MB_Pecorella6 maggio ore 15 Tribunale di Torino, udienza processo a Marco Bruno per quanto avvenuto il febbraio 2012 in autostrada a Chianocco.
Alle ore 15.l0 inizia l’arringa dell’avv. della difesa Novaro, che ripercorre i fatti, l‘imputato è accusato di oltraggio a pubblico ufficiale., alla luce
a) del contesto spaziotemporale: una valdisusa da decenni in lotta contro un’opera inutile, costosa, dannosa per salute e ambiente e spettatrice da pochi giorni di una marcia di 40.000 persone, avvenuta il 25 febbraio, nonché della dubbia caduta dal traliccio, avvenuta il 26, dell’attivista e amico Luca Abbà;
b) della sovraesposizione eccezionale data dai media, con commenti spesso del tutto esagerati per non dire arbitrari, nei giorni successivi al fatto di cui si discute, ottenendo così l’effetto sapiente di spostare l’attenzione e dalla marcia e dalla gravità dell”incidente” di Luca e dello stato di militarizzazione e di violenza cui furono esposte le popolazioni della zona in quei giorni, uno per tutti il celebre episodio dell’incursione della polizia nel bar dove pensava poter cacciare qualche notav;
c) della memoria sugli eventi depositata nel libro “Pecorelle,lupi,sciacalli…” di aa.vv. tra cui voci culturali nazionali come Ascanio Celestini e Erri De Luca;
d) della configurazione stessa del reato di “oltraggio”, ormai quasi assente dai codici dei paesi civili, in quanto cascame degli anni Trenta del regime fascista, poi rimodernato da Maurizio Gasparri, e inteso quale “lesa maestà” di un potere autoritaristico e sacrale che la cultura odierna laica ben rifiuta, sostituendolo con “ingiuria”;
e) della modestia dell’offesa, che viene riassunta con i suoi significati generali contro la forza delle armi, contro la militarizzazione, e non la persona offesa in particolare anche in tono di sfottò ma estremamente lieve, configurandosi la semantica proprio del termine “pecorella”, cui peraltro seguì quel “ti vogliamo bene lo stesso”, insegna il dizionario, come chi non eserciti il senso critico necessario a sottrarsi a comandi ingiusti.
Con un’ultima precisazione circa le considerazioni del pm Quaglino che la volta scorsa aveva disturbato addirittura la trita e ritrita citazione di Pasolini sui militari “figli del popolo”, del tutto fuori luogo, tempo e contesto anche perché – ndr. Quando si cita occorrerebbe almeno aver letto il testo nella sua interezza – Pasolini continuava con critiche alla magistratura che non sarebbero piaciute alla pm , l’avv. Novaro chiude l’arringa chiedendo l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato.
Si associa l’avv. Cossa, che ribadisce le stesse argomentazioni, aggiungendo che il peso penale della cosiddetta ingiuria, se si considera il linguaggio in uso oggi e ai talk show e in parlamento, è del tutto irrilevante. E cita tra le diverse sentenze degli ultimi decenni il caso di un collega avvocato che nel 1972 si era permesso, fuori udienza, di criticare con blandi termini una sentenza che non riteneva equa, e che era stato per questo condannato. Preistoria, alla luce di quanto può oggi permettersi di valutare pubblicamente un expresidente del consiglio…
Sentenza ore 9 il 19/05 aula 59.

Maria Eleonora Forno TG Maddalena

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