Un breve resoconto dell’udienza udierna, in aula bunker, per l’ormai noto defunto compressore. Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia sono nella gabbia, circondati da 12 agenti della polizia penitenziaria e due Carabinieri. Così pericolosi? Mentre si attende il nuovo riesame per rivedere i termini della custodia cautelare, anche a seguito del recente arresto per lo stesso episodio, ma con capi d’imputazione più bassi, di due attivisti di Milano ed uno di Lecce, come ricordato dagli avvocati della difesa.

Anche oggi identificazione con ripresa video del documento, ormai è una prassi consolidata.

Rinaudo

Il PM Rinaudo comincia l’udienza chiedendo l’acquisizione della misura cautelare riferita ai tre attivisti arrestati qualche giorno fa, “allo stato è per detenzione di armi, incendio aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Produciamo ordinanza di custodia cautelare. Intercettazione in cui fanno riferimento ai fatti di cui ci stiamo occupando e ai quattro indagati (Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò). Consulenza tecnica su questa intercettazione con cd audio dell’intercettazione ambientale. ”

Novaro

Gli avvocati difensori chiedono 15 minuti di pausa per consultare l’ordinanza, visto che contiene per intero l’intercettazione ambientale. L’udienza riprende, la difesa spiega le ragioni dell’opposizione alla richiesta di acquisizione. Tra le motivazioni, il fatto che i decreti autorizzativi si presentano “completamente in bianco, ad eccezione dell’autorizzazione del giudice all’intercettazione ambientale”.

Losco

Il PM Rinaudo interviene giustificando gli omissis sui decreti autorizzativi: “le parti in bianco riguardano esclusivamente uno degli arrestati e, inoltre, in allegato ai decreti autorizzativi vi è anche un file audio dell’intercettazione ambientale ai tre militanti arrestati.”

PM_Ordinanza
Il PM Padalino interviene subito dopo, aggiungendo che l’acquisizione dell’intercettazione ambientale è fondamentale perché necessaria allo sviluppo delle indagini. La Procura spiega che si sta procedendo in un’indagine per reati ASSOCIATIVI ed è “evidente che non vogliono rendere noti i nomi degli altri indagati”. Il Presidente della Corte d’Assise, Pietro Capello, si pronuncerà nel merito alla ripresa delle udienze, il 16 settembre, nonostante la richiesta dell’Avv. Novaro di poter avere una risposta prima per prepararsi meglio.

Cancello
E’ l’ora del teste Marcello Cavallaro, maresciallo ordinario dei carabinieri a Gorizia. PM Padalino mostra delle immagini inerenti alla notte del 14 maggio. Il teste non è in grado di riconoscere nessuno tra le ombre al di fuori delle reti. Solo ombre, era buio.
Il PM Padalino prosegue mostrando altre immagini “suggerendo” al teste risposte che quest’ultimo non è effettivamente in grado di dare perché non ricorda i fatti. Alcuni solidali protestano. Gli avvocati della difesa si oppongono “all’imboccamento” del teste da parte del pm. Il presidente concorda con la difesa.
Segue un altro teste, il maresciallo ordinario Masso Rocco, un altro cacciatore di Calabria. Il teste, presente la notte del 14 maggio, racconta di essere stato incaricato, con altri quattro colleghi, di controllare la zona bassa del cantiere, ovvero quella vicino all’imbocco della galleria, raggiunta a piedi dalla zona della control room. Il PM Rinaudo gli domanda cosa ha trovato all’arrivo. Il teste risponde che vi era un macchinario di lavoro danneggiato e puzza di bruciato. Quando sono arrivati non era più in atto l’attacco al cantiere, ma l’incendio era ancora in atto. Il fumo proveniva sia dall’incendio che dal lancio dei lacrimogeni delle forze dell’ordine.

MassoRocco_Cacciat_Calabria

Il PM domanda il percorso effettuato per giungere alla zona dell’incendio. Il teste: “Siamo usciti dal cancello n.4, perlustrando l’intera area che va dal cancello 4 al cancello 8, rientrando infine dal cancello 3 (ovvero quello vicino alla control room). All’uscita del cancello 4 abbiamo rinvenuto delle parti di molotov non esplose, ovvero un panno di cotone, una bottiglia, un accendino. Inoltre, una batteria di fuochi d’artificio.” Il pm Rinaudo chiede conferma degli oggetti rinvenuti mostrandogli delle foto. Il teste conferma. Sul video le immagini dei pericolosi oggetti.

 


E’ l’ora di Rigoni Giampiero, ispettore capo della polizia scientifica di Torino. Il PM Rinaudo domanda come operano per effettuare un sopralluogo . Il teste risponde che effettuano foto ad ampio campo, fino ad arrivare al particolare e alle foto dei singoli reperti, poi repertate in busta e sequestrate, secondo una formula di “step to step”, sui punti del ritrovamento degli oggetti.

Pelazza

L’avvocato Pelazza, per la difesa: “mi può confermare che il primo schizzo planimetrico era errato? Teste: “Sì, ma ciò che conta di più sono le foto. Il cantiere ha subito delle modifiche e io non ci sono stato che due o tre volte in tutto. “Avvocato Novaro, sempre per la difesa: confrontando i due schizzi planimetrici, l’erronea disposizione sul territorio sta nel fatto che la galleria è stata collocata molto più in basso, conferma?” Teste: “Non so.” Avvocato Novaro: “Lei ha detto che quello che conta di più è la foto per poi collocarla nella planimetria: come avviene questo processo? Teste: “Parliamo di schizzo planimetrico in realtà, il quale non richiede la stessa precisione di una vera e propria planimetria.”
L’udienza si conclude qui, la prossima il 18 settembre.

Prima che vengano portati via, c’è il caloroso saluto del pubblico, solidale. Omettiamo i volti, tanto sono stati identificati tutti…

ABSaluto2

Vogliamo anche noi dare un saluto ai compagni in quella gabbia, un semplice biglietto ci restituisce quei sorrisi che porteremo con noi fino alla prossima udienza in cui li rivedremo, dopo la pausa estiva.

VVB

Nella speranza che molto prima ci sia il riesame per rivedere le misure cautelari (Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio sono detenuti in isolamento da più di sette mesi).

La gabbia si svuota, ed è la fine dell’ultima udienza di questa calda estate, ancora in aula bunker. Nei prossimi giorni pubblicheremo i resoconti completi delle altre udienze che avevamo preferito non pubblicare perché nelle testimonianze degli agenti presenti quella notte erano emerse alcune contraddizioni. Vi ricordiamo che stiamo lavorando per realizzare un documentario ed avremmo bisogno del vostro sostegno.

 

Grazie,

Simonetta Zandiri e Vanessa Ferrara – TGMaddalena

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