Marinella_Simone14:20, l’aula 45 è stata aperta, entrano i difensori ed i tecnici che predispongono il videoproiettore. Oggi è prevista l’arringa finale della difesa, il processo si riferisce ai fatti di Coldimosso, 17 febbraio 2010.

14:36 ha inizio l’udienza. (se non avete tempo per leggere queste 6300 parole, gustatevi la sintesi di Eleonora Forno)
Novaro  spiega che verrà mostrato un video di 5 minuti. Il presidente, Dott.ssa Bersano, inizia l’appello per verificare la presenza/assenza degli imputati.

Avv.Novaro: per quanto concerne il capo A, assoluzione degli imputati Milan Paolo, Ventrella Andrea, Lorenzi, Carretto, Hosokawa, Da Ross e Bolognino e anche Milan Fabio. Per quanto concerne il capo 5 e capo 6 nuovamente richiesta assolutoria per tutti gli imputati (…). Idem per il capo 7. In subordine, quanto al reato di cui al capo 6, anche qui resto generico, ipotesi attenuanti di cui all’art. 116 c.p., e 114 c.p., attenuanti generiche 62bis per tutti gli imputati, attenuanti di cui all’art. 62 n.2 c.p., (… non si sente) ed esclusione della recidiva reiterata ai fini sanzionatori per Ventrella, Lorenzi, Cecur, Trentanelli, Callegaro e Ghezzi. (… non si sente)

Avv. Fattizzo per Negri Davide si aggiunge all’esclusione della recidiva reiterata ai fini sanzionatori.

Discussione sulla data della prossima udienza, si decide per il 16 dicembre alle ore 15:00, sempre aula 45, corridoio 17, per eventuali repliche e per il dispositivo della sentenza.
Avv.Novaro:
Il dato centrale di questa vicenda, spunto del quadro di ricostruzione degli eventi, è costituita dall’antecedente cronologico e causale costituito dagli incidenti avvenuti a coldimosso nella stessa giornata del 17 febbraio 2010. E’ evidente che quello che è capitato, in particolare il ferimento di due manifestanti, Simone Pettinati, ha costituito una fondamentale spinta al comportamento posto in essere dagli imputati. Occorre ragionare sui meccanismi psicologici che hanno determinato le condotte in campo poi riassunte dal PM per la formulazione dei capi d’imputazione. Nell’ambito delle scienze sociali c’è un orientamento… (….) per capire esattamente perché le condotte si sono sviluppate con queste modalità. Una traccia importante la trovo proprio nelle dichiarazioni di uno degli imputati, l’imputato Ventrella, nel tentativo di spiegare le sue condizioni di allora parla di Simone come “un suo compagno, uno con cui facciamo tutte le cose assieme”. E’ evidente che l’imputato era immerso in una serie di relazioni amicali, alcune anche cariche di significato che hanno delle ricadute sul dato politico e di militanza, perché un dato importante nelle mobilitazioni è l’identità collettiva, una spinta straordinariamente importante nelle mobilitazioni, quindi le reazioni sono in qualche modo correlate al tipo di ferita che viene inferta. E’ evidente che il ferimento di Simone Pettinati, fatto con quelle modalità, in una zona come la Valsusa che è un simbolo per gran parte dei movimenti sociali italiani, fatta con una carica della polizia che in maniera molto ruvida ha picchiato Pettinati, quel ferimento ed il rischio di vita che ne è susseguito (voci che si sono accavallate) ha costituito una situazione di straordinario allarme per tutti i suoi compagni che condividevano la militanza nell’area anarchica torinese. Questo stimolo è stato la molla che ha determinato l’intera vicenda. Il dato di partenza diceva che Pettinati è stato brutalmente picchiato, ha perso conoscenza, aveva una paresi alla gamba, trasferito da Susa a Torino. All’ospedale di Susa due imputati sono andati a parlare con i medici riferendo risposte per nulla tranquillizzanti “era grave e sembrava che i medici volessero nasconderci qualcosa”, si pensava quindi ad un pericolo di vita. Lo stesso vice questore Fusco ha riferito come questa vicenda sia stata amplificata dai siti e dalla radio che seguono il movimento. Un dato che in realtà è del tutto falso è socialmente vero quando ha delle ricadute sociali vere. Si parlava di rischio di vita quando magari non era a rischio di vita, anche se c’è stata una prognosi riservata… ma sta di fatto che la consapevolezza che i soggetti a Torino avevano era che fosse a rischio di vita, quindi ci si è convinti della veridicità di questo rischio. Noi dobbiamo ragionare sul fatto che erano convinti che Simone potesse rischiare la vita, quindi c’è stata una reazione sopra le righe, sicuramente con rilevanza penale, segnata alla radice da questo dato, la paura che il loro amico potesse morire. Con tutti i dati simbolici che caricano questa vicenda, una lotta politica condivisa da tutti, che questo venga fatto dalla polizia che viene vissuta come tutore dell’ordine contro una resistenza popolare-collettiva, con l’ulteriore dato che emerge dalle parole dell’imputato Da Ros, che in qualche modo ci sia il rischio dell’impunità per vicende di questo tipo! Non è il caso che nessuno abbia aperto un fascicolo per quanto capitato a Pettinati….   M’interessa la ricaduta sul piano della percezione soggettiva dei soggetti.
Partiamo dal capo di imputazione sub 3, quello che si riferisce alla condotta degli imputati Milan, Paolo e Fabio, Ventrella etc., di avere usato minacce e violenza nei confronti di alcuni appartenenti alla Digos, con insulti e minacce, per un intervento presso il PS delle Molinette per verificare la situazione sanitaria.. Ora, sul punto dobbiamo sentire l’intervento del teste D’Onofrio… “andammo alle Molinette per informarci meglio sulla diagnosi perché non sapevamo la prognosi”. Dopo di che la macchina si dirige verso il pronto soccorso delle molinette e qui c’è la vicenda del processo. La macchina viene individuata nell’androne, il teste ci dice che c’erano circa 15 persone che “impediscono il transito” e “una persona ci dice andate via pezzi di merda”. Il fratello Fabio avrebbe detto “ti facciamo fare la fine del finanziere” (riferendosi a lesioni avute per scontri in Valsusa, frase intimidatoria), “nessuna mediazione è stata possibile, non volevano farci transitare all’interno dell’area del PS”. Il teste D’Onofrio dice ancora di aver riconosciuto Carretto, Da Ros, Ventrella etc… e siccome nel capo d’imputazione compare anche Hosokawa questa è una chiara smentita sulla sua presenza. D’Onofrio ci dice ancora che la scena dura alcuni emotivi, ci parla di 3-5 minut, una lunghezza sicuramente lunga rispetto alle condotte in campo (minaccia, insulti e poi una retromarcia con cui la polizia si allontana). Viene enucleata a parte la condotta di Lorenzi, “sentinella nel P.S.”, che “quando la nostra macchina arriva smette di fare da sentinella e va a raggiungere il blocco”. Da Ros, a dichiarazione spontanea, dice “io sono stato identificato, ma quando arriva la macchina io non sono tra quelli che materialmente bloccano l’autovettura”. Ventrella dice “io a mia volta ho gridato di andare via ma non ho fatto in tempo ad avvicinarmi, c’era una sorta di blocco spontaneo, anche perché c’era già stata la Digos arrivata in qualche modo quando questi soggetti stazionavano nell’area antistante l’androne”. Poi la macchina sarebbe sostata per pochi secondi e andata via in retromarcia, un dato importante sulla durata della vicenda, diversa dai 5 minuti riferiti da D’Onofrio. L’imputato Milan dice che nessuno ha circondato la macchina, anche perché “se l’avessimo circondata avrebbero dovuto investire qualcuno per andare via”. Quindi abbiamo 3 tipi di condotte, insulti, minacce e interposizione. Non credo di dover ricordare al tribunale come ragioniamo nell’ambito di un reato di folla, nel quale ciascuno collabora e interviene sulla base di motivazioni personali, di scelte momentanee, di condotte che vengono decise e maturate li’ per li… allora il problema è riuscire a diversificare le responsabilità penali, nel momento in cui ci possono essere dei soggetti che convergono in quel luogo ma che non hanno l’intenzione di cacciare la macchina della digos, di minacciarla o di insultare il personale all’interno della macchina. Il classico concorso di reato in situazioni di conflitto di bassa soglia, di bassa intensità.. Non c’è stata violenza, non c’è stato uso della forza, ma minacce, insulti e interposizione.
Eccezion fatta per due imputati, per i quai abbiamo minacce e insulti, per gli altri non abbiamo neanche l’interposizione. Se la sola circostanza di essere presenti li’ può essere tale da attribuire un significato intimidatorio è evidente che non c’è partita, perché i soggetti aspettavano l’ambulanza e certo non erano contenti dell’arrivo dell’auto della polizia. Il problema è che tutti si interpongono fisicamente, pur senza alcuna minaccia. E’ sufficiente l’interposizione fisica, senza un esercizio di energia fisica contro qualcuno ad integrare il discorso del 336, visto che minacce ci sono state solo da parte di uno? Gli altri si sono limitati ad interporsi fisicamente, una pratica politica tutta non violenta, poi mi si potrà dire che c’è un contesto di intimidazione, ma deve riguardare per forza tutte le persone che sono sopraggiunte li’ ? Su quali basi possiamo dire che tutti i soggetti arrivati li’ volessero interporsi per fermare la polizia?

Bisogna capire se anche i soggetti che non hanno fatto nulla possano essere in qualche modo ritenuti responsabili di un reato di violenza o minaccia, la mia risposta non può che essere negativa, nel senso che credo ci debba essere un contributo causale diretto alla realizzazione del reato. Può essere interpretato diversamente a seconda dei soggetti.

In assenza di elementi che contraddistinguono, il quadro probatorio non consente di arrivare ad una condanna al di là di ogni ragionevole dubbio. Di fronte ad un’azione che è un’azione atipica rispetto al 336, dovrete specificare su quali basi si possano tenere responsabili i singoli soggetti. Mi sembra si debba quindi arrivare all’assoluzione dei soggetti per i quali non è stato detto assolutamente nulla, in assenza di elementi specifici io non posso dire che la presenza di tizio e caio fosse una presenza finalizzata a rafforzare un intento criminoso altrui, perché questo rafforzamento deve evincersi attraverso condotte concrete e qui non ne abbiamo. quindi la mia richiesta è assolutoria anzitutto per non aver commesso il fatto. Credo che un discorso parzialmente analogo debba poter essere fatto anche per la posizione di Paolo Milan il quale si limita ad insultare, ma insultare non significa minacciare o esercitare violenza….  Io credo che l’esperienza normale di queste vicende ci insegni come in quei frangenti nessuno si aspetta di essere rafforzato da altri, si va con la propria intenzione che non è influenzabile dalla frase detta da uno o dall’altro…. Diversa è la posizione di Fabio Milan che avrebbe proferito, secondo il teste, una minaccia diretta nei confronti del poliziotto. Qui bisogna stabilire se quella fosse una minaccia diretta ad evitare il comportamento dei P.U. oppure no, io sosterrò che è una minaccia oltraggiosa ma senza l’intento di coartarli rispetto alla volontà di esecuzione di un loro atto di ufficio. Vorrei provare a citarvi alcune sentenze recenti della Cassazione in tema di 337 e 336,su questo discrimine tra uno sfogo di sentimenti nei confronti delle forze dell’ordine, una sentenza del 2003 la 37042 ( vengono lette alcune sentenze).

Se io provo a ragionare sul quadro introduttivo che ho delineato, sullo stato emotivo dei soggetti preoccupati per la situazione sanitaria di Simone, è un atteggiamento evidentemente di grande ostilità nei confronti delle FdO genericamente intese. A me sembra che quell’unica frase di Fabio Milan sia una frase di ostilità nei confronti dei P.U., ma non una frase che sia andata a coartare la volontà dei P.U, quella è stata impedita dalla presenza fisica di soggetti ma realizzata con modalità non violente, con l’interposizione corporale. (……)

Vado rapidamente al capo d’imputazione sub5 e sub6 che sono i più rilevanti per il peso sanzionatorio. Il quadro probatorio è costituito da elementi di natura dichiarativa, Lodico e Vergano che sono i due testi principali, le dichiarazioni degli imputati e poi i testi a difesa che ci hanno raccontato il frammento che si svolge all’interno del pronto soccorso. L’altro elemento è il filmato nell’androne del pronto soccorso, dove si svolge la parte più rilevante della vicenda. Vediamo di identificare i diversi passaggi poi vi mostrerei alcune immagini x dettagliare sulle singole responsabilità. Noi possiamo segmentare, sezionare l’intera vicenda in 6 tappe: l’arrivo dell’ambulanza, la discesa dei due personaggi, i testi, i quali poi si allontanano per acquisire notizie su Pettinati, l’episodio all’interno che puo’ essere segmentato in due episodi, il confronto con il personale medico e i genitori di Pettinati, l’uscita dalle sale mediche con spinte calci e insulti verso i due poliziotti e poi la fase finale con la sottrazione dell’agenda. Vediamo le dichiarazioni dei due testi d’accusa che ci dicono di essere scesi per avere notizie sulla salute di Pettinati, accolti da persone che hanno iniziato a “insultare”, riferiscono di calci, pugni e spintoni, e poi vengono “cacciati dall’area interna”, come si vede dalle immagini si vede…  che vengono spinti all’esterno, e si vede un soggetto che dà un calcio nel posteriore di uno dei poliziotti. Credo di dover segnalare come nel racconto dei due testi viene completamente omessa la parte del confronto con il personale medico. Io direi che non a caso viene obliterata nel senso che la condotta dei PU viene descritta con connotazioni di scarsa sensibilità rispetto al contesto che era in quel momento. Vorrei enucleare gli episodi… Vergano riconosce tre soggetti, l’imputato Ventrella “era quello che ci fronteggiava maggiormente” e quindi ha avuto un ruolo di spicco nel pronto soccorso, foto n.22 viene identificato un soggetto la cui identità viene ricondotta a Callegaro, il quale (dice Vergano) “dà due o tre spintoni per farmi uscire”… dice anche di averlo poi riconosciuto dall’album fotografico. In effetti quello che capita dentro il pronto soccorso noi non lo sappiamo perché non abbiamo immagini, ma il teste poi dice che “forse il soggetto identificato con cappellino x e giacca Y potrebbe essere il soggetto, ma non ne sono sicuro”… Poi il PM mostra un altro spezzone del filmato (22:53:24) e mostra un altro soggetto che si trova subito dietro la macchina e lui dice nuovamente “potrebbe essere lo stesso soggetto identificato vicino alla porta rossa” perché come corporatura e vestiario potrebbe essere assimilabile. Dopo di che identifica un terzo soggetto, che avrebbe dato un calcio all’agenda del collega. Ribadisce che “fa cadere l’agenda” (il famoso calcio)… (riferito a Saverio Antonioni) e poi il teste aggiunge un particolare “l’ho visto proprio perché il soggetto stava di fronte a me”, ma il riconoscimento è sbagliato, Antonioni non è presente… Quindi questa è un’indicazione errata, del tutto comprensibile. Tutti noi sappiamo qual è la debolezza della memoria e la difficoltà a dover ricostruire, quando si viene aggrediti, un dettaglio, come i volti di chi ha aggredito. Il teste ricorda gli insulti, gli sputi, ricorda di aver schivato un pugno, dice anche di essere stato colpito da alcuni calci da una ragazza, di essere stato colpito nell’androne da un altro calcio (e qui ci sono le immagini) poi dice di aver subito un calcio alla mano che avrebbe determinato la caduta dell’agenda, e subito dopo qualcuno si sarebbe avvicinato  e gli avrebbe detto “non rompere i coglioni, te ne devi andare”, il soggetto qui sarebbe Luca Ghezzi, a suo dire colui che gli dice quella frase nel tentativo di farlo andare via. Poi riconosce Elisa Lorenzi come la ragazza che gli avrebbe dato il calcio nel triage, e non abbiamo elementi che contraddicano questa fase. Poi Antonioni Saverio.. ma il teste non dice che gli avrebbe dato il calcio per fargli cadere l’agenda… E qui c’è una pacifica discrasia tra le dichiarazioni dei due testi e qui il filmato ci consente di dire che non è stato Antonioni a dare il calcio. (….)

Vediamo rapidamente i testi a difesa e poi vediamo il filmato. I testi raccontano con dovizia di particolari la fase all’interno del pronto soccorso, che ha una rilevanza considerando le attenuanti generiche. La mamma di Simone Pettinati parla del clima generale della vicenda, vi risparmio le considerazioni sull’ansia di una madre… la signora ricorda di aver tentato di parlare con un medico, e di aver visto che c’era anche un poliziotto, ricorda che il medico si sarebbe rivolto agli astanti dicendo “adesso ve ne andate tutti perché io devo lavorare”, lei avrebbe detto “ma se me ne vado io se ne va anche lui” e avrebbe ottenuto l’allontanamento del poliziotto, rimanendo accanto al figlio. Il padre ricorda la stessa cosa…. Simone Pettinati ricorda invece 2 poliziotti all’interno della stanza, ricorda di essersi trovato con un medico, con la madre e con due agenti accanto. Ricorda che la madre voleva stare accanto al figlio e chiedeva che se ne andassero i poliziotti. Le discrepanze possono essere risolte con la testimonianza di Elena, la fidanzata di Simone all’epoca dei fatti. Lei ricorda l’arrivo dei due poliziotti che le sembrò “fuori luogo” considerando le condizioni di Simone, gli amici erano “surriscaldati”… Dice anche di ricordare che i due agenti sembravano essere entrati ma uno era subito uscito, ne era rimasto uno che sarebbe poi stato fatto uscire dal medico.
Cecur dice “l’ultima cosa che avevamo voglia di avere intorno in quel momento erano i poliziotti”… altri testi ricordano che i poliziotti pretendevano di bypassare tutti, con atteggiamenti di scarsa sensibilità o forse scarsa consapevolezza della situazione in quel momento… dal punto di vista emotivo. Di fatto la prestesa di andare a sentire Pettinati in quel contesto viene fortemente contrastata da tutti gli imputati. Allora io credo che tutto questo debba avere una rilevanza penale ma sul piano emotivo e umano voi dovrete fare i conti con questa situazione… Ritorno alle frasi iniziali, il meccanismo è quello di una ferita collettiva di identità collettiva a cui si risponde ovviamente cacciando i poliziotti che si sono avvicinati al loro amico, questo ha ricadute sulla rilevanza penale ma vorrei che il meccanismo psicologico fosse assolutamente chiaro.

Vi dico subito che l’ambulanza arriva alle 23:04, la polizia due minuti dopo, alle 23:06 e i poliziotti entrano alle 23:07…. ne escono alle 23:09, passano quindi 2 minuti, compatibili con il racconto (entrano dal medico, chiedono e vengono spintonati fuori), meno compatibile con il racconto dei testi dell’accusa, perché in due minuti e mezzo… (…).

Vediamo cosa emerge dal filmato (si spengono le luci e parte un video, visibile solo dai giudici, non dal lato pubblico)

Il momento significativo è alle 23:09:19, si vedrà l’uscita dei due poliziotti spintonati da alcuni soggetti. Vorrei farvi vedere complessivamente i 30 secondi di filmato e poi andare sulle singole posizioni. Qui abbiamo i poliziotti che vengono spintonati, si vede il calcio che viene dato da un soggetto che poi viene identificato in Antonioni alle 23:09:25, il passaggio successivo dopo 10 secondi si vedono i due agenti, uno dei quali già salito in macchina e l’altro circondato dai soggetti che lo volevano mandare via. Andiamo avanti, i soggetti inseguono il poliziotto e dopo 4 secondi… ecco, in questa zona qua il poliziotto è completamente circondato, e qui cadono i fogli perché qualcuno l’ha già colpito con un calcio… qui a 45 si vede il foglio già per terra e a 49 l’imputato Ventrella che darà un calcio all’agenda che per ora non si intravede ma si vedrà tra 3 secondi.. L’agenda viene avanti, ma Ventrella torna verso l’area dove c’erano i compagni, e colpisce nuovamente i fogli che sono per terra. A 23:10:13 vedrete un soggetto mai identificato, con i jeans azzurri, che raccoglie tutti i fogli. Tra un secondo questa signora, che non è imputata, raccoglie a sua volta il foglio e glielo dà in mano… al soggetto con i jeans azzurri, il quale avanza e riceva da Hosokawa l’agenda che Ventrella aveva calciato, che gli dà in mano. Di Ventrella ho già detto, le indicazioni cronologiche sono quelle che vi ho dato prima…  Vediamo invece, ritornando a 23:09:19, il comportamento di Antonioni, erroneamente collocato in questa zona qua, mentre vedrete come Antonioni resta sempre in questa zona senza arrivare nella zona dove si trovano i suoi compagni. 23:09:21 … si vede un gruppo di persone uscire di qua, e il soggetto che dà una prima spinta e poi il calcio è sicuramente Antonioni, tant’è che i poliziotti lo identificano immediatamente. Qui si vede l’uscita e questo è il calcio, 23:09:25 che Antonioni dà… Ad un certo punto si sposta e arriverà ancora un metro più avanti per poi tornare indietro, non c’è alcun dubbio che questo sia Antonioni… Possiamo dire che abbia cooperato in un reato di rapina nel tentativo di sottrarre l’agenda? Risposta positiva se consideriamo la testimonianza di Vergano, ma Antonioni non è quel soggetto… (…).

Dalla caduta del foglio Antonioni si avvicina e poi torna indietro, non è sicuramente il soggetto che dà il calcio… Ventrella dà un calcio all’agenda, ma poi torna indietro… Vediamo invece Hosokawa, un soggetto che a sua volta resta spostato all’indietro rispetto agli altri, cioé non è tra i soggetti che vanno in avanti verso i poliziotti.  Gli altri soggetti vanno avanti, lui resta indietro. a 23:09:40 il poliziotto è completamente circondato, e 2 secondi dopo cade il primo foglio per terra. in questo momento li’ c’è una macchia bianca, è caduta l’agenda con il primo foglio, e Hosokawa si trova a qualche metro dall’agente che è completamente circondato, fatto che impedisce ad Hosokawa di vedere cosa sta succedendo. Poi Hosokawa avanza ancora, quando Ventrella prenderà a calci tutto, Hosokawa torna indietro , si defila dal gruppo e poi si sposterà quando arriverà il signore con i jeans azzurri a raccogliere l’agenda che si trova qui.

Provo ad arrivare a conclusioni specifiche. A me sembra evidente…. Il primo dato è che non c’è un contesto di premeditazione, la vicenda si sviluppa con modalità estemporanee, non c’è qualcuno che decide di appropriarsi dell’agenda del poliziotto, è uno sviluppo improvvisato. I tempi sono quelli che ho provato a definire prima. Nei due secondi che intercorrono tra i secondi 40 e 42 qualcuno ha colpito con un calcio il poliziotto, ma in soli 2 secondi il calcio dato da sconosciuto mi fa pensare ad un’iniziativa di un unico soggetto. Credo anche di poter dire che quello non era un calcio orientato a fargli mollare l’agenda, ma generato da un sentimento di ostilità, un gesto non finalizzato a sottrarre alcunché. Chi sia il soggetto che dà questo calcio noi oggi non lo sappiamo, perché l’agente non riesce a dare indicazioni. Cade per terra l’agenda e poi lo sviluppo è che Ventrella dà il calcio, un soggetto recupera l’agenda etc etc. Si tratta di un reato a condotta frazionata, che coinvolge il primo che colpisce con un calcio la mano (non identificato), il secondo è quello che disperde quei fogli (Ventrella) il terzo (non sappiamo chi sia) è il soggetto con i jeans azzurri, che è consapevole del fatto che l’agenda è caduta di mano, e si appropria dell’agenda. Viene poi aiutato da un soggetto esterno, la donna di cui parlavo prima, e poi dallo stesso Hosokawa che tornando sui suoi passi vede l’agenda, la raccoglie e gliela dà. Infine c’è un quinto soggetto che si interpone, secondo le dichiarazioni di Lodico, che lo insulta e lo manda via.
Dobbiamo ragionare in termini concorsuali ma di fronte ad un reato commesso con una condotta frazionata e diluita nel tempo.Bisogna quindi capire se le diverse condotte hanno fornito un contribuito causale al reato di rapina, che prevede una violenza verso il P.U. e poi l’appropriazione dell’agenda. Sul piano del contributo causale io credo si possa dire che quasi tutte le condotte costituiscono un contributo causale efficiente al reato (…).  Il problema è che noi non possiamo limitarci a ragionare in termini di condotta materiale, ma in termini di reato concorsuale…. la coscienza e volontà del fatto criminoso, e poi occorre ragionare in termini di volontà di concorrere con altri per  la realizzazione di un reato comune. Ma coscienza e volontà… ci devono essere. Come si fa a ritenere provato un elemento così impalpabile e tutto interno alla volontà di un soggetto come il dolo? (…)

Ventrella dà un contributo materiale attraverso il calcio all’agenda e ai fogli. Mi pare evidente che Ventrella non voglia appropriarsi di alcunché, segue con lo sguardo l’agenda ma non va a raggiungerla, per cui se Ventrella avesse avuto l’intenzione di appropriarsene avrebbe potuto fatto, invece la vede, torna sui suoi passi e dà un calcio anche a quei fogli, un atteggiamento orientato a sanzionare e dimostrare ostilità ma non ad appropriarsi di quell’agenda. non credo si possa ragionare neanche in chiave di concorso anomalo, che richiede un nesso condizionalistico e una valutazione di prevedibilità dell’evento finale. (…). Il 116, concorso anomalo, vale anche quando il reato assume connotazioni diverse rispetto a quello inizialmente deciso. Qui nessuno decide nulla premeditatamente, ma la vicenda si sviluppa in modo imprevedibile. Ventrella è colui che allontana l’agenda dalla sfera di disponibilità del soggetto che la deteneva ma non viene recuperata da Ventrella, e nemmeno si può dire che quell’appropriazione finale fatta dal soggetto con i jeans azzurri fosse uno sviluppo prevedibile. Siccome la prevedibililtà va vissuta, ragionata e valutata in concreto e non sulla base di rapporti astratti, nemmeno il concorso anomalo può essere chiamato in causa per la posizione di Ventrella e di altri imputati.

Possiamo ragionare in termini di contributo causale forse perché c’è l’allontanamento, ma un contributo causale molto indiretto, non colpisce l’agenda ma i fogli…. evidentemente con rabbia, e qui di nuovo l’aspetto psicologico, ma non è prevedibile che poi qualcuno compia quelle condotte, quindi Ventrella non può essere coinvolto in un reato concorsuale di rapina, ne consegue una richiesta di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Per Hosokawa vale lo stesso ragionamento, il contributo di Hosokawa sta tutto interno al 114 c.p,. fa un unico gesto, quando il ragazzo con i jeans azzurri si china, si china a sua volta per prendere l’agenda e gliela dà in mano, anticipando il gesto del ragazzo con i jeans azzurri. Ma a monte credo non si possa nemmeno parlare di responsabilità concorsuale di Hosokawa perché anche qui manca la consapevolezza, Hosokawa resta distaccato, è in posizione defilata a 4, 5 metri quando il gruppo circonda il poliziotto, i due secondi dopo quando cadono i fogli lui è a 5 metri ed ha la visuale oscurata, non vede il calcio, non vede la violenza attuata nei confronti del poliziotto, non ci sono scambi verbali… ciascun soggetto si muove autonomamente senza interloquire minimamente con gli altri, quindi Hosokawa probabilmente non ha nemmeno visto la caduta dei fogli e dell’agenda… Hosokawa si riporta poi nella zona iniziale vicino al triage e ad un certo punto, vedendo il soggetto che raccoglie il materiale, si avvicina all’agenda , la raccoglie e gliela dà in mano, ma gli manca la consapevolezza della fase causale iniziale, quindi mi pare di poter chiedere al tribunale una valutazione sul piano della consapevolezza, quindi richiesta assolutoria con la stessa formula di Ventrella.
Antonioni ho già detto, viene inserito erroneamente in quel gruppetto, ma  non è li… si avvicina all’ambulanza, non è quello che dà il calcio all’agenda. Antonioni non c’entra nulla con quel segmento, è responsabile delle fasi precedenti ma non in questa fase della rapina. Ghezzi viene coinvolto come colui che sarebbe intervenuto alla fine mettendosi a pochi cm di distanza dal soggetto che ha subito il calcio e gli avrebbe detto con insulto “te ne devi andare”. Ma qui voi non avete alcun elemento che ci consenta di dire che è Ghezzi… abbiamo delle dichiarazioni rese dai coimputati che lo collocano in una zona diversa e non nel gruppo di persone che circondano l’agente, ovviamente il tribunale dovrà valutare queste dichiarazioni soppesando l’aiuto che i coimputati vogliono dare all’imputato, ma voi m’insegnate che il meccanismo di ricordo non è un meccanismo che mi consente di recuperare da un archivio fotografico delle immagini, ma è un processo che parte da una sollecitazione…. è evidente che l’agente Lodico ha fotografato l’immagine di Ghezzi, ma io credo che non si possa attribuire tanta sicurezza a questo tipo di ricostruzione.  Al di là dell’identificazione nominativa mi pare rischioso ricondurre a condotte giuridiche sulla base del ricordo di un unico teste…. Noi sappiamo che Ghezzi affronta l’agente Lodico alla fine dicendogli “te ne devi andare” ma è un atteggiamento che sta dentro quell’ostilità di cui abbiamo ragionato prima, per arrivare alla conclusione che voglia “salvaguardare il bottino” bisognerebbe ricostruire la sua consapevolezza che quell’agenda fosse stata sottratta.. (…)

Il bottino però era già stato assicurato, il ragazzo dai jeans azzurri si era già allontanato con l’agenda…. L’atteggiamento di Ghezzi era sì di disprezzo, ma è il frutto di quella situazione emotiva in cui si trovava Ghezzi. Di fronte al fatto che l’agenda è già stata sottratta, voi mi spiegate che senso ha pararsi di fronte all’agente e dirgli “te ne devi andare”?

Qui il problema è che la sua condotta è invece orientata da quel sentimento che vi spiegavo prima, cosa avvalorata dal fatto che il ragazzo con i jeans azzurri se n’è già andato con l’agenda. E’ evidente che l’atteggiamento di minaccia semmai  può essere funzionale ad un 336 c.p,, ma la rapina non c’entra nulla. Richiesta assolutoria perché il fatto non costituisce reato o addirittura per non aver commesso il fatto. Ultimo soggetto, la posizione di Callegaro. Alcune precisazioni, anche se credo che Callegaro debba essere assolto. Callegaro viene identificato da parte dei testi come un soggetto , lo dice il teste Vergano, “quello che mi dà due o tre spintoni per farmi uscire”, quindi la sua condotta è tutta all’interno del triage del pronto soccorso, il soggetto non viene riconosciuto da Lodico, l’unico teste è Vergano, allora come si fa ad inserire Callegaro nell’area della rapina? Magari è uscito, ha assistito, ma i testi non riconducono la sua posizione al gruppo di soggetti che circondano l’agente. Ho detto prima che c’è questo faticoso tentativo di riconoscere Callegaro nella persona che ad un certo punto compare vicino alla porta e poi in un altro filmato vicino alla ruota di una macchina blu, io credo che quel soggetto non sia Callegaro, il teste è stato prudente dicendo che “gli assomiglia” ma “non è sicuro che sia lui”.  Lo stesso soggetto lo si trova subito dopo che la vicenda è conclusa, che si toglie il cappuccio e si vede che è un soggetto con i capelli molto chiari che non è Callegaro.  Si profila un’ipotesi assolutoria per non aver commesso il fatto, perché non è stato in nessun modo coinvolto nella vicenda.
Rispetto al capo 5 vi ripropongo le stesse osservazioni che ho fatto prima, quegli atteggiamenti di ostilità continuativa (…) …. Chiedo quindi la formula assolutoria perché il fatto non sussiste. Se invece riterrete che quei comportamenti materiali siano funzionari a cacciare i pubblici ufficiali per non fargli commettere un atto d’ufficio, allora ci sarebbe responsabilità penale degli imputati che credo vada calibrata in questo contesto psicologico, sicuramente per Callegaro avete le dichiarazioni di Vergano, pacifica anche la responsabilità di Lorenzi che avrebbe dato calci alla gamba dell’agente Lodico, per Ghezzi abbiamo la parte finale, è il soggetto che pronuncia una frase minacciosa, ma io la leggo al contesto precedente, siamo di fronte ad una mera contrapposizione finale quando ormai i giochi sono fatti, sotto questo profilo quindi ulteriore richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto. Per Ventrella è più complicato, viene visto come uno dei responsabili della vicenda, descritto come uno di quelli che “più di altri si erano attivati” ma non gli si imputa alcuna condotta specifica.  Manca una base materiale…allora abbiamo una richiesta assolutoria ulteriore per non aver commesso il fatto. Manca invece un capo d’imputazione per un sicuro protagonista, che è Antonioni, che però in quei capi d’imputazione non compare, comparendo invece nella rapina.  Voi non potrete passare dalla rapina al 336 perché la condotta materiale potrebbe in parte coincidere ma stiamo parlando di condotte diverse, potrebbe essere una svista del PM, probabilmente indotto in errore dalle iniziali dichiarazioni di Vergano, che lo colloca nella rapina ma non nell’altra scena, quindi Antonioni doveva andare come imputato nel capo 5 ma non nel capo 6, ma voi non potete derubricare il reato perché si tratta di fattispecie in alcun modo compatibili.
Arriviamo alle conclusioni in via di subordine, concedere a tutti le attenuanti generiche, per il ragionamento che facevo prima, i tribunali di Torino sono abituati a trattare episodi di resistenza e violenza a p.u., con vicende di piazza ma non con un dato emotivo così forte come in questa vicenda dove abbiamo un atteggiamento di grande rabbia degli imputati, se non si danno le attenuanti generiche in una vicenda di questo tipo io mi chiedo quando si danno…  Il fatto materiale mi sembra un fatto di non particolare gravità… e queste stesse osservazioni consentono di dire che le attenuanti generiche devono essere date per ridimensionare la pena rispetto a quello che è il fatto  concreto. Uno degli elementi forti è l’intensità del dolo, se ragiono in termini di dolo e di motivazioni è evidente che in questa vicenda ci sono motivi forti che hanno ispirato queste condotte e che sono motivi umanamente comprensibili. (…)

Lo stato d’ira è comprensibile, è frutto di un atteggiamento tenuto da altri…  e, sul rispetto delle norme sociali, va considerata anche la tutela della privacy di un soggetto in condizioni gravi, come era Simone… questo consente di ritenere ingiusto il tentativo di bypassare tutti per andare ad acquisire informazioni, bypassare anche i genitori di Pettinati, ma ancor prima le precarie condizioni di Pettinati, condizioni generate dalle forze dell’ordine. (…)

Aggiungo una riflessione ulteriore, a me è capitato in altre vicende di insistere per l’attenuante di cui alla 62, i giudici di merito hanno respinto le mie richieste ma poi la cassazione ha annullato una sentenza della corte d’appello di Torino, e ha riconosciuto l’attenuante in questione (….).

La recidiva reiterata ostacola in qualche modo la possibilità di questa riduzione sanzionatoria, a me sembra che l’unicità di questa vicenda consenta di dire che qui non siamo di fronte ad un dato di maggior pericolosità degli imputati coinvolti, è una vicenda particolare che ha caratteristiche specifiche che la differenziano da altre vicenda, siccome non mi sembra dimostrazione di una maggior pericolosità ma c’è un contesto psicologico particolare, credo possa esser esclusa la recidiva reiterata per un’attenuante per una riduzione sanzionatoria.
Avv.Fittizzo per Negri (capo 7): ritengo che le condotte tenute dagli imputati non possono rientrare nell’art. 610 del c.p. (…). L’avvocato ripercorre in sintesi le valutazioni fatte inizialmente da Novaro. (non si sente) Viene citata la testimonianza di Mussi, che parla di una “manifestazione tranquilla”, Mussi capisce, interloquendo con i soggetti, che la ragione di quella manifestazione è rallentare l’uscita del quotidiano La Stampa, lo stesso Mussi dice di restare da solo per un’ora e mezza, quindi non ritiene di dover chiamare soccorsi o aiuto, non ravvisando alcun pericolo. Sulle condotte tenute dai soggetti dice ” non è che fossero incatenati, si muovevano e, volendo, facevano passare”. Altro dato assolutamente importante e da evidenziare è che durante tutto il lasso temporale evidentemente vi è un cambio di turno e ci sono lavoratori che entrano ed escono dalla struttura (La Stampa) e addirittura si vedrà un furgone che entra ed un’autoambulanza che si avvicina…. Durante tutto l’arco temporale l’atteggiamento dei soggetti viene descritto dai due testi come “tranquillo” e “normale”, vi è una condotta di “stazionamento” o di “movimento” nei pressi del sito. Reviglio utilizza le stesse espressioni, lui ha una visione più lontana della scena, rimanendo dalla guardiola può controllare anche i monitor…. e riferisce di ragazzi molto tranquilli, al contrario degli autisti, i padroncini, assolutamente nervosi… sarà Reviglio a tranquillizzare gil autisti e a predisporre la chiusura degli altri due passi carrai e a non farli utilizzare.  La spiegazione che viene data dal Reviglio è quella  di evitare, dal momento “che non vi era nessuna intenzione di fare uscire i furgoni da altri passi carrai”, lui ritiene che la situazione sia talmente tranquilla e risolvibile che non vuole dare adito a sospetti e fa chiudere tutti i passi carrai perché ritiene che la situazione sia risolvibile. La situazione rimane sotto controllo anche nel momento in cui arrivano le forze dell’ordine.  I soggetti probabilmente possono aver rallentato la distribuzione con la protesta ma sicuramente non vi era la volontà di impedire la distribuzione coartando con violenza e minaccia, come nell’ipotesi accusatoria, la volontà dei soggetti passivi. Ritengo che non si possa non ragionare sulle singole condotte tenute dai singoli imputati. Dalle dichiarazioni rese dai testimoni risulta che di fronte alla struttura vi erano una ventina o una trentina di persona, di queste ne vengono identificati 16 a cui viene contestato il capo 7, identificati e denunciati per l’art.610 e l’identificazione avviene con la visione a posteriori dei filmati e attraverso un’identificazione visiva immediata di agenti della Digos che sono intervenuti, Borgese e D’Onofrio.  Quest’individuazione avviene sulla base di conoscenza, non sono stati identificati chiedendo i documenti, ma individuati per la conoscenza pregressa e non per una particolare condotta violenta o minacciosa posta in essere, questo non emerge neanche dal racconto di Reviglio o di Mussi, non si riesce ad individuare le singole condotte tenute dai singoli soggetti. Quindi, non essendo stato possibile ricostruire in istruttoria dibattimentale la condotta tenuta dai singoli, la mera presenza non può provare il concorso di persone al reato…  Non si può dire che le persone che sono sopraggiunte di fronte alla struttura di via giordano bruno avessero tutte la medesima intenzione, ci sono persone sopraggiunte in tempi diverse, ci sono persone che (lo testimoniano anche gli agenti) sono arrivate in un secondo momento rispetto a tutti gli altri.

Quindi è impossibile evidenziare e distinguere le diverse condotte, si rischia di arrivare ad un appiattimento di tante condotte tra loro differenti, di soggetti arrivati in tempi diversi, di soggetti che erano al di là della strada, sul marciapiede, quindi ritengo che non si possa appiattire la condotta, ritengo si debba pervenire ad una pronuncia assolutoria, non perché il fatto non costituisce reato ma perché il fatto non sussiste… (…).

La distribuzione di fatto parte ed avviene compiutamente, non si verifica quell’evento dell’ipotesi accusatoria, ovvero il blocco della distribuzione del reato, pertanto può essere riqualificato il fatto come tentativo di violenza privata…. La pena, per l’assoluta non particolare gravità, può essere contenuta entro i minimi assoluti, con le attenuanti generiche nella massima estensione, questo alla luce sia della giovane età del Negri, sia alla non specificità dei precedenti con gravità contenuta e risalenti al 2005,  e ritengo che, altro motivo per cui possono essere concesse le attenuanti generiche, sia l’allontanamento del Negri negli ultimi anni dalla militanza politica, Negri vive ormai fuori Torino, ormai ha un lavoro e non si è più evidenziato per la partecipazione a particolari azioni. Ritengo possa essere concessa la pena pecuniaria e la sospensione condizionale della pena.
Novaro si unisce alla richiesta per tutti gli imputati che hanno soltanto il 610,

L’udienza termina alle 16:44. Ricordiamo che la prossima udienza sarà il 16 dicembre alle ore 15:00, sempre aula 45, corridoio 17, per eventuali repliche e per il dispositivo della sentenza.

Simonetta Zandiri  – TGMaddalena

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  3. eleonora forno

    è estremamente istruttivo seguire queste udienze, e ritengo di poter ancora esprimere un giudizio non tanto sulla durezza delle sentenze, evidenti a chiunque e di cui spero molti disserteranno specialmente dopo che avremo a disposizione le motivazioni, quanto sullo scenario complessivo del Palazzo di Giustizia, sulle regole vetuste che potrebbero anche essere accettate in nome del rispetto, che però si deve esigere essere reciproco. I cittadini ben volentieri si alzeranno in piedi quando entra la Corte, ma la Corte cerchi di leggere le sentenze in maniera più umana, elencando gli anni di condanna non come fossero noccioline, scandendo con lentezza i nomi dei condannati e gli articoli del codice non come fosse una burocrazia inutile da finire al più presto. Ci sono di mezzo tante vite