L’udienza inizia puntualmente, come sempre, alle 9:30. Dopo l’appello Luigino Greco, uno degli imputati, chiede di fare una dichiarazione spontanea.

La dichiarazione spontanea di Luigino GRECO, “parto la mattina alle 4 e torno la sera alle 7” (…) . Poi dichiara di “non avere mai fatto parte di qualsiasi organizzazione di stampo mafioso e comunque si dissocia dai fini eventualmente perseguiti da essa”.

GrecoLuigino<<Vorrei esprimere chi sono qual è la mia vita e quali sono i fatti che mi vengono contestati.
Sono Greco Luigino e ho 48 anni, gli ultimi 35 passati a fare il macellaio. Per me è un lavoro molto duro, non avendo una macelleria ma un banco al mercato… è spostare tutte le mattine la macelleria al mercato, tutto il giorno impiegato in questa mia attività. Scusate se sono emozionato, non mi capita tutti i giorni di parlare con persone come voi.. il mio lavoro è proprio pesante, parto la mattina alle 4 di mattina e torno la sera alle 7… alle 8 devo avere la mattina pronta, passo fino all’una a tagliare carne, il pomeriggio lo passo a preparare per il giorno dopo, non ho vita privata, ho pochi veri amici.  (…)
Due parole sul rapporto dei miei parenti: io, presidente, proprio per il lavoro che ho, che … il mio è un lavoro pesante che mi porta via tanto tempo e io ho veramente proprio poco tempo anche da dedicare ai miei figli e mia moglie e con i miei parenti mi vedevo quasi poco o mai… Io addirittura mi ricordo che … in questa sala c’è Donato Gianluca, sarebbe mio cugino, il figlio della sorella di papà, e si è sposato di sabato e non ho potuto andare al suo matrimonio… (…). Negli ultimi 33 anni la mia vita è sempre stata dalla mattina alla sera a tagliare carne, il mio lavoro porta tanta manutenzione… le rolatine, gli spiedini, e io sono sempre lì.. la cliente che vuole servita da me vuole servita da me, non c’è verso, è una cosa che ho creato io, è come un bambino quando si cresce… il mio orgoglio era arrivare il sabato mattina e vedere quattro file di persone davanti al banco….. (si commuove)
(…) Volevo farvi capire la mia vita qual era.
Per quanto riguarda…. volevo precisare anche un’altra cosa, tante volte ho cambiato parecchi assegni, assegni al banco… ma io lavoro col contante …. un mio cliente che mi fa una spesa di 100 euro e mi dice ti pago con un assegno di 1000 euro me lo cambi, a me non costa niente… (…) I miei fornitori io li ho sempre pagati a fine mese perciò a me non mi costava niente, è normale che ricevo la telefonata del direttore della banca mi dice “guarda che quest’assegno non è andato a buon fine”..

(…)
Per quanto riguarda le mie telefonate sugli atti, i miei sfoghi con Castronovo, con La Rosa [ si veda il caso Setup Live, udienza 13 aprile], non vi nego che nei primi mesi di carcerazione non pensavo che gli atti li avevamo tutti, pensavo che le cose mie private le tenevo io… invece poi ho capito che gli atti ce l’avevano anche i miei coimputati, e poi gli atti cominciavano a circolare quando io ero dentro le Vallette… e nessuno mi voleva in cella me, per quello che dicevo sugli altri, per il mio disprezzo di queste persone, alla fine devo ringraziare l’appuntato Golino e il maresciallo Valenza che sono riusciti a mettermi in cella con un Rumeno…. Io inizialmente pensavo che era come a naia, chi aveva il sigaro, invece poi quando ho capito che gli atti erano cominciati a girare e poi ho saputo che Castronovo era andato a denunciare e persone che dicevano abbiamo letto tutti gli atti, non ti preoccupare che tu la paghi… ho saputo che nel processo abbreviato Castronovo aveva ricevuto minacce per il nostro parlare…  
Con questo poi volevo chiudere.

Per quanto riguarda il rapporto che ho avuto… perché l’altro giorno ero agitato quando c’era La Rosa perché era tanto che non lo vedevo poi è il padrino dei miei figli, quando ho fatto la dichiarazione spontanea non mi sono espresso come volevo. Io ero ragazzino da quando conosco i Lo Surdo, avevamo i banchi a Porta Palazzo, è una famiglia che nell’arco di tempo fa sempre parte dei conoscenti, non degli amici… non ho mai avuto niente a che fare con queste persone, loro vendevano frutta e verdura e una volta questo Domenico Lo Surdo è venuto a sorteggiare da me, nel mio mercato. Non ha preso il posto, aveva il camion pieno di frutta e mi ha detto per non lasciare questa frutta che mi va a male me la fai stare nel tuo magazzino? Ho detto no…(…) gli ho fatto usare l’altro frigo… In questo magazzino qua avevo fatto un favore a un ragazzo di fronte di mettere un muletto elettronico che costa 4 o 6 mila euro.. quando è venuto a prendersi le fragole gli ho dato le chiavi e si è caricato le sue fragole e pure il muletto, e non mi ha detto niente…. E’ andato il ragazzo a prendersi il muletto e mi ha detto che è stato rubato.. allora l’ho chiamato e mi ha detto “ah si te lo porto domani”… Eh…, no nfunziona così, gli ho detto, perché il muletto non è mio. Ma il giorno dopo non me l’ha portato. Sapevo che aveva un negozio a Mirafiori e non sapevo dove… ho chiamato Castronuovo per chiedergli se conosce Lo Surdo (…) mi ha detto sarà difficile che recuperi il muletto. Alla fine m’ha detto guarda, se vuoi un consiglio conosco Giacomo che è il capo ultras degli arditi, il fratello, è più serio di lui magari te lo può recuperare.  Mi ha dato il telefono, l’ho chiamato e ci siamo incontrati. Quando l’ho chiamato , ci siamo visti da Vestil e insieme a lui ho conosciuto CREA ADOLFO, gli ho detto del muletto mi ha detto tra una settimana te lo diamo…. ha detto senti… sappiamo che il padrino dei tuoi figli fa concerti, se ci puoi fare avere i biglietti omaggio…. io non so come funziona questa storia, come poi vi ha spiegato La Rosa.
Per quanto riguarda Lo Surdo…. (…) il compà lo mettiamo quasi per scherzo, il mio doppio senso quando io lo chiamo e gli chiedo se  è rimasto contento per i biglietti è perché io avevo bisogno di recuperare il muletto… ma noi siamo altro, viviamo tutta un’altra vita… Signor presidente io spero di essere stato chiaro, se ha qualche domanda da farmi>>
Presidente: non è questa la sede, perché non siamo in sede di esame.
Greco: Grazie.
Avv: il signor Greco aveva fatto una dichiarazione, noi l’abbiamo sempre allegata alle varie istanze.. è una dichiarazione di non avere mai fatto parte di qualsiasi organizzazione di stampo mafioso e comunque si dissocia dai fini eventualmente perseguiti da essa. “Il sottoscritto dichiara di non avere mai fatto parte di un’associazione di stampo mafioso. Ammette ogni condotta che gli viene contribuita e della quale ha fornito spiegazione nell’interrogatorio, se però tali comportamenti fossero ritenuti indicativi di un’associazione di stampo mafioso, di aver fatto parte della ‘ndrina di San Mauro Marchesato con il presente atto si dissocia (….)”

Il PM Sparagna informa che il teste atteso per oggi, Brontu, ha un impedimento e mostra il documento.

20 minuti di pausa per questioni procedurali legate alla deposizione del teste in arrivo, Schettini Antonio. Stando all’accusa, negli anni ’90 le attività investigative, corroborate dalle dichiarazioni di Schettini, all’epoca collaboratore di giustizia, portarono ad evidenziare la caratura criminale di GRECO Angelo, mettendo in luce il ruolo di vertice che Greco avrebbe ricoperto nelle consorterie mafiose operanti nel crotonese e gravitanti attorno alle famiglie ARENA e NICOSCIA,  con la partecipazione alla guerra tra mafia tra quest’ultime verso la fine degli anni Novanta, ed un successivo ruolo di mediazione per poi giungere alla “pax mafiosa“.

Si riprende, ma c’è qualche problema. Il PM conferma che Schettini è arrivato ed ha potuto incontrare il difensore d’ufficio, che però non era presente alle scorse udienze. Viene sentito ai sensi del 197 bis, imputato “connesso” o collegato, già giudicato, che può sempre assumere la qualifica di testimone assistito. Non è in protezione, se ho capito bene, non lo è più. Aveva chiesto di poter parlare con Spataro, che lo sentì nel ’95-96, ma è fuori ufficio “e non può scendere, quindi questa è la situazione”.
Gli avvocati della difesa fanno notare che è “un testimone”, la Presidente evidenzia che, come tale, ha l’obbligo di rispondere.

Presidente: Diamo atto che il pubblico ministero riferisce che il teste Schettini dovrà essere sentito ai sensi dell’art.197 bis primo comma essendo stata nei suo i confronti emessa sentenza irrevocabile
PM: noi non l’abbiamo mai sentito nel corso delle indagini, abbiamo fatto riferimento ai verbali delle dichiarazioni che aveva rilasciato illo tempore. Lui è in detenzione domiciliare
Presidente: non ha altri processi in corso?
teste: no
Avv:  a noi interessa sapere per quali reati
teste: io vorrei sapere quale reato connesso… io ne ho fatti 30 di processi…. il mio avvocato di fiducia ce l’ho…
PM: noi l’abbiamo convocato mesi fa…
teste: non era disponibile quel giorno, lei ha fatto rinvii, stamattina sono venuti a prendermi da letto…
Presidente: lei viene sentito come teste, però come teste è assistito in quanto lei è già stato condannato per quali reati?
teste: associazione, omicidio, traffico di droga, di tutto di più …… gli altri reati ce li ho tutti
Presidente: tutte sentenze definitive?
teste: si, tutte
Presidente: quindi lei viene assistito in quanto teste…

Il teste SCHETTINI. “Io non sono un collaboratore, sono stato infiltrato tra i collaboratori”

La scena dell’omicidio di Umberto Mormile, l’educatore del carcere di Opera ammazzato l’11 aprile 1990, a Capriano. Inizialmente l’esecuzione fu rivendicata dalla sigla «Falange armata carceraria». Poi, quando si mise a collaborare, Schettini confessò di essere stato lui a sparare su ordine del boss Antonio Papalia per un presunto favore negato da Mormile. Schettini fu condannato in abbreviato a 14 anni

La scena dell’omicidio di Umberto Mormile, l’educatore del carcere di Opera ammazzato l’11 aprile 1990, a Capriano. Inizialmente l’esecuzione fu rivendicata dalla sigla «Falange armata carceraria». Poi, quando si mise a collaborare, Schettini confessò di essere stato lui a sparare su ordine del boss Antonio Papalia per un presunto favore negato da Mormile. Schettini fu condannato in abbreviato a 14 anni

(…)
Presidente: E’ solo per capire in quale veste lo sentiamo, noi presumiamo sia un reato connesso ma lo presumiamo
PM: ha fatto parte di un gruppo delinquenziale di stampo mafioso ‘ndrangheta quindi stiamo parlando di…
Presidente: senza fare polemiche però la Procura chiede di sentire come teste assistito il signor Schettini, vorremmo essere messi nelle condizioni documentali di comprendere qual è la posizione del teste assistito Schettini
PM: faccio solo presente che con gli altri collaboratori non abbiamo fatto così, non abbiamo prodotto sentenze…
Presidente: male malissimo
teste: io non sono collaboratore, sono stato un infiltrato tra i collaboratori…..
PM: acquisiamo la sentenza
Presidente: nelle more acquisite la sentenze, adesso noi procediamo.. lei è stato condannato anche per associazione a delinquere?
PM: ndrangheta
teste: di stampo mafioso poi….

Rispondendo alle domande del PM Schettini racconta di essere nato a Portici, Napoli, nel 1957. Padre Schettini Agnello, 8 fratelli, ha vissuto in campagna, a Portici, fino al 1979 quando si è trasferito a Bergamo per fare il ristoratore, gestiva “Lo Scugnizzo”, lavoravano con lui i fratelli Ciro e Franco.  Sposato con Bortolo Anastasia, due figli (Agnello e Giovanna). Suo padre era ferroviere, a Napoli.

PM: lei ha avuto problemi con la giustizia, è stato arrestato?
teste: se sono qua, per forza….
Presidente: senta noi non sappiamo nulla per cui nel rispondere….
teste: ah mi perdoni
PM: quindi le dicevo le sue esperienze con la giustizia… la prima volta…
teste: un omicidio fuori dal mio locale non c’entravo niente, fui coinvolto perché era il mio locale
PM: era stato portato in carcere per omicidio?
teste: no in questa retata che fecero c’ero anch’io poi venne fuori che non c’entravo niente
PM: si ricorda la persona uccisa?
teste: “Cibalgina” era il soprannome, era uscito dal mio locale e l’avevano picchiato, portato via e ammazzato.. ma era roba loro
PM: quindi lei aveva fornito una versione…
teste: io non mi ricordo niente del mio passato, siccome ho fatto di tutto di più ho voluto tagliare e tante cose non me le ricordo (….) sono fuori per motivi di salute e tra poco dovrò scappare per prendere aria… [ soffre di claustrofobia, ndr]
PM: lei è stato sentito nel febbraio 1996
teste: vent’anni fa (….) mi dica anche cos’ho mangiato dottore
La Presidente invita il teste a rispondere senza commentare o divagare, ed il PM a fare domande precise.

PM: chiedo scusa però chiedo se devo fare domande sui suoi precedenti giudiziari per la valutazione della sua attendibilità …
Presidente: io non credo di dover ripercorrere la sua storia professionale anche perché lui può non rispondere in relazione a quello che attiene le condanne precedenti e l’oggetto delle domande, sa meglio di me come ridurre al minimo questa parte che potrebbe confliggere col disposto del 197 bis comma 4, dopo di che inviterei ad entrare nel merito della vicenda
teste: sembra che io sia obbligato per una vicenda di collaboratore… io non sono collaboratore…
PM: allora c’è questa vicenda dell’omicidio Cibalgina per cui lei venne tratto in arresto, ricorda per quale motivo?
teste: no
PM: in questo verbale dice “venni sentito dagli inquirenti circa la presenza di Cibalgina nel mio locale.. e negai che si era svolta una rissa nel mio locale…e questo determinò l’imputazione per me di favoreggiamento
teste: è vero
(…)
PM: lei disse “tra il 1982-83 venni arrestato per rissa… per una discussione che ebbe avuto mio fratello Ciro Schettini con un ragazzo di origine calabrese”
teste: ah si i giostrai
(….)
PM: si ricorda altre vicende… una vicenda che riguarda l’avv. Cesare Bruno?
teste: si, era latitante e venne arrestato da me
PM: e lei venne coinvolto?
teste: si
PM: era un storia di criminalità organizzata di quale tipo?
teste: camorra ma io in quel momento non ne sapevo niente
PM: non lo sapeva ma lo ospitava ed  è stato arrestato per favoreggiamento?
teste: si
PM: le venne trovata un’arma?
teste: si, legalmente detenuta
PM: ci sono stati altri arresti?
teste: si mi sembra per droga e poi è iniziata l’escalation…. mi sono trovato coinvolto, la famiglia sfasciata… e mi sono associato…

“Eravamo quattro amici al bar”

PM: sono fatti risalenti a tanti anni fa però si sforzi di ricordare, cosa vuol dire “mi sono associato“?
teste: mi sono messo con altre persone e abbiamo iniziato a vendere droga, eravamo 4 amici al bar… Franco Coco [Trovato, ndr] e Pepé ( Giuseppe Flachi detto Pepè, ndr)
PM: sa se costoro erano associati presso qualche organizzazione
teste: no eravamo noi poi ci siamo associati con gli altri, calabresi, siciliani, catanesi
PM: lei è entrato a far parte della ‘ndrangheta?
teste: si
PM: vuole ricordare al tribunale come e quando….
teste: non mi ricordo niente e neanche mi voglio ricordare
PM: noi la dobbiamo fare sforzare, lei alcune cose le ha dette…
teste: c’è un verbale mio chiarificatorio, nel 95-96 dove io chiarivo tutta la situazione per sentito dire e perché dovevo avvallare la mia figura nel circuito dei collaboratori, tant’è vero che poi non s’è fatto nulla ….
PM: lei dice nell’interrogatorio del 22 febbraio 1996 “mi riservo di approfondire il mio discorso di appartenenza alla ‘ndrangheta….. devo comunque dire che fui battezzato come picciotto (…)…. dopo 5 o 6 mesi Antonio Arena venendo sapere che ero stato battezzato da Galliggiuri mi disse che la cognata andava buttata a terra, intendendo dire che coloro che mi avevano battezzato dovevano essere sostituiti (…) in sostanza fu celebrata una nuova cerimonia di battesimo e mi venne dato nuovamente il grado di picciotto, si ricorda?
teste: è scritto, non ricordo più, ho voluto distogliere tutto dalla mia testa
PM: continua nel dire…
Avv: proseguiamo con altre domande
Presidente: noi non sappiamo se lui per questi fatti che riguardano la sua citazione alla ‘ndrangheta ha subito la condanna definitiva…. se così fosse il comma 4 dell’art.197 bis gli attribuisce la facoltà di non rispondere alle domande che riguardano fatti per cui lui è stato condannato, è imbarazzante per noi che non abbiamo contezza delle sentenze di riferimento quindi le domande che riguardano il suo coinvolgimento che potrebbe essere oggetto delle sentenze irrevocabili sarebbe veramente ridotto al minimo
PM: io ho bisogno di sapere se avesse fatto parte della ‘ndrangheta e dove abbia proseguito … le mie domande erano finalizzate a questo
Presidente: se lui avesse fatto parte della ‘ndrangheta rientra….se avessimo contezza delle sentenze di condanna potremmo capire se siamo nel quarto comma del 197 bis oppure no
PM: prendiamo atto ma…
Presidente: è il codice che ce lo… domande che riguardano fatti per cui lui è stato condannato con sentenza definitiva lui ha la facoltà di non rispondere ma non sappiamo se lui è stato condannato per associazione alla ‘ndrangheta
PM: senta lei ricorda quali doti ha acquisito nel corso della sua permanenza nella ‘ndrangheta?
teste: alla luce di quanto ho appena sentito mi avvalgo della facoltà di non rispondere
Presidente: le preciso anche questo, che se lei (…)
teste: io sono stato condannato per 416 bis, poi che sia ‘ndrangheta .. camorra….
PM: era collaboratore….
Presidente: allora deve rispondere … ma non possiamo inventarcelo se non abbiamo i documenti
PM: c’è la dichiarazione sua, più ammissivo di così
Presidente: si ma ammissivo dev’essere quel processo…
PM: prendiamo atto però non abbiamo la sentenza quindi non sappiamo che formulazione dare alle nostre domande per cui chiedo un rinvio o dateci tempo di procurare la sentenza
Presidente: nel procedimento in cui lei è stato condannato per associazione a delinquere tra le altre cose per partecipazione alla ndrangheta?
teste: era 416 bis
Presidente:  lei aveva ammesso le sue responsabilità?
teste: avevo fatto dichiarazione all’epoca perché per un periodo di tempo ero collaboratore…
Presidente: aveva ammesso la sua responsabilità?
teste: sì
Presidente: allora a questo punto deve rispondere, non può avvalersi della facoltà di non rispondere
teste: però se ci sono discorsi che magari possono emergere fatti che possono ritorcersi contro di me posso avvalermi della facoltà di non rispondere
Presidente: lei può non rispondere solo se nel procedimento di 416 bis lei o non aveva reso delle dichiarazioni o aveva negato tutto, se invece aveva reso delle dichiarazioni ammissive deve rispondere alle domande
teste: una piccola precisazione, il fatto che io abbia deciso di non parlare più… in questo momento mi trovo imbarazzato, sto subendo una violenza, io non voglio parlare più del mio passato…. condannatemi, quanto c’è una multa? Un verbale? Un anno di galera?
Presidente: no, lei viene sentito come teste, siccome ha subito una condanna definitiva per 416 bis lei deve rispondere alle domande e può… però non è obbligato a rispondere sui fatti che riguardano lei e la condanna che ha subito se in quel procedimento lei aveva negato la sua responsabilità o se non aveva reso dichiarazioni ma lei mi ha detto che aveva ammesso
teste: si i fatti che mi hanno contestato
Presidente: allora deve rispondere anche su quello… (…)
teste: si acquisiscano le sentenze, la mia parola diventa inutile…
(….)

La situazione è ai limiti del surreale. Nell’esame del teste, del quale riporto qui alcuni passaggi, emergono fatti e nomi che non sono certa di cogliere con precisione, quindi mi scuso anticipatamente per eventuali imprecisioni.

PM: una domanda che le avevo fatto era se lei alla dote di picciotto poi aveva conseguito altre doti
teste: sono arrivato a VANGELO..
PM: oh… quindi si ricorda quali doti intermedie?
teste: eh… camorrista, chitarrista… non mi ricordo neanche più
PM: la Santa l’ha conseguita?
teste: si
PM: senta si ricorda…. per quale motivo lei è stato battezzato due volte?
teste: l’ho detto prima
PM: nel secondo battesimo le venne data un’altra dote?
teste: si non ero più picciotto, ero anche camorrista
PM: lei la dote di camorrista quindi ebbe a riceverla giù in Calabria?
teste: si, a Isola Capo Rizzuto
PM: si ricorda dove?
teste: a casa di Antonio Ariello  buonanima
PM: morto di morte naturale?
teste: no, l’hanno ammazzato
PM: sa come?
teste: con la pistola
PM: e le altre due doti dopo quella di Camorrista, quindi santa e evangelista quando le ha conseguite?
teste: non mi ricordo

“Si parla di massoneria deviata”

PM: lei nel 1996 così dice ai sostituti procuratori di Reggio Calabria:  <<(…) ho risalito i più alti gradi fino a quello di Evangelista (…) Da quel momento in poi per fare l’evangelista bisognava chiedere autorizzazione dei reggini. (…) Con la Santa l’esponente della ‘ndrangheta ha il potere di trattenere rapporti con le istituzioni e questa carica… come massoni deviati…. >> ricorda queste cose?
Avv: presidente chiedo scusa bisogna valutare se con questa risposta …. si parla di massoneria deviata, qualora rispondesse alla domanda violerebbe la legge….
PM: secondo la Procura no, lui sta spiegando qual è il grado …
Avv: associazioni segrete…eh….

Questa precisazione, fatta da uno dei difensori degli imputati, mi sembra quantomeno inquietante. L’atmosfera nell’aula è particolare, sguardi che si incrociano come a dire ciò che le parole non possono trasmettere. Segnali. Ho i brividi e non è per il freddo.

Presidente: vogliamo semplificare un esame che non mi pare così semplice…. cerchiamo di condurlo  (…)
PM: lei queste doti di evangelista e santista dove le ha conseguite?
teste: ero operativo a LECCO poi di là mi spostavo dappertutto, in Calabria come a Napoli o in Lombardia
PM: con quali esponenti ha avuto rapporti ?
teste: eravamo io Franco.. Toto.. Travaglia..[ non sono sicura dei nomi, ndr]
PM: avete lavorato anche con altre famiglie?
teste: (….) Papalia… Rocco, Antonio e l’altro…
PM: senta lei ne ha parlato già negli interrogatori ha commesso omicidi durante la sua militanza nella ‘ndrangheta?
teste: si
PM: sa indicare il numero di massima degli omicidi…
teste: è meglio di no, sono parecchi
PM: una ventina?
teste: qualcosa in più
PM: comunque stiamo parlando di omicidi
teste: per quello.. voglio dimenticare il mio passato
PM: questo le fa onore però..
teste: mi fa onore però mi sta disonorando
PM: E’ per capire il suo ruolo
teste: io devo capire qual è il mio ruolo …. nel frattempo potrebbe autorizzarmi a prendere un po’ d’aria io soffro di claustrofobia….

Sospensione di 5 minuti. Il teste viene accompagnato in un locale più areato.

PM: lei nella sua militanza nella ‘ndrangheta ha avuto modo di riconoscere persone appartenenti alla ndrangheta piemontesi, torinesi?
teste: qualcuno si
PM: ricorda qualche nome, qualche episodio?
teste: se mi dice …
PM: MARANDO PASQUALE?
teste: è parente dei PAPALIA, ANTONIO, DOMENICO e (inc)
PM: ha avuto relazioni?
teste: l’abbiamo conosciuto .. .abbiamo fatto dei discorsi di lavoro, droga, commerci
PM: e lei lo ha incontrato sempre a Milano o anche a Torino?
teste: io a Torino son venuto a livello personale ma non per incontri a fini associativi
PM: senta ricorda altre persone che ha conosciuto in Piemonte?
teste: Sasà BELFIORE  [ Sasà Belfiore in passato era uno dei capi della ‘ndrangheta torinese, ndr]
PM: ricorda per quale motivo? Vado a leggere circostanze che lei ha riferito interrogatorio 11 marzo 1996 davanti al sostituto SPATARO, con riferimento a Sasà Belfiore lei dice questa cosa, le leggo la frase <<successivamente abbiamo incontrato altre volte Pino Campisi anche in Calabria, che mi fece conoscere Sasà Belfiore al quale ebbi a cedere due mitra Kalashnikov>> , Pino Campisi chi era?
teste: l’ho conosciuto in quel periodo perché volevo ammazzare Giorgio Cozzi….
PM: collaboratore di giustizia?
teste: si
PM: lei in quali operazioni è stato coinvolto?
teste: Wall Street, Count Down, quello di Reggio Calabria….
PM: lei sa con quali famiglie si relazionava Sasà Belfiore?
teste: piana di Gioia Tauro
PM: e Pino Campisi?
teste: sempre zona della piana ma non ricordo il paese.. Rimbaldi… faceva riferimento alla famiglia Mancuso, Luigi Mancuso
PM: lei ha conosciuto altre persone di Torino che gravitavano sul piemonte?
teste: passati troppi anni….
PM: troppi anni…. lei ha conosciuto Nicoscia Pasquale?
teste: si è stato uno dei primi che ho conosciuto quando sono arrivato al nord per il mio locale.. lo Scugnizzo, la pizzeria. E’ un’amicizia che risale al ’79 con Pasquale poveretto anche lui, si è pagato 5 anni di galera… è uno di quei calabresi così… poi ha chiarito la sua posizione e fu assolto, gli hanno messo della cocaina che lui neanche c’entrava

“L’ala mite e l’ala esecutiva”

PM: lei che relazioni ha avuto con Pasquale?
teste: rapporto amicale tramite la pizzeria, loro erano muratori, poi erano dei bravi rapinatori di caffè, l’oro nero, e spesso venivano anche in Piemonte a fare queste rapine… era originario di Le Castelle in provincia di Crotone, fu poi affiliato da noi, l’avevamo messo da noi, una volta fatto il “locale” a Lecco, di ‘ndrangheta… ma c’è sempre quella famosa separazione che ci tenni a chiarire con Spataro, l’ala mite e l’ala esecutiva, l’ala mite è fatta da amici calabresi che si mettono al bar, e poi son bravi ragazzi perché è gente che lavora, non gente che ammazza o (…) cocaina, no.
PM: quindi lei dice ci sono due categorie…
teste: è la verità, l’ala mite è gente non esecutiva, è una specie di mutuo soccorso all’estero, come si trovasse un pugno d’italiani all’estero, io sono partito nella mite e poi sono entrato nell’altra, Pasquale è rimasto nella mite… è un lavoratore.. a processo aveva ancora i calli in mano
PM: ma trattava droga, armi?
teste: no, lui… un kg di cocaina ma non era lui, non c’entrava niente in questa storia
PM: lui faceva parte della vostra associazione di cui faceva parte anche lei e altre persone che eravate violenti
teste: mettiamola così, ci difendevamo
PM: e lei ha conosciuto ANTONINO CUZZOLA
teste: si, uno che è vicino a Mimmo Foglianini, con lui ho fatto diversi omicidi
PM: anche in Piemonte?
teste: si, non ricordo dove ma si… nella casa di questo, non ricordo il nome, mi sembra che era catanese quello che ammazzammo
(…)
PM: lei un signore che si chiama Di Giovanni Vincenzo (dubbi sul nome, ndr) lo conosce?
teste: (inc) questo omicidio era una ripicca.. questo manco c’entrava, fu un regalo che ho voluto fargli per accaparrarsi questo personaggio… che era fonte di guadagno
PM: ricorda il nome della persona uccisa? si chiama CALDANA?
teste: l’ho fatto vestito da Carabiniere, con la divisa di Carabiniere…. fu fatto come controllo….
PM: quindi la persona che dovevate uccidere era in detenzione domiciliare?
teste: si…
PM: in questo omicidio erano coinvolti CUCCIOLA…
teste: Giorgio TURCI
PM: Di Giovanni che c’entra?
teste: l’omicidio fu fatto per Di Giovanni… per accaparrarsi le simpatie dell’altro se ricordo bene
PM: possiamo mostrare un album fotografico al signor Schettini di poche fotografie… ?
(Viene mostrato al teste album fotografico con 6 fotografie)
PM: riconosce qualche persona?
teste: Pasquale Nicoscia non è cambiato, gli altri onestamente non li ricordo, al numero 3 Pasquale…
PM: quello che apparteneva alla ‘ndrangheta mite?
teste: si
PM: le altre persone le riconosce?
teste: non ho memoria
PM: quando lei nel 1996 venne interrogato dal dott. Spataro nella foto che in questo album viene riportata al numero 4 lei ha riconosciuto una persona
teste: stiamo parlando di vent’anni fa come faccio a ricordare?
PM: quindi vuole vederlo sul monitor che è a colori?
teste: cambia qualcosa? E’ la stessa cosa….  questo qua non è cambiato niente, brutto era e brutto è rimasto … (guarda le foto) la quattro… non me lo ricordo, non so, non associo a un nome….
PM: lei nell’interrogatorio dell’11 marzo 1996 così dice al procuratore Spataro…
(un avvocato fa opposizione perché è un altro album)
teste: mi sembra un siciliano che ha ammazzato… ma non ho memoria….
PM: ecco questo signore che lei ha riconosciuto nella foto numero 4 si chiama AUDIA MARIO, il nome le dice qualcosa?
teste: no
PM: nato a San Mauro Marchesato nel 1961
teste: no
PM: il nome non le dice nulla?
teste: Audia il cognome no
PM: quando nel 1996 le venne fatto questo nome associato alla foto che raffigurava Audia Mario lei dice “il nome non mi dice nulla ma lo riconosco con certezza come un uomo legato agli ARENA”
(interruzione)
PM: Vincenzo Colacchio lo conosce?
teste: certo… Antonio e Vincenzo, Vincenzo è il figlio, Cecè Colacchio
PM: lei ha incontrato questo Cece Colacchio per commettere dei delitti?
teste: no assolutamente
PM: a Le Castelle ?
teste: ci andavo tutti gli anni ….. ci andavo spesso, quando andavo giù ero il boss che arrivava da Milano ero riverito, ossequiato, avevo contatti con tutti quelli che venivano a trovarci ma non con tutti si parlava di omicidi..
PM: un omicidio che ricordava il clan MAISANO con Cecé Colacchio?
teste: ammazzammo il fratello e il cognato di Pasquale Nicoscia ma io in quella storia non ho messo mano a niente, mi ero preoccupato di vendicare ARENA andai anche a Roma purtroppo mi arrestarono e non ho fatto più niente… Cecè Colacchio lo incontravo come tutti gli altri quando andavo giù…
PM: nell’interrogatorio del 1996 lei dice <<questa persona di cui riconosce la foto è stato anche presente ad un incontro nel ristorante Benni in località Le Castelle… per l’organizzazione di qualche omicidio di appartenenti dell’opposto clan Maisano>>…<<non ricordo quale fosse la vittima designata del piano ma abbiamo progettato di uccidere tutti quelli appartenenti al clan Maisano>>
teste: eh… dopo vent’anni (…..)
PM: lei sa se questa persona che lei non riconosce in foto (numero 4) e dice essere un volto nuovo, sa se aveva interessi…
teste: non ho memoria, non facciamo giochi di parole.. di lui non ho memoria
PM: io le faccio presente che lei nell’interrogatorio che le sto contestando riferendosi alla fotografia numero….
Presidente: no però le contestazioni che riguardano fotografie diverse…
Avv: è una foto … mi stavo opponendo …
Presidente: spetta al consiglio decidere
PM: senta lei ha ricordo di persone torinesi ferite in agguati?
teste: al momento no, mi dica (inteso mi dica i nomi, ndr)
PM: lei ha ricordo di persone piemontesi che sono state fatte oggetto di agguati… sparati…
teste: al momento no, se mi ricordo
PM: quando venne sentito da Spataro
teste: nel 1996 sempre verbale 11 marzo [ sarcastico, ndr]

Le domande del PM proseguono, ma il teste per lo più non ricorda. Conferma di aver conosciuto PASQUALE GRECO, in quegli anni, “era amico con Pasquale Nicoscia”, se lo ricorda come “una persona a modo“, ricorda che fu ferito e fu portato da loro, che lo fecero curare.
PM: sa che lavoro svolgeva?
teste: non lo so, ogni tanto qualche rapina…
PM: ecco nelle dichiarazioni del 1996 lei dice << Pasquale Greco aveva delle macellerie e gestisce mercati rionali>>
teste: faceva macellaio si
PM: ricorda se avesse avuto problemi con altre persone?
teste: con altri macellai? Io ricordo una grossa rissa con dei marocchini, stranieri che avevano offeso una ragazza ….. e fu ferito
PM: lei conosce i famigliari di Pasquale Greco?
teste: non lo so, sono vent’anni fa… non venivano ad ammazzare con me, amicizie conoscenze sporadiche …. se mi parla di due omicidi che abbiamo fatto insieme già mi viene in mente …
(…)

“Lei ci gira intorno e mi tira scemo, vada dritto…”

PM: lei conosce un signore che si chiama GRECO DOMENICO?
teste: può essere, io conosco pure Franco Greco, può darsi pure che sto facendo confusione con i nomi, è imputato in Wall Street ma non c’entra niente con Torino
PM: perché in questo verbale lei parla di Pasquale Greco e Mimmo Greco fratello di Pasquale
teste: può essere ma sono passati vent’anni
PM: sa se i Greco avessero avuto dei problemi con altre famiglie?
teste: tipo?
PM: siciliani?
teste: i siciliani erano con noi, avevamo i catanesi…. Salvatore Cappello ancora adesso mi scrive, qual è il problema?
PM: perché lei in questo verbale dice : <<Pasquale Greco … successivamente al periodo di latitanza che noi favorimmo sono venuto a sapere che Pasquale Greco… era molto amico di Mimmo Greco fratello di Pasquale avevano avuto dei contrasti a Torino con il gruppo dei CUSTODI >>(???)
teste: erano nostri fratelli… i custodi e salvatore cappella erano fratelli per me… se loro avessero avuto discussioni con qualche locale e c’erano loro..
PM: avrebbe intermediato?
teste: ma certo … lei ci gira intorno e mi tira scemo vada dritto [ pag. 15]

(…)

PM: questo Pasquale Greco di cui ha parlato era appartenente a famiglie di ‘ndrangheta
teste: in Calabria è un altro mondo, uno non nasce così…. io non mi sono mai presentato col mio titolo, con la mia dote, il vangelo, mi trovavo d’accordo con Franco Fuoco su questo perché non è la dote che fa la persona
Presidente: la domanda è se lei sa se Pasquale Greco fosse inserito in famiglie di ‘ndrangheta
teste: non posso sapere

Il PM chiede al teste altre precisazioni su quanto verbalizzato nel 1996.

teste: eh… il verbale, sa quando uno verbalizza
PM: no noi spieghiamo sempre
teste: all’epoca c’era un casino.. lo sa meglio di me
PM: quindi tutto quello che le ho contestato…. ?
teste: se una cosa me la ricordo male non va bene lo stesso?
PM: l’evangelista è lei, lei dica quello che vuole…. la domanda è la seguente: lei lo ha conosciuto Pasquale Greco?

(…)

teste: io sono stato arrestato il 30 maggio 1992 a seguito dell’unico omicidio che non ho fatto io…. ero il mandante…. ma non ho sparato, risultavo positivo al guanto di paraffina…era un mese che non sparavo dottò…

La parola passa al PM Smeriglio.

PM: le faccio solo una domanda su un aspetto… la sua ripartizione tra ala mite e ala operativa… lei chi mette nell’ala mite, ne aveva parlato ed era piuttosto preciso, ci spiega meglio quest’ala mite della ‘ndrangheta che cosa fa?
teste: l’ala mite sono paesani che si riuniscono per una specie di mutuo soccorso, arriva mio fratello da Napoli gli serve un appartamento, l’ala mite si attiva… è morto il fratello di tizio e non ha i soldi per il funerale ci si attiva….
PM: va in carcere…
teste: ci si attiva per non fargli fare pene eccessive in più,  è gente che di giorno lavora e la sera si riunisce
PM: la pistola non la tengono?
teste: la tengono per scemutaggine (…)

PM: lei ha sentito anche personaggi che fanno girare i soldi
teste: sicuramente
PM: il fiume di denaro proveniente dai traffici di droga doveva essere investito
teste: si
PM: chi provvedeva a quest’attività era l’ala militare o…?
teste: né uno né l’altra, dottori, avvocati commercialisti
(…)

Anche il PM Sparagna vuole affrontare meglio il discorso dell’ala mite e dell’ala “guerrigliera”.

“Metri di misura diversi, per lei uno che ruba è un ladro, per me è un poveretto”

 

PM:  chi fa parte della ndrangheta mite è a disposizione per le esigenze dell’associazione?
teste: dipende … (..) se io ci tengo a questa persona che è un regolare, perché alla fine ci sono metri di misura diversi, per lei uno che ruba è un ladro per me è un poveretto… se uno… non se ne interessa neanche lo coinvolgi… io da parte mia non l’ho mai fatto
PM: dal lato suo, che chiede, dice io non ho voluto abusare, ma dal lato passivo… la persona della ‘ndrangheta mite può rifiutarsi?
teste: se io glielo chiedo no, però dipende da cosa e come si rifiuta… se vado con un borsone di coca o di armi e si rifiuta… dice metti a repentaglio la mia famiglia…
(…)
PM: lei quando ha cominciato a collaboarare con la giustizia?
teste: nel 1995
PM: e quali furono le motivazioni che l’hanno portato a collaborare…
teste: avevo 40 omicidi…
PM: 40?
teste: ne ho 59, 37 avevo partecipato…. (…) poi c’è un verbale successivo che a lei non è arrivato che alla fine gli dico… guardi, ho detto anche un mare di cazzate perché dovevo arricchire la cosa per concentrare su di me l’attenzione per poter (…) poi io devo fare ancora processi di altri omicidi che sono in ballo da vent’anni e andiamo avanti… poi mi sto ricordando di questi ragazzi Greco… è gente… lavoratori… i GRECO…. i due fratelli, questi mi portavano salsicce e salami.. ala mite, dove li mette con me? Se mi sono interessato per i catanesi è perché ce li ho in casa… (…) Per me sono rapporti di valutazione di criminalità soggettiva, lei può trovare un crimine ma per me è una stupidaggine però lo dice alla legge … per il mio modo di pensare…
PM: questi sono lavoratori, sono ‘ndrangheta mite
Avv: non l’ha detto
PM: sì, l’ha detto
teste: io ho scontato 26 anni, me ne mancano 4, se il suo collega si decide per la liberazione anticipata…. io martedì dovevo essere in aula per decidere…. sulla liberazione anticipata ma il suo collega è indisposto e sono stato rimandato
PM: è in detenzione domiciliare da quanti anni?
teste: per motivi di salute
PM: lei ha 59 omicidi, sono 59 morti… non stiamo parlando di bruscolini, è in detenzione domiciliare… Lei quando si è presentato la prima volta ha spiegato perché ha collaborato
Avv: non è stato depositato
PM: a me risulta depositato
(…)

PM: lei aveva creduto negli ideali della ‘ndrangheta?
teste: è bello all’inizio, ti sembra Don Chisciotte è un po’ come dappertutto
PM: quindi aveva creduto inizialmente nei valori di questa associazione
teste: diciamo di si
PM: quando lei ha iniziato a collaborare con la giustizia credeva ancora in questi valori?
teste: io una cosa sono stato chiaro, io non rinnego nessuno dei miei imputati singolarmente a livello umano, a livello di reati … io cerco di dimenticarmi il mio passato, ma a livello umano qualunque dei miei coimputati sono disponibile. Ieri ho regalato un cane.. un’associazione che fa le pet therapy … una goccia di bene in un oceano di male, io vorrei dimenticare tutto lei invece oggi sta insistendo … io ho avuto esempi di tanti suoi colleghi che un giorno ci ho parlato e il giorno dopo l’ho trovato….
PM: (…) al momento in cui lei ne è uscito si è sentito tradito o non ha più avuto fiducia?
teste: assolutamente no, per l’onestà che ho avuto prima, ho chiamato tutti i correi e ho detto le cose stanno così, cosa facciamo? E’ stato un motivo egoistico… di valutazione… il cuscino e il signore può sapere se sono pentito o no…  (..) Rimane a me e la mia coscienza, io posso dire di tutto a lei… nel momento in cui dico che lei mi sta facendo una violenza, mi vuole portare indietro di vent’anni
Presidente: ho capito perfettamente però lei si limiti di rispondere alle domande…
PM: quindi i motivi della collaborazione questi sono
teste: risulta agli atti
PM: e anche altre cose… che lei si vede con il suo cuscino. Lei è stato messo a programma di protezione?
teste: si, io da solo
PM: quanto tempo è stato nel programma di protezione?
teste: un anno o due… nel 2001 uscii sotto programma per decorrenza dei termini
PM: programma protezione sa cosa vuol dire?
teste: si
PM: quindi solo due anni?
teste: si
PM: è stato capitalizzato?
teste: no quando mai, io ci ho rimesso soldi, mai preso una lira, mai chiesto niente
(…)

PM: Conosce Oliverio Francesco?
teste: di nome, per sentito dire… di Crotone se non sbaglio… non lo so, non lo conosco, l’ho sentito
PM: se riesce a ricordare chi gliene ha parlato
teste: no

I PM hanno concluso. Le parti civili non hanno domande.
L’avvocato ROMEO chiede al teste quando è uscito dal programma di protezione, ma il teste non ricorda, “sono successe un mare di… episodi che hanno portato una serie di cambiamenti e strategie…. dicevano che dovevo raddoppiare la scorta perché stavo programmando attentato ad un magistrato, mi trovai al carcere di Novara in isolamento, io non ho mai parlato.. io sono fuori per malattia.. se non era per malattia ero in galera con tutti gli amici ancora al 41bis, io ho preso le distanze, dove posso cerco di mettere la goccia nell’oceano.. il pentimento è stato voluto, organizzato, ho trovato dei momenti in cui ho avuto fiducia nella magistratura ma.. questo è”

Spiega che non ha più avuto rapporti con esponenti della ‘ndrangheta dopo essere uscito dal programma di protezione, dal 1995. L’avvocato chiede precisazioni sulla struttura della ‘ndrangheta in quel periodo, fino al 1995, “Con i siciliani, per il commercio della droga” (…) “avevamo ottimi rapporti con i PAPALIA a MILANO, avevamo fatto questo gruppo, si viaggiava in simbiosi, io la mattina dovevo ammazzare uno, passavo, chiedevo, guarda dobbiamo ammazzare in quella zona, evitatela”.
(…)
Avv: Ci può dire in cosa consiste la SANTA?
teste: erano i futuri evangelisti ma siccome erano diventati tanti son ostati ristretti con questa figura l’evangelista…. le spiego, devo rubare 300 milioni, ho l’appalto, vieni qua che ti faccio santista ma alla fine ti stanno rubando i soldi, è l’ala mite…io ho avuto il grado di Santista per una vita ma non m’interessava, tanto il valore di una persona si conosce, non ho bisogno di un grado… quando decido sei mio.. chiuso, decidevo, adesso sono diventato bravo, chiariamo.

(…)

Schettini viene congedato, e si riprende con il teste RIVA Sergio, classe 1942, di Cuorgné (TO), secondo la ricostruzione dell’accusa, vittima di una truffa organizzata dagli indagati ai suoi danni, scaturita da un’ipoteca sugli immobili per un credito vantato dal comune di Cuorgné per ICI non corrisposta.
Negli anni Settanta il teste era proprietario di due ville, una a Cuorgné ed una ad Isola di Capo Rizzuto, in Calabria, del valore complessivo di circa due milioni e mezzo di euro (perizia di Mauro Oria, che lavora per il tribunale). Una vicenda complessa, della quale il teste afferma di avere parlato “a suo tempo” direttamente con l’allora procuratore CASELLI “così, come fossero due amici”, consegnandogli direttamente uno scritto contenente i fatti, così come li ha raccontati nella testimonianza odierna. “Io sono stato anche a Minotauro, eh? Perché mi ha chiamato Castellani, io conoscevo suo papà…”, precisa il teste.
Tralascio la deposizione perché, data la complessità della vicenda, sarebbe impossibile sintetizzarla.
Nel controesame uno dei difensori chiede al teste precisazioni circa i rapporti del teste con il gruppo Gavio, “proprietario dell’Itinera di Tortona“, precisa Riva, che ha portato Donato a conoscere l’amministratore, Binasco Bruno, “adesso l’han fatto fuori perché i figli volevano far loro.. , è un grande amico mio, l’ho conosciuto a Parigi trent’anni fa”.

Prossima udienza il 24 maggio, aula 3, Tribunale di Torino.

Simonetta Zandiri  – Tgmaddalena.it

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