Capodanno2011NOTAVHo deciso di scrivere un breve resoconto del processo, sino ad oggi, prima dell’ormai prossima udienza prevista per domani, venerdì 20 giugno, alle ore 9:00 presso il Giudice di Pace in V.le dei Mughetti 22, poco distante da quell’aula bunker dove passo ormai mediamente due giorni a settimana.

In sintesi: Io ed un altro no tav siamo accusati di ingiurie e minacce. Alla sottoscritta è addebitato il reato di “ingiuria, art. 594 c.p. perché offendeva l’onore e il decoro di Numa Massimo comunicando con lo stesso al telefono e profferendo la frase “Infame, basta con le infamità”. Il riferimento sarebbe ad una telefonata fatta nella notte di Capodanno, notte che trascorsi al Clarea insieme a centinaia di No TAV, in attesa che l’area venisse trasformata, dalla mezzanotte e un minuto, in “sito strategico nazionale”, come preannunciato dallo stesso Numa il 30 dicembre 2011 su La Stampa, il titolo era chiaro: “TAV, il cantiere sarà area strategica, arresti per chi viola la zona rossa”. Una zona però non meglio identificabile, un articolo del quale avevo salvato il link ma non più disponibile on line. Misteri.

Fu comunque quello il motivo che mi spinse a partecipare alla serata e, come ho raccontato nella mia deposizione all’udienza del 28 marzo, passai il mio tempo cercando di ottenere informazioni, dagli agenti alle reti, telefonando alla questura, sino al tentativo trasformatosi poi in qualcos’altro, di andare direttamente alla fonte, ovvero all’articolo su La Stampa, quando nessuno sapeva dirmi quale fosse la zona rossa o se ci fossero nuove ordinanze in vista della trasformazione in sito strategico nazionale.

La mia deposizione ha cercato di chiarire questi aspetti, inclusa la vicenda che mi vide coinvolta in prima persona nell’ormai noto caso dei “messaggini anonimi” partiti dal server de La Stampa, da conversazioni sulla mailing list (ora non più attiva) “assembleapermanente”, usata dal movimento no tav e, a quanto pare, anche da esterni e/o giornalisti più o meno dichiarati. Spiego così, al giudice, che fui proprio io a rintracciare, analizzando i dati completi delle email, l’indirizzo IP dei messaggini anonimi e verificando che fosse proprio il mail server de La Stampa (e fui sempre io a fornire il materiale a C.Gubitosa che scrisse l’articolo su Liberazione).  Alcuni no tav organizzarono poi un incontro con la redazione per sollevare il caso, e fu allora che qualcuno mi diede il cellulare di Numa suggerendomi di avere un chiarimento diretto, cosa che non feci per ragioni che credo comprenderete senza che debba spiegarvele.

La vicenda fu oggetto di querela da parte di Alessandro L., ma naturalmente fu archiviata, non nel “merito” ma per decorrenza termini, in quanto non fu usata la riunione come momento diffamatorio (come sostenuto dagli avvocati di Alessandro, il no tav ferito al volto di lacrimogeno protagonista di quei messaggini anonimi ma non troppo) ma la data del ferimento, il 24 luglio. Geniali, ammettiamolo. Il caso è chiuso, quindi, dal punto di vista giuridco, ma nell’ambiente dei giornalisti sembrerebbe avere avuto una certa diffusione, cosa che non credo sia stata gradita dal soggetto.

Ho voluto fare queste premesse perché il vittimismo del giornalista emerso nella seconda udienza mi era sembrato quanto meno surreale, il fatto poi che per tutta l’udienza parlasse di “esecuzioni mortali”, “minacce, pacchi bomba, una vita sotto scorta”, aggiungendo episodi successivi alle telefonate in questione, che quindi non avevano nulla a che fare con l’oggetto di questo procedimento, mi ha spinta ad aggiungere, per equilibrio, elementi antecedenti che forse contribuivano a dare un quadro ben diversi su chi potesse essere il persecutore e chi la vittima di tali persecuzioni. Forse.

 

Spiego quindi, nella mia deposizione, che dopo aver chiesto ai funzionari alle reti del cantiere e non avere ottenuto risposte, ho tentato di avere notizie direttamente dalla questura, anche qui però nessuna risposta. Ho lasciato il mio numero per essere ricontattata ma le spiegazioni sono giunte dopo le 22 e, come potete immaginare, non sapendo se e dove avremmo potuto “essere arrestati” poiché la fantomatica zona rossa dalla mezzanotte e un minuto non era definita, il bisogno di avere qualche risposta era impellente. Visto che avevo il numero della fonte, decisi di tentare con una domanda diretta…. ma dopo una rapida consultazione con i presenti mi sconsigliarono (proprio per la mia posizione un tantinello invisa ad una certa stampa) di farla io, e si offrì una ragazza che tentò di fargli una semplice domanda ma non le fu possibile perché dall’altra parte del telefono Numa chiuse rapidamente la conversazione infastidito.

La mia deposizione prosegue, spiego  che ero con altre persone, ricordavo Andrea del TGMaddalena e, rispondendo alla domanda del mio avvocato, aggiungo che ricordavo che la telefonata fu ripresa, e che avevo anche il video, sia di quella fatta a Numa che di quella che ricevetti dopo le 22 dalla Dr.ssa Burdese, della questura di Torino. Avendo ricevuto i file via email non ero sicura di poter rintracciare l’autore, mi erano stati inviati da qualcuno che aveva letto uno dei resoconti che avevo postato su TGMaddalena e si era ricordato di aver salvato dei video di quella serata.

La Procura si oppone all’acquisizione del video, la difesa spiega che vuole comunque esibirlo alla Corte e spiega, ai sensi della sentenza di cassazione cui l’ex art.234 fa riferimento, che “è quotidiano ormai visionare filmati su Facebook, Youtube, ecc, anonimi, in quanto, a differenza di scritti anonimi, i video riproducono immagini che non possono essere falsate. Le valutazioni comunque spetteranno al giudice sentiti i testimoni, Si tratta di immagini, come una fotografia, ed insisto per l’acquisizione, non essendoci preclusioni a norma ex. art 234, indipendentemente dalla conoscenza dell’autore stesso”.

Di seguito alcuni passaggi della trascrizione fatta da Eleonora:
PM: Contrario, mi oppongo. In caso fosse accettato chiedo perizia sul video per accertarne originalità, data e ora, e se è stato modificato o no.
Parte civile (avv. Numa): si associa all’opposizione del PM ed esprime la volontà di chiedere ai testi qui presenti di essere più precisi su chi fece il video
La difesa rilegge il titolo dell’articolo di Numa: “TAV. Il CANTIERE SARA’ AREA STRATEGICA. ARRESTI PER CHI VIOLERA’ LA ZONA ROSSA”
Difesa chiede di nuovo particolari sulla telefonata, io rispondo che parlò solo questa ragazza e non fu proferita alcuna ingiuria, era in viva voce e Numa disse “volete altre denunce, non ne avete ancora abbastanza?”
PM: Ma cosa volevate sapere esattamente?
Imputato (io): Se leggo anche solo dal titolo “arresti in zona rossa” voglio sapere cos’è la zona rossa
PM Ma le spiegazioni sono indicate sin dalle prime righe..
Avv.Vitale: No, quella è la didascalia della foto
PM Qui leggo “vietato avvicinarsi alle reti e oltrepassare…”
Imputato (io): oltrepassare (riferito alle RETI) era chiaro, avvicinarsi NO, volevo sapere ESATTAMENTE a quale distanza, cosa si intende per avvicinarsi, un metro, 10 metri, un kilometro?
Riprende la parola la difesa, io sono ancora seduta su quel banco.
Difesa: Cosa diceva l’ordinanza precedente?
Imputato (io):Per quel che posso ricordare non c’erano limiti ad avvicinare le reti che prevedessero gli arresti
Difesa: Le reti corrispondevano all’area del sito strategico nazionale?
Imputato (io) No, c’erano differenze, per questo cercavamo di capire
Difesa Avv. Vitale: E’ l’articolo 19 che indica l’area strategica nazionale
Difesa Avv Bongiovanni: Lei abitualmente assiste alle udienze nell’aula bunker?
Imputato (io) Si, le scrivo su blog TGMaddalena.it
Difesa: Ci sono state durante quelle udienze questioni o dubbi su art.19?
Imputato (io) Si, fin dall’inizio. E nell’udienza proprio sulla precisa identificazione dell’area considerata sito strategico nazionale, art.19. E’ emerso durante la testimonianza del senatore Scibona
Difesa Avv Bongiovanni: in quel procedimento veniva erroneamente indicata come area del sito strategico anche quella della centrale IREN, mentre in realtà non lo era.

Vengono poi chiamati i due testi della difesa, Stefania D., e Andrea. Stefania era stata con me quasi tutta la sera, spiega la nostra vana ricerca di capire cosa sarebbe cambiato dalla mezzanotte e un minuto, le domande fatte alle reti, etc. Racconta che era una serata festosa non c’era alcuna tensione, tuttavia non si riusciva a sapere nulla di più sulla questione arresti sollevata dall’articolo de La Stampa, a firma Numa, il 30 dicembre. Anche l’altro teste, Andrea P., spiega della volontà di capire cosa sarebbe successo dalla mezzanotte e un minuto, e dei vani tentativi fatti alle reti, cita poi le telefonate spiegando che non ci fu alcuna ingiuria e neanche minaccia, ma ricorda che fui io a chiamare Numa, alla domanda del giudice “fu ripreso il momento della telefonata?” risponde che potrebbe aver ripreso con una telecamerina, alla domanda dell’avvocato Vitale “ha pubblicato o mandato il video alla redazione TGMaddalena?” risponde no.

L’avv.Vitale dice che valuterà se sarà possibile rintracciare l’autore del video e, in tal caso, ripresentare il video nella prossima udienza, con l’autore come teste.

Come potete vedere, in questo caso le sorprese non finiscono mai.
Chissà cosa succederà all’udienza di domani? Non potrò raccontarvelo in diretta, quindi fate come me: scopritelo vivendolo!

Appuntamento alle 9:00 in viale del Mughetti 22, l’aula la riconoscente seguendo le tante divise…

Simonetta  TGMaddalena
(Un ringraziamento speciale ad Eleonora Forno per la trascrizione dell’udienza dalla quale ho potuto ricavare questa sintesi)

Qui le puntate precedenti:

Prima udienza

Seconda udienza

Terza udienza   Con assoluta certezza. Terza udienza processo Numa contro due No TAV.

L’articolo su LIBERAZIONE sulla vicenda dei messaggini anonimi

 

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