massimo numa
TORINO

Il Cie di Torino di corso Brunelleschi sarà potenziato. Manca una conferma ufficiale ma le nuove indicazioni del ministro dell’Interno Minniti, vanno decise in questa direzione. Passerà da ospitare dagli attuali 90 stranieri senza documenti (il 39 per cento con precedenti penali, arrivano da Tunisia, Nigeria, Albania, Senegal, Georgia, Algeria, Ghana) a circa 150. Il Cie, ristrutturato nel 2007 con un notevole investimento, avrebbe dovuto accogliere 210 clandestini in case prefabbricate dotate, almeno, dei confort di base, e con una sezione femminile di 60 unità, ora trasferita a Roma. Il progetto – comprese intimidazioni e l’invio di ordigni esplosivi da parte dell’area anarchica che tuttora promuove la campagna «fuoco ai Cie» ai manager dell’impresa che effettuò i lavori – ha rischiato di naufragare per i continui atti vandalici.

 

SOPRAVVISSUTO AGLI INCENDI

Il suo modulo organizzativo sarà un modello per i prossimi centri di identificazione ed espulsione, con l’80 per cento di rimpatri in tempi brevi. Spiega il segretario regionale del sindacato di polizia Silp-Cgil Piemonte, Nicola Rossiello: «E’ un impegno duro per la polizia ma in questo periodo non registriamo nessuna criticità di rilievo, Torino può costituire un punto di partenza per i nuovi Cie, in attesa che la politica trovi risposte più adeguate a una situazione drammatica a livello internazionale». Da qualche mese non si verificano più azioni vandaliche o gesti di autolesionismo all’interno delle aree delimitate da alte recinzioni, sotto il controllo di un presidio interforze coordinato dalla questura. Ogni volta, con un grande impegno finanziario, lo Stato aveva pazientemente provveduto a ripristinare le sezioni distrutte o quasi. E il centro di corso Brunelleschi aveva mantenuto un ruolo strategico a livello nazionale, destinato persino ad accogliere (in un settore ad alta sicurezza) da tutta Italia i presunti jihadisti oggetto di provvedimenti di espulsione.

La storia del Cie di Torino è stata anche drammatica. Nel maggio 2008, morì per cause naturali (polmonite) il marocchino Hassan Nejl. Aveva 38 anni, ci furono polemiche e proteste per un presunto ritardo nei soccorsi. Come a Venezia.

 

L’ASSISTENZA

Da allora molto è cambiato, nel livello di assistenza ai «sans papier», nel centro gestito dalla multinazionale francese Gepsa-Cofely-Gdf Suez c’è l’infermeria con un medico presente nell’arco delle 24 ore, una forte presenza di mediatori culturali, l’assistenza religiosa per i vari culti, un servizio mensa super-controllato e persino, da pochi giorni, una barberia. Ancora pochi mesi fa, molti locali erano ancora in pessime condizioni, oggi va decisamente meglio. Rigide le condizioni di sicurezza interna. Niente accendini, niente videocamere e regole ferree. Chi commette reati viene immediatamente denunciato e nei casi più gravi arrestato e infine rimpatriato in poche ore.

Sorgente: Potenziato il Cie: in corso Brunelleschi 60 migranti in più – La Stampa

Tags:

Comments are closed.