I detenuti vengono suddivisi per aree omogenee di appartenenza ai diversi gruppi definiti terroristici. Negli istituti di Alessandria e di Ferrara quelli di matrice anarchica, a Macomer i comunisti, mentre gli islamici sono ristretti a Rossano Calabro

Martedì scorso una vasta operazione della polizia, denominata “Scripta manent”, su disposizione della procura di Torino ha portato all’arresto di sette anarchici italiani. Secondo la procura, gli arrestati risulterebbero affiliati all’organizzazione Federazione Anarchica Informale (Fai). Ai fermati è stato contestato il reato di associazione con finalità di terrorismo, e in particolare l’essere artefici di tre esplosioni negli ultimi anni: una nel marzo del 2007 a Torino, due presso la Caserma allievi dei Carabinieri di Fossano, nel giugno del 2006. L’inchiesta trae origine dal procedimento penale nato in seguito al ferimento da parte del “Nucleo Olga” della Fai dell’ingegner Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, gambizzato a Genova nel 2012. Durante le perquisizioni, a parte qualche fumogeno e petardo, non è stato ritrovato nessun materiale pericoloso, ma alcuni opuscoli anarchici e manifesti di provenienza greca. E sempre a proposito di scritti che rimangono hanno trovato delle corrispondenze datate con alcuni detenuti reclusi in carcere.
L’accusa è una di quelle più gravi, l’articolo 270 bis, ovvero “Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico”.

Le assoluzioni e la derubricazione del 270 bis
Non è la prima operazione giudiziaria nei confronti degli anarchici. Una delle prime – quelle che seguono sono tutte operazioni giudiziarie eseguite tra il 2011 e il 2012 – è stata l’operazione “Ardire” condotta dalla pm Manuela Comodi di Perugia con l’allora generale dei Ros, Giampaolo Ganzer, poi la “Mangiafuoco”, la “Ixodidae” (ovvero zecca in latino) e l’operazione “Thor”. Il materiale pericoloso repertato per quest’ultima operazione consisteva in una busta di chiodi, libri anarchici, giornali autogestiti e scambi di lettere con i detenuti anarchici stranieri. Nell’operazione “Ardire” è crollata l’accusa di associazione terroristica (270 Bis) che ha giustificato gli arresti preventivi; la “Ixodidae” si è conclusa con un’assoluzione. Per quest’ultima operazione sono state effettuate oltre 10mila le intercettazioni ambientali, 92mila le ore di riprese video analizzate, 148.990 i contatti telefonici, 18.000 le comunicazioni telematiche intercettate, 80 gli eventi giudiziari presi in considerazione di cui 28 sono stati considerati nell’ambito di quel procedimento.
Nel 2014 alcuni ragazzi, per aver fatto una manifestazione di solidarietà per gli arrestati di un’altra operazione giudiziaria denominata “Brushwood” – finita quando sono venute meno alcune accuse come quella di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e basata solo sulle interpretazioni delle intercettazioni – sono stati condannati a dieci giorni, tramutati poi in un’ammenda di 2600 euro.

Regime di Alta Sicurezza per soli anarchici
Colpevoli o meno, gli accusati di 270 bis finiscono in custodia cautelare nei regimi speciali e, a seconda della loro area politica di appartenenza, finiscono in sezioni apposite. I detenuti in Alta Sicurezza devono essere tenuti completamente separati dagli altri e le sezioni devono essere assegnate a personale qualificato. I detenuti devono essere uno o al massimo due per cella e occorre evitare che stiano insieme i ristretti che “possono sfruttare la loro vicinanza per fini criminali”, inoltre, occorre evitare che stiano insieme soggetti fra loro incompatibili, in modo da evitare situazioni di tensione: minacce, violenze o aggressioni. Per l’accertamento dell’incompatibilità fra i detenuti si deve valutare non solo il loro comportamento all’interno del carcere, ma si deve attingere anche alle informazioni dell’autorità di polizia e giudiziaria.

Nel 2009 il Dap con la Circolare n. 3619/6069 del 21 aprile abolisce il regime Eiv (Elevato indice di vigilanza). Dagli inizi degli anni 2000, con la nuova emergenza del “terrorismo internazionale”, inizia una nuova stagione di differenziazione nelle carceri. Nel 2005 entra in vigore la Legge Pisanu, n. 155 del 31/07/2005, che, fra le altre misure di limitazione della libertà di tutti/e a favore di una fantomatica sicurezza, prevede la nascita di nuove normative di contrasto al terrorismo. Vengono infatti introdotte nel Codice penale nuove fattispecie di reato, in particolare il 270 quater (“Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale”), il 270 quinquies (“Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale”), ed il 270 sexies (“Condotte con finalità di terrorismo”).

La Legge Pisanu prevede inoltre la possibilità di colloqui investigativi personali eseguibili dalle forze dell’ordine alle persone detenute in assenza di avvocati o magistrati.
Nel 2009 il Dap con la Circolare n. 3619/6069 del 21 aprile abolisce il regime EIV (Elevato indice di vigilanza) per sostituirlo con tre gradi di Alta Sorveglianza. Ovvero l’ As1 che è dedicato al contenimento dei detenuti e internati appartenenti alla criminalità organizzata di tipo mafioso; l’As2 dove vengono inseriti automaticamente i soggetti imputati o condannati per delitti commessi con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza e poi l’As3 dove vengono inseriti i detenuti per mafia, sequestro di persona, traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nell’As2 c’è una ulteriore suddivisione. I detenuti vengono suddivisi per aree omogenee di appartenenza ai diversi gruppi definiti terroristici. Attualmente le sezioni As2 del carcere di Alessandria e di Ferrara sono destinate ai detenuti anarchici, le sezioni di As2 di Siano (Catanzaro) e Carinola (Caserta) ai detenuti di matrice comunista, mentre la As2 di Macomer (Nuoro) e Rossano Calabro (Cosenza) ai detenuti islamici.
L’associazione Antigone in un scheda relativa al carcere di Ferrara fa riferimento anche alla sezione relativa agli anarchici. I detenuti sono descritti dal comandante come soggetti che tenterebbero continuamente di fomentare la rivolta e di mettere in discussione gli assetti normativi (“per questo vanno tenuti distanti dagli altri detenuti”). Nel corso della visita alla sezione, Antigone riferisce che i detenuti anarchici (riuniti in un’unica cella e intenti a seguire il telegiornale) non rispondono al saluto del comandante, il quale poi riferisce: “Io ci provo sempre, ma non c’è verso che rispondano al saluto”. Ad Antigone ha assicurato che questi detenuti non subiscono un trattamento particolarmente restrittivo in riferimento alle attività. I passeggi loro dedicati – fa notare sempre Antigone – sono però piuttosto piccoli, senza copertura e sormontati da decine di metri di filo spinato.

Sorgente: Regime di Alta Sorveglianza per gli anarchici in cella | Carcere | Il Dubbio

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