Appena 20 minuti di aria al giorno in uno spazio poco più grande della cella e sormontato da una rete metallica, il resto del giorno in una cella con il blindato chiuso. Parliamo di un isolamento completo che si protrae da più di un mese nei confronti degli arrestati nell’ambito dell’operazione “Scripta Manent”. Secondo gli avvocati difensori, il nostro ordinamento penitenziario non prevede – nemmeno per ipotesi di gravi infrazioni disciplinari – una sospensione totale delle regole di trattamento penitenziario per un tempo così prolungato. Alcuni degli arrestati hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro l’isolamento definito dagli avvocati difensori “totale e arbitrario, tanto che il trattamento riservato ai ristretti può essere definito inumano e degradante”.
Nei giorni scorsi gli avvocati avevano denunciato la situazione sia al pm di Torino, Roberto Sparagna, titolare delle indagini e sia al Dap, ma la situazione è rimasta invariata. Eppure c’è un particolare non indifferente. I detenuti coinvolti nell’operazione giudiziaria come Marco Bisesti e Beniamino Anna (da alcuni giorni in sciopero della fame) erano stati trasferiti da poco nella sezione per detenuti classificata come As2, una sezione dedicata quasi interamente agli anarchici secondo lo schema della differenziazione. Nonostante ciò sono ugualmente sottoposti al regime di isolamento totale. Hanno il blindato sempre chiuso, accedono all’ora d’aria per pochi minuti in solitudine e non possono comunicare con gli altri detenuti della sezione: una carcerazione dura che ricorda molto da vicino il 41 bis. Gli avvocati difensori spiegano che l’art. 33 dell’ordinamento penitenziario prevede l’isolamento solo in tre casi: per ragioni sanitarie, disciplinari e di giustizia. Eppure nei casi denunciati, i difensori precisano che “nessun provvedimento di isolamento giudiziario risulta essere stato emesso dall’autorità giudiziaria che ha disposto esclusivamente il divieto di incontro tra i coimputati”.
In particolare, per quanto riguarda Bisesti, gli avvocati hanno fatto notare che “nessun coindagato si trova ristretto nel carcere di Alessandria, quindi l’esclusione dalle attività comuni e dalla socialità risulta del tutto incomprensibile ed assume natura esclusivamente afflittiva”. Osservano peraltro che qualora vi fosse un provvedimento giudiziario che dispone l’isolamento – circostanza più volte negata dal Pubblico Ministero – lo stesso deve precisare modalità, limiti e durata dell’isolamento medesimo. Infine il regolamento di esecuzione stabilisce che la direzione penitenziaria, qualora manchino tali elementi, debba richiedere all’autorità giudiziaria le integrazioni necessarie. Ma finora l’isolamento permane nei confronti di tutti e sette gli arrestati distribuiti nel carcere di Alessandria, Latina, Terni e Ferrara.
L’operazione giudiziaria condotta dalla Procura di Torino che ha coinvolto i detenuti è scattata il 6 settembre scorso. Secondo il pm Sparagna, gli arrestati risulterebbero affiliati all’organizzazione Federazione Anarchica Informale (FAI). Ai fermati viene contestato il reato di associazione con finalità di terrorismo. L’indagine, attraverso l’analisi di un’enorme quantità di documentazione ideologica (opuscoli anarchici), avrebbe permesso di ricostruire la struttura associativa e l’evoluzione internazionale della Fai. L’obiettivo prefissato e quindi ritenuto pericoloso è la “distruzione dello Stato e del Capitale”, insomma il pensiero anarchico. Gli investigatori hanno ricostruito anche la storia del gruppo, partendo non solo dal documento costituivo nel 2003, in cui oltre a rivendicare l’esplosione di due cassonetti dei rifiuti nei pressi dell’abitazione di Romano Prodi, formalizzavano la costituzione del Fai, attraverso una “struttura unitaria operante sulla base di mutuo appoggio e attraverso una pluralità di sigle”, ma sono andati a pescare perfino nella vecchia inchiesta Marini risalente al 1996. L’accusa è una di quelle più gravi, l’articolo 270 bis, ovvero “Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico”.
Durante l’operazione non hanno solamente arrestato coloro che erano sotto indagine, ma a seguito delle perquisizioni sono state tratte in arresto altre due persone trovate in possesso di opuscoli  anarchici e materiali ritenuti esplosivi. Come nel caso del ragazzo romano Alessandro Mercogliano in possesso del quale, durante la perquisizione, la polizia ha trovato delle lampadine, delle batterie e dei miniciccioli. Tra i vari reati, gli è stato contestata l’aggravante di terrorismo, poi decaduta a seguito di riesame dell’ordinanza di custodia cautelare. Anche lui, fino a un giorno fa, era in isolamento completo.
Non è la prima operazione giudiziaria nei confronti degli anarchici. Una delle prime – quelle che seguono sono tutte operazioni giudiziarie eseguite tra il 2011 e il 2012 – è stata l’operazione “Ardire” condotta dalla pm di Perugia Manuela Comodi con l’allora generale dei Ros, Ganzer, poi la “Mangiafuoco”, la “Ixodidae” (ovvero zecca in latino) e l’ operazione “Thor”. Il materiale pericoloso repertato per quest’ultima operazione consisteva in una busta di chiodi, libri anarchici, giornali autogestiti e scambi di lettere con i detenuti anarchici stranieri. Nell’operazione Ardire è crollata l’accusa di associazione terroristica (270 Bis) che aveva giustificato gli arresti preventivi; nella “Ixodidae”, per gli anarchici accusati di associazione sovversiva con finalità di eversione dell’ordine democratico, tutto è finito in un’assoluzione. Per quest’ultima operazione – in seguito risultata fallimentare – sono stati effettuati oltre 10mila intercettazioni ambientali, 92mila ore di riprese video analizzate, 148.990 contatti telefonici, 18.000 comunicazioni telematiche intercettate, 80 eventi giudiziari presi in considerazione di cui 28 sono stati considerati nell’ambito di quel procedimento. Nel 2014 alcuni ragazzi, per aver fatto una manifestazione di solidarietà per gli arrestati nell’ambito di un’altra operazione giudiziaria denominata “Brushwood” – finita con il cadere di alcune accuse come associazione sovversiva con finalità di terrorismo e senza alcuna prova come armi, luoghi, ma solo interpretazioni di intercettazioni – hanno preso una condanna di dieci giorni tramutata poi in un’ammenda di 2600 euro.

 

Sorgente: Quasi un 41 bis per i sette anarchici in cella dal 6 settembre | Carcere | Il Dubbio

Salva

This article has 3 comments

  1. Comunicato di Croce Nera Anarchica

    “AVANTI…SIAMO QUI”

    -Faccia a faccia col nemico-

    All’alba del 6 settembre ha inizio l’operazione “Scripta Manent”.
    Sono 32 i compagni anarchici che in varie città d’Italia vengono svegliati dal D.I.G.O.S. e sbirraglia con mandato di perquisizione. Di questi 15 sono gli indagati, per 7 di loro, Marco, Sandrone, Valentina, Alfredo, Nicola, Anna, Danilo spiccano altrettanti mandati di cattura, poi un altro arresto (al di fuori dell’inchiesta) viene effettuato a carico di Daniele redattore di C.N.A. in seguito al risultato della perquisizione (ritrovamento di alcune batterie e un manuale da elettricista).
    Il mandante di questa operazione repressiva, ci teniamo a ripeterlo, è il Pubblico Ministero della procura di Torino Roberto Maria Sparagna.
    I fatti contestati ai nostri compagni puzzano di carta vecchia, tirata fuori da cassetti polverosi di anni, nulla di nuovo sotto il sole, e anche dimostrazione di poca fantasia da parte degli inquirenti che, non sapendo dove aggrapparsi per giustificare la loro misera esistenza, mettono assieme vecchie inchieste, soliti nomi e giornali/discorsi già ben noti.
    L’inchiesta si basa su attacchi compiuti a firma FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE dal 2003 al 2007
    Nello specifico gli attacchi inclusi in questa inchiesta che vengono contestati, comprendono i plichi esplosivi inviati nel maggio 2005 al direttore del CPT di Modena, alla caserma dei vigili di Torino San salvario e al questore di Lecce [rivendicati da FAI / Narodnaja Volja], l’ordigno esplosivo contro la caserma del RIS di Parma [24 ottobre 2005 – rivendicato da FAI / Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare)], il pacco bomba inviato a Sergio Cofferati [2 novembre 2005 rivendicato da FAI / Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare)], gli ordigni contro la caserma allievi carabinieri di Fossano [2 giugno 2006 rivendicati da FAI/RAT (Rivolta Anonima e Tremenda)], i pacchi bomba inviati a Torino nel luglio 2006 alla Coema Edilità (ditta coinvolta nella ristrutturazione del CIE), al sindaco Sergio Chiamparino e al direttore di Torino Cronaca [rivendicati da FAI/RAT (Rivolta Anonima e Tremenda)], gli ordigni piazzati nel quartiere torinese di Crocetta [7 marzo 2007 rivendicati da FAI/RAT]; oltre ad altre azioni anche il ferimento dell’A.D. per Ansaldo Nucleare R. Adinolfi [7 maggio 2012], per il quale due compagni anarchici, Alfredo e Nicola sono già stati condannati e hanno rivendicato pubblicamente l’attacco.
    Insomma, ritorna l’abitudinario reato associativo 270bis, più vari 280bis e un 285.

    A livello tecnico questo è quanto, nell’attesa che si esprimano i compagni, e che si possano studiare le carte dell inchiesta.

    -Mostriamo i denti-

    Per quanto riguarda il progetto editoriale Croce Nera Anarchica, come scrivemmo agli inizi del progetto, “Fuochi di rivolta continuano a rischiarare le tenebre di un mondo altrimenti volto all’annientamento dell’individuo ed alla schiavitù omologata: ad attizzare questi fuochi e ad accenderne di nuovi queste pagine sono destinate.”
    Croce Nera Anarchica oltre a diffondere notizia di attacchi sparsi per il mondo , rivendicazioni , comunicati e contributi di analisi e critica, interni o esterni alla redazione; è stato e continuerà ad essere, anche un supporto reale che permette ai compagni prigionieri di guerra di continuare ad essere parte viva del dibattito rivoluzionario, permettendo così il continuo apporto di idee e analisi per perseverare nella lotta.
    Dunque, ora ci preme ribadire, ancora e ancora, che la violenza rivoluziona dell’azione diretta distruttiva è pratica che diventa necessario rivendicare. In quanto anarchici, ogni singola azione contestata ai nostri compagni ci appartiene; ci appartiene ed è patrimonio di tutto il movimento anarchico.
    Per noi l’anarchia non solo è possibile qui ed ora, ma si concretizza in ogni sua esplosione, ogni volta che un azione va a buon fine. Si constata in quei brevi istanti in cui si illumina la notte con il fuoco refrattario, si conferma in ogni tentativo di evasione, si manifesta nel prendere una sedia in mano e frantumare il vetro divisorio tra i cani da guardia e la sala colloqui all’interno di una galera. L’anarchia ha tanti nomi, e noi ci assumiamo tutti i nomi dell’anarchismo, l’anarchia è il costante avanzamento verso l’orizzonte irraggiungibile. E’ la ricerca incessante della libertà illimitata. E’ la diffusione cosciente del caos e delle sue conseguenze.

    -La solidarietà…e le azioni distruttive-

    Come già detto e ridetto, la solidarietà come la intendiamo noi è quella che si fa azione, il continuare a portare avanti gli attacchi e le pratiche per le quali i compagni sono stati, arrestati. Pratiche che a tutti appartengono.
    Non batteremo in ritirata, siamo qua, sempre spalla a spalla con i compagni che, contro i frangenti della rassegnazione, si scagliano con l’impeto della tempesta.
    Col sangue agli occhi, stringiamo i nostri compagni, consci che rispondere alla repressione voglia dire fare passi in avanti, e rilanciare, ancora e ancora.
    Tutto il resto è noia.
    Tutto il resto è politica e ci fa schifo.
    Sempre per l’Anarchia…

    Omar, Lello e Ale, parte dei redattori di Croce Nera Anarchica

    Comunicato da Bologna

    Alle luci dell’alba di martedì 6 settembre, la DIGOS, su mandato della Procura di Torino, pistole spianate, irrompe in casa di decine di persone in tutta Italia. Alla fine della giornata saranno due le notifiche di custodia cautelare in carcere e sei gli arresti, di cui cinque inerenti l’operazione e uno conseguente all’esito delle perquisizioni.
    All’interno di un copione già visto si consuma l’ennesima operazione repressiva su scala nazionale, chiamata a sventare la cospirazione anarchica e la sua “organizzazione associativa”, grazie al famigerato e mai troppo attempato 270bis.
    In provincia di Bologna, si consuma una vicenda emblematica del “modus operandi” delle forze dell’ordine. Nel corso della perquisizione dell’abitazione di un compagno e dei terreni a essa limitrofi, due agenti di polizia vengono sorpresi dal compagno stesso, grazie al suo atteggiamento vigile e diffidente, a trafficare con una pistola, non di ordinanza e posta all’interno di una busta trasparente. Accortisi di essere stati notati i due raccolgono da terra la pistola in questione e la ripongono in tasca. A voi l’interpretazione di questo inquietante episodio.
    Ai/lle colpiti/e da questa ennesima operazione repressiva va la nostra solidarietà e vicinanza. In un mondo che ci vorrebbe inermi a lamentarci stiamo dalla parte di chi ha ancora dei nemici, li sceglie tra i responsabili della propria miseria e si organizza per fargliela pagare.

    Alcuni/e anarchici/che a Bologna

    Carogne settembrine – L’operazione “Scripta Manent”

    Verso le ore 05:00 di questa mattina, 6 settembre, quasi come una scadenza annuale o la tassa sulla monnezza da pagare, si sono materializzati davanti l’uscio di casa mia un branco di cani da guardia.
    Non elemosinavano crocchette, biscottini o ossa ma armi, esplosivi, rivendicazioni, Croce Nera Anarchica, Pagine in Rivolta e KNO3…
    Con la tipica arroganza dei cani da guardia, si infilavano dentro casa per iniziare a rovistare non prima di avermi consegnato il biglietto d’invito firmato, non da me ovviamente ma, da un certo Roberto M. Sparagna che di mestiere fa l’inquisitore per conto della Procura di Torino.

    A parte qualche petardo “Cobra” e un fumogeno non trovavano null’altro di “pericoloso”, quindi sfogavano la loro fame su giornali, opuscoli e manifesti soprattutto di provenienza Grecia e Messico, le suddette pubblicazioni anarchiche italiane più altre, manifesti con simboli della FAI/FRI oltre ad una buona quantità di corrispondenza anche datata di decenni.

    Dopo aver ribaltato per bene la mia camera, e visitato anche le camere dei miei coinquilini, mi hanno chiesto di seguirli in Questura per fare il totale sulla razzia fatta e rilasciarmi il verbale di sequestro.

    Anche questa volta, con una precisione chirurgica con l’inizio settembrino, sono scattate perquise, sono spiccati gli avvisi di garanzia, ma soprattutto sono stati sequestrati alcuni compagni, 8 per la precisione…
    Questa volta per aggiudicarsi un posto sul libro paga dello Stato per qualche anno, il pm R. M. Sparagna ha dovuto pescare nel torbido, arrivando a fatti accaduti dal 2003 (chissà se il prossimo inquisitore non ci accusi e arresti per “moti del Matese” o la “rivolta di Piombino”…

    Quelli a cui il “parruccone” di turno si rivolge, e riassume sotto forma di “270 bis”, sono gli attacchi messi in atto dal 2003 in poi a firma FAI/FRI, senza sapere che già nel 2004 qualcuno ci aveva provato da Roma con “L’Operazione Cervantes” e dopo un paio d’anni con l’operazione contro i compagni dell’allora Croce Nera Anarchica.
    L’arresto dei nostri compagni non servirà a farci battere ritirata, quindi armatevi di “santa e inquisitoria” pazienza perché vi toccherà svegliarci ancora all’alba per tantissimo tempo…sempre se ci trovate ancora nei letti…
    Alfredo, Nicola, Anna, Marco, Alessandro, Daniele, Danilo e Valentina non verranno lasciati soli nemmeno per un solo secondo.
    I nostri pensieri saranno rivolti a loro in ogni istante di queste loro vite sequestrate, in ogni loro respiro, in ogni nostro passo lungo i sentieri delle selve oscure.

    Io, me e me stesso
    Napoli, 6 settembre 2016

    Comunicato di Lello Valitutti:

    Compagni e compagne.
    la repressione la notte scorsa ha arrestato sei compagni “liberi” e due già prigionieri ed ha invaso le case di 33 compagni.
    Questa ondata repressiva ha colpito un’area del movimento anarchico.. l’area non ha risponsabili e non ha portavoce, quindi ognuno si esprime secondo la propria cosienza ed è risponsabile di quello che dice.
    La repressione come sempre vuole spaventare e intimidire, vuole obligarci a fermarci o a fare un passo indietro.
    noi ringraziamo tutti quelli che ci hanno espresso solidarietà.. la solidarietà dei compagni è sempre utile e preziosa.
    da parte nostra invitiamo i compagni e le compagne ad esprimere la loro solidarietà nel solo modo che noi riteniamo efficace.
    compagni e compagne, sorelle, fratelli non dobbiamo permettere che la repressione raggiunga il suo scopo. tutti insieme dobbiamo impegnarci a multiplicare i nostri sforzi per rendere la lotta sempre più dura, efficace ed distruttiva contro ogni forma di potere.. naturalmente ognuno seguirà la propria coscienza e farà ciò che riterrà opportuno.
    rispondere alla repressione vuol dire fare passi in avanti, solo così potremo aiutare i nostri compagni prigionieri.
    un abbraccio a tutte e tutti.

    Lello, “quello in carrozzina”

    In solidarietà con tutti i ribelli

    Il giorno 6 settembre la polizia ha colpito ancora gli anarchici con una trentina di perquisizioni in tutta Italia e 6 arresti: Anna, Marco, Sandrone, Daniele, Danilo e Valentina, oltre alla notifica in carcere per Nicola e Alfredo.
    Anche in questa occasione ci preme ribadire da che parte stiamo. Stiamo con chi non si rassegna, con chi non obbedisce alle leggi scritte e non scritte di questa società putrida, con chi crede nell’azione come mezzo per cambiare le cose e non nelle chiacchere.
    Non aspettiamo tempi migliori o peggiori per esprimere concretamente tutta la rabbia verso chi opprime, sfrutta e distrugge ormai quasi indisturbato.
    E’ ora il tempo!

    Garage Anarchico pisano

    Solidarietà da Cagliari

    Solidarietà alle compagne e ai compagni arrestati, inquisiti e perquisiti il 6 settembre 2016, nell’operazione “scripta manent”.
    Gli epigoni dei Torquemada dello stato italiano non ci danno tregua, ma non riusciranno a fermare il nostro percorso di liberazione.
    Sempri a innantis!

    Is kumpanjas is kumpanus de Kastedhu (SRD)

    Comunicato della Biblioteca Sabot

    La mattina del 6 settembre la procura di Torino fa scattare “Scripta Manent”: l’ennesima operazione repressiva contro gli anarchici.
    Anna, Marco, Sandro, Daniele, Danilo, Valentina vengono tratti in arresto. Alfredo e Nicola ricevono la notifica nel carcere di Ferrara. Altri 8 compagni vengono inquisiti. 33 case subiscono la sgradita visita degli sbirri.
    Anche questa volta, come fu per il processo Marini e le operazioni “Cervantes” e “Ardire”, il delirio inquisitorio del Dominio confeziona una fantomatica “organizzazione associativa con finalità di terrorismo” per attribuire 13 anni di azioni dirette ad una “regia unica”.
    E’ cosa risaputa: il Potere ha bisogno di capi espiatori per colpire in modo più efficace il fronte dei suoi più acerrimi nemici.
    Di fronte a tutto ciò ci preme ribadire che l’informalità della tensione anarchica è per sua natura irriducibile alla rappresentazione questurino/giudiziaria e a tutti i suoi corollari basati su “strutture”, “verticismi”, “regie occulte”, “capi”, “gregari”….
    Ai compagni sequestrati e inquisiti va tutta la nostra solidarietà, il nostro affetto, la nostra vicinanza, la nostra complicità.
    Il modo migliore per fronteggiare la repressione e non lasciare soli i compagni rinchiusi è proseguire nella lotta per la distruzione di questo esistente marcio, ognuno in base alla propria coscienza, ai propri desideri, alle proprie possibilità.
    Affinchè i responsabili della miseria, dello sfruttamento, dell’alienazione e della devastazione ambientale non dormano sonni tranquilli….

    Biblioteca anarchica e libertaria “Sabot”.

    COMUNICATO IN SOLIDARIETA’ AGLI ARRESTATI DEL 6 SETTEMBRE.

    Nella guerra sociale…
    La politica economica guerafondaia odierna sperimenta armi nucleari sui territori ed utilizza armi chimiche sulle popolazioni, lavora alla creazione di sub-umani robotici come I-CAB o protesi tecnologiche in utilizzo/dipendenza/controllo delle masse indottrinate alla paura, saccheggia i terirtori proficui ai suoi iteressi e gestisce le conseguenti migrazioni umane individuate come risorsa da da spremere, rinchiudere o ammazzare, dipendentemente dalle situazioni, dai periodi o dal caso.

    …oguno fa le sue scelte
    Non possiamo che rifiutare questo ordine mortifero imposto dagli Stati e dal Capitale in nome del potere e del profitto. La scelta consapevole di attaccare questo sistema diventa l’unica alternativa coerente alla nostra etica anarchica di rifiuto del dominio e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura. Il conflitto diventa, tramite l’utilizzo della violenza rivoluzionaria e dell’attacco con l’azione diretta , espressione di emancipazione e pratica di liberazione.
    Dal canto suo l’ ordinamento statale e le sue articolazioni armate lavorano costantemente al mantenimento dell’ordine e si impegnano nella repressione di ogni forma di espressione dell’idea e della lotta anarchica.
    Questa ennesima operazione repressiva contro gli anarchici e gli arresti che ne sono conseguiti, sono la dimostrazione che il potere e l’autorità non attendono “tempi maturi”. Per lo Stato è sempre il tempo di agire, con i mezzi di cui dispone.
    Così mentre lo Stato gioca le sue carte, con le sue elucubrazioni poliziesche raccolte in inconsistenti manovre giuridiche partorite dai mercati Tribunali e farcite dal bieco lavoro mediatico, chi sceglie di non buttare il mazzo, continuerà a mettersi in gioco, rischiarando le tenebre dell’imposto.
    Lontani dalla retorica politica e dai teatrini della solidarietà pro-forma, è importante esprimere la vicinanza ai compagni arrestati e perquisiti con la forza e la determinazione che non possono essere intaccate dalle mosse della repressione.
    Oggi siamo al fianco degli arrestati ed inquisiti dell’operazione “Scripta Manent” e vogliamo esprimere la nostra vicinanza anche ad Alfredo Cospito, che n regime di AS2 nel carcere di Ferrara, ha infranto le vetrate divisorie della sala colloqui in solidarietà ai prigionieri greci della CCF.

    LIBERTA’ PER ALFREDO, NICOLA, ANNA, MARCO, SANDRONE, DANILO, VALENTINA E DANIELE. SOLIDARIETA’ A TUTTI GLI INDAGATI E PERQUISITI.

    Alcuni anarchici e solidali genovesi

    Comunicato solidale da Trento e Rovereto

    “Uno spirito libero si levava, impavido, incurante della sofferenza che un qualsiasi bieco rappresentante del sistema avrebbe potuto infliggergli.”

    Jack London

    L’ennesima prova di forza dello Stato, che ci strappa otto compagni per rinchiuderli nelle sue segrete, nascondendoli al mondo mentre ne spettacolarizza su tv e giornali un’immagine costruita ad hoc, vorrebbe spezzare da un lato la loro determinazione e dall’altro l’iniziativa e la cospirazione anarchiche.

    Davanti a ciò non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà agli arrestati e agli indagati per l’operazione “scripta manent”, dimostrando a lor signori che anche questa volta falliranno nei loro intenti e che non hanno da dormire sonni tranquilli.

    Libertà per Alfredo, Nicola, Anna, Marco, Danilo, Sandro, Valentina e Daniele.

    Anarchici ed Anarchiche di Trento e Rovereto

    COMUNICATO DA NAPOLI

    Con queste poche righe vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà e la nostra vicinanza ai compagni arrestati e indagati per l’ennesima inchiesta partita dalla procura di Torino che stavolta prende il nome di “scripta manent”.
    Un’inchiesta che persegue reati compiuti più di dieci anni fa. Attacchi, azioni dirette effettuate contro strutture del potere, quel potere che ci vorrebbe tutti automi, sottomessi a un unico volere, il suo. La società, nel preservare questo volere, reprime qualsiasi forma di dissenso senza andare troppo per il sottile. Chiunque non accetti o, peggio ancora, osi ribellarsi ne sperimenta sulla propria pelle le conseguenze, e di questo ne siamo consapevoli, lo abbiamo ben presente dal momento in cui cerchiamo di mettere in pratica il pensiero anarchico.
    Quello che ci lascia interdetti è la quantità di tempo che gli inquirenti hanno impiegato per trovare gli elementi probanti da permettere l’arresto dei compagni. Sarebbe interessante sapere quali nuovi indizi sarebbero saltati fuori oggi, nel 2016, rispetto a delle azioni compiute nel 2003. Forse il tempo impiegato è stato quello necessario per trovare un mentecatto in cerca di gloria disposto a firmare le ordinanze di custodia?
    Riteniamo importante non rimanere in silenzio, un silenzio che in un’epoca di forte pacificazione sociale e di estrema “politicizzazione” delle lotte (nel senso più squallido) sarebbe un’ulteriore facilitazione del lavoro che il potere compie quotidianamente per isolare e criminalizzare tutti coloro che non si piegano alle sue regole.

    Il nostro abbraccio solidale va a tutti i compagni e le compagne rinchiusi nelle carceri di tutto il mondo.

    Gruppo anarchico Louise Michel

    “LA RIVOLUZIONE È UN FATTO SOCIALE, COLLETTIVO.
    LA RIVOLTA È INDIVIDUALE”.

    A che scopo, compagni miei,
    rimestare il passato con tutta la nostra grullaggine e tutti i nostri errori?
    Noi, lungi dal lamentare di trovarci soli,
    avremmo dovuto cercare sempre, in ogni momento, in ogni luogo e in ogni evenienza,
    di essere “soli contro tutti”.
    (Paolo Schicchi)

    I nomi che i birri danno alle loro operazioni repressive sono spesso imbarazzanti, talvolta evocativi, altre insultanti. L’ultima operazione a danno di compagni/e anarchici/che, scattata il 6 novembre 2016, è stata chiamata “Scripta Manent”, ed evoca un antico proverbio latino, che trae origine da un discorso di Caio Tito al senato romano (chiunque, ma proprio chiunque, può dare uno scorcio a Wikipedia e improvvisarsi storico, persino uno sbirro). “Verba volant, scripta manent”, insinua la prudenza nello scrivere, perché, se le parole facilmente si dimenticano o vengono fraintese, gli scritti ci ricordano che “carta canta” e formano sempre documenti incontrovertibili.
    Sono in tanti a saperlo, ma pochi se ne rendono conto, tanto che poi vanno girando in giro a raccontare che in fondo da “quel” comunicato sono cambiati e quello che avevano precedentemente scritto è ormai acqua passata, storia vecchia……ma se scripta manent, verba volant.
    Pochi giorni fa otto compagni/e sono stati privati della libertà, parola dai vari significati e sfumature. Quella libertà che ti porta a praticare l’odio contro ogni divisa, che sia sporca del sangue di manifestanti o da quello dei ribelli oltre i confini, o che sia candida; quella delle stragi di Viareggio o della ThyssenKrupp; la libertà di Finmeccanica di essere di aiuto agli stati a massacrare gli oppositori, a incenerirli con un drone telecomandato da migliaia di chilometri; la stessa che invocano i padroni dell’atomo quando si organizzano per sterminarci; o quella del sanguinario Erdoğan, ma anche quella di contribuire con i propri piccoli mezzi alla destabilizzazione dei piani di Stato e capitale.
    La Federazione Anarchica Informale ha dato il proprio contributo al diffondersi della pratica dell’attacco, diretto e senza mediazioni. Sta a tutti/e noi raccogliere ciò che più riteniamo vicino alle nostre tensioni e lasciare a terra ciò che, al contrario, non ci convince in tale progetto, se c’è qualcosa che non ci convince. Ma, se esistono delle perplessità, che si taccia, e si stia sereni. Se volete sbiancate pure, ma non permettetevi di gettare fango su chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, meglio tacere e passare per idioti che parlare e dissipare ogni dubbio.
    I compagni che sono stati accusati, e/o indagati, di farne parte meritano tutta la nostra solidarietà solo per il fatto di essere anarchisti prigionieri di uno Stato o di essere tra le sue mire. Chissenefrega se fanno parte del progetto FAI/FRI oppure no, sono compagni anarchici e per questo vanno sostenuti.

    MORTE A FRANZ, VIVA OBERDAN!

    Milano, Un uomo che dice no

    Comunicato da Parigi:

    Scripta manent, volens nolens !

    Alcuni hanno l’abitudine, perche fieri e desueti, altri per burlarsi, di dire “non sono nemmeno l’uno per cento eppure esistono”1 sull’aria ben conosciuta di un certo clawn. Nella sezione AS2 del carcere di Ferrara ce n’è il cento per cento, essi esistono belli e buoni, gli anarchici… Lo stato italiano è specialista in materia, di operazione in operazione, dalla Marini ad Ardire, passando per Thor, Mangiafuoco e Cervantes, è con qualche variazione cosmetica e poetica che si mettono in moto le une dopo le altre: grandi “colpi” repressivi della Digos o dei ROS contro gli anarchici. Oggi il piatto del giorno è più poetico che mai. L’operazione Scripta manent (gli scritti rimangono) si è dispiegata sul territorio nazionale italiano la mattina del 6 settembre 2016 su ordine della procura di Torino, con arresti, e una trentina di perquisizioni inerenti agli attacchi rivendicati dalla FAI. Per il momento gli arrestati sono sparpagliati in più prigioni, potrebbero essere prossimamente raggruppati nell’AS2 di Ferrara gli uomini e a Rebibbia le donne.

    Ci potremmo rassegnare a questo stato di cose: ogni piè sospinto, lo stato italiano aggiorna i propri archivi, tormenta, incarcera, fantastica di scenari assimilabili, più al cinema di spionaggio hollywoodiano tanto nei suoi metodi ridicoli quanto nei suoi scenari cospirazionisti (organizzazioni strutturate come delle imprese o dei proto-stati, con gerarchie, finanziamenti complessi e altre stupidaggini proprie dei giudici istruttori), che a una qualsiasi realtà di movimento anarchico antagonista e antiorganizzatore.

    Ma in fondo non ci si sorprende ne si toglie niente alla rabbia che prende allo stomaco quando apprendiamo che ancora una volta compagni di valore, dei combattenti, talvolta degli amici, si ritrovano di attenzionati o dietro le sbarre della democrazia italiana. Sempre con lo stesso ritornello, sempre con la stesso fetore mediatico abituale, i visi dei nostri compagni impressi sui giornali con titoli e legende inquietanti, dei video diffusi per migliaia di buoni cittadini che si sentono rassicurati nel vedere questi cattivi “terroristi” risvegliati dalla Digos, ai piedi del loro letto, ammanettati ai polsi, fieri malgrado i tentativi di intimidazione e di infamia. La pace sociale non dormirà meglio questa notte perché non potranno mai fermare tutti i rivoltosi, ne resterà sempre fuori per continuare la lotta con dignità e coraggio, per attaccare la meterialità dei rapporti di dominazione, rompere la normalità, trasmettere le loro esperienze e particolarmente quelle dei prigionieri, delle analisi, della teoria e della pratica.

    Un pensiero forte per i compagni già incarcerati nella sezione AS2 di Ferrara. Noi siamo certi che se i cammini si incroceranno Nicola e Alfredo troveranno dei compagni come loro pieni di determinazione nel non lasciarsi togliere la loro dignità dalle guardie.
    In un paese che si vanta negli ultimi anni della riduzione del numero di prigionieri è vero che, se la si compara ai record della popolazione carceraria battuti e ribattuti tutte le estati nelle prigioni francesi da decenni, gli anarchici, loro, non saranno mai esenti dalla repressione dello stato, quali siano le politiche circostanziali dei governanti.

    Allora noi non esentiamo lo stato e i suoi labirinti, senza colpo ferire: fuoco a tutte le prigioni, libertà per tutti e tutte!

    “Scripta manent” ? Volens nolens !

    Qualche anarchico solidale di Parigi ,
    8 settembre 2016

    A PROPOSITO DELL’OPERAZIONE SCRIPTA MALET

    All’alba del 6 settembre ha inizio l’operazione “Scripta Manent”, un’operazione coordinata dalla Digos di Torino che ha portato alla perquisizione di 32 abitazioni in varie regioni d’Italia, e all’arresto di cinque compagni con l’accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo: Anna, Marco, Alessandro, Danilo e Valentina, oltre alla notifica in carcere per Nicola e Alfredo. Un altro compagno, Daniele, è stato arrestato in seguito al ritrovamento nella sua abitazione di alcune batterie e un manuale da elettricista: materiale atto alla fabbricazione di ordigni secondo gli inquirenti.

    Passano gli anni, ma gli anarchici sono ancora il chiodo fisso delle questure e di uno stato ormai dedito “alla caccia alle streghe”.
    L’inchiesta attuata dal Pubblico Ministero della procura di Torino Roberto Maria Sparagna, ci spinge ad assumere una posizione netta a sostegno di chi viene colpito dalla violenza repressiva; ci teniamo perciò ad esprimere piena solidarietà a coloro che, con i propri sforzi e la propria vita, cercano di rispondere colpo su colpo alle violenze che ogni giorno siamo costretti a sopportare.
    Proprio per questo, con il cuore affranto ma colmo di vicinanza, vogliamo ricordare tutti i nostri compagni che sono attualmente detenuti nelle carceri del mondo “libero” per aver espresso coi fatti il proprio dissenso allo schifo al quale ci vorrebbero rassegnati.

    Con la consapevolezza che un mondo nuovo potrà sorgere solo sulle macerie di questa misera realtà, proseguiamo il nostro cammino verso l’Anarchia.

    Alcuni/e compagni/e anarchici/che imolesi

    • A loro va anche la nostra solidarietà, e nessuna rassegnazione! Aggiungo indirizzi e il conto corrente per sostenere le compagne e i compagni arrestati nel corso dell’operazione repressiva “Scripta Manent”(da Informa-Azione):

      BISESTI MARCO Strada Alessandria, 50/A – 15121 San Michele, Alessandria (AL)

      MERCOGLIANO ALESSANDRO Strada Alessandria, 50/A – 15121 San Michele, Alessandria (AL)

      BENIAMINO ANNA Via Aspromonte, 100 – 04100 – Latina LT

      CREMONESE DANILO EMILIANO Str. delle Campore, 32 – 05100 Terni TR

      SPEZIALE VALENTINA Via Aspromonte, 100 – 04100 – Latina LT

      ALFREDO E NICOLA SI TROVANO SEMPRE A FERRARA IN AS2

      Mentre Daniele, compagno redattore di CROCE NERA ANARCHICA, è stato arrestato secondo altro procedimento, con l’accusa di detenzione di materiale atto alla fabbricazione di ordigni esplosivi. In seguito al ritrovamento nel suo appartamento di alcune batterie e un manuale da elettricista.

      DANIELE CORTELLI via delle Campore 32 – 05100 Terni (TR)

      Per inviare contributi solidali

      N° Carta PostePay: 4023 6009 1934 2891
      Intestato a: Omar Nioi

  2. Comunicato di Alfredo sull’operazione Scripta Manent
    2016/10/21 12:16

    Valentina, Danilo, Anna, Marco, Sandro, Daniele, Nicola. Amici, fratelli, sorelle, compagni compagne sono stati arrestati e riarrestati. Dovrei propinare la solita solfa sull’ennesima montatura. Invece voglio parlare del perché sono stati arrestati. Perché fratelli e sorelle hanno colpito, si sono stufati di aspettare, hanno ignorato le decisioni della maggioranza e sono passati all’azione. Rimango comunque ottimista e di buon umore perché la logica dell’ (1+1=2) mi dice che i compagni-e che hanno colpito sono ancora in libertà quindi in grado di colpire di nuovo. Il potere non reprime a caso. Oggi vuole isolare e annientare una parte del movimento anarchico che per quanto “esigua” è riuscita a spezzare le catene che la legavano alla vecchia “anarchia sociale”. Un anarchismo sociale che ricerca in maniera suicida e compulsiva il “consenso a tutti i costi” annacquando di continuo le proprie istanze. Al potere fa comodo questa visione che non va “mai oltre” al contrario teme quegli anarchici che non si fanno legare le mani dal “consenso” perché convinti che solo dall’azione (non dalle teorie astratte o dalla ricerca-inseguimento del “popolo”) nasca la strategia, la strada da percorrere.
    Non voglio entrare nel merito delle “accuse” e delle cosiddette “prove”. L’unica cosa che mi sento di dire è che i fratelli e le sorelle della FAI-FRI hanno sempre rivendicato a testa alta davanti ai porci togati i propri meriti, le proprie responsabilità, sputando loro in faccia, come facemmo noi a Genova. La mia priorità assoluta non è di uscire a tutti i costi dal carcere ma di uscirne a testa alta senza aver rinnegato niente di quello che sono stato, e che sono. Uscirò con le buone o con le cattive, quello dipenderà dalla mia forza, dalle mie capacità, dalla forza dei miei fratelli e sorelle fuori ma sicuramente ne uscirò a testa alta.
    La mia complicità ideale va ai fratelli e sorelle della “Cooperativa artigiana fuoco e affini” FAI, ai fratelli e sorelle della FAI-RAT (Rivolta anonima e tremenda) e ai miei fratelli e sorelle della Narodnaja Volja-FAI chiunque siano, ovunque siano. La mia complicità ideale va all’anarchismo d’azione che in forme nuove sta risorgendo in mezzo mondo dopo un lungo letargo.
    AVANTI SENZA PAURA
    IL FUTURO E’ NOSTRO
    PENSIERO E DINAMITE
    Alfredo Cospito
     
    PER SCRIVERE AD ALFREDO
    Alfredo Cospito, via Arginone 327
    cap 44122 Ferrara (FE)