che viene fatto lì fuori (..). La terza sentenza citata dal Procuratore Generale 2565, 217347 sono due casi di violenza sessuale di gruppo.. benissimo, non ho nessun dubbio…. ma sono violenze sessuali, è quel reato di cui stiamo parlando nel concorso, un unico reato, con la mia azione tipica concorro a quel reato, nessuno si è mai sognato nei tribunali che ho frequentato io di mettere in concorso su un diverso tenore di reato fatto storico… questa è una cosa che obiettivamente non ho mai visto e credo che in questo luogo occorra rivoluzionare completamente quel giudicato e porsi il problema della condotta tipica delle lesioni e del concorso morale di un lesionante nei confronti di un altro lesionante… (…) ma come scrive il tribunale a pag. 152, “quand’anche l’imputato con il suo lancio non avesse lesionato nessuno… egli deve comunque rispondere delle lesioni subite dagli agenti a partire dal momento in cui ha effettuato il lancio”.

Questo è il punto di vista di questa difesa, e io ritengo sia un punto di vista fondato. Su questo aspetto va segnalato violazione altrettanto significativa, nella relazione ho sentito fare un ragionamento  molto veloce… Noi ci siamo messi in prova sull’idoneità del lancio a raggiungere i poliziotti, perché riteniamo che avevamo la prova per dimostrare che quella posizione era inefficace, abbiamo portato un consulente, Abbà, che con autocad ha spiegato le ragioni per le quali c’era una distanza… che ha spiegato le ragioni  per cui tecnicamente quel lancio si posizionava… noi, abituati ai tribunali ed agli accertamenti giudiziari, abbiamo fatto delle questioni di compatiblità del lancio, ci siamo disinteressati di quella enorme rete che voi vedete dietro Gris perché quella fotografia ritrae Gris al di qua della rete, quindi non ci siamo mai posti il problema… (….) La domanda del difensore, nell’ambito dell’accertamento giudiziario, è stata: mi dice qual è la posizione più vicina tenendo conto delle posizioni accertate delle due parti? E il consulente ha detto: il punto in cui si sono trovati più vicini è questa distanza. Bene. A quel punto c’è un accertamento giudiziario, la posizione della difesa è cristallizata. La Procura della Repubblica avrebbe potuto fare domande, discussioni, non le ha fatte. (…) Il tribunale conclude dicendo si, avvocato,  l’accertamento c’è stato, ma poi le persone si muovono… per cui possono essere andati anche più vicini, allora questa è una vilolazione clamorosa del principio degli accertamenti tecnici nell’ambito dei processi, è la cosa che noi non vorremmo  che succedesse mai, noi ci mettiamo in discussione… (…) le difese sono rimaste tantissime volte remissive (…) La domanda che è stata fatta dalla difesa è qual è il punto più vicino tra le due persone? Quello è l’accertamento giudiziario su cui fare i conti, si potrà dire che Gris ha un braccio straordinario, che è il più grande lanciatore della storia, ma non mi direte che sono andati più vicini perché l’accertamento giudiziario è quello. C’è una contestazione fatta dalla difesa, (…) sul fatto che la violenza viene contestata su una serie… non allungo la discussione su questo perché il Procuratore Generale ha detto sono fatti distinti beni giuridici diversi (…) quando si contesta la violenza dell’aggravante in diversi reati non si può uscire da questa contestazione dicendo “però i reati sono diversi”, perché quello che si discute è il fatto che sia stata utilizzata la violenza, che è la stessa nei due ambiti (…).
Contestazione sul 625 n.7, segnalo un fatto.. ormai la giurisprudenza è abbastanza chiara (….) in Valsusa c’era una podestà di controllo su tutto quindi escludo si possa contestare questo. Ci sono… una questione molto veloce sulla relazione, perché noi abbiamo impugnato la condanna per la contravvenzione al travisamento e mi ha risposto “guardi che è stata assorbita”.. un attimo, può essere assorbita se c’è il travisamento ma se il travisamento non c’è , il soggetto non è travisato,come voi potete vedere GRIS NON E’ TRAVISATO…non è che si assorbe, perché quella aumenta il carico sanzionatorio,  perché poi viene considerato come aggravante.. poi il tribunale, avvedendosi di questo, scrive che aveva la kefiah sul viso, in contraddizione con quanto affermato da Sorrentino (…). Stessa discussione sulle generiche, negate in funzione del travisamento, credo ci sia un errore evidente di travisamento dei fatti, forse l’hanno scambiato nella confusione e lascerei di seguito la questione dell’eccessività della pena (…). Vorrei segnalare la posizione, allora: è un fatto che noi praticamente impugniamo tutto (…) il suo rimane un lancio, i lanci che sono stati fatti in quella zona non sono indicati nell’ambito della sentenza secondo una dinamica che avrebbe potuto essere più chiara.. io so che in quella zona ci sono state altre contestazioni ma non sono sufficienti per poterle mettere insieme (…) ma il nodo è questo: questo processo non ha avuto una contestazione associativa, per ragioni scelte dall’accusa consapevoli, vogliamo credere. Bene, se c’è una cosa che una difesa soffre è di non potersi misurare con la contestazione esplicita perché è evidente che il tribunale ha sposato una tesi associativa in assenza di contestazione e ha fatto rientrare il concorso morale..nell’ambito… anche su questo credo ci voglia attenzione e rispetto della posizione perché se il capo d’imputazione rimane quello della sentenza credo sia importante non si scivoli sul reato associativo cogliendone i vantaggi giustizialisti rispetto alla decisione presa. Concludo chiedendo accoglimento dell’appello e deposito istanza di liquidazione essendo stato ammesso assistito a gratuito patrocinio.

L’arringa dell’avv. La Macchia per Cientanni, Perottino e Guido. Secondo la ricostruzione della Procura Generale “avremmo dovuto indagare tutti coloro che compaiono, quelli a viso scoperto, e poi successivamente condannati e quelli a viso coperto avrebbero dovuto essere anche loro oggetto di indagini da parte della procura.

LaMacchiaAvv.:Le tre posizioni che difendo attengono al 27 giugno. Devo dire che avevo già impostato una bozza della mia arringa di oggi la settimana scorsa e in quella bozza avevo evidenziato un nuovo clima più sereno, di maggior possibilità di dialogo rispetto a quanto era successo in primo grado e lo sottolineavo con soddisfazione. Gli episodi di lunedì, da una parte, e dall’altra la durissima requisitoria del Procuratore Generale mi hanno fatto vacillare per un attimo in questa mia convinzione e speranza nello stesso tempo perché mi era parso si rimettesse in circolo un discorso di anormalità di questo processo che invece la Corte portava avanti direi in maniera serena. Ci ho ripensato ma poi mi sono convinto che tutto sommato quanto avvenuto non modificava il nuovo clima che si stava creando all’interno di quest’aula perché da una parte devo dire che il comportamento di alcuni degli imputati, si è trattato di una questione temporalmente molto limitata e frutto, a mio giudizio, di una scarsa conoscenza dei meccanismi processuali, perché se la stessa cosa fosse stata fatta ad inizio udienza quando sono state fatte le altre ci saremmo evitati tutto questo. Dall’altra parte anche la durissima requisitoria del Procuratore Generale è stata resa con toni pacati (…) quindi provo ad apprezzare sotto questo profilo anche questo atteggiamento del Procuratore Generale. D’altra parte il semplice svolgimento di questo processo in questa aula, come sottolineato dal Procuratore Generale, anziché nell’aula bunker presso il carcere delle Vallette, ha un po’ fatto calare i toni della discussione e questo si è ripercosso sui toni nell’aula e sull’attenzione mediatica che è stata contenuta e questo serve a rendere questo un processo normale, come non era stato in primo grado, in cui si era rischiato di trasformare un processo a 53 imputati in un processo ad un movimento, pur dicendo di non volerlo fare. Io avevo tentato in tutti i modi di tenere bassi i toni, di evitare scontri che non consentissero di svolgere il processo normale, in tempi normali in una sede normale, senza apprezzabili risultati in quel momento. Ed è evidente che quel clima, che oggi non ravviso più, ha inciso sull’andamento del processo ed anche sulla decisione finale. Sui tempi del processo perché tutta una serie di decisioni da parte del tribunale sono state frutto più che altro della necessaria celerità che si voleva imporre a questo processo, necessaria celerità che non è una sensazione di questa difesa ma derivava dal fatto che il presidente di quel collegio doveva andare in pensione e aveva chiesto di essere sostituito perché si rendeva conto della lunga durata del processo che aveva un numero di testimoni rilevante. La sua richiesta non era stata accolta, questo ha determinato necessariamente una serie di decisioni che a mio giudizio avrebbero potuto essere molto più attentamente valutate se ci fosse stato questo spazio temporale. Una per tutte, oltre a quella che dicevo in relazione alla rinuncia ai testi di cui si è già parlato, e quella del sopralluogo che era stato richeisto proprio per sopperire a quelle lacune, l’avv. Sabbatini parlava del problema delle distanze (….). Tutto questo ha portato ad una sentenza lacunosa e caratterizzata dalla circostanza che si andava comunque a processare un gruppo di persone ritenute tutte facenti parte di un movimento, o meglio, di una frangia violenta di un movimento. Mi rendo conto che l’accoglimento dell’istanza di rinnovazione dibattimentale avrebbe un effetto deflagrante sul processo ma è mio dovere professionale riproporla al collegio, in maniera che si valuti con l’attenzione che questo processo merita e che la corte ha dimostrato di riservare con la più che esaustiva relazione del relatore. Tutto questo contribuirebbe a scindere la posizione degli attuali imputati con quel fenomeno del terrorismo che in qualche modo aleggia è aleggiato in primo grado, qui no ne abbiamo più sentito parlare, ma in primo grado questo atteggiamento di quasi coincidenza tra i due fenomeni  è stato avanzato. Io invece credo che il conflitto sociale si debba fronteggiare con il dialogo,  è lo Stato che deve dimostrare di essere più forte del manifestante del conflitto garantendo tutte le garanzie che gli sono dovute. Mi rendo conto che la procura della repubblica e oggi il Procuratore Generale ha sempre sostenuto di non voler processare il movimento no tav, ma ha sempre detto processiamo le frange violente all’interno del movimento. Dice l’accusa: noi abbiamo le immagini, le prove, le testimonianze della polizia, i testi della difesa sono tutti inattendibili, il tribunale della sua difesa scrive addirittura “tutti i testi della difesa sono smaccatamente di parte”.. Allora se è così se tutti i testi della difesa sono inattendibili se non falsi, allora questi processi potremmo anche non farli, ci sono le fotografie, sappiamo che quel giorno sono stati compiuti determinati reati, attraverso una teoria del concorso di persona nel reato condanniamo tutti quelli riconosciuti. Ma io credo che non sia così semplice, questo processo non è un processo semplice, non a caso la relazione introduttiva è stata lunghissima, la requisitoria del Procuratore Generale ha coperto uno spazio temporale di circa 10 ore, a dire il vero se proprio dobbiamo andare alla sostanza delle cose dette dal Procuratore Generale forse bastava molto meno perché sulla base della teoria del concorso come è stata espressa dal Procuratore Generale serviva molto poco per determinare le responsabilità degli imputati, infatti cosa ci ha detto il Procuratore Generale? Chi era presente risponde dei reati commessi dagli altri partecipanti sia che abbia compiuto lui singoli atti di violenza sia che abbia contribuito, magari rafforzando il proposito criminoso di altri, sia che sia stato comunque presente purché non connivente, perché in quel caso in tutti questi casi l’imputato dovrebbe rispondere a titolo di concorso morale in quei reati. Però se così fosse, ed è una cosa già sostenuta in primo grado, avremmo dovuto indagare tutti coloro che compaiono, quelli a viso scoperto,e poi successivamente condannati e quelli a viso coperto avrebbero dovuto essere anche loro oggetto di indagini da parte della procura. Avremmo cioè dovuto fare un maxi processo di livello gigantesco se pensiamo che le persone presenti il 27 giugno e il 3 luglio erano molte migliaia. Io credo che dalle cose che ho detto emerga come questo processo sia tutt’altro che semplice, perché la corte deve valutare il quadro, la cornice, i comportamenti delle forze dell’ordine prima e dopo i fatti, la effettiva avvenuta commistione dei reati che oggi dovete giudicare, l’attribuitilità a ciascuno di essi di quella frazione di condotta che li porta a quella contestazione di violenza o resistenza a pu e infine soppesare anche la credibilità tra le deposizioni dei testi dell’accusa con quelli della difesa. E invece la sensazione, ripeto, è che in primo grado sia stato trattato il tutto come una sorta di rito abbreviato, si sono prese non dico le annotazioni ma le deposizioni dei testi fondate sulle annotazioni di cui ci hanno dato ampia lettura e le si è trasposte nella sentenza. Questa è la premessa. Scendo ora a trattare le questioni che io ritengo fondamentali. La prima è oviamente la sussistenza della causa di non punibilità di cui all’art. 393 bis, la seconda è il concorso delle persone nel reato, la responabilità personale di Cientanni e Perottino, la non responsabilità dell’imputato Guido che è stato assolto invece dal primo giudice ed è oggetto dell’appello del Procuratore Generale, infine la mancata concessione delle attenuanti generiche a Perottino, della concessioni delle attenuanti generiche a Cientanni ma solo in misura equivalente e infine l’eccessività delle pene che sono state irrogate.
Sul 393 bis, qui tutti parliamo su questo tema, ci ripetiamo, rischiamo di essere un po’ noiosi. Io credo che la causa di non punibilità sia applicabile a tutte e due le giornate, sia il 27 giugno che il 3 luglio, forse con una qualche valenza in più per il 27 giugno. Infatti che cosa era successo in quei giorni lo sapete, una serie di cittadini della Valsusa appoggiati da altri movimenti aveva deciso di dare un segno visibile, tangibile della opposizione alla Torino Lione attraverso la creazione di un territorio nel quale svolgere una serie di attività anche ad alto livello culturale, con la presenza di docenti universitari, giornalisti, uomini politici, sindacalisti, i quali tenevano in quella zona per la quale era stata richiesta la possibilità di permanere sul terreno con il pagamento del plateatico, nell’attesa del tentativo che si immaginava imminente da parte delle forze dell’ordine di iniziare i lavori di cantierizzazione della zona. Siccome si pensava ci potesse essere l’intervento, la sera prima del 27 giugno c’era stata una delle tante assemblee in quei luoghi, per stabilire quale atteggiamento doveva essere assunto. Come ci hanno detto tutti i testi della difesa si era decisa una resistenza di tipo passivo, il sedersi per terra e farsi trascinare via dalle forze dell’ordine. Nessuno  è venuto a dirci che si stava programmando una qualche iniziativa di tipo violento, che poi ci potesse essere qualcuno all’interno del movimento che aveva ideato una cosa del genere può essere ma certamente tutto questo non rientra nella scelta del grosso, della massa presente in loco che aveva fatto, invece un’altra scelta. Questo mi porta a dire che manca da parte dell’accusa qualsiasi elemento che comprovi l’esistenza di un piano preordinato. E certo che se fosse stato provato che la sera prima le persone avevano deciso comunque di resistere nei confronti delle forze dell’ordine e tutti avessero concordato su questo punto allora era molto più facile il tema del concorso di persone (…). Noi siamo di fronte a deposizioni testimoniali di testi che sono stati ritenuti inattendibili ma che sono negli atti e che voi potrete rivalutare in senso positivo per la difesa. Andiamo al momento dell’arrivo delle forze dell’ordine (…) percorso già tracciato dall’avvocato Novaro. (…)
Si dice da parte del Procuratore Generale, anche nella sentenza lo si ribadisce, c’è stato un tentativo da parte del responsabile dell’ordine pubblico di intimare ai manifestanti di abbandonare la zona e qui si apre il discorso più rilevante, intanto abbiamo visto e l’avv. Novaro l’ha già ricordato, come si veda il responsabile dell’ordine pubblico che col megafono dice qualche cosa, si sente in maniera più chiara la risposta dei manifestanti che dicono “non si sente”. Allora il problema è.. nemmeno quel tentativo di comunicare l’intenzione delle forze dell’ordine di utilizzare la forza è provato in atti, c’è effettivamente la prova che un responsabile dell’ordine pubblico è uscito con un megafono, non sappiamo cos’ha detto, né se sia stato recepito il suo invito.

Il Tulps? “Quelle norme austroungariche, o qualcuno decide di abrogarle oppure sono vigenti e devono essere rispettate”

 

Ma il problema fondamentale è un altro, la sentenza dice “non si trattava qui di sciogliere un assembramento sedizioso ma di eseguire un’ordinanza prefettizia“, questo è l’elemento che dobbiamo affrontare per risolvere questa vicenda. Allora io mi chiedo, ma quando tutte le volte in cui si intende applicare un certo provvedimento e ci si trova di fronte un assembramento di persone che tipo di atteggiamento si deve tenere? E’ possibile per il responsabile dell’ordine pubblico ordinare immediatamente l’uso della forza senza passare dalle indicazioni specifiche del TULPS? Il Procuratore Generale ci ha detto parlando del TULPS “quelle norme austroungariche“, saranno pure austroungariche ma o qualcuno decide di abrogarle oppure sono vigenti e devono essere rispettate. Che cosa dicono quelle norme lo sappiamo, sono ben note alla corte, e quindi avrebbe dovuto il responsabile dell’ordine pubblico indossare la fascia tricolore, dare tre intimazioni, si dice con squilli di tromba ma nel regolamento si dice che possono essere sostituiti con intimazioni ad altra voce e solo successivamente può essere utilizzata la forza. Questo è il percorso che deve necessariamente essere seguito tutte le volte in cui ci si trovi di fronte un assembramento ritenuto sedizioso. Cosa si intende per sedizioso… non può essere solamente qualcosa che mira alla sicurezza dello Stato, che vuole modificare le istituzioni della società, è anche qualcosa come in questo caso che si oppone all’applicazione di un’ordinanza (…). Di tutto ciò non c’è la minima traccia, allora qui il problema è che la causa di  non punibilità opera nel momento in cui viene da parte delle forze dell’ordine messo in essere un avanzamento con uso della forza che a mio giudizio è illegittimo. So che esiste una giurisprudenza che dice “non è sufficiente”, il mancato rispetto della norma di cui all’art.23 del testo unico, che rende certamente illegittimo l’atto, non è sufficiente però per integrare l’atto illegittimo ed arbitrario, come dice la giurisprudenza. Io credo che, anche se vogliamo seguire la strada indicata dalla giurisprudenza che ho citato, che richiede sia l’illegittimità che l’arbitrarietà dell’atto, anche in questo caso dovremmo ritenere che la risposta data dai manifestanti sia una risposta data in maniera legittima, e quindi che esclude la punibilità , sia per quanto ho detto, sul mancato rispetto dell’art.23 del TULPS, sia per l’uso smodato dei mezzi difensivi, lacrimogeni e idrante. Quindi sotto entrambi i profili mi pare si possa richiamare, indipendentemente dal discorso chi ha lanciato prima le pietre, non è questo il punto, il punto è il mancato rispetto, prima e successivamente l’utilizzo in maniera assolutamente impropria e illegittima dei lacrimogeni. Sul termine poi arbitrario dell’atto del pubblico ufficiale la sentenza della Corte Costituzionale 140 del 1998 mette in piedi, suggerisce, impone, un orientamento che ripudia la natura soggettiva della causa di non punibilità e ritiene che esista l’arbitrarietà sia quando l’atto è illegittimo, sia quando vi siano abusi quanto alle modalità dell’esecuzione. E allora se così è, certamente nel caso che ci interessa si può individuare la possibilità di applicazione del 393 bis del nostro codice. Che cosa si voleva fare il 27 giugno l’ho detto. L’intenzione era solo una volontà di opporsi in maniera pacifica. Quello che è successo dopo è figlio dell’atteggiamento da parte delle forze dell’ordine che hanno ritenuto di poter o di dover eseguire l’ordinanza prefettizia nella maniera unica che han ritenuto di intravedere e cioè quella dell’utilizzo di questi mezzi al fine di evitare il contatto fisico con i partecipanti. Il Tribunale infatti conclude la sua sentenza affermando “l’uso della forza fu necessitato , consentito dall’ordinamento, ebbe luogo con modalità rispettose delle norme vigenti, onde non sono ravvisabili eccessi o profili di arbitrarietà”, allora mi permetto solo di dire che quanto meno rispetto alle modalità rispettose delle norme vigenti avrei grossi dubbi e credo siano emersi anche solo dalla visione dei filmati. Se questo vale per il 27 di giugno credo che non vi sia molta differenza in relazione a quanto capitato il 3 luglio, non tanto in relazione alle modalità di azione e opposizione da parte dei manifestanti ma quanto all’utilizzo smodato, non solo per altezza sparo non a parabola etc, ma parliamo anche della quantità di lacrimogeni lanciati, 4800  è un dato assolutamente sproporzionato. Credo che sia per quanto riguarda la posizione di Cientanni, sia per la posizione di Perottino ed eventualmente di Guido per l’appello proposto dal PM sia possibile applicare a loro la causa di non punibilità di cui all’art. 393 bis.

Il secondo punto che devo trattare  è quello del concorso di persone nel reato. Anche qui le difese tratteranno tutte questo tema ed è un tema su cui la giurisprudenza è in continua evoluzione, ci sono, come abbiamo sentito, tutta una serie di massime, molte delle quali attengono a situazioni diverse rispetto a quella che ci interessa (…). Ciò che si è voluto fare da parte della Procura non è stato quello, almeno a parole così è stato detto, di colpire indiscriminatamente i presenti. Lo ricordava il PG, avremmo dovuto fare davvero un maxi processo ma ci siamo ben guardati dal fare in questi termini. Però alla fine di tutto il Procuratore Generale finisce con il recuperare il concetto della presenza, la recupera attraverso il concorso morale. L’esempio di Perottino è veramente indicativo, perché vengono meno mano a mano tutti gli elementi che sono stati considerati come indice della sua responsabilità e alla fine il Procuratore Generale dice “ma questo non sposta nulla sulla sua responsabilità”. Allora probabilmente l’unica strada che si impone in questa materia  è quella di ritenere che la responsabilità concorsuale sia addebitabile a chiunque abbia apportato un quid pluris [ elemento aggiuntivo, ndr] di violenza rispetto ai fatti avvenuti. Questa è la strada seguita posso dire sempre dalla giurisprudenza torinese, in tutti i processi che purtroppo da anni sto portando avanti, sempre, il giudicante è andato a ricercare nei comportamenti dei singoli un qualche fatto, l’uso di uno strumento atto a determinare lesioni, il lancio di una pietra, in un caso avevo visto anche il lancio di una sedia che non aveva colpito ma che era rivolta verso le forze dell’ordine, sempre un quid pluris di violenza o quantomeno un concreto atteggiamento volto a rafforzare il proposito criminoso altrui. Mai mi è capitato di vedere esteso il concorso dicendo “tu eri presente ma non rispondi perché eri presente ma ne rispondi a titolo di concorso morale perché essendo tu lì, vicino a quello che ha lanciato la pietra, con questo tuo comportamento hai rafforzato il suo proposito criminoso”, questa è l’interpretazione che è stata data, una responsabilità che io ritengo infondata e che non possa avere cittadinanza in un processo così complesso nel quale non si può fare di ogni erba un fascio (…). Seguire l’altra via significa di fatto trasformare la responsabilità individuale in quella che molti giuristi hanno definito come responsabilità da contesto, insidiosa e pericolosa in particolare in relazione al concorso morale, nel quale l’istigazione viene poi identificata in qualsiasi condotta che possa rafforzare il proposito criminoso di altri. mi rendo conto che è estremamente difficile determinare le interazioni psichiche tra i vari soggetti, così come il concorso morale rafforzativo dell’intento criminoso di altri richiederebbe, ma è un accertamento indispensabile, bisogna capire quale sia l’effettivo contributo che la mia presenza senza nulla fare possa avere determinato nell’intento di altri. E d’altra parte mi pare che l’utilizzo del concorso morale sia uno strumento troppo facile per la pubblica accusa che tutte le volte in cui non è in grado di provare un effettivo contributo da parte dell’imputato nella commistione di un reato può ricorrere allo strumento del concorso morale. Sarà vostro compito valutare fino in fondo quali debbano essere i limiti entro i quali il concorso deve essere contenuto.

Passo alla responsabilià personali degli imputati, Cientanni e Perottino che sono i due condannati. Cientanni, dicevo prima, con riconoscimento delle attenuanti generiche, Perottino senza attenuanti. Cientanni è stato condannato per i fatti di cui ai capi 1 e 2 per il 27 giugno. La sua identificazione avviene esclusivamente attraverso una  fotografia che lo ritrae con un oggetto in mano,presumibilmente una pietra (…). Lo stesso imputato si è riconosciuto nella fotografia e ha anche ammesso di avere preso in mano una pietra, una posizione molto simile a quella dell’imputato Bindi di cui vi ha parlato questa mattina l’avvocato Novaro e su questo farò poi delle precisazioni. Cientanni è stato condannato sulla base di due percorsi: da una parte ha detto è vero che non c’è la prova che abbia lanciato la pietra, ma siccome si tratta di un soggetto non più giovanissimo 37 anni, con una esperienza politica, è difficile pensare che dopo aver preso in mano una pietra poi abbia cambiato idea e l’abbia posata e qualora non fosse così tanto c’è il concorso morale… facile scappatoia per la pubblica accusa, altro elemeno che vi fornisco per valutare i limiti del concorso morale. Sotto il primo profilo, cioè dire “è vero che non c’è la prova che abbia lanciato la pietra” ma siccome si tratta di un soggetto non più giovanissimo 37 anni, con una esperienza politica, è difficile pensare che dopo aver deciso di prendere in mano una pietra poi abbia cambiato idea e l’abbia posata, e qualora non fosse così tanto c’è il concorso morale… (…) E’ una facile scappatoia della pubblica accusa (…). Sotto il primo profilo, cioè dire è vero che non c’è la prova che abbia lanciato….ma non c’è neanche la prova opposta, cioè che abbia deciso di non lanciarla, ma come si fa ad escludere un ripensamento, un ravvedimento, nella totale assenza di elementi che escludano il ripensamento? E come si fa ad escludere che Cientanni abbia preso in mano questa pietra non per tirarla ma per rafforzare lo sbarramento sul terreno che era stato praticato, lo dice il Petierre che dice “sta tenendo probabilmente una paratia” – quindi non la pietra, “si consideri che in quella zona era stato fatto una specie di passaggio pedonale e presumo stesse bloccando in qualche maniera il pasaggio pedonale”. Quindi , dice Petierre, non è il possesso della pietra e quanto mai il lancio ma una paratia che serviva a tracciare questo passaggio pedonale. Il fatto che poi venga utilizzata la figura del concorso morale è un ulteriore elemento che sta a dimostrare come il tribunale fosse molto poco convinto della prima impostazione, ed è vero che era poco convinto e che la sentenza su questo punto è debole, se come avvenuto ieri, il Procuratore Generale in una posizione analoga a quella di Cientanni cioè quella di Bindi è costretto a fare ricorso ad un’altra immagine, dice il Procuratore Generale “abbiamo trovato quest’altra immagine in cui si vedrebbe, dico io, Bindi scagliare una pietra e questo dimostra che quando Bindi ha avuto la prima pietra l’ha scagliata”. Non è così, o non lo sappiamo , ma per quello che interessa me e la mia posizione dico se è stato necessario per Bindi apportare un secondo elemento di convincimento circa la responsabilità significa che quel  primo elemento non era di per sé sufficiente, e allora, spostando il discorso sulla posizione che io assisto devo dire che quell’elemento utilizzato dal tribunale come prima ipotesi di condanna non regge ad una attenta analisi degli atti. Resta il concorso morale e su questo torno a quanto vi ho detto precedentemente sui confini del concorso.(…) Sul quale vorrei ricordare che è talmente pericoloso da avere indotto un noto magistrato, già avvocato generale presso la Cassazione Giovanni Palombarini, ad esprimersi in un volume che si chiama “Conflitto, ordine pubblico, giurisdizione: il caso TAV”, in termini molto molto duri, perché dice “quanto all’argomento del concorso sconcerta l’espressione del concetto che non sia necessaria l’individuazione dei singoli manifestanti che con il lancio di oggetti hanno prodotto lesioni a vari agenti.” Ribadisce poi “il principio di legalità impone chiarezza nei parametri regali anche nell’esercizio della discrezionalità”, quando parla della decisione da parte del giudice e dice “e una valutazione adeguatamente motivata del modo di interpretarli ed applicarli”, sia la suprema corte che la dottrina “si sono ritrovate sul criterio che non basta la semplice adesione morale ad un programma o un fatto criminoso o la semplice presenza sul luogo del fatto, essendo sempre necessario un concreto apporto idoneo a produrre almeno un rafforzamento dell’altrui volontà.” Che cosa Cientanni con il possesso di quella pietra possa avere concretamente apportato al disegno che si ritiene comune degli altri presenti francamente mi sfugge.
Quindi concludo per Cientanni per pronuncia assolutoria per entrambi i reati quantomeno ai sensi art. 530 comma due codice di rito.
Posizione Perottino: è imputato invece per i fatti del 3 luglio 2011 in relazione alle vasche idriche. Cominciamo a dire che è l’episodio che per comune affermazione di tutti, delle sentenze, del Procuratore Generale, di minor gravità nel senso che non vi sono lesioni a carico delle forze dell’ordine . Perottino è totalmente incensurato ma gli sono state negate le attenuanti generiche perché ha agito a volto coperto e si presume anche se non detto espressamente, in ragione di un suo ruolo in qualche modo direttivo nell’azione. La sua acquisizione è molto particolare, compare in un numero enorme di fotogrammi, con una maglietta bianca con effige di Che Guevara, maglietta assolutamente non confondibile con altre, mi sono guardato a lungo i vari filmati e magliette così smaccatamente, come direbbe la sentenza, evidente, c’è solo Perottino. Viene visto a volto scoperto, ci sono momenti in cui si alza un foulard su bocca e naso e momenti in cui se l’abbassa. Dire che il suo fosse un vero travisamento al fine di non farsi identificare è un po’ ridicolo.  Si vede poi Perottino in un fotogramma mentre scuote le reti di recinzione e successivamente mentre rilancia un dischetto di un candelotto. Questi due elementi la Procura li aveva messi al centro della richiesta di condanna dell’imputato. Il tribunale accoglie totalmente le mie osservazioni difensive  e dice in relazione alla scuotimento delle reti dice “scuotere le reti è un atto che non esprime minaccia o violenza verso le forze dell’ordine schierate al di là della recinzione”… Quanto al lancio del dischetto, anche qui si dice sostanzialmente “anche su questo il tribunale concorda, non è rilevante ai fini dell’imputazione”: Che cos’è successo per arrivare alla condanna di Perottino? Un fatto assolutamente nuovo, mai emerso al dibattimento, il tribunale dice “sono vere queste motivazioni della difesa” ma noi abbiamo trovato un filmato dall’audio del quale si percepisce la voce di perottino che dice “venite avanti prima di tirare le pietre”, questo dimostra un suo ruolo anche organizzativo e di coordinamento delle azioni. Il filmato sarebbe il DVD 748-11-GIPS TO GAI Conti prima parte e naturalmente quando ho letto questa motivazione sono andato a cercare all’interno di quel filmato perché ho detto mi era sfuggita questa frase.. io non l’ho trovata, nei motivi di appello ho scritto che non si era trovata la frase, ma se anche fosse stata trovata voglio capire come era stata attribuita a Perottino la cui voce non si era mai sentita! Adesso a sorpresa, ieri, il Procuratore Generale dice ha ragione la difesa, questa frase non c’è. Allora io serenamente immaginavo una conclusione del Procuratore Generale che dicesse “il tribunale si è sbagliato chiediamo assoluzione”. la frase lapidaria del Procuratore Generale è stata “ma ciò non sposta in nulla la responsabilità di Perottino”. Allora evidentemente mi sfugge qualcosa: se gli elementi di accusa erano due e sono stati ritenuti infondati dal tribunale che ne ha fatto emergere un terzo che oggi viene abbandonato dalla pubblica accusa, per determinare la responsabilità di Perottino avrebbe dovuto dirmi che , il Procuratore Generale, che quei due elementi che il tribunale aveva escluso invece erano persistenti, allora l’avrei capito… sennò il tribunale ha sbagliato , perché ha condannato per un fatto per cui non doveva condannare, ha assolto per due fatti invece che sono rilevanti, non una parola è stata detta su questo versante. Allora io interpreto che la richiesta di condanna sia determinata anche qui dall’applicazione del concorso morale, Perottino era presente, era vicino a persone che hanno tirato delle pietre e quindi deve essere ritenuto responsabile. Francamente non riesco a comprendere il ragionamento fatto dall’accusa e quindi credo che anche sotto il profilo del concorso morale si debba escludere responabilità di Perottino… in che cosa con la sua presenza ha rafforzato il proposito criminoso di altri? Certo se avesse detto la frase che gli era contestata …. avrebbe rafforzato il proposito criminoso di altri ma questo , come detto, non è avvenuto. Allora se gli elementi raccolti dal tribunale non sono fondati, se gli elementi indicati dal tribunale nella sentenza sono in qualche modo venuti a cadere per lo meno nella richiesta del Procuratore Generale credo che si imponga una sentenza assolutoria nei confronti di Perottino per non avere commesso il fatto. (…) A Perottino è stata negata la concessione di attenuanti generiche sia per il suo ruolo di spicco, che oggi dovrebbe essere venuto a cadere, sia perché ha agito a volto coperto, vi ho già spiegato come sia un fatto legato alla presenza di gas lacrimogeni, mi resta da ricordare come il tribunale sia incorso in una evidentissima contraddizione, da una parte ha negato le generiche per queste ragioni, dall’altra quando parla della vicenda legata alle vasche dice espressamente “vista la modestia del fatto” (relativa, rispetto agli altri), “possono essere concessi a tutti i partecipanti ad eccezione dell’imputato Maniero le attenuanti generiche”. Siccome Perottino era compreso tra quelle persone insieme ad Azanai e Custureri  è evidente che in quel momento il tribunale stava dicendo che tutti gli imputati meno Maniero aveva diritto alle attenuanti generiche, poi se ne dimentica e nel momento in cui tratta la sua posizione gli nega per un’altra ragione ancora le attenuanti generiche… (…) dovrà la corte valutare in maniera molto attenta la posizione di Perottino, soggetto totalmente incensurato che, se ritenuto responsabile, cosa che io non credo, avrebbe in ogni caso diritto per godere delle concessioni delle attenuanti generiche.
La posizione di GUIDO. Risponde dei capi 40,41 e 43, è stato assolto perché per tutti questi fatti…. per non avere commesso il fatto perché non è stato dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che avesse commesso quei fatti. Il PM ha impugnato riportando totalmente la parte della sentenza che rigurdava il GUIDO e poi aggiungendo una mezza paginetta in cui ripercorre quello che era stato il filo logico seguito dalla procura in sede di requisitoria di primoa grado. Cosa dice l’accusa ? Si vedono delle immagini, corrispondono alla figura di Guido che si vede a viso scoperto, vi è poi la deposizione del teste Raimondi che riconosce con certezza il Guido. Vengono mostrati… vari video, poi il procuratore Generale ha ripetuto questa evidenziazione e quindi il tribunale ha deciso invece che non fosse sufficiente quell’accostamento di immagini. Io personalmente prima ancora di dire se quella persona che sta lanciando un sasso sia Guido dico che non è possibile determinare identità di quella persona per i pochi elementi a disposizione (…)  La deposizione di Raimondi che riconosce in quella persona il Guido si presta a millle considerazioni che in seguito farò… Guido è evidentemente riconoscibile nella foto a viso scoperto, di cui al video Conti seconda parte 17:27. ciò che non è possibile a mio giudizio  è raffrontarla con quella del soggetto lanciatore che vediamo al filmato Condello 3 (xxxx) il soggetto è completamente travisato, lascia scoperto solo un occhio o entrambi gli occhi, peraltro in controluce. (….)
Conclusioni: concessioni attenuanti generiche sia a Guido che a Perottino in ipotesi subordinata, si suggerisce prevalente rispetto alle contestate aggravanti, analogamente per Cientanni per il quale vi era già stato il riconoscimento delle generiche ma in misura solo equivalente. infine ridimensionamento equo delle pene risultate sproporzionate rispetto ai parametri che in processi analoghi vengono applicati dai giudici torinesi.
Presidente: chi dovrebbe parlare?

L’arringa dell’avvocato Tartarini per Gabriele Filippi:”Sotto i suoi occhi avviene anche l’arresto effettuato con modalità non previste dal nostro codice (…) trascinando  per tutto il piazzale dell’area museale, con colpi inferti agli arrestati, una situazione che ad un giovane appena arrivato sui luoghi porta ad un certo livello di stress ed anche un fortissimo senso di ingiustizia subita”

Avv. TARTARINI per Gabriele Filippi: non ripeterò quanto già detto relativamente all’istanza di rinnovazione dibattimentale, per cui mi limito a insistere perché le stesse vengano accolte. Qualche parola in più vorrei spenderla per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti di primo grado, che per di più oggi è presente… c’è stato da parte del tribunale nella ricostruzione dei fatti un’attenzione quasi ossessiva a prendere parte in maniera netta e distinguere i comportamenti esclusivamente negativi attribuiti ai manifestanti e quelli esclusivamente positivi attribuiti alle forze dell’ordine .. ricostruzione stringata, se si pensa che l’analisi dei fatti storici si riduce a 4 pagine nella sentenza mentre 29 pagine sono dedicate alle singole parti offese!!! In queste 3-4 pagine si sostiene che i manifestanti violenti, senza meglio precisare per quale motivo ma violenti per antonomasia, si sono dati appuntamento il 3 luglio nei luoghi da cui erano stati sfrattati, al fine di riconquistare il cantiere, appuntamento con intenti bellicosi e violenti relativi alla riconquista del cantiere. Da qui poi ricostruzione dei fatti prevedibile, se queste sono le premesse di certo la ricostruzione successiva non potrà essere migliore. Viene quindi dato per scontato che i manifestanti abbiano attaccato il cantiere prima delle forze dell’ordine e addirittura in un punto della sentenza si sostiene che non ha nessuna importanza se sia avvenuto prima… se siano partiti prima i lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine o prima l’avvicinamento dei manifestanti al cantiere con eventuale lancio di sassi o comunque un atteggiamento diciamo così violento di avvicinamento alle reti. E’ evidente che così non è ed è evidente anche che sul punto la procura non soltanto non abbia ritenuto di dover precisare, e argomentare, ma che il tribunale il problema non se lo è neppure posto. Questo difensore ha presentato una consulenza tecnica redatta dal sig. Bachschmidt che la signoria vostra non ha avuto modo di apprezzare, vedere in atti, nella quale invece si sostiene una cosa diversa e ben precisa e la si sostiene.. con analisi puntuale dei filmati, datando i medesimi alla precisione millimetrica del secondo e quindi potendo affermare con ragionevole certezza sulla base di prove “scientifiche” e non certamente solo dei testimoni delle forze dell’ordine, che quello che si vede dalle immagini è un primo lancio di lacrimogeni al quale solo successivamente, e neanche troppo in fretta, fa seguito un lancio di sassi da parte dei manifestanti. Questo, diciamo così, è il livello di attenzione che ha portato il Tribunale nella ricostruzione dei fatti. La descrizione invece della giornata di Gabriele Filippi ci rende un quadro diverso, anche se, come diceva il collega La Macchia, il tribunale ha sostanzialmente ritenuto di non dare nessun valore ai testi della difesa e quindi tantomeno all’interrogatorio reso dall’imputato in sede di indagini preliminari davanti al Pubblico Ministero. In questo interrogatorio che peraltro è stato invece apprezzato dall’allora procuratore Ferrando che raccolse le dichiarazioni di Filippi tanto da scarcerarlo, in questo interrogatorio si racconta una giornata del tutto credibile, nel senso che il signor Filippi fa parte di un collettivo universitario, come dato anche dalla Digos locale di Genova, con cui parte da Genova con alcuni afferenti perché è stata diffusa e richiesta la partecipazione ad una manifestazione il cui scopo  non era certo quello bellicoso ma di avere una presenza intorno al cantiere per rendere un’altra volta evidente e immediato la contrarietà all’opera TAV e l’intenzione da parte dei residenti della Val di Susa e degli attivisti No Tav di essere presenti nella zona del cantiere dalla quale erano stati scacciati il 27 giugno. Il motivo per cui Filippi e altri con lui arrivano con una maschera di protezione delle vie aeree  è anche assolutamente comprensibile, non vengono a fare la guerra,  semplicemente in data 27 giugno sono stati sparati un numero importante di lacrimogeni e quindi chi ha intenzione di partecipare a questa nuova manifestazione ritiene di adeguarsi a quello che sarà probabilmente l’atteggiamento delle forze dell’ordine e non riceverne dei danni fisiologici.
Non vengono armati ma vengono con strumenti di autotutela. Lui ed altri studenti come lui. La giornata è descritta in maniera talmente conviviale che addirittura parlano di un pic nic fatto appena arrivati (…) si ritrovano a Ramat, mangiano dei panini e poi decidono di scendere nel bosco, dove però sono successe cose, perché lui arriva alle 13 … ci sono stati diversi lanci di lacrimogeni e l’aria è irrespirabile, Filippi appare nelle immagini in due occasioni soltanto a distanza di 13 minuti dalle due immagini, poi c’è l’ultima in cui dice la infelice frase “il prossimo non torna indietro”  che secondo la procura e secondo la sentenza attesta di una volontà bellicosa del Filippi, invece rende atto di una situazione di grande difficoltà e animosità del momento, derivante da una situazione di fortissimo stress che andava avanti da diverse ore (…)
Sotto i suoi occhi avviene anche l’arresto effettuato con modalità non previste dal nostro codice o da…. trascinando per tutto il piazzale dell’area museale, con colpi inferti agli arrestati, una situazione che ad un giovane appena arrivato sui luoghi porta ad un certo livello di stress ed anche un fortissimo senso di ingiustizia subita, fatto riconosciuto dallo stesso e reso in interrogatorio in fase di indagini. Se questa è la giornata di Gabriele Filippi non si comprende come il tribunale abbia potuto farne discernere l’elemento del previo concerto …. il concorso….. ci sono varie forme di concorso che il tribunale avrebbe potuto invocare per spalmare su tutti i presenti  (….) la scelta è stata quella del 110 e in una forma che è quella del previo concerto, che viene dato per scontato, chiunque arrivato a quella manifestazione ci è arrivato con la finalità di commettere dei reati. Io vengo da una città che ha visto grossi processi e grossi fatti di piazza 15 anni fa che hanno dato adito ad una sentenza molto discussa e molto utilizzata, nepure in quel caso venne affermato che il previo concerto potesse essere dimostrato con la partecipazione o con l’intenzione di recarsi ad una manifestazione di piazza. Anzi, con la sentenza relativa ai fatti del G8 2001 quel collegio affermò che non è sufficiente aver voluto prendere parte ad una manifestazione anche , presumibilmente, che avrebbe avuto caratteristiche di non compiuta pace, come nel caso del 2001 e non lo era invece in questo caso, perché la manifestazione era indetta con toni assolutamente pacifici , da questo non può sicuramente farsi discendere una qualunque forma di concorso, tantomeno il previo concerto che invece è un elemento che le s.v. conoscono meglio di me e che prevede delle caratteristiche precise che il tribunale non analizza e neppure cita ed elenca. Non si capisce quando sarebbe avvenuta un’adesione previa, per quale reato, in che forme eccetera.
Se si esclude quindi il previo concerto non si può attribuire neanche il concorso anomalo relativamente all’articolo 116, sicuramente per quanto riguarda i capi 12 e 23 dell’imputazione. Anche sul punto la consulenza tecnica del dott. Baschmidt è stata estremamente precisa, nel senso che a domanda di questa difesa, non contrastata in alcun modo nel controesame del pubblico ministero e quindi facente piena prova all’interno di questo procedimento, i lanci del sig. Filippi arrivano molto distanti sia dagli operai, sia dai mezzi, questo riguarda il primo lancio e ancor più quello delle 13:37 che avviene mentre gli operanti stanno arretrando, quindi c’è più spazio. Ma i video danno modo di seguire la traiettoria dei lanci di questi due sassi e nessuno dei due arriva neppure vicino né agli uomini, dando origine ad un reato eventuale di resistenza o di lesioni, né ai mezzi, quindi per questi due capi d’imputazione non c’è un fatto preciso e non c’è nessun tipo di concorso possibile o provabile. Ancora due parole sul 393 bis che, invece di essere ritenuta non applicabile in 4 pagine viene ritenuta dal tribunale non applicabile in due righe, nonostante le difese abbiano su questo speso fiumi di parole e argomentazioni. Il Tribunale sostanzialmente dice “essendoci stato un piano criminale teso ad attaccare le forze dell’ordine e predeterminato non si può in alcun modo invocare la sussistenza dell’esimente di cui al 393 bis”. Ora, lo diceva già il collega La Macchia, il nostro ordinamento seppur con una normativa risalente è estremamente preciso nello stabilire quelli che sono i limiti di un diritto costituzionale, che ha previsto l’art. 17, che è quello di riunione pacifica e senza armi. Ora sulla questione della riunione senza armi… è evidente che quando il nostro legislatore parla di riunione pacifica e senza armi intenda una cosa ben precisa che non è certo la riunione con armi improprie eventualmente rinvenute sui luoghi ed eventualmente utilizzate per difendersi da quello che viene considerato un atto arbitrario. Su questo non è possibile equivocare in nessun modo. Questo diritto di riunione protetto dall’art. 17 della costituzione, viene poi successivamente garantito e protetto in maniera precisa anche da quella che è la normativa europea e precisamente la convenzione europea per i diritti dell’uomo, la precisazione dei limiti di questo diritto è effettuata con una serie di decisioni tra cui una decisione del 2006 contro lo Stato della Bulgaria. In tutte queste norme, sia costituzionali interne che europee, si sostiene che il diritto di riunione è un diritto talmente importante, sostanzialmente la  base della democrazia per come la conosciamo, che la sua limitazione deve essere normata in maniera precisa e dev’essere assolutamente residuale. Dice la sentenza del tribunale di Genova relativa ai fatti del G8 che citavo in precedenza, “il TULPS prevede per questo motivo una serie di regole e accorgimenti che devono essere posti in essere al fine di tutelare massimamente il diritto di riunione, ovvero strumenti operativi precisi ispirati al carattere della tassatività e della stretta interpretazione (..) diritto costituzionalmente garantito“. Su questa base il tribunale di Genova ha applicato l’esimente per tutta una fase delle manifestazioni e degli atti di resistenza che erano stati contestati in quel caso. Nel caso di specie nessuno degli accorgimenti previsti dal TULPS è stato utilizzato, l’ha detto chi mi ha preceduto sui fatti del 27 giugno (..) idem per il 3 luglio, non c’è stato nessun avviso, nessuna richiesta ai manifestanti di arretrare dalla zona delle reti prima che venisse effettuato il lancio dei lacrimogeni, non c’è stata nessuna cautela nell’utilizzo dei lacrimogeni medesimi, abbiamo visto nelle immagini e l’ha visto ache la Procura  e il Tribunale e rimane incomprensibile a questa difesa il motivo per cui c’è stato un rifiuto categorico di approfondire alcuni episodi palesemente fatti di reato, oltre che fatti amministrativamente degni di procedimenti disciplinari da parte delle forze dell’ordine, però in quest’aula pare che nessuno li abbia visti, i lacrimogeni sono stati lanciati in alcune occasioni palesemente ad altezza uomo con l’intento evidentemente di allontanare i manifestanti ma accettando il rischio che qualcuno venisse colpito e subisse delle lesioni anche piuttosto serie, cosa che in alcuni casi è peraltro avvenuta. Abbiamo depositato una circolare del ministero dell’interno che definisce i limiti dell’utilizzo di questi lacrimogeni che non possono essere utilizzati in qualunque occasione, per qalunque motivo e per qualunque fine, anzi, la normativa che ne prevede l’utilizzo, proprio perché il monopolio della forza è la possibilità di impedire ai cittadini di effettuare delle azioni, in questo caso peraltro delle azioni costituzionalmente garantite, ovvero l’esercizio del diritto di riunione, è un elemento residuale particolarmente pericoloso… Io vorrei richiamare sul punto il rispetto dei diritti non può essere garantito a seconda di chi li esercita, altrimenti veramente cadremmo in una sorta di barbarie giuridica e non importa che dalla nostra parte ci fossero i manifestanti no tav, che alcuni avessero il volto travisato, se le regole ci sono esse vanno applicate, se un diritto va garantito va garantito a tutti e se c’è un divieto di legge ad effettuare alcuni comportamenti questo divieto deve essere applicato a tutti, anche alle forze dell’ordine. In questo caso evidentemente non è andata così, ma non soltanto perché nessuno degli appartenenti alle forze dell’ordine è stato compiutamente indagato, poi magari assolto, per i fatti…..
Presidente: (..) due sono stati condannati, se è solo per questo
Avv.: Io parlo per i fatti che riguardano il mio assistito, per quelli sicuramente non è stato così e…ma addirittura non è stata applicata neanche l’esimente.
Ora noi abbiamo Gabriele Filippi che arriva sui luoghi all’una, la prima cosa a cui assiste è l’arresto fatto con i modi che dicevamo prima e i lanci di lacrimogeni. Ha una reazione, peraltro limitata perché lancia due sassi e poi si ritira, tant’è vero che non lo vediamo più sul proscenio (…). E’ una reazione legittima? Ha le caratteristiche che prevede il 393 bis? Secondo questa difesa ovviamente sì, ma ritiene che sia anche abbastanza palese e salti agli occhi, la reazione è immediata e proporzionata, non si fa male a nessuno, è una reazione di stizza e di reazione ad una ingiustizia che viene subita. Lì finiscono i comportamenti di Filippi, ritiene pertanto questa difesa che bene avrebbe dovuto essere applicata l’esimente di cui all’art. 393 bis. Ultimo punto dei motivi d’appello che era stato richiesto anche in primo grado e sul quale non c’è stato nessun tipo di discussione in sentenza per la non concessione, ed è quello relativo all’attenuante di cui all’art. 62 comma 2 e comma 3.
Presidente: la motivazione c’è, l’abbiamo letta tutti… lei non la condivide…
Avv.: Non la condivido, va benissimo. La motivazione è di un paio dirighe, comunque c’è e non la condivido e sostengo invece che le attenuanti possano essere concesse sempre sulla base del fatto che per la concessione delle medesime, cioè per la non concessione delle medesime non è assolutamente sufficiente la volontà di partecipare alla manifestazione suddetta che è invece un diritto riconosciuto, quindi quantomeno per l’attenuante di cui al 61 numero 3 la stessa si sarebbe potuta concedere, peraltro questa difesa cita nei motivi di appello la sentenza della corte di legittimità sempre relativa ai fatti di Genova che sostiene esattamente quello oggi affermato. Chiede pertanto che al signor Filippi sia applicata l’esimente di cui all’articolo 393, che vengano concesse le attenuanti di cui al 62 n.2 e n.3 e che la pena venga contenuta nei più stretti limiti edittali, visto anche il complesso dei fatti in causa.

 

Le arringhe dell’avv. Patrito e D’Amico per Nucera. “Ci sono persone che sono svenute, persone che hanno vomitato, persone che sanguinavano dalla testa, persone che sono rimaste bruciate. “

[Per completare informazione correttamente suggeriamo la visione del video dell’arringa difensiva dell’avv. Patrito al maxi processo in primo grado, ndr]

Avv.Patrito: (introduce questioni tecniche processuali). Mario Nucera  ormai sappiamo chi è, il barbiere di Bussoleno, vive in Valsusa da 20 anni, partecipa a tutte le manifestazioni fin dal 2005, in particolare è presente il 27 giugno 2011 e c’è la prima clip del video che vi prego di vedere in camera di consiglio, peraltro si è visto anche nel filmato proiettato dal Procuratore Generale, con il suo cappellino nero con la scritta Becks, appena ci sono le forze dell’ordine che arrivano e discutono con gli amministratori ed è lì che li ascolta, e in due clip successive lo si vede con il fazzoletto nero che avrà poi anche il 3 luglio perché sono partiti i gas lacrimogeni.
Il successivo 3 luglio partecipa alla manifestazione ormai nota, e partecipa allo spezzone che parte da Exilles alle 10 e arriva ai cancelli della centrale alle 12. Qual è lo stato dei luoghi all’arrivo di chi si trova alla testa del corteo. Per verificare qual è lo stato dei luoghi occorre verificare le ordinanze del uestore. Il Tribunale approfondisce l’ordinanza del prefetto, io ho specificato… non è l’ordinanza del prefetto quella che dev’essere valutata per quel giorno, che è quella del 17 giugno quando ancora non si sapeva che ci sarebbe stata una manifestazione il 3 luglio, anche perché l’ordinanza prefettizia del 17 giugno si limita a interdire la circolazione veicolare (c’è proprio scritto), ha riferito il Procuratore Generale “diamola per nota”, prima però bisogna leggerla. Allora, l’Ordinanza del prefetto è preceduta, direi proprio richiesta, dal Questore di Torino, è il documento 26 della difesa Fissore prodotto a dibattimento. Nell’oggetto di questa nota è indicato_ avvio cantiere TAV località Maddalena di Chiomonte – limitazione alla circolazione veicolare. Così l’ordinanza prefettizia, a pagina 2, rileva , richiamando questa nota della Questura, che appare essenziale per la tutela dell’area di cantiere l’istituzione di limitazioni alla circolazione veicolare. Questo volevo dire quando ho indicato nell’atto d’appello che le ordinanze alle quali bisogna fare soprattutto riferimento per determinare il comportamento delle forze dell’ordine e non solo, per determinare lo stato dei luoghi all’arrivo del corteo alla Centrale sono appunto le ordinanze del questore. Ritengo che l’ordinanza del questore più importanza e più completa è la  n. 2677/11 del 2 luglio, è molto complessa… io ho estrapolato le quattro pagine che secondo me sono più importanti. Intanto si richiama a pag. 6 proprio quella nota dove si indica la limitazione della circolazione veicolare. A pagina 10 il Questore dimostra di essere ben consapevole che il 3 luglio si sarebbero potuto verificare gesti dimostrativi e,evidentemente, a questo punto lo sanno anche le forze dell’ordine. Non vengo sul punto della corda che tira il betafence, non è un capo d’imputazione per il mio assistito, però quel gesto dimostrativo era un gesto sicuramente rispetto al quale le forze dell’ordine erano preallertate. A pagina 11 si dà indicazione di quli saranno i vari sbarramenti che separeranno le forze dell’ordine dai manifestanti, sono più linee di betafence, recinzioni, uno sbarramento imponente. A pag.22 , qui mi permetto di citarla è una frase, si sottolinea “la necessità di evitare  il convolgimento di persone inermi” e ancora “non si può escludere la presenza di anziani, donne e bambini, l’azione dovrà essere volta a enucleare e perseguire specificamente i soggetti dediti ad attività illecite”, si fa riferimento in grassetto ai gas lacrimogeni,  a pagina 24 si sottolinea come le forze dell’ordine debbano, caso mai ci fosse bisogno, agire con la“…. massima attenzione, massima professionalità e equilibrio”. Queste le ordinanze del questore.
Su quello che è anche il dispositivo alla centrale ci parla anche Di Gaetano, che è il responsabile dell’ordine pubblico proprio alla centrale, e cosa ci dice? All’udienza dell’8 novembre 2013 ci dice che per spostare uno dei betafence hanno usato una pala meccanica, perché pacificamente, e lo ribadisce più volte, quei betafence senza un mezzo meccanico non si sarebbero mai potuto spostare (si vede dalle clip che prego di vedere) e precisa poi che una volta spostato il betafence passavano attraverso questo piccolo spazio una , massimo due persone per volta”. E ancora, precisa Di Gaetano, c’erano altri betafence oltre al primo, di lì i manifestanti, dice Di Gaetano, era pacifico che non potevano passare. Ugualmente lo dichiarano tutti i testi che abbiamo citato, sul fatto che non siano stati minimamente valutati mi richiamo alle considerazioni dei colleghi che mi hanno preceduto. Sono tanti, nell’atto d’appello ho indicato anche precisamente dove si richiamano le loro dichiarazioni. Il corteo prosegue ben oltre le ore 12:00,  quando vengono sparati i primi lacrimogeni il corteo sta ancora scorrendo, lo dicono tutti i testi, sono indicati nell’atto d’appello (…) tutti i testi che ricordano di aver ricevuto i gas lacrimogeni quando non solo non erano arrivati alla Centrale, ma la centrale non la vedevano nemmeno perché erano nella prima curva prima di arrivare alla centrale.

Di Gaetano, responsabile dell’ordine pubblico zona centrale – 3 luglio: “ma io francamente non so se c’ero quando vengono sparati tutti quei gas, in effetti io non so, ma nemmeno me lo sono chiesto, se c’erano delle vie di fuga. Non lo so e non mi riguardava”

I video confermano tutte le testimonianze. Alle 14:30, c’è la consulenza Bachsmidt, la situazione è pacifica, il primo lacrimogeno alle 14:56, di lì parte una gasatura totale dell’area che comprende l’area subito di fronte la cancellata e l’area circostante. Tanti testi, rimando ai motivi d’appello, lo riferiscono. Ed è dopo 20 minuti di questa gasatura totale che è immmortalato il signor Nucera con il gesto di cui poi vedremo. La circolare De Gennaro non la richiamo, nei motivi di appello approfondisco anche la questione della circolare De Gennaro, che i lanci siano stati fatti con modalità non corrette di nuovo lo dicono tanti testi, su questo non torno, richiamo i motivi d’appello. Ci sono persone che sono svenute, persone che hanno vomitato, persone che sanguinavano dalla testa, persone che sono rimaste bruciate. I testimoni sono tutti concordanti, tutti precisi. Di Gaetano dice , a proposito di massima responsabilità, equilibrio, circolare De Gennaro eccetera, Di Gaetano dice, su domanda del difensore, “ma io francamente non so se c’ero quando vengono sparati tutti quei gas, in effetti io non so, ma nemmeno me lo sono chiesto, se c’erano delle vie di fuga. Non lo so e non mi riguardava”.  I testimoni tutti ci hanno parlato di una situazione davvero invivibile, tra quelli c’era indubbiamente Mario Nucera. Allora a questo punto è essenziale la verifica del dolo. E’ una verifica difficile, non è come una condotta o un evento che hanno un’esteriorizzazione, il dolo è  qualcosa di interno quindi lo si può determinare secondo  un percorso logico e a voi sono offerti due percorsi logici: quello del tribunale e quello della difesa. Secondo il tribunale il gesto di Nucera sarebbe “sintomatico di un’attività violenta con la quale voleva costringere i pubblici ufficiali a interrompere  o omettere compiti di pubblica sicurezza che consistevano nell’impedire di raggiungere la recinzione del cantiere, di sfondarlo e entrare al fine di occuparlo”, quindi praticamente passando uno per volta, come ci diceva Di Gaetano, attraverso un betafence che poteva essere spostato solo con un mezzo meccanico, quindi ingaggiando un corpo a corpo con le forze dell’ordine e il dispositivo di forze dell’ordine non era indifferente, c’erano forze dell’ordine che arrivavano da tutta Italia, elicotteri e quant’altro, dovevano comunque raggiungere il supposto cantiere che, lo dice il Dott. Petronzi il 5 luglio 2013, si trovava a 2 km dalla Centrale. E  Di Gaetano ha detto chiaramente che quei betafence e quella barriera non poteva mai essere superata. Io ritengo incontestabile che sia stato un gesto di rabbia e non violenza a pubblico ufficiale, in subordine evidentemente il 393  bis sul quale non spendo una parola, chi mi ha preceduto ne ha ben parlato. A questo punto le lesioni, perché Nucera è stato condannato a 3 anni e 2 mesi per violenza e per le lesioni a 14 appartenenti alle forze dell’ordine. Si legge a pag. 237 della sentenza “questa condanna è per due immagini secondo le quali intorno alle ore 15:35 tiene qualcosa in mano, poi lo si vede protesto in avanti a effettuare il lancio in direzione delle forze dell’ordine”, solo una cosa su questo “qualcosa”, forse ho compreso male io durante la relazione, Nucera … non ha mai detto di aver lanciato un fazzoletto imbevuto di limone, dice di avere avuto nella prima foto un fazzoletto imbevuto.. lo teneva… ho capito male io dalla relazione mi sembrava, ecco, e nella seconda immagine dice inveivo nei confronti degli ufficiali. Ecco, quindi c’è quest’immagine di questo qualcosa che viene lanciato e poi segnala delle immagini dove sarebbe in procinto di effettuare dei lanci che non si sa se sono stati effettuati e cosa avevano ad oggetto.
Per affermare in qualche modo il concorso morale sul quale non torno sulla giurisprudenza, ma fa riferimento il tribunale alle innumerevoli.. lo paragona alle altre “innumerevoli immagini che compaiono nei video relativi ai violenti che lanciano sassi giunti da altre zone muniti di caschi da moto, da montagna, da lavoro, bastoni, estintori, fionde e fromboli”? Ma Nucera aveva il suo bel cappellino con su scritto Becks, ce l’aveva già il 27 giugno, aveva il suo fazzoletto nero per coprirsi dai lacrimogeni, non aveva nessuno strumento atto a offendere. E in ogni caso, quand’anche avesse tirato… il gesto fosse sintomatico di particolare violenza e si fosse trattato di pietre, quelle pietre non avrebbero mai potuto raggiungere le forze dell’ordine , c’è una consulenza depositata, ci sono le deposizioni rese dal geometra Abbà che riferisce che nel momento in cui Nucera effettua il gesto le forze dell’ordine si trovavano tra i 50 e i 54 metri. Il tribunale supera con due considerazioni, dicendo “in realtà è possibile che le forze dell’ordine magari si fossero avvicinate per fare dei lanci a mano” ma per Nucera, dice pacificamente che si trovavano al di là delle barriere. Poi dice “poteva essere un lancio effettuato da una persona particolarmente esperta nel lanciare pietre”, ora, devo dar merito al collega, il record italiano di lancio del disco è pari a metri 67,62, imbattuto, di un finanziere (…) Nucera non è proprio così prestante fisicamente, io credo che sia pacifico che quelle pietre, se pietre sono, non hanno mai potuto raggiungere le forze dell’ordine. Non solo, ma all’ora in cui effettuerebbe il lancio il signor Nucera nessuno delle forze dell’ordine è stato leso, ci sarebbe soltanto l’agente Possemato che parla di 15:30 – 16:00 e fa parte del battaglione Padova che viene spostato alla centrale alle 16. Sul concorso morale non aggiungo altro, hanno detto tutto e di più i colleghi che mi hanno preceduto e ne ho parlato ampiamente nell’atto di appello.  Solo più una considerazione sulla strategia unitaria di raggiungere il cantiere, ecco. Secondo il tribunale questa strategia unitaria sarebbe provata da questo manoscritto.. che è un foglietto e che tra l’altro ridicolizza lo stesso tribunale richiamando quel marchio Azimut che se non sbaglio è una società di brokeraggio finanziario, poi indica zeppo di correzioni, lo stesso tribunale non gli dà particolare importanza e poi dice “ulteriore prova è il fatto che la manifestazione del 3 luglio si è tenuta proprio lì”. Ora io vorrei sapere quale altra zona più neutra sarebbe potuta essere visto che la manifestazione era tenuta per lo sgombero che era stato fatto proprio lì, contro un’opera che chissà quando, forse, sarà fatta proprio lì. E concludo con una frase di Ferrara, anche lui agente della Digos, non un manifestante No Tav, che all’udienza dell’8 novembre 2013 descrive i manifestanti in termini di promiscuità, cito, “e molto spontaneismo, una miscela di persone assemblata lì in maniera più o meno casuale“. Cito il collega Pelazza che mi è tanto piaciuto, vi chiedo veramente una pronuncia “laica in senso volteriano“. (…)

Avvocato D’Amico per Nucera. “Il procuratore generale ci ha dipinto un quadro sostanzialmente nel quale i buoni valligiani, pervasi di ideali alti, che riguardano la difesa del territorio, la tutela della salute, un profondo senso civico, sarebbero stati nel corso degli anni infiltrati anche un po’ ingenuamente da orde barbariche, BANDE le ha chiamate il Procuratore Generale che, invece, a differenza dei nobili valligiani, avrebbero attività finalizzata unicamente alla guerriglia contro lo Stato e all’aggressione delle sue istituzioni.”

(…) Sulla richiesta applicazione circostanze attenuanti e breve nota su parte risarcimento parte civili. Devo spendere due parole per alcune considerazioni la cui necessità è determinata dall’intervento.. la prima fase della requisitoria del PG, là dove facendo un discorso molto ampio di introduzione, allargando anche il quadro al di là dei fatti di processo, in maniera sapiente e strumentale a voler fornire un’immagine edulcorata di quella che è stata sia l’azione delle forze dell’ordine sia l’azione della procura della repubblica nel rapportarsi al movimento no tav per i fatti che hanno riguardato il movimento nel corso di questi anni.. io credo che la rappresentazione che è stata volutamente data non corrisponda alla realtà e che quindi vada corretta attraverso l’esposizione di alcuni dati che ritengo sia importante correggere… il Procuratore Generale che si è spinto fino al 2005 e non intendo andare così indietro, ma forse dal 2010 ci ha parlato di meno di 200 indagati su migliaia di manifestanti, ecco noi sappiamo che il numero di 1000 è stato superato almeno dal 2014, una dimensione diversa da quella che è l’azione repressiva dipinta come quella molto limitata nel corso degli anni ma l’aspetto più sconcertante è quello che riguarda questa rappresentazione dell’azione della procura, che ha a che fare con la tipologia dei reati perseguiti e con le caratteristiche sociali territoriali degl indagati. Il procuratore generale ci ha dipinto un quadro sostanzialmente nel quale i buoni valligiani, pervasi di ideali alti, che riguardano la difesa del territorio, la tutela della salute, un profondo senso civico, sarebbero stati nel corso degli anni infiltrati anche un po’ ingenuamente da orde barbariche, BANDE le ha chiamate il Procuratore Generale che, invece, a differenza dei nobili valligiani, avrebbero attività finalizzata unicamente alla guerriglia contro lo Stato e all’aggressione delle sue istituzioni. A fronte di questa specie di cancro che si sarebbe inserito nel corpo dei valligiani la Procura di Torino in modo democratico e per tutelare i diritti di manifestazione dei valligiani ha esercitato l’azione penale nei casi in cui si sono verificati fatti che ha definito gravissimi e violenti. Ecco, allora questo è il quadro che è stato dipinto, io devo dire che oltre ai numeri che non corrispondono a verità occorre sottolineare un altro aspetto, intanto che la maggioranza dei procedimenti che occupano tantissimo l’attività di queste aule non sono procedimenti per fatti di violenza, e la gran parte degli imputati riguarda proprio i buoni valligiani, perché i valligiani incensurati coinvolti in questi procedimenti sono, per lo più bagatellari, sono tantissimi e vanno da un’età di 15 a 75 anni. Faccio alcuni esempi di indagati rinviati a giudizio per la violazione della famosa ordinanza prefettizia che ormai viene reiterata da 5 anni , per esser strumento di urgenza è un uso assai distorto… nonostante.. l’ordinanza, per fare un esempio, fa salvi i diritti dei proprietari… tra i destinatari dei decreti penali di condanna spesso ci sono dei proprietari che se vengono fermati in zona vengono comunque deferiti, devono trovarsi a fare opposizione al decreto penale di condanna o comunque difendersi… e sono decine, come casi di giornalisti rinviati a giudizio …
Presidente: può tornare a Nucera, possibilmente? perché è un discorso…
Avv: però l’ha fatto il Procuratore Generale e l’ha fatto a lungo, io lo faccio più breve ma vorrei che mi fosse concesso replicare, perché sennò diamo un’idea distorta di quella che è un’azione repressiva massiccia, non edulcorata, un’azione repressiva massiccia e quotidiana da parte della Procura della Repubblica. Gli ultimi due esempi più significativi, negli ultimi mesi abbiamo assistito a signore valligiane ultrasettantenni messe in misura cautelare con obbligo di firma per reati gravi, ma stiamo parlando di soggetti molto particolari e infine, vorrei ricordarlo,  la Procura di Torino è finita all’onore delle cronache per aver messo sotto processo e chiesto la reclusione per uno scrittore, un intellettuale come Erri De Luca
Presidente: la vicenda si è conclusa
Avv: la vicenda si è conclusa con l’assoluzione ma con la richiesta di 6 mesi di reclusione
Presidente: ma non dobbiamo parlare di quello!
Avv: ma ne ha parlato il Procuratore Generale!
Presidente: non ha parlato di questo!
Avv.: Certo,  ha omesso questo e ha parlato di quanto è stata brava la Procura della Repubblica nell’azione di “limitata repressione”, cosa non vera perché questi fatti dimostrano che invece l’azione è assai più diffusa di quanto descritto. Peraltro invece il procuratore ha precisato altresì che nell’unico caso e l’ha citato più volte, in cui la violenza è stata subita dai manifestanti, c’è stata anche una condanna… E’ vero, c’è stata, ma è stato condannato un agente che aveva praticamente una firma sul braccio e quindi era impossibile non identificarlo, ma le denunce e querele per i fatti avvenuti nei giorni in cui siamo a processo son ostate decine… ma o sono ferme o hanno trovato archiviazione perché non è stato possibile trovare l’autore del reato, stiamo parlando di decine e decine di querele e di denunce, questo per inquadrare quella che è stata l’attività della procura della repubblica rispetto alla quale si afferma continuità in un quadro, diciamo così, garantista.
DamicoPasso a questo punto alla posizione di Nucera. Richiamo essenzialmente le argomentazioni svolte dal mio codifensore, finalizzate alla richiesta di assoluzione ma credo che se non portino a dichiarare la non colpevolezza di Nucera quantomeno possano essere utilizzate ai fini di una più corretta commisurazione della pena ai fini del 183 c.p,, abbiamo chiesto applicazione di tutta una serie di circostanze attenuanti, art. 62.1,2,3,5. Mi soffermo brevemente sull’attenuante di cui all’art. 62.1, più sviluppata sia dagli altri difensori che dallo stesso procuratore generale. E credo che la figura di Mario Nucera sia una figura tipica la più palese per vedersi applicare questo tipo di attenuante, è il barbiere del paese da più di 40 anni, ormai ha 63 anni e vive da tantissimi anni a Bussoleno, è un padre di famiglia, è un incensurato che .. sconosciuto totalmente alle procure, alle aule di tribunali, alle questure. Quindi, pur non condividendo l’immagine delle orde  barbariche che si infiltrano del movimento devo dire che anche se fosse vera questa realtà certo Nucera non può essere ascritto a questo genere di bande, quindi cosa può aver mosso Mario Nucera? Io penso non possa essere stato mosso dall’idea di assaltare le istituzioni, combattere lo Stato, ma da quegli ideali che lo stesso PG ha riconosciuto come sottesi alla battaglia No TAV perché la questione non è, almeno ai fini dell’applicazione dell’art. 62n.1 non è la contrapposizione no tav –  si tav, ma eventualmente la valutazione di quelli che sono i motivi che determinano una persona come Mario Nucera ad ascriversi al variegato movimento no tav (…) e non possono che essere quei nobili motivi già citati dal Procuratore Generale di difesa del territorio, tutela della salute e senso civico (…)  Lo stesso discorso vale a maggior ragione per le cirocstanze attenuanti generiche (…). Sul risarcimento del danno: per quanto riguarda.. le provvisionali riconosciute alle parti civili persone fisiche, per il riconoscimento della provvisionale è necessario che sia stata raggiunta la prova del danno e che sia quantificabile quel danno, intanto premetto su una parte civile che è Congiu Claudio , per la quale è stata chiesta esclusione, ma faccio presente che relativamente a Congiu Claudio non abbiamo trovato alcuna documentazione medica in atti (…). Sappiamo che lui ha descritto un’aggressione, ha parlato di giorni di prognosi nella sua relazione ma poi non ha prodotto alcunché (…).  Quanto ai criteri utilizzati dal collegio io credo che soprattutto per le persone fisiche siamo nella pura arbitrarietà, a titolo di invalidità parziale temporanea min 25 euro max 50 euro giornalieri, non ho compreso come siano state graduate le varie fasi del danno biologico e quindi in assenza totale, perché ci troviamo in una assenza totale di qualsiasi riscontro medico, non ci sono perizie, non ci sono valutazioni di natura medico legale, quindi siamo ad un criterio che non è neanche equitativo, l’equitativo al limite lo utilizzi per il danno morale ma non puoi utilizzarlo per valutare il danno biologico (…)
Due parole su ministero interni e sindacato di polizia, semplicemente per dire che per quanto riguarda il ministero degli interni c’è una condanna generica al risarcimento del danno in quanto la stessa, lo stesso collegio di primo grado ci dice che (pagg.243-244) “in assenza di accertamenti medici specifici sull’effettiva durata della malattia contratta da ciascuno dei predetti pubblici dipendenti, si rimette la liquidazione del danno spettante a ciascuna parte offesa”, io ritengo in realtà che anche il riconoscimento del danno generico in questo caso non possa essere appunto riconosciuto, perché non è stato , forse qualcosa è stato allegato, certamente nulla è stato provato. Per quanto riguarda i sindacati di polizia la stessa sentenza a pag. 244 in riferimento a SIULP, SAP, UGL e SIAP, tra l’altro se non ricordo male l’avvocato di UGL ha chiesto passaggio in giudicato della sentenza in quanto non era stato fatto appello, per quanto riguarda Nucera sicuramente ci sono richieste anche della parte civile UGL. Allora, che cosa dice la sentenza, che le medesime parti civili non hanno offerto congruo supporto probatorio ai fini della liquidazione dei danni vantati. Ora, avrebbe dovuto terminare qui, invece nonostante si dica “non è stato offerto alcun congruo supporto probatorio”, in realtà non è stato offerto nessun supporto probatorio, le parti civili si sono costituite poi hanno rassegnato le loro conclusioni, in mezzo non c’è stato nulla in primo grado come non c’è stato nulla qui davanti, quindi nessun supporto probatorio. Mi chiedo come abbia potuto riconoscere il tribunale una provvisionare pari ad euro 500,00 per ciascuno dei sindacati, quindi 500 per quattro, basata sul “danno all’immagine” quando nulla è stato allegato in merito al danno all’immagine ma soprattutto nulla, nulla è stato provato in merito a questo tipo di danno. Richiamo i motivi di appello.

Prossima udienza 20 ottobre alle ore 9:10, mattino e pomeriggio, fino alle ore 16:30 nella maxi aula 1.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

Vedi anche:

 

No Tav: “Fu una vera azione di guerra e militare”, la requisitoria del Procuratore Generale sul 3 luglio 2011 – udienza 12 ottobre 2016

No Tav:”La sproporzione c’è ma a svantaggio delle forze dell’ordine”, la requisitoria del Procuratore Generale al maxi processo – appello (udienza 11 ottobre 2016)

“Fu reazione legittima ad atto arbitrario” – Seconda udienza appello maxi processo No Tav – 6 ottobre 2016

Divide et impera. Prima udienza appello maxi processo no tav, procedimento separato per cinque imputati

Sul nostro canale YouTube trovate inoltre i molti video pubblicati nel corso del maxiprocesso in primo grado e su questo blog trovate tutti i resoconti in diretta delle udienze del maxiprocesso in primo grado.

 

 

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