Succede al Clarea, Valsusa, Italia. Se sei NO TAV e anche “basco”, senza che tu abbia fatto nulla di particolare ti possono prendere sui terreni di proprietà dei No TAV, mentre ti limiti ad osservare, possono portarti all’interno di quel dannato cantiere e tenerti in una cella dove ti fanno spogliare e senza consentirti di fare neanche quella telefonata alla quale dovresti aver diritto, ti spogliano e ti fanno fare le flessioni. Potrebbero farlo, certo, ma solo qualora ci fossero evidenti prove per sospettare che tu nasconda in quell’intimo buco sostanze vietate, come armi (?) o droga. Ma allora dovrebbero controllarti dietro, mentre nudo fai le flessioni, non guardarti in faccia.. perché farti spogliare e fare flessioni, per poi controllare la tua espressione? Misteri, tutti Italiani. Ma l’Italia è questo, o forse è il mondo che ogni giorno è un po’ più nero? Nero, come il colore di quelle divise che ti possono accerchiare per portarti non si sa dove, nero come quel tatuaggio che ti sembra di avere già visto su quel braccio che tiene quel bastone, ricordi quelle immagini ma non pensavi di poterti trovare anche tu, di nuovo, in quel film.

Non sai dove ti porteranno, non te lo dicono. Ci sono uomini vestiti normalmente che non si presentano, non sai chi sono ma sei affidato a loro e non sai cosa ne sarà di te. Ti dici che devi stare calmo perché sai di non aver fatto niente. E allora perché tutto ti fa sentire come nulla potesse dipendere da te, come se in quell’istante la tua sicurezza fosse crollata per sempre? Cominci a capire che la tua innocenza non li fermerà, che non basterà a salvarti. e allora torni, da quel viaggio, dopo aver scampato il pericolo, cominciando a capire quanti, invece, non ce l’hanno fatta. E quanti innocenti sono rinchiusi, da qualche parte.
Succede in Clarea. Ma può succedere ovunque. E il prossimo, potresti essere tu.

Aggiornamento 27 luglio 2014
Torino, C.so Brunelleschi, presidio di fronte al CIE. I solidali trasmettono messaggi all’interno, in più lingue, messaggi di Libertà. Di fronte al muro, a coprire le scritte, agenti in borghese. Ci sono anche i ragazzi baschi, al presidio e riconoscono tra gli agenti in borghese la donna che ha effettuato la perquisizione alle ragazze. “Era lei, ma era in divisa da Carabiniere”.

nocie2

Sembrerebbe quindi che non ci sia un presidio “interforze” a protezione del cantiere.
Sembrerebbe quasi una squadra “interforze” contro qualcosa, o qualcuno.
Parrebbe, sembrerebbe, ma noi non ci crediamo.
E voi?

Simonetta Zandiri – TGMaddalena

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