Palazzetto_Scandicci20 dicembre, palazzetto dello sport di Scandicci, Firenze, assemblea d’istituto dei licei dell’istituto Machiavelli Capponi della zona di Ponte Oltrarno (Firenze) ospiti tre No Tav chiamati a testimoniare la loro esperienza sulla lotta al TAV e sulla repressione. Presenti circa 900  studenti molto interessati a comprendere questa realtà di lotta tra le poche, nel paese, a resistere da così tanti anni.

 

Dalle 9:30 alle 12:00 si alternano gli interventi di Antonio Ginetti, attivista di Pistoia, tra gli imputati al maxi processo per i fatti del 27 giugno e del 3 luglio, Alessandro Lupi, il no tav valsusino colpito al volto da lacrimogeno il 24 luglio 2011, uno dei 10 protagonisti del documentario di Gaglianone, QUI, e la sottoscritta che racconta i passaggi più cruciali del teorema accusatorio della Procura di Torino, inclusa la recente sentenza che ha assolto i quattro no tav dall’accusa di terrorismo. Al banchetto all’ingresso Anna offre libri, documentazione, maglie e bandane No Tav.

Il racconto inizia da fine anni ’90, con la drammatica vicenda di Sole e Baleno, per i quali si suggerisce agli studenti di approfondire le ricerche on line, cercando il libro di Tobia Imperato, “Le scarpe dei suicidi”, disponibile in pdf. Spetta poi ad Alessandro, valsusino,  il racconto della presa di Venaus, mentre Antonio descrive l’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena, lo sgombero e la successiva manifestazione del 3 luglio. Ricorda in poi il suo trauma più grande, quando fu colpito al volto da un lacrimogeno il 24 luglio 2011, durante una manifestazione “festosa”, c’erano gli alpini in congedo che davano il benvenuto ai militari a guardia del cantiere.


Ogni intervento evidenzia gli aspetti meno visibili, quelli in qualche modo censurati dai media, il messaggio è che non esistono persone con “superpoteri”, quello che è stato possibile in Val Susa è possibile ovunque, basta volerlo. Quello che manca, spieghiamo agli studenti, è la consapevolezza delle nostre capacità e potenzialità, la fiducia in noi stessi, credere che sia possibile, pre requisito fondamentale per resistere anche di fronte ad evidenti e continui abusi di potere. Quando Alessandro si sofferma sulla sua vicenda non ha alcuna esitazione nel ricordare il sostegno di tutto il movimento alle azioni di sabotaggio: “Il movimento no tav ha approvato il sabotaggio, purché non si faccia del male ad alcun essere vivente” e aggiunge “quando un uomo arriva a chinarsi per raccogliere una pietra e lanciarla contro le istituzioni, così come quando è costretto al sabotaggio è solo perché è mancato il dialogo, perché nessuno ci ha mai veramente ascoltati e qui è il fallimento della politica che non sa o non vuole dialogare con il popolo e preferisce le vie di fatto. A questo punto e solo a questo punto il popolo reagisce come può: la pietra e il sabotaggio”.

Una domanda segna poi gli interventi nella seconda parte della mattinata: “Il dibattito violenza-nonviolenza, come si affronta nel movimento”? Ne approfitto allora per evidenziare come proprio nel processo appena terminato sia stato dimostrato come nei fatti e nelle intenzioni dei no tav che avevano organizzato il sabotaggio, con l’incendio del compressore, non ci fosse alcuna traccia di “lesione alle persone”. E faccio notare la differenza tra le intenzioni evidenti in alcune forze dell’ordine che gestirono l’ordine pubblico il 3 luglio 2011 e che, come evidenziato da alcuni video prodotti dalla procura, in particolare alcuni passaggi audio, puntavano intenzionalmnte a colpire i manifestanti con i lacrimogeni (si veda video difesa maxi processo no tav “Centrali quei due!”)

Il sabotaggio, dunque, non è violenza, è quel “granello di sabbia negli ingranaggi” di un sistema che devasta l’ambiente, che sottrae quotidianamente libertà, diritti, sacrificandoli in nome dei profitti di pochi. Antonio spiega come il sabotaggio fu importante nelle lotte operaie, e mostra poi la violenza del “sistema” spesso celata in questa società che mostra solo la violenza delle “classi subalterne”, cita quindi una frase di un brigante, Angelillo, “La vostra violenza è un diritto, la nostra violenza è un delitto”.
A conclusione l’intervento di uno studente dell’istituto che ha ricordato i disastri fatti nel Mugello, di quello che potrebbe avvenire con il tunnel del TAV a Firenze, ha ricordato il MUOS come strumento di morte ed ha poi ricordato che la democrazia è una parola vuota se non la riempiamo noi di partecipazione, la democrazia è un tavolo al quale dovremmo sederci tutti e confrontarci, fino a quando ci sarà qualcuno “delegato” non avremo alcuna democrazia, sarà solo quando ciascuno di noi farà la propria parte che potremo sperare di realizzarla.

 

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

 

This article has 3 comments

  1. La scuola si chiama Machiavelli Capponi della zona di ponte oltrarno!!!!!

  2. non ho mai sentito parlare della zona di “ponte oltrarno”…..e si che sono fiorentino….dove si troverebbe???