Turchia, il magistrato preso in ostaggio - foto diffusa sui social

Berkin Elvan, il quindicenne ferito a Gezi Park, a Istanbul,  morì nel marzo 2014, dopo nove mesi di coma. Era stato colpito alla testa dal candelotto di un lacrimogeno durante gli scontri intorno a Taksim. Quel giorno era di passaggio nell’area degli scontri, uscito per comprare il pane. Alla notizia della sua morte ci sono state manifestazioni in tutto il paese al grido “Erdogan assassino!”, la polizia ha ancora una volta attuato una dura repressione con mezzi idranti e lacrimogeni.

Oggi, a distanza di un anno dalla sua morte ( fonte ANSA), nel giorno delle manifestazioni in ricordo di Berkin Elvan, presunti membri del gruppo Dhpk-C hanno preso in ostaggio il magistrato Mehmet Selim Kiraz, che si era occupato dell’indagine sulla morte di Berkin Elvan, la foto del rapimento è stata diffusa su internet e pare siano in corso le trattative. La richiesta del gruppo è che entro le 15.36 locali l’agente che nel 2013 sparo’ un candelotto lacrimogeno che colpi Berkin Elvan alla testa faccia una confessione ‘in diretta’. 

Il Dhkp-C, Partito-Fronte Rivoluzionario per la Liberazione del Popolo è un gruppo di estrema sinistra inserito nella lista dei gruppi terroristi di Turchia, Unione Europea e Stati Uniti, etichettati come i “brigatisti turchi”.

Dalle ultime notizie diffuse su Rainews24 le forze dell’ordine, intanto, hanno isolato la zona in cui si trova il palazzo di sei piani e uomini delle forze speciali sono entrati nel tribunale. Il vice procuratore capo di Istanbul, Vedat Yigit, ha detto a Hurriyet che sono in corso negoziati tra il Dhkp-C e la polizia, tramite un mediatore.
Fonti governative hanno imposto il silenzio stampa, presumibilmente in preparazione del blitz.

 Aggiornamento ANSA ore 22:52

Blitz forze speciali: uccisi sequestratori. Morto giudice, ostaggio per ore

E’ finito in un bagno di sangue fra raffiche di mitra e esplosioni, dopo otto ore di angoscia, in un blitz delle teste di cuoio turche, il sequestro al Palazzo di Giustizia di Istanbul del pm Mehmet Selim Kiraz preso in ostaggio da due ‘brigatisti’ del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C, che chiedevano “giustizia” sulla morte di Berkin Elvan, il ragazzo simbolo delle grandi proteste di Gezi Park. Il magistrato, gravemente ferito nell’assalto della polizia, non ce l’ha fatta. E’ morto poco dopo in ospedale, nonostante un disperato tentativo dei chirurghi di salvarlo. Nell’assalto sono stati uccisi anche i due sequestratori. Testimoni hanno riferito di avere udito durante il blitz molti spari, raffiche di mitra, due forti esplosioni. Non si sa in quali condizioni il pm sequestrato ne sia uscito.

Il premier Ahmet Davutoglu nella notte ha difeso l’operato della polizia, che gia’ suscita una tempesta di polemiche per il drammatico esito del blitz, e ha lanciato un appello all’unita’ nazionale.  (…)  I sequestratori esigevano “giustizia per Berkin”, il ragazzo di 14 anni colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno nel giugno 2013 mentre andava a comprare il pane per la famiglia, morto dopo 9 mesi di coma. La sua vicenda aveva commosso la Turchia. Centinaia di migliaia di persone avevano partecipato ai suoi funerali a Istanbul. Ma come per gli altri ragazzi uccisi durante le proteste di Gezi Park la giustizia è stata lentissima nel cercare i responsabili. Solo poche settimane fa il comando della polizia ha identificato l’agente che ha sparato. Per ora non è stato incriminato. Il pm Kiraz era stato incaricato delle indagini 4 mesi fa. I sequestratori avevano minacciato di far “pagare con la vita” il magistrato se entro tre ore una confessione pubblica del poliziotto non fosse stata diffusa in tv. L’ultimatum però era passato senza spargimento di sangue ed erano state avviate trattative, mentre il palazzo veniva evacuato e le teste di cuoio della polizia si schieravano attorno alla stanza in cui era sequestrato il magistrato. Non è chiaro come i ‘brigatisti’ del Dhkp-C, un gruppo dichiarato terrorista da Turchia, Ue e Usa responsabile di un attacco kamikaze nel 2013 contro l’ambasciata americana a Ankara (un morto) siano potuti entrare armati nel palazzo con le armi, nonostante le severe misure di sicurezza. Ma è possibile che il massiccio e misterioso black-out elettrico, il peggiore da almeno 15 anni, che oggi ha colpito tutta la Turchia paralizzando Istanbul e Ankara possa averli aiutati. Non si sa per ora cosa l’abbia provocato. Il premier Ahmet Davutoglu non ha escluso alcuna ipotesi, neanche quella di un attacco terroristico.

Per il ministro dell’energia potrebbe perfino essere stato un ‘cyber-attacco’. Nel pomeriggio la corrente è tornata progressivamente nelle principali città. Intanto sul sequestro di Istanbul Davutoglu aveva ordinato il silenzio stampa, usando una norma che gli consente di imporre la censura a stampa e tv per ragioni di sicurezza nazionale o ordine pubblico. Una facoltà usata spesso e volentieri in Turchia su vicende sensibili o scabrose, almeno 150 volte negli ultimi 4 anni, secondo Hurriyet. Il padre di Berkin nel pomeriggio aveva lanciato un appello perché non si versasse altro sangue. “Mio figlio è morto – ha detto Sami Elvan – non deve morire nessun altro. Non voglio che nessuno si faccia male. Chiedo solo giustizia, e un processo giusto”. Poco dopo il blitz, Sami Elvan è stato visto vicino al Palazzo di Giustizia, il volto stravolto.

Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/03/31/turchia-magistrato-preso-in-ostaggio-foto-con-pistola-puntata-alla-testa-diffusa-su-internet-_470ebac4-7bc3-4976-a91a-75b9d3d24464.html

 

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