EzioBertokMaxiprocesso no tav, videosintesi dell’udienza del 15 aprile 2014.

“Io ero sulla barricata”, racconta Carlo Ponsero, assessore al Comune di Giaglione, riferendosi alla mattina dello sgombero dell’area oggi occupata dal cantiere del tunnel geognostico, il 27 giugno 2011 e, aggiunge, “ho visto con preoccupazione che questa pinza si avvicinava a dove eravamo noi”. Una pinza, una benna, che operava ad una distanza troppo ravvicinata per non destare preoccupazioni anche da parte di amministratori e sindaci presenti in quella, come in altre giornate.
E’ di nuovo il turno dei testimoni della difesa, in quell’aula bunker che pare destinata ormai ad ospitare qualsiasi processo coinvolga l’area degli attivisti NO TAV, come confermato dal presidente Quinto Bosio che respinge la richiesta dei difensori di riportare il processo nelle aule del tribunale di Torino. Si richiama all’enorme quantità di imputati, difensori e parti civili, per motivare la scelta di restare in aula bunker, una questione di capienza e di sicurezza, visti gli “episodi verificati il 23 dicembre ed il 28 febbraio”.

Ezio Bertok, pensionato ed ex ricercatore in un centro studi della Telecom, racconta con riferimenti precisi, basati sulla sua documentazione fotografica, la rapida sequenza di eventi di quella mattina del 27 giugno e spiega: “La gente su questa barriera cercava di opporsi con i propri corpi alla demolizione, era previsto, era nell’aria che ci sarebbe stato lo sgombero e noi lo ritenevamo illegittimo, quindi tentavamo di opporci pacificamente, con i nostri corpi, a questo sgombero”. Durante il controesame il PM mostra immagini nelle quali si vede la barricata dall’interno della galleria autostradale, Bertok fa notare che quella è una prospettiva diversa dalla sua, il PM risponde, alzando il tono ed il volume della voce, “non m’interessa la posizione” ed è a quel punto che Bertok ribadisce il perché della sua presenza in quell’aula: IO SONO QUI PER RISPONDERE ALLE DOMANDE, NON PER ESSERE INTIMIDITO”.

Si susseguono poi altre testimonianze simili, un consigliere comunale di Vaie che descrive il panico e la confusione di quei momenti in cui centinaia di persone, che ritenevano di poter essere al sicuro nell’area regolarmente pagata dalla Comunità Montana, subirono un attacco con gas lacrimogeni lanciati anche nei ripidi sentieri che furono costretti a percorrere non avendo altre vie di fuga.
“io volevo rimanere li’ ma siamo stati impossibilitati perché l’aria era irrespirabile e abbiamo deciso di andare verso la ramat, per i boschi, io con tutte le altre persone che eravamo li.” racconta Maria Malandrino, aggiungendo che erano tutti spaventati perché non avevano nessuna protezione. Lo stesso che emerge dalla testimonianza di Massimo Carraro, di Oulx, anche lui presente allo sgombero del 27 giugno: “ho visto gente scappare fuori dalle tende, una tenda incendiarsi e nel giro di pochissimi minuti ci siamo trovati talmente sommersi che non riuscivamo a respirare, nemmeno io che sono giovane e ho fiato. Avevo le gambe tagliate, mi sono buttato l’acqua in faccia, non si vedeva assolutamente nulla e dopo questo momento di panico, perché solo di panico si può parlare, la gente cominciò ad allontanarsi”.

Qui il resoconto completo dell’udienza, trascritta come sempre in tempo reale.
La prossima udienza in aula bunker è prevista il 28 aprile, con inizio alle ore 9:00. Ricordiamo che sempre in aula bunker inizierà il processo ai 4 no tav accusati di “terrorismo”, il 22 maggio 2014.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it
P.S. Ci scusiamo per il rumore delle dita sui tasti che sentite come sfondo in tutto il video, si tratta delle trascrizioni in diretta che facciamo ad ogni udienza e che potete seguire su www.tgmaddalena.it