San Michele, la ‘ndrangheta in Valsusa (e dintorni) alla sbarra. Resoconto udienza 6 aprile 2016

 

“Come mai chiama Benny l’avv. Benito Capellupo, da dove arriva tutta questa confidenza?” teste: “Lo chiamo Benny perché mi  è stato molto impresso il suo nome, era arrivato dal nostro (?!)  dittatore…” e ancora “io sono un po’ maleducato, se non mi viene imposto di dare del lei io parto subito col tu.”

Il primo teste è ANSELMETTO DUILIO. E’ socio, insieme al padre Luigi ed al figlio Alberto, nella società DUAL SRL che gestisce la cava di ghiaia e sabbia nel comune di Collegno, Cascina Provvidenza. Di lui abbiamo già parlato nell’udienza del 31, quando ha deposto il teste Carvelli Eduardo.
Secondo l’accusa a partire dal maggio 2012 le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno permesso di ricostruire una vicenda significativa sulla ricorrenza del metodo intimidatorio nella struttura delinquenziale investigata e sulla capacità di quest’ultima di intervenire risolutivamente a tutela degli interessi di società vicine allo stesso sodalizio. L’episodio in questione ebbe inizio con l’emissione da parte del giudice di un decreto ingiuntivo con contestuale blocco dei conti correnti di Anselmetto Duilio, titolare della DUAL srl (di Almese) , su richiesta di Carvelli Eduardo che esigeva la riscossione di un credito di 70.000 Euro dalla DUAL.  Anselmetto si rivolgeva a Toro sottoponendogli il problema e quest’ultimo avrebbe invitato Carvelli a non proseguire nell’atto esecutivo.

Arrivo a deposizione quasi ultimata, si sta parlando della lunga trattativa, durata più di 4 ore, durante la quale l’avvocato Capellupo, incaricato da Anselmetto su suggerimento di Toro di chiudere la questione del credito con Carvelli, conclude con esito positivo “rilasciando cambiali a garanzia”.

ToroGiovanni

TORO Giovanni

PM: visto che siamo entrati in questo argomento le chiedo ma l’incontro presso la cava DUAL in che periodo…?
Anselmetto: prima di queste vicende, sarà il 2011
PM: ma con Toro, rispetto a queste vicende, vi è stata una qualche sollecitazione da parte di Toro o un’indicazione… suggerimento?
Anselmetto: no
PM: glielo sto chiedendo perché abbiamo delle conversazioni nelle quali lei… la prima, la n. 20223 del 1 giugno 2012 chiede il numero dell’avvocato e Toro la rassicura dicendogli “vai che puoi porre qualsiasi domanda” poi la sera lei conferma di esserci stato e di aver confermato l’incarico a BENNY e comunica quindi esito dell’incontro, non mi pare così casuale
teste: no, noi prima… come ho detto prima noi non avevamo mai avuto un avvocato di società, se gli ho chiesto il numero è perché o l’ho perso o… e poi il sig. Capellupo non ha potuto valutare la pratica se non aveva un mandato, eravamo bombardati da tutte le parti, abbiamo sottoscritto un contratto ad hoc per la copertura di tutta l’azienda, ha seguito molte trattative

PM: ma rispetto all’incontro che ha definito estenuante, parliamo dell’incontro a Cirié?
Anselmetto: si
PM: successivamente ci sono stati altri problemi?
Anselmetto: no, Carvelli ha preso le cambiali, noi abbiamo pagato regolarmente le cambiali, poi alla fine il sig. Carvelli ha capito che aveva sbagliato e allora ogni tanto ci sentivamo per cercare di mantenere una sorta di amicizia perché sbagliare può succedere ma non è detto che nel corso della vita uno non abbia bisogno dell’altro , eran solo soldi, anche perché il sig. Carvelli continuava a cercare lavoro, non c’era lavoro

 

Avv. Benito Capellupo

Avv. Benito Capellupo

PM: in questa corrispondenza… 18 giugno.. l’incontro si ricorda quando  è avvenuto?
Anselmetto: sinceramente no
PM: ci sono agli atti delle conversazioni in cui lei dice a Toro riferito a Carvelli una volta dice che va bene , poi dice che  non va bene, cambia idea ogni minuto, non sembra che a giugno 2012 il discorso sia risolto, ci sono stati strascichi successivi? Che lei ricordi?
Anselmetto: no io sinceramente non mi ricordo
Presidente: una domanda da parte del collegio, come le ha ricordato il Pubblico Ministero citando il contenuto di queste due telefonate del 1° giugno 2012, nella seconda, quella in cui dice di aver confermato l’appuntamento con l’avv. Capellupo, lo chiama Benny, come mai? Da dove deriva questa confidenza?
Anselmetto: lo chiamo Benny perché mi  è stato molto impresso il suo nome, era arrivato dal nostro dittatore…  [ l’avv. Capellupo si chiama BENITO, ndr ] non c’è un motivo specifico, poi più o meno abbiamo la stessa età
Presidente: ma lei quando si rapporta con lui ha un tono confidenziale
Anselmetto: sono diversi anni che ci segue
Presidente: all’epoca della telefonata era il 2012
Anselmetto: io sono un po’ maleducato, se non mi viene imposto di dare del lei io parto subito col tu.

Una questione di educazione, insomma.

 

 “Maledetto!” grida uscendo dall’aula Luisella B., dopo aver ripercorso gli ultimi anni della sua vita nella deposizione odierna al processo “San Michele”. Per la Procura  “c’è una condotta di infiltrazione nell’attività economica altrui”

Luisella B., oggi pensionata, è stata per anni impiegata amministrativa in una gioielleria ma nel ’98, rimasta vedova, ha aperto un negozietto, fallito poi nel 2004. Ed è più o meno in questo periodo che nella sua esistenza entrano persone oggi coinvolte nel procedimento “San Michele”, quando le viene dato in gestione un negozio che “trattava gioielli” in via Lagrange, la cui proprietà era di un iraniano di nome Abba (non sono sicura che si scriva così, ndr) domiciliato a Genova.

PM: i mezzi per fare funzionare l’attività chi li ha messi?
Luisella: l’azienda
PM: il signor Abba?
Luisella: si
PM: lei non ha messo niente?
Luisella: no
PM: non ha messo dei beni per poterlo fare funzionare?
FallimentoLuisella: no dei beni no, si era fatto un contratto dove io dovevo prendere un utile, uno stipendio, non so, poi dato che c’erano cose che non si potevano seguire a Genova e Torino perché a me capitava il lunedì di dover partire e andare a Genova per dire che l’esercizio non andava avanti mi avevano detto se io volevo rilevarlo e siccome io ero fallita si era fatto dare delle cambiali in garanzia per poterlo mandare avanti perché non potevo fare la spola avanti e indietro ma niente non ho fatto altro.
Rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Luisella ricostruisce alcuni passaggi, aveva impegnato (al banco dei pegni)  quello che le restava ma non aveva la possibilità di riscattare nulla:
PM: vuole raccontare questa storia delle polizze di pegno?
Luisella: mi si apre una ferita molto dolorosa…. dovendo trovare delle soluzioni cercavo di disfarmi…. cercavo delle soluzioni … cercavo di … mi sentivo fallita come essere umano, proprio, perché mi si erano presentate delle persone con l’intenzione di rilevare, di fare qualcosa per cercare di portare avanti, anche perché io come persona ero sola e avevo bisogno di qualcuno che mi desse una mano per portare avanti il lavoro e ho conosciuto persone che quello che mi hanno promesso non l’hanno mantenuto
PM: quali persone?
Luisella: un signore che sembrava interessato per la famiglia per  portare avanti questa attività, che aveva delle disponibilità eccetera, eravamo andati anche a Genova per parlare con questo Abba
PM: come si chiamava questo signore?
Luisella: GRECO

Ricorda che questo Greco aveva un’attività di commercio ai mercati, “forse macelleria”, è tesa, spiega che “ha visto la convocazione questa mattina alle nove meno dieci ed è corsa” in tribunale.

PM: si ricorda come l’ha conosciuto?
Luisella: era venuto in negozio tramite un’altra persona che era venuta li’ come cliente e mi aveva portato sua figlia e si era fermata un po’ di giorni per aiutarmi che cercava lavoro, una ragazza giovane… mi interessava cercare qualcuno per dare una mano come commessa…. era un signore piccolino, so che faceva il sarto ma non mi chieda come si chiamava, a distanza di anni non me lo ricordo
Presidente: chiedo scusa, la figlia che si è fermata da lei qualche giorno, era la figlia del sarto?
Luisella: si, tant’è vero che non è andato avanti il discorso di assunzione di lavoro e quel signore, Greco, mi aveva portato una ragazza giovane, Luisa, e devo dire la verità ha lavorato con me per un mesetto circa e l’ho persino ospitata a casa per qualche giorno, una settimana, dieci giorni, poi non stava bene ha avuto dei problemi, le avevo dato 300 euro perché era dovuta andare in Sicilia
PM: Sicilia o Calabria?
Luisella: in Calabria, si, si chiamava Luisa… le avevo dato i soldi per andare a casa poi l’aspettavo ma non è più rientrata
PM: quindi lei conosce il signor GRECO attraverso questo signore che fa il sarto,
Luisella: un signore piccolino, bruno
PM: e come cresce il rapporto con il sig Greco?
Luisella: quando uno ha un’attività parla con questa gente, mi presenta questo signore interessato, aveva figli, aveva i soldi dentro il cassettino della macchina, dei rotoli di soldi, mi ha detto che lui comprava partite di anelli, così mi aveva detto, non so io… è vero che lui ha tirato fuori i soldi per disimpegnare quello che era in deposito al monte dei pegni però non è che l’ha riportato in negozio, se l’è tenuto, e c’erano cose personali…. siamo andati al monte dei pegni  per prendere la merce da mettere in negozio …
PM: per ritirare la merce occorreva pagare un riscatto?
Luisella: si
PM: questa merce che è al monte dei pegni corrisponde ad un documento che è posseduto da colui che ha portato all’origine la merce ed ha ottenuto il prestito.. le polizze chi le aveva?
Luisella: le avevo io
PM: quante?
Luisella: diverse
PM: 20,30,40?
Luisella: si le avevo fatte scaglionate poi con la liquidità ritiravo
PM: che accordo aveva con Greco prima di andare al monte dei pegni?
Luisella: che lui avrebbe riscattato i beni, portarli in negozio, così  avrei potuto venderli e lui si sarebbe recuperato il suo riscatto e l’utile andava come lavoro
PM: e com’è andata?
Luisella: è andata che lui ha pagato, aveva i soldi in contanti nel cassettino della macchina, ha tirato fuori un rotolo di soldi … tant’è vero che ho detto madonna come si fida a lasciar lì la macchina con i soldi…
PM: e quella è stata l’unica volta o una delle volte che ha riscattato?
Luisella: no è l’unica volta
PM: ci sono state altre volte in cui è andato al monte dei pegni con le polizze che le aveva dato?
Luisella: può essere
PM: ma lui ha avuto da lei altre polizze?
Luisella: si,e la roba era tanta tant’è vero che l’hanno messa su un carrellino e ci hanno fatto passare dalla porta dietro per caricare la roba in macchina
PM: e quante altre volte c’è stato il riscatto di altra roba?
Luisella: non lo so
PM: ma le polizze le aveva lui?
Luisella: si
PM: da che momento?
Luisella: da quando gliel’ho date perché c’erano questi accordi, che siamo andati a Genova
PM: al signor GRECO le polizze gliele ha date in un unico momento?
Luisella: a me sembra in un’unica soluzione
PM: e gliel’ha date tutte?
Luisella: non so risponderle con esattezza, mi sembra fosse quella volta li’
PM: c’è stato un rapporto di prestito tra lei e il sig. GRECO?
Luisella: no
PM: il signor Greco non ha dato a lei soldi in prestito?
Luisella: no assolutamente
PM: e quindi mi vuole spiegare.. lei dà tutte le cambiali al sig. Greco?
Avv:  non sono cambiali
PM: polizze, scusate, ha dato le polizze al sig Greco, perché gliel’ha date?
Luisella: perché io mettevo il lavoro e lui i soldi… lui metteva i capitali in quel senso li ma non li ha dati a me i soldi
PM: c’è stato un documento scritto che raccontava questo accordo?
Luisella: si ma erano accordi fatti da noi non scritti da un notaio, avevamo preso degli appunti
PM: avete preso degli appunti e chi li ha?
Luisella: devo dire la verità che io avevo anche una copia di questa roba, gli appunti, anche perché non è che l’idea è stata mia nel senso l’ho decisa e basta, per fare questo siamo andati a Genova a parlare con questo Abba perché tutto arriva da li’ , che era d’accordo sul fatto che io mi prendessi qualcuno perché loro come Genova non mi potevano seguire
PM: lei l’accordo lo fa con il sig. Greco
Luisella: si
PM: non lo fa con il sig. Abba
Luisella: no
PM: il sig. Greco viene con lei la prima volta che avete riscattato i beni, questi beni sono finiti in negozio?
Luisella: no, neanche uno, perché non li ha lasciati in negozio
PM: ma l’accordo era di lasciarli in negozio?
Luisella: si ma dato che erano imballati…
PM: quest’operazione di andare a prendere i beni è avvenuta prima o dopo l’ospitalità che lei ha dato a questa signora Luisa o Luisella?
Luisella: dopo
PM: cioè Luisa era stata da lei, aveva lavorato un mese ed era già tornata in Calabria?
Luisella: si infatti le ho dato 300 euro dal negozio perché non so se la mamma stava male, gliel’ho dati per l’aereo… ma non l’ho più vista
PM: un signore che si chiama DOMENICO lei lo conosce?
Luisella: non è il sarto?
PM: eh…
Luisella: ah ecco, da sola non ci sarei arrivata

Nel 2004 Luisella fece denuncia, alla Guardia di Finanza. Il valore delle polizze lo stima intorno ai 50-60.000 Euro. Per il riscatto, secondo Luisella, Greco avrebbe pagato circa 20.000 Euro, 23.250, precisa il Pubblico Ministero, probabilmente riferendosi alla denuncia fatta a suo tempo alla Guardia di Finanza proprio da Luisella.

Poi Luisella viene chiamata dai Carabinieri del ROS (per quest’indagine, ndr).

PM: si, la prima domanda che le hanno fatto qual è stata?
Avv: c’è opposizione
PM: i carabinieri le hanno dato notizia che a casa di Greco avevano trovato le polizze di pegno?
Presidente: questa è veramente una domanda molto suggestiva, formuli diversamente la domanda
PM: le hanno fatto vedere i documenti che avevano trovato?
Luisella: no, anche perché io sono andata là.. sarò cretina, ma di male non ne ho mai fatto, anzi vivo facendo dell’altruismo perché non me ne frega neanche di vivere… non sapevo per cosa mi avevano chiamato, e quando mi hanno detto … hanno aperto il discorso che ho capito quello io gli ho detto addirittura dei particolari
Presidente: cerchi di essere più precisa non dica “quello”, perché noi non sappiamo nulla delle cose di cui sta parlando, quello.. di cosa sta parlando?
Luisella: volevano informazioni per cui ho dovuto mettere a fuoco.. non mi hanno dato suggerimento di nome
Presidente: cosa le hanno chiesto?
Luisella: di cose impegnate, di oggetti, difatti io sono arrivata comunque a spiegare che queste cose sono state impegnate nel negozio, ho dato anche dettagli….
PM: le ho chiesto un attimo fa se le hanno fatto vedere documenti
Luisella: no, fotocopie di polizze
PM: polizze accese da chi?
Luisella: da me
PM: e questi signori le hanno fatto vedere questi documenti, a lei?
Luisella: si avevano trovato a casa di questo signore
PM: quale signore?

Greco Pasquale

Greco Pasquale

Luisella: GRECO però loro non mi hanno detto che era Greco
PM: quel giorno lì si dà atto che vengono mostrate alla sig.ra Borello le polizze rinvenute da Greco Pasquale
Avv: è una contestazione?
teste: “si fa vedere alla sig.ra Borello che il riscatto delle polizze è avvenuto il 6 novembre 2003”, si ricorda cosa ha detto quando ha saputo che il riscatto è avvenuto il 6 novembre 2003?
Luisella: in questo momento non ricordo ma era una risposta inerente al fatto….
PM: prosegue la contestazione
Avv: prima la domanda…
PM: l’ufficio le dice che il riscatto ha la data il 6 novembre 2003 e che lei il 6 aprile 2004 aveva fatto la denuncia nei confronti del sig. Domenico
Luisella: si
PM: queste indicazioni hanno indotto lei a dire qualche cosa?
Luisella: si
PM: e cosa ha raccontato a questi signori, carabinieri?
Luisella: in una maniera non così dettagliata come me la chiedete voi ma gliel’ho detta a loro
Presidente: cosa?
Luisella: quello che vi sto dicendo

Il PM prosegue con le domande, chiedendo esplicitamente se conosce o meno alcune persone, indicandone nome e cognome. Un avvocato della difesa di Greco chiede di spiegare la “rilevanza” di queste domande “relativamente all’associazione mafiosa”.

Presidente: chiede il difensore di Greco se il Pubblico Ministero può spiegare qual è la rilevanza di questa testimonianza in relazione all’associazione a delinquere in relazione al reato di usura contestato a Greco Luigino
PM: intanto questa testimonianza ricostruisce le ragioni… dà luogo ad un rapporto economico e spetterà al tribunale valutare, ma che oscilla tra i 60 e i 120 mila euro e che è stata oggetto di condotte solo parzialmente accertate che però connotano di una certa pressione che è stata esercitata nei confronti dell signora Luisella che non ricorda oggi tutte…
Presidente: ma su richiesta della difesa, che tipi di elementi intende provare con questa testimonianza? Quali sono le circostanze… visto che non esiste un reato in cui parte lesa sia la signora?
PM: no ma c’è una condotta di infiltrazione nell’attività economica altrui

Presidente: questa è la spiegazione, procediamo nella testimonianza.

Le viene mostrato un album fotografico, poi il pubblico ministero invita Luisella a “guardarsi intorno nell’aula, non necessariamente nelle gabbie” (tra gli imputati sono tre i detenuti, gli altri, quelli presenti,  sono seduti vicino ai loro avvocati).

PM: Mi dice se riconosce qualcuno?
Avv: togliendo gli avvocati, naturalmente.
Luisella: dappertutto?
PM: dappertutto
Luisella: no anche perché ho buttato l’occhio e nelle gabbie ho visto… ( piuttosto scossa)

La parola passa agli avvocati della difesa.

Avv: ma Greco Pasquale doveva investire per lei e la figlia o parlava per altre persone?
Luisella: no, tant’è vero che mi ha presentato quella signorina, e lei stava li’ in negozio e sarebbe stata la commessina che mi dava una mano a portare avanti l’attività
Avv: ha mai fatto pressioni o minacce Greco Pasquale nei suoi confronti?
Luisella: no
Avv: ha mai fatto riferimento ad associazioni mafoiose?
PM: no, perché io posso anche avere tutti i difetti del mondo ma stamattina sono arrivata da Pinerolo mi sono vista questa roba qui e vedo qui antimafia, le assicuro che vorrei essere morta... (…)

Avv: si è mai rivolta a Greco Pasquale per chiedere un prestito di denaro?

PM: avevo già fatto questa domanda
Luisella: no come prestito no.
Presidente: lei ha raccontato di essersi recata un’unica volta con il signor Greco al monte dei pegni e di avere riscattato merce per 20.000 euro circa. Ha anche detto che era merce del negozio ma che erano anche oggetti suoi, poi ha detto che questa merce non è tornata, compresa i suoi oggetti. Lei ha chiesto a Greco come mai i suoi oggetti non sono tornati?
Luisella: si.. poi ci siamo visti una volta o due
Presidente: ma ha chiesto perché non sono tornati i suoi oggetti personali?
teste: si, lui ha risposto che i soldi che aveva anticipato si è tenuto la merce, come compensazione
Presidente: ma sui suoi oggetti personali lei ha chiesto come avrebbe potuto averli in restituzione?
Luisella:no, quando mi sono resa conto che tutto era una palla di fumo l’unica cosa a cui tenevo in modo particolare era un anello, tanto aveva capito che era andato tutto a carte 48, non è un anello di grande valore l’aveva pagato 3 milioni e mezzo [ all’epoca il valore era in Lire italiane ], e dentro la montatura c’erano delle lunette e delle stelle me l’aveva regalato mio marito (  ed è a questo punto che Luisella non regge, profondamente provata… )
Presidente: ha chiesto a Greco Pasquale di questo anello?
Luisella:si, gliel’avevo chiesto e lui mi ha detto che ce l’aveva nella cassetta di sicurezza a casa e che poi me l’avrebbe dato ma non ci siamo più visti
Presidente: in cambio di cosa?
Luisella: non abbiamo specificato, anche perché lui doveva portare la roba in negozio per lavorare… poi è passato il tempo, e io con il signor Abba tutto è andato a carte e 48, si è chiuso il negozio e amen.
Presidente: può andare, grazie.

Esce, sconvolta. E si lascia scappare un “Maledetto!”, rivolto verso la gabbia.
Guardo Luisella, il suo dolore e la sua rabbia sono palpabili. Mi volto e osservo l’area dove siedono alcuni imputati ed i loro difensori. Tre degli imputati sono nella gabbia, la luce all’interno è spenta. I loro volti non sono visibili, troppo buio. Poi mi volto e nei banchi davanti a me ci sono i pubblici ministeri, con i loro assistenti e gli avvocati di parte civile: i grandi accusatori. Sul banco più alto c’è la giudice, che ha sostituito la 41 enne mancata poche settimane fa per un’improvvisa e rapida malattia, ed il consiglio, interamente sostituito dopo la morte improvvisa del giudice. Osservo quello che mi sembra essere un gioco di ruolo nel quale l’unica certezza è il dolore di una vittima che forse oggi non ha trovato il coraggio di dire tutto quello che aveva dentro e di certo per lei non ci sarà giustizia, ha perso tutto, anche la voglia di vivere. Ma quante persone, come Luisella, si trovano sull’orlo del baratro, con le banche che ti chiudono i rubinetti alla prima difficoltà perché non sei abbastanza “grosso” da essere salvabile, con i debiti che ti tolgono il sonno e quel senso di fallimento che ha ben descritto Luisella? Tanti, troppi, che cadono facilmente nelle maglie di chi, anche su questa disperazione, costruisce un impero, poco importa quanto grande o piccolo. Ci saranno dei colpevoli, forse, ma non possono essere tutti qui, in quest’aula, e non certo solo da una parte. E la responsabilità è ben più ampia, da ricercarsi  al di fuori di queste aule. Una diseguaglianza ed una drammatica ingiustizia sociale, oltre alla mancanza di ammortizzatori sociali creano quella condizione di fragilità nella quale si è costretti a scendere a patti anche col demonio, perché non ci sono alternative, complice anche una profonda solitudine. Eppure nel nostro paese ci sono decine di associazioni, fondazioni e quant’altro, “anti-usura”, apparentemente sembra esserci un reticolo di angeli custodi, eppure la realtà è la storia che abbiamo sentito oggi, il cui finale non è ancora scritto ma che possiamo immaginare tutti.

Soldi sporchi.

Come la storia del teste successivo, Alberto I., torinese, classe 1971. Svolge “da sempre” l’attività di “parrucchiere”.  Tra il 2010 e il 2014 si è trovato ad affrontare problemi economici, in parte per aver preso “qualche vizietto con gratta e vinci, giochi e queste cose qui” e in parte per un calo del lavoro. Allora ha integrato la sua attività con qualche lavoretto, dava una mano al fratello facendo le consegne del pane, di notte, si è occupato di compravendita di automobili, di orologi, insomma un tuttofare intraprendente. Ha dato una mano anche “al sig. Greco Luigino” (uno degli imputati,  gestisce banchi macelleria in alcuni mercati del torinese), andando a consegnare la carne nei ristoranti che Greco riforniva. Conosceva Greco Luigino dal 1991, tramite un comune amico con il quale ha fatto il servizio militare, quindi una frequentazione di lunga data. “Ci siamo sempre frequentati”, spiega Alberto I., “poi loro si sono sposati un po’ prima e io ho continuato a divertirmi un po’ ma abbiamo sempre mantenuto i contatti”.
Greco Luigino ha venduto ad Alberto (il teste) un’automobile, che però Alberto deve ancora pagargli. “Mi fece questa cortesia”, spiega, “così mi diede modo di fare consegne per lui e guadagnare qualcosina”.

PM: e la macchina era di Greco Luigino?
Alberto: si
PM: ha avuto modo di ricevere autovetture da una concessionaria?
Alberto: non ricordo bene ma collaboravamo con uno che aveva un amico commerciante di auto
PM: come si chiama questo amico?
Alberto: Omar
PM: e quante volte l’ha visto questo signor Omar?
Alberto: non so, l’ho incontrato un po’ di volte, so che fa il commerciante di auto
PM: dove ha l’azienda?
Alberto: non glielo so dire, in azienda non ci sono mai andato, ci siamo sempre incrociati…

[Di un certo “Omar” PETROCCA  si è parlato anche in un’udienza precedenza, con riferimento alla Taurus Automobile… si veda la testimonianza del titolare del locale BEFeD di Moncalieri, ndr ]

Alberto compra l’auto, può fare così le consegne anche per Luigino, ma i soldi non gli bastano. Un amico di suo fratello, un certo Andrea Longo, gli presenta un certo TUA Alessandro (non sono sicura di aver colto esattamente il cognome) …

Alberto: (…) e niente, mi presentò questa persona che mi prestò questi soldi ma io non riuscii ad averli tutti insieme per poterglieli restituire e niente avevo un po’ di timore perché non conoscendo lui l’amico di mio fratello mi disse stai tranquillo, però mi chiamava tutti i giorni, io lavoravo poco e non sapevo come giustificarmi insomma.
PM: come glieli ha dati questi soldi questo signor TUA alessandro?
Alberto: una volta sola
PM: con assegno?
Alberto: no, non li diede neanche a me.. tramite Andrea Longo…  (…)
PM: lei ha rilasciato forme di garanzia?
Alberto: no io personalmente no, questo amico di mio fratello aveva garantito per me
PM: facendo cosa, LONGO ANDREA?
Alberto:dicendo non ti preoccupare, te li restituisce, è un ragazzo che lavora, in quel senso li
PM: perché lei aveva dichiarato una cosa diversa quando  è stato sentito dai ROS di Torino , aveva dichiarato “so che lo stesso avvocato LONGO ANDREA fece degli assegni a garanzia del mio prestito”
Alberto: ah si si, abbia pazienza è passato del tempo non ricordavo il particolare
PM: lei ha avuto modo di vedere questi assegni?
Alberto: no, ne ho sentito parlare, lui mi ha detto “non ti preoccupare”
PM: di questo prestito ricevuto dal signor TUA quanta parte ha restituito?
Alberto:10mila euro
PM: lei ha restituito 10mila euro?
Alberto:io personalmente no, non li avevo, ma l’amico di mio fratello, Longo Andrea.
PM: ecco, Tua ad un certo punto era diventato insistente nei suoi confronti?
Alberto: mah, insistente… aveva tutte le ragioni, avevamo promesso di restituire in un certo tempo e non avendo rispettato mi cercava diceva come mai, come mai, e mi ero un po’ preoccupato
PM: di questa situazione lei ha parlato con Greco Luigino?
Alberto: si, gli ho parlato, siccome questa persona qui non l’ho conosciuta ma sapevo che bazzicava al mercato borgo vittoria allora ho chiesto a Greco Luigino se conosceva questa persona qui perché ero spaventato perché non potevo restituire in base agli accordi allora chiesi a lui se lo conosceva, cosa dovevo fare, avevo un po’ di timore
PM: e lui cos a rispose, lo conosceva?
Alberto: no non lo conosceva
PM: ma questa iniziativa ebbe un seguito?
Alberto: no perché non lo conosceva … finita li
PM: non è che ci fu tutto un problema che lei espose a Greco Luigino circa un possibile incontro che lei doveva avere con questo signor TUA?
Alberto:giusto cosi’ per sapere se lo conosceva perché ero un po’ spaventato
PM: ma lei diede un incarico a Greco Luigino?
Alberto:no chiesi se lo conosceva
PM: ma avrebbe dovuto conoscerlo per.. parlargli?
Alberto: certo
PM: e come andò a finire, lo incontrò?
Alberto: no
PM: poi lei lo incontrò?
Alberto: dopo sì, mi diede una mano l’amico di mio fratello
PM: vorrei che esplicitasse meglio perché io ho inteso lei cosa vuol dire ma c’è un debitore e un creditore, lei i soldi non ce l’aveva quindi gioco forza che i soldi non li poteva restituire, allora.. la preoccupazione sua,  di I.  Alberto qual era?
Alberto:non avevo il denaro da restituire
PM: vorrà dire che anziché 10 volte gliene avrebbe chiesti 100 ma la sostanza non cambiava, qual era la paura?
Alberto: di non poterli restituire
PM: aveva paura che TUA passasse dalla richiesta all’azione?
teste: no perché non era una persona cattiva… che io ho avuto modo di incontrarlo e m’ha detto “se non mi dai i soldi ti faccio del male”

Però secondo la Procura la situazione non era così tranquilla, in aula viene fatta sentire un’intercettazione telefonica, una conversazione tra Alberto e Greco Luigino nella quale Alberto ricorda a Lugino che in quella stessa data dovrà incontrare “quella persona lì” e dice  a Luigino “se in caso dovesse agitarsi, io ti chiamo? Tu che dici?”, ma Luigino Greco gli risponde<<non puoi mandare a parlare… poi magari va qualcun altro… gliene hai dati 10mila, te ne sei presi 20 e passa…. >> e ancora <<tu gli dici questo è il mio debito che io ho onorato… l’importante  è che non sbagli a parlare.. “ho pagato quello che dovevo pagare, non hai perso niente”>>
PM: ci sono vari passaggi su cui vorrei tornare. Avrà sicuramente sentito che Greco Luigino più volte ribadisce che lei il capitale l’ha già pagato ed è arrivato a pagare quasi il doppio e non mi quadra molto con quello che ha detto prima della telefonata.. come stanno le cose?
Alberto: no io ho restituito 10mila euro
PM: ma cosa pretendeva da lei?
Alberto: la restituzione immediata dei soldi ma la mia paura è che non li avevo, avevo paura che potessero diventare di più, però quel giorno li ho preso i soldi che gli ha dato l’avvocato
PM: sicuro di questo?
Alberto: si si
PM: però io continuo a non capire che lei ribadisca più volte che lei .. ne ha presi 10, ne ha ridati 20 e non capiva perché ne volevano di più
Alberto: no io ne ho dati 10
PM: ma lei dice “nel caso dovesse agitarsi io ti chiamo”…
Alberto: in quel periodo ero agitato, nervoso e impaurito, è normale che cerco manforte da un amico
PM: quindi lei dice se questo si agita io ti chiamo tu puoi mandare qualcuno, chi?
Alberto: non c’era da mandare nessuno, c’era solo che volevo restare tranquillo, in tutta questa esperienza brutta non ho mai chiamato il mio amico Luigino “ho avuto un problema mi stanno picchiando” volevo solo capire la persona che era
(…)

PM: ma come Greco Luigino poteva aiutarla?
teste: sinceramente non saprei risponderle neanche io
PM: ma l’ha interpellato lei
teste: si ma quelli sono esempi che si fanno al telefono, la mia paura  è che avevo a che fare con una persona che magari poteva essere criminale
PM: piano piano ci arriviamo
Alberto: se me lo dice prima
(…)

PM: e Greco Luigino dice “è un cane sciolto che si è avventurato.. è normale.. se ad esempio vado io” e lei si sovrappone nella voce e dice “è normale, non mi conosce” e, dice “alza la testa”. perché se va I. Alberto e alza la testa non succede niente e se alza la testa Luigino è un problema?
Presidente: è un suo convincimento, riformuli la domanda
PM: continuo a chiedere che ci dica che cosa aveva capito.. mi pare ci stia girando intorno
Alberto: non ci sto girando intorno
PM: quando lei dice è normale , non mi conosce
Alberto: alle volte si formulano delle frasi.. quando mi ha detto stai tranquillo io sto tranquillo per me era importante non aggiungere soldi in più ma non volevo creare problemi a Greco Luigino

Viene fatta ascoltare una telefonata successiva, Alberto è ancora più agitato, perché questa volta il TUA sembra dare un ultimatum e chiede che gli vengano consegnati i soldi in serata. Luigino Greco gli risponde “io non ci andrei”, ma Alberto ha paura, Luigino insiste.. “gli dici qual è il problema? Qua ci sono i soldi, se li vuoi te li prendi, sta storia devi finire.. te li devi togliere dai coglioni… gli dai 23-24 mila euro? [ a fronte di un prestito di 10.000 euro, ndr ]  Ma che cazzo gli vai a dare tutti questi soldi?”.

PM: ha seguito poi il consiglio di Greco Luigino?
Alberto: il suo consiglio no, gli ho dato i soldi
PM: ma le ha detto di non andare la sera
Alberto: ma il pomeriggio è poi venuto a prendere i soldi e non ci siamo più né sentiti né visti
PM: quindi la vicenda finisce così?
Alberto: si, ha versato gli assegni
PM: ma Greco Luigino fa riferimento a 23.000 euro
Alberto: no, ne hanno solo prestati 10.000
PM: come mai? Non può che parlare su cose che lei gli ha riferito
Alberto: io di cifre a Gino non ho mai parlato …
PM: chi ha fatto questi assegni?
Alberto:l’amico di  mio fratello, l’avvocato
(…)

PM: torno sul punto, nel senso che poi lei quando Greco Luigino dice “gli hai già dato 23-24.000 euro” lei non smentisce la circostanza… la domanda è TUA voleva quegli importi li’?
teste: no, TUA era infastidito e turbato dal fatto che non ero stato puntuale e avevo temporeggiato, tutto lì.

Come nelle altre udienze, anche per questa testimonianza le domande incalzano, i PM toccano altre vicende, vengono ascoltate altre intercettazioni che sollevano ulteriori dubbi ma le risposte tendono, ancora una volta, a ridurre i vari eventi a normali relazioni amicali.

PM: non ha mai chiesto prestiti a Greco Luigino?
Alberto: prestiti in che senso?
Presidente: colgo l’occasione per ricordarle che le ho ricordato la formula di rito e come testimone lei ha l’obbligo di dire la verità … e da quest’obbligo scaturiscono anche delle conseguenze giuridiche… possono emergere estremi di reato di falsa testimonianza nei suoi confronti. Risponda alle domande cercando di essere preciso e non di giocare sugli equivoci delle parole, la prima domanda è stata “lei ha mai avuto rapporti di debito con Greco Luigino?” e lei ha risposto no, poi il PM  ha chiesto “ha mai chiesto prestiti a greco luigino?” e lei ha detto che bisogna vedere  cosa s’intende”, allora ha mai avuto denaro da Greco Luigino?
Alberto: si, nel senso che quando ha avuto bisogno perché ero in difficoltà
Presidente: le sono stati effettuati dei prestiti da Greco Luigino, se si quanto?
Alberto: no, dei prestiti no…
Presidente: ha appena detto che ha avuto dei soldi…
Alberto: no , gli ho chiesto degli aiuti quando ero in difficoltà
Presidente: prestiti economici
Alberto: ah si.. si…

Cifre piccole, e in rare occasioni, dichiara Alberto, due o trecento euro, forse una volta.

PM: le contesto quello che aveva dichiarato il 7 novembre 2014, pag.2 “Greco Luigino mi ha prestato soldi diverse volte, sempre in contanti, non cifre altissime , nell’ordine di 3.400 euro, a volte anche 800 euro
Presidente: conferma?
Alberto: si

Le domande dei PM ottengono evidentemente risposte diverse da quelle attese o da quelle rilasciate quando il teste fu sentito a sommarie informazioni. E talvolta le risposte cambiano dopo che viene fatta ascoltare un’intercettazione telefonica. Come la vicenda di un conto corrente che Alberto avrebbe aperto presso una succursale della Banca d’Alba, il cui estratto conto viene ritrovato a casa di Greco Luigino durante la perquisizione effettuata con l’esecuzione delle misure cautelari il 1° luglio del 2014.

PM: 7 novembre 2014, alla domanda <<sa spiegare perché sono state trovate due pagine del suo conto corrente che finisce con 5xx pressoBanca d’Alba?>> lei rispose <<“il motivo per cui l’ho aperto è per fare un favore a Greco Luigino.. ricevere assegni di cui non conosco la provenienza, (…) versarli sul conto per poi restituirgli i contanti una volta maturata la valuta.. gli assegni prima di versarli presentavano il beneficiario in bianco e io a penna inserivo il mio nome e cognome e li versavo.. l’estratto conto gliel’avevo dato io per dimostragli che non facevo operazioni al di fuori di quelle che mi aveva chiesto lui..>>
Avv: è tutta una contestazione?
Presidente: un attimo, utilizziamo toni diversi. La prima parte riguarda una contestazione in relazione alla sua affermazione fatta di avere aperto questo conto corrente per quali ragioni e l’altra frase, la prima ,
PM: è lunga.. <<il motivo per cui ho aperto principalmente è per fare un favore a Greco Luigino, il favore consisteva nel versare gli assegni…>>
Avv: no, scusi, scusi ma la domanda successiva è perché è stato aperto il conto corrente?
PM: ha già risposto, ha detto che ha avuto problemi con Unicredit
Presidente: lei conferma questa dichiarazione?
Alberto: l’avevo aperto perché all’Unicredit non mi facevano lavorare
Presidente: il PM le contesta di aver aperto per incassare gli assegni
Alberto: non è cosi, noi facevamo compravendite di piccole macchine, all’Unicredit ho avuto problemi per un assegno, sono andato alla Banca d’Alba che il direttore era mio amico…
PM: lei in quella data lì ha dato un’altra versione, ha detto che quel conto riguarda rapporti economici esclusivamente riferibili a GRECO LUIGINO, <<io prendo assegni da lui, sono in bianco nel beneficiario, ritiro il denaro e lo consegno… la ragione per cui avete trovato quei documenti è che io volevo dimostrargli che non usavo quel conto per fini miei>>
Presidente: la contestazione ha per oggetto la finalità del conto, lei conferma quello che ha dichiarato? Consentire a Greco Luigino di versare assegni e poi restituire i contanti a Greco Luigino?
Alberto tutto questo è giusto ma lo facevamo per le due o tre auto che abbiamo preso, io questo Omar l’ho conosicuto anche per questo, c’erano assegni della concessionaria, il conto l’ho aperto per fare qualche lavoretto insieme
PM: Omar come si chiama?
Alberto: Omar… il cognome adesso mi sfugge non mi ricordo
(…)

 

La prossima udienza è prevista il 12 aprile alle 9:30, tribunale di Torino, maxi aula 3.

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