Capodanno 2011 NOTAVProsegue il processo che segue una querela di Massimo Numa contro due attivisti NO TAV (una è la sottoscritta), per episodi relativi alla notte di Capodanno del 2011, la prima udienza si è svolta a giugno 2013, qui il resoconto.

Aula 3, non facciamoci inganare dal fatto che siamo dal Giudice di Pace (di seguito GdP), il procedimento è penale a tutti gli effetti e la scelta del GdP è per velocizzare i processi. La GdP è puntuale, già presenti in aula il querelante, Massimo Numa, giornalista de La Stampa che segue da vicino le vicende NO TAV solo per quanto riguarda i problemi di ordine pubblico ed il suo avvocato, Bertolino, seduto accanto al PM che inizia subito chiedendo a Numa se ricorda il periodo (mattino, pomeriggio o sera) in cui ha ricevuto le minacce telefoniche riferiti nella querela sporta nel gennaio successivo, chiedendo di precisare il contenuto della telefonata (“se lo ricorda”). Numa si era appena seduto nel posto riservato ai testi, pronunciando la formula con la quale si è impegnato a dire tutta la verità, “consapevole che altrimenti commette il reato di falsa testimonianza” (ha tenuto a sottolineare il GdP).

Alla domanda del PM Numa risponde che era la sera del 31 dicembre 2011, un arco di tempo che oscillava più o meno tra le 20:30 e le ore successive, riferisce di una serie di telefonate provenienti da utenza anonima perché sul display compariva la scritta “numero privato”. Sul contenuto delle telefonate spiega che erano legate alla sua attività professionale di giornalista de La Stampa, in relazione alla vertenza TAV. Ricorda “il senso, molto precisamente. Erano volte a definire la mia attività professionale come frutto di infamità”, spiega Numa, “e il tono delle stesse era minaccioso e intimidatorio, aggravato dal fatto che era una notte di festa, io non stavo lavorando, ero con i miei famigliari e tutto questo ha turbato il clima di una normale riunione famigliare”.
Le domande successive tentano di fare ordine tra la sequenza di telefonate, dalla ricostruzione sembra che ci sia stata una prima telefonata che proveniva da una persona di sesso femminile e poi ci fu un’latra telefonata, dalla voce maschile, di un soggetto che si qualificava “cronista di una sedicente testata “Eco del Tanaro”, il cui contenuto era molto preciso, moto chiaro e molto intimidatorio” e, prosegue Numa, “tanto per sgomberare il campo da equivoci non c’era nulla di scherzoso in questo tipo di comunicazione in cui mi si informava che un sedicente tribunale del popolo aveva deciso la mia esecuzione, un’esecuzione mortale! Alla luce di quello che è successo dopo è stato un eco sinistro… io ho ricevuto un ordigno…”.
E sull’eco sinistro arriva l’interruzione dell’Avv.Vitale, seguita da una breve discussione. Numa riprende, proprio dall’ordigno: “Le minacce si sono susseguite negli ultimi anni sino ad arrivare all’invio dell’ordigno esplosivo che ho avuto esattamente qualche settimana fa indirizzato a me personalmente”.

Alla domanda del PM che chiede di indicare se questo sedicente giornalista dell’Eco del Tanaro, oltre a questa affermazione, avesse anche ingiuriato Numa con frasi precise Numa risponde che “si, si allineava alle ingiurie precedenti, con il solito concetto di infamità, di scrivere delle cose non corrispondenti al vero o comunque legato proprio a questo termine “infame” che qualifica l’ingiuria”.
Il PM chiede se Numa ha ricevuto minacce, oltre questa frase della sentenza, con terminologie diverse e Numa spiega che si reiterava la parola morte, ma c’è confusione tra l’ordine delle varie telefonate, “sono due telefonate a distanza di pochi minuti una dall’altra..” spiega Numa, “in quella dove c’era la sentenza di morte, nella seconda, veniva reiterato il concetto di morte.

Le risposte sono talvolta confuse, al punto che il PM ritiene necessario fare alcune contestazioni per aiutare la memoria del teste perché quando era stato sentito, nell’aprile 2012, per le sommarie informazioni, aveva detto frasi più precise di quelle che riferisce in aula nel corso dell’udienza. A domanda “qual era il tenore delle minacce e delle ingiurie” nel verbale di sommarie informazioni era infatti riportato “ricordo che il chiamante che si qualificava come giornalista dell’Eco del Tanaro poco dopo iniziava ad insultarmi con rasi del tipo : infame, la pagherai, prima o poi ti prendiamo”. Chiede quindi se ricorda queste parole e Numa conferma, ribadendo “il concetto di morte”.

Quando gli viene chiesto se tra le telefonate che ha ricevuto quella sera ricorda di aver riconosciuto in ualche modo la voce della Zandiri Numa risponde “Senz’altro si, si”, ed attribuisce a questa telefonata la parola “infamità” e tutte “quelle frasi collegate a questa parola”, ma esclude “la questione attinente alla sentenza di morte riconducibile alla voce maschile”.

Il PM chiede quindi se conoscesse in precedenza Carena Gianpaolo (altro imputato nel procedimento insieme alla sottoscritta) e Numa conferma, aggiungendo che “il signor Carena non perde occasione neanche in contesti di manifestazioni pubbliche di esprimere ad alta voce il suo disappunto per come svolgo il mio lavoro in questo contesto, quindi ben lo conosco, ben conosco la sua voce, ben l’ho riconosciuta” (con una ridondanza tattica che rivela l’abilità di Numa come teste). Attribuisce quindi a Carena Gianpaolo, “con assoluta certezza”, il contenuto delle frasi con “il tribunale del popolo” .

Il PM torna ad incalzare sui fatti successivi all’episodio, chiedendo quindi a Numa di descrivere altri episodi subiti dal giornalista, assist perfetto per riportare in quell’aula fatti che nulla hanno a che fare con l’oggetto del procedimento in atto, ed ecco ricordare l’ordigno esplosivo e poi citare “un’aggressione dell’auto di servizio de La Stampa con il lancio di una pietra che ha infranto il parabrezza posteriore”… fatto che non viene contestualizzato con precisione, ma semplicemente aggiunto in un cumulo di improbabili conseguenze delle telefonate oggetto del dibattimento.

Da dove arrivavano quelle telefonate? Alla domanda del PM Numa risponde di avere avuto l’esatta percezione che arrivassero dalla Val Clarea perché “individuando sommariamente i soggetti che avevano fatto queste telefonate” (sommariamente…) “sapeva che si erano autoconvocati quella sera al cantiere”. Qui il PM non comprende la risposta, intanto l’Avv.Vitale chiede che venga verbalizzata questa affermazione, mentre il PM riprende il verbale dell’aprile 2012 per ricordare che all’epoca Numa disse di aver capito che le telefonate provenissero dal cantiere perché “in sottofondo in entrambi i casi si sentivano delle voci e dei cori”.
E’ il turno dell’avvocato di Numa, Bertolino, le prime domande sembrano inquietare il giornalista, pioché gli viene chiesto di ripetere il numero della sua utenza (che è agli atti) ma vorrebbe evitare perché “certi soggetti non lo sanno” (e rivolge uno sguardo sprezzante all’aula, dove a parte i due imputati ci sono solo altre due no tav) e “per ragioni di sicurezza” avrebbe preferito non dirlo. Il Giudice di Pace fa notare che gliel’ha chiesto il suo avvocato…
Chiusa questa parentesi, rispondendo alle domande dell’Avv.Bertolino Numa spiega che si occupa di TAV (ma solo per l’ordine pubblico) dal 2001, racconta che più volte è stato oggetto di contestazione da parte del movimento no tav (ma solo con “una parte del movimento”) ed aggiunge che “è in atto una martellante campagna d’odio puntata sulla persona, non tanto sul giornalista, in quanto, per una scelta del movimento, ormai vengono puntate le persone, a prescindere dalla professione”, viene interrotto dall’Avv.Vitale che fa notare che questa è una valutazione ed il GdP assicura che non verrà considerata ai fini della sentenza.
L’Avv.Bertolino chiede di altre minacce, e del pacco bomba, Numa spiega che ha ricevuto molte minacce “culminate nell’invio di un ordigno esplosivo su cui è in corso attività giudiziaria”, ed aggiunge “ho ricevuto minacce anche nel contesto famigliare, è stato violato anche l’account di posta di un mio famigliare, mia sorella ha subito la violazione dell’account di posta elettronica da cui sono stati prelevati dati sensibili sulla mia persona e su quella dei miei famigliari”. Interviene prontamente l’avvocato Bertolino: “Anche a me!”, seguito a ruota dall’Avv.Vitale: “Anche a me”, Avv.Bongiovanni: “Anche a me!” e infine il PM:” A  me no!”…  (fortunata!).

L’Avv.Bertolino chiede al suo cliente se l’episodio del 31 dicembre gli abbia provocato un turbamento particolare, Numa risponde affermativamente, aggiungendo “anche rabbia, perché trovo che sia una logica mafiosa quella di colpire trasversalmente le persone anche nel contesto famigliare, coinvolgendo persone innocenti”. Anche in questo caso l’avv.Vitale fa notare che si tratta di una valutazione, ed il PM specifica che “siamo nell’ambito di sensazioni che ha percepito il teste”. L’Avv.Bongiovanni chiede se vi sia un certificato medico ma non può ultimare la domanda perché interviene l’avv.Bertolino, urlando, “MA CERTIFICATO MEDICO… MA VIVADDIO.. MA INSOMMA NON SI FA UN DISCORSO DEL GENERE, CRISTO!”, mentre il GdP invita tutti alla calma.

Inizia il controesame della difesa, che riparte proprio dall’ultimo punto chiedendo al teste se si è rivolto ad un professionista, uno psichiatra, per terapie particolari, ma la risposta è negativa. Chiede inoltre al teste se ha solo quel numero o ha anche un’utenza privata e Numa risponde, irritato, “MA NON SONO AFFARI SUOI!”, il GdP lo invita a rispondere alla domanda, Numa ribatte che teme “che vengano trasmessi a certi soggetti”… e sia il GdP che l’Avv.Vitale spiegano nuovamente che non sono interessati a conoscere il numero ma semplicemente a sapere se ha o no un’utenza privata ma il giornalista risponde che in quel momento aveva solo quella attiva.

L’Avv.Vitale chiede nuovamente al teste se fosse sicuro sin da subito che in una di quelle telefonate la voce fosse proprio della Zandiri e Numa risponde “ragionevolmente sì”, l’avvocato chiede quindi se avesse indicato in querela queste sensazioni, ma Numa non ricorda, quindi l’Avv.Vitale fa notare che in querela non c’è alcun nome, neanche indicato come ipotizzabile e Numa risponde “benissimo, si attenga alla querela”.
L’Avv. chiede quindi di spiegare come mai non indicò il nome della Zandiri in querela, Numa risponde che non fece il nome perché “ho seguito poi… quello che è è quello che ho scritto in querela, se non l’ho detto subito ero ragionevolmente convinto che fosse lei, però ho ritenuto opportuno poi precisarlo successivamente”.

Su questo punto, che sembra decisamente rilevante, l’Avv.Vitale insiste, facendo notare che oggi ha detto che “era sicuro che la voce fosse di simonetta zandiri” e l’avvocato contesta che in querela non troviamo alcun nome, ed il 10 aprile 2012 dichiara nel verbale di sommarie informazioni che “tra le due telefonate ce n’era un’altra che proveniva da una donna la cui voce mi dava l’impressione i essere riconducibile a quella della Zandiri”, Numa conferma e l’Avv. chiede quindi se sta confermando che si trattava di un’impressione…. Numa conerma quanto scritto nel verbale.

L’Avv. chiede poi di spiegare quanto dichiarato precedentemente, ovvero che aveva capito che la telefonata provenisse dal Clarea avendo “sommariamente individuato le persone e sapendo che le stesse si erano autoconvocate al cantiere”, mentre nel verbale di sommarie informazioni si parla espressamente di voci di sottofondo e cori, ma non dei soggetti individuati. L’Avv. tenta poi di capire se si trattava di due o tre telefonate e chi fossero (voci maschili / femminili) i possibili interlocutori delle diverse telefonate.
Avv.Vitale: “lei prima ci ha detto che voci maschili e femminili si sono sovrapposte nella stessa telefonata , io però le contesto che, sempre nel verbale di sommarie informazioni del 10 aprile lei disse “Queste due chiamate provenivano da un uomo , tra le due ce n’è un’altra che proveniva da una donna””.
Numa: l”e voci erano di sottofondo, mentre parlava un soggetto maschile sentivo sullo sfondo … soggetto femminile.”
Avv.Vitale: “quindi non erano due interlocutori ma un interlocutore e un soggetto sullo sfondo…  Arriviamo ad un punto che ci sembra cruciale, lei oggi ha parlato di sentenza di MORTE. In querela non glielo contesto che non parla di sentenza di morte ma, soprattutto nel verbale di sommarie informazioni  del 10 aprile 2012 lei dice “Nella prima telefonata la frase era infame la pagherai, prima o poi ti prendiamo” e nella seconda “Il tribunale del proletariato ha emesso la sentenza”.”
Numa: “sentenza di morte. sentenza, morte. Chiaro?”

Le domande incalzano per capire coe mai nel verbale di sommarie informazioni non ritenne necessario specificare che si trattò di una sentenza di “morte”, ma si limitò a parlare di generica “sentenza”. Numa risponde che non sa come mai, si è dimenticato, per lui “morte” era implicito in “sentenza”.
Detto così, in un tribunale dal quale si attende una sentenza, certo questa “morte” implicita in ogni sentenza sogna come un pessimo auspicio….
Numa si innervosisce, poi specifica non senza una certa agitazione “morte morte morte, la sentenza di questo sedicente tribunale del popolo era un’esecuzione! “

L’Avv.Vitale chiede poi se quella sera sono state fatte anche altre telefonate, Numa spiega che di aver avuto sia telefonate private che legate al suo lavoro, l’Avv. cita a titolo esemplificativo la collega di Repubblica Di Blasi, il suo fotografo Giachino, chiede poi se quella sera ebbe per qualche motivo contatti con LTF (ma non ricorda) o con il senatore Esposito e Numa non ricorda ma risponde “forse” e precisa che “il senatore Esposito è un amico”, poi aggiunge che ha ricevuto “gli auguri di buon anno anche da parte di attivisti NO TAV”.
E’ il turno dell’Avvocato Bongiovanni, difensore di Gianpaolo Carena, anche qui il tentativo è di capire come mai nella querela non fu suggerita l’ipotesi che una delle telefonate arrivasse da Carena, visto che Numa sembra essere così sicuro di aver individuato da subito la sua voce, ma anche qui la risposta è vaga “non ricordo il contesto in cui queste domande mi furono poste, non so”, al punto che Bongiovanni gli ricorda che “la querela l’ha fatta lei!”, quindi Numa spiega: “nella fase iniziale della querela avevo una ragionevole certezza, ma non l’ho espressa in modo specifico, un’altissima probabilità che fossero loro, ho atteso le risultanze dei tabulati… la matematica…”
L’Avv.Vitale chiede che venga messo a verbale “collegandolo con le risultanze dei tabulati”. Il GdP conferma.
Il PM chiede ancora se, viste le innumerevoli minacce oltre a questo episodio ha una scorta”, Numa conferma di avere una scorta dal giorno dell’ordigno, di livello due. L’Avv.Bongiovanni chiede se dopo l’episodio del 31 dicembre 2011 abbia chiesto una scorta e gli sia stata concessa, Numa risponde che non l’ha chiesta lui e che era già sotto tutela dinamica, poi aggiunge “credo che dopo il 31 dicembre ci fu un rafforzamento della sorveglianza, ma su questo non so…”, il PM ribadisce “Quindi dopo il 31/12/2011 c’è stato un rafforzamento, e l’Avv. Vitale è costretto ad evidenziare che Numa “ha detto ‘credo’”!

Il dibattito è quasi al termine e si affronta la questione della testimonianza successiva, nell’elenco testimoni della Procura avrebbe dovuto essere il turno del Dott. Fusco (della Digos), che non è presente e c’è, al suo posto, il sovrintendente Catalano la cui presenza viene contestata dal legal team no tav perché Catalano non solo non risulta nell’elenco testi della Procura, ma non è presente e non  è quindi indicato come chi ha svolto le indagini sui tabulati, né sui tabulati né sulle annotazioni, pertanto la difesa chiede che sia sentito prima Fusco e che questo confermi, eventualmente, il ruolo preciso di Catalano. Il Giudice di Pace accoglie la richiesta della difesa, la prossima udienza sarà quindi il 24 gennaio 2014 alle 9:30, v,le dei Mughetti (zona Vallette).

Simonetta Zandiri – TGMaddalena

(grazie a Kate e Teresa per gli appunti che mi hanno permesso di ricostruire un puntuale resoconto dell’udienza)

This article has 4 comments

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  2. Ivan Setti

    Wow! E quindi vi accusa implicitamente di avergli spedito pure una bomba?
    A quando il polonio?

  3. Simonetta Zandiri

    Parrebbe, Ivan, sembrerebbe… ma noi non ci crediamo! 🙂

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