Tutti assolti perché il fatto non sussiste i 14 anarchici imputati nel processo al centro di documentazione anarchico Fuoriluogo di Bologna. Erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere con l’aggravante del terrorismo e delle finalità eversive, arresti e perquisizioni effettuate il 6 aprile del 2011.

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Ha chiesto 3 anni e 3 mesi per 3 imputati ritenuti dallo stesso, organizzatori e 1 anno e 3 mesi per gli altri imputati.

Le pene richieste variavano dai tre anni e tre mesi per gli imputati ritenuti con ruolo di “organizzatori” a un anno e tre mesi per gli altri imputati, e per sette imputati la stessa PM aveva chiesto l’assoluzione. Oggi la giudice Rita Zaccariello ha pronunciato sentenza di assoluzione, seguita da un grande applauso dei tanti solidali presenti in aula.L’avvocato Ettore Grenci, che insieme a Claudio Novaro e altri legali ha assistito gli imputati, ha spiegato che le indagini sono costate circa 300.000 euro (ad esempio 20.000 ore di intercettazioni telefoniche…).

Stando a quanto riportato sul Fatto Quotidiano “la procura ragionerà sul da farsi dopo avere letto le motivazioni”. “Che nessuno però interpreti la sentenza come una liberatoria generale” spiega il procuratore aggiunto Valter Giovannini, “è stata dichiarata insussistente l’ipotesi associativa, tutti gli altri processi e le altre indagini per comportamenti dei singoli proseguiranno.”

Stefania, una delle imputate a processo, ha raccontato la vicenda ai microfoni di Yalla Shebab a febbraio di quest’anno, in occasione della prima udienza del processo d’appello.
Di seguito il suo racconto:

“Decisero che ne avevano abbastanza di noi, chiusero lo spazio e ci arrestarono con l’accusa di associazione a delinquere ma senza mai accusarci di questi attentati (…). Venimmo accusati di associazione a delinquere senza alcun reato specifico.”

<<Fuoriluogo era uno spazio di documentazione anarchico aperto a fine ottobre del 2006 nel centro di Bologna, vicino all’Università, molto frequentato, nato da un gruppo di compagne e compagni più vecchi e un gruppo di giovani studenti che si erano trasferiti da diverse parti d’Italia all’Università di Bologna e la frequentazione era iniziata con il banchetto anarchico di fronte all’Università. Nello spazio di documentazione si facevano iniziative su diversi argomenti, poi eravamo presenti nelle strade e nelle piazze di Bologna che in quel periodo erano concentrate contro i centri di permanenza temporanea per immigrati senza permesso di soggiorno (CPT), che poi divennero i CIE, e poi tante altre occasioni come uno sciopero della fame degli ergastolani, lotte contro le tante nocività, diversi episodi di nostre presenze con volantinaggi, speakeraggi nelle strade di Bologna e probabilmente era questa nostra presenza in città che disturbava di più le forze dell’ordine e le istituzioni. Al Fuoriluogo si facevano approfondimenti, film, discussioni, presentazioni di libri, era uno spazio molto frequentato e in quel periodo facevamo iniziative di opposizione sulle questioni che ci sembravano di rilevanza, come quando cercarono di far passare il RITALIN nelle scuole a bambini considerati “vivaci” (….). Oppure opposizioni ai TSO, una delle forme più terribili di repressione.
Il Fuoriluogo non era un centro occupato, si  era tentato di occupare degli spazi ma quando si fanno occupazioni di tipo anarchico non reggono più di un giorno o due, vengono sgomberati immediatamente perché non andiamo a mediazioni (…), decidemmo di prenderlo in affitto perché fosse più protetto, ma questo non ci salvò perché arrivò la repressione. Nel 2011, più di quattro anni dopo l’inizio dell’esperienza del Fuoriluogo, arriva la repressione con l’operazione Outlaw (qui la versione stampabile di un opuscolo sull’operazione), c’era stato un summit con l’allora commissaria della città di Bologna, il ministro della difesa Maroni e il questore di Bologna perché c’erano stati diversi attentati soprattutto all’ENI e ad altre strutture, che venivano imputate all’ambito anarchico insurrezionalista. Decisero che ne avevano abbastanza di noi, chiusero lo spazio e ci arrestarono con l’accusa di associazione a delinquere ma senza mai accusarci di questi attentati (…). Venimmo accusati di associazione a delinquere senza alcun reato specifico.
Il 6 aprile del 2011, come sempre con perquisizioni in diverse case, diverse parti d’Italia, cinque di noi vennero arrestati, un altro venne arrestato successivamente con l’accusa di aver partecipato a uno di quegli attentati ma poi si scoprì che era a casa della nonna e venne immediatamente rilasciato, rimanemmo in cinque in prigione e altri sette con diversi provvedimenti cautelari. Gli arresti durarono 6 mesi, tre di carcere e tre ai domiciliari con tutte le restrizioni, la cosa più grave fu la chiusura del posto che era in affitto …. non era mai successo e questo fu doloroso per tutti! Ci fu tantissima solidarietà da parte di tutta Italia, non così tanto in città perché questa è una città molto settaria e i vari gruppi ci tengono a distanza perché tanto vengono colpiti gli anarchici… se non da parte di spazi come l’Iqbal e l’aula C (autogestita , di scienze politiche). Le accuse erano di associazione a delinquere e vorrei spendere una parola sul fatto che, a parte il fatto che gli anarchici non hanno “capi”,  per una volta fosse messa a capo di un’associazione una donna, io. Gli attacchi furono piuttosto disgustosi, i giornali scesero molto in basso, in modo squallido, perché non si può sopportare che a capo di un’organizzazione sia messa una donna. (…)

Il processo:  è stato lungo e divertente, lo posso dire perché alla fine del primo grado siamo stati tutti assolti, ma è stato divertente perché gli sbirri in tribunale hanno fatto figure pessime, la PM sembrava non aver fatto bene i compiti  (…) a detta dei solidali che sono stati tanti eravamo belli da vedere, ma oltre la bellezza (che è sempre da ricercare), del nostro essere allegri, insieme e uniti del processo, l’altra cosa che vorrei dire è che i tanti anni di discussioni fatte, ogni argomento era stato ponderato, discusso, tutti intervenivamo alle assemblee, avevamo cementato un rapporto talmente forte che nessuno di noi (eravamo tanti all’inizio, 27), ha mai assunto una posizione diversa dagli altri.
Noi siamo arrivati all’assoluzione e quel giorno è stato molto bello, eravamo in Piazza Maggiore e abbiamo esultato e poi in barba agli sbirri siamo andati a riaprire un vecchio posto che era stato chiuso tanti anni prima, è durato poco ma è stata una grande soddisfazione. (…)

Bologna è una città dove ci sono tanti ragazzi e ragazze che vengono da altri paesi e dopo un’operazione repressiva così forte c’è stata una dispersione, per un po’ abbiamo fatto fatica a tirare le fila, abbiamo continuato a vederci …. adesso c’è un altro spazio che si chiama il Tribolo (…) che è una nuova esperienza, però per essere presenti come gruppo anarchico in città ci abbiamo messi degli anni, dal 2011.. questo spazio è stato riaperto nel 2016, quindi il colpo l’abbiamo subito (…). In questi anni i compagni sono sempre stati presenti nelle lotte, la lotta No Tav, contro i CIE, però come nuovo spazio ci ha messo cinque anni a riaprire.
(…)
Hanno usato l’accusa dell’associazione a delinquere e non quella sovversiva perché con gli anarchici fanno fatica, hanno bisogno di strutture organizzate in modo verticale, e gli anarchici non sono organizzati in strutture verticali (…).>>

 

Ai compagni e le compagne inguaiat* , un abbraccio solidale e festoso dalla redazione di TGMaddalena.

 

Di seguito il comunicato degli imputati nel processo:

Sono passati sei anni da quando la sbirraglia, su mandato della procura di Bologna, si presentò alle porte dello Spazio di Documentazione Fuoriluogo e delle case di compagne e compagni dando il via a quell’operazione di smantellamento di una realtà fastidiosa e intollerabile per una città da riservare a danarosi benestanti, venditori e acquirenti di merci.
Lo spazio fu messo sotto sequestro e quindi chiuso, in 6 furono arrestate/i (uno fu rilasciato subito dopo) e 7 furono colpite/i da diversi provvedimenti restrittivi.
L’accusa, per 28 di loro, era di Associazione a delinquere, art. 416, con finalità eversive. In 21 furono rinviati a giudizio.
Il 31 marzo 2014, dopo un processo di primo grado lungo e a tratti davvero ridicolo, si arrivò all’assoluzione piena per i 14 per i quali era stata richiesta la condanna, con una sentenza tra l’ altro  particolarmente critica verso Pm e polizia.
Ieri, 9 maggio 2017, l’udienza d’Appello si è conclusa con la conferma della piena assoluzione.
L’intento repressivo chiaramente era quello di disgregare e isolare un gruppo di compagne e compagni che negli anni era stato molto attivo nelle lotte (in particolare nella lotta contro i C.I.E), e –in seguito agli arresti e al sequestro di Fuoriluogo- di epurare la città da chi era rimasto a mantenere aperti spazi di lotta. Intento reso palese anche dall’andamento dei due processi in cui procura e polizia non hanno avuto neppure la decenza di presentarsi minimamente preparati in aula, con momenti di spettacolo sinceramente vergognosi. Era bastato trovare un giudice che firmasse le carte d’arresto e uno che rinviasse a giudizio, la condanna finale non era così necessario ottenerla.

In barba a questi, noi siamo ancora qui. La repressione in giro non si placa, molte e molti sono rinchiusi o sotto repressione e vogliamo esprimere loro solidarietà e forza: alle compagne e ai compagni di Torino, Firenze, alle/i recluse/i per  “scripta manent”… solo per nominare le più recenti situazioni colpite.

Avanti tutta per l’anarchia
Compagne e compagni del Fuoriluogo a processo

 

Simonetta – TGMaddalena.it

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