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Siamo entrati in contatto con questo resoconto scritto da un partecipante alla manifestazione di sabato.

“Aderendo all’iniziativa del collegamento delle lotte contro lo sfruttamento dei territori e delle persone, indetta per il 12 ottobre in tutta Italia, il Movimento No Tav ha risposto con un doppio appuntamento: in Val Clarea, attorno a quelle reti con filo spinato che ben rappresentano ciò contro cui combattiamo, e a Bardonecchia per evidenziare il nostro dissenso contro un’altra Grande Opera, come la costruenda seconda canna del traforo del Frejus, già poco abilmente propagandata di servizio ma subito trasformata di transito, per ben rimpinguare le casse di una ingorda Sitaf. In una giornata plumbea e sotto una pioggia battente una settantina di resistenti si sono dati appuntamento nel centro cittadino. L’iniziativa ha avuto un prologo mattutino quando alcuni compagni sono riusciti ad avvicinarsi al cantiere del Frejus e a stendere sulle reti alcune bandiere per rendere evidente la nostra protesta. Ancora al pomeriggio si potevano vedere. Il corteo si è poi mosso dal luogo del ritrovo e, ben scortato dalle forze dell’ordine, si è diretto allo stesso cantiere lungo la strada che porta a Rochemolles. Giunti al cancello principale, sbarrato da un new jersey posto di traverso e sorvegliato da altri militi, si sono tenuti brevi discorsi per riaffermare la nostra posizione. In collegamento con le realtà in lotta, contro i soprusi e le menzogne, si è sottolineato come non ci siamo mai dimenticati di quest’altra presa in giro rappresentata dalla seconda canna ma che la nostra lotta prosegue su più fronti, come era ben evidenziato dallo spirito della giornata. Alla fine della manifestazione si è tentato di avvicinarsi al luogo dove si sarebbe tenuto un convegno indetto dalla locale sezione del PD sui trasporti locali e a cui partecipavano alcuni politici, anche di spicco come la Bragantini. Ben presidiato anch’esso, ci è stato vietato l’ingresso. La pochezza dell’evento ha sconsigliato particolari forzature e si è deciso di terminare la nostra presenza. Tranne un caro compagno che ha aspettato per poi infilarsi tra un sparuto uditorio, riuscendo anche a rivolgere una domanda ai convenuti su come si sentissero a parlare di cose che interessavano tutti solo con l’aiuto di militari a protezione. Se si erano chiesti il perché di ciò. Ricevendo in cambio sguardi perplessi e anche rassegnati, ha raggiunto l’uscita e, passando in mezzo a un nugolo di divise, è riuscito ad andarsene.

Torneremo a Bardonecchia, torneremo a far sentire la nostra presenza. Saremo sempre là, in collegamento con tutti. Alziamo la testa !”

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