8gennaio CORRETTA_444x1200

Due appuntamenti, a EL PASO: venerdì 8 gennaio  dalle ore 20, aperitivo- cena benefit e presentazione della rivista ecologista radicale “L’urlo della Terra” e sabato 9 gennaio dalle 10 del mattino assemblea per costruire una settimana di mobilitazione contro biotecnologie e scienze convergenti, ricordando che il 13 gennaio alle 9:00 presso il Tribunale di Torino avrà inizio il processo a carico di Costa, Billy e Silvia.

 

“Viviamo in tempi strani… Assistiamo pian piano ad una perdita della memoria del filo che ci lega alle lotte passate, dove le nuove generazioni di compagne/i nascono già in un contesto che svuota, paralizza e aliena. Si sta perdendo quello scambio generazionale di esperienze, tensioni, quel passaggio di testimone così importante… Le parole si dissolvono, i pensieri non hanno più un terreno fertile su cui crescere…
Viviamo in tempi strani in cui le riflessioni sono quasi azzerate e le critiche accolte malamente come distruttive, quando è solo dall’analisi del presente e dalle critiche che si può pensare di capire i cambiamenti e trovare modi per farne fronte. Poi è meglio non mettere in luce eventuali fessure, potrebbero diventare crateri, e gli spigoli rompere il quieto vivere, così è più facile pensare che tutto sommato siamo tutte/i sulla stessa barca, con lo stesso fine, ma con modi diversi. Ci si accontenta della mediocrità, della banalità, senza neanche rendersene conto, senza prendere una reale e ferma posizione…
Dall’altro lato le riflessioni diventano intellettualismi e stando ben sedute/i sulla propria polverosa sedia si osserva e si criticano le “rigidità”, ma la rivolta si è letta solo nei libri e non può trovare spazio nelle aule accademiche o negli studi sociologici se non come un’ombra svuotata del suo potenziale, del suo significato della sua bellezza. La rivolta si può vivere solo là fuori, sotto il cielo… Forse qualcuna/o dovrebbe chiedersi da che lato della barricata stare, ma potrebbe perdere il suo posto di osservatore privilegiato.
E’ certamente più facile pensare al desolante momento storico in cui ci troviamo per giustificare il non agire, ma se si dovesse aspettare il giusto momento, questo non potrebbe mai arrivare nell’infinita attesa di tempi abbastanza maturi. C’è chi di fatto si accontenta di questa attesa e ci costruisce il suo lavoro di preparazione, per poi non si sa bene neanche di cosa…
Si cresce e ci si assesta nel proprio piccolo stagno, con una protesta garantita… in un contesto di liberazione animale è certamente più facile  voler veganizzare il mondo pensando a questo come un passo importante nel cambiamento culturale, ma semplicemente non ci si mette in gioco davvero.
Crescono come formicai progetti di cucina vegana, di orti, di comunità, di rifugi per animali, dove la più piccola briciola di conflittualità è spazzata via, dall’altro lato spai politici che si chiudono in sé stessi dove il fine diventa sopravvivere e dove le parole di rivolta non infiammano neanche più gli animi, ormai spenti. La lotta è un qualcosa di lontano, che riempie grandi discorsi, ma finisce la sera prima di coricarsi, nel fondo di un bicchiere….
Da sempre esiste una linea, non siamo noi a tracciarla, esiste già, è la linea tra chi decide di essere complice e chi no… un tempo c’erano le passioni di chi lottava fianco a fianco pronto a rischiare la vita per una tensione, per un’idea di un mondo diverso, per una conflittualità con questo esistente e per tutti quei rapporti fraterni tessuti nel sentiero della lotta… Ora neanche ci si rende quasi conto del vuoto di un movimento che non esiste, del vuoto delle relazioni, del vuoto del pensiero, del vuoto dell’agire e dell’infinita empasse in cui ci ritroviamo. E allora è più facile e giustificatorio ridurre tutto al nostro eterno problema di non riuscire a comunicare con la “gente normale”, tutto si riduce alla comunicazione con le persone per non porsi il problema di un salto forse troppo grande per le proprie gambe… ”

(…) “Quello che manca è quel salto che è la decisione di lottare fino in fondo anche mettendo a repentaglio la propria libertà e la propria vita fino al punto di rischiare di perderle. Sta a noi decidere di riacquistare la forza e la determinazione nella lotta abbattendo la paura. Ma questa forza non nasce dal nulla, si forgia col tempo quando dentro di sé si sente l’oppressione subita ogni giorno da ogni essere vivente, sentendo nel profondo che l’unica cosa possibile è reagire a tutto questo e che non si potrebbe concepire di vivere in un altro modo.”

Silvia -Parole di Frattura “L’Urlo della Terra” – Maggio 2015

IMG_2436Billy, Silvia e Costa sono accusati di possesso, trasporto e ricettazione di esplosivo, e per il tentativo di attacco al centro di ricerche nanotecnologiche IBM a Zurigo. Il 15 aprile 2010 furono fermati e arrestati dalla polizia elvetica che, perquisendo la loro auto, aveva trovato materiali esplosivi e incendiari e dei volantini che rivendicavano un imminente attacco, a firma Earth Liberation Front Switzerland (Fronte di liberazione della Terra) contro il centro di ricerche che all’epoca era in fase di realizzazione.  Il processo si tenne un anno e mezzo dopo l’arresto, le richieste di pena formulate dal procuratore federale Stadler, tra i 3 anni e 4 mesi e 3 anni e 8 mesi furono ampiamente accolte dal giudice federale Walter Wutrich, confermando tutti i capi d’accusa ad eccezione del traffico (importazione) illecito di esplosivi.
In parallelo la zelante Procura di Torino aveva aperto un’indagine anche nel tentativo di confezionare l’ennesimo inesistente mostro, imbastendo un’associazione sovversiva collegando numerosi episodi di lotte ecologiste ed anarchiche, realtà che avevano creato una rete solidale attorno a Billy, Silvia e Costa. L’apertura di questa indagine ha permesso il costante ed intenso monitoraggio delle tante realtà impegnate in queste battaglie. “Le nano-biotecnologie sono gli ultimi sentieri battuti dalla corsa del sistema capitalista tecno-industriale al saccheggio ed alla devastazione della Terra. Sentieri che ancora una volta presentano come miracoli qualcosa che è sicuramente destinato a trasformarsi in un incubo. Tecnologie che nascono dal cambio di visione del mondo che l’era informatica ha portato con se, soppiantando la visione meccanicistica delle leve e degli ingranaggi con una visione matematica fatta di bits d’informazione in cui la realtà tutta deve poter rientrare in un nuovo algoritmo.”

Scrivevano su un volantino a febbraio 2015: “Per noi, per quanto quelli di IBM o dell’ ETH si vantino di avere tra le mani un laboratorio unico al mondo – e per certi aspetti hanno pure ragione – la realtà è che i luoghi dentro cui si sta spingendo l’ingegnerizzazione e la manipolazione del vivente e del pianeta sono molti e, soprattutto, sono un po’ ovunque. Dai centri di ricerca delle multinazionali alle università, dai poli scientifici alle istituzioni di ricerca sovranazionali, un mondo che si muove in parallelo alla realtà che viviamo, e che sulla nostra testa progetta e costruisce il futuro che ci verrà imposto e i cui lineamenti già li abbiamo sotto gli occhi. Un mondo che ha un nome e un indirizzo.”
Da qui la forte consapevolezza dell’urgenza di agire. “Un’urgenza che continuiamo a sentire e per cui, davanti a questo salto in avanti che il sistema tecnologico ed industriale sta compiendo, rimaniamo convinti di come questa si debba tradurre in una critica necessariamente radicale e che non possa prescindere dal contesto sociale e economico, di cui queste nocività sono il prodotto e per cui sono necessarie. Critica che a sua volta sappia trasformare i fiumi d’inchiostro e le parole, necessarie per esprimerla e svilupparla, in lotta e azione diretta. Rimaniamo dunque ancora convinti/e della necessità di sviluppare lotte ecologiste radicali per contrastare questo sviluppo tecno-industriale mortifero, tracciando però come linea chiara quella di vedere nella lotta unicamente una reale possibilità per rimettere tutto in discussione, e non uno spazio in cui provare a ritagliarsi la propria parte nel teatrino politico o per offrire alternative “eco-sostenibili” al sistema.
Quello che vediamo è come i luoghi del potere tecno-scientifico si stiano decentralizzando e molecolarizzando in una costellazione di interessi e progetti ultra specifici, nonostante poi tra loro siano sempre e necessariamente interconnessi. Intervenire e colpire là dove più nuoce è sempre meno evidente e facile da capire. Una continua fonte d’ispirazione in questo senso è rappresentata da chi, in tutto il mondo, continua a sentire l’urgenza della lotta, portando avanti progetti, campagne, mobilitazioni e lotte in difesa di quanto ci si sente parte, e di sabotaggio e attacco distruttivo contro quegli ingranaggi che compongono il sistema industriale tecno-scientifico, patriarcale e capitalista.”

Un esempio, ma solo uno dei tanti,  di quanto si stiano spingendo oltre in un campo fatto di troppe incognite è dato dal progetto Plantonics, che Barbara Mazzolai ( coordinatrice del Centro di micro bio-robotica dell’Istituto Italiano di tecnologia (Pontedera, Pisa), ha presentato di recente ( qui il video )  , una pianta-robot ispirata alla natura. Le “radici” esplorano il terreno, evitano gli ostacoli, cercano acqua e sostanze “nutrienti”, come il sodio o il potassio, ed evitano quelle nocive e inquinanti. «In realtà – afferma la Mazzolai – il robot è dotato di sonde con sensori, attuatori e unità di controllo, che analizzano il suolo e consentono al congegno di decidere la direzione. Le sonde, come le radici in natura, si fanno spazio con un “movimento” dovuto ad un accrescimento di materia appena dietro di loro. Un filo di materiale particolare, una volta riscaldato a 300 gradi, diviene viscoso e si appiccica a strati deposti precedentemente. È l’unico modo per vincere la resistenza di una pressione davvero considerevole». Secondo la scienziata, «questa tecnologia avrà considerevoli applicazioni in alcuni settori, come ad esempio l’agricoltura e il monitoraggio ambientale; ma anche nella realizzazione di endoscopi di ultima generazione».

Ricerche vendute con la promessa di migliorare la nostra vita e quella dell’ambiente che ci circonda, o di identificare forme energetiche più efficienti, ma dietro questi miraggi si nascondono rischi che gli stessi scienziati ammettono di non essere in grado di calcolare, se non a posteriori.  La nocività non si limita alla già drammatica e folle applicazione di tecnologie pressoché sconosciute nel loro impatto, ma anche nell’effetto che inevitabilmente portano sul rapporto tra potere e tecnologie, che si traduce in rimodellamento / sostituzione / distruzione degli ecosistemi e del vivente. “Un concetto di nocività ben più ampio che si ricollega a filo diretto all’unica vera nocività rappresentata dal sistema stesso”.

L’UE sembra molto attiva sul tema, un opuscolo presenta “European activities in the field of ethical, legal and social aspects (ELSA) and governance of nanotechnology” e basta dare un’occhiata a questo grafico a pag. 13 per capire la dimensione reale del problema, osservando gli investimenti tra il 2002 ed il 2009:

Nanofondi

In Europa lo Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks (SCENIHR) nel 2009 in un suo Rapporto concludeva affermando: “I pericoli sanitari ed ambientali sono stati dimostrati per una varietà di nanomateriali fabbricati. I pericoli identificati indicano potenziali effetti tossici dei nanomateriali per l’uomo e l’ambiente. Tuttavia, va notato che non tutti i materiali hanno effetti tossici. Alcuni nanomateriali fabbricati sono stati utilizzati già da tempo (ad esempio, il carbone nero ed il TiO2 ) mostrando la loro bassa tossicità.”
L’EFSA (European Food Standard Authorization) nel 2011 ha confermato che il paradigma di individuazione del rischio utilizzato per la valutazione degli standard dei prodotti alimentari è appropriato anche per le applicazioni dei nanomateriali nella catena degli alimenti e dei mangimi e richiede l’esame caso per caso. Tale approccio viene utilizzato tramite il sistema di approvazione antecedente alla loro immissione sul mercato previsto dalla legislazione sui prodotti alimentari e dei mangimi (come i nuovi prodotti, gli additivi per alimenti, gli additivi per mangimi, i materiali plastici per il confezionamento degli alimenti). Lo stesso approccio è utilizzato dall’EMA (European Medicinal products, Agency Authority) e per i medicinali.

Se, come donne, dedicate particolare cura al vostro aspetto sappiate che la nanotecnologia ha pensato anche a voi, infatti non mancano nanomateriali incorporati nei cosmetici. Il tutto, naturalmente, con la diffusa consapevolezza di rilevanti e non calcolabili rischi per l’uomo e per l’ambiente, che generano una certa “apprensione”, insufficiente però a frenare questa ennesima innovazione che può incidere in misura rilevante sulla modificazione genetica, portare alla realizzazione di meccanismi di controllo del cervello e di altre parti del corpo umano, determinare rilevanti cambiamenti nell’ambiente, nella salute umana e nella qualità della vita! Ricercatori, studiosi, scienziati e abili affaristi non sembrano minimamente preoccupati dalle conseguenze per la nostra identità, ben sapendo che se i meccanismi basati sulle nanotecnologie sono capaci di guidare o influenzare il comportamento questo significa che sono “incorporati” nel cervello….  Ma ancora una volta l’innovazione corre più veloce dell’adeguamento delle politiche e della regolamentazione dell’ambiente che, di conseguenza, risulta frammentata e incompleta sia a livello nazionale che internazionale. Capite di quale rischio stiamo parlando?

Ci vediamo l’8 ed il 9 gennaio a El Paso.
Passate parola 🙂

Simonetta Zandiri – TGMaddalena

 Per sostenere numerose spese legali è richiesto l’aiuto ed il supporto con iniziative benefit e donazioni al conto corrente postale

c.c.p. 93785582 intestato a
Benedetta Galante, per bonifici bancari codice IBAN
IT79T0760110700000093785582
Specificando nella causale per arresti Costa, Silvia e Billy.

Per contatti: www.resistenzealnanomondo.org e www.silviabillycostaliberi.noblogs.org

 

This article has 8 comments

  1. Pingback: Processo a Billy, Costa e Silvia: un’occasione di rilancio della lotta alle nocività | NUOVA RESISTENZA antifa'

  2. Pierluigi Vernetto

    scusa Simonetta io ho provato a dare alla mia banca l’IBAN IT11A0760111100001022596166 ma mi ha detto che e’ invalido, ho provato anche con http://www.ibancalculator.com/ e mi dice che non e’ corretto…

    • Ciao e grazie per avermelo segnalato, ho inserito queste coordinate: c.c.p. 93785582 intestato a
      Benedetta Galante, per bonifici bancari codice IBAN
      IT79T0760110700000093785582
      Specificando nella causale per arresti Costa, Silvia e Billy.

  3. Pierluigi Vernetto

    fatto! se mi mandi un email a publicpierre at gmail dot com ti mando ricevuta del versamento, vorrei ricevere conferma che i soldi sono stati effettivamente accreditati… grazie!

  4. SOLIDARIETA’ E AZIONE

    “Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche di interpretarlo. E, ciò precisamente per cambiare il cambiamento. Affinchè il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi”
    Gunther Anders

    Occuparci del potere tecnoscientifico con le sue principali manifestazioni: biotecnologie, nanotecnologie, informatica, neuroscienze non è soltanto porre l’attenzione su qualche aspetto di questa società particolarmente nocivo. Come scriveva Ellul oltre cinquant’anni fa la tecnologia si è fatta sistema e media le nostre vite aldilà di una qualsiasi volontà. In questo anche gli altri animali e l’intero pianeta sotto l’imperativo tecnico vengono schiacciati e manipolati secondo l’esigenza del momento. Le tecno-scienze si stanno ricombinando e convergono verso quello che è stato sempre il loro fine ultimo: un controllo totale sugli esseri viventi.
    Perchè occuparsi tanto di tecnologia si chiedono in molti, quando tanti sono i problemi che ci circondano. In un sistema tecnico come quello attuale, dove tutto è scandito dalla macchina, la tecnologia rappresenta il momento, il luogo, lo spazio dove si estende ogni forma di sfruttamento. A volte si chiama green economy, altre progresso scientifico e altre ancora gestione della catastrofe, formando quegli ambiti che una volta riprogettati allargano la rete dove su ogni maglia si sviluppano tutti i rapporti di dominio, quelli da cui non si ritorna indietro come il lancio di un ogm o la manipolazione della linea germinale.
    Una lotta contro le nocività non può prescindere dal contesto sociale che le ha prodotte, volute e rese necessarie per tutti. Questo significa che la nostra critica non può che andare sotto la superfice del cosiddetto buon senso o dell’ambientalismo impostore fino a raggiungere il reale problema.
    Il potere è pienamente dispiegato in ogni apparato tecnologico che ci circonda, una tecno-democrazia che appare ad ogni angolo, presidia ogni incrocio, controlla ogni aspetto della nostra sopravvivenza fino a entrare nei corpi mentre la sua essenza totalitaria rimane fondamentalmente non percepita. Un tecno-potere che, grazie ad apparati sempre più a misura nanometrica, diventa più di quel che appare, cominciando a non apparire più.

    Questa settimana di mobilitazione non serve a circoscrivere un percorso o a ridurne i confini, al contrario ci auguriamo che queste giornate ne inaugurino di nuovi o rinforzino i precedenti con nuova determinazione e volontà di agire.
    Abbiamo pensato che ogni situazione nel proprio territorio potesse utilizzare queste giornate per concentrare iniziative legate al tema delle nocività soprattutto quelle legate alle scienze convergenti che sempre di più si impossessano della Terra e di corpi.
    Il 26 Febbraio ci sarà invece un’iniziativa collettiva a carattere nazionale: un presidio contro l’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) che ha sede a Parma.
    L’EFSA è l’organo riconosciuto a livello internazionale a cui la Commissione Europea fa riferimento per molte nocività quali gli ogm, pesticidi, prodotti chimici e nanotecnologie. Può autorizzare il commercio di prodotti ogm e la semina in campo aperto a scopo commerciale e sperimentale. Come l’FDA (food drugs aministration) americana altro non è che un braccio governativo delle stesse multinazionali soprattutto biotecnologiche, con cui i rapporti molto stretti permettono un continuo scambio di amministratori, scienziati, manager e l’immancabile personale tecnico: quale modo migliore di permettere una diffusione capillare degli ogm anche in Europa.
    Grazie a soglie di contaminazione tollerata negli alimenti e nelle sementi, mangimi ogm, coltivazioni transgeniche in campo aperto… il lavoro di diffusione è in corso già da troppo tempo.
    Sulla falsa riga dell’FDA americana l’Europa si è dotata di un’organo chiamato a garantire la sicurezza di ogni nocività. Ad essere tutelato, oltre gli interessi delle multinazionali biotech-chimico-farmaceutiche, è un sistema economico, politico e sociale che si aggrappa alla nuova rivoluzione bionanotecnologica producendo sempre più disastri ambientali e sociali che stanno alla base dello sviluppo tecno-industriale, di cui le manipolazioni del vivente sono l’apice mortifero.
    Non siamo per la creazione di un EFSA più sicuro, trasparente e democratico, anche volendo crearlo non potrebbe mai essere realizzato. Un organo di sicurezza come l’EFSA presuppone che regolarmente si possono creare sostanze nocive da diffondere sul pianeta mettendone a rischio la stessa sopravvivenza. Così come un impianto di smaltimento di scorie radioattive necessita sempre di impianti atomici e di un’economia di guerra.
    Rifiutiamo in toto questo tecno-sistema insieme a tutte le sue manifestazioni di morte con la stessa determinazione e convinzione che queste siano destinate a missione di pace o a creare la guerra: la loro pace è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita: già abbastanza per opporre una resistenza senza tregua.

    Il 2 Marzo si terrà al tribunale di Torino la nuova udienza contro Silvia, Billy e Costa accusati del tentato sabotaggio con esplosivi a firma Earth Liberation Front ad un centro di ricerche internazionale sulle nanotecnologie in Svizzera della multinazionale IBM.
    Continuare questa solidarietà significa per noi continuare ad ascoltare quell’urlo di un pianeta morente, che come scrisse un gruppo dell’ELF statunitense li aveva motivati nel loro cammino di resistenza, da non confondersi con la passività ma con l’ira bruciante durante la lotta.

    Assemblea solidale

    Dal 22 al 28 FEBBRAIO SETTIMANA DI AGITAZIONE in tutta Italia
    contro le tecnoscienze e il mondo che le produce
    26 Febbraio PRESIDIO CONTRO l’EFSA
    Ente europeo di sicurezza alimentare
    Dalle 12.00 alle 17.00 Davanti alla sede dell’EFSA Viale Piacenza – Parma

    Per contatti:

    info@resistenzealnanomondo.org
    http://www.resistenzealnanomondo.org

  5. Pingback: “Biotecnologie, nanotecnologie, tecnoscienze convergono verso il controllo totale sugli esseri viventi” – Al telefono con Costa un approfondimento in vista della settimana di mobilitazioni dal 22 al 26 febbraio

  6. Pingback: “Ne bis in idem”, condannati in Svizzera per atti preparatori di incendio doloso e imputati per terrorismo in Italia. Accusa e difesa nel processo a Silvia, Costa e Billy – Udienza 2 marzo 2016