La Maddalena, 24 Agosto 2011 ore 15

 

Innanzitutto qualche domanda in più. Poi critiche in meno, forza e indipendenza di spirito, escludendo menzogne e racconti strumentali, dando per scontate le proprie posizioni. Chi pensa di avere ragione in modo granitico? Chi crede che il tempo del ragionamento si sia già esaurito? Alzi la mano per favore. Ci piacerebbe vedere queste persone in faccia e discutere un po’. In pace, ovviamente. Non nel clima che ci viene imposto qui alla Maddalena… vedi cosa sta succedendo anche in queste ore…

 

150 ricercatori e docenti universitari hanno firmato un appello al presidente della Repubblica un mese fa’. Chiedono una ridiscussione del progetto TAV Torino-Lione. Dicono che per loro è “una questione di metodo sulla quale non è più possibile soprassedere”. Che “è ormai nota una consistente e variegata documentazione scientifica che contraddice alcuni assunti fondamentali a supporto dell’opera e ne sconsiglia nettamente la costruzione”. Aggiungono: “Non vorremmo che, nonostante le attuali conoscenze propongano ancora una volta ragionati dubbi, la scelta intransigente di proseguire ad oltranza la costruzione dell’opera porti a doversi dolere in futuro di questa leggerezza ingiustificabile. Pertanto chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo le necessità dell’opera”. Addirittura concludono affermando che “Qualora la nostra istanza non venisse accolta, e le perplessità si rivelassero fondate in fase di realizzazione ed esercizio dell’opera, la presente resterà a futura memoria”. La lettera è firmata da docenti nei più diversi ambienti della ricerca scientifica. Politecnico di Torino, Facoltà di Ingegneria in varie sedi, CNR, Molecular Photoscience Group, ISOF, Dipartimenti di Matematica, di Chimica, di Fisica, Università La Sapienza di Roma, Università di Firenze, dipartimenti di Ecologia, di Filosofia della Scienza, INFN (Istituto Nazionale di Fisica

Nucleare)… perfino docenti di biologia, di antropologia….

 

Insomma una bella gamma e varietà. Tutti politicizzati? Una presa di posizione emotiva e legata ad interessi personali? Esponenti scientifici che non hanno competenze con attinenze specifiche a quest’opera? Non ci risulta che il capo dello Stato sino ad ora abbia dato risposta. A prescindere da come ciascuno la possa pensare sul piano personale. A prescindere da ciò che si può ritenere della buona fede altrui, dell’uso razionale delle posizioni individuali, restano alcune domande irrevocabili.

 

In presenza di una conflittualità generale così forte e pericolosa sia nel campo scientifico, che in quello sociale, che in quello politico, è sensato continuare ad abbassare la testa guardando solo le proprie posizioni? E’ ragionevole a questo punto aderire, tutti, a una logica di “stand by”, un momento di onesta elaborazione, di ripensamento, sospendendo ogni convulsa azione? E’ possibile che qualcuno in questo paese nelle varie sedi appropriate (istituzioni, politica, economia, cittadini) in Italia, come in Europa, si fermi di fronte al fatto che non è in nessun modo possibile costruire un’opera a tutti i costi e con la forza? E’ possibile che qualcuno che abbia maggiore o minor peso, dica chiaramente che non si può

mettere in scena un cantiere-fortino, pieno di forze dell’ordine e militari, reti e filo spinato tipo lager, divieti di tutti i tipi, uso di lacrimogeni di incontestata nocività per la salute, corpi speciali che si aggirano nei boschi impugnando maceti, armi di vario tipo e intimidendo il cittadino anche attraverso inqualificabili atti vandalici? E’ possibile che qualcuno determini una sospensione dell’escalation di tensione sociale, dando il giusto ascolto ad un’imponente massa di manifestanti-cittadini esasperati da anni di mancato dialogo, menzogne della stampa e delle istituzioni, offese e cancellazione dei diritti, abusi di ogni genere? Questo a prescindere dalle ragioni dei soliti NO e dei soliti SI. A prescindere dal gioco delle parti. A prescindere dall’ostinata volontà nel far prevalere costi quel che costi le proprie idee. Perché il punto di fondo, a nostro avviso, non solo se quest’opera sia da fare o meno. Se realizzarla in modo “sostenibile”, se farla attraverso le “compensazioni”, se farla a qualsiasi prezzo. Il problema di fondo è legato al modello di mondo e civiltà che ricerchiamo. E la conseguente qualità della democrazia. Si possono continuare a scegliere le scorciatoie, come finora è stato seguendo pedissequamente, senza porsi tante domande, il modello di mercato ultra liberista di stampo occidentale. Fisiologicamente colluso spesso con atteggiamenti impliciti o espliciti di cultura mafiosa. Si può continuare sulla strada della fretta, del fare tanto per fare (tanto per determinare massimi profitti), della crescita prima di ogni altra preoccupazione, dell’assenza di un dibattito vero dove vengano poste questioni vere. Oppure ci si può fermare per qualche tempo alle domande senza andare in modo nevrotico subito alle risposte. Finalmente sospendere l’iperattivismo cronico, sedersi per un po’ senza per forza fare, domandarsi qualcosa di fondo, riflettere sulla natura del mondo che ci è congeniale, funzionale alla stabilità con la natura e il resto dell’umanità. Cercare di adottare strategie di pensiero nuove, all’altezza dei tempi, in grado di limitare i conflitti e i danni generali. Apportando quella vera forma di progresso, che non è in tutti i casi sviluppo. Ma il riconoscimento che la realtà che abbiamo intorno non si può accrescere senza limiti, che non può essere riferita solo alla sfera materiale, che non deve per forza implicare l’egocentrismo e la superiorità assoluta di ogni “io”. C’è bisogno, probabilmente, di un ripensamento del passato in grado di creare una stasi nella quale venga finalmente avanti, in forma spontanea, un futuro di giustizia, equità, armonia.

 

Molto in sintesi e in concreto: limitarsi ad ascoltare e riflettere prima di decidere qualsiasi ulteriore passo di questa vicenda.

 

Federico Acquarone – TGMaddalena

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