LuciaPascalis21 novembre, 7:30 del mattino, a casa di Lucia Pascalis, a Chivasso, si presentano 4 Carabinieri con un mandato per effettuare una perquisizione. Lucia  è un’ambientalista ed una giornalista che in passato ha collaborato con i settimanali locali La Nuova Periferia e La voce, dai quali è stata poi allontanata, poiché ritenuta “un po’ scomoda”. Di ambiente si è occupata negli ultimi mesi Lucia, pubblicando poi sul giornale on line Il Bombarolo e collaborando anche con noi del TGMaddalena per capire le problematiche legate allo smarino, ovvero le terre di scavo di opere come il TAV e la seconda canna del Frejus, che pare destinato alle discariche della zona (Torrazza, Chivasso).
L’impegno giornalistico di Lucia l’ha portata anche, in particolare durante le elezioni amministrative, ad essere molto vicina al  Movimento 5 Stelle di Chivasso, ritenendoli gli unici possibili “oppositori”,  ma anche qui la sua coerenza e linearità hanno iniziato a metterla in difficoltà nel rapporto con alcuni esponenti, in particolare con il consigliere Marco Marocco, sino a scambi di battute piuttosto pesanti sul social network più noto, Facebook, senza che la Pascalis trovasse le giuste opportunità per un dibattito costruttivo.

Ma torniamo alle 7:30 del mattino: Lucia è in casa con la famiglia, i due figli vengono presi alla sprovvista da quello che ha tutta l’aria di un blitz contro mafiosi o terroristi. Una perquisizione minuziosa in tutta la casa, cantina inclusa, che porterà al sequestro di personal computer, cellulari, ogni apparecchio in grado di comunicare con l’esterno, incuse le chiavette dei videogiochi dei bambini. Il tutto a seguito di una denuncia  verso ignoti ad opera del consigliere chivassese del M5S Marco Marocco, dell’ambientalista/giornalista Piero Meaglia e di Stefano Maule (M5S), per una presunta “violazione della corrispondenza” (art. 617 c.p,)e, addirittura, per il reato di Ricettazione (art.648 c.p. ).
Art. 617: Chiunque fraudolentemente, prende cognizione di una comunicazione o di una conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni o delle conversazioni indicate nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso in danno di un pubblico ufficiale o di un incaricato di un pubblico servizio nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, ovvero da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato. “
Nel decreto di perquisizione e sequestro l’operazione viene giustificata “per avere, pubblicandole sul proprio sito-profilo Facebook (da ritenersi mezzo d’informazione al pubbico) rilevato il contenuto di reiterate comunicazioni avvenute tra Marocco Mauro, Maule Stefano e Piero Meaglia.
Più grave sembra essere la posizione relativamente al reato di ricettazione: “Fuori dei casi di concorso nel reato [c.p. 110], chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329 [c.p. 29, 32, 709, 712] (2).”

La notizia viene pubblicata immediatamente dagli amici di Lucia sul social network, ma si dovrà attendere al giorno successivo per una spiegazione “ufficiale” da parte di Marco Marocco. Tra le discussioni evidenziamo un interessante contributo del giornalista Carlo Gubitosa, che scrive: <<Segnalo che violare le caselle di posta è reato, ma non è reato pubblicare informazioni di pubblico interesse su personaggi pubblici anche se qualcun altro le ha ottenute violando la legge. Ognuno si assume le sue responsabilità: chi penetra nelle caselle di posta altrui, chi diffonde informazioni di interesse pubblico, chi fa denunce che sanno tanto di sanzioni contro una giornalista scomoda e poco di tutela della riservatezza della propria corrispondenza. >> . Aggiunge poi che questo episodio evidenzia che le caselle email del M5S <<si confermano un colabrodo, un movimento che dice di capirne di informatica dovrebbe spiegare ai suoi come si gestisce la sicurezza della propria mailbox. Oppure si tratta di gole profonde interne al movimento, che vorrebbero far sapere in pubblico cose che possono far trapelare solo in privato passando ai giornalisti email compromettenti che hanno ricevuto e non “rubato“>>.

Altri commenti sostengono Lucia, precisando che la stessa ha cercato di fare chiarezza su <<comportamenti poco consoni di alcuni attivisti che lei conosce personalmete>> ed osservando che <<se questo è l’agire umano ed etico, al di là delle ragioni, mi chiedo cosa ci sia di nuovo in questo che avanza>>, soffermandosi in particolare sui metodi “etici e morali che questi attivisti a cinque stelle mettono in atto”.

Non sono ancora noti i particolari e non c’è una dichiarazione ufficiale del Movimento 5 Stelle o di Marco Marocco, che arriva il giorno dopo, il 22 novembre. Marocco scrive sul suo blog ospitato sull’edizione on line de La Nuova Voce “Violazione della segretezza della corrispondenza”. Sostiene di avere appreso da un articolo di un giornale on line della perquisizione a Lucia Pascalis e, sempre secondo l’articolo, la  “perquisizione sarebbe la diretta conseguenza di una denuncia verso ignoti che Marco Marocco (consigliere comunale del M5S di Chivasso), Stefano Maule (attivista del M5S) e Piero Meaglia (simpatizzante del M5S) hanno presentato congiuntamente al nucleo dei Carabinieri per il furto informatico di mail private dai loro computer. Se questo corrisponda a verità, ovvero, se tale perquisizione e sequestro abbiano origine dalla denuncia verso ignoti presentata il 07 ottobre 2013, noi non lo sappiamo.” Aggiunge Marocco: “La signora Lucia Pascalis ha però condotto per mesi degli attacchi personali nei confronti di alcuni attivisti del MoVimento 5 Stelle di Chivasso, per ragioni a noi ignote. La denuncia di cui sopra nasce dal furto di una corrispondenza privata per email in cui si dibatteva su quale posizione da tenere pubblicamente in una determinata vicenda: da queste lunghe email sottratte – e poi pubblicate dalla signora Pascalis su Facebook e sul blog che gestisce  – non emerge nulla se non la posizione che poi venne tenuta pubblicamente.” E ancora “Dietro al tono provocatorio da “giornalista d’inchiesta” nasconde l’assenza di contenuti a sostegno delle sue tesi, sicchè la sua critica si trasforma in veri e propri insulti, assai poco velati.”.

Per Lucia però, non avendo più il computer, restare aggiornata sul dibattito che la riguarda è un’impresa difficile, riesce finalmente a collegarsi e pubblica una risposta piuttosto chiara, sul suo profilo FB, citando il post di Marocco: “La signora Pascalis è una libera cittadina” scrive su FB, “che denuncia, con i mezzi che possiede, le varie incongruenze all’interno di un Movimento che di cinque stelle non ha proprio niente. Da quale pulpito arriva la predica? Un campione di bon ton critica il mio modo di scrivere un po’ colorito? Proprio lui che fa il blogger per la Voce del Canavese, oltre allo spazio sul giornale che da ‘oppositore’ gli viene fornito?” . E aggiunge una precisazione: “Ora è tutto in mano alla legge, comprese vecchie discussioni in CAT (coordinamento ambientalista torrazzese) e liste di email di cui facevo parte perché membro del movimento”. Secondo Lucia questo aspetto sarebbe stato sottovalutato, ribadisce che continua a sentirsi una “cinque stelle”, e si chiede se la denuncia arrivi da Marocco cittadino o da Marocco “politico”. Lucia ribadisce la sua posizione che non è affatto contro il Movimento, pertanto estende le sue domande a tutti gli attivisti, chiedendo loro di testimoniare la sua dedizione e l’attenzione evidenti nei tanti articoli da lei scritti quando lavorava alla Nuova Periferia, per dare la giusta evidenza ad un gruppo di cittadini molto attivi, almeno fino alle elezioni.


Delusa e amareggiata, Lucia ricorda che è anche “andata ad una riunione per affrontare questi argomenti” e chiarire le diverse posizioni ma “Marocco non si è presentato”. Ricorda inoltre di “aver segnalato più volte, da mesi, le anomalie nel M5S chivassese direttamente al consigliere regionale Davide Bono, il quale però ha risposto che si trattava di “incomprensioni” e non ha mai preso una posizione.
Il sequestro è stato fatto, si legge nel decreto di perquisizione, considerato che il fondato motivo “si evince dagli accertamenti effettuati in sede di Polizia Giudiziaria, e documentati agli atti del procedimento”. La perquisizione quindi è stata ordinata “in danno dell’indagato e quella dei luoghi in cui si accerti un’effettiva disponibilità da parte del predetto, nonché la perquisizione personale dell’indagato (ma non c’era una donna nel gruppo)”. Si tratta, dunque, di un ulteriore passo “indispensabile allo stato delle indagini al fine dell’accertamento dei fatti”. Fatti, ancora tutti da accertare.

E siamo sicuri che da Lucia, così come da altre persone che in futuro risultassero coinvolte nelle vicende, emergeranno informazioni e fatti che aiuteranno a far chiarezza in quello che, a guardarlo oggi, sembrerebbe l’ennesimo caso di uso sproporzionato  della forza verso un cittadino che da mesi si batte per portare a galla anomalie che, forse, avrebbero meritato di essere affrontate non in un’aula di tribunale, ma in un’assemblea pubblica. “Per loro il danno,” ci dice Lucia “è che io abbia riportato alcune email, il sequestro è stato fatto per il contenitore, ma io sono fiduciosa che venga data importanza al contenuto perché è quello che dovrà venire fuori e ridarci un po’ di giustizia”.

A Lucia, per ora, tutta la nostra solidarietà.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena