Alle ore 9:15 dopo l’appello inizia l’arringa dell’avv. Ianniello, difesa ufficio di PIA Valerio , che brevemente fa istanza di assoluzione per il suo assistito. Pur non avendolo potuto incontrare, l’avv. ha maturato che non si può sganciare la discussione sul capo d’imputazione dal contesto della mobilitazione Notav, dell’opera contestata, si ain termini di responsabilità pe3nale che delle attenuanti che di norma vengono concesse. Pia Valerio in particolare il 3 luglio era alla Centrale di Chiomonte, ed è accusato di un singolo episodio, c’è un fotogramma in cui il ragazzo vicino ad un altro indica, quasi comunicasse, circa un presunto lancio di presunte pietre. Seguì perquisizione. L’unico elemento è questo episodio singolo ed unico. Mi rifaccio a considerazioni colleghi, specialmente avv. Novaro, circostanziate ed esaustive, che condivido. Per quanto riguarda la condotta di Pia Valerio, si tratta di condotte assolutamente uniche, estemporanee e scollegate ad altre, vanno selezionate con grandissima cura singolarmente prima di giungere ad affermazione di responsabilità.

Ho individuato alcuni casi in giurisprudenza, tra cui una vicenda del 6 maggio 2014 a Roma 15 ottobre 2011: in quel caso veniva contestato ai manifestanti un’ipotesi di reato diversa, ma significante è la singola cura ad ogni episodio e l’applicazione dell’attenuante art.62 n.3 di aver agito per suggestione esterna generalizzata: la Cassazione fa considerazioni in particolare nel caso citato in questo senso, che richiede “specifico contributo di ogni singolo imputato al fatto”. Anche in un’altra sentenza il tribunale assolveva l’imputato “perchè non punibile chi partecipa ad una manifestazione violenta per il solo fatto di trovarsi sul posto”. Alla luce di ciò CHIEDO QUINDI L’ASSOLUZIONE di Pia Valerio, IN VIA SUBORDINATA UNA valutazione in termini sanzionatori che porti a pena equa specie riguardo alla singola unica condotta rilevata, attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, applicazione attenunate art. 62 anch’essa prevalente. Su richieste risarcimenti parti civili, mi associo ai colleghi in particolare su richieste sindacati forze di polizia. Giudico incredibile e del tutto criticabile che queste parti non vengano a presenziare ai processi, mentre procura e difese sonos tate sempre presenti. Inoltre la valutazione nota spese non è del tutto conforme a normativa, andrebbe riformulata.

 

Arringa avv. D’agostino per Rocca Zeno:

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“Questa difesa non è stata molto presente in questo processo difficilissimo per i luoghi lontani e per la richiesta della pubblica accusa di non parlare del contesto, e sin dall’inizio il processo qui alle Vallette anziché nella sede naturale è stato incardinato non sulle singole responsabilità. Voglio ringraziare tutti i colleghi che hanno lottato per avere un minimo di garanzie difensive, in gravissima difficoltà. Parlerò solo del mio assistito, Rocca Zeno, in base a risultanze che, forse mi sbaglierò, testi che sono stati messi in dubbio dalla pubblica accusa. Rocca è stato inserito in questo procedimento perché, a giudizio Digos di Verona interpellata, sarebbe il soggetto individuato in area archeologica dalle immagini più volte viste inq uest’aula. Individuato con assoluta certezza in quest’aula, inizialmente non c’era, giustamente perché la persona di cui stiamo parlando è una persona di cui si vede pochissimo e le cqratteristiche descritte dall’agente della digos di Verona che ha parlato in quest’aula, Di Camillo, sono pochi: un pantalone corto, un paio di scarpe nere, un paio di calzini scuri, una maglietta su cui poi ci soffermeremo e i capelli biondocastani. Unici elementi che conducono la digos a dire che si tratta di Zeno Rocca. Con altrettanta sicurezza l’agente dice che ancora prima di vedere immagini di scontri 3 luglio in area archeologica aveva individuato 3 persone a lei note, di cui è certissima, nei giorni immediatamente precedenti, il 2 luglio in particolare nel video di Piero Ricca visionato in quest’aula. Abbiamo sentito il Brasola e la compagna che hanno escluso con assoluta credibilità di trovarsi il 3 luglio in valdisusa. E allora tutte queste certezze vanno rivisitate e la procura di torino doveva approfondire quantomeno, cosa che non è stata fatta, né approfondimenti fisiognomici, mentre i digos di Verona hanno CLAMOROSAMENTE sbagliato, e quelle immagini tra l’altro non danno la certezza di riconoscimento che qualcuno si arroga: sono immagini piccole, sbavate, la faccia coperta da maschera antigas, la teste Di Camillo ha riconosciuto da nessun elemento, tranne i capelli lunghi biondocastani raccolti in coda che fuoriescono dal casco, unico dato certo. Avrebbe sciolto i capelli solo per lanciare i sassi in area archeologica, mi sembra ipotesi POCO CREDIBILE. Questi sono elementi concreti che il PM ha omesso di considerare, come ha omesso questione casco, famoso casco sequestrato a casa di Zeno, casco che usava per andare in motorino.
No, siamo sicuri che è stato Rocca perché l’ha riconosciuto la DI CAMILLO !
Ultimo elemento, il + suggestivo, è la maglietta che s’intravvede, che c’è in quella foto pubblicata da “Arena di Verona” che ritrae Rocca ad un meeting con quella maglietta, quei capelli… Devo ora dire una banalità, ho fatto una ricerchina personale: quel global meeting è quello del 30 marzo 2007 a Venezia, incontro mondiale con autorevoli professori che parlavano clima ma anche Medioriente…America Latina…Quella maglietta evidentemente era distribuita in quell’occasione, certo non in unica versione E NON AD UNICO SOGGETTO… io per esempio non ho maglietta ma ho borsetta di quell’evento…Non è individualizzante, è gadget, materiale prodotto in centinaia di esemplari…

Nessun esame è stato condotto su quella maglietta. Per rispetto della corte non vado avanti su pantaloni con tasconi color cachi, calzini etc. Non sono elementi fondamentali, in un processo penale c’è l’onere della prova, a carico pubblica accusa e non della difesa, e questo non cel’ha affatto DIMOSTRATO, e la certezza della testimone è stata smentita dai fatti…Ricordo anche che il pm, non quello oggi opresente, sentita la sig. Cassano, ha come dire un po’ ridacchiato della sicurezza con cui la teste diceva di essere sicura di essere il 2 luglio in Veneto con il sig. Brasola a fare acquisti e in ferie e non a Chiomonte, ha verificato con puntiglio, puntiglio che non è stato proprio dei testi della Pubblica Accusa. Questo per quanto riguarda la posizione specifica di Zeno Rocca situazione che difficilmente si può non prendere in considerazione. Ci è stato detto che Rocca è soggetto noto per fatti precedenti.., mentre a tutt’oggi Rocca è ASSOLUTAMENTE INCENSURATO, siamo nel 2014, e proprio ieri prima di venire qua sono stata ad un processo a Venezia come sempre per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, per mostra Cinema a Festival Venezia, lì individuazione era certo non come qua, ed è stata chiesta da pm assoluzione perché il fatto non sussiste, Rocca non ha fatto resistenza… Ci vuole più attenzione in un’aula di giustizia per la penale responsabilità individuale di ognuno.
In questo processo si è fatto uso del concetto di concorso anomalo. Altri colleghi che ancora ringrazio per avere seguito + assiduamente questo processo, ne hanno ben parlato… Facciamo finta che quella persona che ha tirato un sasso alle 13:08e è stata immortalata in quelle immagini sia veramente Zeno Rocca… dopo aver subito quantità impressionante lacrimogeni…tira sasso e sparisce… organizzazione paramilitare, 50 persone che vanno e vengono…francamente nella ricostruzione dei fatti offerta dalla Polizia scientifica, smontata e inquadrata diversamente da tecnico difesa, questa organizzazione non esiste, e Rocca lancia un sasso e poi sparisce, nessun rimpiazzamento o comparsa altrove…3 anni e 10 mesi condanna SPROPOSITATA, persona estremamente giovane, situazione particolare su cui

non mi soffermo77 d'agostino ROCca zeno (8) - Copia

 

La durata temporale DI QUESTA GUERRA CIVILE IN VALDISUSA è stata enfatizzata dall’accusa, e il tecnico Bachsmidt l’ha riportata ai giusti limiti, e ci sono momenti in cui non succede niente, e grandi spazi e grandi distanze visibili dalle riprese fatte dall’alto, che evidenziano come il lancio di sassi NON PUO’ ESSERE ANDATO a segno, soprattutto non a carico di singoli imputati PER TUTTI GLI AGENTI CHE A QUELL’ORA SI SONO FATTI MALE. L’hanno detto molti colleghi, le lesioni quasi sempre non hanno nesso causale, E LE CERTEZZE CI VANNO, specie vista le richieste spropositate delle parti civili.
Conclusioni: per mancanza assoluta di prova CHIEDO L’ASSOLUZIONE PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE, IL FATTO NON costituisce REATO, che art. 393bis SIA totalmente inapplicabile, e in subordine
Che la pena sia contenuta nel minimo, con attenuanti art. 62 PREVALENTI SU AGGRAVANTI.
Per art. 62. n.1, voglio aggiungere che il Pm continua ad affermare un’aula di giustizia, nemmeno Cassazione, si possa parlare di totalità di consensi, quello si chiama TOTALITARISMO, bensì in principi fondamentali che stanno alla base protesta contro megaopera Notav, che secondo me sono accettati ma non solo, fondanti… Opporsi a spreco di denaro pubblico è principio fondamentale, se anche non se ne è parlato in quest’aula, per esempio, principi che sono, spero, ancora in questa società fondanti.

Avv. Lucentini, difesa Davide Massatani
“Ringrazio i colleghi per il lavoro monumentale. La dinamica dei fatti, come ha osservato la collega D’agostino, ha portato ad una richiesta di 3 anni e 10 mesi per una condotta di pochi minuti… secondo esperienza che abbiamo maturato in episodi analoghi con condotte anche più gravi ed allarmanti ma richieste più contenute…SI CURAMENTE è segno di eccezionalità, i pm con richieste così elevate confermano che questo processo nasce da LOGICA EMERGENZIALE anche se negata, osservazione che faccio a prescindere dal mio assistito, concretamente presente ai fatti del 3 luglio, fotografato in zona prima ancora che scoppiassero incidenti, IN MODO PREVENTIVO, foto poi trasmesse a diverse digos in italia, stiamo parlando di orario intorno a 10 della mattina, quindi molto molto prima, e digos di Roma riconosce in quelle immagini, e solo in quelle immagini, Davide Massatani, riconoscimento poi assemblato da digos di Torino. Assemblato perché Masssatani viene riconosciuto in pose normali, ma il dott. Sorrentino sulla base di altri fotogrammi non inviati né visionati da digos di Roma, ne associa visione ad altri fotogrammi…Il riconoscimento fotografico è un procedimento di ricognizione utilizzabile molto incerto, infatti per avere valore probatorio ragionevolmente sicuro occorre non solo riconoscimento, ma attendibilità persona che compie atto investigativo, che dovrebbe essere riconosciuta quindi verso Mariani digos Roma che conosce ragazzo o verso Sorrentino che non conosce per nulla Massatani?
Il simpatico Mariani con il quale sia io che Massatani ci siamo misurati più volte nelle aule di giustizia per assemblee manifestazioni eccetera, frequentazione abituale che certo Sorrentino non aveva.
Il collegamento allora è l’abbigliamento del ragazzo: il kway indossato con logo, e felpa con addirittura indicata una nota marca… e viene sequestrato non il kway famoso con logo sul petto, ma la felpa che anche se ha caratteristiche analoghe anche se molto sbiadite nei fotogrammi, è certo un capo d’abbigliamento a livello internazionale con caratteristiche certo non individualizzanti, e quella felpa con quel rombo o quei jeans scoloriti, come dice lo stesso Mirko Mariani …p.29 trascrizioni 23 dicembre 2013, quando il pm gli fa vedere fotogrammi, dice “il ragazzo a fianco presumo sia lui…l’abbigliamento non pare cambiato…penso, penso sia lui”. Il presumere, pensare senza arrivare a necessaria sicurezza, è utile per individuare la lacuna probatoria nei confronti sig. Massatani della procura…nessun altro materiale fotografico, 2 minuti e 4 sassi…
CHIEDO L’ASSOLUZIONE PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE, OPPURE IL FATTO NON COSTITUISCE REATO, che art. 393bis SIA totalmente inapplicabile, e in subordine
che la pena sia contenuta nei limiti sospensione condizionale, con attenuanti PREVALENTI SU AGGRAVANTI.”

Ore 11 avv. VITALE difesa Guido Federico:
“…vediamo, 14:35, video in cui si vedono persone travisate, quant’altro… vediamo, non ci sono altre simili immagini, situazione generale…cosa potesse giustificare lancio lacrimogeni nei confronti di quei soggetti. Avv. Bertone e Rasulo già hanno fatto considerazioni analoghe e condivisibili: viene CONTESTATO UN FATTO DIVERSO da quello che accade, si parla di gruppi di molte persone che avanzano nella boscaglia… NESSUN LANCIO DI BOMBE CARTA, OGGETTI LANCIATI in direzione ma non contro forze ordine, DI CONTRO CI SONO lanci certi di lacrimogeni…è emerso che distanza è molto molto significativa e chi lancia oggetti o pietre certo non possono raggiungere nessuno e fare il danno lamentato…distanza considerevole. C’è anche da chiedersi: perché viene contestata resistenza? A Fdo che stavano commettendo reati, tirando pietre e lanci diretti? Non sappiamo chi c’era al di sotto del viadotto, di sicuro era un’azione aggressiva da parte dei pubblici ufficiali, quindi i manifestanti stavano reagendo in maniera VELLEITARIA, forse INUTILE, tirando pietre che sapevano non andare a segno.
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Su travisamento, ne abbiamo già parlato, non è travisamento difendersi il volto… su riconoscimento, faccio rilevare che non è come dice Raimondi…”
Scorrono immagini, anche dove si nota in una parziale visibilità volto Guido oltre che felpa etc, avvocato invoca il vizio di conoscenza personale, di riconoscimento forzato senza certezza scientifica, senza particolari quali uno strappo qualcosa che possa distinguere QUELLA SCIARPA O QUEL GIACCONE da tanti simili. Raimondi inconsciamente cerca Guido Federico e continua con particolari assolutamente insignificanti.
Chiede ASSOLUZIONE per Guido Federico perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, in subordine le attenuanti generiche in ogni caso prevalenti sulle aggravanti. Parti civili, concordo con considerazioni già udite.
AVV, VITALE Per Grieco Matteo, “è più che chiaro che guidava furgone, in mezzo a lacrimogeni, disceso non perché alla Centrale, come ha detto Petronzi, scendessero solo i cattivi, ma perché si sono resi conto che là c’erano donne vecchi e bambini e va a vedere se può rendersi utile….Chiedo assoluzione”
Per Antonio GINETTI: “sua partecipazione vicenda è già stata sviscerata, volevo però sottolineare che riconoscimento si è basato su basi generiche…una felpa scura, comune…pantaloni normalissimi… si dice quei pantaloni sempre gli stessi… non particolramente significativi, senza segni.. scarpe molto diffuse, zainetto non sfilacciato, senza scritte, né marchio né nulla…viene detto FORSE COMPATIBILE…fazzoletto bianco notav che lo stesso teste riconosce essere posseduto da tantissime persone in valdisusa e in tutta ItaliaGinetti rivendica di essere andato in Valdisusa, MA NON E’ SUFFICIENTE, deve essere quella persona che ci viene indicata, certezza che assolutamente non può esserci…Chiedo assoluzione”

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Per Radwan: “…reato di danneggiamento strutture all’Avanà, ..NON E’ SUFFICIENTE, classico caso del colpo sparato al morto…evento dannoso già compiuto quando interviene lui…”. Poi l’avvocato disquisisce su libertà pensiero, esteso a libertà di parola e manifestazione. Atto simbolico, che non è andare davanti a reti cantiere e cospargere di benzina, ma l’atto che illumina, che diventa faro, che dimostra, mette in discussione in evidenza. L’abbattimento di una rete di un cancello può essere atto simbolico, se l’atto è fine a se stesso. In altre parole, se dopo non faccio un passo, non invado, non butto olio bollente… atto simbolico come successo a GENOVA 2001.
L’art. 21 costituzione inizia con “…ogni altro mezzo di diffusione idea…”, non solamente atto scritto, corte suprema americana ha riconosciuto come atto simbolico aver bruciato la bandiera, comportamento materiale che altro non è che utilizzo del simbolismo. Così nella fattispecie nostra.
“…e allora libertà di espressione può e deve esercitata…così come se vogliamo il diritto di SCIOPERO, che cos’è se non danneggiare la produzione, il datore di lavoro, il padrone, l’antagonista, ma QUESTO E’ lecito, si bilanciano interessi… quindi nel nostro caso la recinzione diviene un simbolo di RIFIUTO dello stato democratico di gestione dei conflitti…chiaramente fallita la mediazione in questa vicenda…. deficit democrazia… possibile nel nostro ordinamento DISOBBEDIENZA precetto particolare, se giustificata da volontà manifestare CON UN SIMBOLO IL PROPRIO PENSIERO. La storia c’insegna, dagli atti simbolici concreti posti in essere rivendicati, uno per tutti Nelson Mandela, MANCATO PROPRIO MENTRE ERAVAMO IN QUEST’AULA A DISCUTERE…Concludendo, trattasi di atto simbolico. Travisamento giustificato – mostra scena sul ponte ndr – da grandi quantità di gas, non è travisarsi, è proteggersi, e non si dica come fatto che basta andarsene, ma il lacrimogeno non è un proiettile solo, sono tanti, impossibile andarsene senza incorrere nelle conseguenze se non PROTEGGENDOSI LE VIE AEREE…Radwan è presente con maglietta con scritta e maglietta gialla sotto, assolutamente riconoscibile, e poi mi metto pantaloni dentro le calze, così nessuno può pensare che quel soggetto non sono io…Per quanto riguardo gli agenti e le loro dichiarazioni, tutti ci hanno detto che le frasi le ho scritte ie. IO CREDO CHE NON SI POSSA RITENERE VERITIERE queste dichiarazioni…” L’avvocato fa qualche esempio confutato dal dott. Ferrero teste difesa, in generale che molti lamentano lesioni su cui non c’è nesso causale, ad esempio inciampare sul terreno, oppure la scarsa credibilità per svariati motivi di affermazioni quali quelle di parecchi di cui deposito scheda, da Iannuzzo a Vinciguerra a Pensabene a Doria su tipo gravità durata malattia a particolari spaziotemporali oppure per altri la mancanza parziale o totale  di certificazione medica. La richiesta invece è stata spesso una cifra standard. Chi si costituisce parte civile, ha l’onere di produrre certificazione…altrimenti si può supporre che non ci sia questa certificazione, vado velocemente perchè poi le schede le produco tutte…Lascio le conclusioni al collega Pellegrin”

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“Osservazioni puramente tecniche, condivido quanto già illustrato, ma se non si voglia addivenire a soluzione assolutoria, chiedo di discutere per ipotesi assolutoria il capo 9 per Radwin, il danneggiamento, e aggravanti di violenza cose e persone.”
L’avvocato spiega che la giurisprudenza qui è abbastanza granitica, si parla di cose mobili e immobili lasciate prive di effettiva custodia per obbligo o consuetudine, rispetto di terzi anche senza vigilanza continua. Se c’è vigilanza viene esclusa aggravante per affidamento a patto di fiducia, in generale. Nel caso delle reti di Chiomonte, appoggiate su jersey, appare chiaro che ancor prima di vigilanza continua Fdo, già c’è vigilanza imposta a Fdo da ordinanza del questore Faraoni del 2 luglio 2011, a pag. 10 e 11. Quindi aggravante non sussiste, e ancor meno per Radwuan aggravante violenza minacce. MOLTE sono le teorie, ma la giurisprudenza non si è divisa sulla CONTESTUALITA’, indispensabile, e che invece nel nostro caso non sussiste.
Per quanto riguarda l’altra aggravante, 625 n.3, danneggiamento elementi destinati ad uso pubblico, l’avv. Pellegrin rileva che si parla di edifici, non di cose. Le recinzioni non sono edifici pubblici. Sono barriere rimovibili. Quindi il fatto non sussiste.
Per capo 9, manca querela di parte. L’avvocato deposita le carte.
Sono finite le discussioni, si concorda prox udienza il 13 e il 20 gennaio 2015

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