FaldoniSintesi della quarta udienza del processo ai 4 no tav accusati di terrorismo per i fatti della notte del 13-14 maggio 2013, un’azione alle reti del cantiere di Chiomonte durante la quale fu incendiato l’ormai noto compressore. E’ la prima udienza dopo che il 27 giugno sono state depositate le motivazioni della Cassazione che respinge l’accusa di terrorismo.

Qui trovate il resoconto completo, la trascrizione fatta in diretta.

I testimoni odierni sono stati per lo più dipendenti delle varie aziende della Venaus S.c.a.r.l. che di quella notte hanno raccontato cosa ricordano, chi con più precisione, chi con meno memoria. Poiché operanti e agenti saranno sentiti ancora nelle udienze del 14 e del 16 luglio ci riserviamo di pubblicare i resoconti integrali il 17 luglio, per il momento quindi tentiamo di fare una breve sintesi, riportando alcuni passaggi significativi. Non vogliono essere ripresi, come la maggior parte degli agenti che depongono nell’ultima parte dell’udienza.

Tanto fumo, dentro e fuori, fuoco e fiamme (quest’ultime all’esterno della galleria, proprio all’imbocco), fumo che entrava dalla bocchetta di ventilazione, descritto come qualcosa che “bruciava naso e gola, penso lacrimogeni, un fumo acre che pizzicava pure, mai sentito, prima volta che l’ho sentito, non saprei dire qual era l’origine, magari fumo di batterie” spiega Longu Stefano, carpentiere, dipendente presso la Martina da due anni.  Aggiunge che si accorge che qualcuno è entrato nel cantiere, ma li vede da lontano, vede il capo cantiere che cerca di spegnere il compressore che ha preso fuoco ma “non c’è stato niente da fare”, a quel punto “ha chiamato il numero per le emergenze ma non rispondeva nessuno”.

Domande tendenziose che tendono a suggerire le risposte vengono fatte anche al teste Pietro Curcio, al quale il PM chiede chiaramente “E l’areazione? Prendeva fuoco l’areazione?” ed il minatore, dipendente da due anni della Venaus S.c.a.r.l. risponde che dall’areazione entrava fumo e spiega di aver preso l’estintore nel punto di sicurezza cercando di “spegnere la ventilazione, perché la prima cosa da fare era mettere in salvo la squadra”; “Senza quel tipo di intervento cosa sarebbe accaduto nella galleria?” incalza il PM Padalino, ma c’è opposizione alla domanda, si chiedono valutazioni. Ricorda anche altri oggetti, “bottiglie… che mettono dentro della benzina”, “Si chiamano molotov”, precisa il Presidente. Così, a scanso di equivoci.

Il fumo bruciava gli occhi, questo lo dicono più testi, ma c’è qualche discordanza sul seguito della nottata, chi racconta di aver terminato il lavoro all’interno del tunnel e chi, invece, dice che qualcuno  rimasto fuori avendo detto “io non vado più dentro”.

Un teste originario del Marocco. El Asham, operaio della Geomont, ci tiene a precisare che “erano due Geomont, una è fallita, l’altra si è aperta”, e lui lavora da quando si è aperta la nuova Geomont, “il 26 marzo 2011”.  Vedeva fiamme che “dal cielo scendevano per terra”.

Avvocati della difesa

Plano Fulvio, lavora alla Geomont da 14 anni, il PM Padalino poco dopo l’inizio della sua testimonianza, particolarmente concisa, lo definisce “un po’ laconico” e quando il teste spiega che una volta usciti dal tunnel hanno visto “un compressore che stava bruciando” chiede “Per autocombustione?”. “non so”, risponde Plano, “ho visto le fiamme, ho visto che il compressore bruciava, ho cercato di spegnerlo con degli estintori e poi con dell’acqua”. Ed è proprio l’acqua della quale ha bisogno dopo questi momenti concitati per togliersi quella sensazione di bruciore, si “bagna gli occhi”.

Sibille Franco, lavora all’Itinera da 12 anni, ricorda una molotov inesplosa con estrema precisione “ricordo la marca, era una Moretti”. Spiega di avere avuto problemi di salute, una bronchite asmatica, gli avvocati chiedono se il fumo del quale ha parlato poteva essere quello di lacrimogeni ma i PM si oppongono con l’immancabile sarcasmo: “Non fa il chimico”. il Presidente tenta di capire se il teste  è riuscito a distinguere il fumo causato dall’incedio da quello dei lacrimogeni ma il teste risponde che “non si capiva niente, c’era fumo denso”.

Arriva poi Ferrando Alessandro, impiegato alla Geomont, non era presente quella sera ma si è occupato di fare una stima dei danni ma resta vago “ho fatto l’elenco, ho chiesto preventivi”, ma non riesce a dare una cifra, il Presidente chiede di definire a grandi linee l’entità dei danni “1000 o 100.000?” ed il teste risponde “Mi sembra sui 40-50”, suppongo intendendo migliaia di euro. Va bene, si vedrà, conclude il Presidente.

All’appello mancano alcuni testi: Angotti, Garofalo e Borgis, il presidente chiede di rinunciare, l’avv.Novaro fa notare che la verbalizzazione non rispecchia il contenuto di quanto edetto in aula (si riferisce alle sommarie informazioni rilasciate dai testi il 5 maggio 2014) ma Padalino sottolinea che fino a questo momento ai testi non è stata fatta neanche una contestazione. La difesa rinuncia solo a condizione che non vengano acquisite le SIT (sommarie informazioni), le parti si accordano e si passa agli ultimi testi del Quinto Reparto Mobile di Torino.
Martello Antonio spiega che alle tre di notte erano tutti nel mezzo che giravano, e l’autista sarebbe stato il primo a rendersi conto che c’erano persone che si muovevano dietro la recinzione, ma non hanno fatto in tempo ad allertarsi che sono arrivati i primi artifizi pirotecnici: “il primo era rosa”.

Fumo, trambusto, indossano i dispositivi di protezione.
PM Ha visto lanci di oggetti?
Teste: Io credo sia logico che se ci arrivano degli oggetti gli operai non ce li buttano
PM: Ma lei ha visto qualcuno tirare?
Teste: nel fumo non posso dire di aver visto qualcuno articolare il brccio per lanciare qualcosa…

Dott.Capello, dr.ssa Trovato

Il teste successivo Davide Rissotto, è l’unico che consente di essere filmato. “verso le 3:15 l’autista ha visto qualcosa e ha iniziato a dire “stanno arrivando, stanno arrivando”, in concomitanza con cio’ sono iniziati ad esplodere degli artifizi pirotecnici proprio contro il mezzo, il tiro era teso, sembrava fosero mirati, a quel punto li ci siamo preparati con le protezioni individuali e siamo scesi dal mezzo, io avevo come equipaggiamento lo scudo rettangolare, sono stato vicino al lanciatore con il GL…”
Descrive poi gli attimi successivi, concludendo con… “gli eventi erano praticamente terminati perché poi sono culminati con il lancio di queste bottiglie lacrimogene…”

PM Bottiglie incendiarie?
Teste si, incendiarie

Gli avvocati tentano poi di capire verso che area sono stati lanciati i lacrimogeni, ma qui la nebbia sembra più offuscare i ricordi che lo scenario descritto nell’udienza.

Cesoie ritrovate 14 maggio 2013E’ il turno di Grosso Marco, ha effettuato il sopralluogo presso il cantiere di Chiomonte il giorno successivo, insieme alla Borgese, viene mostrato un video (che secondo l’avv. Novaro non risulta agli atti, nonostante le insistenze di Padalino, cosa che viene ribadita anche dagli altri avvocati della difesa) e descrive i luoghi indicando il materiale ritrovato ” un mortaio artigianale per artifizi pirotecnici, 3 cesoie metalliche, un segnalatore acustico spray, un artifizio pirotecnico indicato con lettera N nell’annotazione, un binocolo, una maschera antigas e un berretto con visiera ma non ricordo quale iscrizione ci fosse”.

Prossime udienze 14 e 16 luglio, si ascolteranno gli ultimi operanti, i cacciatori di calabria, i carabinieri di Gorizia. Si concludono quindi i testi presenti in quelle circostanze per partire poi, da settembre, con le indagini. Calendario udienze:

– settembre: 18,24

– ottobre: 2,9,23

– novembre: 6,14,26.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

 

 

I resoconti delle udienze precedenti:

Terza udienza, 13 giugno 2014
Seconda udienza 6 giugno 2014
Prima udienza 22 maggio 2014

Manifestazione del 10 maggio a Torino, “colpevoli di resistere”

 

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