COMUNICATO STAMPA

Il presidio di Torino in piazza Castello davanti al palazzo della regione è proseguito anche oggi pomeriggio. A partire dalle 17 alcune decine di manifestanti NO TAV sia della Val di Susa che di Torino, hanno montato alcuni pannelli con foto e schede che descrivevano quanto sta succedendo in valle, in particolare alla Maddalena da ormai un mese e mezzo. In città molte persone sono ancora via per le ferie e piazza Castello non è gremita come al solito. Però le persone che si sono fermate a guardare i tabelloni e a chiedere non sono state poche. Molti hanno osservato che ciò che si legge sui giornali e si sente in televisione riporta versioni ben diverse. Dopo un po’ un gruppo di pochi manifestanti si è recato in
via Roma e sono entrati dentro a una grossa libreria in quel momento abbastanza affollata. Hanno cominciato a fare volantinaggio e a spiegare alle persone che domandavano quale fosse la reale vicenda di questi mesi. Alcuni uomini della
Digos, che avevano seguito il gruppo appena si era mosso da Piazza Castello, passati pochi minuti, dopo aver parlato con la proprietaria del locale, sono intervenuti per allontanare i NO TAV. Motivazione: si trattava di un locale
commerciale privato e i proprietari non gradivano la loro presenza. Sono stati accompagnati fisicamente all’uscita ma non ci sono stati spintoni. Tornati in Piazza Castello hanno continuato insieme agli altri l’attività di presidio. Verso le 20.45 Simonetta Zandiri e Daniela, due attiviste che erano lì presenti, decidono di andar via. Appena arrivate a piedi
all’imbocco di via Po vengono avvicinate da una Fiat Punto scura. Dall’auto scendono due uomini in borghese sui trent’anni di età. Chiedono i documenti senza fare troppi preamboli. Simonetta e Daniela rispondono che i due uomini,
se sono poliziotti, devono farsi identificare prima di chiedere documenti. Gli uomini insistono ma le donne non desistono. Ad un certo punto fanno vedere rapidamente qualcosa che tengono in mano, con il pugno ben chiuso per non lasciare intravedere nulla, e con il chiaro intento di non far capire più di tanto, infatti il gesto è fulmineo. A loro volta le donne fanno vedere un documento altrettanto rapidamente e dicono che se le cose stanno così se ne vanno. Gli uomini insistono ma alla fine Simonetta e Daniela si allontanano. Gli uomini allora, uno a piedi e l’altro sulla Punto le seguono.
Le donne si lamentano ad alta voce, tanto che ad un certo punto alcuni passanti chiedono se quell’uomo “le sta molestando ed hanno bisogno di una mano”. Simonetta arriva alla sua macchina, fa per entrare ma viene trattenuta da uno dei due uomini che con la mano e con forza tiene aperta la portiera. La situazione diventa a quel punto particolarmente tesa e l’uomo fa una telefonata col suo cellulare. Di lì a poco arriva una volante della Polizia. Scendono due agenti che domandano in via definitiva i documenti alle donne, chiarendo che se non lo avessero fatto sarebbero state portate in questura per accertamenti. Simonetta e Daniela alla fine mostrano i loro documenti. Chiedono quale sia il motivo del controllo. Gli agenti rispondono che loro due sono manifestanti implicate in una vicenda politica dove in questo
momento c’è molta tensione. Come tali la Polizia deve fare un’identificazione personale che in caso di filmati e accadimenti gravi può tornare utile. Entrambe fanno notare che chi ha chiesto loro i documenti era in borghese e non si era identificato e chiedono che questo venga verbalizzato. Per tutta la durata del controllo documenti i due “presunti” agenti in borghese restano ad osservare la scena ad una distanza di 150-200 metri.
Alla fine Simonetta e Daniela vengono lasciate in pace e possono tornare a casa.

AGGIORNAMENTO DEL 10 LUGLIO 2012

Sviluppi della storia…. Daniela e Simonetta sono state denunciate, la chiusura indagini parla di due reati per Simonetta Zandiri (rifiuto di dare generalità e oltraggio a pubblico ufficiale), uno solo per Daniela (rifiuto di mostrare il documento). IL 20 settembre è previsto l’inizio del processo. Da notare che è passato poco più di un anno dal presunto “reato” e normalmente questi reati cosiddetti “minori” arrivano al dibattimento in un tempo medio di 3 anni. Ma è chiaro ormai che è tutto strumentale, anche questo è un pezzo di un puzzle che tende ad usare quella che chiamano ancora “giustizia” per fermare chi si oppone. Qui non possono parlare di violenza, e negano il fatto che “non si sono qualificati”, hanno ribaltato la vicenda ed è ovvio che le due donne non hanno altri testimoni al di fuori di sé stesse, peccato che la voce di chi è indagato nel nostro ordinamento non abbia alcun valore giuridico. Insomma, a sarà dura, anche perché il reato di oltraggio a pubblico ufficiale è stato nuovamente penalizzato nel 2009 e prevede condanne fino a 3 anni, oltre al risarcimento in caso di condanna e nel caso in cui “l’oltraggiato” si costituisca parte civile.

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