Nel resocondo dell’udienza del 22 marzo abbiamo evidenziato alcuni aspetti inquietanti del processo che si sta svolgendo nella maxi aula 3 del Tribunale di Torino, del quale pare non esserci più traccia sui principali media, anche locali. Al centro dell’inchiesta le note famiglie ‘ndranghetiste dei GRECO e DONATO facenti capo al “casato” del “GRANDE “Iuntrune” ARACRI Nicolino, boss  legato a doppia mandata alla massoneria, stando a quanto riportato (  vedi qui e qui) da La Casa della Legalità. Eppure non sono mancati sorprendenti e tragici colpi di scena, come l’improvvisa morte (per una malattia diagnosticata pochi giorni prima) della giudice Tiziana Proietti, che aveva solo 41 anni  seguita, pochi giorni dopo, (altra coincidenza?) dalla morte di un teste della procura, aveva solo 51 anni ed era l’ufficiale di polizia giudiziaria che aveva seguito l’indagine. Anche lui colto da un malore improvviso qualche giorno prima della sua deposizione.
Coincidenze sfortunate, ma certamente inquietanti. Tanto più alla luce delle dichiarazioni di Francesco Oliverio, uno dei collaboratori di giustizia che più di tutti in questi anni ha contribuito a svelare insospettabili legami ed un salto di qualità della criminalità sia nei rapporti che nelle modalità operative, come nelle sofisticate strategie finanziarie per il riciclaggio e lo sviluppo del capitale.
Fu proprio Oliverio ad introdurre un aspetto che dovrebbe farci sorgere ragionevoli dubbi sulle “morti naturali” della giudice e del testimone, descrivendo quello che in un altro procedimento, “La Svolta”, ha definito un “corpo riservato, una sorta di organismo parallelo dello Stato che comprenderebbe membri della massoneria, dei servizi segreti e politici e che avrebbe collegamenti anche con la criminalità organizzata”.
La prima tranche del processo sulla ‘ndrina di San Mauro Marchesato (nel crotonese) con rito abbreviato,  è finita con undici condanne e quattro assoluzioni, confermando sostanzialmente l’impianto accusatorio.
“Si tratta di un gruppo molto forte perché sono insospettabili e sono inseriti nel tessuto economico torinese”, stando alle rivelazioni del collaboratore Oliverio,  “un gruppo forte e potente nel senso che queste persone hanno molte attività economiche anche pulite, gestite da persone insospettabili e da facce pulite, sono persone agguerriteanche come braccio armato”, intendo riferirmi alla loro capacità di porre in essere omicidi, tentati omicidi, rapine, estorsioni etc. Investono in Torino e utilizzano Torino come “una lavanderia per riciclare il denaro sporco”. “So che prestano del denaro a ditte in difficoltà economica e poi riescono ad assumerne la gestione e la titolarità.”

Nonostante le premesse, il dispositivo di sicurezza appare piuttosto ridotto, forse perché sono abituata a seguire ben altri processi con decine di uomini delle forze dell’ordine all’esterno ed all’interno dell’aula.

Udienza del 30 marzo: la deposizione del consigliere comunale di Grugliasco, VERDUCI (“Anche noi dobbiamo avere un Cetto Laqualunque qua”)

PM: “sono un politico ma sono anche  calabrese”, quindi?
Verduci: dicevo che ero un politico ma ero anche un calabrese.

Non fa una piega.

Classe 1955, Verduci è a tutt’oggi consigliere comunale nel comune di Grugliasco. Nel complesso quadro accusatorio risulta documentato, nell’aprile 2012, l’appoggio elettorale in favore della sua candidatura fornito da Sisca Gregorio, Bressi Raffaele (commercialista che si muove con disinvoltura in un certo ambiente imprenditoriale) e Gisabella Giuseppe. Domenico Verduci, “Mimmo”, è stato eletto tra i Moderati come consigliere comunale a Grugliasco, perché “anche noi” , diceva Giovanni Toro in una delle intercettazioni, “dobbiamo avere un Cetto Laqualunque qua”. E pare lo dicesse presentando Verduci come il “futuro assessore ai lavori pubblici” di Grugliasco. Non è diventato assessore, ma si è accontentato della carica di Vice Pres. 2 ^ Commissione “Ambiente, Pianificazione Territoriale.
Alla scorsa udienza aveva deposto l’ex assessore ai lavori pubblici del comune di Bruzolo, Triolo. Anche lui compaesano.Verduci_Domenico
Rispondendo alle domande del PM Verduci spiega che conosce Bressi, il commercialista, perché era consigliere in una partecipata di Grugliasco e l’ha conosciuto in un bar in zona, durante una commissione di bilancio, si sono messi a parlare, e se aveva bisogno….  Non si ricorda chi gli fu presentato in quel bar, era un conoscente che non c’entrava nulla.
Bressi sembra un personaggio di un certo spessore nel collegare imprenditoria e politica locale, nel novembre 2010 l’allora sindaco grugliaschese Mazzù (PD) lo nominò nel CdA de “Le Serre”, società interamente del comune nata per gestire, almeno inizialmente, l’omonimo  polo culturale. A fine 2010, quasi in contemporanea con la nomina di Bressi, la giunta Mazzù assegna a “Le Serre la realizzazione di opere pubbliche, oltre due milioni di euro di lavori ai quali si aggiungono le opere di compensazione dell’inceneritore.

Come nell’udienza del 22 marzo, anche questa sembra essere una storia di amicizie, compaesani che ti chiamano per prendere un caffè e ti fanno conoscere altri amici, e poi da cosa nasce cosa.  Gente importante, gente che conta, ma tutto può essere e può non essere.

Il PM arriva al dunque e chiede a Verduci se durante la sua campagna elettorale del 2012 abbia chiesto  appoggio a qualcuno e Verduci conferma di essersi rivolto a Raffaele BRESSI, “Se era disponibile a dare una mano, come si fa sempre durante la campagna elettorale e lui mi ha detto di si”, risponde.

Già. Come si fa sempre durante la campagna elettorale. Perché, in fondo,  gli amici si vedono nel momento del bisogno.

PM: In quella conversazione che le ho citato, siamo al 16 aprile 2012, ad un certo punto Bressi dice a Toro di essere in compagnia in auto con il “futuro assessore”.
Verduci: Sì, loro due lo dicevano per prendermi in giro, dicevano eh… questo è un assessore, perché se uno fa politica, gli assessori… ci sono tutte le parti politiche, che gli assessori li decidono prima, io non sono stato mai assessore, mi prendevano in giro, ho 120 voti presi 5 anni prima.

Pranzi, incontri, apericene ad Almese, Borgone, Grugliasco, intercettazioni nelle quali si parla di un appalto a Bruzolo, che scadeva il 23 aprile 2012 e che è oggetto di ampie discussioni ma alle domande del Pubblico Ministero Verduci risponde di non “avere mai chiesto niente a nessuno”,   e la prova sarebbe lo stesso numero di preferenze ottenuto nel 2007, “Beh, io mica posso sapere..(…) quel signore lì (…) Isabella,  io non so neanche se mi ha votato (…) io ho preso (…) 120 voti e 120 voti ho preso 10 anni prima (…) sempre quelli sono. Mia moglie, mia figlia, mio cognato, (…) i miei nipoti”. Una grande famiglia.
PM: Quindi le stavo dicendo… lei si trova ad un pranzo che non ha organizzato lei, che non ha pagato lei. Con della gente che con Grugliasco c’entra  poco, si è fatto delle domande,  e cosa ci faccio qua? (…)
Verduci: (…) si ho fatto delle domande, (…)perché poi ho incontrato il signor Bressi. (…) io con lui ho conosciuto il Toro e (…) si parlavano e io, a Bressi, (…) ma… Bressi, ci davamo del lei, ma è sicuro dove mi sta portando? (…) ma si, sono delle persone brave, giuste… io con certe persone… che Toro ha conosciuto quattro volte, ma anche dieci, non so, (…) non posso dire niente (…) io gli avevo portato i miei santini (…) campagna elettorale (…) non lo so. Io gli avevo detto subito non mi candiderò mai più, mai più perché non è possibile, uno fa politica da consigliere mi devo trovare tutti questi casini (…)
PM: (…) quindi lei ha fatto delle rimostranze a Bressi
Verduci: si
PM: beh, per quale ragione, cioè io (…)
Verduci: (…) io prima che arrivassero a  quello, gli ho detto ma sicuro che siamo… che siamo… giusti (…) mai niente, mai nulla mi hanno detto… MAI NULLA.
PM: quindi… lei ha capito che… o comunque intuito che una volta che fosse stato eletto questi poi le avrebbero chiesto dei favori?
Verduci: ah si… intuito però intuire,  non so… adesso ho intuito qualcosa…

Il riferimento è ad un incontro presso il bar “Cappuccino” proprio a Sant’Ambrogio, Verduci spiega che c’erano “il Bressi, il Toro, il Sisca che non ricordo come si chiama… Gregorio, poi questi due signori lì della banca” ma di questi non ricorda i nomi. E’ il Pubblico Ministero a suggerire i nomi, tal Banche Niclot Ezio, direttore della filiale UNICREDIT di Sant’Ambrogio che, stando alle carte dell’inchiesta, in più occasioni si sarebbe prestato a far compiere a Toro operazioni bancarie prive di copertura, ricevendo in dono un’autovettura e l’assunzione fittizia della figlia presso la Toro SRL.  Ma Verduci non ricorda questo nome.
Vaghi anche i ricordi sui lavori in Corso Torino, a Grugliasco,  per i quali Toro parrebbe aver chiesto a Verduci di tentare di far lavorare la ditta Massano. Più volte la Presidente interviene ricordando al teste che “si è impegnato a fare delle dichiarazioni e se non tiene fede a questo suo impegno esiste un reato che è quello di falsa testimonianza…” ma le domande incalzanti del pubblico ministero trovano risposte vaghe, come la discussione su un’affermazione che Verduci fece quando fu sentito a sommarie informazioni, dichiarando di “non poter escludere di aver chiesto a qualcuno di far lavorare la ditta Toro.”
PM: conferma o non conferma (riferendosi alla frase sopra)?
Verduci: No, non me la ricordo, ma veramente…. 

Presidente: Non se la ricorda ma CONFERMA o NON CONFERMA?
Verduci: no…
Presidente: Non si ricorda di aver pronunciato quella frase? (le voci si sovrappongono, Verduci è tesissimo)
Verduci: Le ho detto, non me la ricordo assolutamente…
Presidente: Indipendentemente dal fatto che l’abbia pronunciata, il contenuto della frase “non posso escludere di aver chiesto a qualcuno di far lavorare la ditta TORO” conferma o non conferma?
Verduci: no…
Presidente: Allora, pensi bene a quello che lei dice, il Pubblico Ministero le fa questa contestazione e dice: “durante le S.I.T. (Sommarie Informazioni) rese il 4 febbraio 2015, dopo aver sentito il contenuto di questa conversazione lei ha fatto la seguente affermazione: “non posso escludere di aver chiesto a qualcuno di far lavorare la ditta TORO”. Lei adesso dice prima di tutto che non si ricorda di aver detto quello, quindi ipotizza che il pubblico ministero possa avere inventato…
Verduci: No, non credo…
Presidente: La seconda domanda che le viene fatta, lei non si ricorda di averlo detto ma lasciamo perdere che non se lo ricordi, questa affermazione è in grado di farla anche adesso o non  risponde al vero che NON PUO’ ESCLUDERE, che non può escludere di aver chiesto a qualcuno di far lavorare l’azienda TORO?
Verduci: io… oggi.. gliel’ho detto, però insomma…non so…se lui…
Presidente: Senta è veramente impossibile che lei non comprenda quello che le stiamo dicendo con molta chiarezza, indipendentemente dal fatto che lei abbia detto o non detto quella frase lei può escludere di aver chiesto a qualcuno di far lavorare la ditta Toro, cioè è in grado di escluderlo?
Verduci: perché io mi .. non.. io non mi ricordo, io nessuna azienda, nessuna ditta come dicevo prima ho chiesto in giro di far lavorare…
Presidente: quindi lei oggi dice che lo esclude di aver chiesto
Verduci: io non….
Presidente: indipendentemente da quello che ha detto al pubblico ministero
Verduci: eh… si, io non mi ricordo … io sinceramente non mi ricordo.. a nessuna ditta mai ho chiesto niente, a nessuna, veramente… nessuna ditta che io facevo lavorare, mai, nessuna ditta, mai.
Presidente: quindi lo esclude di aver chiesto a qualcuno di far lavorare…
Verduci: (interrompendo) Ma io che mi ricordi ….

Le domande incalzano ed il pubblico ministero chiede a Verduci se in occasione di questi incontri gli sia capitato anche di incontrare l’imprenditore Lazzaro (Italcoge, Italcostruzioni, legato al cantiere TAV di Chiomonte)
PM: quindi abbiamo detto che lei eh… in occasione di questi incontri ha avuto, lei ci dice, le frequentazioni di Lazzaro, no?
Verduci: certo, Lazzaro, sì certo…
PM: perché … ce lo dica bene, cioè questi da lei cosa volevano?
Verduci: ma penso che volevano, immagino, no? Magari volevano dei lavori (…) che dice “lo facciamo assessore”,  ma siccome io ho percepito la cosa .. e ho cercato di (…) a Lazzaro, con Toro e con gli altri io non mi sono mai più visto, da quando sono stato eletto consigliere comunale di Grugliasco io questi signori… ma neanche con Bressi, a me la cosa che più …con Bressi non ancora gli altri… soltanto a cercare qualche voto

In realtà il pubblico ministero prosegue citando altri incontri successivi alla scadenza elettorale, incontri che il Verduci non ricorda nonostante vengano fatte ascoltare conversazioni che indicano chiaramente altri incontri presumibilmente funzionali agli interessi di Toro.

PM: lei è in politica da dieci anni…quindi un po’ navigato lo è, e allora cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione, ci dice ancora per bene quella che è stata la consapevolezza da parte sua cosa si stava muovendo intorno a lei? Lo ha capito?
Verduci: certo che l’ho capito… sicuramente…
PM: e che cosa?
Verduci: Magari dei lavori.. però lui.. in quel momento non ha mai chiesto nulla, poi se il dopo, ma anche dopo, ci siamo ancora incontrati, ma anche dopo non mi ha mai chiesto di lavori, di appalti di cosa… perché non era compito mio, questo qua non era compito mio e gliel’ho detto chiaro…
PM: lei a me però , e vorrei che lo dicesse lei, le faccio una contestazione, disse qualcosa in più all’epoca, disse “sono un politico ma sono anche  calabrese”, quindi?
Verduci: dicevo che ero un politico ma ero anche un calabrese

E che fosse un calabrese l’aveva già dichiarato anche quando fu sentito, nel 2015, a sommarie informazioni e disse “Sono calabrese, ho settant’anni e quindi so benissimo che ormai la ‘ndrangheta si insinua nei cantiere e nell’attività produttiva della provincia quindi effettivamente avevo capito che queste persone” (riferito a Toro) “potevano essere ‘ndranghetisti, che cercavano di utilizzarmi per avere appalti”.
Verduci: potevano, ho detto sì, potevano però io non …
PM: io le sto semplicemente richiedendo…
Verduci: no, no, no no… a me non m’hanno detto mai niente…
PM: nessuno le ha detto “piacere” o “’ndranghetista”, non le sto chiedendo  se si è presentato in questo modo
Verduci: no mai, mai, mai
PM: io le sto chiedendo (…) la domanda gliela faccio adesso: queste sue perplessità le ha manifestate a qualcun altro?
Verduci: non so… no…io mia moglie quando è successo questo.. no, no , mai, non conosceva nessuno…
PM: sì, per finire, “Quindi effettivamente avevo capito che queste persone , mi riferisco a Toro e alle persone che questi mi ha presentato, potevano essere ‘ndranghetisti e cercavano di utilizzarmi per avere appalti ma io sono stato deciso a non permettere… “
Verduci: io.. dopo….ho pensato… non è che avevo chiesto..

E’ uno degli avvocati della difesa, in fase di controinterrogatorio, a chiedere ulteriori precisazioni su questo punto al teste Verduci, l’avv. Romeo, difesa Toro.
Avv: (…)  ci può dire lei che cosa intende per ‘ndranghetista e a quale di queste persone si riferisce con questo termine?
Verduci:  mah… si usa così …si riferiva.. ormai si usa anche per i politici…ho un amico, anche se ci conosciamo, ormai noi calabresi…
Presidente: quando lei ha affermato che si trattava di persone , che lei ha interpretato questi avvicinamenti come avvicinamenti posti in essere da persone appartenenti alla ‘ndrangheta , a chi si riferiva e che cosa intende lei per persone appartenenti alla ‘ndrangheta?
Verduci:  eh… non è che ho detto una parola che ormai si dice…
Presidente: no che cosa intende lei, lei, non si dice…
Verduci:  persone… persone, non lo so, non mi viene neanche la parola di dire ‘ndranghetista.. uno si dice ‘ndranghetista perché appartiene alla ‘ndrangheta
Avv: Che cos’è la ‘ndrangheta?
Verduci:  ….ma che ha a che fare con ‘ndrangheta che ne so io
Avv: ma lei cosa intende per ‘ndrangheta
Verduci:  mah, cosi’, si parla della ‘ndrangheta non lo so neanche.. non lo so neanche non la conosco neanche la parola ‘ndrangheta, non lo so…
Avv: ma lei di dov’è? Di Motta San Giovanni?
Verduci:  di Motta San Giovanni
Avv: ha sentito parlare di ‘ndrangheta a Motta San Giovanni in Calabria, sa che…
Verduci:  tutti i giornali ne parlano, sempre dai giornali
Avv: e da questi articoli dei giornali che idea s’è fatto?
Verduci:  l’idea… la mia idea … che per me per me sono persone (…) persone brave…  poi…
Avv: senta e con queste persone ha mai trattato l’argomento di ‘ndrangheta?
Verduci:  mai, mai
Avv: allora quando lei dice… che ha pensato che potessero essere ‘ndranghetisti, perché l’ha detto?
Verduci:  ma l’ho detto perché non… i giornali… (…) ma così, mica l’ho detto… non volevo offendere nessuno
Avv: ma lei ha notato qualcosa….
Verduci:  no… assolutamente no
Avv: ha notato un comportamento..
Verduci:  no, con me no. Con me mai.

Il teste successivo, Gisabella Giuseppe, è un imprenditore edile che, secondo l’accusa, chiese l’intervento della compagine criminale (in questo caso rivolgendosi a Sisca Gregorio) a sua tutela per un tentativo di estorsione nei suoi confronti che la moglie denunciò ai Carabinieri, in relazione ad un cantiere di Rosta.
PM: lavorando nell’edilizia lei.. è siciliano ma conosce persone originarie della Calabria? Non scopro l’acqua calda quando dico che l’edilizia è un settore dove c’è un consistente numero di società calabresi
Gisabella: ma io se posso dire come conoscenza conosco più veneti e piemontesi …
PM: lei è da tanti anni nel settore quindi immagino che  abbia conosciuto persone originarie…ci fa qualche nome? l’aiuto: Toro?
Gisabella:  No, Toro non lo conosco (…) sono andato da lui per chiedergli i prezzi per acquistare dell’asfalto.

Non conosce Toro, ma pare si sia rivolto ad un certo Sisca Gregorio “ci siamo sentiti per lavoro e gli ho accennato anche questa faccenda qui”, dice in aula ma viene fatta sentire in aula una conversazione del 13 giugno 2011 tra lo stesso Gisabella “Pino” e Sisca Gregorio, nella quale Pino dice a Sisca di avere un problema del quale ha bisogno di parlargli e Sisca risponde  in modo affermativo, dandosi appuntamento in un bar di Rivoli venti minuti dopo.
PM: allora, lei rimane al telefono più di chiunque… quindi lei ha un’impellente necessità di parlare con Sisca tanto più che rimane in attesa nella speranza che risponda , primo punto. Secondo: “ho un grave problema, ti devo parlare subito”, allora, vogliamo dire le cose come stanno?
Gisabella:  ho appena detto…
PM: no lei ha detto “io a Sisca ho parlato in un’occasione in cui ci siamo incontrati per ragioni di lavoro”
Gisabella:  eh…
PM: no!
Gisabella:  in quest’occasione
PM: ma le faccio presente …
Gisabella:  allora, io i rapporti con il signor Gregorio sono soprattutto di lavoro, nient’altro, e il signor Gregorio l’avevo chiamato perché avevo bisogno di comprare degli asfalti e allora ci siamo sentiti soprattutto per quello poi nell’occasione chiedo anche questa cosa qui … per me questa cosa qui era qualcuno che mi aveva fatto dispetto perché era invidioso del lavoro e allora ho chiesto a tante persone, qualcuno ce l’ha con me, che ho fatto di male? ma perché ?
PM: va beh ognuno di noi si farà un’opinione su come nasce la richiesta a Sisca, ma perché ha chiesto a Sisca di incontrarlo e parlare proprio a lui di questo problema?
Gisabella:  perché Sisca è una persona che, come me, conosce un po’ tutti nell’ambiente del lavoro
PM: del lavoro o della malavita?
Gisabella:  assolutamente…
PM: le contesto… dal verbale che è stato prodotto: “Sisca conosce molte persone e tra queste potrebbe conoscere anche qualche malavitoso che avrebbe potuto intercedere”
Gisabella:  se conosce, ma non ho inteso persona malavitosa

(…)

PM: lei conosce il signore che è uscito prima, Verrduci?
Gisabella:  si
PM: in che occasione l’ha conosciuto?
Gisabella:  l’ho conosciuto a un bar, adesso non ricordo il paese, comunque vicino ad Avigliana
PM: Almese?
Gisabella:  Almese, si, forse, si.
PM: come mai ?
Gisabella:  glielo spiego in poche parole: perché io ero andato… mi ha accompagnato Gregorio ad Avigliana per l’acquisto di asfalti, quello che le dicevo prima, però (…) erano le 12:30, quasi l’una meno un quarto e dice vieni a pranzo con noi, ma io dovevo tornare in cantiere e comunque va beh, andiamo a pranzo. E c’è una gara d’appalto e lì ho conosciuto Verduci.
PM:   chi c’era anche, Sisca c’era e Toro Giovanni?
Gisabella:  si
PM: Bressi lo conosce, il commercialista?
Gisabella:  no
PM: e in questo pranzo di cos’avete parlato?
Gisabella:  io poco e niente perché parlavano tra di loro, parlavano dialetto stretto, poi parlavano che c’eran soldi, non c’eran soldi, si lavorava pochissimo …
PM: quindi diciamo , perché non ho capito, lei si è rivolto a Toro prima di questo pranzo per verificare se c’era della possibilità di comprare del materiale da lui?
Gisabella:  si
PM: E’ Sisca che gliel’ha segnalato?
Gisabella:  si
PM: ma questo dopo che si era risolta la faccenda dell’estorsione?
Gisabella:  risolta… non so

Viene fatta sentire in aula una telefonata, Gisabella chiama Sisca Gregorio.

PM: A me interessava un passaggio, io le ricordo che il 13 luglio, la prima conversazione che le abbiamo fatto sentire è del 13 luglio, lei dice che aveva un grave problema, la denuncia di sua moglie io non ce l’ho sottomano ma penso sia stata fatta… glielo dico subito.. il 12 luglio. Il 13 lei fa quella telefonata che abbiamo sentito prima a Sisca “ho un grave problema, ti devo parlare subito” e il 28 luglio 2011 lei chiama Sisca e gli dice “ho tante cose da dirti, incontriamoci” (…).  E vi date un appuntamento al concessionario Porsche, quali erano le tante novità che doveva comunicare a Sisca?
Gisabella:  io?
PM: eh…
Gisabella:  novità adesso non ricordo niente dopo tutto questo tempo ma le ripeto con il dott. Sisca io avevo contatti di lavoro quindi era sicuramente per lavoro.

(…)

PM: una cosa, ancora: in quel periodo in cui ha ricevuto le minacce avevate avuto un accredito di denaro in banca?
Gisabella:  si
PM: la banca.. ?
Gisabella:  trecentomila euro
PM: una buona cifra, no?
Gisabella:  diciamo di si
PM: lei e sua moglie avete collegato la concomitanza tra le richieste estorsive e quest’accredito? E se si che cosa vi siete detti?
Gisabella:  ma io con mia moglie parlo pochissimo del lavoro … perché mia moglie è solo socia accomandataria ma sul lavoro lei non c’è, fa la casalinga e governa i figli.. quell’accredito lì mi è sembrato strano perché erano già mesi, mesi che aspettavo…
PM: non avevate fatto un pensiero, un sospetto su qualcuno interno alla banca?
Gisabella:  e allora mi è capitata una vicenda, che vado in banca per vedere…
Presidente: la domanda?
PM: la domanda è se c’era qualcuno interno alla banca che poteva fare uscire la notizia dell’accredito dei trecentomila euro
Gisabella:  ero senza soldi, aspettavo soldi da diversi mesi, vado in banca e chiedo al cassiere.. mah, sono arrivati dei soldi che sono disperato e non so come pagare la gente? E questo si, stai tranquillo, ci sono trecentomila euro, dio bon.. così, no? Son rimasto così ….
PM: e questo cassiere.. si chiama?
Gisabella:  Carlo
PM: origini?
Gisabella:  non lo so.
PM: lei non ha parlato ai Carabinieri di questa cosa?
Gisabella:  si, si.

La Presidente legge il verbale ed evidenzia il passaggio in cui veniva riferito che il cassiere era di “probabili origini calabresi”.
Gisabella:  calabrese, ah, non lo sapevo.
Presidente: grazie, può andare.

Il metodo intimidatorio. Il caso DUAL srl.

Il teste successivo è Carvelli Eduardo, classe 1952, originario della provincia di Crotone.
Secondo l’accusa a partire dal maggio 2012 le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno permesso di ricostruire una vicenda significativa sulla ricorrenza del metodo intimidatorio nella struttura delinquenziale investigata e sulla capacità di quest’ultima di intervenire risolutivamente a tutela degli interessi di società vicine allo stesso sodalizio. L’episodio in questione ebbe inizio con l’emissione da parte del giudice di un decreto ingiuntivo con contestuale blocco dei conti correnti di Anselmetto Duilio, titolare della DUAL srl, su richiesta di Carvelli Eduardo, il teste, che esigeva la riscossione di un credito di 70.000 Euro dalla DUAL.  Anselmetto si rivolgeva a Toro sottoponendogli il problema e quest’ultimo avrebbe invitato Carvelli a non proseguire nell’atto esecutivo.
Carvelii, come i testi che l’hanno preceduto, era già stato sentito in precedenza a sommarie informazioni e risponde al pubblico ministero ricordando che “le deposizioni ce le ha, altro non posso dire”. Deve intervenire la Presidente ricordando che quando il pubblico ministero fa delle domande il teste deve rispondere perché  “qui ha prestato un giuramento, lei deve rispondere alle domande, se il pubblico ministero le fa una domanda a cui lei ha già risposto davanti ai carabinieri non può  dire “ho già risposto davanti ai Carabinieri”, deve ri-rispondere a quella domanda”.
PM: Toro Giovanni lei lo conosce?
Carvelli: lo conoscevo… anni fa lavorava in CoGeFa,
PM: dove lavorava?
Carvelli: in CoGeFa, poi dopo non l’ho più visto
PM: e senta come eh…  Toro Giovanni che sembra invece conoscerla molto bene, parla di lei con Anselmetto, ascolti bene….  Toro dice “ho mandato delle persone a bloccarti quello scemo che ti ha fatto la cosa” e Anselmentto dice “.. guarda.. venerdì.. alla fine ha battuto.. i pugni.. sul tavolo… con l’avvocato… che poi alla fine… gli ho detto lì a Benni (avvocato Benito Capellupo ndr)…, e Toro “no, no è tranquillo, è tutto tranquillo”. E qui dicono che Carvelli ha battuto i pugni sul tavolo perché voleva essere pagato
Carvelli: dall’avvocato?
PM: esatto, quindi parlano di lei e su questo siamo d’accordo. Toro la  definisce “quello scemo”, e dice “ho mandato delle persone a bloccarti quello scemo”…
Carvelli: non è venuto nessuno da me… l’ha detto per farsi bello da solo, è un altro discorso ma da me non è venuto nessuno
PM: poi Toro dice ad Anselmetto “ che possono far leva… su su tutto… comunque poi ti dico.. ti spiego a voce domani” , il senso è che TORO dà l’informazione ad Anselmetto di aver bloccato lo scemo, che sarebbe lei, e gli dice in cambio tu vedi di pagare Greco Roberto che anche lui aveva 3 o 4….. quindi è venuto qualcuno a dirle blocca questo…?
Carvelli: da me non è venuto nessuno

Si susseguono altre domande e risposte, fino alla fase finale della vicenda:
Carvelli: m’ha detto ANSELMETTO se puoi fermare il decreto ingiuntivo e ti pagherò un po’ e un po’… io sono andato avanti con l’avvocato
PM: e poi è stato pagato?
Carvelli: si
PM: da chi?
Carvelli: da Anselmetti, mi ha fatto gli assegni dall’avvocato
PM: quindi il decreto ingiuntivo poi l’ha ritirato?
Carvelli: si

Rispondendo alle domande dell’avv. Capellupo, difesa Toro, Carvelli precisa di avere ottenuto l’importo richiesto senza interessi, “non glieli abbiamo chiesti”, e non ricorda neanche se ha chiesto il pagamento delle spese legali.

DEMARCHI COSTRUZIONI e i “panettoni ai carcerati”. Perché gli amici si vedono nel momento del bisogno e il Natale… quando arriva, arriva.

Il penultimo teste dell’udienza del 30 marzo è DEMARCHI Ettore, titolare della ditta DEMARCHI Costruzioni, legato alla vicenda dell’appalto di via Foggia, delle Sorelle Mondo, un lavoro che consisteva “nell’abbattimento di un corpo di fabbrica e due scale di nuova costruzione, e due scale di ampliamento ed una sovrapposizione dell’edificio”, del valore di circa cinque milioni di Euro. Un’offerta che viene accettata, salvo escludere gli impianti elettrici, per un valore finale di poco inferiore ai cinque milioni di Euro. In fase di assegnazione, racconta DEMARCHI, viene “avvicinato da un certo MAIDA Domenico il quale diceva che era in trattativa anche lui” ma dice a Demarchi di stare tranquillo, “Tanto lo prendi te, mi ha detto, ma così.. da bar”.
Maida, costruttore di Venaria,  era conosciuto da Demarchi, ma per fatti che risalgono agli anni ’92-’93, informa Demarchi che prenderà quel lavoro, ma poi qualcosa cambia e dopo l’assegnazione dei lavori proprio Maida, sempre nello stesso bar, avvicina DEMARCHI “e mi dice che aveva bisogno di parlarmi in quanto si proponeva come azienda la fornitura di materiali a buon prezzo come calcestruzzo, mattoni, inerti, a buon prezzo in quanto riusciva ad avere una buona scontistica… riferito a quel cantiere perché in quel momento avevo solo quel cantiere, stavo finendo un cantiere diverso in Sindone…”

PM: ed è normale che un costruttore edile… che ha la sua ditta come EDIL CARRERA le proponga materiale di un’altra ditta, praticamente concorrente?
Demarchi: no, non è normale
PM: un po’ anomalo e poi cosa avete fatto?
Demarchi: niente, sono andato avanti, in quanto ho i miei fornitori…
PM: ecco però poi ad un certo punto , ci risulta (…) lei dice… siamo ad inizio dell’anno 2014, poi voi iniziate a fare i lavori, il cantiere procede, e di iniziativa di suo fratello registrate dei colloqui con Maida Domenico, cioè la domanda è: che cosa cambia con Maida?
Demarchi: è cambiato in quanto il modo in cui mi è stato esposto il modo di fornitura… mi è stato posto in modo un po’ troppo con atteggiamento che mi ha spaventato, ci ha spaventato, mi ha anche detto che il fatto che i suoi amici si erano arrabbiati, i personaggi contavano su questo cantiere, contavano di avere così aiuti in questo cantiere e sono venuti a mancare, e questo ha penalizzato i suoi amici
PM: e ma si lamentava che lei avesse sottratto l’appalto ai suoi amici’
Demarchi: no, su quello no, si lamentava perché io non avevo fatto richiesta a lui per le forniture, i calcestruzzi .

I nomi di questi “personaggi” emergono in occasione di successivi incontri, quando viene fuori il nome di un certo BELFIORE (uno dei locali di ‘ndrangheta nel Piemonte, stando alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia ndr).
PM: senta e voi avete registrato perché eravate preoccupati
Demarchi: si
PM: quindi ci avete creduto, in quel momento credevate che dietro Maida Domenico ci fosse della gente e di che genere?
Demarchi: persone che comunque…
PM: ecco ma MAIDA DOMENICO, gliela faccio diretta la domanda, le ha fatto riferimento.. di avere una famiglia di ‘ndrangheta, e che dei soggetti che avevate usato erano soggetti della criminalità organizzata, ‘ndranghetisti?
Demarchi: no, diciamo che gente… si riferiva a personaggi che sono persone cattive, che hanno pelo sullo stomaco, di fare attenzione, che non si dimenticano di nulla, persone del genere e uno più uno ho pensato che non è che…
PM: lei sapeva del legame di parentela di Maida Domenico con Greco Pasquale?
Demarchi: dovrebbero essere cugini
PM: ne era a conoscenza già all’epoca? perché risulta ad un certo punto che lei dice, chiedo perché, a Maida Domenico che avrebbe riferito di queste conversazioni a Greco Pasquale
Demarchi: si perché il mio temperamento è abbastanza contrario a certe cose e ho cercato di fare una forzatura personale per un incontro… in qualche maniera ho paventato questa cosa, che non ho mai fatto, non ho mai esposto questo tipo di discorso a Greco Pasquale, difatti lui.. per vedere anche la sua reazione in quanto non riuscivo a capire da che parte stava giocando, giocando, da che parte stava il Maida Domenico e poi lui mi ha subito detto “no, non dovevi farla questa cosa, hai peggiorato la cosa” però non era vero, io non avevo parlato con nessuno
PM: ecco ma il punto che m’interessa… cioè che lei avrebbe detto “guarda che vado dai Carabinieri”, e allora di fronte a uno che sta facendo un’estorsione o un sopruso tu dici “vado dai Carabinieri” per spaventarlo, sperando che funzioni… però lei NON dice guarda che se continui a farmi queste richieste vado a denunciarti, questo non gliel’ha detto
Demarchi: no, non …
PM: lei ha detto: lo dico a Greco Pasquale, è questo che non mi torna
Avv: c’è opposizione….
Presidente: perché ha parlato di Greco Pasquale?  Sentendosi vittima di sopruso perché ha tentato di tirare in ballo Greco Pasquale?
Demarchi: in quei momenti lì ero talmente agitato che non sapevo neanche cosa dicevo e cosa facevo, però a dire la verità , l’ho detto tanto per provare… non riuscivo a capire neanche cosa mi stava dicendo questo MAIDA Domenico in quel momento lì e ho tirato fuori questa cosa
Presidente: ma perché proprio Greco Pasquale?
Demarchi: perché è un suo parente e ho pensato che poteva intimorire lui …
PM: che lavoro fa?
Demarchi: non lo so, macellaio….
PM: quindi il riferimento a Greco Pasquale non era perché coinvolto in un’attività di Venaria per cui Maida potesse avere qualche remora rispetto al proprio lavoro, ha indicato Greco Pasquale perché lo sapeva parente
Demarchi: parente

SanGiulioEdiliVenaria“Le dico la verità”, spiega Demarchi,  “mi hanno fatto sulla macchina degli sfregi… la cosa che mi ha così un po’.. detta così in questo momento non so ripeterla, ma mi ha spiegato che avevo sbagliato a comportarmi facendo finta di niente, che alla fine  è come dare una macchina al proprio figlio, senza freni e succede poi un incidente e “te l’avevo detto che era senza freni”, no?”. Insomma, uomo avvisato mezzo salvato.

La deposizione prosegue con la fase successiva. Un altro incontro con un altro personaggio, negli uffici di Demarchi, nel quale viene fatto notare all’imprenditore che “sono venuti meno gli introiti per gli amici e queste  cose qua”, dopo di che i Demarchi si recano dai Carabinieri e denunciano l’estorsione, consegnando agli stessi le registrazioni degli incontri.  Successivamente la denuncia viene integrata con un altro episodio anomalo quando, al solito bar, a Demarchi vengono chiesti cento o duecentomila euro (non ricorda) per “aiutare le persone che sono in carcere”, presumibilmente riferito ai Greco ed agli arresti di luglio. La somma sarebbe stata versata tramite il pagamento di una fattura regolarmente emessa, il 21 dicembre 2014 c’è stata la consegna dell’assegno, seguita dall’arresto avvenuto davanti al cantiere. Demarchi non ha più avuto occasione di incontrare il Maida, fino al 6 marzo, giorno in cui a Venaria si svolge, come ogni anno, la festa di San Giulio d’Orta, il santo protettore degli edili. “Facciamo una festa e c’è la messa, c’è il pranzo, poi dopo il pranzo una piccola lotteria”, spiega Demarchi, “per ritrovarsi un po’ tutti quanti insieme. Quest’anno , tra disavventure, abbiamo dovuto organizzarla in un locale dell’AVIS, abbiamo fatto un catering e appena iniziato il pasto, agli antipasti, si è presentato lui dicendo che voleva partecipare alla festa. Io, mio padre, mio fratello, mio figlio, due nipoti ed altri capi cantiere ci siamo alzati e siamo andati via, in quanto abbiamo trovato vergognoso questo comportamento. Per non rovinare la festa a nessuno abbiamo preso e siamo andati via.”

Il teste successivo è DEMARCHI Umberto, il fratello. Riferendosi alla richiesta di denaro citata in precedenza anche dal fratello, spiega che si era sotto Natale e che “bisognava mandare i panettoni ai carcerati”.. anche negli incontri precedenti si collegava il fatto che c’erano stati degli arresti “recentemente”, si era nel 2014, forse si riverivano agli arresti di luglio. Il teste conosce Greco Pasquale dal 1993, quando come impresa famigliare avevano costruito un condominio vicino alla residenza di Greco Pasquale.
PM: Lei è a conoscenza che suo fratello avesse detto a Maida di aver fatto presente a Greco Pasquale le sue richieste?
Demarchi: l’ho sentito nelle conversazioni, sapevo che era una delle cose che erano nate in qualche incontro, non so se per spaventare….
PM:  Ma ne avete parlato tra voi?
Demarchi:  no, direttamente no, è venuto fuori negli incontri… Maida.. si lamentava di aver sbagliato a parlarne …
PM: Le ha spiegato per quale ragione aveva pensato di citare Greco Pasquale?
Demarchi:  per intimorire il Maida nell’insistere, nell’obbligarci a fare determinate soluzioni di lavori
PM:  Quindi come possibile fonte di protezione rispetto alle richieste di…
Demarchi:  più che protezione, essendo parenti magari c’era possibilità di …
PM:  Greco Pasquale che attività svolge?
Demarchi:  Commerciante…
PM: Macellaio per caso?
Demarchi: possibile
PM:  Senta io prima ho fatto riferimento al termine protezione, la sua società (o lei o suo fratello o prima ancora genitori o zio) avete dovuto in passato ricorrere alla protezione?
Demarchi:  no, mai.
PM:  In questo momento mi sfugge il nome… nella sua vita è stato assunto negli anni passati un soggetto che era stato messo ai domiciliari?
Demarchi:  se si riferisce a Marcianò.. si. L’avevamo assunto e…avevamo un rapporto di lavoro, anche qualche anno successivo.
PM:  Sapeva che aveva avuto dei problemi?
Demarchi: .. mah… non esattamente
PM:  Era stata bruciata la macchina… a lei o suo fratello?
Demarchi:  la mia
PM:  Probabilmente il destinatario era suo fratello
Demarchi:  io non ho mai saputo chi fosse il responsabile di queste cose
PM: Però avete in qualche modo chiesto protezione o un intervento a questo Marcianò?
Demarchi:  no,  assolutamente, erano metodi che noi non eravamo consoni ad utilizzare.

Le deposizioni del 31 marzo.

Un caso di usura, “può darsi ma sono passati anni e io non è che ricordo”

Vesentini Danilo, secondo l’indagine a partire dal marzo 2011 sarebbero emersi rapporti di natura usuraria tra i Greco e Vesentini Danilo, titolare della Vesentini Costruzioni (La Cassa, Torino), una vicenda dalla quale si rileverebbe l’utilizzo del metodo intimidatorio. “Ma son passati anni”, spiega il teste “e io non è che ricordo”. Ci vuole ben più di un’ora per ricostruire la vicenda, l’azienda di Vesentini è in difficoltà e si rivolge ai Greco per un prestito di 15.000 Euro che viene restituito a rate mensili, fino a raggiungere l’importo di 30.000 Euro. Siamo nell’estate 2011, quando avviene qualcosa che per la procura è un chiaro atto intimidatorio ma che Vesentini sembrerebbe sminuire.

PM: Lei aveva versato 30mila
Vesentini:  sì
PM:  quindi ulteriori 15mila?
Vesentini: si
PM: (..) Greco Pasquale e Luigino sapevano dove lei abitava?
Vesentini: sì
PM: c’è stato un momento in cui lei ha avuto timore per la sua incolumità e se si per quale ragione?
Vesentini: tranquillo tranquillo non ero, avevo un po’ di… neanche paura… un po’ di timore perché comunque avevo paura che venissero a cercarmi a casa visto che non rispondevo alle telefonate.

E infatti a casa di Vesentini ci sono andati, Greco Pasquale e “un’altra persona” (che si rivelerà essere Palmiere Giuseppe), una mattina del dicembre 2011.
PM: quindi a dicembre 2011 succede qualcosa? Ci racconti
Vesentini:capita che Greco Pasquale e un’altra persona che non so chi è sono venuti a casa mia dove io non c’ero e c’erano mia mamma e mia moglie, lo vengo a sapere perché mia moglie mi ha chiamato perché c’erano due persone sotto casa e io automaticamente ho chiamato…. una persona che abita nel paese e ho detto tra un po’ vai a vedere se c’è questa persona, mio cognato è andato a vedere e più tardi li ha visti nella piazzetta lì della macelleria, di La Cassa.
PM: E la telefonata di sua mamma, sua moglie, in cui l’avvisano… ci dice in che stato erano?
Vesentini: io non ero lì e non ho potuto vedere, però mia mamma e mia moglie erano spaventatissimi … si sono spaventati…
PM: Le hanno spiegato per quale ragione?
Vesentini: mia madre ha 76 anni e si spaventa per niente, però vedere due persone così, con una macchina del genere…

Si spaventa per niente, eppure c’è una telefonata in cui proprio il 20 dicembre Danilo Vesentini chiama DONATO Vincenzo, lo informa che sua madre e sua moglie sono terrorizzate e chiede a Danilo di intervenire dicendo che i due individui che si sono presentati a casa spaventando entrambe, cercando di convincere le due donne “che è per lavoro.. questi qua… che son venuti oggi… son tranquilli..”. Il telefono passa ad una delle due donne che spiega “sono anch’io ancora che tremo tutta… perché noi non..cioè..non ci siamo mai trovati in quelle condizioni da dire..uno ti viene a casa a minacciarti..per dire no..loro non è che sono venuti però..a come parlavano..a com’è…assomigliavano proprio..guarda..te lo dico proprio sinceramente..sembravano due mafiosi..eh..e io li ho calcolati cosi..mi ha preso un affare quasi mi prendeva un accidente..dico..chissà cosa è successo..cosa è stato combinato”

Il pubblico ministero chiede a Vesentini perché abbia chiesto proprio a Donato Vincenzo di parlare con sua mamma, e Vesentini  risponde “io tanti amici non ho, lui è amico di famiglia, ho fatto tranquillizzare mia mamma da lui ma nulla di che”.

Già. Perché gli amici si vedono nel momento del bisogno.

PM: ma per quale ragione che le parole di Donato Vincenzo fossero più rassicuranti di quelle che lei ha detto ai suoi famigliari?

Vesentini: non c’è una ragione

Le domande incalzano ma le risposte tendono sempre a sminuire il fatto.
PM: minacce, gliene ha fatte Greco Pasquale ?
Vesentini: io l’ho detto subito, io ho avuto la sera stessa un incontro con Greco Pasquale, noi abbiamo avuto un diverbio perché è venuto a casa mia, tra virgolette lite, se si può dire, lui mi ha detto e si sente che io parlo con Ardis nell’intercettazione telefonica “ti taglio la faccia” ma non per il denaro, perché io parlavo male di suo figlio e l’ha detto da arrabbiato logicamente ma non riguardante al rientro dei soldi e l’ho specificato anche in caserma ai carabinieri, che continuavano a farmi dire.. ma non posso dire cose che non sono state dette.
PM: E dopo questo episodio lei è andato a fare denuncia?
Vesentini: no, non sono mai andato a fare denuncia, mi hanno chiamato i carabinieri un anno e mezzo fa.

Si alternano nelle domande i due pubblici ministeri, Smeriglio e Sparagna, per tentare di definire i dettagli della vicenda usuraia che, nella ricostruzione accusatoria, vedeva coinvolto Vesentini Danilo che, pur avendo già restituito 30.000 Euro a fronte di un prestito di 15.000, continuava evidentemente a subire pressioni, fino alla chiusura dell’azienda, per fallimento. “La situazione creatasi mi ha generato notevoli disagi, ho ricevuto pressioni e minacce per la restituzione del prestito e in secondo luogo l’attività compiuta dai Greco ha finito per danneggiare la mia attività imprenditoriale” aveva dichiarato sentito a S.I.T. (Sommarie Informazioni) il 5 luglio 2014, ma durante l’udienza sembra cambiare idea. “

Vesentini: ma io non avevo mica l’azienda chiusa, era un tutt’uno, insieme, c’entrava ANCHE la vicenda
PM: Anche..
Vesentini: una minima parte
PM: Ah una minima parte. Le faccio presente che in questa frase si parla anche di minacce che lei ha ricevuto per la chiusura del prestito, quindi la domanda è quali sono le minacce e quando le ha ricevute?
Vesentini: non mi ricordo

PM: non si ricorda
Vesentini: l’unica cosa che avevano sentito i carabinieri era il “taglio della faccia” ma era una questione di non mi toccare il figlio… i figli non si toccano
PM: cosa avrebbe potuto fare lei ai figli?
Teste: avrei potuto denunciarli
PM: ecco è questo il problema …. non ho altre domande
Avv: beh ha risposto il ministero
PM: eh… ha risposto il ministero.

Sulla mancata denuncia è l’avvocato Revera, difesa Vincenzo Donato, a chiedere qualche precisazione:
Avv: si ricorda di un’intercettazione dove Vincenzo Donato le suggeriva di chiamare MIMMO dei ROS? Sa per caso chi è MIMMO dei ROS?
Vesentini: si chiama PRESTIA DOMENICO, un carabiniere che lavora nei ROS prima a Torino poi Alessandria
Avv: e perché Donato le suggeriva questo nominativo?
Vesentini: perché come ho detto prima lui mi ha sempre consigliato di denunciarlo

Il pubblico ministero Sparagna sembra sorpreso nel sentire che Donato Vincenzo suggerì a Vesentini di denunciarlo, perché nel luglio 2014 disse che, rivolgendosi all’amico Donato Vincenzo gli fu consigliato “di non effettuare più pagamenti a Donato Luigino”. “Perché quando è stato sentito a S.I.T. (Sommarie Informazioni) dai Carabinieri non ha rivelato questo dettaglio?” chiede Sparagna, “non me l’hanno chiesto”, risponde Vesentini.

Sulla frase “le taglio la faccia” è invece l’avvocato difensore di Greco Pasquale, Lotuni, a chiedere chiarimenti:
Avv: le chiedo troppo se le chiedo di spiegarmi…. come ha visto lei, la sua sensazione quando dice al padre che ha intenzione di denunciare il figlio e lui risponde “le taglio la faccia”.. è stata la reazione di un padre…?

Vesentini: la risposta di un padre

Non parla esplicitamente di minacce, Vesentini, neanche quando è la vice-presidente a non capire per quale ragione, a fronte di 30.000 euro restituiti su un prestito di 15.000, Vesentini continui a pagare ulteriormente.
VP: allora lei ha detto che ha sempre onorato e pagato salvo una circostanza, avrebbe esaurito il suo debito nell’arco di 15 mesi, partiamo da metà 2009, a fine 2010 lei aveva esaurito il suo debito, cosa l’ha indotta a pagare ulteriormente? E’ stato minacciato? C’è stata una rinnovazione del prestito?
Vesentini: perché il debito non era chiuso

VP: Ma com’è possibile? Ci dev’essere una ragionevolezza in quello che lei dice, se il debito è come lei ha dichiarato nelle indagini preliminari lei doveva aver esaurito tutto in 15 mesi… o qualche mese dopo, comunque verso la fine del 2010 lei ha esaurito quel debito, lei però ha continuato a pagare ed è arrivato a 30mila euro, cosa l’ha indotto a pagare ulteriormente? E’ stato minacciato?
Vesentini: No.
VP: C’è stata una rinnovazione?
Vesentini: no, ho dovuto pagare
VP: Ha dovuto pagare perché?
Vesentini: per il prestito di 15mila euro
VP: Ma allora sono cambiate le condizioni?
Vesentini: ma non è una banca…

Segue la deposizione della cognata di Vesentini, mentre la madre, Grilli Maria, per problemi di salute viene rimandata ad altra data.

LA PROTEZIONE. L’intervento di GRECO Luigino per diverbi con alcuni sinti nel ristorante BEFeD di Moncalieri. “A me non mi vedete mai, però sono io”, “lui è mio fratello”.

Gli ultimi testi della giornata sono TOMA Giorgio e Stefano PAPINI, all’epoca dei fatti erano soci nella gestione del locale BEFed al 45esimo nord di Moncalieri.
TOMA Giorgio era stato fino al 2007 titolare del ristorante Decameron, nel centro di Torino, ma la sua amicizia con Greco Luigino risale all’infanzia.
PM: aveva molte conoscenze Greco Luigino?
Toma: si una persona conosciuta, ricordo al tempo del Decameron .. era conosciuto, essendo in un locale pubblico spesso si salutava con altre persone poi il centro di Torino è sempre un po’ quello quindi è facile anche conoscersi, nei locali del centro si vedono sempre le stesse persone

A Moncalieri però succede qualcosa:
Toma: (…) c’era mio cognato a fare la serata siccome a Moncalieri nostro malgrado venivano i sinti di Carmagnola e sono gente un po’ folcloristica e spesso e volentieri disturbano la clientela della famiglie perché come dicevo prima era un pubblico di famiglie quando arrivavano siccome arrivano in gruppo creavano un po’ di caos e io arrivando da un pubblico un po’ diverso che era quello del centro di Torino ho scoperto la realtà di questi personaggi
PM: ma pagavano il conto?
Toma: assolutamente si, anzi, sono scappate famiglie con passeggini senza pagare piuttosto che i sinti
PM: perché si è rivolto a Greco Luigino raccontando dei sinti?
Toma: anzitutto come amico, questo è alla base di qualsiasi altra cosa che gli ho chiesto, piuttosto che per comprare un furgone sapevo che aveva uno che lavorava nella mercedes come uno nella vita spesso chiede agli amici, poi associando che Luigino ha il banco al mercato ho pensato che era più sul tessuto di strada e potesse avere conoscenza in merito a questo gruppo di persone

Perché gli amici si vedono, ancora una volta, nel momento del  bisogno. Ma il pubblico ministero non sembra convinto e insiste:

PM: cosa c’entra il mercato con i sinti?
Toma: no, c’entra il lavoro non il luogo, non vorrei dire una cosa offensiva nei confronti di Luigino ma questa è stata l’associazione
PM: a quali altri suoi amici lei ha parlato del problema dei sinti?
Toma: non ricordo, in famiglia sicuramente, ma non avevo subito io quella serata, volevano andare oltre l’orario, me l’aveva raccontato mio cognato , ne avevo parlato ma
PM: cosa aveva chiesto a Greco Luigino?
Toma:eh… gli avevo chiesto se aveva conoscenze con queste persone e se in qualche maniera si riusciva a parlare dicendo loro se quando venivano potevano comportarsi in maniera decorosa

Risposte che non soddisfano l’accusa.

PM: la domanda è: lei ha già detto che si è rivolto a Greco Luigino per le motivazioni che ci ha detto ma come pensava che potesse risolvere il suo problema?
Toma: ma parlando normalmente, se parli con uno che conosci
PM: parlando ai sinti
Toma: si
PM: e in quella conversazione che le ho citato prima Greco Luigino dice “basta dire che ci sono io li”
Toma: affermazione non vera, nel senso che non c’era lui fisicamente
PM: no le faccio un passaggio prima, lei dice “no ci si presenta e si dice siamo amici”, cioè lei suggerisce a Luigino di dire ai sinti che lei è suo amico
Toma: è la verità , siamo amici non  è una bugia

La parola passa agli avvocati della difesa per il controinterrogatorio.
Avv: lei ha chiesto protezione a Greco Luigino?
Toma: assolutamente no
Avv: Greco Luigino quando lei ha esposto il problema le ha mai detto perché non vai dai carabinieri?

Toma: no perché non c’era un illecito, pagavano il conto
Avv: quindi non c’era un intervento intimidatorio , ma una sorta di “comportatevi bene”; lei si rivolge all’amico Greco Luigino per far tranquillizzare una situazione un po’ rumorosa che non va nell’illecito
Toma: esatto
Avv: lei adesso sa di cosa è accusato Greco Luigino?
Toma: son solo andato quel giorno dai carabinieri ma non ho capito
Avv: le ricordo quello che ha detto, “mi viene chiesto di specificare perché mi sono rivolto a Greco Luigino, nonostante abbia appreso solo ora dai giornali le accuse… associazione di stampo mafioso per parlar chiaro”, allora Greco Luigino è intervenuto in quanto appartenente a questo mondo o perché era un suo amico?

Toma: perché era un mio amico
Avv: lei ha conosciuto persone di stampo mafioso?
Toma: assolutamente no, a meno che non abbiano una doppia vita
Presidente: i suoi giudizi non entrano in quest’aula
Avv: dopo questo appuntamento, che lei non ha ritenuto…. sono cambiate le cose?
Toma: per fortuna venivano raramente ma continuavano ad essere caciaroni…
Avv: quindi l’intervento non ha avuto esito alcuno?

Toma: no

Riprende la parola il pubblico ministero Sparagna:
PM:  perché chiede proprio a Luigino di occuparsi della questione?
teste: ho associato il fatto che avendo un’attività al mercato magari potesse… è stupida l’associazione ma è quello che è scattato nella testa a me.

Per l’accusa si tratta di una chiara richiesta di protezione, alla quale si aggiunge un ulteriore contatto quando l’azienda vive un momento di difficoltà economica e Greco Luigino organizza un incontro alla Taurus Automobili con un certo Omar PETROCCHI, che prospetta a Toma e Papini Stefano (il cognato e socio all’epoca dei fatti) di creare “una holding familiare” trasferendo la titolarità degli immobili ad una società estera, ma sempre controllata da loro. Su questa vicenda è più dettagliata la deposizione di Stefano PAPINI, cognato di Toma.

StefanoPapiniStefano Papini, classe 1975 , ha locali in provincia di Torino e in Valsusa, La Compagnia della Birra, uno è al 45esimo nord di Moncalieri … marchio BEFeD. La società ne gestisce direttamente 2 e fino a 3 mesi fa erano 3 con quello di Biella. E’ in società con la moglie, la mamma, il papà e basta. Era stato in società con Giorgio, sentito poco fa, fino all’ottobre 2014.
Nel curriculum di Papini spicca il suo ruolo in Confesercenti (lascia la presidenza nel dicembre 2015), è presidente di GoSansicario s.r.l, ed il 24 aprile del 2014 propose la sua candidatura alla presidenza della Sagat Spa.

Spiega che era il cognato Giorgio a dirigere l’attività di Moncalieri e che nel 2014, in un momento di difficoltà (per un investitore che si era tirato indietro) fu lo stesso a proporgli di incontrare, tramite “Ginetto” (Greco Luigino) Omar Petrocca, nella sua abitazione adiacente la “Taurus Automobile” dove, tra le altre cose, Papini, Toma ed il padre vendono le automobili non potendosene permettere le spese.

Stando alla deposizione di Papini, Petrocca prospetta una serie di soluzioni finanziarie per “difendere l’azienda”, in particolare le proprietà immobiliari, soluzioni che Papini definisce “quantomeno fumose e non in grado di definire limiti di legalità della situazione”. Venne prospettato di cedere la titolarità degli immobili ad una società straniera.

PM: con riferimento a quel diritto, anglosassone?

Papini: mi pare sito in Londra
PM: e con riferimento all’attività della società?
Papini: ci sono due aspetti per noi rilevanti, uno legato alla ristorazione e l’altro per la cooperativa di servizi che svolge attività in particolare di pulizia e su questo tema Petrocca ci disse che lui aveva delle cooperative che facevano questo tipo di lavoro e noi gli chiedemmo di avere un preventivo per due locali Settimo e Moncalieri e in merito alla cooperativa ci prospettò soluzioni che noi considerammo fumose … si parlava di una sede della cooperativa in Romania, a Bucarest, che avendo situazioni contributive diverse poteva generare una qualche forma di risparmio, io chiesi documenti a riguardo per capire e approfondire , non ho mai ricevuto alcun tipo di documentazione per approfondire e capire.
PM: questo piano era in qualche modo legato anche a una soluzione riservata? Vi era stata prospettata la sottoscrizione di patti parasociali?

Papini: in linea generica si, società non più in capo a noi ma proprietà indiretta, discorso nato e morto…
PM: questo patto riguardava per caso gli immobili?
Papini: per gli immobili c’era questa società estera
PM: che sarebbe diventata titolare e lei avrebbe avuto un ruolo?
Papini: no

Si passa poi alla questione dei sinti.

PM: Toma Giorgio le ha riferito problemi?
Papini: in riferimento agli zingari ? si, me l’ha riferito ma sono cose che gestiva lui, anche perché là dove c’è la discussione con il cliente si provvede automaticamente a sporgere denuncia, i problemi non rilevanti per la gestione no, non ne ero al corrente
PM: le ha parlato però di problemi con i sinti?
Papini: si ma i problemi con gli zingari sono molto… vengono lì e sono rumorosi e talvolta molesti, mai oltre i limiti del dover chiamare le forze dell’ordine però sono fastidiosi
PM: le ha detto di essersi interessato per risolvere il problema?
Papini: ne abbiamo parlato ma non ho mai avuto una significativa segnalazione di questo
PM: ha detto che si sarebbe rivolto a qualche suo amico per risolvere il problema?
Papini: sa che non mi ricordo sinceramente, in questi momenti con discussioni tra clienti si cerca sempre di trovare una soluzione pacifica ma anche nei rapporti con le forze dell’ordine , non ricordo una segnalazione importante, poi a seguito dell’articolo che uscì su LA STAMPA , da cui venni a conoscenza che … per me Ginetto era Ginetto [ Luigino Greco, ndr] non sapevo neanche che si chiamasse Luigino Greco, poi ho chiesto a Giorgio approfondimenti e mi ha detto che si era rivolto a Ginetto sapendo che lavorava al mercato e aveva varie relazioni ma di piazza, in questo senso gli aveva chiesto se poteva aiutarlo a risolvere la questione e scambiare due parole perché il tema allora era questi signori vengono sono molto esuberanti e molesti noi siamo un pubblico esercizio non possiamo negare l’ingresso a nessuno ma vorremmo che non ci fossero problemi all’interno del locale, questo mi disse Giorgio.
PM: lei ha chiesto a TOMA perché si è rivolto a Luigino?
Avv: l’ha già spiegato
Presidente: risponda alla domanda, Toma Giorgio le ha spiegato perché si era rivolto a Luigino Greco?
Papini: no perché non entrai nel dettaglio, dopo l’articolo gli chiesi e lui mi disse “è un amico so che lavora al mercato quindi ha relazioni di vario tipo”

La prossima udienza è il 6 aprile, ore 9:30, maxi aula 3 del Tribunale di Torino.

Simonetta Zandiri – TGmaddalena.it

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