Di prima mattina il quartiere San Paolo si è risvegliato con un’intero isolato militarizzato, cinque camionette di carabinieri e polizia, gazzelle e auto della digos hanno chiuso l’accesso di via Millio per procedere a una solerte operazione volta alla perquisizione del Centro Sociale Gabrio. Decine di uomini in uniforme sono penetrati nel centro sfondando tutte le porte, rovistando in ogni stanza e addirittura sfondando un muro per accedere ai locali informatici.

L’obiettivo è stato mettere sotto accusa una delle pratiche militanti del centro sociale, l’antiproibizionismo. Sono state infatti sequestrate le piante di marijuana presenti nel centro e gli strumenti per la loro coltivazione. Attività che da anni portiamo avanti apertamente. Siamo consapevoli che praticare coerentemente l’antiproibizionismo significa disobbedire a leggi ingiuste così come sappiamo che tale pratica può portare ad affrontare forme di repressione come quella adottata questa mattina dal reparto mobile della questura di Torino con l’avallo della procura. Siamo d’altronde sicuri che l’autoproduzione sia l’unico sistema per scardinare il sistema delle narcomafie da un lato e del controllo sociale oscurantista dall’altro. L’autoproduzione è condivisione, non spaccio.

E’ stata certamente anche una buona occasione per la questura per mettere il naso nei locali dove si svolgono le numerose attività politiche e sociali del centro.

Nella giornata in cui i principali mezzi di stampa rilanciano le dichiarazioni del magistrato Cantone sull’importanza e la necessità di legalizzare la cannabis per evitare il gioco delle425307103_63701 narcomafie è a dir poco paradossale che la procura e la questura di Torino si lancino in una operazione che va a colpire una delle poche esperienze reali in tale direzione. Noi lo sappiamo da anni, non abbiamo bisogno di un magistrato per capirlo.
Il risultato è che nel momento in cui scriviamo un compagno è in questura e un’altro è denunciato a piede libero, compagni ai quali va tutta la vicinanza, amicizia, complicità.
Tutte le attività del centro sociale programmate in questi giorni continueranno regolarmente.

 

Le compagne e i compagni del CSOA Gabrio

 

Sorgente: Proibizionismo d’agosto: di “laboratori della droga” e muri sfondati | C.S.O.A. Gabrio

This article has 3 comments

  1. perfetto! Hanno dato (i pennivendoli , fdo e sbirrami vari) occasione a Numa e soci di scrivere di nuovo…la mancanza di idee e di temi da parte del cosidetto “antagonismo” è sotto gli occhi di tutto. Cantone parla di droghe e ecco che sbirri e sbirrami reagiscono…e tra gli sbirrami è pieno di gente cosidetta antagonista, di quelli che con le loro macchine fotografiche e telefonini sono pronti a fare delazione.

  2. Da I PAPPATACI DEL SOCIALE-Una storia del terzo settore di Claudio MUTO- ed. Sensibili alle foglie

    “IN PIAZZA
    Oggi proteste in tutto il paese con manifestazioni regionali. A Bovito imponente corteo di centri sociali, movimenti antiglobalizzazione, minano i partiti della sinistra radicale, confederazioni sindacali,sindacati di base , realtà ecologiste, cattolici di base, socialdemocratici in semilibertà, liberaldemocratici a piede libero, giovani democratici, vecchi comunisti, studenti, tranvieri, operai, anarchici,pensionati, insegnanti, ricercatori, precari, operatori sociali.
    Sto per i cazzi miei, non ho voglia di buttarmi in qualche spezzone. Cammino di fianco alla fiumana di gente, sotto i portici,di cattivo umore, saluto a stento chi incontro per caso,prendo un caffè ogni cinquecento metri, mi cammuffo dietro sciarpa e cappello. La maggior parte dei miei amici ed ex amici è nel troncone delle cooperative sociali. Protestano in piazza, come in un gioco, come in un teatro, protestano come una cosa irrinunciabile, come cosa che se non fatta metterebbe in discussione, forse in crisi, , il loro sentirsi progressisti e il loro credo in un mondo migliore che bisogna tanto attendere ma su cui non è necessario fare nulla se non manifestare per pretenderlo dai potenti. Protestano contro i ministri e i governatori, potenti si, ma anche molto lontani dalla vita di tutti i giorni, dal quotidiano, dal rischio diretto e personale. Quando gli licenziano un collega nello stesso servizio non dicono una minchia, uno con cui magari hanno condiviso anni di lavoro e non solo. Come ci si può fidare di gente simile? Protestano contro presidenti del consiglio e grandi industriali, mentre sfilano in strada spalla a spalla ai presidenti dei consorzi, ai segretari generali, ai capi delle federazioni partitiche provinciali, agli assessori, a cui dovrebbero porre non pochi interrogativi prima di camminarci assieme.
    Sto per i fatti miei, taglio anche per qualche viuzza secondaria, guardo le vetrine delle librerie, osservo il corteo da lontano, incontro Mariateresa, vado a casa con lei a pranzo saltando il comizio. Che peccato, chissà cosa mi sono perso”