QuiGroup

L’appalto per i buoni pasto ai 12.000 dipendenti del Comune di Torino ad un’azienda … che, a qualche mese dalla pubblicazione di un articolo su TGMaddalena invia una DIFFIDA, riservandosi di procedere per vie legali, intimando la rimozione dell’articolo.

Pubblicato il 29 gennaio 2015, sono stata costretta una decina di giorni fa a rimuoverlo dopo aver ricevuto via email da JUNCA & MOTTA STUDIO LEGALE l’intimazione alla rimozione, a nome di Gregorio Fogliani – della QUI TICKET. Non ho le spalle abbastanza larghe per reggere le conseguenze di un’opposizione a questa richiesta, tanto più dopo aver letto le assurde vicissitudini di Christian Abbondanza, che su La Casa della Legalità (il sito della omonima ONLUS) aveva pubblicato un’inchiesta che è stata oggetto di una denuncia per diffamazione, denuncia poi archiviata ( e qui potete leggere le motivazioni, che potrei presumibilmente utilizzare per giustificare il mantenimento on line dell’articolo, ma la vicenda non si è chiusa..) . Non avendo ottenuto dal penale la censura richiesta, Gregorio Fogliani è passato al livello successivo, ricorrendo in civile e, con arguzie procedurali che non auguriamo a nessuno di vivere, ha ottenuto la chiusura del conto corrente della ONLUS di Christian Abbondanza.

C’è una famiglia indicata dalla DIA, nella mappatura della ‘ndrangheta in Liguria, per «operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza», la Procura ed il GIP danno ragione alla Casa della Legalità perché quanto pubblicato è suffragato da fonti autorevoli dello Stato, ma (un Giudice in Civile) nelle more del giudizio d’appello in sede civile, viene pignorato il conto della Casa della Legalità per aver pubblicato quanto Procura e GIP dicono che è corretto e quindi non censurabile. Ecco la storia…

La Procura di Genova davanti alla loro querela per diffamazione indagò e chiese l’Archiviazione in quanto risultava corretto e suffragato da fonti autorevoli dello Stato ciò che la Casa della Legalità aveva pubblicato sui FOGLIANI di Taurianova attivi a Genova, con un impero imprenditoriale nato dal nulla, ovvero che questo nucleo familiare è indicato dalla Commissione Parlamentare Antimafia, dalla Direzione Nazionale Antimafia e specificatamente dalla D.I.A. – nella mappatura della ‘ndrangheta in Liguria – come «La famiglia FOGLIANI, anch’essa insediata a Genova proveniente da Taurianova (RC), è considerata un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza» (vedi qui testo integrale – formato .pdf). Sempre la Procura di Genova chiedendo l’archiviazione affermava porre la domanda su quali fossero le origine della fortuna patrimoniale dei FOGLIANI non può essere considerato «né interdetto né diffamatorio».

Il GIP del Tribunale di Genova ha accolto in toto la richiesta di Archiviazione della Procura e quindi ha proceduto all’Archiviazione del procedimento per diffamazione [vedi qui provvedimento integrale del GIP con le risultanze della richiesta della Procura – formato .pdf]

La Casa della Legalità procedeva quindi a pubblicare il Decreto di Archiviazione firmato dal GIP, ovvero quanto è stato definito essere corretto, non diffamatorio e non interdetto.

I FOGLIANI di Taurianova, con il FOGLIANI Gregorio e la QUI GROUP SPA, hanno promosso un azione civile (senza notificarla ai responsabili della Casa della Legalità citati dagli stessi, come avevamo già denunciato pubblicamente), facendosi la causa da soli, affermando che quanto pubblicato era gravemente diffamatorio.

Il Giudice Civile Laura Casale, senza verificare che le notifiche erano state spedite ad indirizzi non corretti e quindi mai notificate agli esponenti della Casa della Legalità, che, conseguentemente, non si erano potuti costituire in giudizio, fa la causa – con i soli FOGLIANI – ed accoglie le loro richieste, non accorgendosi nemmeno che quanto indicato come diffamatorio non è un articolo scritto dalla Casa della Legalità bensì il Decreto del GIP con cui si archiviava la querela per diffamazione presentata dai FOGLIANI.

Il Provvedimento del Giudice Civile così ottenuto dai FOGLIANI viene notificato regolarmente (gli indirizzi in questo caso li hanno messi giusti). Avuta la notifica si è proceduto ad impugnare il Provvedimento, documentando alla virgola l’assoluta infondatezza della richiesta dei FOGLIANI e della decisione del Giudice Civile. L’Appello è in corso.

Ma i FOGLIANI vogliono fermare la Casa della Legalità (come avevamo già denunciato vedi qui e qui) ed allora cosa fanno? Pignorano (ovviamente non notificando il pignoramento al responsabile legale della Casa della Legalità) il conto dell’Onlus antimafia (con 388,05 euro) per oltre 35.000 euro, in attesa della definizione dell’Appello.

Con questo semplice atto l’attività della Casa della Legalità rischia di fermarsi concretamente. Infatti le donazioni che permettono all’associazione di andare avanti vengono raccolte con quel conto e con i fondi raccolti si possono pagare le spese (da quelle telefoniche a quelle per la connessione internet, da quelle per gli spostamenti necessari per incontri e sopralluoghi, nonché per poter acquisire le documentazioni necessarie a supporto delle denunce che vengono prodotte dalla Casa della Legalità all’Autorità Giudiziaria, reparti investigativi ed altre Autorità dello Stato).

Oltre a dover invitare chiunque a “fermare” ogni donazione sul conto corrente bancario della Casa della Legalità, in quanto allo stato i fondi sarebbero inutilizzabili per le attività, si è dato mandato ai Legali dell’associazione di procedere in merito. Senza possibilità di raccogliere in modo corretto e tracciabile le donazioni la Casa della Legalità deve fermare il suo lavoro.
VAI ALLO SPECIALE SUI FOGLIANI

La prima parte dell’articolo rimosso
Iniziava con una panoramica del mercato dei ticket restaurant, l’articolo ora rimosso:

Ogni giorno migliaia di lavoratori usufruiscono del buono mensa che può essere cartaceo o con tessera magnetica, un diritto acquisito, almeno per ora. Andando però a ben guardare scopriamo che dietro quel buono pasto c’è un mondo e, come al solito, in questo paese un mondo che sembra marcio. Il dipendente ha tutti i giorni in mano una moneta, ovviamente non riconosciuta, ma di fatto una moneta. Con il buono puoi mangiare, ma anche fare la spesa al supermercato, questo ovviamente può far storcere il naso a molti. Ma c’è di peggio. Il buono pasto è defiscalizzato, per il datore di lavoro che lo eroga ai dipendenti senza pagare, su quell’importo, le tasse. Per molti esercizi pubblici il buono pasto rappresenta la parte prevalente del capitale fluttuante, apparentemente un buon affare, ma solo apparentemente. Dice un commercialte “Il buono pasto è come il gioco delle tre carte, a vincere è sempre il banco che è rappresentato da una ventina di società” [ da Altreconomia – In pasto ai buoni ]
Sempre da Altreconomia, vediamo quali sono le aziende che hanno in mano il mercato.

Le sei sorelle del tagliando

Sei gruppi controllano, complessivamente, l’89,2 per cento del mercato italiano dei “buoni pasto”, 2.605 milioni di euro di fatturato nel 2009 contro i 2.270 del 2007. “Danno da mangiare”, ogni giorno, ad oltre 2 milioni d’italiani, ma restano ai più sigle sconosciute.
A guidare saldamente la classifica, con il 42,6%, c’è Accor Services Italia srl, che fa capo alla multinazionale Accor, 490mila clienti, uffici in 40 Paesi, attiva con 14 brand nell’ospitalità alberghira. Il suo “Ticket restaurant”, nato in Francia nel 1962, è definito dall’azienda “motore di cambiamento economico e sociale”. È presente in Italia anche con il marchio “City time”.
In seconda posizione, molto staccato (14,2%), c’è il Qui Ticket di Qui Group, azienda italiana di Gregorio Fogliani con sede a Genova e circa 380 milioni di euro di fatturato, ad oggi oltre 500 milioni stando a quanto riportato sul sito del Gruppo. “Oltre 250 milioni di titoli di servizio emessi”. Mangiano “grazie a” Qui Group, tra gli altri, i dipendenti di Fs, Erg, Eni, Regione Liguria.
Qui Group si occupa anche di creare per aziende e gruppi della distribuzione carte di pagamento con fido, quelle che permettono di posticipare a fine mese, in un unico addebito, il pagamento dei beni acquistati. Il progetto si chiama “Fidetico”.
Sul podio, con il 13,1%, anche i ticket Day, nati nel 1987. Day Ristoservice è una società per azioni con oltre 340 milioni di euro di fatturato, nata dall’alleanza tra il gruppo Camst e la società francese Chèque Déjeuner. Camst è una cooperativa di lavoro con oltre 10mila soci, seconda in Italia solo ad Autogrill nel comparto ristorazione. Socia di Legacoop, è azionista di BolognaFiere.
Pass Lunch, 9,8% del mercato italiano, è il ticket di Sodexo, un gruppo attivo in 80 Paesi che fattura oltre 13 miliardi di euro gestendo servizi di ristorazione e “facilities management” (oltre ai buoni pasto anche buoni sconto e “motivazionali”). In Italia, ha creato Better day people, un “club on line” che offre buoni sconto e promozioni agli utilizzatori del Pass Lunch (www.betterdaypeople.it).
Pellegrini Card (5%) è il ticket del gruppo Pellegrini (Ernesto, l’ex presidente dell’Inter), oltre 400 milioni di euro di fatturato nel 2009 (la metà circa dalla ristorazione, il 35,7 per cento dalla vendita di buoni pasto).
Ristomat e Lunch Time (4,5%), per finire, sono i buoni di Compass Group Italia, filiale di un gruppo che fattura 19 miliardi di euro l’anno, attivo dalla ristorazione aziendale (Eurest) a quella scolastica (Scolarest).

 

Il seguito dell’articolo è stato rimosso, perché in un mondo in cui tutti vogliono la libera informazione ma pochi sono disposti a sostenerla, così come La Casa della Legalità si è trovata nell’assurda condizione di non poter più ricevere sovvenzioni per la CHIUSURA per via giudiziara del CONTO CORRENTE, anch’io, nel mio piccolo, non posso correre certi rischi,  lascio quindi agli avvocati ed al loro documento l’evidenziare le parti dell’articolo da loro ritenute “SCOMODE” per l’immagine di GREGORIO FOGLIANI e della QUI TICKET.


TerryBile & Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

This article has 3 comments

  1. old bad girl

    Nemmeno Chiamparino lo sa! = per dipendenti della Regione Piemonte, Comuni vari, ATC, ecc. ecc. Il lotto 1 della CONSIP (nord Italia) x appalto buoni pasto assegnato alla società in oggetto! Coraggio, ultimissime: un illustre pensionato ha appena ricevuto la nomina per guidare (da volontario a titolo gratuito?) l’ennesima commissione ministeriale di controllo antimafia, sicuramente provvederà a far “chiarezza”!

  2. Non sono informato sui fatti, pertanto mi astengo da commenti su quanto riportato, faccio però presente che Quì Group gestisce per Poste Italiane Sconti Bancoposta e la gestione è riconosciuta perfetta da parte di convenzionati e clienti. Se ci fossero problemi il web ne sarebbe pieno visto l’utilizzo del servizio quotidiano. La casa della Legalità secondo me poteva evitare di scrivere quell’articolo, anche perchè rovina l’immagine di aziende 100% italiane, quotate in borsa, in un momento in cui in Italia c’è bisogno di essere uniti e difenderci dall’immigrazione, dal lavoro in nero, dalle truffe delle multinazionali a cui non interessa nulla degli italiani e delle nostre aziende, sarebbe il caso di essere tutti più uniti e consumare il prodotto 100% made in Italy.

    • Luigi Fantini, se non è informato sui fatti nell’articolo trova sufficiente materiale e link per approfondire l’argomento, pre-requisito fondamentale per poter entrare nel merito, altrimenti di cosa parliamo, di difendere l’immagine di aziende quotate in borsa … dall’immigrazione? Non mi sembra un discorso serio… Poi dovrebbe spiegarmi come può un semplice blog “rovinare l’immagine di aziende”, tanto più che l’articolo è stato rimosso e al suo posto c’è la diffida dei legali della Qui Ticket, non basta ancora?
      What else?