Resoconto udienza processo San Michele – 12 aprile 2016

Il primo teste: “Mi verrebbe da dire sempre non ricordo”. PM: Pensi a quanti ne ha detti oggi di “non ricordo”…

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Processo “San Michele”, resoconto udienza del 12 aprile 2016, dalla maxi aula 3 del Tribunale di Torino. La vicenda che vede coinvolto il primo teste, Chiapparino Roberto, secondo la procura sarebbe “rappresentativa della forza d’intimidazione del sodalizio circa la situazione debitoria” di Chiapparino nei confronti di quella che la procura definisce “compagine mafiosa” al centro dell’inchiesta, in questa vicenda Sisca Gregorio, Greco Pasquale ed il figlio Luigino, Audia Mario, Mirante Nicola e Micciché Giovanni.

All’epoca dei fatti Chiapparino risultava essere titolare, insieme al padre (Antonio) della CIERRE srl, azienda che si occupa di ristrutturazione, riparazione e decorazioni di edifici. Sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, agli inizi del mese di novembre 2010 la CIERRE srl cedeva in affitto un ramo d’azienda al GRUPPO EDILIA SPA per un periodo di 30 mesi, a fronte del corrispettivo di 60.000 Euro più IVA da pagarsi entro la fine del gennaio 2011. La forte situazione debitoria del Chiapparino, in base a quanto emerso nelle indagini e quantificata in oltre un milione di Euro, sarebbe derivata dall’accumularsi di mancati pagamenti ai fornitori e da una visura figuravano numerosi protesti che evidentemente gli impedivano un normale accesso al credito, terreno quindi fertile per cadere nelle trappole di usurai, un po’ come la storia di Luisella, teste ad una delle udienze della scorsa settimana.

Arrivo a deposizione già iniziata, il Pubblico ministero chiede i dettagli di una trattativa con Gruppo Edilia SPA sfociata poi in un accordo…
PM: la firma è sua?
teste: penso di si
PM: quindi non se la ricorda ma lei conosce l’esistenza di questa scrittura, questo accordo? Nella sostanza riduce il prezzo inizialmente pattuito ….
teste: posso leggerlo?
Presidente: deve leggerlo perché le domande le vengono formulate sui contenuti di questo accordo
teste: non me lo ricordo
Presidente: non se lo ricorda

Non ricorda neanche quando il valore dei beni fu modificato da 80.000 Euro a 49.000 Euro e non ricorda quante furono le cambiali consegnate a Petrocca (Omar, ne abbiamo parlato anche nelle altre udienze). Quelle date a Pasquale Greco le ricorda, si trattava della ristrutturazione di un sottotetto della sua proprietà sulla quale aveva chiesto un anticipo, lavoro che poi non riuscì a finire, trovandosi in una forte situazione debitoria.

PM: e poi non essendo riuscito a finire i lavori si è trovato nella posizione di essere rispetto a Greco Pasquale
teste: dovevo restituire dei soldi
PM: e quanto doveva restituirgli?
teste: l’importo non me lo ricordo
PM: e l’epoca? Cioè il debito suo nei confronti di Greco Pasquale.. quanto tempo prima nasce rispetto al settembre 2010?
teste: prima… ma non mi ricordo il periodo
PM: e si ricorda l’importo delle cambiali che lei cede a Greco Pasquale?
teste: mancano mi sembra 2000 euro all’importo che mi aveva dato lui

Il Pubblico Ministero gli mostra tre cambiali (11 mila euro + 30 mila euro + 31 mila euro)
teste: ah si…

Si trattava di lavori strutturali per il sottotetto di una palazzina, le domande insistono particolarmente sugli importi delle cambiali che però il teste non ricorda, ripetendo << io le cifre non me le ricordo, so solo che mancavano 2 mila euro ai soldi che lui mi aveva anticipato>>.
Come nelle udienze precedenti, anche questa volta la Presidente ricorda al teste che ha prestato vincolo del giuramento e che quindi ha l’obbligo di dire la verità, facendo notare al teste che le sue risposte sono infarcite di “non ricordo”. Il pubblico ministero ripete quindi la domanda:
PM: a quanto ammontava il suo debito nei confronti di Greco Pasquale?
teste: io sinceramente la cifra non me la ricordo…
PM: quante furono le cambiali che lei consegnò a Greco Pasquale in pagamento di questo suo debito?
teste: non ricordo se erano due o tre
PM: si ricorda l’ammontare complessivo di queste cambiali che lei consegna a Greco Pasquale?
teste: no

Il rapporto tra il teste e Sisca Gregorio risulta iniziato circa vent’anni fa, quando Sisca lavorava in un cantiere che il teste non ricorda … presso la ditta Falchero. I due iniziarono a collaborare, << se lui [ riferito a Sisca ] sentiva che serviva una decorazione…>> spiega Chiapparino.
Viene tirato in ballo il Gruppo Finanziario Immobiliare, amministratore una certa Barbara Tasca, tra i soci anche RUFFO Sara:

PM: tra i soci di questa società c’era una certa RUFFO SARA?
teste: non lo so
PM: sa chi era RUFFO SARA?
teste: no
PM: Sisca aveva a che fare con il Gruppo Finanziario Immobiliare?
teste: non lo so
Presidente: la domanda è se sapeva che Sisca facesse parte di questo gruppo
teste: no sapevo che collaborava
PM: quindi se io le dicessi che RUFFO SARA è la moglie di SISCA GREGORIO lei cade dalle nuvole?
teste: ah, Sara, non l’avevo conosciuta per cognome

Domande precise, risposte condite di “non so”, “non ricordo”, “forse. il Pubblico Ministero ricorda al teste che quando fu sentito a sommarie informazioni disse che “Sisca aveva necessità di rientrare perché i soldi” che Sisca gli aveva dato “non erano i suoi e che aveva bisogno di restituirli, una volta disse che erano del figlio”.
PM: l’impressione è che lei è  un po’ incerto sulle risposte
teste: mi verrebbe da dire sempre non ricordo
PM: pensi a quanti ne ha detti oggi di non ricordo…

Per aiutare la memoria del teste il pubblico ministero passa ad una serie di intercettazioni, ma le risposte del teste restano piuttosto vaghe e tendono a riportare l’oggetto delle conversazioni in un quadro di rapporti amicali, così si arriva a Persiano Giuseppe, catanese.
PM: ecco Persiano Giuseppe era tra quelli a cui doveva dei soldi?
teste: no
PM: però sappiamo che ad un certo punto interviene… chi lo chiama? Per quale ragione? Cosa c’entra Persiano Giuseppe?
teste: è un mio amico e compagno di lavoro, lavoriamo con la stessa società e ha avuto purtroppo dei problemi.. quando sono uscito gli ho detto cosa m’era successo
PM: non ho capito chi ha avuto problemi
teste: Persiano…
Presidente: allora quando lei dice ha avuto dei problemi, cerchi di essere chiaro
teste: ah si, è fallito con 2 aziende
Presidente: e poi? Quando è uscito, non ho capito
teste: ovviamente quando io ero ancora nell’ultimo periodo prima che andasse in fallimento l’azienda e mi togliessero le proprietà…. chi mi aveva prestato i soldi, non sono più riuscito a restituirli, tutti avevano problemi per riavere i soldi indietro
Presidente: il PM: le ha chiesto se Persiano Giuseppe era un suo creditore , lei ha detto no, poi ha detto che era un suo collega e quando lei è uscito dalla società che ruolo ha avuto Persiano Giuseppe (..)
teste: non c’entra niente, gli stavo raccontando chi era Persiano Giuseppe
PM: ma io non  è che le chiedo…. le ho fatto una domanda specifica. In quella conversazione del 28 che le ho citato prima si fa riferimento ad un certo PIPPO che è Persiano Giuseppe, o sbaglio?
teste: si
PM: e Gregorio fa riferimento a questo Persiano Giuseppe perché dice in un passaggio “conosci Pippo….” (…) ”Quando uno ti suona il campanello devi scendere..”  (…) Le ho chiesto se Persiano è un suo debitore perché Sisca lo inserisce tra le persone che lei non deve nominare, come mai… si sta parlando del rientro del denaro, come mai viene fatto anche riferimento a Persiano Giuseppe
teste: sono andato solo ad un appuntamento con lui e basta
PM: e perché si porta dietro questa persona ad un appuntamento?
teste: gli ho detto devo andare ad un appuntamento, vuoi venire con me… ma non c’è un motivo

(…)
PM: dal verbale 9 dicembre  2014 [ S.I.T. (Sommarie Informazioni) ndr ] , tornando alla restituzione dei 12 mila euro che doveva a Sisca e oggi scopriamo che erano 30.000 (…)<< i rapporti con Sisca erano tesi per questo motivo chiesi a Graziano di accompagnarmi all’appuntamento>>
teste: questo è quello che ho detto io?
PM:  si c’è il verbale firmato da lei
teste: si ma quel giorno mi sentivo messo sotto pressione ….
Presidente: ha detto cose non vere sotto pressione o le conferma?
teste: sicuramente non sono andato con Persiano Giuseppe per la protezione… per andare in due all’appuntamento
Presidente: lei quindi non conferma ma nel verbale dice anche che Sisca minacciava, non conferma neanche questo ?
teste: no, nel senso che quando telefonava aveva questo modo di fare, poi di persona era….
PM: questo Persiano Giuseppe ha avuto problemi penali? E’ stato in galera? Che lei sappia?
teste: si, che io sappia si
PM: e per che cosa?
teste: non lo so non sono entrato nello specifico

(…)
PM: lei interessi sulle somme imprestate non li ha mai pagati?
teste: no
PM: a nessuno?
teste: no

La Procura chiede al teste informazioni circa la relazione con Nicola Mirante, “il calabrese con il Porsche
PM: doveva dei soldi anche a Nicola Mirante?
teste: no, assolutamente no

PM: le sta contestando delle cose Gregorio [ riferito ad un’intercettazione telefonica ] , le dice che <<anche questo calabrese con il Porsche,  Nicola lo stiamo tenendo buono, Nicola ti ha fatto favori a te>>, che favori?
teste: nessun favore
PM: quindi Sisca sta straparlando
teste: io Nicola Mirante l’ho visto due, tre volte in tutta la mia vita eh…

PM: la casa di Volpiano di cui lei ha fatto lavori di tinteggiatura, una delle quali di Audia Mario e lei è andato più volte a tinteggiargli i muri
teste: si
PM: sa chi le ha costruite quelle case?
teste: si, impresa Chiesa Costruzioni, forse
PM: Chiesa Mario?
teste: si, non so se si chiama Mario
PM: impresa di volpiano
teste: ma io quando sono andato ho fatto tutta la decorazione e fuori c’era il cartello
(..) Si passa alle domande sui rapporti del teste con Donato Vincenzo.

PM: Donato Vincenzo lei lo conosce?
teste: si
PM: e in queste vicende c’entra qualcosa?
teste: no
PM: lei ha chiesto soldi a Donato Vincenzo?
teste: no, mai.
PM: come mai il 20 dicembre 2011 invece Donato Vincenzo le chiede tempi rapidi nel pagamento … ? Glielo dico facendole sentire una conversazione (…)
teste: io personalmente… a me Vincenzo Donato non mi ha dato nessun soldo
PM: lei è sicuro di non avere avuto soldi da Donato…
teste: personalmente da lui no
PM: e da chi, tramite…
teste: mi ricordo che avevo fatto cambiare un assegno però non me l’ha cambiato lui
PM: ci dice se la vicenda  è quella narrata nella conversazione 57144 del 20 dicembre 2011 … (viene fatta sentire)  ha riconosciuto la voce di Donato Vincenzo?
teste: Sì
PM: e la sua?
teste: sì …io Donato Vincenzo l’ho conosciuto per un lavoro grosso, me l’aveva presentato Mario Audia, un lavoro fuori Torino grosso che poi non è andato in porto, forse in questo contesto mi aveva imprestato dei soldi, può darsi di si, si, sicuramente sì, però …
PM: qua ha sentito Donato Vincenzo che dice <<l’onestà non serve a un cazzo se uno vuole fare l’usurato che ha degli usurai addosso lo facesse pure però lo deve fare con i suoi soldi non con i miei>>
teste: non so a cosa si riferiva
PM: il lavoro grosso si ricorda dov’era?
teste: fuori Torino ma…
PM: Cambiano?
teste: non me lo ricordo

(…)

Vicenda Gruppo R.E.A., il teste ANTONIO ROMANO e quello “strano tavolo al Golf Club I ROVERI”..”un posto tipicamente borghese” nel quale si riunirono con due fratelli MAIDA nomi come PONCHIA (GEFIM), BRUNO GARZENA, i FRATELLI CHIESA, i LUZZATI.

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Dopo una breve pausa, si riprende con il teste ANTONIO ROMANO, amministratore di un’azienda di costruzioni, attualmente sotto sequestro, del quale è socio al 50% tramite la società Itarus Sas e Taurus srl, il restante 50% è intestato al gruppo R.E.A. [ del quale è amministratore unico Nicola Mirante].
Mirante Nicola viene presentato ad Antonio Romano verso la fine del 2012 da Massimo Devalle, perché “cercava una persona con competenze tecniche per costruire”, essendo sempre stato nell’edilizia come committente ed essendo “alla ricerca di capacità per costruire opere edili.”
PM: perché aveva relazioni con possibili committenti?
teste: assolutamente si, committenze sia a società partecipate della mia famiglia sia altre… Consorzio Torino, ACLI…
PM: lei ha rapporti con PANSA?
teste: si, Investi.RE SRL

Da quanto si ritrova sul sito della Investi.RE, la SGR gestisce “attualmente un patrimonio di oltre 7 miliardi di Euro distribuito su 34 fondi immobiliari di diversa tipologia, sia quotati che riservati ad investitori istituzionali e operatori professionali”.

Si entra nel merito della vicenda del cantiere per l’ex ostello della gioventù, appalto del gruppo R.E.A., in subappalto all’azienda del Romano, l’intervento ha inizio successivamente alla demolizione, la direzione dei lavori precedente era affidata all’ing. Gravegna ma, stando alle dichiarazioni del teste, “si evidenziano imprecisioni progettuali, l’assemblea intende sostituire ing. Gravegna e interviene ing. Caminiti”.

PM: su proposta di chi?
teste: propongo io, unitamente al fatto che era ing di fiducia del gruppo R.E.A. dunque persona conosciuta
PM: lei lo conosceva Caminiti?
teste: no
PM: sapeva che aveva la stessa funzione nel cantiere di Rivoli?
teste: si
PM: che era un’opera….?
teste: Rivoli… riconducibile al sig. Tosatto, altra committenza che aveva dato ottime referenze del gruppo R.E.A. fino a quel momento
PM: Mirante, a proposito del cantiere di via Albì (ex ostello) , l’ha informata della presenza di soggetti difficili che lavoravano già presso quel cantiere?
teste: si
PM: di chi parliamo?
teste: dei carpentieri: BELFIORE
PM: si ricorda un nome proprio?
teste: mi sembra FRANCESCO BELFIORE ( nota 1)
PM: e cosa le disse Mirante?
teste: mi disse se sapevo.. se conoscevo tutte le squadre… gli dissi che furono scelte dall’ing. Gravegna e non da me e mi spiegò che avevano una storia, la famiglia BELFIORE, una storia particolare
PM: lei ha approfondito questo aspetto?
teste: si, parlai con  l’ing. Gramegna che aveva gestito e forse determinato per certi versi la situazione
PM: cosa vuol dire?
teste: i BELFIORE furono scelti con Tech Engineering dall’ing. Gramegna mi disse che li aveva usati a Nichelino e si era trovato bene e poi mi disse che le squadre di carpenteria a Torino sono sostanzialmente gestite tutte da famiglie di origine calabrese e di non preoccuparmi.
(…)

La parola passa al PM Smeriglio, le domande insistono sulla vicenda dell’appalto per le SORELLE MONDO, del quale ha già parlato il teste DEMARCHI Ettore all’udienza del 31 marzo.

Il teste spiega che racconta da vent’anni Alessandra Mondo, sa che ha “ereditato un’azienda di costruzioni importante e gestisce l’attività di famiglia ed il patrimonio”.

PM: lei è a conoscenza che nel 2013 Alessandra Mondo sul terreno in Via Foggia al confine tra Torino e Venaria, in Via Foggia… ci fosse intenzione di costruire qualche opera..
teste: si, facemmo un preventivo noi, la RM Costruzioni
PM: di quanto fu?
teste: a memoria intorno ai 6miloni e mezzo, 6 milioni e 7 di euro
PM: la notizia dell’esistenza di questi lavori?
teste: attraverso un intermediario, io non avevo ruoli diretti, come socio cercavo di trovare delle buone committenze per sviluppare lavoro, quindi l’intermediario mi disse che Alessandra Mondo aveva quest’intervento da fare io la conoscevo e ne approfittai
PM: si ricorda come si chiama l’intermediario?
teste: è ancora sul mercato, ha ufficio in centro corso matteotti non ricordo il nome se è il caso…
PM: lei aveva fatto rifeirimento .. prestigio immobiliare ma non è il nome della persona fisica
teste: non è il nome della persona fisica
PM: ma il preventivo di 6 miloni di euro rispondeva ad un preventivo congruo?
teste: alessandra pensava di spendere meno e fece fare altri preventivi
PM: ecco ma lei questo lavoro, ne parlò in virtù di una conoscenza ultradecennale, con Alessandra Mondo ne avevate parlato?
teste: si nella fase di gestione del preventivo ho tenuto i rapporti con Alessandra, Nicola Mirante ha fatto il preventivo, ne parlai anche con un intermediario e mi fu detto che il lavoro fu dato ad altro imprenditore
PM: ma con la Mondo ne avete parlato? Lei chiese… cercò di sfruttare la conoscenza che aveva con la mondo?
teste: assolutamente sì e lei però aveva molta più esperienza di me, oggettivamente era la seconda generazione di costruttori, io volevo farlo quel lavoro
PM: ecco però la proposta, il preventivo da 6 milioni e mezzo di euro lei riteneva che al di sotto non si potesse scendere?
teste: per quello che era la mia esperienza uno sconto forse si poteva fare ma Mirante preferiva fare lavori redditizi e secondo lui quella era la cifra minima
PM: lei sa quanto poi è stato aggiudicato?
teste: mi sembra di ricordare 5 miloni di euro
PM: che era quelo che lei voleva proporle?
teste: si perché sostanzialmente avrei voluto farlo ma secondo Mirante a quella cifra non…
PM: mi sembra ci sia una differenza rispetto a quanto dice oggi…
teste: io avrei voluto fare quel lavoro a 5 miloni di euro ma Mirante che era l’unico che poteva decidere mi disse che a quella cifra non avremmo potuto farlo
PM: ma la convinse? Visto che poi viene assegnato a 5 mln quindi qualcuno quel preventivo l’ha fatto

Non è convinto, ma cede alle indicazioni di Mirante. Non sa chi abbia vinto quell’appalto, ma sa che era un’azienda di Venaria. Demarchi, precisa il PM, ed il teste ricorda che era il costruttore storico di Alessandra e dell’impresa di famiglia. Ma in questa storia c’è un altro protagonista, MAIDA DOMENICO, che aveva incontrato DEMARCHI in un BAR e gli aveva parlato di quell’appalto, dicendogli di stare tranquillo, “Tanto lo prendi te, mi ha detto, ma così.. da bar”. Antonio ROMANO conosce Maida, i figli giocano nella stessa squadra di calcio a Venaria. Parlano di questo appalto, perché “Domenico [ Maida ndr ] voleva rientrare necessariamente in questo lavoro e io spiegai a domenico che avevo già un socio , lui voleva far la carpenteria di quel lavoro li e voleva sapere a che cifra saremmo stati disponibili a fare il preventivo, capita spesso dirsi a che cifra fai un lavoro”.

PM: diede dei consigli a Maida, di rivolgersi ai DEMARCHI?
teste: si perché mi sembrava chiaro che Alessandra avesse scelto comunque Demarchi a prescindere dalla cifra, dissi tanto noi a sei milioni e mezzo non la faremo mai dì a demarchi di offrire 5 e 7, 5 e 8, tanto noi non faremo comunque quel lavoro
PM: sa se Maida abbia poi fatto…
teste: non so, poi ho letto le cronache

PM: tornando alla domanda che le ho fatto prima, rispetto a quello che lei elaborò nella sua testa rispetto a questa vicenda, il 6 maggio 2015 rispose che <<Mirante mi disse che sotto quell cifra non sarebbe stato conveniente, io ho pensato che Mirante non volesse entrare in contrasto con Maida>>
teste: Sì
PM: ci dà un’esplicitazione maggiore?
teste: perché mi spiegò che i fratelli Maida facevano parte di una situazione con la quale lui non voleva avere nulla a che fare
PM: che situazione?
teste: li definì inaffidabili e pericolosi perché avevano l’abitudine di mettere nei guai le committenze con le quali andavano a lavorare
PM: lei in ocacsione di ascolto davanti al PM: il 6 maggio 2015 dopo le dichiarazioni che le ho appena letto fa riferimento ad un pranzo presso il rotary de La Mandria, ci spiega l’episodio e perché ha sentito il bisogno di raccontare quest’episodio?
teste: non c’entra nulla con Mirante, ma perché diciamo che si riallaccia un po’ al discorso di cui sono diventato un po’ più consapevole successivamente ai fatti, i ROVERI della Mandria sono frequentati da persone inseriti nella società … c’era PONCHIA [ nativi di Montanaro, oggi GEFIM SPA – che opera nel settore IMMOBILIARE ]  c’era BRUNO GARZENA, due dei fratelli MAIDA Domenico e un altro, c’ero io e l’oggetto di quella discussione era un cantiere, la possibilità di prendere un lavoro di un cantiere a Moncalieri, l’eX DEA, proprietà Luzzati e BRUNO GARZENA, fratelli CHIESA e PONCHIA garantiva sul fatto che i MAIDA fossero carpentieri affidabili, BRUNO GARZENA , siamo vicini di casa, voleva inserire ovviamente me e si discuteva dell’eventualità di fare questo cantiere. Io fui… ebbi ulteriore conferma che obiettivamente la carpenteria torinese, tenuto conto che il Geom. PONCHIA è imprenditore che forse conduce la prima azienda torinese di costruzioni, LUZZATI ha una società di intermediazione tra le più importanti.. davo per scontato che quello fosse il modo di lavorare in TORINO nella carpenteria.
PM: che problema c’era che venisse assegnata la carpenteria ai fratelli MAIDA?
teste: mi sembrava in conflitto con la descrizione che avevo ricevuto come capacità finanziaria… il cantiere è molto grosso, sembra un cantiere da società tipo CZ… (altri nomi) però oggettivamente …. io mi sono proposto con Mirante per fare il supermercato, il pezzo più semplice da fare, meravigliato che quel genere di tavolo si fosse fatto in un posto così notoriamente borghese, mi sembrava strano, non usuale .
PM: anche perché questi MAIDA ….
teste: informazioni non positive sull’affidabilità …. da Mirante, mi disse di non avere contatti con loro.
PM: per chiarire, perché altrimenti .. le chiedo conferma se era questo il motivo per cui ha citato episodio dei ROVERI <<assegnazione dei lavori di edilizia, anche con riferimento a BELFIORE, sono sempre le stesse ditte di Calabresi a prendere i lavori>>
teste: confermo, la carpenteria a Torino viene fatta per la maggior parte da aziende di origine calabrese
PM: ecco MAIDA , parlando con Maida, Domenico fece riferimento a sue parentele?
teste: si, mi disse che era cugino dei GRECO
PM: quindi? Le dicevano qualcosa questi greco?
teste: no io non avevo mai conosciuto i Greco, solo Roberto Greco aprile o maggio 2014, poco prima degli arresti si era proposto per fare urbanizzazioni al drosso per conto di RM Costruzioni
PM: quindi lei ha chiesto a Mirante notizie .. o ha riportato quest’informazione a Mirante, delle parentele di Maida?
teste: si, si, lui sapeva che erano cugini e mi confermava che non avrei dovuto né conferire né parlare con Domenico di lavoro
PM: c’era una ragione?
teste: l’unica è che mi ha detto che avevano una tendenza a creare lavoro alle persone che lavoravano tra loro
PM: i Maida?
teste: si
PM: lei nel verbale che le ho citato.. <<il motivo per il quale non dovevamo far sapere ai Maida i lavori è che altrimenti avremmo poi dovuto spartirli con loro>>
teste: ci sarebbe stata la necessità di dare a loro la carpenteria
PM: per quale ragione? Io non sono del settore e casco un po’ dalle nuvole.. se ho un’impresa e sto costruendo la carpenteria la dò a chi voglio io
teste: assolutamente si
PM: e nella realtà
teste: Maida ha sempre scelto la committenza che riteneva più opportuno scegliere
PM: allora perché metterla in guardia?
teste: perché li considerava inaffidabili e non voleva fargli sapere le nostre cose

Altre domande, gli incontri in quel bar di Venaria con Bruno Garzena, e con Maida Domenico. Conosce anche Audia Mario, gli fu presentato da Nicola Mirante nell’estate del 2013, gli segnalà un certo CATALDO SPADA che aveva bisogno di trovare lavoro. Il teste sa che ha avuto precedenti penali, per omicidio ma non gli risulta legato a reati di stampo mafioso. SPADA viene assunto, prima in stage e poi fisso, come commerciale. Le domande tornano poi sulla questione del cantiere delle sorelle Mondo. Il teste racconta che nell’ultimo periodo, aprile-giugno, Mirante NICOLA sembrava sempre più nervoso, più o meno tre mesi prima dell’arresto. “Lui sapeva di essere indagato”, racconta il teste “l’aveva detto a tutti, era meravigliato da questo genere di indagine, non si sentiva e non si sente colpevole”.

PM: però all’epoca.. le ha speigato, le ha raccontato come faceva a sapere di essere indagato?
teste: mi disse che gli fu detto da un conoscente che aveva delle persone all’interno, che l’avevano informato, ma non lo disse solo a me, lo disse a tutti, nell’ufficio tutti sapevano che era indagato (…)
PM: ma nello specifico cosa sapeva?
teste: io?
PM: no Mirante
teste: che era indagato per reati legati a una situazione mafiosa …
PM: le ha fatto il nome della persona che l’aveva informato?
teste: no
PM: la fonte, diciamo… da ambienti della polizia… o dagli ambienti che frequentava o dagli uffici giudiziari di Torino?
teste: no, non me l’ha fatta, forse poteva essere un carabiniere ma non ne sono certo

Ci sono poi i viaggi in Inghilterra, dove l’imprenditore pensava che il commercio del pesce “potesse essere profittevole in virtù dell’elevato costo e della scarsa disponibilità”. Fu Cataldo Spada ad indicare una persona esperta del mercato ittico, un certo BEPPE SPAGNOLO, detto “Il bandito”, originario di Cirò Marina.  E c’è un viaggio a Cirò, con Antonello DONATO. Andata e ritorno in meno di 48 ore. E’ uno degli avvocati della difesa a chiedere al teste dove prese informazioni su CATALDO SPADA. La prima risposta è “un volontario del carcere”, ma poi si ricorda… “un giornalista del Sole24Ore”.

 

Alle 16 entra l’ultimo teste della giornata, DE GIOVANNI DIEGO, torinese, classe 1981, in passato ha avuto ruoli in società come la PROMEDIA e l’ETICASA, e “successivamente in società con Mirante, ma non era più un’agenzia immobiliare”, la IVC Group, società di costruzioni. La sede era la stessa del gruppo R.E.A.

teste: chi veniva più spesso era il signor Mario, Audia
PM: di cosa si occupava?
teste: non glielo so dire
PM: aveva un socio Audia Mario o lavorava insieme ad un’altra persona?
teste: socio non… non lo so
PM: lavorava insieme ad un’altra persona è la domanda
teste: se AUDIA lavorava con altre persone non lo so

Le domande dei PM vertono poi sulla conoscenza del teste con “una certa Toroddo”…

PM: lei sa che la Toroddo è stata presentata a MIRANTE da TOSATTO
teste: si
PM: mirante le ha parlato del rapporto che aveva con la Toroddo?
teste: no, non era felice di sentirla
PM: lei ha mai saputo di rapporti di debito credito ?
teste: no …. Mirante forse per cortesia aveva comprato una macchina a questa signora
PM: il 20 aprile lei aveva dichiarato “so che lui Mirante le aveva prestato dei denari”
teste: si in questo frangente, su questa cosa della vettura….
PM: ah. si ricorda se i rapporti tra idue sono passati non solo per telefonate ma anche messaggi sms?
teste: suppongo di si,
PM: ne ha mai visto nessuno di questi messaggi?
teste: no a memoria mi vien da dire di no
PM: “A tale proposito ricordo un sms che lui le aveva mandato e che mi aveva fatto leggere e diceva voglio i miei soldi indietro e niente più” cosa significava quel messaggio, che senso aveva?
teste: si, adesso me lo ricordo, voleva semplicemente i soldi e non chiedeva nient’altro, interessi o cose del genere
PM: c’è un altro personaggio di origine calabrese che frequentava quegli uffici?
teste: veniva ogni tanto, il signor antonio, lo chiamavo il piccoletto…. AGRESTA ANTONIO
PM: c’era un buon rapporto tra Agresta Antonio e Mirante Nicola?
teste: normale, rapporto tra due persone….

(..)
teste: con Mirante siamo andati a londra spesso, poi in svizzera, in germania…
PM: qual era la sua funzione in questi viaggi?
teste: accompagnatore
PM: e a Lugano cosa faceva Mirante in Svizzera?
teste: andavamo alla banca inter mobiliare ma io ho sempre aspettato fuori
PM: quindi lui andava in Svizzera quando aveva bisogno di recarsi in banca
teste: non sempre, a volte anche solo per mangiare

(…) Segue poi una discussione, il PM cita uno strano preliminare di vendita di un appartamento di Mirante a De Giovanni
PM: voleva veramente comprarlo?
teste: no
PM: perché si prestava a questo gioco?
teste: non saprei, magari aveva bisogno di denaro, per chiedere un prestito ….
PM: lei cosa sa oggi di quel documento?
teste: quello che mi ha riferito lei, che è servito per essere portato in Svizzera
PM:  è agli atti del fascicolo allegato alla risposta rogatoriale dell’autorità elvetica, la banca svizzera aveva ricevuto quel documento a giustificazione di un versamento se non sbaglio di denaro che Mirante stava facendo , quindi quel documento giustificava un’operazione finanziaria
Avv:è la descrizione che fa il PM
PM: gli atti della rogatoria elvetica sono depositati però

Segue discussione. La Presidente fa notare che tra la copia degli atti non ci sono atti di rogatoria, i PM si riservano la produzione.
teste: non è la prima né l’ultima volta che un preliminare vuoto….
PM: mah…. è simulato
teste: simulare mai, preliminare vuoti…. si comprano anche da Buffetti  solo che noi avendo agenzia immobiliare…..
PM: ah il modulo
teste: si, il modulo
Presidente: chiede il giudice a latere se era firmato
PM: si, si… non era in bianco, era completo
teste: no, era… forse quel giorno l’ho visto, era firmato ma non firmato da me

Dalla Svizzera si passa poi ai viaggi in Inghilterra, “per piacere” , con Mirante, “motivo di evasione”. Poi la città è piaciuta, così i due cercano opportunità per sviluppare un business e si rivolgono ad un legale italiano, a Londra, per capire i requisiti per costituire una società a Londra. Entrano in contatto con un certo Salvatore Broccu, direttore di un ristorante russo, Novikof, con una sala completamente italiana. Il manager, Broccu, chiese se avessero contatti in Italia per fornire pesce a Londra, sia in quel ristorante che presso un amico del Broccu che era inserito nel mercato ittico londinese. Al ritorno in Italia i due finiscono per cercare contatti a Cirò Marina, dove il titolare di uno dei tanti pescherecci era BEPPE SPAGNOLO.

PM: ma chi stava a cirò Marina?
teste: il titolare di uno o svariati pescherecci, BEPPE. Beppe . Se lo dice glielo confermo
PM: SPAGNOLO
teste: bravissimo
PM: sa dirmi come nasce il contatto che a  Cirò Marina c’è questo BEPPE SPAGNOLO che possiede il peschereccio?
teste: MiIrante un giorno mi chiama per dirmi che c’erano queste persone che aveavno a cirò marina una pescheria e dei pescherecci, che potevamo andarli a sentire x instaurare un rapporto commerciale con queste persone e li’ andammo .
PM: come siete andati?
teste: in macchina io e mirante e ci hanno raggiunti successivamente .. con il porsche nero di mirante ….
PM: pensava di andare da solo o era informato che c’erano altri?
teste: ci dovevamo trovare con ALDO SPADA, un suo dipendente
PM: e chi altri avreste dovuto incontrare a cirò marina insieme a..
teste: Spagnolo Beppe, e giù incontrammo ANTONIO AGRESTA di cui parlavamo prima.
PM: lei e Mirante siete arrivati in macchina d qualcuno è venuto a prendervi?
teste: no avevamo un albergo
PM: la sera stessa sono giunti ROMANO ANTONIO e CATALDO con quale macchina?
teste: con il Porsche di ROMANO. Siamo andati a cena con Spagnolo e noi 4 perché partivamo da Torino per e Agresta e Spagnolo .
PM: altri?
teste: c’era Martino ma non ricordo il cognome
PM: se glielo dico si ricorda? posso dire MARTINO CARIATI?
teste: si
PM: e chi è?
teste: era insieme a SPAGNOLO.

(…)

PM: (…) a Cirò Marina mi dice cosa fece Agresta Antonio?
teste: niente
PM: e perché era li’?
teste: non lo so, era già giù, non è venuto giù con noi… a cena c’era, a vedere i pescherecci c’era, ma non so come dire…. c’era ma non proferiva parola,
PM: qual era il suo ruolo li?
teste: non lo so, secondo me era giù e si è accollato a noi perché il giorno dopo saremmo tornati a Torino, è tornato con noi a TOrino glielo dò per certo

(….)

PM: durante tutti questi incontri sia a Cirò che a Torino in presenza di Spagnolo e Martino l’atteggiamento qual era? Si davano del tu?
teste: si
PM: amichevole, confidenziale?
teste: normale, si erano conosciuti qualche mese prima… poi viste due o tre volte quindi
PM: ma lei a Spagnolo ha dato del tu subito?
teste: si
PM: quindi molto confidenziale da subito
teste: molto confidenziale no
PM: ha avuto l’impressione che Mirante avesse qualche timore o della paura rispetto a Spagnolo e Cariati?
teste: in realtà si parlava di lavoro, non c’era motivo di avere paura, niente
PM: quindi l’atteggiamento di reciproca conoscenza senza timori
teste: si conoscenza più o meno ….
PM: informazioni su SPAGNOLO GIUSEPPE le avete prese? Se io le dicessi che basta digitare su GOOGLE per scoprire che molti collaboratori di giustizia hanno indicato SPAGNOLO GIUSEPPE come esponente della cosca di CIRO’ MARINA ?
teste: se l’avessimo saputo non saremmo andati  e comunque io sono andato anche a Venezia, nord est ….
PM: ma poi con i titolari dei pescherecci di Torino lei è venuto a Torino?
teste: no
PM: è andato in Inghilterra?
teste: no … ma perché non abbiamo avuto modo per una questione di tempistica, si parla di marzo, maggio poi è successo il fatto di Mirante e….

 

Si passa poi al controesame della difesa, l’udienza termina nel tardo pomeriggio, e tra poche ore si torna ancora nella maxi aula 3, per l’udienza del 13 aprile.

TGmaddalena.it

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NOTE:

1)Belfiore è un cognome che ci riporta alla memoria l’omicidio di Bruno Caccia nel giugno del 1983, quando il controllo del torinese era conteso tra clan catanesi e calabresi e furono proprio i siciliani, come Ciccio Miano, il boss dei catanesi, a collaborare con i magistrati per addosare al boss calabrese Domenico Belfiore la responsabilità dell’omicidio. In seguito il “manico” passò nelle mani dei “gioiosani”: Mario Ursini, Domenico e Salvatore “Sasà” Belfiore, i Mazzaferro, i Femia, gli Ilacqua, anni in cui la ‘ndrangheta sembrava avere un unico centro, una sola “testa”: droga, bische e pizzo da una parte e ristoranti, boutique, locali di tendenza. La ‘ndrangheta si fece impresa. Negli anni Novanta c’è un cambio di mano, emerge la famiglia Marando, con in cima Pasquale Marando, considerato uno dei narcoboss più potenti a livello mondiale, la compagine annovera cognomi di un certo peso come Barbaro, Papalia Sergi, Agresta, Trimboli, e si assicurano il monopolio al nord del traffico di cocaina. Il primo comune sciolto per mafia fu Bardonecchia nel 1995, i nomi erano ancora quelli di Rocco Lo Presti e dei Mazzaferro, i gioiosani. Nel febbraio 2002 viene ucciso Pasquale Marando, ma sul caso non c’è nessuna verità giudiziaria. E la geografia delle ‘ndrine a Torino cambia di nuovo. Domenico e Salvatore Belfiore sono in carcere, ma fuori c’è il fratello più piccolo, “Peppe”. E c’è Renato Macrì, l’uomo in doppiopetto. Nascono le prime locali a Moncalieri, Chivasso, Rivoli, Cuorgné e sono i fratelli ADOLFO e COSIMO CREA (di Monasterace) a scalare la rigida gerarchia ‘ndranghetista. “Comandano loro. Hanno Torino in mano”. E’ il 2004 quando la Squadra Mobile intercetta un gregario di Adolfo che chiama la fidanzata. Arresta i Crea e pure Giuseppe Belfiore. A loro contestano l’associazione a delinquere di stampo mafioso, ma al processo i giudici derubricano in associazione semplice. I Crea tornano fuori e ricominciano a comandare.
Nel 2006 sarà il pentito Rocco Varacalli ad iniziare a collaborare con il procuratore Roberto Sparagna, il magistrato della DDA che lo aveva arrestato qualche giorno prima. Ed ha inizio l’inchiesta “Minotauro“, le manette scattano l’8 giugno 2011: 156 arresti, 120 milioni di euro di beni sequestrati. Seguono poi altre operazioni: Colpo di Coda (locale di Chivasso), Alba Chiara, Helving. [ FONTE MALITALIA – GLOBALIST ]

 

 

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