TorrazzaMentre infuria la polemica sull’ex Casa del fascio di Predappio, paese natale di Mussolini sulla collina romagnola dove pare che Comune e Regione vogliano creare un centro di documentazione sulla storia del fascismo e dei totalitarismi, a Torrazza, nel chivassese, la cittadinanza si prepara ad accogliere, il 22 febbraio 2016,  un evento che potremmo definire quanto meno imbarazzante, per intitolare una piazza “Martiri delle foibe”, con una conferenza del prof. Giuseppe Parlato, neofascista (per sua stessa definizione).

Vale la pena approfondire il tema attraverso la lettura del materiale pubblicato sul sito della sezione ANPI di Grugliasco proprio sull’argomento.

“La titolazione di una piazza ai martiri delle foibe, in questa chiave, potrebbe far temere che l’antifascismo sia assente da questo piccolo comune a pochi km da Chivasso ma, fortunatamente, c’è ancora chi procede in direzione ostinata e contraria ed è con piena condivisione che riceviamo e diffondiamo il comunicato di Utopia Concreta:

“Il 16 gennaio scorso si è ricordata la morte dell’intellettuale antifascista Piero Gobetti, morto novant’anni fa in seguito ad un pestaggio da parte degli assassini fascisti.
Troviamo vergognoso che l’amministrazione comunale di Torrazza Piemonte, invece di commemorare un grande uomo come Piero Gobetti (la cui grandezza è riconosciuta universalmente) si presti, con l’intitolazione di una piazza ai martiri delle foibe, al progetto revisionista neofascista di riscrittura della storia, nel tentativo di equiparare i morti nazifascisti ai Caduti della Guerra di Liberazione 1943-1945, quella RESISTENZA che liberò l’Italia dall’oppressione nazifascista. Quella RESISTENZA che fu tradita nei suoi ideali, da politici e giudici che hanno continuato a fare il loro sporco mestiere dopo il 1945, arrivando a creare vere e proprie persecuzioni nei confronti di quei partigiani che non si omologarono al “nuovo” ordine politico dell’Italia postfascista della ricostruzione.
La propaganda viene portata avanti al grido di “sono tutti morti italiani”: 
I FASCISTI NON SONO STATI E MAI SARANNO VITTIME O MARTIRI, 
E NOI ANTIFASCISTI CI RIFIUTEREMO SEMPRE DI ONORARLI.
Troviamo gravissimo che il sindaco Massimo Rozzino e la sua giunta, con questa giornata di propaganda fascista, si prestino a questo tentativo di revisionismo in salsa nazionalfascista, invitando per una conferenza sul tema il prof. Giuseppe Parlato, dichiaratamente filofascista.
Vorremmo ricordare ai neofascisti revisionisti che organizzano la giornata che non si possono confondere carnefici e vittime : la guerra è guerra, ma c’è chi aggredisce e chi viene aggredito, e i Partigiani hanno dovuto organizzarsi e difendersi di fronte allo sterminio totale: non si possono mettere sullo stesso piano i nazifascisti con i popoli invasi e oppressi che si sono ribellati ai nazifascisti.
Noi antifascisti e libertari crediamo profondamente nel valore della LIBERTA’ e ci opporremo sempre fermamente a questa volontà di dimenticare e distorcere la storia che vuole criminalizzare chi ha scelto di stare dalla parte giusta, ed ha scelto la RESISTENZA.
Riteniamo profondamente scorretto e irrispettoso strumentalizzare per fini politici ed elettorali il dolore di circa 250.000 esuli istriani, il cui trasferimento avvenne a più riprese nel corso di oltre 15 anni come conseguenza, in primo luogo, della guerra provocata dai nazifascisti, fenomeno che va correttamente contestualizzato nel più ampio panorama europeo in cui vi furono migrazioni postbelliche che coinvolsero circa 15 milioni di persone.

“Il fascismo in Italia è una catastrofe, è una indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità, dell’ottimismo, dell’entusiasmo. Si può ragionare del Ministero Mussolini, come di un fatto di ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più, è stato l’autobiografia di una nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica è una nazione che vale poco…” 
                                    (PIERO GOBETTI)

ONORE alla MEMORIA di TUTTI gli ANTIFASCISTI  di ogni tempo e luogo

Associazione UTOPIA CONCRETA
Partigiani del XXI secolo
utopia-concreta@libero.it ”

Non sarebbe stato meglio intitolare una piazza a Piero Gobetti?
Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

This article has 15 comments

  1. Pingback: A Torrazza Piemonte il 22 febbraio intitolazione Piazza “martiri delle foibe”: revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica | NUOVA RESISTENZA antifa'

  2. FASCISMO, GUERRA DI STERMINIO, FOIBE : REVISIONISMO DI STATO E AMNESIE DELLA REPUBBLICA.
    Il 16 gennaio scorso si è ricordata la morte dell’intellettuale antifascista Piero Gobetti, morto novant’anni fa in seguito ad un pestaggio da parte degli assassini fascisti.
    Troviamo vergognoso che l’amministrazione comunale di Torrazza Piemonte, invece di commemorare un grande uomo come Piero Gobetti (la cui grandezza è riconosciuta universalmente) si presti, con l’intitolazione di una piazza ai martiri delle foibe, al progetto revisionista neofascista di riscrittura della storia, nel tentativo di equiparare i morti nazifascisti ai Caduti della Guerra di Liberazione 1943-1945, quella RESISTENZA che liberò l’Italia dall’oppressione nazifascista. Quella RESISTENZA che fu tradita nei suoi ideali, da politici e giudici che hanno continuato a fare il loro sporco mestiere dopo il 1945, arrivando a creare vere e proprie persecuzioni nei confronti di quei partigiani che non si omologarono al “nuovo” ordine politico dell’Italia postfascista della ricostruzione.
    La propaganda viene portata avanti al grido di “sono tutti morti italiani”:
    I FASCISTI NON SONO STATI E MAI SARANNO VITTIME O MARTIRI,
    E NOI ANTIFASCISTI CI RIFIUTEREMO SEMPRE DI ONORARLI.
    Troviamo gravissimo che il sindaco Massimo Rozzino e la sua giunta, con questa giornata di propaganda fascista, si prestino a questo tentativo di revisionismo in salsa nazionalfascista, invitando per una conferenza sul tema il prof. Giuseppe Parlato, dichiaratamente filofascista.
    Vorremmo ricordare ai neofascisti revisionisti che organizzano la giornata che non si possono confondere carnefici e vittime : la guerra è guerra, ma c’è chi aggredisce e chi viene aggredito, e i Partigiani hanno dovuto organizzarsi e difendersi di fronte allo sterminio totale: non si possono mettere sullo stesso piano i nazifascisti con i popoli invasi e oppressi che si sono ribellati ai nazifascisti.
    Noi antifascisti e libertari crediamo profondamente nel valore della LIBERTA’ e ci opporremo sempre fermamente a questa volontà di dimenticare e distorcere la storia che vuole criminalizzare chi ha scelto di stare dalla parte giusta, ed ha scelto la RESISTENZA.
    Riteniamo profondamente scorretto e irrispettoso strumentalizzare per fini politici ed elettorali il dolore di circa 250.000 esuli istriani, il cui trasferimento avvenne a più riprese nel corso di oltre 15 anni come conseguenza, in primo luogo, della guerra provocata dai nazifascisti, fenomeno che va correttamente contestualizzato nel più ampio panorama europeo in cui vi furono migrazioni postbelliche che coinvolsero circa 15 milioni di persone.
    “Il fascismo in Italia è una catastrofe, è una indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità, dell’ottimismo, dell’entusiasmo. Si può ragionare del Ministero Mussolini, come di un fatto di ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più, è stato l’autobiografia di una nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica è una nazione che vale poco…”
    (PIERO GOBETTI)
    ONORE alla MEMORIA di TUTTI gli ANTIFASCISTI di ogni tempo e luogo
    Associazione UTOPIA CONCRETA
    Partigiani del XXI secolo
    E-mail: utopia-concreta@libero.it

  3. Breaking news! A quanto pare questa sera, 21 febbraio, due compagni sono stati fermati dal sindaco ROZZINO, dal vicesindaco ASSALONI e da un certo sig. Gavazza (non si sa a quale titolo) mentre percorrevano le strade di TORRAZZA PIEMONTE mettendo nelle buche delle lettere dei volantino di informazione sulla propaganda neo-fascista sulla vicenda delle foibe. Pare che il sindaco si sia identificato come tutore dell’ordine, abbia ritirato i documenti ai due compagni e poi abbia richiesto l’intervento dei Carabinieri. Solo dopo un’ora di attesa i documenti sono stati restituiti e così hanno potuto andarsene.
    Insomma, l’antifascismo sembra infastidire le istituzioni torrazzesi e personalmente non posso fare a meno di ringraziare i compagni per il loro impegno, massima solidarietà!

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  6. Pino Pisicchio

    Intervengo solo per una piccola correzione: Gobetti è morto in Francia il 15 febbraio 1926, a seguito delle complicazioni cardiache seguite ad una broncopolmonite fulminante che lo aveva colpito quattro giorni prima. Si era trasferito in Francia dal 6 febbraio precedente. E’ vero che i pestaggi dei fascisti avevano peggiorato le sue condizioni fisiche, ma l’ultimo pestaggio l’aveva subito a settembre del 1925: cinque mesi prima di morire.

  7. Pisicchio Gobetti è morto per gli spifferi alle finestre…SI VERGOGNI

  8. Più volte arrestato nel ’23-24 dalla polizia fascista, la sua rivista è ripetutamente sequestrata. Lo stesso Mussolini si interessa di lui e telegrafa al prefetto di Torino: “Prego informarsi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore”. Nel ’24 fonda la rivista letteraria “Il Baretti”, alla quale collaborano Benedetto Croce, Eugenio Montale, Natalino Sapegno, Umberto Saba ed Emilio Cecchi. Il 5 settembre del ’24, mentre sta uscendo di casa, è aggredito sulle scale da quattro squadristi che lo colpiscono al torace e al volto, rompendogli gli occhiali e procurandogli gravi ferite invalidanti. Costretto a espatriare in Francia, mai più riavutosi dalle ferite, muore esule a Parigi nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926. Non aveva nemmeno venticinque anni, che avrebbe compiuto il 19 giugno di quell’anno

  9. ELOGIO DELLA GHIGLIOTTINA di Piero Gobetti.

    Il fascismo vuole guarire gli Italiani dalla lotta politica, giungere a un punto in cui, fatto l’appello nominale, tutti i cittadini abbiano dichiarato di credere nella patria, come se col professare delle convinzioni si esaurisse tutta la praxis sociale. Insegnare a costoro la superiorità dell’anarchia sulle dottrine democratiche sarebbe un troppo lungo discorso, e poi, per certi elogi, nessun migliore panegirista della pratica. L’attualismo, il garibaldinismo, il fascismo sono espedienti attraverso cui l’inguaribile fiducia ottimistica dell’infanzia ama contemplare il mondo semplificato secondo le proprie misure.
    La nostra polemica contro gli italiani non muove da nessuna adesione a supposte maturità straniere; né da fiducia in atteggiamenti protestanti o liberisti. Il nostro antifascismo prima che un’ideologia, è un istinto.
    Se il nuovo si può riportare utilmente a schemi e ad approssimazioni antichi, il nostro vorrebbe essere un pessimismo sul serio, un pessimismo da Vecchio Testamento senza palingenesi, non il pessimismo letterario dei cristiani delusione di ottimisti. La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio. Bisogna diffidare delle conversioni, e credere più alla storia che al progresso, concepire il nostro lavoro come un esercizio spirituale, che ha la sua necessità in sé, non nel suo divulgarsi. C’è un valore incrollabile al mondo: l’intransigenza e noi ne saremmo, per un certo senso, in questo momento, i disperati sacerdoti.
    Temiamo che pochi siano così coraggiosamente radicali da sospettare che con queste metafisiche ci si possa incontrare nel problema politico. Ma la nostra ingenuità è più esperta di talune corruzioni e in certe teorie autobiografiche ha già sottinteso un insolente realismo obbiettivo.
    Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell’imprevisto che seguiteremo ad indicare come provinciale per non ricorrere a più allarmanti definizioni. Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo “nipote” di Machiavelli non sapremmo capacitarci, se venisse l’ora dei conti. Il fascismo in Italia è un’indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini come di un fatto d’ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione. Confessiamo di avere sperato che la lotta tra fascisti e social-comunisti dovesse continuare senza posa: e pensammo nel settembre del 1920 e pubblicammo nel febbraio del 1922 La Rivoluzione Liberale con fiducia verso la lotta politica che attraverso tante corruzioni, corrotta essa stessa, tuttavia sorgeva. In Italia c’era della gente che si faceva ammazzare per un’idea, per un interesse, per una malattia di retorica! Ma già scorgevamo i segni della stanchezza, i sospiri alla pace. E’ difficile capire che la vita è tragica, che il suicidio è più una pratica quotidiana che una misura di eccezione. In Italia non ci sono proletari e borghesi: ci sono soltanto classi medie. Lo sapevamo: e se non lo avessimo saputo ce lo avrebbe insegnato Giolitti. Mussolini non è dunque nulla di nuovo: ma con Mussolini ci si offre la prova sperimentale dell’unanimità, ci si attesta l’inesistenza di minoranze eroiche, la fine provvisoria delle eresie. Certe ore di ebbrezza valgono per confessioni e la palingenesi fascista ci ha attestato inesorabilmente l’impudenza della nostra impotenza. A un popolo di dannunziani non si può chiedere spirito di sacrificio. Noi pensiamo anche a ciò che non si vede: ma se ci si attenesse a quello che si vede bisognerebbe confessare che la guerra è stata invano. Privi di interessi reali, distinti, necessari gli Italiani chiedono una disciplina e uno Stato forte. Ma è difficile pensare Cesare senza Pompeo, Roma forte senza guerra civile. Si può credere all’utilità dei tutori e giustificare Giolitti e Nitti, ma i padroni servono soltanto per farci ripensare a La Congiura dei Pazzi ossia ci riportano a costumi politici sorpassati. Né Mussolini né Vittorio Emanuele hanno virtù di padroni, ma gli Italiani hanno bene animo di schiavi. E’ doloroso dover pensare con nostalgia all’illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri fino in fondo, c’è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C’è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco. Ma ci si sentiva pure una disperata religiosità. Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare (ahimè, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro. Mussolini può essere un eccellente Ignazio di Loyola; dove c’è un De Maistre che sappia dare una dottrina, un’intransigenza alla sua spada?

  10. Fischiava il vento
    nella canna del fucile,
    rossa primavera
    alla fine di Aprile.
    Poi venne Maggio,
    l’ordine di disarmarci.
    Caro Valerio,
    non dovevamo fermarci.
    Non dovevamo fermarci,
    si doveva continuare,
    si fa con lo schioppo
    l’unità nazionale!
    Mandando ogni uomo
    vestito di nero
    prete, fascista o sbirro del re
    al cimitero
    E invece sono ancora tutti là
    con i sorrisi smaglianti,
    sono là i figli e i nipoti
    vincenti e arroganti.
    Un proiettile a testa
    caro il mio colonnello,
    e non smettere di giocare
    proprio sul più bello.
    E a chi voleva la libertà
    cosa gli diciamo?
    Ai compagni morti per niente
    cosa raccontiamo?
    Che un pelato appeso a testa in giù
    poteva bastarci.
    Caro Valerio,
    non dovevamo fermarci.
    Ma porco dio, madonna ladra,
    non dovevamo fermarci!
    GIORGIO CANALI

    E’ solo il testo di una canzone, ma…quanto sono vere le canzoni a volte e non solo quando parlano d’Amore

  11. Io direi che vale la pena anche riproporre certi articoli del 2013 su TORRAZZA: Chivasso e Torrazza: troppo silenzio sugli “effetti collaterali” del TAV Valsusino? http://www.tgmaddalena.it/chivasso-e-torrazza-troppo-silenzio-sugli-effetti-collaterali-del-tav-valsusino/

  12. Eccome se vale la pena dato che LE persone che hanno fatto di tutto per affossare la protesta nascente a Torrazza, in particolare l’immobiliarista/giornalista/ambientalista obsoleto Meaglia con i pentastellati Marocco/Maule non han fatto altro che fare denuncie e farsi poi difendere in tribunale dalla EX senatrice dell’IDV BUGNANO…questi politicanti/ambientalisti obsoleti non si capisce bene perchè continuino a sviare le proteste deboli e non vogliano vedere che a TORRAZZA lo Smarino arriva o arriverà e che presto verrà costruito un pezzo di ferrovia per collegare la linea TOP/MI alle cave TRAMA di Fantini e C.
    Quel Fantini e C che anche le campagne no Tav di c’è lavoro e lavoro non considerano…eppure queste cave sono grandi, profonde e sopra una falda acquifera…del resto Trama/Cogefa di acqua se ne intende ha fatto l’acquedotto della Val Susa indisturbata …Pro natura e Legambiente hanno appoggiato i boicottaggi dell’immobiliarista giornalista ambientalista obsoleto in tutto e per tutto..e continuano chissà se Cavargna può chiarirci òla posizione di Pro Natura della Valsusa, visto che lui era presente alla serata no Smarino boicottatta dai signori sopracitati?

  13. Pochi giorni fa Meaglia proprio sulla lista comitati ha avuto una discussione accesa con gli esponenti di Rifondazione di Chivasso che conoscono bene la situazione della zona, ma come sempre UN SILENZIO ASSORDANTE e COMPLICE con il boicottatore delle serate notav

  14. Da il bombarolo

    http://www.ilbombarolo.it/attualita/siete-allopposizione-dellopposizione

    POI smtto ma questi articoli sono solo per far capire ai NOTAV onesti chi sono certi LOSCHI individui che mandano in giro notizie che spesso servono a distogliere l’attenzione si mi sto riferendo al NONsignore Meaglia Piero di professione IMMOBILIARISTA/GIORNALISTA/AMBIENTALISTA OBSOLETO…nonchè denunciatore…per infomazione corretta ha denunciato pure il sottoscritto