CacciaVideoSiamo ancora in aula bunker, dove tutti i martedì si tiene il maxi processo ai 53+1 no tav per lo sgombero del 27 giugno e gli scontri della successiva manifestazione del 3 luglio 2011. Scontri che con il passare delle tante testimonianze della difesa, assumono la forma di una spropositata aggressione verso manifestanti per lo più impreparati. Emerge così, dalla testimonianza di Giuseppe Caccia, ricercatore universitario e consigliere al comune di Venezia, anche esperto della vicenda oggi nota per lo scandalo corruzione, quella del MOSE, come una persona accanto a lui sia stata ferita gravemente da un lancio di lacrimogeno “teso”, ad “altezza uomo”. Raccapriccianti anche i dettagli dai quali emerge la difficoltà di soccorrere la persona ferita, trasportandola faticosamente verso un punto presso il quale potesse giungere un’ambulanza e senza mai ricevere un aiuto dalle forze dell’ordine, come fa notare l’avv. Vitale con puntuali domande su quali soccorsi siano stati prestati al manifestante ferito.

“Ci vollero 40-50 minuti perché arrivasse l’ambulanza, nonostante io continuassi ad insistere”, racconta Caccia, che fu l’unico del gruppo di improvvisati soccorritori ad avvicinarsi alle forze dell’ordine al varco autostradale lungo il sentiero per Giaglione, oltre la baita. Quella baita dove alcuni manifestanti prestarono i primi soccorsi. “Trauma toracico-addominale con frattura della decima costa destra, contusione epatica, contusione anche al rene e versamento peritoneale”, così c’è scritto nel referto dell’ospedale di Susa, pronto soccorso e poi chirurgia.
Nonostante le tante opposizioni del PM Rinaudo, Caccia spiega la sua visione di quella giornata: “Un aspetto che riguarda la scena che ho visto prima di allontanarmi dall’area del cantiere insieme al ragazzo che era rimasto ferito, perché questo ci tengo a dirlo anche per le cose che ho letto nei giorni successivi sui giornali. Finché io sono rimasto li’ escludo nella maniera più totale che ci siano stati, almeno per quello che vedevo con i miei occhi, comportamenti o atteggiamenti violenti nei confronti delle forze dell’ordine. Certo, c’è una protesta molto veemente che simbolicamente se la prendeva con il cantiere e con la sua recinzione (battiture con i rami sulla recinzione, slogan anche molto duri), ma finché non c’è stato il lancio di lacrimogeni, in particolare ad altezza uomo, tutte le persone, e ne vedevo qualche centinaio nell’area che avevo intorno, erano assolutamente a volto scoperto, non c’era alcun tipo di atteggiamento ostile nei confronti delle forze dell’ordine e, se qualche reazione c’è stata, è stata successiva al lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo e al ferimento dei manifestanti. Reazioni che io tenderei ad escludere che fossero state organizzate, è stata una reazione ad un certo punto con persone ferite, l’aria resa irrespirabile, necessità di portare via i feriti, ci sono stati gesti di rabbia che si limitavano a rilanciare indietro i candelotti lacrimogeni piovuti in mezzo ai manifestanti. “E aggiunge “Mi è capitato di essere in altre situazioni di ordine pubblico, ma li’ non c’è stato nessun annuncio dato col megafono da dirigenti e funzionari responsabili dell’ordine pubblico in quel contesto che intimasse, ad esempio, i manifestanti di allontanarsi. Il lancio di lacrimogeni è partito senza alcun avviso, prima a parabola e, nel giro di qualche minuto, immediatamente tesi, decine e decine di tiri tesi ad altezza d’uomo”.

Simonetta Zandiri  – TGMaddalena

Qui la trascrizione completa dell’udienza del 17 giugno 2014: http://www.tgmaddalena.it/udienza-17-giugno-aula-bunker-maxi-processo-diretta/

Comments are closed.