ColdimossoSINTESI UDIENZA PROCESSO Notav Coldimosso, 5 dicembre 2013 – Arringhe difesa

L’avv. Novaro, difensore di quasi tutti gli imputati, 20 su 24, fa una PREMESSA, che e’ anche una CONCLUSIONE, invitando la corte a collocare i fatti del 17 febbraio a Coldimosso davanti alla trivella del sondaggio S66, nella giusta dimensione, emozionale e umana prima che strettamente giuridica e di rilevanza penale.
Rammenta che era da poco avvenuto il ferimento grave di 2 persone, Marinella – colpevole solo di essere caduta sulle radici nel fango e nella neve e picchiata quando era a terra, poi ricoverata all’ospedale di Susa – e Simone, da Susa trasferito alle Molinette privo di conoscenza e con paresi ad una gamba, giudicato da subito in pericolo di vita e infatti ricoverato in prognosi riservata.
Simone, ricorda l’avvocato chiedendo ai giudici uno sforzo di empatia con gli imputati senza per questo esonerarli dalle responsabilita’ dei loro gesti, e’ il loro amico, il loro compagno di cose fatte insieme, di politica e di militanza, ora a rischio di vita, e siamo in Val di Susa: un tipo di ferita collettiva ad identita’ collettiva che spiega il tipo di risposta, causata da uno stato di straordinario allarme.
Inoltre, non aiuta certo l’atteggiamento degli agenti che, riferiscono i testimoni di difesa, continuano a presidiare a Torino l’interno del Pronto Soccorso, incuranti e irriverenti del dolore dei familiari al punto da richiedere il fermo intervento di un medico per farli uscire da una stanza in cui si consumava ansia, bisogno di riservatezza e dolore di genitori fidanzata e amici per un ragazzo che pareva in fin di vita. L’avvocato si rifa’ alla giurisprudenza che in casi simili ha concesso attenuanti ritenendo meno gravi alcune reazioni a certe violazioni della cosiddetta norma sociale, di buon gusto, buon senso e rispetto.
I fatti susseguenti quindi, di cui sono accusati alcuni imputati, gli spintoni a qualche agente e la cosiddetta rapina di un’agenda caduta ad uno di essi per un colpo alla mano, vanno considerati di non particolare gravita’ e soprattutto senza premeditazione, senza dolo e senza consapevolezza che non fosse quella di una grande rabbia.
Il concorso cui sono chiamati a rispondere molti imputati non ha senso in questo caso, non trattandosi di una manifestazione qualsiasi, perche’ chiaramente chi era li’ lo era per solidarieta’ e per bisogno di assistere e di sapere e non per intento criminoso, e qui viene chiesta l’assoluzione per non avere commesso il fatto.
Diversa la situazione di alcuni imputati, ma qui si apre il balletto dei riconoscimenti incerti, delle deduzioni e delle valutazioni empiriche e discrepanti tra testi, e vengono comunque richieste le attenuanti o le non aggravanti in base alle considerazioni di cui sopra.
Per quanto riguarda poi la cosiddetta rapina dell’agenda, sottratta ad agente, trattasi invece di vero e proprio avvincente caso da libro giallo,
PROTAGONISTI:
un certo calcio alla mano che la regge,
un certo non colpevole additato invece tale e un quasi certo colpevole invece

che certo torna indietro e che pesta con certa rabbia i fogli caduti a terra,
un altrettanto certo raccoglierli invece da per terra
da uomo misterioso in jeans azzurri e dama misteriosa non imputata,
aiutati da certa persona forse solo gentile per questo ora imputata,
Cosa mai ci sara’ stato scritto su quei fogli?
L’udienza termina con l’arringa dell’avv. Fittizzo che giunge a conclusioni assai simili per il suo assistito imputato per i fatti avvenuti quella notte davanti a La Stampa, escludendone il dolo e facendo presente che comunque la distribuzione dei giornali non venne interrotta e non subi’ alcun ritardo.

Eleonora Forno

(Qui la trascrizione completa dell’udienza)