Dalle 9:30 qui la diretta dell’udienza dall’aula bunker, con la parola alla difesa.

 

9:32, gli avvocati sono presenti, anche gli imputati sono entrati dopo le perquisizioni di rito e si attende l’arrivo della Corte per iniziare l’udienza. Ore 9:38, suona la campanella, entrano la corte e la giuria popolare.

Il giudice constata la presenza di imputati, avvocati e PG, assenti le parti civili, si comincia.

La parola all’avv. Novaro.

Novaro3

L’arringa dell’avv. Novaro “Il dissenso rispetto alle considerazioni del dott. Maddalena è ampio e radicale”. “Terrorismo è quello che avete visto in televisione qualche settimana fa con il Bataclan, terrorismo sono gli attentati alla metropolitana di Londra nel 2005 ma questa è un’altra storia”.  “Minimizzazione? Sono pronunce della Cassazione sono calibrate sui fatti che ci riguardano con una ricostruzione molto precisa“. “La ricostruzione che NON VI HA PROPOSTO il Dott. Maddalena…è completamente sbagliata, perché ragionare sulla finalità di terrorismo comporta che sappiamo esattamente cos’è successo, altrimenti facciamo fatica a capire se quei fatti possono essere chiamati terrorismo oppure no.” Sulle molotov : “L’errore di farvi vedere il fotogramma fisso e dirvi “guardate le molotov, guardate l’inferno” è una straordinaria cucca….  Guardate l’immagine dinamica, il filmato, che vi consente di dire che è un bagliore di artificio pirotecnico, quindi non ci sono stati rischi per l’incolumità di quei due signori. Il dato obiettivo consente di mitigare e annullare in alcuni casi le dichiarazioni testimoniali.”

Avevo modulato la mia difesa in relazione ai contenuti dell’atto d’appello del PM ma l’ampia disquisizione fatta dal dott. Maddalena mi pone nella condizione di provare a contrastare le sue affermazioni. Sarei tentato dal provare a contraddirlo ma poiché il dissenso rispetto alle sue considerazioni è ampio e radicale il rischio è che io non riesca a rappresentare un discorso argomentativo sulle nostre ragioni e allora proverò ad inserire dei rilievi critici ma nell’ambito dell’intreccio delle mie considerazioni, rimandando in larga parte alla memoria già depositata, che era modulata sulle osservazioni nell’atto d’appello. Partirei col rilevare un’inesattezza nelle parole del PM, niente di grave, in qualche modo funzionale a quello che è stato lo sviluppo retorico delle sue considerazioni, ad un certo punto ha detto… “inizialmente mi ero configurato che i fatti oggetto del processo fossero contenuti e limitati, poi ho dovuto misurarmi con i dati probatori e le norme in tema di terrorismo mi sono accorto che era più complesso”.. In realtà non è così.. il dott. Maddalena ha preso parte a quel famoso comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza riunitosi a caldo nel giorno successivo ai fatti di questo processo, da subito è stata rilanciata l’accusa di terrorismo che è poi stata sostenuta anche in occasioni pubbliche [ esempio inaugurazione anno giudiziario, gennaio 2015 ] , quindi il dott. Maddalena queste contestazioni le ha sposate sin dall’inizio e questa contestazione compare a carico di esponenti del movimento anche in atti precedenti. Noi sappiamo che le intercettazioni telefoniche utilizzate, poi superate dalle ammissioni degli imputati, per le comparazioni… sono state recuperate attraverso intercettazioni telefoniche fatte mesi prima sulla scorta di un’improbabile accusa di associazione eversiva  (….) , una contestazione funzionale al fatto che consente indagini ad ampio raggio, intercettazioni ambientali e telefoniche. Quindi da fine 2012 in avanti la contestazione di terrorismo è sempre stata una sorta di chiodo fisso messo in campo per inasprire l’azione repressiva di fronte ad azioni, anche illegali commesse nell’ambito delle vicende valsusine ma con il rischio di definire come terrorismo tutto ciò che sta dentro la protesta ed il conflitto sociale. Di questi tempi il terrorismo è quella roba che avete visto in televisione qualche settimana fa, con il Bataclan, terrorismo sono gli attentati alla metropolitana di Londra che hanno consentito nel 2005 al legislatore di inserire nuove fattispecie di reato ma nulla hanno a che fare con le vicende valsusine che sono tutta un’altra storia. La storia di un conflitto sociale, a tratti anche aspro, e anche simbolico, con narrazioni diverse da quello che è capitato, da un lato le istituzioni che dicono ce lo chiede l’Europa, lo richiede il progresso, dall’altro la popolazione che dice che è una devastazione inutile e che crea pericoli per la popolazione e uno sperpero di risorse. Dovete apprezzare anche in chiave storica lo scenario in cui si colloca questa vicenda, che può essere letta ragionando su quello che è capitato in questi anni ma senza dovervi prendere partito rispetto alle buone o alle cattive ragioni del movimento no tav o dei sostenitori dell’alta velocità. La requisitoria del PM da un lato manca di storicità, la vicenda viene collocato in una sorta di vuoto pneumatico e non si capisce bene le ragioni per cui nottetempo una ventina di persone ha deciso di fare quell’episodio, e poi invece un salto in avanti con la documentazione che la procura ha tentato di usare in questa udienza, il tentativo di ragionare anche sulle responsabilità collettive ma non per ragionare sulla storia quanto per far cadere sulle spalle degli imputati anche vicende che non li hanno visti protagonisti. Ma la responsabilità penale è personale, non ci sono responsabilità collettive, un conto è ragionare sullo scenario, è importante come meccanismo perché consente di capire, i movimenti però non rispondono dei reati …  (…).

Come mai la corte d’assise ha deciso diversamente ? E come mai la Cassazione ha deciso diversamente? Il PM parla di minimizzazione.. ma non si tratta di pronunce in cui incidentalmente la Cassazione ha spiegato di cosa si tratta sul tema terrorismo, sono pronunce calibrate sui fatti che ci riguardano, la corte ha affrontato proprio questa questione… (…) confrontandosi con la vicenda storica e con la pronuncia del tribunale del riesame in cui c’è una ricostruzione molto precisa e calibrata su quel che è capitato. Ma il PM dice “non si tratta di affibiare una patente di terroristi”… “ciò che vincola la valutazione sono vincoli normativi”… il Dott. Maddalena si confronta con le legislazioni internazionali e il 270 sexies e ha detto che il legislatore rispetto alla normativa internazionali ha deciso di “selezionare”, prendendo la prima parte, quella più generale (condotte che devono provocare un danno grave con i tre scopi di cui ragioneremo a lungo) e non ha preso la tipizzazione successiva  con la lunga elencazione di casi… In realtà anche questa seconda parte rientra nei criteri interpretativi che voi dovrete analizzare.. Ma confrontiamoci con la decisione quadro dell’UE nel giugno 2002, quando il legislatore europeo ha tipizzato le condotte qualificabili come terrorismo ha parlato di attentati alla vita , gravi attentati , distruzione di vasta portata di sistemi di trasporto o.. che possono mettere a repentaglio vite umane etc etc.. Il PM ha detto che nelle condotte tipizzate sono comprese le condotte degli imputati… ma non è così, “distruzione di vasta portata “, qui ragioniamo su un compressore andato a fuoco, e quando ragioniamo di incolumità personale devono esserci attentati gravi all’incolumità fisica… che possono semmai al più essere realizzati con le famose bottiglie molotov, non certo con il lancio di pietre o degli artifici pirotecnici di cui parleranno i colleghi. Quindi in astratto parliamo al massimo delle molotov, che possono, spostando il pericolo di incendio, provocare attentati all’incolumità fisica ma vi spiegheremo che sono stati lanciati SOLO, SOLO ESCLUSIVAMENTE contro i MACCHINARI e mai contro le persone. Vorrei che teneste a mente questo quadro.. la convenzione europea, la normativa internazionale, quando si confronta con condotte di terrorismo parla di distruzioni di vasta portata e qui siamo fuori campo, attentati alla vita si parla di attentati GRAVI.

Allora per capire il quadro della vicenda e come qualificarla, voi sapete che.. provo a banalizzare.. il meccanismo giudiziario si articola in tre passaggi, si tratta di capire cos’è successo, a chi può essere addebitato quello che è successo e poi qualificare i fatti attraverso le regole di valutazione interpretativa giuridica e c’è il rimando alle norme internazionali e sul nostro codice. La ricostruzione che il dott. Maddalena non vi ha proposto.. è completamente sbagliata, perché ragionare sulla finalità di terrorismo comporta che sappiamo esattamente cos’è successo, altrimenti facciamo fatica a capire se quei fatti possono essere chiamati terrorismo oppure no. Nella sua requisitoria il dott. Maddalena ha confuso un cancello con un altro, ha confuso l’altezza dei cancelli, ha scambiato dei fuochi d’artificio con le molotov, ha omesso di considerare che il cantiere è circondato da una rete alta anche 3,4 metri, non si è confrontato con le presenze in campo, in particolare due signori che compaiono nel video, perché nell’atto di appello si parla di operai, poliziotti ma senza alcuna presenza sul punto. Anche sul dato di localizzazione della vicenda… il dott. Maddalena ha parlato di 190 metri… ma lineari o quadrati? Quest’aula  è 15 metri x 50 e si arriva già a 750 mq, cosa sono i 190 metri di cui parla Maddalena? Evidentemente sono lineari , e sono il perimetro del cantiere ma lo sviluppo del cantiere è ben più ampio… E anche sulle presenze c’è imprecisione, il Dott. Maddalena parla di 72 persone ma sono molte di più, quasi 100, ma quelle che si confrontano con questa vicenda sono meno di 30… (…). I tre operai rimasti al di fuori si trovano uno nel magazzino sopra il varco 5 uno nel capannone dell’officina a 50 metri dall’imbocco del varco e uno a circa 100 metri dal compressore.. ci sono 5 ffoo, 10 poliziotti, poi due pattuglie, foxtrot e bravo, numero complessivo al di sotto delle 30 unità. Quindi la ricostruzione storica di questa vicenda se è il tema della requisitoria il procuratore prende un voto molto basso, una ricostruzione suggestiva e molto apodittica, con quella frase “un inferno durato 2 minuti e mezzo”.. (…).

Il PM Vi ha letto una serie di frasi che comparivano come didascalie.. una ricostruzione certamente sbagliata, perché è sbagliato estrapolare una frasetta che poi magari in controesame il teste si rimangia, un’operazione incomprensibile sul piano della correttezza... Poi il confronto con altre fonti probatorie, questo rischia di alterarci la realtà e non capire cos’è successo, immagini estrapolate da varie telecamere e mischiate con alcune dichiarazioni non consente di ricostruire cos’è successo.
(…)

Qui abbiamo dei  reperti che ci consentono di capire cos’è successo quella notte, la testimonianza è un recupero faticoso di dati che avviene a distanza di mesi… è sufficiente un piccolo errore per non consentirci di capire cos’è successo. In questo caso su singoli episodi avete dichiarazioni del tutto diverse tra loro, come quasi sempre capita nei processi, è un dato fisiologico … se io vi chiedessi com’ero vestito alla prima udienza io credo che nessuno di voi se lo ricordi perché vi siete concentrati sulle cose che venivano dette e non su come ero vestito, ci sono ampi studi per attribuire alla prova testimoniale un valore relativo ... se vengo rapinato e mi si presenta una pistola è probabile che io mi concentri sulla pistola e non sulla faccia di chi la teneva in mano.. quindi si tratta di incrociare la testimonianza con dati esterni e qui li abbiamo. Ad un certo punto sul proscenio della vicenda comprare il pickup bianco, un furgone in dotazione degli operai che si trova vicino all’imbocco della galleria, sul punto vengono ascoltati 4 testimoni e uno di questi dice “ad un certo punto il pickup lo spostiamo perché c’era un rischio di incendio e anche qui ci sono testimonianze diverse, e dice lo spostiamo mentre era in corso l’operazione. Ma guardando i filmati possiamo vedere quando è stato spostato.. fino alle 3:20:26 il pickup era fermo, poi non si vede più alle 3:24:11 .. sappiamo che l’azione è finita alle 3:17, quindi 3 minuti prima dell’orario in cui il pickup si vede li’.. quindi possiamo concludere che se l’operaio ricordava che il pickup è stato spostato quando era in essere l’azione posta in essere dagli imputati non è così, il pickup è stato spostato 3 minuti dopo, ecco che il dato testimoniale ha una sua fisiologica debolezza ma può essere incrociato con le fonti probatorie (…)

La questione è che la polizia scientifica la mattina del 14 di maggio o nella giornata, ha fatto una cernita esatta di tutti i reperti trovati all’interno del cantiere, andando a verificare dove c’erano i cocci delle molotov e degli artifici pirotecnici e ha indicato dove si trovava la roba sbagliando grossolanamente la collocazione perché quando il nostro consulente, Maurizio Abbà, è andato al cantiere x provare a fare una verifica collocando il posizionamento dei reperti su una pianta in scala si è reso conto di questo… qui ci confrontiamo con due planimetrie, quella blu è quella inizialmente fatta dalla polizia scientifica … i cocci delle molotov erano in un’area di 10 mq. Il nostro consulente ha rammostrato le perplessità alla polizia scientifica, che ha corretto gli errori attraverso la ricostruzione che vedete qui in rosso...

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L’imbocco della galleria è stato poi posizionato sul campo i vari reperti che però non danno un’idea precisa… Quando è stato sentito il teste Crapanzano in dibattimento ha spiegato che l’errore deriva dal fatto che dalla visione su computer alla formattazione su stampa c’è stato un passaggio non controllato per cui è stata prodotta una piantina che non corrispondeva alle loro verifiche.. prendiamola per buona, la ricostruzione in blu è sbagliata, l’ha rifatta la Polizia Scientifica dopo che è intervenuto il nostro consulente, che ha fatto un’operazione significativa e molto diversa. Ha preso i rilievi della PS, ha preso l’area del cantiere e ha collocato i reperti esattamente nell’area del cantiere, voi avete due consulenze fatte dal geom. Abbà che spiega come la bottiglia X viene riportata su un certo punto con il confronto degli elementi che ci stanno attorno. Un’operazione mai contestata neanche dai testi della scientifica, perché è un’operazione corretta , e ha ottenuto un dato obiettivo e cioè dove sono cadute le molotov, gli artifici pirotecnici, cosa è stato trovato nella mattina del 14 maggio. Un lavoro preziosissimo che ci consente di incrociare il ritrovamento delle molotov con i dati testimoniali per verificarne l’attendibilità. Tutto questo non compare né nell’atto d’appello né nella requisitoria del dott Maddalena eppure è un dato FONDAMENTALE perché senza verifiche sul campo le dichiarazioni testimoniali sono sostanzialmente acqua fresca…. Rimando alla consulenza firmata, cartacea, la polizia scientifica aveva repertato una serie di reperti presenti nell’area del cantiere, in particolare 9 reperti sul piazzale (cita i numeri) che sono i reperti che consistono nelle bottiglie che si sono frantumate e che contenevano benzina, le molotov. In realtà 8 di questi vengono trovati sul piazzale, ma il n4 sul camminamento dove erano posizionati alcuni… ma all’esterno del cantiere … quelle due bottiglie sono state lanciate non all’interno del cantiere per colpire qualcuno ma in quella logica che prevedeva una sorta di fuoco o di iniziativa collaterale per sviare l’attenzione della polizia e un intervento invece mirato sui mezzi dal varco 8 bis, un’azione diversiva costruita per fare in modo che la polizia si concentrasse su questi 3 varchi e poi si colpiva il varco 8 bis per tentare di danneggiare i mezzi del cantiere e questo restituisce esattamente l’intenzione degli imputati.  (…)

25metriL’avv. Mostra le immagini con il posizionamento dei reperti. Le aree di lancio: il geom Abbà prende l’ultimo reperto utile, il 22, indica esattamente il posizionamento dei due gruppi A e C e misura la distanza tra i lanciatori e l’ultimo reperto utile, il più lontano… gruppi A, C e reperto più lontano distanza 25 metri. Dimenticavo di dirvi che di queste bottiglie, due sono state trovate ancora integre, una è la 4 e l’altra è la 22, il reperto più lontano dai lanciatori. Perché è importante? Perché quella bottiglia non è caduta ed esplosa ma probabilmente è rotolata quindi è una misurazione per eccesso quella di 25 metri, ma è la distanza massima (e questo è il dato significativo) tra i lanciatori e l’ultimo reperto, allora possono aver corso il rischio di attentato all’incolumità personale solo i soggetti che si trovavano in quell’area perché se io mi trovo a 30 metri a 50 metri non corro il rischio di essere  colpito (…). E’ evidente che se non ci si misura con questi dati non si capisce nulla di cosa sia avvenuto… e farvi vedere le immaginette con le didascalia non consente di capire cos’è successo… Bisogna ragionare su tutto l’esame e il controesame, fare i processi è cosa più complicata che vedere un filmato con quattro immagini… bisogna mettere insieme elementi di prova di natura diversa per arrivare ad un risultato, l’operazione che vi è stata proposta l’altra volta è suggestiva ma non vi consente di capire nulla anzi svia la comprensione, non vi fa confrontare con elementi precisi.. Questo l’ho detto perché ci sono almeno 4 nodi critici in questa vicenda, che vorrei affrontare rapidamente..

Noi sappiamo che alle 3:14:00 (si vede da CAM1 e CAM2) c’è una fontana luminosa che dà inizio all’operazione, che dura circa 3 minuti, il lancio di molotov dura poco più di un minuto.. mi interessa affrontare 3 passaggi fondamentali che consentono di smontare il ragionamento proposto la scorsa udienza da Maddalena. Il primo riguarda le testimonianza del sergente magg. Pagliaro e Ibello.. che era insieme a Pagliaro perché Pagliaro nelle sue dichiarazioni dice che è sempre rimasto insieme a due commilitoni dei quali abbiamo sentito solo Ibello che dice cose diverse.. un teste dice “pioveva” e l’altro dice “faceva bello”, come facciamo a dire che tempo faceva? Ascoltiamo le testimonianze e incrociamole con dati obiettivi.. Pagliaro dice che lo chiamano dalla control room sale sulla camionetta e va nella zona dove si sviluppa la vicenda e insieme a Ibello arriva nella zona dove c’è il compressore, nel passare vede dei lanci di molotov verso i mezzi della polizia sotto l’autostrada … vediamo cosa dice Ibello sullo stesso passaggio, lui dice “vedo due o tre persone mascherate ricordo che lanciavano soltanto petardi“, allora ha ragione Pagliaro o Ibello? Il dato obiettivo è che le molotov non sono mai arrivate ai mezzi di polizia e carabinieri perché sono state lanciate al varco 4 al di fuori dell’area… e sono rimaste al di là delle reti… E’ evidente che su questo passaggio ha ragione Ibello quando dice che ricorda solo petardi e non ricorda molotov lanciate contro i mezzi di carabinieri e polizia. Poi entrambi dicono di essere arrivati nella zona del cantiere dove era avvenuto o stava avvenendo il lancio delle bottiglie, anche qui c’è una differenza perché Pagliaro dice che hanno lanciato una molotov anche contro di lui ma Ibello dice che ha visto che le molotov erano state lanciate contro il compressore ma quelle molotov erano state lanciate prima del loro arrivo.. allora chi ha ragione? Noi pensiamo Ibello perché secondo la ricostruzione che poi l’avv.Losco dettaglierà, i due soggetti che si vedono vicino ad una sorta di capannone siano proprio Pagliaro e Ibello… i soggetti in campo in quel momento si trovano a 50 metri dal luogo dove erano posizionati i lanciatori.. Il nostro consulente ha fatto una verifica, (video 5) ha individuato nel filmato i due personaggi di cui vi parlavo, una volta individuato dove si trovavano i due militari o poliziotti ha fatto la misurazione determinando la distanza di 50 metri (e 25 è l’ultimo reperto), evidentemente i soggetti che erano li non possono essere stati attinti da bottiglie molotov. Un teste della procura importante, il dott. Petronzi della Digos, ha riferito che erano stati fatti lanci di molotov proprio vicino a quei due soggetti vicino a quel capannone, identificando quei due soggetti come poliziotti o operai, in controesame ho provato a chiedergli la distanza e Petronzi ha stimato tra i 15 e i 25 metri ma in realtà la distanza è doppia... le sue osservazioni erano sovrastimate.. non m’interessa contrastare la sua testimonianza ma la questione importante è che se erano a 50 metri nessuno ha potuto essere attinto dalle molotov.. Potevano essere non operai ma poliziotti o appartenenti all’esercito e non sono mai stati toccati dalle molotov. Il dott. Maddalena ha bloccato le immagini su una sorta di bagliore che compariva vicino a quei due signori ed è stato detto “guardate le molotov sono arrivate fino li'” ma non può essere, le molotov sono arrivate a 25 metri e non a 50, e se fate avanzare il fotogramma vi rendete conto che quell’iniziale bagliore indicato anche nel filmato del dott. Maddalena come sviluppo di fuoco provocato da molotov è in realtà provocato da un artificio pirotecnico. L’errore di farvi vedere il fotogramma fisso e dirvi “guardate le molotov, guardate l’inferno” è una straordinaria cucca….  Guardate l’immagine dinamica, il filmato, che vi consente di dire che è un bagliore di artificio pirotecnico, quindi non ci sono stati rischi per l’incolumità di quei due signori.

Vediamo le dichiarazioni testimoniali…. su questi passaggi la sentenza di primo grado sfuma molto, ma l’ordinanza del riesame è molto dettagliata e c’è l’esatta ricostruzione che abbiamo proposto noi, tranne sull’identificazione di quei due signori..  leggetevi quella ricostruzione meticolosa estremamente importante. Cosa capita ai cancelli 4 e 5? I presenti vengono quasi tutti sentiti a giugno e luglio… (cita alcune testimonianze, Frattini, De Marco…affermazioni in contrasto tra loro o contraddette da immagine e/o ritrovamento reperti).  E’ evidente che i racconti non sono in sintonia tra loro, c’è una discrasia evidente sul numero delle bottiglie, sulle bottiglie inesplose, sul luogo dove sono arrivate le bottiglie, bisogna incrociare i dati probatori per arrivare a conclusione. Il teste Cavallaro ad un certo punto dice “sono state tirate molotov sia al varco 4 che al varco 5” e non è vero, al 5 non è arrivato niente, parla di una fiammata che è quel fuoco d’artificio del video di Maddalena (fotogramma), perché lì molotov non sono state trovate. Poi si corregge e dice che le bottiglie residue erano vicine ai due varchi… il dato obiettivo smentisce alla radice le dichiarazione del teste Cavallaro che non è un teste falso ma ha un ricordo alterato di quello che è capitato, perché confonde i fuochi d’artificio con le bottiglie quindi la ricostruzione che ne consegue è sbagliata.
Poi il lancio dei lacrimogeni, testi Occhilupo e Locicero, ad un certo punto Occhilupo che pure racconta dei lanci che arrivavano con scopi diversivi, parla anche di una molotov lanciata verso suo indirizzo, viene smentito anche da altri testi che erano con lui … ma verso il suo indirizzo non vengono lanciate bottiglie, si trovano lungo le scale e lì bottiglie molotov non ne sono arrivate. Quindi il dato obiettivo consente di mitigare e annullare in alcuni casi le dichiarazioni testimoniali.

Noi siamo convinti che in quella nottata sono state lanciate delle bottiglie molotov e, ripeto, sono soltanto le molotov che possono causare quel grave attentato all’incolumità personale di cui parla la normativa internazionale perché il lancio di artifici e pietre c’è stato tante volte e nessuno ha mai qualificato con la fattispecie 280 .. comportano rischi molto modesti, lo dice addirittura il dott. La Sala che parla di fuochi d’artificio usati nelle sagre paesane... Certo comportano anche questi dei rischi ma la procura non ha mai pensato di contestare il reato di cui all’art.280 nelle tante manifestazioni in cui sono state lanciate, qui si contesta invece per la presenza delle molotov ma noi diciamo che sono cadute attorno alle cose e mai alle persone. Poi avete l’intercettazione in cui si ammette che non si voleva fare male alle persone e poi avete il dato fondamentale della consulenza di Abbà che vi consente di dire che non sono state lanciate bottiglie molotov verso le persone ma solo verso i mezzi.
Qualificazione giuridica nel capo A: una pluralità di giudici si è occupata della vicenda, soprattutto la Cassazione, dicendo che qui non si può parlare del 280, perché non è integrata la finalità di terrorismo (…) e sul piano dell’elemento soggettivo non si può dire che avessero l’intenzione di aggredire l’incolumità personale dei soggetti presenti. Maddalena sul dolo (intenzionale, eventuale, diretto)… io vorrei concentrarmi sulle modalità argomentative, gli espedienti usati da Maddalena… ha esordito dicendo che in quasi 50 anni non ha mai visto negare la sussistenza del delitto di attentato alla persona quando nel sito si trovavano delle persone… e poi ha aggiunto che mai gli è capitato di vedere dissertazioni su metri, recinzioni, tiri.. etc… infatti non dubitiamo, non si è affatto preoccupato della misurazione, ma mi interessa ragionare sulle questioni relative all’elemento soggettivo, utilizzate dal PG per ritenere la fattispecie del 280 con una formula retorica che si basa sulla propria autorevolezza “sono 50 anni che faccio il magistrato mai ho visto negare questa roba”, poi si passa alle comparazioni… riportando altre vicende.. Un’operazione pericolosa non perché lo dico io ma lo dice la stessa sentenza 34782 citata dal dott. Maddalena che dice “è utile chiarire che nella giurisprudenza di legittimità il valore interpretativo del precedente è interdipendente dalla fattispecie…. ” (discorso tecnico) .. con passaggi argomentativi che debbano orientare il corretto apprezzamento dei principi giuridici etc etc. Ragioniamo, quindi, sul caso concreto, le comparazioni sono sempre rischiose, una bella lezione che dà la Cassazione.. Quali sono le citazioni del PG? Dopo aver ricordato di un attacco in area 190 metri a 72 persone, tutti dati sbagliati, richiama due episodi.. il primo è un episodio contro una caserma di carabinieri, non meglio specificato, poi l’episodio specifico che è l’attacco alla base militare di Aviano … ho guardato di che si trattava, ho trovato tre sentenze (Udine, Trieste e cassazione 27 marzo 1996 su ricorso dell’avv. Pelazza e che casualmente siede qui [ è uno dei difensori, ndr]) e in quella sentenza si dice chiaramente come non fossero state provocate lesioni ai militari per ragioni fortuite… perché la bomba a mano è caduta all’indietro e per questo non ha provocato concretamente lesioni militari, la cassazione dice “ragioni fortuite hanno impedito alla bomba di raggiungere gli alloggiamenti”.. c’è differenza con la nostra vicenda, in cui come racconta Alberti NON SI VOLEVA FARE MALE ALLE PERSONE e i lanci hanno attinto SOLO I MEZZI… L’altra citazione che ha fatto il dott. Maddalena in tema di 432, attentato alla sicurezza dei trasporti, il PG Maddalena fa notare che anche chi ha messo in campo l’attentato ha messo a rischio la propria incolumità ma qui c’è la testimonianza di uno dei ferrovieri presenti.. questo signore avrebbe chiuso uno dei rubinetti dell’impianto e il ferroviere ha attivato i freni.. è evidente che qui c’era un dolo diretto, disattivo il meccanismo frenante.. o sono cretino o metto in conto che quel treno rischia di non frenare e provoco un danno quasi sicuro ma diverso è quello che riguarda questo processo, quindi sono comparazioni ben poco significative.Il dolo specifico con cui ci si deve confrontare è sicuramente un dolo eventuale..

“La gravità della condotta va misurata solo in relazione al grave danno e non alle finalità ? Assolutamente no, la dottrina ritiene che la finalità di terrorismo deve agganciarsi a dati che non siano solo psichici nel progetto criminoso di chi commette il reato, ma un dato più obiettivo che riguarda l’accertamento delle MODALITA’ del FATTO ed è da quello che deve trasparire l’idoneità della condotta rispetto agli scopi che si vogliono perseguire. ” “Gli operai bloccati per un’ora, un fatto penalmente rilevante ma distante dall’imputazione di terrorismo” “E quell’operazione che ha fatto il dott. Maddalena producendovi fatti interpretati sulla scorta di annotazioni di polizia giudiziaria avvenuti precedentemente, voi non potete tener conto di quella documentazione perché si introduce bellamente bypassando le regole probatorie, poi non ha nessuna rilevanza, anzi tutto è fatto pro domo sua dalla polizia, ricostruisce fatti che stanno dentro quella lotta di lunga durata che riguardano il movimento no tav, ma sul banco degli imputati ci stanno quattro signori che devono rispondere delle loro condotte in quel contesto ma non confondendo la responsabilità individuale con quella collettiva. ”

Arriviamo alla questione della finalità di terrorismo (breve escursus sulla normativa)… ci sono delle indicazioni piuttosto varie che vanno riempite di contenuto guardando al fatto che è capitato. La seconda parte della norma del 270 sexies rimanda alle convenzioni internazionali e fa sì che anche la tipizzazione debba essere utilizzata in chiave interpretativa per ragionare sulle condotte e sulla fattispecie, indicazione che arriva già dalla cassazione che aveva detto che l’interprete italiano deve confrontarsi con la normativa internazionale richiamata proprio da questa normativa, 270 sexies… Allora prima di affrontare nel merito la questione vorrei offrirvi un’osservazione sul principio di offensività perché sul punto Maddalena è stato veramente poco chiaro. A conclusione della sua lunga requisitoria ha fatto due affermazioni secondo me inesatte, il grave danno si pone (dice) solo sul 280 e non 280 bis ... ho trovato l’affermazione su una trascrizione che ha fatto una giornalista presente in aula, ho risentito anche l’audio… per esserne sicuro… e non è così (…). Ad un certo punto Maddalena dice che la condotta deve essere idonea a causare un grave danno ma non deve essere idonea agli altri tre requisiti …sulle finalità…  E’ giusto quello che dice il PM? La gravità della condotta va misurata solo in relazione al grave danno e non alle finalità ? Assolutamente no, la dottrina ritiene che la finalità di terrorismo deve agganciarsi a dati che non siano solo psichici nel progetto criminoso di chi commette il reato, ma un dato più obiettivo che riguarda l’accertamento delle MODALITA’ del FATTO ed è da quello che deve trasparire l’idoneità della condotta rispetto agli scopi che si vogliono perseguire. (Novaro cita alcune sentenze del 1991, del 1999 e una del 2014, leggendo alcuni indicatori riportate nelle sentenze). “Lo scopo percepito dall’agente non deve risolversi in un dato meramente interiore ma con un dato… ” (…).  Non basta l’intenzione, l’idoneità della condotta si misura non solo in relazione alla capacità ma anche nel costringere i poteri dello stato a compiere o non compiere... E teoricamente la partita si potrebbe già chiudere qui, è chiaro che colpire un compressore non può provocare il grave danno al paese o costringere i pubblici poteri a interrompere l’opera.. C’è un episodio contro un tunnel geognostico, quindi un presunto attentato che si fa in una galleria ancora in costruzione, che non è la linea ad alta velocità, avrebbe la capacità di provocare un grave danno al paese e costringere le istituzioni a fare un passo indietro? NOn può essere così perché la distanza è straordinaria…. Poi, dopo questa famosa iniziativa i lavori si sono bloccati , ma sapete per quanto si sono bloccati gli operai? PER UN’ORA.. allora, è un fatto penalmente rilevante? Certo che si, ma per quel fatto … e non per altri capi d’imputazione … le distanze sono enormi. Che capacità può avere avuto quell’iniziativa di far rivedere allo Stato il progetto?

Vediamo il grave danno, che va riferito alla natura ed al contesto. Sul punto ho spiegato come tutte le osservazioni fatte dai PM , e quelle di Maddalena non sono dedotte dall’appello, sono più suggestive, in quell’atto non si spiega il rapporto tra la natura dell’azione e le sue potenzialità sul piano della dannosità e qui invece la Cassazione ha chiarito molto bene sul piano interpretativo la valutazione dei diversi elementi… I PM quando parlano di natura si limitano a dire che tutto è stato organizzato.. certo che è stato organizzato, in tutti i reati concorsuali c’è un’organizzazione di massima ma questo non ha una ricaduta sul grave danno delle condotte. Sul contesto delle condotte anche qui occorre fare delle precisazioni, perché il dott. Maddalena ha parlato di goccia che scava la pietra, come dire che un fatto modesto può portare conseguenze importanti ma ragionando in termini di goccia non potete saltare a quelle che sono le azioni di protesta del movimento no tav… Perché ve lo dice la Cassazione che spiega come il contesto deve essere quello precedente o coevo, conosciuto dagli imputati, quindi tutti quei fatti su cui anche in primo grado i PM hanno tentato di forzare chiedendo l’acquisizione di documenti vari, stoppati in primo grado e che anche voi avete respinto , sono irrilevanti rispetto ai fini che ci interessano perché in larga parte riguardano fatti avvenuti dopo… anche nella conversazione Alberti dice “ci sono stati piccoli sabotaggi”, ma dopo. I PM hanno ragionato sul contesto spaziale, personale, culturale, storico, con debordamenti sul terreno di quello che è il diritto penale d’autore ... (…). La Cassazione parla invece del contesto, specificando che l’interazione tra condotta individuale e contesto… (..) Il contesto non può essere ricostruito su quello che è avvenuto dopo ma solo su quello che è avvenuto prima. E quell’operazione che ha fatto il dott. Maddalena producendovi fatti interpretati sulla scorta di annotazioni di pg avvenuti precedentemente, voi non potete tener conto di quella documentazione perché si introduce bellamente bypassando le regole probatorie, poi non ha nessuna rilevanza, anzi tutto è fatta pro domo sua dalla polizia, ricostruisce fatti che stanno dentro quella lotta di lunga durata che riguardano il movimento no tav, ma sul banco degli imputati ci stanno quattro signori che devono rispondere delle loro condotte in quel contesto ma non confondendo la responsabilità individuale con quella collettiva. Proviamo a tirare le fila rispetto al grave danno … Intanto rispetto all’appello che voi avete in atti c’è un approccio metodologico iniziale del tutto sbagliato perché la procura si interroga sul danno nel caso in cui lo Stato non fosse intervenuto successivamente ai fatti… ma si tratta di verificare esattamente il danno che quelle condotte avrebbero potuto portare.. E la procura tiene conto dei danni economici (finanziamenti europei persi), il danno d’immagine, il danno per l’impossibilità di attuare una politica trasportistica condivisa, e infine quella “lesione” all’esercizio del ruolo delle istituzioni (…). Poi si dice che ci sono altri danni, l’impossibilità per lo stato di portare avanti le proprie specifiche politiche economiche e poi anche un danno alla persona (…).  Si dice che quello è un atto di antagonismo estremo addirittura un “atto di guerra“, guerra è una parola da maneggiare con grande cura, una bottiglia incendiaria verso un compressore non può sicuramente essere un atto di guerra…  Io sul punto vado a richiamare le osservazioni fatte in memoria. Sulle spese x la sicurezza in cantiere la cassazione ha chiarito che non può essere un danno patrimoniale e meramente economico quello che riguardano le fattispecie di questo processo e l’unico teste che ne ha parlato è Gilli che ha detto poche cose e non ha circostanziato se gli indennizzi sono stati dati o meno .. non sappiamo a quanto ammonta il danno e se il danno è già stato risarcito. Il danno d’immagine, c’è pochissimo da dire, ho citato un’ordinanza del tribanale di Torino in altro processo no tav che mina alle radici la possibilità di ragionare in termini di danno all’immagine..  Nel caso di specie il danno d’immagine starebbe nel fatto che l’operazione avrebbe rallentato i lavori ma parliamo di un’ora… e questo comporterebbe che i partner europei guardino all’Italia come un partner inaffidabile.. Poi vi potete confrontare con la relazione di Brinkhorst che dice che i ritardi dipendono da un atteggiamento dell’opinione pubblica sempre più negativo cosi’ come da una pessima situazione delle finanze pubbliche e dai tagli a livello europeo. Mi si permetta di dire come battuta … credo che il vero danno d’immagine al paese italia derivi dall’aumento esponenziale dei costi per la costruzione dell’alta velocità, in europa costa tra i 9 e 10 milioni di euro al KM, ma la Torino Milano è costata 50 milioni di euro a KM, la Bologna – Firenze è costata 95 km di euro… sapete quanto costa il TAV torino LIone secondo i preventivi? 46 milioni la tratta francese, 235 quella italiana, il danno all’immagine sta tutto qua… e il danno all’immagine ulteriore sta nelle ricadute dei progetti sulla salute dei cittadini, nelle carte dei progetti si dice che le patologie broncopolmonari aumenteranno del 15%… poi sapete che c’è amianto, uranio? Su questi dati la popolazione chiede di confrontarsi e non sono mai arrivate risposte, allora questo è un danno all’immagine. Vado avanti, i danni ai trasporti sul sistema europeo, anche qui una bufala straordinaria… L’alta velocità Torino Lione rientrava nel famoso corridoio 5 che doveva collegare Lisbona a Kiev e che inizialmente doveva essere per passeggeri poi è diventata per passeggeri e merci … E allora questo progetto iniziale non è più realizzabile perché si sono sfilati quasi tutti i paesi tranne la Francia, tra italia e slovenia non c’è proprio collegamento per treni, il famoso corridoio 5 non esiste più. Allora cos’hanno pensato i tecnici europei e italiani? Ragioniamo sull’asse 6 che non è ad alta velocità .. ma nelle prospettazioni europee non deve più essere ad alta velocità e in Valsusa abbiamo una linea ammodernata che contiene il passaggio dei treni…. Nell’accordo del 2001 si dice che i due governi dovevano impegnarsi a costruire una nuova linea da fare entrare in servizio alla saturazione dell’esistente… i passaggi erano gonfiati, gli indici di previsione erano tali che la vecchia linea in pochi anni sarebbe stata saturata. Ma i conti che hanno fatto gli esperti sarebbero questi, sulla linea attuale possono passare 20milioni di tonnellate di merci ma attualmente ne passano 4, quindi stiamo facendo una linea che non serve a nessuno, come si fa a parlare di strategicità? E’ evidente che i dati erano gonfiati e i fatti hanno dimostrato che la linea storica è sufficiente per il traffico merci e passeggeri…

“Sul grave danno Maddalena cita i funerali di Casamonica e lo sciopero degli operai al Colosseo, è evidentemente una battuta perché fortunatamente l’interpretazione delle norme spetta alla Cassazione e non a Porta a Porta.. ” “la concezione della complessità sociale e del conflitto sociale messa in atto dal PM  è straordinariamente misera… con un ceto politico che resta davvero autoreferenziale, il ragionamento di Maddalena è l’anticamera dell’impoverimento della democrazia…gli operai si oppongono al Jobs Act ed è un pericolo per la democrazia?” “Mi sembra deprecabile l’equazione che Maddalena ha messo in campo tra sabotaggio e terrorismo,ma che cultura ha.. ?”

Arriviamo al diritto / dovere dello Stato di perseguire una linea economica… e poi alla lesione del potere pubblico…  il Dott. Maddalena ha esordito dicendo “da tempo sento parlare di grave danno” e cita i funerali di Casamonica e lo sciopero degli operai del Colosseo, è evidentemente una battuta perché fortunatamente l’interpretazione delle norme spetta alla Cassazione e non a Porta a Porta..  (…) Poi aggiunge che quello che conta è l’opera di “minoranze violente” che tentano di influenzare i “pubbilci poteri” e cita l’Angelo Azzurro di Via Po, parliamo del 1977… e poi la rivolta di Acerra per le ecoballe. Voi sapete che ad Acerra ci sono state lunghe manifestazioni popolari, con infiltrazioni della camorra, ma lì è sceso in piazza anche il vescovo… lì c’erano manifestazioni di decine di migliaia di persone, così come ci sono state in Valsusa e non sono mai state sentite. Poi Maddalena si gioca la carta del nostro presidente del consiglio che prima era contrario e poi diventa favorevole all’opera perché il rischio era per l’istituto democratico, “significherebbe rinunciare al principio della democrazia”, quindi Renzi resosi conto che l’opera è inutile ma c’è un vulnus straordinario alle istituzioni democratiche decide di andare avanti.. ora l’esegesi del pensiero di Renzi attiene ad altre sedi… ma qui nelle prospettazioni della pubblica accusa la posta in gioco non è più il grave danno etc etc ma la tenuta delle proprie decisioni, e chi si oppone si contrappone allo stato e allora si integra la fattispecie del terrorismo. Qui limpidamente la Cassazione dice una cosa importante “l’essenza della politica sta nel dispiegamento di forze individuali e sociali al fine di orientare le scelte….” è evidente che la concezione della complessità sociale e del conflitto sociale messa in atto dal PM  è straordinariamente misera… con un ceto politico che resta davvero autoreferenziale, il ragionamento di Maddalena è l’anticamera dell’impoverimento della democrazia.. ci si dice “siccome il governo vuole costruire il tav ma questi signori vorrebbero non fargliela costruire, ecco dove sta il grave danno”. Con questa modalità quasi tutte le manifestazioni diventano terrorismo… (e cita manifestazioni studentesche). Erano manifestazioni che si contrapponevano all’esercizio fisiologico del potere democratico, gli studenti erano contrari alla riforma Gelmini, ma non era terrorismo… gli operai si oppongono al Jobs Act ed è un pericolo per la democrazia? Ma che modello di democrazia ha in mente Maddalena? La democrazia viva è una democrazia conflittuale, richiede il conflitto sociale, lo dicono gli anarchici e lo dicono anche i liberali, noi abbiamo letto Bobbio, autori che dicono questo, la democrazia per essere una democrazia seria deve confrontarsi con il conflitto anche ampio e violento e non si può dire che quando c’è un conflitto è un vulnus…. la sentenza 28009 della Cassazione, vi ho citato anche alcuni passaggi, mette in correlazione i diversi elementi della norma.
Ma badate che questo tentativo di interpretare le norme e il 270 sexies confrontandosi con i diversi elementi … (…) viene un po’ da ridere sentire che la Cassazione ha sostituito la E con la O… non si può dire una cosa del genere… Ancora, se seguite la cassazione sul suo terreno, dice Maddalena, e per il danno grave vi riferite alla necessità che vengano distrutte strutture essenziali allora anche l’attentato dell’11 settembre non rientrerebbe in quella fattispecie.. ma anche questa è un’operazione azzardatissima e sballata, tra le tre finalità previste dalla norma non c’è soltanto quella dell’attacco o la distruzione delle strutture politiche fondamentale ma c’è l’attacco con violenza alla persona, il terrore che si diffonde tra la popolazione con attacchi indiscriminati… non è affatto vero che seguendo la Cassazione non avreste qualificato neanche le due terri come terrorismo….
Ultimissima osservazione il richiamo finale che Maddalena ha fatto alla sentenza del 30 aprile 2015 (Adinolfi), attentato alla singola persona considerato idoneo a trasmettere un danno grave. E’ una sentenza non particolarmente limpida ma il problema interpretativo che aveva la Cassazione su quel passaggio era armonizzare la normativa del 280 con le nuove normative del 270 sexies… la risposta la trovate nella stessa sentenza, quando la Cassazione dice che il valore interpretativo deve riferirsi al caso concreto…  (…). Non si possono fare comparazioni astratte, ogni sentenza riguarda un episodio specifico, tant’è che la sentenza proprio questo dice, conclude dicendo che nel caso di specie il ragionamento del tribunale del riesame è corretto, non c’è idoneità nel fatto specifico a provocare un danno grave.

Chiudo parlando del dolo specifico, cioè delle tre finalità, anche qui occorre confrontarsi con l’idoneità delle condotte a integrare le diverse finalità. Sul punto i pm sono stati straordinariamente evasivi… Io vi ho spiegato come i rallentamenti sull’opera arrivino per ben altre ragioni, il dott. Maddalena sul punto non ci mette di più, parla di coercizione non solo tentata ma subita, e questo spiega perché a distanza di vent’anni stiamo ancora discutendo ma è un rovesciamento di prospettive. Stiamo discutendo perché in Valsusa c’è una maggioranza di popolazione che quell’opera non la vuole e non per 1 minuti di lancio di molotov, ma perché da vent’anni la popolazione della Valsusa si mette di traverso, ma poi il rovesciamento di prospettiva è evidente… si dice che le istituzioni hanno subito la coercizione perché non sono riusciti a realizzare i lavori nei tempi previsti, quindi non si ragiona sull’idoneità delle condotte ma si prende atto delle tempistiche che peraltro non hanno mai tenuto conto della volontà popolare che l’opera non la vuole e fa ricadere tutto questo sulle spalle degli imputati. Su questa autoreferenzialità delle istituzioni… si pensi all’Osservatorio, ed è dimostrato da quello capitato in questi giorni, uno dei tanti testi che avremmo dovuto sentire è l’ing. Virano e soltanto ieri l’antitrust ha dichiarato che Virano non può stare nel consiglio di TELT perché era presidente dell’Osservatorio, c’è un conflitto di interessi evidente nelle scelte fatte dalle istituzioni, che vi ho sottolineato in più passaggi… La letteratura politologica da anni spiega come in realtà la dialettica democratica passa anche attraverso le attività di protesta e di conflitto sociale, perché la democrazia deve confrontarsi anche con domande che arrivano da versanti contrapposti a quello di chi governa il paese … Mi sembra deprecabile l’equazione che Maddalena ha messo in campo tra sabotaggio e terrorismo,ma che cultura ha.. ? Mi ero portato anche citazioni di Capitini, teorico della non violenza, che teorizzava il sabotaggio come misura estrema ben oltre i limiti … e inquadrandola come tecnica non violenta nella misura in cui non si faccia del male alle persone… Poi sono stati raccolti scritti come Lavanda, che poi non sono mai stati utilizzati, lì si teorizza il sabotaggio, ma è un’indicazione politica, con le modalità di prospettazione che la comunicazione politica richiede, si individua un percorso di lotta, protesta, contrasto che non deve per forza essere condiviso dalle tante aree del movimento no tav, è un percorso che ha rilevanza penale ma va sanzionato per quello che è, non come terrorismo. C’è incendio di un compressore, c’è il reato di resistenza ma di questo devono rispondere, non di altro! Non passa per l’anticamera del cervello di nessuno, di chi l’ha realizzata o teorizzata, di confrontarsi con una prospettazione di ricatto.. gli anarchici non hanno interesse a interloquire con le istituzioni, il sabotaggio ha l’obiettivo di inceppare un meccanismo non di coartare qualcuno. ” Quando si parla di coartazione si deve guardare l’esercizio dei poteri di sovranità dello Stato” dice un passaggio della Cassazione.

Ad un certo punto la Cassazione quando ragiona sul perimetro interpretativo della fattispecie… specifica che la coartazione deve essere riferita ad un fatto di estrema importanza per la vita associata in questo paese. Per dirla con una battuta a mia volta, io non ho un’idea lusinghiera della classe dirigente del ceto politico di questo paese, ma pensare che la classe politica sia così sbrindellata da dare ad un’azione di un paio di minuti il potere di “coartare” lo Stato… non arrivo a tanto, sembra quasi una battuta, sulla quale abbiamo fatto due anni di processo, carcere duro, divieti di incontro agli imputati, su questa che sembra una battuta.. l’idoneità che deve avere quell’azione a costringere i poteri NON SI VEDE, ma non può averla…. non scherziamo, la dimensione non è neanche più l’iperbole, è il ragionamento fantastico! Ma pensiamo veramente che quello che è successo quella notte abbia tutte queste capacità? Ragionate sull’idoneità, quel fatto così modesto può veramente avere quelle capacità? CHi può avere il buonsenso di dire così? E le interpretazioni giudiziarie si fanno anche con il buon senso, soprattutto!
Chiudo… con due questioni. La prima è che c’è un ostacolo… la giurisprudenza ha elaborato il concetto di motivazione rafforzata, cioè di particolare spessore argomentativo che deve avere una condanna in secondo grado, quindi ci vuole una motivazione ancora più forte per passare da una pronuncia assolutoria ad una di colpevolezza… e ancora se operate su una ricostruzione fattuale diversa da quella in primo grado avreste dovuto o dovreste risentire i testimoni. Ultimissima osservazione, richiamando questa volta il nostro appello, sulla conclusione della requisitoria del PM quando vi chiede di escludere le attenuanti riconosciute agli imputati in primo grado….  il giudizio sulla pena e sulle attenuanti si definisce a finalità vincolanti… da studente universitario avevo letto delle osservazioni di qualche bontempone che diceva che quello dipendeva dal fatto che il giudice avesse fatto una buona valutazione oppure no, perché i dati soggettivi pesano quando si deve decidere una pena piuttosto che un’altra. Quali sono i dati importanti che dovete tenere presente nella sanzione? Intanto la circostanza che gli imputati hanno partecipato al processo, hanno dato un contributo, hanno assunto la propria responsabilità rispetto ai fatti di causa, c’è l’età che è un dato importante ma soprattutto l’incensuratezza. Le motivazioni che li hanno indotti a fare quella scelta stanno dentro quella logica a cui mi richiamavo prima, la lotta contro un progetto di devastazione territoriale che ha però degli agganci costituzionali perché la nostra costituzione parla di diritto alla salute etc…. L’entità del fatto non è particolarmente importante, non ci sono state lesioni di sorta, l’unico danneggiamento riguarda il compressore. L’intensità del dolo … la famosa frase di Alberti “non si voleva far male alle personedovete soppesarlo, in più avete un altro raffronto che è la sentenza nei confronti degli altri tre, una pena che grossomodo può essere paragonata al giudizio in primo grado. Vi chiedo di riconoscere la prevalenza delle attenuanti generiche  e di ridurre ulteriormente la pena, e mantenere il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Il giudice chiede un’idea sui tempi delle ulteriori arringhe: Losco si dice veloce, in teoria in un paio d’ore dovremmo starci. Due ore e mezza secondo l’avv. Losco. Ora è previsto l’intervento del prof. Dominioni.

La parola passa all’avv. Dominioni: l’elemento soggettivo, il dolo del reato.

Dominioni3Maddalena
“La procura era partita dall’accusa di dolo eventuale ma dopo il primo pronunciamento della Cassazione ha portato la sua linea d’accusa  al dolo diretto senza che sia intervenuta alcuna modificazione NEI FATTI”. “Il dolo, quindi quella VOLONTA’ e CONSAPEVOLEZZA proprie della persona, deve essere anch’esso oggetto di prova, non può essere PRESUNTO.” “Quindi il dolo non può essere PRESUNTO ma deve essere PROVATO. Certo che questo ci mette in una posizione molto impegnativa, come si fa a dare la prova di stati d’animo?”. E qui c’è l’eccezionalità di questo caso, con l’intercettazione Alberti-Savini, prova diretta e rappresentativa che per miracolo viene in questo processo. ” questa è la dichiarazione che Alberti fa a Savini. E dove dice… descrive esattamente in modo articolato qual era, per dirla in termini sintentici, l’elemento soggettivo… noi qui siamo di fronte … come episodio giudiziario, il nostro, eccezionale, in cui l’elemento SOGGETTIVO può essere ricostruito NON ricorrendo agli INDIZI ma disponendo di una PROVA RAPPRESENTATIVA, di una prova DICHIARATIVA o, come vogliamo dire, di una prova DIRETTA”

Eccellentissimo presidente, eccellenze della Corte, il mio compito è quello di svolgere alcune considerazioni sull’elemento soggettivo, sul dolo del reato. E quindi dando come premessa storica a queste mie considerazioni sia gli elementi di prova che già vi sono stati illustrati dall’avv. Novaro e sia quelli che vi saranno poi ulteriormente esposti dall’avv. Losco.
Io cercherò di essere sintetico e al tempo stesso , ho una grande presunzione, lineare. Perché il problema del dolo riguardo ai reati è sempre un grosso problema, specie quando si esce da quegli itinerari molto battuti dall’esperienza giudiziaria, è sempre un grosso problema perché per richiamare immediatamente il nostro caso si tratta di stabilire, capire e stabilire, con quale volontà e con quale consapevolezza gli imputati si sono apprestati e hanno compiuto il fatto a loro addebitato come attentato nell’art. 280 e 280 bis. Capire come sia quindi questo elemento interiore ad una persona è sempre un’operazione delicata, ancora maggiore è quando si tratti di situazioni su cui l’esperienza giudiziaria che è un’importante base per la conoscenza e quindi per le decisioni e viceversa è meno ricca rispetto ad altre materie. La grossa difficoltà è quella che quello che sta dentro una persona, che cosa vuole e che cosa è consapevole di fare evidentemente va … è un dato indispensabile per la decisione ma che sul piano probatorio non è come la prova che si può dare per una condotta materiale. Ma è la prova, non dico di uno stato d’animo ma di… un’interiorità di quella persona di una certa solidità e che va stabilito.  Dirò poi, approfondendo questo concetto, un paio di cose tra un po’. Voglio svolgere queste rapide premesse perché i discorsi successivi siano più semplici e credo possano essere ampliati a quel poco di non controverso che c’è in questo processo. Mi pare oggi ormai si possa dire che da tutti è accolto , quantomeno in questa vicenda giudiziaria e in quelle collaterali, che la coscienza e volontà che è richiesta per l’integrazione di questo reato di attentato sia quello che si dica il DOLO DIRETTO. Questo non era pacifico all’inizio, perché la Procura era partita da una posizione di dolo EVENTUALE…. L’intervento della suprema Corte di Cassazione con la prima sentenza importante che poi ha avuto le conferme successive ha portato anche la Procura della Repubblica prima e la Procura Generale  a dire “è necessario che vi sia un DOLO DIRETTO” da parte degli autori di questi reati. Credo di non dover indugiare a precisare che cosa sia dolo diretto e dolo eventuale, naturalmente non per i signori giudici togati ma credo che sarebbe una pretesa poco garbata da parte mia ma credo neanche da parte dei giudici popolari che credo ormai siano entrati in questi meccanismi. Molto meno complicati di quanto sembri, noi che ci occupiamo di legge pare che siamo destinati a complicare problemi che invece sono semplici, l’impegno nostro quindi è di semplificarli anche per dovere nei confronti di un giudice che è composto anche da giudici non tecnici. Dolo diretto quindi… occorre che per poter essere condannati… che gli imputati abbiano VOLUTO ed erano CONSAPEVOLI PERFETTAMENTE, per essere condannati per 280 e 280bis, avevano la determinata volontà e la perfetta consapevolezza che con quell’azione determinavano un pericolo per l’incolumità delle persone. Questo è…
Il signor Procuratore Generale parlando di questo ha voluto fare una puntualizzazione ma che è corretta… ma che non sarebbe stata neanche necessaria, è pacifico per tutti, lo era per il giudice di primo grado, è pacifico per la sentenza che è stata resa e che qui è impugnata dal PM su questo punto… Consapevolezza e volontà non semplicemente di DETERMINARE un rischio all’incolumità delle persone ma consapevolezza e volontà di determinare un PERICOLO all’incolumità delle persone, anche se noi siamo obbligati a usare parole perché il nostro mestiere è quello, ma dobbiamo proprio perché abbiamo questa consapevolezza, essere poi ben attenti che le parole non debbano diventare dei balocchi inutili con le quali si voglia dire… non si voglia dire.. non tanto quello che in effetti devono rappresentare ma quello che  risponde alla propria tesi che si vuole sostenere, volontà del rischio di incolumità, volontà del pericolo di incolumità, occorre una grande sapienza… da parte della Corte per distinguere situazioni di questo genere in concreto e non concettualmente. Una prima cosa che si deve dire, aggiungendo una precisazione alla precisazione del PG, che debba trattarsi di un PERICOLO CONCRETO, NON ASTRATTO. Di un pericolo concreto, cioè che si determini una situazione NEI FATTI he metta in pericolo l’incolumità delle persone. E con  questa connotazione di concretezza allora quel concetto diventa più concreto, chiedo scusa, come qualcosa misurabile nel mondo della realtà e non semplicemente della parole che si possono agitare come si vuole.  Detto questo, credo che sia importante proprio perché dobbiamo essere profondamente rispettosi e fedeli ai nostri ruoli … mi sia consentito fare questa considerazione: che non vuole dire più di quanto io vi voglia dire ma che è molto significativa. Dicevo pocanzi che il processo era stato impostato dal PM sul registro del DOLO EVENTUALE, allarga (lo dico per i giudici popolari) la possibilità di punire, dolo eventuale vuol dire che io accetto il RISCHIO e il DOLO DIRETTO invece è puntato su un pericolo che è CONCRETO, quindi su una situazione, il rischio è un’eventualità,il PERICOLO CONCRETO è un dato di fatto. Era partito da quella posizione il processo per opera dei PM. Interviene la sentenza della corte di Cassazione, la prima, mi sia permesso di dire… splendida, per quello che mi risulta è diventata con grande frequenza oggetto di seminari negli studi di giurisprudenza nelle nostre università. Una sorta di monografia dove però non si parla di cose astratte ma si fa del diritto concreto. Interviene questa sentenza, la Procura della Repubblica si rende conto che non può tenerle testa e quindi si determina a cambiare linea e quindi porta la sua linea d’accusa dal dolo eventuale al dolo diretto. Ma ecco la considerazione che deve far pensare.. senza che sia intervenuta alcuna modificazione NEI FATTI. E non è che i fatti siano cose che vadano bene per tutte le stagioni. Se ci sono determinati fatti allora dico qui io, pubblico ministero devo contestare una fattispecie che richiede il dolo eventuale, posso farlo, e quindi ho uno specchio di punibilità molto ampia, se ho determinati altri fatti mi devo CONTENERE nel FORMULARE L’ACCUSA e quindi devo dire che occorre il dolo diretto. Il passaggio da una impostazione all’altra, in linea ortodossa richiede una modifica dei fatti. Questo processo , senza alcuna modifica delle RISULTANZE PROBATORIE, nelle mani del PM è dovuto passare dal DOLO EVENTUALE al DOLO DIRETTO.  E dico questo non per mera polemica, perché se allora le circostanze legittimavano e obbligavano il PM ad impostare l’accusa sul dolo eventuale, nella convinzione da parte del PM che la norma punitrice prevedesse il dolo eventuale, è intervenuta la Corte di Cassazione a correggere quest’errore e, riconosciuto questo errore da parte della Procura, eh la conseguenza che parrebbe di dover trarre ma in termini di osservazione molto di buon senso, senza dover fare tanti voli pindarici… è allora che ci accorgiamo e ci convinciamo che la Corte ci ha giustamente insegnato, la corte di Cassazione, che perché si integri questo reato, che ricorra il DOLO DIRETTO  ma siccome io ho in mano circostanze che mi legittimano ad affermare soltanto la ricorribilità semmai del DOLO EVENTUALE allora chiedo l’ASSOLUZIONE. Perché ho dovuto ricredermi in punto di diritto. Perché i fatti non sono buoni per tutte le stagioni.

Faccio un accenno solo su un altro punto… che è stato ampiamente e lucidamente trattato dall’avv. Novaro, solo per collegare il concetto… attenzione che quando si parla di delitti di ATTENTATO come i nostri, 280, 280 bis, qual è la condotta punibile? Mi pare d’aver capito che il signor Procuratore Generale abbia detto “non sono proprio convinto che fuori dall’area della previsione del punibile di questa condotta di attentato non vi siano gli atti preparatori”, dico bene? Cioè dire il delitto di attentato consiste in una condotta mirata oggettivamente non dal punto di vista dell’elemento soggettivo ma OGGETTIVAMENTE COSTRUITA e POSTA IN ESSERE a mettere in concreto pericolo l’incolumità delle persone.  Allora è assolutamente un dato affermato e condiviso nella letteratura giuridica e soprattutto nella giurisprudenza ormai che questa condotta di attentato in definitiva non è altro che una condotta di tentativo, art. 56 del codice penale. Questo è. E che quindi si debba trattare OGGETTIVAMENTE così come leggiamo la condotta dalle risultanze probatorie, si deve trattare di una condotta che ha quella idoneità a determinare quel pericolo concreto all’incolumità delle persone. E debba trattarsi di una condotta che sia inequivocabilmente diretta a compiere quel determinato fatto. Com’è per il tentativo. L’esempio dei nostri banchi di scuola del diritto era , e io vorrei citare un maestro torinese visto che siamo a Torino, uno dei grandi maestri innovatori del diritto penale del Novecento, Francesco (???) diceva in materia di furto “se uno appoggia la scala su un muro per entrare in un giardino e andare a rubare la frutta questo non rientra ancora nel tentativo … di furto punibile, perché non è un atto diretto in modo equivoco a commettere un reato di furto”. Io posso appoggiare la scala perché voglio arrivare fino in cima e guardare di là e vedere una bella ragazza o un bel ragazzo che sta giocando oltre quel muro o perché sono in vena di monellerie e voglio saltar dentro nel giardino, fare un giretto e poi tornare fuori… Non è area del tentativo punibile perché è una condotta semmai preparatoria e non già esecutiva nemmeno in termini di tentativo e quindi non punibile.
IL PM di primo grado si rimangiava questa cosa perché diceva allora quali sono i parametri per determinare quando una condotta rientra nell’attentato punibile ed elencava i parametri che sono propri del tentativo, cioè dell’art. 56, occorre idoneità dell’azione che quel fatto presenti una concreta possibilità e in ordine alla realizzazione dell’evento diceva diretti in modo INEQUIVOCO ad attentare, leggiamo le risultanze PROBATORIE e ci rendiamo conto che queste risultanze PROBATORIE ci trasmettono la conoscenza di concotte che sicuramente erano dirette a mettere in pericolo l’incolumità della persona. E qui mi pare proprio che NON CI SIAMO, già ve ne ha parlato l’avv. Novaro, ve ne parlerà l’avv. Losco.

Vorrei fare poi quest’altra considerazione. Il PM in sostanza fa questo discorso: sia in primo grado che nella requisitoria del Procuratore Generale, vi dimostro che la condotta degli imputati .. vi dimostro cioè parlandovi delle risultanze probatorie… vi indico la ricostruzione storica, che le condotte degli imputati erano idonee e dirette in modo inequivoco a mettere in pericolo l’incolumità delle persone, e questo è il discorso sull’elemento OGGETTIVO, e questo, stavo dicendo, è confutato invece dalle RISULTANZE PROBATORIE correttamente lette. Ma poi la pubblica accusa cosa fa? Delle condotte idonee e dirette in modo in equivoco a mettere in pericolo l’incolumità delle persone, ed ecco la dimostrazione del dolo diretto. C’è un errore di metodo e di impostazione fin troppo evidente, perché io con le PROVE RICOSTRUISCO, nella misura in cui erroneamente ritiene il PM, ma comunque ricostruisco la condotta di attentato e poi da qui devo partire per ricostruire l’elemento SOGGETTIVO. Non è che una volta che il mio lavoro di ricostruzione dei dati probatori vi porti a dire ecco che si è dimostrato che si è posta in essere una condotta consistita in atti idonei e diretti in modo non equivoco a quel risultato… abbia dato anche la prova dell’elemento soggettivo, è da qui che devo partire. Perché quando il PM ritiene che con quest’operazione abbia adempiuto alla dimostrazione di tutti e due gli elementi del reato, OGGETTIVO E SOGGETTIVO, incorre in quel gravissimo errore nel quale spesso si incorre, a volte anche, ormai cosa che appartiene al passato, a volte anche in ricostruzioni dottrinali o giurisprudenziali di figure di reato che venivano chiamate figure di reato in cui l’elemento soggettivo consiste in un… mi scuso con i giudici popolari.. dolus in re ipsa…  [ il dolo in se stesso ndr ] che è dimostrata in quella condotta anche il fatto che quella persona aveva la consapevolezza di raggiungere quel determinato risultato e quindi sono esentato dall’ulteriore dimostrazione probatoria dell’elemento soggettivo. Una costruzione che appartiene al passato, superato dalla corte costituzionale perché si scontra con principi costituzionali in modo sin troppo evidente, e allora il discorso è che il PM non può fermarsi a dire, anche qualora fosse esatto, che siamo di fronte ad una condotta di atti idonei e diretti in modo non equivoco a porre in pericolo concreto l’incolumità delle persone, dobbiamo da qui passare al secondo nostro tema che è quello di dimostrare che quegli atti idonei e diretti in modo non equivoco sono stati tenuti con la volontà e la consapevolezza da parte dell’agente di tenere quelle condotte con quelle caratteristiche e tenute per raggiungere un determinato risultato, cioè per determinare un certo evento. Questo è ancora tutto da dimostrare. Tutto quello che abbiamo sentito in primo grado dai PM ma anche quello che è stato detto qui si ferma al primo elemento, alla condotta. Ed è questo che viceversa è ANCHE necessario che sia oggetto di dimostrazione.  Perché è pacifico, voglio dire… ma lo voglio sottolineare di fronte ad una corte con componente popolare che è il suo grande pregio….  Il dolo, quindi quella VOLONTA’ e CONSAPEVOLEZZA proprie della persona, deve essere anch’esso oggetto di prova, non può essere PRESUNTO. Io vedo una persona che estrae un’arma da fuoco, una pistola, spara contro un’altra persona  e diciamo che solo questa materialità dei fatti mi dà la prova che quella persona agiva con la volontà e la consapevolezza di determinare la morte di quella persona. Eh no, sappiamo benissimo che non è cosi, sappiamo che per determinare l’elemento soggettivo di quella condotta devo stabilire se c’era dolo, di che dolo si trattasse, etc. Se fosse un’azione intimidatoria, quindi non diretta a provocarne la morte ma solo x intimidire. Quindi il dolo non può essere PRESUNTO ma deve essere PROVATO. Certo che questo ci mette in una posizione molto impegnativa, come si fa a dare la prova di stati d’animo? Di movimenti interiori di una persona? Un movimento della sua volontà e uno stato di consapevolezza, come si fa a dare la prova di questo?  E’ difficile, è una prova difficile. Anche se è una prova necessaria perché non ci possiamo permettere di dire che siccome non abbiamo ancora inventato la macchina che faccia la TAC della volontà e della consapevolezza delle persone allora rinunciamo a punire fatti lesivi, no, interveniamo con i mezzi che abbiamo a disposizione e uno dei problemi più difficili che abbiamo è fare la TAC di volontà e consapevolezza… una TAC non con uno strumento scientifico ma con quelli che definiamo strumenti logici. E quindi si dice tutte le circostanze oggettive di cui si può disporre, e che le prove abbiano arrecato al processo, e che siano utili a questo fine, rilevanti, devono essere con la logica utilizzati per indurre un ragionamento , una valutazione, che quella persona quando ha tenuto quella condotta l’ha tenuta avendo una determinata volontà e avendo una determinata precisa consapevolezza.  Si dice in buona sostanza dalla giurisprudenza e dalla dottrina che il dolo è una componente della figura di reato a prova INDIZIARIA. Un rapido passaggio… mi consenta sig. presidente, quand’è che usiamo gli indizi come prove per ricostruire i fatti così da punirli se sono previsti come reato da una norma? Quando noi non abbiamo prove che ci rappresentano il fatto, non abbiamo il testimone che ci dica “ho visto tizio ammazzare CAIO a coltellate”, ma ho una serie di circostanze, il sangue e questo e quell’altro, che mi richiedono una serie di ragionamenti per arrivare alla conclusione “tizio ha voluto uccidere caio”. Il DOLO … è a prova , si dice e se ne prende atto del tutto ampliamente, a prova INDIZIARIA. Salvo casi eccezionali e rarissimi in cui si possa disporre di una prova che mi rappresenti storicamente la volontà e la consapevolezza che quella persona aveva nel tenere quella condotta che gli è contestata e questo è il nostro caso.
Mi pare proprio che i PM e il signor procuratore generale e, debbo dire, per i tanti anni in cui ci conosciamo ho potuto apprezzare le sue grandi abilità, come segno di prestigio….ma qui è inutile che si lavori a svalutare la intercettazione ambientale di Alberti con Savini, è inutile darsi da fare signor procuratore generale, a svalutare questa intercettazione ambientale quando INVECE questa RAPPRESENTA UNA SITUAZIONE ECCEZIONALE che rarissime volte è dato riscontrare nell’esperienza giudiziaria . Tra tanti che in quest’aula facciano questo lavoro di mestiere, non so in quanti casi possono dire di essersi imbattuti in una prova diretta della volontà e della consapevolezza e questa è... Richiamo rapidamente i due passaggi veloci dell’intercettazione ambientale tra Alberti e Savini per poi ragionarci..
Alberti: Parte dei mezzi che erano l’obiettivo non erano parcheggiati dove erano parcheggiati di solito (quindi il discorso parte molto circostanziato, il racconto che Alberti fa a Savini seduti al tavolo di un ristorante cinese a Milano e parlano tra loro ritenendo di potersi dire le cose in totale riservatezza con il massimo di copertura, senza dover osservare nessuna cautela perché non si erano accorti che nel tavolo accanto vi erano due poliziotti che con gli strumenti di cui dispongono per fortuna le intercettazioni captavano quello che loro si dicevano, questo è successo). Di solito ci si ferma con le intercettazioni telefoniche a gridare scandalo… ma il problema sono anche i ristoranti cinesi e il tavolo accanto, perché la tecnologia è molto progredita e mica ci dobbiamo lamentare, anzi, dobbiamo semmai …..  E qui, in TOTALE SINCERITA’ e SPONTANEITA’, senza nessuna remora, Alberti racconta a Savini come è avvenuto quel fatto. E lo racconta in modo circostanziato, parte dei mezzi CHE ERANO L’OBIETTIVO, poi c’è una parolaccia a dire “che disdetta” non erano parcheggiati dove erano parcheggiati di solito. E poi dice “L’obiettivo era bruciare almeno una camionetta” e poi “l’obiettivo era anche di NON FARE MALE A NESSUNO delle PERSONE”. Qui il procuratore generale dice “si ma questa dichiarazione di Alberti vale ad escludere il dolo  INTENZIONALE… ma non il dolo DIRETTO, io non sto a parlare del dolo intenzionale … perché dopo una vampata giuridica negli anni 80 seguita da un cambio, una modifica della previsione di un titolo di reato si sera inventato questa cosa del dolo INTENZIONALE ormai abbandonato dalla giurisprudenza che dice non inventiamo enti che sono inutili…. Semmai esclude quello, ma non esclude il dolo diretto, dice. Eh no. Eh no, perché per apprezzare e valutare bene questo dialogo e quindi quanto ha detto ALBERTI bisogna leggere tutta la intercettazione, e Alberti dice “Per ottenere l’obiettivo che ti dicevo un attimo fa” cioè bruciare una o due  camionette della polizia… “avremmo dovuto forzare un po’ di più la nostra azione”, però “nessuno se la sentiva di far male alla gente“, allora il nostro obiettivo, la nostra volontà e coscienza nel metter su quell’azione di sabotaggio, di attentato, era di danneggiare delle cose , la nostra volontà determinata e la nostra coscienza era di escludere con la nostra azione di mettere in pericolo l’incolumità delle persone. Tant’è, dice, che quando la nostra azione , per raggiungere il suo obiettivo predeterminato, cioè danneggiare le camionette, avrebbe dovuto essere spinta più in avanti .. più virulenta… così da arrivare a mettere in pericolo l’incolumità delle persone CI SIAMO FERMATI, siamo tornati indietro e abbiamo rinunciato anche all’obiettivo di danneggiare delle cose. Allora questa è la dichiarazione che Alberti fa a Savini. E dove dice… descrive esattamente in modo articolato qual era, per dirla in termini sintentici, l’elemento soggettivo… noi qui siamo di fronte … come episodio giudiziario, il nostro, eccezionale, in cui l’elemento SOGGETTIVO può essere ricostruito NON ricorrendo agli INDIZI ma disponendo di una PROVA RAPPRESENTATIVA, di una prova DICHIARATIVA o, come vogliamo dire, di una prova DIRETTA.
Mi permetta eccellentissima corte di richiamare a corredo di questo la giurisprudenza della suprema corte di cassazione in materia di intercettazioni , ne richiamo una recente della prima sezione, 18 febbraio 2014 la numero 37588. In questa sentenza, che è recente, ma che ha precedenti tutti conformi, si dice “attenzione, quando abbiamo a che fare con un’intercettazione telefonica e quando da un’intercettazione telefonica o ambientale… ricaviamo determinati elementi di prova, cioè delle dichiarazioni che vengono fatte fra gli interlocutori, perché se queste dichiarazioni sono precise e chiare, di solito queste sentenze intervengono in materia di traffico illecito di stupefacenti, dove la cocaina la si chiama giuseppina e allora poi bisogna disambiguare e decriptare questi linguaggi, ma questa sentenza dice.. se da quella intercettazione io ricavo delle dichiarazioni CHIARE, PRECISE, INEQUIVOCABILI, che mi rappresentano UN FATTO, io mi trovo di fronte ad una prova diretta, non a una prova indiretta cioè a un indizio ma a una prova diretta, cioè una prova rappresentativa, e dice la corte “in questo caso l’utilizzaione di questi elementi che ricavo da queste intercettazioni sono utilizzabili dal giudice valutandola con i criteri ordinari del libero convincimento razionale”, certo che anche sulle dichiarazioni di Alberti il giudice prima di dire che ha detto la verità deve valutare il contesto, l’ambiente. Questo nessuno credo possa dire che l’Alberti in quel caso lì diceva cose false, reticenti, stortava i fatti… perché diceva magari poi c’è chi mi sta intercettando al telefono… in assoluta libertà  di comunicazione… quindi veridicità. Dice questa giurisprudenza altro è se da una intercettazione io ricavo dichiarazioni non precise, e allora le posso utilizzare per decidere soltanto quando abbiano le stesse caratteristiche degli indizi: univoche, certe, concordanti. Le prime no, vanno valutate secondo i criteri ordinari del libero convincimento. Le seconde, pure esse non hanno bisogno di riscontri esterni, hanno però la necessità che abbiano il requisito della certezza e così è per Alberti. Perché noi abbiamo, per stabilire  volontà e coscienza degli imputati, e stabilire se hanno agito con dolo diretto, come sostiene l’accusa piuttosto che eventualmente con dolo eventuale e quindi rendendo quel fatto non punibile al titolo che gli è contestato, noi abbiamo da un lato elementi indiziari, che sono quelli che usa il pubblico ministero, anzi che usa fermandosi a metà, come dicevo prima secondo elementi indiziari relativi alle modalità del fatto… vi è da dire.. condotte univoche e idonee a mettere in pericolo le persone, ed ecco che abbiamo la prova del dolo diretto, si è fermato a metà del suo compito. Ma anche per questo secondo compito, gli elementi di cui si dispone, le modalità dell’azione sono elementi INDIZIARI e sono elementi INDIZIARI che richiedono a NOI dei RAGIONAMENTI. Il passaggio come si dice da un fatto NOTO per affermarne uno IGNOTO, la coscienza e volontà non so quale sia, so come è andato il fatto e ci ragiono sopra e affermo un determinato fatto, una determinata volontà e una determinata coscienza. E abbiamo poi la PROVA DIRETTA come la chiama la corte di Cassazione, cioè la prova immediata di qual era la volontà e la consapevolezza di queste persone. Perché noi contrapponiamo sempre la prova diretta , quella rappresentativa o dichiarativa alla prova indiziaria? PErché la prima è più sicura, la seconda è meno sicura perché dipende dalla correttezza del ragionamento che su di essa noi dobbiamo fare e quindi all’insidia di componenti soggettive, di errori di ragionamento molto elevata.. ed è per questo che il legislatore per norma prevede un particolare rigore nella valutazione degli indizi. Che non prevede invece per la prova diretta e rappresentativa. Allora il ragionamento della pubblica accusa non può essere quello di dire io ragiono sulle circostanze che hanno accompagnato questo avvenimento, ci ragiono su, faccio le mie valutazioni , faccio dei passaggi che ritengo logici e arrivo a dire che queste persone hanno agito con la coscienza e volontà proprie del dolo diretto e poi dire “siccome Alberti dice una cosa contraria” allora non può essere creduto perché vinto dalla prova indiziaria,  questo metodo probatorio è PROFONDAMENTE ERRATO, è un errore LOGICO. Ma da quando in qua si fa una scelta di ricostruzione con fatti INDIZIARI e mediante questi poi si soverchia, senza avere degli elementi, una prova DIRETTA IMMEDIATA E RAPPRESENTATIVA? Il racconto di Alberti è rappresentativo della volontà e della coscienza e quindi è una prova diretta e semmai il ragionamento deve essere rovesciato rispetto a quello che hanno sempre coltivato i PM sin dal primo grado, deve essere rovesciato… e dire se Alberti dice cosi’ allora la mia interpretazione è errata… Alberti mi induce a dire che la mia interpretazione di quelle circostanze di fatto è errata, e non VICEVERSA. E allora mi sembra che sia del tutto conseguente arrivare a dire , e questa è la mia conclusione che rassegno all’eccellentissima corte, che noi abbiamo agli atti la prova rappresentativa di quella che è stata la volontà e la consapevolezza, la coscienza degli imputati quando si determinavano a compiere quella condotta che gli è contestata. E la volontà e coscienza che avevano ci è rappresentata da una prova diretta che sono le dichiarazioni di Alberti, in ordine alle quai nell’esercizio del libero convincimento del giudice non possiamo dire che non sono spontanee ma dobbiamo dire che sono spontanee e verifiche e che pertanto sono tali da infirmare la conclusione che per via logica il PM ritiene di pervenire muovendo da indizi, poiché la granicità, il peso probatorio come si dice oggi, il peso probatorio di queste dichiarazioni è infinitamente superiore al peso probatorio dei ragionamenti che il pubblico ministero fa per via indiziaria basandosi su circostanze di fatto. E’ così difficile dimostrare… e concludo… ricostruire, e lo sappiamo, l’elemento soggettivo, questa interiorità di una persona, figuriamoci poi se in una determinata circostanza dobbiamo accettare i ragionamenti del PM a dispetto invece di una prova diretta e rappresentativa che per miracolo, per miracolo viene in questo processo. Per MIRACOLO. Anche nel dibattimento in primo grado è stata prodotta a metà dibattimento, con grande correttezza ma a metà dibattimento… e scompaginando sul piano dell’elemento soggettivo tutto quello che prima si era detto. Concludo, anche se  non mi pare proprio necessario, ma noi avvocati lo dobbiamo sempre fare.. attenzione perché anche sull’elemento soggettivo più che su altro gioca il problema del DUBBIO, è che anche se ci fossero gli estremi di una formula dubitativa questa sarebbe impeditiva di una pronuncia di condanna. Grazie.

Giudice: sospendiamo, ci vediamo alle 13:30.

 

13:38 rientra la Corte, la parola all’avv. Losco.

Arringa dell’avvocato LOSCO

Losco1Maddalena

“Come vi è già stato dimostrato da una consulenza tecnica del geom. Abbà, il raggio di azione relativo al lancio di queste bottiglie incendiarie è molto lievitato… un raggio di azione di 25 metri, in quella zona gialla del piazzale del cantiere, zona dove non c’era NESSUNO. Non c’erano operai, non c’erano appartenenti all’esercito, alpini o poliziotti. ” “Sulle 72 persone che vi sono state indicate nei 190 metri riferiti dal Procuratore Generale non erano 72, ma 10+2+2 = 14 e i tre operai cui prima ho fatto riferimento, ma tutte persone che si trovavano ad una notevole distanza da quell’area gialla ” Prove e testimoni a dimostrare che “è evidente che l’azione di chi ha agito in quella giornata era diretta esclusivamente a colpire i beni che si trovavano all’interno del piazzale”. Un sabotaggio. Non terrorismo.

La mia discussione si riallaccia alle ultime considerazioni sviluppate dal prof. Dominioni in tema dell’elemento soggettivo e del dolo. Analizzerò l’elemento soggettivo andando a ripercorrere in maniera veloce le modalità con cui si è svolta l’azione. E’ un compito che ho già affrontato in primo grado, avevamo già prodotto un video dove erano state legate alcune immagini per spiegare come si era svolta con precisione la dinamica avvenuta all’interno del cantiere quella notte tra il 13 e il 14 maggio. A questo punto ritengo sia ben chiaro anche per i giudici popolari la questione dell’elemento soggettivo, cosa sia il dolo eventuale nella sua incompatibilità con il delitto tentato previsto dall’art. 56 del cp, incompatibilità tra dolo eventuale e delitto di attentato, ma è anche banale e logico perché è difficile pensare di poter rispondere di un evento che non si è voluto e al limite si è accettata la sua ipotetica verificazione se questo evento non voluto non si è realizzato ma se si è realizzato solamente l’evento su cui l’azione era effettivamente diretto, per questo c’è un’incompatibilità tra il tentativo e il dolo eventuale. Io cercherò però di sostenere che neanche di dolo eventuale si possa parlare, c’è stato un dolo diretto da parte di chi ha agito quella sera a danneggiare delle cose che erano presenti all’interno del cantiere e su questo devo dire che ho trovato riscontro nelle parole, nello scritto, sia dell’ultima sentenza di Cassazione del luglio 2015 per il procedimento parallelo di cui avete contezza e sia delle parole che possiamo trovare nell’ordinanza del riesame relativa. Sul punto del dolo eventuale la Cassazione infatti non ritiene che gli autori abbiano eventualmente accettato il rischio di attentare all’incolumità delle persone causando ipotetiche lesioni, no. Il rischio che è stato enucleato dalla Cassazione è quello riguardo agli effetti potenziali del convogliamento dei fumi prodotti dalla combustione del compressore incendiato all’interno del cunicolo, quindi sotto quest’aspetto avrebbero accettato il rischio di una eventuale incolumità, non avrebbero accettato il rischio di colpire direttamente le persone. Questo perché se si fa una determinata azione dove delle persone non ci sono e si mira direttamente a dei mezzi non è configurabile neanche il dolo eventuale di arrecare un rischio alle persone che non erano presenti. Quindi io cercherò di dimostrarvi questo facendo emergere tutte le emergenze processuali nel corso del dibattimento, non solo le testimonianze ma cercando di incrociare queste testimonianze con gli altri elementi emersi nel corso del dibattimento, filmati CAM1 che inquadrano quanto avvenuto nel piazzale in quella nottata, alle altre emergenze che sono soprattutto i rilievi effettuati sia dalla polizia scientifica che quelli effettuati dal nostro consulente tecnico senza dimenticare l’intercettazione ambientale. E’ già stata spiegata dal prof. Dominioni, per contenuto ed importanza in questo procedimento ai fini della prova diretta dell’elemento soggettivo. Vorrei solo farvi notare che questo stesso elemento è stato RITENUTO , per capirne l’importanza, RITENUTA UNA PROVA FONDAMENTALE per emettere ordinanza custodiale nei confronti di altre tre persone indagate per gli stessi fatti, ed anche prova fondamentale per addivenire a giudizio di condanna per queste persone con giudizio abbreviato. Vorrei ricordare brevemente il contenuto di questa intercettazione ambientale in relazione alla volontà di chi ha agito. Alberti è molto chiaro nello specificare che l’azione era diretta esclusivamente a colpire i mezzi presenti nel cantiere e che c’è stato questo problema che alcuni mezzi non erano dove si aspettavano, in particolare un mezzo della polizia e dell’esercito che si voleva colpire e questo ha determinato una sorta di ritirata, hanno capito che forse continuando vi erano rischi che non avevano preventivato quindi per evitare hanno deciso di abbandonare l’azione che avevano in mente di compiere proprio per evitare di far male alle persone, come riferito da Alberti. Piccola considerazione sull’intercettazione ambientale, poi tutta questa programmazione che ci è stata riferita… sembrerebbe un po’ venire meno perché poi l’azione doveva finire con un segnale concordato , una trombetta che però non ha funzionato quindi l’azione ha una sua fine un po’ improvvisa e improvvisata, non così organizzata. Tanto che dall’intercettazione ambientale si dice anche che hanno mollato tutto l’arsenale, praticamente se ne sono andati… Per meglio spiegarvi il mio lavoro ho preparato delle slide che mi serviranno proprio per analizzare tutti gli elementi che sono emersi nel procedimento di primo grado.. Lo scopo della mia discussione è quello di dimostrare che sono stati danneggiati solo dei mezzi perché quella era la volontà di chi ha agito e non operai o ffoo. Che l’azione diversiva sui cancelli 4,5 e 8 serviva solo ad evitare inutili rischi e poi analizzerò anche i reperti che sono stati trovati e quindi l’inidoneità degli altri reperti , a parte le molotov ,a creare un problema di incolumità per le persone.

Incomincerei a descrivere il luogo dove si è svolta l’azione perché su questo ci sono state delle imprecisioni da parte della procura e nell’atto di appello. Il cantiere ha una dimensione di 77.370 metri quadrati, mentre la parte gialla è la piazza del tunnel dove si trova il cunicolo esplorativo. In quella zona, calcolo del nostro consulente, c’è un’area di 4.000 MQ poi ci sono altre indicazioni sui vari dislivelli presenti all’interno del cantiere. Perché è importante la questione delle dimensioni del cantiere e del piazzale del tunnel? Nella sua requisitoria il PG ha dato indicazione imprecisa sulla grandezza del luogo dove si sono svolte le azioni, ha parlato di un’area di 190 metri, non si è ben capito se si riferisse a un perimetro, a una distanza o a un’area, evidentemente, come ben potete capire, il riferimento a un’area di 190 metri è del tutto errato, anche perché vi è stato mostrato un filmato e in relazione a questa circostanza è stata indicata l’area dove si sono svolti i fatti…. l’area relativa al cancello 8bis, 8 e ai cancelli 4 e 5 sotto il viadotto autostradale, si può notare con tranquillità che è un’area addirittura più grande di quella del piazzale antistante l’ingresso del tunnel, parliamo di un’area di 5000 mq, enorme, non un’area di 190 mq dove secondo il PG quella sera erano presenti ben 72 persone… una persona ogni 2,6 metri. Un’assurdità. Che però non vorrei che fosse stata funzionale alle parole che immediatamente dopo, con una suggestione molto forte, ha usato il procuratore, dott. Maddalena, per descrivere la scena, quell’inferno che si è verificato quella notte.  E’ come se in un teatro si lanciassero dai palchi della platea delle bombe molotov… ecco, siccome non è così’, è una zona molto più vasta, usare quest’espressione con un richiamo così diretto a fatti avvenuti di recente in Francia che nulla c’entrano con questo mi sembra una mossa piuttosto forte e suggestiva da parte del Procuratore.
Vi è già stato detto che l’azione quella sera ha avuto una durata piuttosto limitata, io ho selezionato dei fotogrammi utili…. l’azione ha avuto inizio, come riportato nell’atto di appello, alle 3:14:00 della notte tra il 13 e 14 maggio. L’azione termina, in realtà termina anche prima, ma questa è un’immagine che vi è stata mostrata dal dott. Maddalena, quando le persone che hanno partecipato all’azione abbandonano l’area alle 3:18:23, quindi nella sua completezza l’azione è durata 4 minuti e 23 secondi.  Come vi è stato spiegato, si è sviluppata su differenti zone, c’è una zona principale che analizzeremo poi con calma e delle zone dove si sono svolte delle azioni diversive, fuochi di copertura chiamati dal PG e così descritti anche nell’appello della Procura. Azione diversiva che all’evidenza era funzionale a permettere alle persone che dovevano entrare nell’area del cantiere al cancello 8 bis di entrare nel cantiere con una relativa calma senza essere disturbati dagli operanti delle forze dell’ordine. Allora abbiamo l’azione che si svolge principalmente sotto il viadotto dell’autostrada, cancelli 4 e cancelli 5 e parte anche al cancello 8. E’ molto importante dare una spiegazione di quello che è successo presso il cancello 4 e 5 perché il procuratore alla fine della sua discussione ha detto che “forse, tutto sommato si potrebbe anche dire che l’azione degli agenti al cancello 8 bis era sì indirizzata a colpire i beni che si trovavano nel cantiere, perché effettivamente lì i beni del cantiere c’erano, ci dovevano essere mezzi delle forze dell’ordine, ci dovevano essere mezzi delle maestranze come il pickup, c’era il compressore, ma sicuramente (dice il PG) così non può essere nei confronti delle azioni fatte negli altri cancelli…. Va bene, ma erano azioni diversive, in alcun modo in quella zona gli agenti hanno cercato di colpire le persone che si trovavano in quei luoghi, lo possiamo dire perché effettivamente non sono stati colpiti e perché è un dato che emerge chiaramente dai rilievi compiuti dagli appartenenti alla polizia scientifica, carabinieri appartenenti ai cacciatori di Calabria che immediatamente dopo i fatti hanno effettuato una perlustrazione complessiva di tutto il cantiere, all’interno ed all’esterno, il perimetro lungo 1867 metri, se non sbaglio, e hanno repertato tutti gli oggetti trovati. E presso i cancelli 4 e 5 hanno trovato si dei resti di bottiglie incendiarie ma FUORI dai cancelli, per la precisione in prossimità del cancello 4. Ma vi è un altro elemento da non sottovalutare. Io ho cercato di compensarlo con dei diagrammi…. perché purtroppo non abbiamo nessun rilievo specifico allo stato dei cancelli 4 e 5 e di com’era la rete presso il cancello 4 e presso il cancello 5 ma più di uno dei testimoni che sono stati sentiti nel corso del dibattimento, testimoni che si trovavano presso i cancelli 4 e 5 e che erano per lo più appartenenti ai Carabinieri ci hanno riferito che ad ogni modo, anche se gli agenti avessero voluto proiettare degli artifici pirotecnici all’interno di quell’area questo non poteva avvenire perché in quella zona del cantiere c’è una doppia recinzione, oltre a quella esterna che si trova lungo tutto il perimetro ce n’è un’altra, una recinzione secondaria, come riferisce il carabiniere Rumma nel corso della sua deposizione a pag. 100-101 dell’udienza del 14 luglio del 2014, c’è questa seconda recinzione staccata di un metro dall’altra che è attaccata a un pilone del viadotto, sopra il viadotto e arriva fino a terra. Quindi è evidente che  in quel luogo nessun oggetto poteva arrivare e colpire i carabinieri, tanto che poi gli stessi carabinieri si trovavano oltre questa seconda recinzione, e comunque i carabinieri hanno definito … e ho preso il dato dalla legenda proposta dalla procura per una migliore visione del video, gli agenti hanno tirato le bottiglie molotov proprio all’esterno, come ci dice De Marco all’udienza del 13 giugno del 2014 pag. 77/78 … una bottiglia incendiaria è andata contro la colonna dell’autostrada, un’altra è stata lanciata direttamente contro il cancello, non UNO SBAGLIO DI MIRA come ha cercato di suggerire il procuratore generale, no, De Marco parla di un lancio direttamente… indirizzato contro il cancello. Perché avrebbero utilizzato lanci verso il cancello? Proprio perché l’azione era mirata a far sì che le altre persone potessero usare con tutta comodità al cancello 8 bis, azione diversiva. Un altro elemento da cui si possa desumere quest’azione diversiva è il fatto che i cancelli 4 e 5 sono stati chiusi da parte di chi ha perpetrato quest’azione, all’evidenza dall’esterno per evitare qualsiasi contatto fisico con gli appartenenti alle forze dell’ordine perché quello non era il loro scopo, quello non era l’intento. L’intento era entrare nel piazzale del cantiere dove si trovavano il compressore ed altri oggetti e colpirli. Come vi dicevo, l’azione principale invece si è svolta all’interno del piazzale del cantiere, dove si trova l’ingresso del tunnel geognostico. In quella zona sono state lanciate anche delle bottiglie incendiarie che sono quelle più rilevanti, per ipotizzare eventualmente un pericolo e un rischio per l’incolumità delle persone che si trovavano li’, ma come vi è già stato dimostrato da una consulenza tecnica del geom. Abbà, il raggio di azione relativo al lancio di queste bottiglie incendiarie è molto lievitato… un raggio di azione di 25 metri, in quella zona gialla del piazzale del cantiere, zona dove non c’era NESSUNO. Non c’erano operai, non c’erano appartenenti all’esercito, alpini o poliziotti. Ecco, comincerei ad analizzare la posizione degli operai nel cantiere, come è già stato riferito in maniera corretta anche nell’atto di appello e dal PG la maggior parte degli operai si trovava all’interno del tunnel che in quel momento aveva una lunghezza di circa 100 metri. All’interno vi si trovavano nel momento dell’azione 9 operai. Vi erano però due operai che in quel preciso momento non erano all’interno, uno di questi è El Acham che lavorava al cemento in una zona piuttosto lontana però dall’ingresso e dal luogo dove è stato attinto il compressore, questo ce lo dice direttamente El Acham nel corso della sua audizione. Purtroppo non vi è stato evidenziato in questa legenda video perché, volevo dirvelo prima, qui è stato fatto un lavoro di taglia e incolla, sono andati a prendere le dichiarazioni estrapolate… di operai e forze dell’ordine funzionali alla pubblica accusa a sostenere questo rischio per le incolumità delle persone ma le si è estrapolate senza tener conto del contesto in cui erano state rilasciate e delle successive o precedenti dichiarazioni che questi avevano rilasciato. Ad esempio El Acham ha visto il fuoco che pioveva dal cielo ma non si dice che lui si trovava nella parte alta del cantiere e come lui stesso ha chiarito ad una distanza di circa 100 metri… “in che zona del cantiere lavorava? Ci può indicare dove? Era quello sulla betoniera?” “No, ero all’impianto rosso… vede dove sono i miei colleghi? Loro erano sulla betoniera… la distanza di almeno 100 metri”… (…).

C’era poi un’altra persona, tale Lungu, che poi si sposta con il suo furgoncino insieme al Perri ad assistere a quello che stava succedendo. Ho riportato alcune delle dichiarazioni degli operai, Perri, Lungu e El Acham e di altri tre che erano dentro il cunicolo per evidenziare che questi sono usciti un secondo momento quando l’azione era già terminata, in particolare le parole di Curcio che spiega che l’azione era già terminata… Vi è già stato evidenziato dal collega Novaro che qualche discrasia sul lancio di oggetti mentre gli operai uscivano è stata riferita, si tratta di ricordi che non collidono con le altre emergenze processuali che sono state riscontrate nel corso del dibattimento come ad esempio gli operai, alcuni operai hanno raccontato di essere intervenuti per domare un principio di incendio a un mezzo del cantiere, un veicolo pickup con un cassone, ed è pacifico perché questo ce lo dimostrano le immagini , che si tratta di un’azione avvenuta 5 o 6 minuti dopo l’allontanamento degli agenti …

Veniamo alla posizione dei poliziotti… ecco sulle 72 persone che vi sono state indicate nei 190 metri riferiti dal PG.. non c’erano 72 persone e in particolare nel piazzale del cantiere erano presenti 10 poliziotti, per lo più sul loro mezzo,un Daily Iveco, e due appartenenti penso agli alpini, pattuglia Foxtrot. In un secondo momento a queste persone si aggiungono altri due appartenenti agli alpini e all’esercito, che avevano asssistito all’inizio della scena presso un luogo totalmente distante, la control room che si trova all’estrema sinistra indicata anche .. con freccia. Queste erano le persone delle forze dell’ordine presenti quella sera, non 72 persone. 10 +2 +2 = 14 e i tre operai cui prima ho fatto riferimento, ma tutte persone che si trovavano ad una notevole distanza da quell’area gialla che è un’area … ricadevo nello stesso errore. Per quanto riguarda la posizione di alpini e poliziotto sarà necessario analizzare una parte del filmato, perché una parte che è stata mostrata a voi nella requisitoria vengono individuati due soggetti, due persone che nell’atto di appello con chiarezza vengono indicati dall’ufficio della procura in due appartenenti dall’esercito , gli alpini Pagliaro e Ibello, identificati in una posizione che è prossima al… a quell’auto che si vede nel primo riquadro sopra a sinistra dell’immagine che potete vedere adesso, davanti a quell’automezzo con i fari accesi. Poi vedremo un’immagine più nitida in relazione a tale circostanza. Sono stati indicati come appartenenti all’esercito, questa difesa già in primo grado ha dimostrato che così non è ma si tratta di un elemento che ha una rilevanza secondario, è sicuramente rilevante per l’attendibilità dei testi, in particolare del teste Pagliaro, per le dichiarazioni che ha rilasciato nel suo esame testimoniale. La difesa ritiene che quelle due persone che si trovano peraltro davanti, come riconosciuto nell’atto d’appello e da Petronzi nel suo esame dibattimentale, persone che si trovano davanti a un mezzo della polizia, Daily Iveco, dove si trovavano altri del reparto mobile, 10. Due di questi erano scesi dal mezzo per effettuare lanci di lacrimogeni, Occhilupo e Locicero, Occhilupo si occupava materialmente di effettuare i lanci mentre Locicero era addetto a portare la sacca dei lacrimogeni quindi per forza di cose doveva trovarsi sempre accanto ad Occhilupo. Nella discussione di primo grado e nel video che è già stato prodotto è stata fatta una lunga ricostruzione di questa parte, è stato spiegato con chiarezza perché non potevano in quel momento Pagliaro e Ibello essere in quella posizione. Brevemente vi dico questo: quando inizia l’azione, diciamo alle 3:14 con quel segnale luminoso sparato in aria, Pagliaro si trova nella control room, negli alloggi a riposare. Viene avvertito dal suo sottoposto Ibello che qualcuno è entrato nel cantiere, avvertito materialmente perché Ibello esce dalla control room, si reca nell’alloggio dove si trova Pagliaro e insieme tornano alla control room e Pagliaro ci dice di aver notato tramite i monitor presenti nella control room dei movimenti di persone che si avvicinavano e facevano ingresso all’interno del cantiere, così dice. Vista la situazione decide di recarsi nel piazzale per poter vedere con più certezza intervenire rispetto all’azione che si stava verificando, quindi decide di andare direttamente nel piazzale, quindi decide che si stava svolgendo qualche cosa…  Tale circostanza è confermata anche dalla dr.ssa Cianciulli che quella notte era la responsabile del servizio, che si ricorda di aver notato, lei si trovava nel piazzale fuori dalla control room, l’esplosione di alcuni fuochi di artificio, di essere entrata nella control room e di aver visto nella control room il pagliaro che guardava le immagini. Si ricorda poi che dopo aver visto le immagini anche lei ha deciso di andare a vedere nel cantiere, non ricorda se si si recata prima o dopo Pagliaro.. Vi faccio notare che la Cianciulli arriva nel punto del cantiere un momento successivo, quando arriva anche il mezzo idrante che arriva alle 3:24, per poi spegnere il fuoco che aveva attinto il compressore. Considerando la lunghezza del percorso che doveva essere effettuato dalla control room per arrivare nel piazzale, lungo 600 mt, con una pendenza .. che un’auto anche veloce non può metterci meno di un minuto e mezzo, due minuti, tempistiche del tutto incompatibile con la ricostruzione fatta da Petronzi… non potevano essere Ibello e Pagliaro, e questo dimostra la totale inattendibilità delle dichiarazioni di PAGLIARO che è quello che ha riferito che una delle bottiglie incendiarie è arrivata nei pressi della sua PERSONA, un riferimento piuttosto specifico, ha indicato 10 metri il luogo in cui è esplosa la bottiglia incendiaria rispetto alla sua posizione, tanto da averne sentito il calore, dichiara. Ma è una dichiarazione smentita da quelle di Ibello che è sempre stato al fianco del Pagliaro e lo riferisce Pagliaro stesso, e Ibello nella sua deposizione testimoniale riferisce un’altra circostanza riportata in questo specchietto, dice che nessuna molotov lo ha attinto, lui ricorda di una molotov che ha colpito il compressore. Gli viene fatta una contestazione sul punto dal dott. Padalino, guardi che sentito a sommarie informazione il 6 maggio disse che fu oggetto del lancio di oggetto di vario genere… e una bottiglia incendiaria”.. si ma era già stata lanciata… e parla di un’errata verbalizzazione, riferisce che quando lui è arrivato nel piazzale le molotov erano già state lanciate. La testimonianza di Pagliaro e io ho riportato la sua annotazione di reato prodotta agli atti in seguito alle contestazioni avanzate dalle difese, è un’altra dichiarazione che smentisce quanto riportato dal Pagliaro nel corso dell’esame testimoniale. Lo smentisce perché dice di essere arrivato nel cantiere in un momento in cui erano già stati lanciati i lacrimogeni da parte del personale della polizia, quindi un momento .. forse prima non l’ho ricordato ma è il momento che determina la fine dell’azione e la fuoriuscita dal cancello 8 bis delle persone che erano entrate per lanciare le bottiglie incendiarie, alle 3:17:03. Quindi dichiara di essere arrivato nel piazzale solo in questo momento, non fa alcun riferimento a bottiglie incendiarie lanciate nei suoi confronti, si limita a riferire di essersi avvicinato al tunnel e di aver aiutato ad uscire gli operai che si trovavano all’interno del cantiere.  (mostra le immagini in cui si vedrebbero Occhilupo e Locicero).
Mi soffermo adesso su queste immagini, questa vi è stata mostrata anche dal PG in una maniera che ritengo scorretto perché ci è stato spiegato che questo è il momento in cui “si verifica l’inferno e vengono lanciate le bottiglie incendiarie” tanto che circola con cerchio rosso un bagliore indicando proprio quel bagliore per l’esplosione di una bottiglia incendiaria ed evidenziando che proprio vicino a quell’esplosione della bottiglia incendiaria erano presenti due persone, pagliaro e Ibello, secondo la difesa Occhilupo e Locicero, accanto a questa immagine viene riportata la dichiarazione del Pagliaro che dice “lì è stata lanciata la molotov… proviene da sopra, qua”. Sembrerebbe collegata la cosa, l’affermazione del Pagliaro e l’immagine.. ma così non è stato, andando a vedere le  trascrizioni è evidente, a Pagliaro non è stato mostrato nessun video, non si è riconosciuto in nessuna immagine, è un’associazione fatta in requisitoria, le immagini sono state mostrate al dott. Petronzi, è lui che ci riferisce che quelle sono persone e che quella è una bottiglia incendiaria. Ecco, si tratta sempre della stessa immagine ma un fotogramma subito successivo…  Come potete notare da questo fotogramma che è successivo il fuoco non c’è più perché non era una bottiglia incendiaria, era l’esplosione di un fuoco d’artificio... notate la differenza dell’effetto del fuoco d’artificio senza residui e della molotov con fuocherello… dove è stata lanciata la molotov il fuoco rimane, a questo serve la bottiglia incendiaria .Per essere più efficace , purtroppo non sono così bravo a fare vedere le slide, vi farei vedere una parte del video dove questo emerge con maggiore chiarezza.  Ecco questo momento ripreso dalla CAM1, l’operatore si accorge di quello che sta succedendo nel piazzale e la telecamera sposta l’inquadratura verso il piazzale, potete notare in questo momento quel primo bagliore, visto nel frame che abbiamo estrapolato prima, si vede il mezzo con le luci accese e le persone davanti al mezzo e si vede questo bagliore che è rallentato…. vedete che immediatamente il bagliore cessa quindi è l’esplosione di un fuoco d’artificio e si vede anche da dove vengono esplosi, c’è un secondo bagliore, sempre fuoco d’artificio ….  fuochi che vengono esplosi da un punto esterno al cantiere, nel camminamento tra il cancello 8 e 8 bis. Mi sembra piuttosto chiaro che quello che è stato anche nel corso della requisitoria del PG non sia il bagliore dovuto ad una bottiglia incendiaria ma di un fuoco d’artificio.

Ecco, forse vale la pena di spendere due parole su il materiale che è stato refertato, sulla eventuale efficacia lesiva dei reperti indicati nel capo d’imputazione e che secondo la procura hanno efficacia micidiale… le bottiglie incendiarie le abbiamo già analizzate, si tratta di analizzare gli altri reperti.. che si può dire che comunque siano lesivi ma così non è, ce l’hanno riferito sia il consulente La Sala (della procura) che quello della difesa, dott. Soldati, proprio in relazione agli artifici esplosi abbiamo potuto analizzare l’involucro esterno e si tratta di una batteria, rep. n.6, involucro esterno, abbiamo indicato anche il luogo dove sono stati trovati… sia il dott. La Sala che il dott. Soldati sono stati concordi nel ritenere che si tratta di fuochi d’artificio che non hanno alcun tipo di lesività e ancor meno possono essere considerati MICIDIALI come era scritto nel capo d’imputazione, è stata estrapolata anche un’immagine dalla consulenza prodotta in atti dal consulente della difesa, si tratta di fuochi artificiali che possono creare scompiglio che vengono normalmente usati nelle feste di paese. Sono stati poi trovati, e sul punto si sono soffermate sia la sentenza in primo grado che l’ordinanza di riesame… anche altri oggetti ritenuti pericolosi nell’ipotesi accusatoria.

fontanaluminosa

IN particolare due mortai, sono stati analizzati e secondo la prospettazione dell’accusa considerati di una potenzialità lesiva elevatissima perché in grado di proiettare ad una notevole distanza qualsiasi tipo di fuoco artificiale aumentandone la pericolosità però è emerso nel dibattimento, nonostante quello erroneamente scritto dai PM nell’atto di appello, che tutti e due i mortai, non solo uno, all’interno conservavano delle tracce ricondotte a delle fontane luminose, cioè quella che viene esplosa verso l’alto alle 3:14 quindi si tratta di mortai utilizzati SOLO per quello specifico scopo quindi non possono essere considerati micidiali e non sono stati usati per mettere in pericolo l’incolumità delle persone. E’ stata fatta poi una dichiarazione suggestiva dal consulente La Sala in merito alla potenzialità lesiva del razzo shuttle, trovato per altro ad una distanza importante dall’area dove si è svolta l’azione principale, in tutt’altra zona vicino ai cancelli 4 e 5, e il consulente della pubblica accusa non è stato in modo di riferire le modalità di utilizzo di quel razzo quindi non sappiamo se e come sia stato lanciato.

Ultima considerazione è sul fumo nel tubo d’areazione. Qua mi ricollego al dolo eventuale poi identificato in quella sentenza della Cassazione… si dice che il fuoco sprigionato dal compressore potesse finire nel cunicolo e creare difficoltà per gli operai che si trovavano all’interno. Prima premessa: nessuna delle persone che si trovavano all’interno del cunicolo ha avuto particolare sofferenze dovute alla respirazione dei fumi, è emerso che solo uno dei testi, Sibille Franco, una settimana dopo i fatti è andato in malattia per problemi respiratori ma è emerso in controesame che Sibille già soffriva di problemi asmatici quindi non era collegabile agli eventi anche perché è andato in malattia una settimana dopo il 14 maggio . Inoltre alcuni dei disturbi che non hanno impedito agli operai di tornare sul luogo di lavoro perché dopo un’ora gran parte della maestranza è tornata a finire il getto di calcestruzzo, alcuni operai hanno riferito che il fastidio non era solo dovuto al fumo ma ad un fumo PARTICOLARE un fumo ACRE che provocava anche bruciore agli occhi e alcuni operai hanno riferito che era dovuto anche alla presenza di lacrimogeni sparati dalla polizia. Poi sul fatto che il fumo sia stato convogliato all’interno del cunicolo dal tubo di areazione così non parrebbe… in questo video si vede il compressore che ha preso fuoco e il fumo che sale dal compressore… vicino sulla destra vedete il tubo giallo, di areazione, che si trova ad una distanza piuttosto significativa dal fumo che sprigiona e si vede che il bocchettone del tubo di areazione non prende direttamente aria dalla zona vicino al compressore quindi il fumo non può essere confluito all’interno del cunicolo dal tubo di areazione… Non si vuole dire che del fumo non sia entrato, un po’ di fumo sarà entrato ma si tratta di una circostanza che non ha determinato nessun rischio per la salute di chi si trovava all’interno.

Ecco questo brevemente per dirvi che nella ricostruzione che ho cercato di darvi è evidente che l’azione di chi ha agito in quella giornata era diretta esclusivamente a colpire i beni che si trovavano all’interno del piazzale. Tutti questi elementi sono già stati vagliati da diverse autorità giudiziarie e sono stati presi in considerazione nella loro globalità e complessità, da una corte di Assise che ha potuto apprezzare tutti questi elementi nel corso dell’istruttoria che si è verificata sempre in quest’aula alla presenza di persone che ci hanno raccontato queste cose quindi ne hanno potuto cogliere nella loro interezza i significati di tutte le dichiarazioni e degli elementi introdotti in dibattimento e in sentenza si dà conto di queste circostanze e anche di quegli elementi più incerti, della testimonianza di Pagliaro, delle dichiarazioni di Occhilupo e Locicero che non coincidono, si dà conto delle risultanze che emergerebbero dalle varie consulenze, dai reperti, di tutte le circostanze. Così come in maniera ancora più completa è stato fatto nell’ordinanza del tribunale del riesame riprodotta  qualche udienza fa. Vero è che si riferisce ad un procedimento connesso ma relativo ai medesimi fatti, e che si esprime per un punto di vista cautelare-indiziario ma è vero anche che potremmo definirlo un quadro super cautelare, super indiziario. In quel procedimento che si è svolto dopo questo in primo grado, sono confluiti non solo tutti gli atti di indagine della procura ma anche tutti quegli elementi di prova che oggi ho cercato di riassumervi, tutte le trascrizioni del procedimento davanti alla corte d’assise, sono stati prodotti i video, le consulenze dell’accusa, della difesa, è una decisione cautelare ma che si è espressa su tutto il materiale probatorio veicolato nel dibattimento di primo grado e ancor più della sentenza di primo grado li ha analizzati in maniera completa, approfondita, evidenziando le varie problematiche: la posizione di Pagliaro, di Locicero, quali erano i punti più delicati per eventualmente sostenere che avessero agito con la volontà di colpire le persone e lo ha escluso con un ragionamento inappuntabile,  che è stato evidenziato anche dalla sentenza di Cassazione (mi riferisco alla seconda). E’ vero che non si esprime sul merito, quindi voi siete giudici del merito e a voi tocca questo ma è pur vero che in quella sentenza la Cassazione dà atto che in quell’ordinanza il tribunale del riesame di Torino per venire a escludere la sussistenza del dolo di attentato all’incolumità delle persone si è confrontato in modo puntuale e approfondito e completo con le risultanze investigative, esprimendo secondo linee argomentative adeguato le ragioni di diritto raggiunte che risultano consequenziali alle premesse… quindi è vero che non si può esprimere sul merito ma ha giudicato che l’ordinanza del tribunale del riesame non era affetta da alcun vizio motivazionale. Ci sono altri punti che andrebbero evidenziati…

Ultima considerazione e ho finito.. c’è poi un’altra anomalia, come vi ho detto abbiamo un procedimento parallelo per cui si celebrerà l’appello, fissato questa settimana anche per gli altri 3, per il 9 febbraio prossimo, c’è una discrasia tra i due procedimenti. In quel procedimento sono stati condannati anche gli altri tre imputati ma solo per i reati per cui è stata emessa sentenza di condanna anche nei confronti degli odierni appellanti, il reato di resistenza, porto delle armi e danneggiamento in seguito a incendio del compressore. Qui c’è stata una specifica scelta proprio in relazione a quanto era stato già deciso dalla Cassazione nel maggio 2014 quindi prima della ulteriore sentenza della cassazione del luglio 2015, c’è stata una scelta di non procedere per i reati di cui al 280 e 280 bis ma solo per gli altri reati, una sentenza che non è stata appellata dalla procura pur potendolo fare perché ci sono state modifiche sulla qualificazione degli atti, l’appello è stato proposto solo dalle difese.. quindi c’è un’evidente discrasia… Da una parte per lo stesso fatto tre persone… viene chiesta la condanna solo per dei reati e dall’altra parte si riapre il procedimento per un reato molto più grave come l’attentato con finalità di terrorismo .. 280-280bis. Quest’ultimo richiamo alla precedente sentenza mi giova anche per l’ultimo ragionamento relativo alla circostanza attenuanti generiche, vorrei sottolineare che anche in quel procedimento dove parimenti vi è stata una ammissione da parte di due degli imputati, sono state concesse le attenuanti generiche con giudizio di equivalenza rispetto alle aggravanti, quindi anche nel caso non venissero confermate ci sarebbe un’evidente discrasia..

Ovviamente non ne ho discusso, ne discuterà il collega che mi segue, io mi riporto ai motivi di appello, forse si era dimenticato anche il collega Novaro ma noi li abbiamo depositati e insistiamo in tutte le richieste … assoluzione dai reati per cui sono stati condannati e per la concessione delle attenuanti proposte….

 

La parola passa all’avv. Pelazza.
“Il sabotaggio non ha nulla nella sua storia e nella sua connotazione da spartire con il terrorismo…”

Pelazza1Maddalena

Questa ora tarda della mattinata.. prendo la parola per ultimo quindi con una certa stanchezza che suppongo avranno anche i signori della corte e mi occuperò dei motivi d’appello presentati dalla difesa e non di quelli presentati dalla procura della repubblica. Provo come un senso di estraneità a ritrovarsi ancora in quest’aula, dopo tutte le precedenti pronunce sull’assenza della finalità di terrorismo, ancora a doverne discutere e mi sembra che la realtà sia fuori da questa porta, è un’evidenza che non trova ingresso qua dentro a fronte della insistenza della procura della repubblica di Torino di ravvisare in queste condotte una fattispecie come il 280 e 280bis, reati a forte connotazione politica, che si inseriscono in quella serie di reati a tutela della personalità dello Stato. Ora un fatto che si trova in tutt’altro contesto viene costretto all’interno di questa problematica e non si tiene conto di ulteriori sviluppi della legislazione internazionale.. La decisione quadro del consiglio d’Europa del 2002 da cui viene recepito il famoso 270 sexies ha avuto un’integrazione il 28 novembre 2008… e si fa riferimento al fatto che la decisione quadro del 2002 è l’origine dell’armonizzazione della normativa europea in materia anti-terrorismo… nel rispetto dei diritti fondamentali e dello stato di diritto, ma attiene alla lotta al terrorismo che non ha nulla a che fare con i fatti qui oggetto. [ segue spiegazione quadro normativo… ]

Nella decisione quadro del 2008 si specifica che l’unione , rispetto ai principi riconosciuti art.6 trattato unione europea, non può essere interpretata come intesa a limitare o ostacolare diritti e libertà fondamentali, riunione.. manifestazione… riservatezza. (…) Il sabotaggio non ha nulla nella sua storia e nella sua connotazione da spartire con il terrorismo…

Passo ad esaminare il capo d’imputazione C relativo al porto delle cosiddette bombe molotov… e già l’utilizzo del termine bombe molotov è improprio perché le bottiglie incendiarie non sono esplodenti e non hanno nulla a che vedere con la nozione di bomba. Ma c’è una prima riflessione .. il capo d’imputazione fa riferimento alle modifiche della legge del ’67 attuate nell’ottobre del ’74 e la comparazione della bottiglia incendiaria con armi da guerra è della legge del 1975, siamo cioè in quella fase della produzione legislativa italiana definita “legislazione d’emergenza” perché va a contraddire alla normalità della produzione legislativa e che qui salirà nel tempo fino a connotare stabilmente il nostro ordinamento, attraverso il DL diventato poi legge 15/80 (legge Cossiga) che introduce il 280 nel nostro codice. La Corte Costituzionale se n’è occupata.. la sentenza n.15 del 1982 si occupò della legge 625 del 1979 sulla dilatazione della carcerazione preventiva e si occupa di quello che dovrebbe essere la legislazione emergenziale “… è doveroso da parte dello stato procedere a legislazione di questo tipo, si deve tuttavia convenire che l’emergenza è una condizione anomala e grave ma anche TEMPORANEA… le misure giustificate, insolite, perdono legittimità se perdurato nel tempo. C’è un’ipertrofia della legislazione d’emergenza che è diventata legislazione ORDINARIA. Il momento processuale è un momento in cui la collettività riflette su sé stessa, e questa riflessione va fatta, vanno esaminati gli strumenti all’interno dei quali si è costretti a muoversi e nel loro senso e significato anche perché nella produzione emergenziale non viene intaccata formalmente la Costituzione, quindi quella è sempre il faro che deve illuminare l’interpretazione della legge e noi pensiamo che ad esempio un operatore del diritto come Elisabetta Cesqui … nel CSM, etc, usa queste parole per definire il DL 625: “si è trattato sicuramente del momento di maggior forzatura delle regole democratiche” e noi abbiamo a che fare con norme di questo tipo, allora si tratta di ricondurle nel nostro panorama costituzionale… Anche perché mi sembrava di cogliere dal PG come se ci fosse una sorta di rimpianto… “quello era il tempo  in cui non si facevano tante questioni sulla lontananza, c’era il dolo eventuale del tentativo e quindi si poteva stare più tranquilli…. “ lo ricollego anche ad un’altra espressione del PG quando a proposito della legislazione del 2005 dice “tolleranza zero”, tutte problematiche che incidono profondamente nel nostro tessuto democratico. Se noi pensiamo che la corte giudicava un caso sottoposto da Torino, su un imputato che patì 9 anni di carcerazione preventiva, per esser poi assolto e morire qualche mese dopo di tumore….

Novaro si riferiva al processo relativo alla base di Aviano, a me lì è toccato difendere solo in Cassazione il signor Dorigo e l’ho difeso anche davanti alla Corte di Strasburgo… e la corte ha riconosciuto che quello era un processo NON EQUO ai sensi dell’art. 6 della convenzione di Strasburgo, ha condannato l’Italia a risarcire i danni nei confronti del sig. Dorigo … Si occuparono di rimediare che l’Italia ponesse rimedio e alla fine fu la corte di cassazione che in sede di ricorso ne ordinò l’immediata scarcerazione perché non era consentita l’esecuzione di una pena che era stata applicata in conseguenza di un processo giudicato non conforme al criterio dell’equo processo di cui alla Carta dei Diritti fondamentali delle Libertà a livello europeo. Sul capo C c’è anzitutto da correggere l’aspetto.. qui non si tratta di bombe, ma neanche di ordigni, congegni, non sono congegni, la bottiglia è fatta con liquido incendiario e si lancia.. gli esplosivi devono essere deflagranti ma la benzina è infiammabile… e la combustione non avviene con deflagrazione o esplosione, non vi possono essere schegge.. la Cassazione parla di produzione di gas e lancio di schegge è infondata tecnicamente… Le modalità di frattura della bottiglia dipendono dalle regole meccaniche del vetro all’impatto.. il liquido si infiamma perché la bottiglia incendiaria si rompe. Allora bisogna preoccuparsi dell’equiparazione legislativa dentro l’art.1 della legge 110 del ’75 che equipara le bottiglie incendiarie alle armi da guerra, art.1. , [legge l’articolo]. Qui c’è un problema di ricondurre a interpretazione conforme alla nostra costituzione questa norma , verificando se è vigente ancora questa equiparazione o se non è più vigente e io dico che non lo è più perché nel 1990 c’è stata approvata la legge 185 che, d’accordo, disciplina esportazione importazione o transito dei materiali di armamento ma al suo interno ricomprende una nuova catalogazione delle armi e non ricomprende sotto nessun aspetto le bottiglie incendiarie, dicendo espressamente che sono escluse dalla disciplina della presente legge le armi sportive e da caccia, … artifizi luminosi e fumogeni…armi di cui all’art.2 legge 110 1975…. quindi la legge del 1990 è integratrice e modificatrice di quella classificazione. Anche l’art. 31 di questa legge… dice restano in vigore ove non incompatibili le disposizione del TU di sicurezza, della legge 895 e anche della legge 110 ma il punto della catalogazione della bottiglia incendiaria armi da guerra di spiccata potenzialità offensiva tali da far parte di un moderno elettrico evidentemente non ci può stare più con la legge del 1990. (…).

Anche sul piano della normativa europea si può, si deve sostenere la natura NON di arma da guerra della bottiglia incendiaria, punto su cui ci sono scarsissimi precedenti, uno della corte di Trieste favorevole riformato nel 1991, c’è una sentenza del GUP del tribunale di Lanusei, scritta da Loturco.. avvocato generale dello Stato, impegnato su vari ambiti della repressione, che è un preciso sostenitore della natura della legge 185 del 1990 come modificatrice della catalogazione dell’art.1 della legge 110, che posso rapidamente citare.. la corte d’appello di trieste che dice che un’interpretazione sistematica dell’appello generale  (… mi perdo un pezzo, 15:20).. armamento, in tale locuzione debbano intendersi le armi da guerra.. equiparazione fra nozione di armamento e arma da guerra fatto anche nella modifica all’art.28 sempre del TULPS nel 2005-2006 dove viene usato in modo sovrapponibile sia il termine arma da guerra sia il termine armamento. Quindi abbiamo la legge 185 del 90, le direttive a livello europeo …  Diversamente l’unica soluzione qual è? E’ quella di riconoscere l’incostituzionalità della norma, la non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità….  Qui si equipara il possesso di una bottiglia incendiaria al possesso di un fucile mitragliatore, di un bazooka , di qualunque arma la più micidiale come quelle in libera vendita negli Stati Uniti… quelle sì hanno caratteristiche di micidialità!
Se si ritiene che c’è ancora questa parificazione la soluzione è di rimettersi alla corte costituzionale per manifesta violazione del contrasto con l’art.3,25 e 27 della Costituzione stessa e ho concluso sul capo C.

Passiamo al capo D che è quello del danneggiamento seguito da incendio, qui una quisquiglia, mi sono accorto che nella parte illustrativa dei motivi di appello si fa riferimento all’eliminazione dell’aggravante di cui all’art. 425 n.2… poi si dice al n.4 ma è già stata eliminata dalla sentenza qui oggetto di impugnazione. Il capo d’imputazione fa riferimento … “l’incendio dello stesso compressore e il pericolo d’incendio del cunicolo esplorativo” ma noi abbiamo visto che il compressore non s’è incendiato, ha avuto dei danni ma è stato immediatamente spento, né tantomeno vi è stato pericolo d’incendio del cunicolo, sulla nozione di incendio… il pericolo d’incendio dev’essere un pericolo di incendio vero e proprio.. vi risparmio le citazioni, ne avrò dieci, “dal concetto di fuoco e quello d’incendio… si ha incendio solo quando il fuoco divampi in vaste proporzione, irrefrenabilmente, con potenza distruttrice così da porre in pericolo l’incolumità di persone (…)”, quindi è lo stesso capo d’imputazione ci dice che non c’è stato incendio, e il pericolo per il cunicolo non c’era quindi non v’è altra possibilità che derubricare il capo d’imputazione in quello di danneggiamento...  E mi riferisco anche alla nozione di area di interesse strategico nazionale, perché sembra una cosa fondamentale, ma quello è il mero espediente per consentire l’occupazione militare del territorio, dichiarazione che era già avvenuta per una discarica nel 2008… il DL 90 del 23 maggio 2008 poi convertito in legge 14 luglio 2008, venivano giudicati i siti, le aree e gli impianti connessi alla gestione dei rifiuti costituiscono aree di interesse strategico nazionale e il sottosegretario di Stato prevedeva la richiesta delle forze armate … e il concorso delle forze armate stesse per la vigilanza e la protezione e sul cantiere di Chiomonte è stata fatta la stessa cosa, per poter avere l’esercito… Per cui io dico che non c’è il reato 424 – 635 e non c’è neanche l’aggravante che è stato commesso sul cantiere, nel danneggiamento non viene danneggiato il cantiere ma un macchinario peraltro non rilevante all’interno del cantiere, quindi l’aggravante non può sussistere. Poi osservo che per quanto riguarda la parte civile LTF lunedì il difensore accennava al fatto che non ci sarebbe stata impugnazione nei confronti della condanna a risarcire il danno, non è vero, l’impugnazione c’è … per la mancata prova del danno. Vengo ad un aspetto subordinato, che in realtà riguarda tutti quanti noi e il nostro essere nel mondo… non so chi usava questa frase. Bene, il nostro guardarci intorno e il nostro connotare le condotte che vengono sottoposte al nostro giudizio perché una delle forzature nei confronti del reale che è proprio della legge penale è quella di voler considerare i fatti della vita che sono gli uni diversi dagli altri, di inserirli in previsione astratto nella quale è difficile che abbiano una concreta identificazione.. e allora una piccola identificazione è data dalle circostanze, che possono essere delle attenuanti.. di particolare valore sociale. Stiamo vivendo tempi difficili, di desideri, di motivazioni che si radicano all’interno di bisogni della gente in un contesto che è sempre più autoritario, in cui vige il comando dell’esecutivo, il parlamento è svuotato, la stessa costituzione è stata svuotata e rotta e allora diventa importante dare rilevanza a queste motivazioni e questa problematica percorre da decenni la giurisprudenza... Sezioni Unite del ’70, più di 45 anni fa, occupandosi delle lotte degli indipendentisti o terroristi altoatesini, che erano “autori di terribili misfatti”, c’erano state stragi, caserme di carabinieri con i carabinieri dentro, si pone il problema della concessione del 62 numero 1, non dicendo cose da pazzi, perché dice “l’attenuante dell’avere agito per motivi di particolare valore.. deve concedersi quando il fine associativo tenda a rimuovere una situazione di possibile oppressione” (…). L’applicazione è competenza del giudice.. quindi è competenza vostra, considerare come vi connotate dentro queste cose. La giurisprudenza sul 62 n.1  è decennale, ne cito un’altra della corte d’assise di torino del 78 dove si dice che stabilire come canone di valutazione della condotta al fine dell’applicazione dell’attenuante può consentire di riconoscere una nobilità (…15:34) Poi 1990 , sentenza milanese poi confermata in appello, che riguardava lo sgombero di un centro sociale in cui tra l’altro ci sono affinità con il capo d’imputazione ad esempio x le bottiglie incendiarie, imputati 337-339 consistita nel lanciare oggetti contundenti vari, nonché alcuni ordigni incendiari, ben 22.  E in questo caso, in cui non ci fu alcuna contestazione con la fattispecie di attentato…  addirittura risulta dalla sentenza che un operante dice che gli è arrivata sulla gamba una delle bottiglie che però non si è incendiata…  Questa sentenza riconosce, vista la particolarità dell’attività del centro sociale rivolto al quartiere, al sostegno dell’emarginazione, i motivi di particolare valore sociale e per questi 22 ordigni incendiari applica la pena di un anno e sei mesi con la condizionale, pena sospesa e non menzione per tutti. Eravamo nel 1990. Venendo all’oggi non si può non tener conto di pronunce che non sono parte dell’apparato giudiziario ma che sono parte di organismi come il Tribunale permanente dei Popoli, avtrete sentito parlare della sessione che si è conclusa con una pronuncia, non è un agglomerato di persone qualunque, è una derivazione del vecchio tribunale Russel degli anni 60 e 70 il cui presidente è Franco Ippolito, presidente di sezione in corte di Cassazione, tra l’altro risultano tre nominativi e lui è uno dei tre, ebbene la sentenza.. è una pronuncia… raccomanda.. è dichiarativo, anche, dichiara che in Valsusa si sono violati i diritti fondamentali degli abitanti e delle comunità … il diritto di partecipare ai processi decisionali… diritti fondamentali civili e politici come la libertà di opinione, con una partecipazione da parte dei media a creare questa atmosfera particolare nei confronti della lotta del movimento NO TAV, che è ricorso alla denigrazione e alla criminalizzazione della protesta….  (…) I mezzi d’informazione più diffusi che fanno disinformazione… Autorizzazione inizio lavori per la Maddalena decisa prescindendo dal principio di precauzione senza studio preliminare impatto ambientale.. presenza amianto e uranio.. non esiste a tutt’oggi un piano definito di analisi e trattamento del materiale che si sta estraendo… E poi rende delle raccomandazioni, rivedere la legge obiettivo, il controllo militare in valsusa è sproporzionato, raccomanda di sospendere l’occupazione militare.. se i reati sono stati commessi sono stati commessi in linea con tutte queste valutazioni che sono di un organismo che ha  fatto la sua istruttoria, al di fuori dell’apparato ordinario ma è arrivato a queste conclusioni e allora la volontà di opporsi a questo tipo di occupazione militare a mio giudizio merita il riconoscimento dell’attenuante di motivi di particolare valore sociale e morale.
Il PG si è rivolto ai giudici dicendo “avete l’occasione voi di entrare nel merito” e io dico “di entrarvi applicando rigorosamente le regole … e dicendo che non c’è assolutamente la fattispecie di cui al 280 e 280bis e che gli altri reati vanno ricondotti con le derubricazioni del caso e che i fatti in sè devono essere circostanziato… con attenuante generico e motivi di particolare valore sociale.

Avv. Losco produce il video utilizzato nell’arringa.

L’appuntamento è lunedì mattina ore 9:30 per eventuali repliche, dichiarazioni finali , camera di consiglio e sentenza.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

Liberi di usare questo testo – e le immagini – citando la fonte per ulteriori approfondimenti. Tutto qui.

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  1. Aula-Bunker a risparmio energetico… meglio misurare la temperatura in gradi fahrenheit così pare più alta.

  2. Luigi Segato

    Io veramente non vi capisco. Lo stato riconosce la vostra importanza, cioe’ che potete impedirgli (allo stato stesso) con la forza di mettere in pratica una decisione democratica. Ma questo e’ terrorismo. E allora dovete subirne le conseguenze. E’ inutile arrampicarsi sui vetri.

  3. Lo vediamo che non capisci…lo vediamo. Che pazienza che ci vuole…

  4. Sarà la stanchezza ma non riesco a seguire il ragionamento di Luigi…

  5. Luigi Segato

    270-sexies. Condotte con finalità di terrorismo.

    1. Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, […] sono compiute allo scopo di […] costringere i poteri pubblici […] a […] astenersi dal compiere un qualsiasi atto.

    E non state cercando di fare ESATTAMENTE questo?!?

  6. Cosa c’è al posto delle parentesi? Parlo degli omissis

  7. Luigi Segato

    270-sexies. Condotte con finalità di terrorismo.

    1. Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia (1).

    ———————–

    (1) Articolo aggiunto dall’art. 15, D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, con L. 31 luglio 2005, n. 155.

    • In questo articolo scritto in diretta ci sono circa 20.000 parole spese dalla difesa per smontare l’accusa, Luigi Segato, e lei ripete pedissequamente un frammento normativo? Si faccia un favore… si legga le arringhe. Così allarga gli orizzonti 🙂

  8. Caro Luigi Segato,
    vedo che la sa molto più lunga di due corti di Cassazione, di una d’Assise di prima grado e del tribunale del riesame (a cui una delle due sentenze di Cassazione si riferisce su ricorso dei PM). Per quanto non mi piaccia avvalermi del giudizio togato trovo che la risposta che meglio le compete ed aggrada è proprio di quell’istituto che lei invoca nei suoi post.
    Mi risulta evidente che la sua interpretazione dell’articolo di legge da lei citato è, a dir poco, erronea e se le valuta attentamente troverà che le argomentazioni della difesa risultano decisamente più coerenti e funzionali al fatto (ma non solo a quel fatto) di quanto siano quelle della Procura, indicate, più volte dagli avvocati, perlomeno erronee.
    La invito quindi a meditare sul significato della parola “terrorismo” alla luce della sua applicazione da parte di chi ne può effettivamente disporre, ovvero (solo alcuni piccoli esempi): Gengis Khan, uso promettere montagne di cadaveri di tutte le età e sesso alle guarnigioni che non si sottomettevano; Robespierre, rivoluzionario ma, a tutti gli effetti, Stato sovrano quando dispensava la ghigliottina con facilità; nella II guerra mondiale con Dresda, Hiroshima e Nagasaki (in particolare la prima e la terza); nella strategia della tensione dei cosiddetti anni di piombo; nell’amplificazione “delle armi di distruzione di massa” volte a giustificare l’attacco a Stati sovrani, sicuramente dittatoriali ma aggrediti “legalmente” (da ex-amici, ops) su basi menzoniere; nell’intimidazione della chiusura dei “rubinetti del gas” o delle fonti primarie di energia e molto altro.
    Tutte strategie, non tutte di guerra, per coercizzare le scelte di uno Stato sovrano. Anche a costo di centinaia di migliaia di morti.
    Il sabotaggio è figlio della resistenza non violenta – non passiva – e in quanto tale è un granello che inceppa. Certo, tanti granelli possono rompere la macchina, ma qui si giudica un singolo granello, isolato dal resto. Non un movimento o, meglio, un sentimento di opposizione ad un opera e, forse(?), anche ad una violenza, di fatto, dello Stato che impone a prescindere.
    Stato che è tutto da dimostrare quanto ci rappresenti, in termini politici e d’interesse, e quanto sostenga una sostanziale autoreferenzialità in colloquio coi suoi omologhi.

    • Luigi Segato

      cito:

      ma qui si giudica un singolo granello, isolato dal resto

      ma la legge dice:

      1. Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, […] sono compiute allo scopo di […] costringere i poteri pubblici […] a […] astenersi dal compiere un qualsiasi atto.

      La legge dice “allo scopo di”. E non e’ PRECISAMENTE QUESTO lo scopo?

  9. Aggiungo una piccola considerazione economica.
    Da quanto scritto sopra si può desumere che per realizzare una strategia terroristica servono soldi.
    Tanti soldi.

    Mentre il sabotaggio costa poco.
    Tanto poco.

  10. È dagli anni 70 che volutamente e in cattivissima fede si fa gran confusione tra sabotaggi, lotta armata e terrorismo. Terrorismo sicuramente lo furono le stragi “nere” ma non lo fu certamente la lotta armata delle Br. Pensare e dire che far saltare per arie un compressore sia terrorismo é ridicolo e disonesto. Le parole e ancor più i concetti hanno un peso e importanza quindi facciamo attenzione.
    E ancora una volta solidarietà senza se e senza ma ai COMPAGNI sotto processo

  11. Le varie cassazioni e giudici e riesami potrebbero anche aver concordato si sia trattato di terrorismo. Potrebbero anche definirla strage. Riuscirebbero anche a trovare il modo di vedere appigli per considerarlo genocidio.
    Ma non è che se lo dice un tribunale!

    Mandela, Guevara, i partigiani, la resistenza… tutti terroristi.
    Dipende sempre da chi è il più forte, da chi detta legge, da chi scrive la Storia.

    Che poi qui, nello specifico, si tratta di sabotaggio, un altro paio di maniche ancora.

    C’è una cosa, in molti Paesi del mondo, che riesce a cambiare le decisioni democratiche di qualsiasi eletto: si chiama denaro. O corruzione. Sarà mica terrorismo?

    • C’è una cosa, in molti Paesi del mondo, che riesce a cambiare le decisioni democratiche di qualsiasi eletto: si chiama denaro. O corruzione. Sarà mica terrorismo?

      Sì. Il capitalismo è terrorismo.

  12. Luigi Segato

    Voi continuate in mala fede a dire che quello che voi considerate terrorismo non e’ la lotta contro il TAV.
    Ma lo STATO intende per “terrorismo” ogni azione che potrebbe causare la sua (dello stato) “astensione da qualsiasi atto”.
    Siccome lo scopo del NOTAV e’ PRECISAMENTE quello di far sospendere il TAV (oppure mi sbaglio?), il reato e’ proprio “terrorismo” (nel senso della definizione dello stato).
    Quindi se il movimento NOTAV agisce per far sospendere la TAV, commette un atto di “terrorismo” (nel senso della definizione dello stato) e quindi va condannato come terrorista.

    • Lei è proprio pigro. Riprendo dalla relazione che ha fatto il giudice a latere all’udienza dell’11 dicembre: “Tornando alla sentenza di primo grado nei confronti di Alberto, Blasi, Zanotti, Zenobi, vengono ripercorse alcune testimonianze sia di appartenenti alle forze dell’ordine sia di lavoratori, sottolinea il primo giudice che comunque la visione dei filmati consente (….)… Il giudicante fa un breve escursus storico sulla norma 270 sexies poi osserva come il legislatore nazionale consideri condotte con finalità terroristiche quelle in grado di colpire le fondamenta politiche istituzionali di un paese arrecando un danno che viene definito grave. Quindi, continua che al fine di convincere i poteri pubblici a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto, nel caso astenersi da realizzare e finanziare le opere relative la torino lione, al fine di costringere i poteri pubblici deve essere letto in armonia con le altre finalità previste dalla norma, intimidire la popolazione, etc… Solo questa lettura complessiva e non frammentaria , secondo la corte, consente di dare una visione corretta delle condotte con finalità di terrorismo … Questa decisione della Corte trae spunto soprattutto dalla sentenza della Cassazione che si è occupata in maniera esaustiva di questa vicenda e delle caratteristiche per la finalità di terrorismo. Sempre richiamando questa decisione si sottolinea che questa interpretazione rigorosa sarebbe dettata dalla necessità di integrare tale norma aperta alle disposizioni della norma di terrorismo contenuta nelle convenzioni internazionali, in particolare quella delle Nazioni Unite nel 1999, e quelle europee. Dopo avere elencato quelle che sono le condotte terroristiche secondo la decisione quadro, evidenzia che questa condotta terroristica deve essere idonea a comportare un danno grave e a giudizio della corte la natura del danno grave deve essere ricercata attraverso una lettura congiunta delle norme che definiscono il terrorismo… Terrorismo deve esser un grave danno al paese, deve incidere sui beni di rango primario (libertà dei singoli.. ) … (…) comportamenti di portata tale da incidere sui beni sopra indicati, distruzione di strutture pubbliche… che possono mettere a repentaglio vite umane o causare perdite considerevoli …
      Richiamati questi principi di diritto alla luce dei quali deve essere esaminata la condotta posta in essere dagli imputati osserva poi che con riferimento art. 280 e 280 bis occorre valutare se le azioni poste in essere quella notte per natura o contesto erano in grado di arrecare un grave danno allo Stato. La Corte nel suo argomentare prosegue che il costringere lo Stato a rinunciare a scelte fondamentali della propria politica economica può rientrare nelle fattispecie riconducibili all’art. 270 sexies ma si deve trattare di scelte primarie il cui mancato compimento determina conseguenze di tali gravità e natura che in condizioni normali lo Stato non potrebbe … (???). In caso contrario la condotta di coloro che contestano le decisioni prese dal potere pubblico dovrà essere presa in considerazione nell’ambito del contrasto a decisioni pubbliche fino a quando non travalicano nel penale. (… 10:53)

      ..pur riconoscendo che in Val di Susa ci sono stati molti episodi difficili per l’ordine pubblico nessuna delle manifestazioni, anche di carattere violento ha inciso sulla decisione di portare avanti l’opera. La Corte ritiene incontrovertibile la mancanza da parte degli imputati della volontà di attentare alla vita delle persone, volontà che non deve essere confusa con l’accettazione del rischio che quell’evento si realizzi, gli imputati hanno escluso con tono perentorio l’intenzione di volere arrecare dei danni alle persone, intenzione che trova conferma nell’intercettazione tra Alberti e Savini dove in modo esplicito viene detto che l’intenzione era anche NON FARE MALE A NESSUNO. Anche l’armamentario utilizzato non era indice di volontà di nuocere alle persone ed è evidente che nelle azioni terroristiche è raro trovare artifici pirotecnici, molotov, senza la presenza di almeno un’arma come le mitragliette. Quindi mancavano per capo A e per 270 sexies i requisiti per terrorismo, la condotta integrava reato di cui all’art. 414 escludendo l’aggravante di aver commesso il reato per commettere quello di cui al capo A, ha escluso anche l’aggravato di cui all’art. 425 n.4 , il lancio delle molotov causò incendio del compressore … con rischio ulteriore automezzi che contenevano combustibili. Assoluzione reato capo B per detenzione di armi ed esplosivi per mettere in pericolo la vita di altre persone, cosa non ravvisabile nella loro condotta. Per il capo C ha ritenuto corretta impostazione accusatoria … (…). Le bottiglie lanciate verso il cantiere per la Corte non sono ricomprese nella legge 185/90 che riguarda norme su esportazione / importazione di materiale di armamento e che riguarda esclusivamente ciò che deve essere considerato idoneo ad armare un esercito.”

      Prosegue la lettura di alcuni passaggi della motivazione della sentenza di primo grado, per consentire un riepilogo della situazione ed evidenziare le ragioni che hanno portato all’assoluzione dei capi di imputazione relativi all’accusa di terrorismo (capo A e capo B).”
      Buona lettura. http://www.tgmaddalena.it/diretta-udienza-no-tav-terrorismo/

  13. Luigi Segato

    We’ll see.

    • Mi sono limitata a riportarle le parole dei legali perché a quanto noto dai suoi commenti questo è l’unico parametro per lei valido, quindi sarebbe stato del tutto inutile continuare a sforzarci di andare al di là delle “etichette” e parlarle di una realtà che è altro e che questo linguaggio volutamente modifica, sovverte. Purtroppo per lei, anche attenendoci al codice penale, non si può parlare di “terrorismo”, lo hanno ribadito due sentenze di Cassazione ed una in Corte d’Assise e penso che sarà confermata la sentenza lunedì, anche se presumo tenteranno di alzare la pena.
      We’ll see…

  14. Luigi Segato

    Se lo stato viene attaccato CON MEZZI ILLEGALI non capisco perche’ non abbia la facolta’ di difendersi con tutti i mezzi possibili, tra l’altro LEGALI!
    Veramente non capite le regole del vivere civile.
    Voi vorreste una societa’ medievale dove ognuno si fa giustizia da solo e con le SUE regole, e dove vince il piu’ forte.

    • Ma lei dove vive? Lo Stato userebbe mezzi “legali”? Dice sul serio o si sta auto-convincendo? Lo Stato vince perché è il più forte. Punto. E si fa giustizia talvolta bypassando le sue stesse regole, aggirandole o cambiandole in corsa e questa è storia, non propaganda. Si dia una svegliata, non è mai troppo tardi…

    • Aiutino culturale.
      Bertolt Brecht: Il giudice democratico – Der demokratische Richter

      Il giudice democratico

      A Los Angeles davanti al giudice che esamina coloro
      che vogliono diventare cittadini degli Stati Uniti
      venne anche un oste italiano. Si era preparato seriamente
      ma a disagio per la sua ignoranza della nuova lingua
      durante l’esame alla domanda:
      che cosa dice l’ottavo emendamento? rispose esitando:
      1492.
      Poiché la legge prescrive al richiedente la conoscenza della lingua nazionale,
      fu respinto. Ritornato
      dopo tre mesi trascorsi in ulteriori studi
      ma ancora a disagio per l’ignoranza della nuova lingua,
      gli posero la domanda: chi fu
      il generale che vinse la guerra civile? La sua risposta
      fu: 1492 (con voce alta e cordiale). Mandato via
      di nuovo e ritornato una terza volta,
      alla terza domanda: quanti anni dura in carica il presidente?
      rispose di nuovo: 1492. Orbene
      il giudice, che aveva simpatia per l’uomo, capì che non poteva
      imparare la nuova lingua, si informò sul modo
      come viveva e venne a sapere: con un duro lavoro. E allora
      alla quarta seduta il giudice gli pose la domanda:
      quando
      fu scoperta l’America? e in base alla risposta esatta,
      1492, l’uomo ottenne la cittadinanza.

    • Altro aiutino, sempre da Brecht.
      Lode della dialettica

      L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

      Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

      La violenza garantisce: Com’è, così resterà.

      Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda

      e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

      Ma fra gli oppressi molti dicono ora:

      quel che vogliamo, non verrà mai.

      Chi ancora è vivo non dica: mai!

      Quel che è sicuro non è sicuro.

      Com’è, così non resterà.

      Quando chi comanda avrà parlato,

      parleranno i comandati.

      Chi osa dire: mai?

      A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.

      A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

      Chi viene abbattuto, si alzi!

      Chi è perduto, combatta!

      Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?

      Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani

      e il mai diventa: oggi!

  15. Io penso che l’errore sia peoprio nell’attenersi ai parametri della legalità. . .gli unici parametri di giustizia son quelli della giustizia sociale…giustizia sociale non é contemplata da questi stati terroristi e autoritari…che in nome del denaro sta facendo molte più vittime innocenti di qualsiasi terrorismo armato compreso l’Isis. Io mi vergogno profondamente per la disonesta diffusa tra chi invoca legalità da parte di magistrature e poteri vari chiaramente terroristi…

    • Luigi Segato

      “Io penso che l’errore sia proprio nell’attenersi ai parametri della legalità”: la legalita’ va bene solo quando vi devono assolvere, invece quando tocca a voi va bene tutto. Siete anche un po’ ridicoli.

  16. Sig. Segato non capisco il suo plurale…le vorrei solo far notare che io NON sono un Notav e parlo SOLO a titolo personale. A me non devono assolvere proprio da nulla…io rispondo alla mia coscienza e a null’altro. Della VOSTRA legalità da tribunale non mi importa proprio nulla. Il problema legalità non é certamente mio é VOSTRO. Sono fortemente contrario allo spreco di denaro pubblico per un opeta inutile e dannosa come è il Tav opera in mano a mafie governative, ma non sono notav e lo sono mai stato e lo sono ancora meno da quando i Notav han preso la strada ridicola della delega a sindaci e parlamentari. Forse cosi le é più chiara la mia posizione. Un individualista

  17. Luigi Segato

    Un vero NOTAV dovrebbe farsi farsi beffe della legalita’ SEMPRE. Dovrebbe rifiutare di farsi difendere dagli azzeccagarbugli e accettare impavido il suo destino.
    Invece quando si contrasta lo Stato va bene l’illegalita’, mentre quando ci si difende ci si appiglia a tutte le gabole del codice.
    Ridicoli e sconfitti dalla storia.

  18. Dubito molto della sua buona fede sig. Segato…pare un ottimo provocatore…se non fosse cosi dubiterei della sua intelligenza. ..insomma lo é o lo fa ?

  19. Luigi Segato

    Se lo Stato applicasse i sistemi dei NOTAV dovrebbe andare a sabotargli le automobili, a mettere i chiodi sulle strade dove passano, a tirargli le molotov, a fare chiasso sotto le loro casette dove dormono al calduccio, a impiastricciare le porte delle loro case… invece i NOTAV dicono che lo Stato deve fare tutto in modo legalissimo, e proprio come bancarottieri berlusconiani i NOTAV si affidano a raffinatissimi legulei che con i peggio cavilli cercano di tirarli fuori dai guai.
    Non mi sembra ci sia nulla di eroico.

    • Signor Segato, immagino la sua delusione, ma come amante della legalità dovrà convenire sul fatto che se anche oggi si è giunti alla conclusione che non sussistono i reati di cui al capo A e B (ossia terrorismo) forse è perché quei reati discussi in quest’aula non hanno nulla a che fare con la nozione di terrorismo… Oggi si è espressa la corte d’appello, ossia l’ultima che poteva decidere NEL MERITO, direi quindi che lei non ha più molto da aggiungere … è stata confermata esattamente la sentenza della corte d’assise.

  20. Una risata la seppellira’ sig Segato…

  21. Segato sei imbarazzante: i notav hanno subito dalle auto danneggiate da chiodi sparsi o gomme tagliate, fino a presidi interi bruciati. poi le perquisizioni all’alba senza nessun motivo magari di persone 60enni. poi le botte e le vessazioni, etc etc etc. ah si, ma questo nell’articolo 270 sexies non compare. oltre che imbarazzante, sei davvero un pochino “ciecato”. le definizione di notav che dai, poi, è da spanciarsi…si, sarà proprio una risata che vi seppellirà! eheheheh

  22. Pingback: Sentenza appello sabotaggio. Non fu terrorismo. Diretta aula bunker 21 dicembre 2015