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14 novembre, nella grigia atmosfera dell’aula bunker i due PM Rinaudo e Padalino si esibiranno nella requisitoria finale con la richiesta di condanne per il defunto compressore, mentre Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, detenuti dal 9 dicembre 2013, saranno ancora rinchiusi in quella gabbia dalla quale la volta scorsa è stato reso loro difficile persino parlare con i difensori.  Era stata un’udienza breve, quella del 6 novembre, con la presentazione di alcuni documeni relativamente al recente aumento del costo dell’opera, come spiegato in questo post. Ed è di oggi la notizia dell’arresto di  Lazzaro (Italcoge), che gli stessi PM avevano citato come teste nel maxi processo per i fatti del 27 giugno e del 3 luglio, un dettaglio che è bene ricordare.
Seguite qui la diretta, più o meno dalle ore 9:00. (sul nostro canale USTREAM tenteremo di fare una diretta streaming)

9:30, inizia l’udienza. Il PM Rinaudo inizia con un’integrazione dei documenti, in risposta all’articolo del Sole 24 ore presentato alla scorsa udienza dalla difesa. Inserisce inoltre una copia della rivista Lavanda, e altri fogli sequestrati agli imputati. Gli avvocati della difesa chiedono di poter vedere i documenti, il giudice concede loro qualche minuto.

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PM Rinaudo: il processo si fa sulle condotte e non sugli articoli di giornali è per questo che voi oggi siete chiamati a valutare le condotte… in particolare quelle del 14 maggio, significa che tutto quello che è al di fuori di quest’aula di giustizia non vi deve influenzare. In quest’aula non si deve valutare se l’opera contro la quale gli imputati si siano accaniti con violenza sia un’opera legittima, sia utile, tutto questo non c’interessa, è un argomento fuori dal processo, in questo processo voi valutate se quella notte le persone che hanno tenuto quella condotta hanno tenuto un comportamento che rientra sotto l’egida di alcune norme del codice penale che noi abbiamo contestato. Se dovessimo, come da alcune parti si cerca di introdurre, stabilire se questa condotta ha una sua giustificazione in relazione all’oggetto che viene colpito…. Facciamo un parallelismo. E’ come se voi vi trovaste di fronte a una situazione di questo tipo, due persone vicine di casa, una che costruisce un’opera sul suo terreno regolarmente autorizzata, il vicino che è contrario alla costruzione si avventa, si accanisce e contro il vicino e contro l’opera. Ci staremmo a chiedere se la condotta che ha tenuto questo assalitore è legittima perché lui era contrario all’opera o ci limiteremmo a valutare se quella condotta ha cagionato una lesione, un danno alla persona che l’ha subito?

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Questo oggi voi dovrete valutare. Quindi ci può piacere o non piacere che venga costruita questa linea ferroviaria, ognuno di noi al riguardo ha le sue opinioni, ma quello che noi dobbiamo tener conto è che quest’opera ormai è stata decisa e deliberata dallo Stato. Tant’è che noi contestiamo un reato che è contro la personalità dello Stato, proprio perché attraverso quelle condotte si attaccano, e questo lo analizzeremo dopo considerando l’articolo 270 sexies, faremo riferimento al concetto di grave danno, proprio perché attraverso queste condotte si vengono ad attaccare gli interessi fondamentali dello Stato, quei beni tutelati a livello costituzionale, le scelte di politica economica, le scelte di politica internazionale, le scelte ambientali, è questo il grave danno. Parleremo forse anche di danno economico, di quello che potrebbe essere il danno economico qualora l’opera non venisse realizzata ma non è questo il punto essenziale, il punto essenziale è che è stato aggredito un bene tutelato a livello costituzionale, si attacca la personalità dello Stato. Quello che oggi vedrete, e che vi faremo vedere attraverso spezzoni di filmati, non stupitevi, di fronte ad una considerazione che potrebbe sembrare ovvia e banale perché queste 4 persone hanno ammesso di essere state presenti quella notte, invece è importante che voi vediate dettagliatamente quello che è successo perché attraverso queste immagini vi dimostreremo che quelle condotte hanno leso quel bene , che abbiamo contestato. Quindi le condotte saranno riviste per dimostrare che questi soggetti, queste quattro persone, hanno violato quelle norme.

Norme che sono, ripeto, attraverso l’aggressione a quei soggetti che erano in quella zona, non erano attaccati  in quanto singoli ma in quanto rappresentanti di un potere statale che al momento operava in quella zona, quindi io vi chiedo di espungere dalla vostra testa qualsiasi influenza esterna, valutiamo esclusivamente il materiale acquisito nel processo.

PM PADALINO: partiamo dal procedimento, dopo approfondite indagini quest’ufficio depositava richiesta di misura cautelare per i 4 imputati, per i reati di cui al capo d’imputazione. Il 9 dicembre venivano eseguite le ordinanze, e il giudice confermava. Il 15 maggio la corte di cassazione annullava l’ordinanza del tribunale di riesame, limitatamente ai capi a e b attinente agli atti con finalità di terrorismo. A seguito di altre attività d’intercettazione veniva registrata all’interno di un ristorante di milano alcune dichiarazioni autoaccusatorie, sulla base delle quali, insieme al materiale accusatorio già acquisito, la procura richiedeva l’emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti di altri 3 imputati, custodia applicata il 10 luglio. Il 28 luglio il riesame confermava quella ordinanza. Nel frattempo, aveva inizio in assise il dibattimento per i 4 imputati, e il 6 ottobre si svolgeva l’udienza del riesame in cui gli imputati rinunciavano all’impugnazione…. Cerchiamo di capire come si è inserito l’assalto al cantiere del 14 maggio, non possiamo liquidarlo come un episodio avulso dal contesto nel quale è fortemente radicato. Ma va inquadrato come involuzione di lotta violenta posta in essere dall’ala oltranzista del movimento no tav, anarchici…. un’area che con l’affievolirsi della partecipazione popolare ha più volte percorso la strada dell’aggressione a persone e cose, cercando di sdoganare il sabotaggio, cioè gli attacchi al cantiere, come fossero semplici atti di resistenza. E così l’attività di sdoganamento anche pubblica è stata intrapresa da altre espressioni del movimento, che non sono omogenee al gruppo… Abbiamo prodotto un testo , “come si reprime un movimento” (viene letto un brano a pag. 26).

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(…) La vicenda del TAV inizia il 18 ottobre del 1991, quando si svolge un incontro tra ministri a Viterbo, francesi e italiani, in cui viene predisposto un primo studio di fattibilità e viene predisposto un tunnel di 50 km… sarò brevissimo, nel 1994 viene creato un gruppo d’interesse economico denominato alpe tunnel a cui viene affidato lo studio di questa fase. Sempre nel 94 adottano un accordo, che dà luogo nel 96 ad una commissione intergovernativa, viene poi ratificato un accordo ratificato dai parlamenti italiano e francese e alla fine del 2001 il CIPE adotta il primo programma. Viene iniziata l’attività di scavo sul territorio francese e viene adottato il primo progetto sinistra dora, nel 2005 iniziano gli scavi e qui inizia la vicenda dell’opposizione, perché l’8 dicembre del 2005 a seguito di un’imponente manifestazione di popolo avviene anche un’irruzione che provoca danni a mezzi e alle persone e lì cambia la politica governativa. Il 10 dicembre le comunità locali vengono convocate a Palazzo Chigi per trovare una soluzione e così nel 2006 verrà istituito l’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino Lione, da cui nascono proposte che porteranno poi a cambiare progetto, a spostare dall’altro lato della Dora il progetto e arrivare al percorso attuale.

Si arriva al 2011, stanno per iniziare i lavori di cui parliamo oggi e abbiamo un altro attacco.. il 24 maggio 2011 inizia l’occupazione dell’area dove dovrà sorgere il cantiere e viene istituita la Libera Repubblica della Maddalena, un’enclave in cui si accedeva solo con appositi documenti e abbiamo il processo per il 27 giugno e il 3 luglio in cui ci sono i violenti scontri con la polizia… [ il maxi processo che si svolge nella stessa aula tutti i martedì, ndr] Dopo i ritardi il cantiere  di Chiomonte inizia ad essere operativo e da quel momento inizia ad essere il bersaglio di quella parte di movimento che non ha più intenzione di affrontarla nel confronto politico-istituzionale ma che vede nella violenza e nella sopraffazione il modo più valito. Le manifestazioni in alcuni casi sono degenerate in episodi di violenza, questo ha comportato l’adozione di numerosi provvedimenti di natura prefettizia per adottare l’accesso all’area e addirittura il Parlamento, con l’art. 19 della legge 183, ha definito l’area di interesse strategico-nazionale, un quadro normativo molto particolare…  connesso alla necessità di portare a termine l’opera.

Tra l’altro la norma trova una legittimazione sovranazionale anche nell’art.8 dei diritti dell’uomo….

(…) In questa prospettiva questa vicenda è un segmento di una linea già condotta in passato, sempre facendo uso di violenza… c’è stata un’interminabile serie di azioni in cui si contano sostanzialmente 23 attacchi al cantiere, 40 danneggiamenti  gravi, 39 atti intimidatori, attacchi informatici, 16 blocchi … in particolare fissiamo l’attenzione su 3 episodi… Il 21 luglio 2012 durante una passegiata notturna si concentrano 300 partecipanti al campeggio, al segnale convenuto, che è sempre un razzo, ha inizio un attacco coordinato da più gruppi e in più punti. Vengono divelte le recinzioni e nell’occasione viene ferito un dirigente della polizia di stato. Il 6 novembre 2012 un gruppo di assaltatori completamente travisati e in numero superiore a 20 raggiunge il cantiere e permette a qualcuno di entrare e lanciare razzi verso le fdo. Il 4 gennaio 2013 nella notte venivano lanciati artifizi pirotecnici nel cantiere, con danneggiamento, e l’8 febbraio 2013 mentre si svolge una manifestazione sempre contro il TAV, dopo aver raggiunto l’area del cantiere viene provocato un black out elettrico danneggiando la torre faro e si introducono persone che danneggiano la torre faro.

L’8 maggio 2013 80 partecipanti raggiungono il perimetro del cantiere, effettuano una battitura e poi subentrano le sassaiole.

Cita alcuni passaggi delle dichiarazioni… “Questo motto si parte e si torna insieme, a questo servivano i telefoni quella notte”… Alberto Claudio ha preso parte al sabotaggio la notte tra il 13 e 14 maggio, ecco spiegato l’arcano. “Alla lotta contro il treno veloce il merito di avere rispolverato tale pratica (il sabotaggio) e di aver saputo distinguere il giusto dal legale”. Blasi “la valle è mia amica sin dal 2011 quando riempivamo le buche con le mani… dai boschi di Giaglione uniti scenderemo”. Zenobi “abbiamo lanciato un granello di sabbia nell’ingranaggio di un progresso… c’ero quella notte, ne sono fiera e felice”. Nel raccogliere quanto dichiarato dagli imputati sulla loro presenza quella notte al cantiere prendiamo atto del reale significato di questo gesto posto in essere da chi si è sentito schiacciato dal materiale probatorio a suo carico. Forse una scelta obbligato, e già il passato ci insegnava “sei tu l’assassino perché avevi la veste insanguinata”, se l’accusato confessa sarebbe meno grave perché ci sono molte ragioni che possono spiegare il sangue… Nel nostro caso l’unica ragione che spiega la presenza degli imputati a quella notte è la partecipazione all’attentato, che esprime con atti concreti e violenti la loro naturale inimicizia al cantiere. Ma non sono solo gli imputati a prendere parte alla vicenda, anche una rivista tematica che avete agli atti, Lavanda n.4, che affronta la negativa situazione che sta attraversando il movimento, effettuando una rivendicazione dell’attacco al cantiere.

La pubblicazione è un contenitore fruibile rapidamente , adatta ad una rapida distribuzione…. testi di area anarchica, continui richiami alla conflittualità permanente. Ci parla di azioni, un gruppo di “giacu”, folletti della val clarea, si materializza nel cantiere e sferra un attacco improvviso e veloce al cantiere, poi svaniscono nell’oscurità amica…   Quindi si parla di un attacco mirato e veloce, per poi trovare rifugio nei boschi. Tipica rivendicazione stile anarchico, descrizione sommaria del fatto e illustrazione delle motivazioni del gesto, idoneo a garantire un’aurea di impersonalità come dimostrano le dichiarazioni dei testi e infatti si conlcude “omnia sunt comunia”, tutte le cose sono comuni. (…)

Torniamo al 13 maggio… l’avvio della trivellazione con la fresa, ad avviso dei contestatori, era qualcosa che andava impedito. Il dispositivo di vigilanza era sul turno 1-7, il coordinatore era Cianciulli ed era previsto un contingente di rinforzio dell’EI con gli alpini, presenti. La zona è molto circoscritta, perché in quella zona si concentrava l’attività delle maestranze ed è lì che si concentra l’attacco ed è una circostanza di rilievo perché denota l’intenzione di colpire zone del cantiere popolate… se si voleva porre in essere un’azione simbolica si potevano attaccare punti in cui non c’era nessuno. Ed era l’unica zona in cui c’era un’attività in corso… ed è anche l’unica zona viva, in cui ci sono appunto persone. E l’azione impiegando mezzi micidiali è stata diretta proprio verso quest’area, mentre ben altri potevano essere i luoghi dove agire in modo simbolico. Però facciamo un passo indietro e vediamo altre acquisizioni probatorie. Elementi di indagine che giungono dalla questura di Bologna, confermati dai testi Gregori e Morelli. Il 15 maggio la questura di Bologna comunicava alla Digos di Torino che erano emerse comunicazioni inerenti l’attacco nella notte tra il 13 e 14 maggio.

In particolare sull’utenza 169 finale, intestata a cittadino extracomunicario, nonché dalla localizzazione, si poteva desumere un piano d’utilizzo da parte di soggetti coinvolti nella vicenda. La squadra mobile inviava quindi il brogliaccio con 48 chiamate e 44 SMS sull’utenza 169, il successivo ascolto portava a rilevantissimi risultati investigativi. Le difese hanno messo in dubbio la casualità probatoria ma dovrebbero convincersi, perché non ci sono dubbi che sia stato un fatto casuale, sarà stato quel destino cinico….

La digos di Torino e Milano con il contributo di altre Digos, procedeva all’ascolto e all’analisi delle intercettazioni, riconoscendo in prima battuta gli autori di queste conversazioni ma non è solo su quello che si fondano i riconoscimenti, veniva conferito l’incarico di periziare tecnicamente le voci e venivano individuate le corrispondenze con le voci nell’intercettazione e quella degli imputati di oggi, che trova conferma in quanto dichiarato dagli imputati. Ma un’altra tegola doveva cadere su chi aveva partecipato all’assalto, perché la Digos di Milano ha intercettato una conversazione tra Alberti Lucio e Savini Andrea, presso un ristorante cinese. Alberti e Savini si erano recati a pranzo e si intrattengono in quel luogo che si trova in un quartiere diverso da quello nel quale risiedono e li fa sentire al sicuro. Sotto il profilo della comprensione le conversazioni sono chiare ed esplicite e anche riconducibili a vari paradigmi, anzitutto la spontaneità perché ignoravano di essere sotto osservazione, sono affidabili anche le affermazioni perché provenienti da un soggetto, Alberti, coinvolto nelle vicende. Ma la parte di rilievo inizia al minuto 17-18, quando parlano del 14 maggio ed emerge come la partecipazione…. inizia la conversazione prprio con tranquilllità, visto che siamo lontani da casa, senza poliziotti… beh immagino che tu abbia immaginato che quella roba per cui hanno arrestato Mattia c’ero anch’io e c’era anche Graziano… Parlano poi di Mazzarenti e accusano la superficialità di aver acquistato quella scheda da uno spacciatore. Poi Alberti dice “beh certo che una botta di sfiga ci può stare, hanno beccato solo loro quattro”.

Poi dice Alberti, lamentandosi, “beh più che altro vien da dire erano 6 telefoni, l’unico che ha fatto problemi magari non è colpa tua però… quindi introduce il tema di quanti telefoni hanno usato quella notte. Ad un certo punto Alberti mette l’accento su dettagli che solo chi ha partecipato può essere a conoscenza. Savini chiede “non è riuscito a prendere fuoco quello che doveva?” No, perché parte dei mezzi non era parcheggiata dove avrebbe dovuto, l’obiettivo era bruciare una camionetta di sbirri e due o tre mezzi… li hanno spostati all’improvviso, “però politicamente ha avuto un senso”… Questo dimostra le intenzioni degli assalitori e come tra questi ci fosse il mettere in pericolo l’integrità fisica delle persone presenti… Nel vocabolario Treccani incolumità significa essere o rimanere incolumi (cita definizione). I sinonimi di incolumità sono integrità, salute, salvezza, mantenimento, preservazione (poi cita i contrari). E in questa prospettiva dalle testimonianze raccolte dai presenti quella notte, operai e fdo, emerge chiaramente come gli assalitori avessero fatto anche dell’aggressione alla loro incolumità il loro obiettivo… artifizi e molotov erano lanciati anche nella loro direzione e con finalità potenzialmente lesive.

Nessuno potrà in qualche modo sostenere che non si sia attentato all’incolumità di persone che quella sera hanno avuto la sfortuna di trovarsi all’interno del cantiere. Partiamo con i filmati.

Vengono fatte ascoltare le intercettazioni.  Qui la diretta streaming audio-video. [ ndr abbiamo avuto qualche problema con l’audio, in questo video trasmesso in streaming potete ascoltare dal min. 00:32 , prima purtroppo non c’era audio]

Terminate le intercettazioni audio il PM Padalno inizia a mostrare i video dell’azione [qui il file, come sopra, l’audio c’è dal min. 00:32], con le testimonianze degli agenti rese durante le precedenti udienze (agenti PS D’Amore, Coppola).

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Ecco che il gruppo giunge dove c’è la casetta.. Esposito, Specchia “intorno alle 3 del mattino ci siamo accorti che c’era un gruppo di persone che scendeva dal sentiero e si dividevano in due gruppi, arrivati al cancello cominciavano a lanciare pietre e petardi, alcuni giunti sotto il mezzo e ho dovuto spostare il mezzo”, dice Esposito. Poi RISSOTTO, “quando l’autista ha visto qualcosa ha iniziato a dire stanno arrivando, e in concomitanza con questo sono iniziati ad esplodere degli artifici, il tiro era abbastanza teso” (udienza 30 giugno). Considerate che tutte le attività degli altri sono propedeutiche a creare dei diversivi rispetto a quello che è l’attacco centrale.

Tornano le intercettazioni tra Savini e Alberti, parlano di tre gruppi… di cui due di copertura. Padalino: torniamo a Coppola, 13 giugno, il suono di tromba poi sono cominciati a piovere questi fuochi di artificio dal lato destro della baita verso il cancello 8, sono entrate tre o quattro persone al massimo che hanno cominciato a lanciare delle molotov. Vedete che la scena s’illumina con i primi fuochi…

Petronzi, 9 ottobre: sono entrate nove persone, il gruppo di 5 si è impegnato particolarmente per provocare l’incendio, in quel momento c’erano 11 operai, 9 all’interno e due all’esterno… fuori c’erano un autoarticolato, una trivella, un pickup e un camioncino.

Padalino prosegue nella ricostruzione della notte, attraverso frammenti delle testimonianze che accompagnano la visione dei filmati di quella notte.  In aula vengono riprodotti gli audio di alcune delle testimonianze dei testimoni dell’accusa.

Guerini: “ricordo di aver visto bombe incendiarie, molotov, esplose alla base del cancello 5”.  Di Paola (Carabinieri) “al cancello 4 erano le 3:18 circa, abbiamo cominciato a sentire dei botti, fuochi d’artificio eccetera… ci siamo allarmati.. “. Rumma descrive il bagliore, poi LEGA “siamo stati presi di sorpresa, abbiamo visto di fronte a noi a 4-5 metri dalla recinzione persone che lanciavano bombe carta verso di noi e bottiglie incendiarie”. Quindi la situazione è chiara, in quella zona si devono bloccare i carabinieri che stanno prestando servizio per impedirgli di andare verso l’interno del cantiere. Padalino manda l’audio della testimonianza di LEGA, udienza 14 luglio. “Abbiamo visto delle persone che lanciavano bombe carta verso di noi e bottiglie incendiarie”. L’agente D’Amore descrive “è sempre un continuo di fuochi che vengono esplosi, fumogeni e quant’altro”.
Padalino ripercorre sostanzialmente le testimonianze che si sono alternate nelle udienze precedenti, evidenziando particolarmente i passaggi in cui si parla di “artifizi” , “molotov” e “bombe incendiarie”. Si alternano le immagini con gli audio dei passaggi richiamati nella requisitoria di Padalino. “Petronzi: c’erano due operai, gli operai all’interno a me risultano essere stati in 9… e due all’esterno”. Si sente ora la testimonianza di uno degli operai “sentivo dei fuochi…  [si sente male] parlavo che deve uscire che c’è fuoco di qua [è straniero]…”. Un altro teste, Perri: “So che era incendiato e faceva un sacco di fumo, io ho cercato di andare avanti però nella confusione sono scappato, c’erano fuochi da tutte le parti… c’erano botti da tutte le parti” (è l’audio della testimonianza). Padalino riprende: immaginate la situazione di questi operai, entra il fumo nella galleria, come ci dice Perri, e un mare di fiamme sta all’esterno, quindi l’alternativa è restare dentro la galleria e respirare quel fumo oppure uscire e ritrovare le fiamme, le molotov”. Pag. 44 trascrizioni 9 ottobre, Petronzi dice: ci sono due persone, due militari dell’esercito tra i primi sopraggiunti (mostra i fotogrammi di quel momento), vediamo dove sono queste due persone e come si spostano. Rivediamo il mezzo della polizia in fase di movimento. Al fotogramma successivo vediamo che si è spostato dalla zona in cui si trovava e continua a spostarsi verso la zona antistante il cunicolo, fino a quando di fronte al mezzo ci sono le figure di Pagliaro e Di Vello che vanno verso la zona in cui si concentra il fuoco nell’imboco del tunnel.

Si passa al filmato, e a Pagliaro. Padalino: Si vede l’esplosione della molotov, li ci sono Di Vello e Pagliaro e si vede l’esplosione della molotov. Padalino fa riascoltare la voce dei testimoni, Pagliaro, in cui descrivono l’arrivo delle molotov dalle quali “hanno dovuto ripararsi”.

(…)

Il 14 maggio 2013 si tiene una riunione per l’ordine e la sicurezza pubblica [qui lo streaming video… con sottofondo rumore digitazione trascrizione in diretta], vengono incrementate le risorse umane, anche il numero di militari presenti all’interno e la videosorveglianza. L’analisi però dei contenuti delle intercettazioni ha permesso alla Digos anche di ricostruire la posizione dei vari imputati. L’utenza 169 è stata utilizzata da Blasi, Alberto (…) La coordinatrice degli autisti era la Zenobi, utenza 162, gli autisti altre utenze. Dall’analisi effettuata dalla Digos sui tabulati, al fine di realizzare le azioni il gruppo si è procacciato vari apparecchi cellulari , utilizzati non normalmente ma solo in occasione di azioni delittuose, secondo uno schema chiuso che ci consente di parlare di vere e proprie utenze di organizzazione. Da ottobre a maggio 2013 il gruppo si è dotato di almeno 12 apparati e 13 utenze telefoniche, utilizzati anche in precedenza, nel 2012, quando si svolse un altro attacco al cantiere. E il codice IMEI compare nei tabulati di quei giorni…. Questa circostanza ha un forte significato anche alla luce del contesto, non sono episodi scollegati ma hanno le proprie origini nell’alveo di questa lotta al TAV. Traiamo le conclusioni su quello che è stato l’attentato. Anzitutto questo attentato è frutto di una serie di azioni minuziosamente curate in ogni dettaglio e preparatorie al compimento dell’attentato, che per modalità , modi e micidiale quantitativo di materiale utilizzato hanno assunto i contorni di un attentato posto in essere da un’organizzazione che possiamo definire para-militare. Gli autori provenivano da tutta Italia, avevano in dotazione otto utenze di organizzazione intestate a persone fittizie o clandestine utilizzate esclusivamente per l’attentato, le modalità con cui avveniva la comunicazione, il blocco dei contatti durante l’evento delittuoso e i nomi in codice evidenziano una precisa scelta operativa volta a prevenire l’identificazione dei partecipanti. Gli imputati utilizzano un linguaggio criptico e parole in codice evitando riferimenti a luoghi. Hanno utilizzato vestiario di colore scuro, volti travisati, equipaggiati con bengala, razzi, e bottiglie incendiarie, armamentario da guerriglia. Hanno utilizzato tecniche da guerriglia dividendosi in 3 gruppi, 2 di fuoco di copertura per consentire al terzo di penetrare nel cantiere e sferrare l’attacco con l’utilizzo di 15 bombe molotov. Lo conferma Alberti nell’ambientale. Anche le modalità comprovano la meticolosità con cui è stata studiata l’azione, e l’uso di soggetti con funzioni specifiche (vedette, autisti), rivelano la divisione dei compiti. Le modalità di fuga organizzate confermano la metodicità, l’azione è stata predeterminata in ogni suo aspetto e dettaglio, Alberti parla addirittura di costi, “ci abbiamo messo mesi” dice nell’ambientale, e indica anche gli obiettivi… Ed è questo che evidenzia l’opera di monitoraggio preventivo del cantiere (…) E questa strategia d’attacco è confermata del tutto da Alberti che definisce il 14 maggio una macro operazione alla quale dopo hanno fatto seguito solo piccoli sabotaggi, e l’analisi dei tabulati ci conferma anche l’impiego di due di essi in altre circostanze analoghe. La Digos nell’annotazione del 18 settembre 2013 mette a fuoco analogie inquietanti tra un manuale di resistenza urbana che circola negli ambienti anarchici e quello che è successo quella notte, e in un capitolo vengono suggerite modalità per organizzare un attentato che presentano analogie con quanto è accaduto il 13 maggio. Sopralluogo, etc, il giorno prima ripassate ogni fase del piano, dividetevi in gruppi, vedette… gruppi d’azione … autisti e coordinatori degli autisti, occultamento del materiale, preparate un alibi, scontrino di un parcheggio, biglietto del cinema etc. Ma torniamo un attimo agli imputati… Il mattino di lunedì 9 dicembre  (scambio di battute con il Presidente che chiede una pausa, “il manuale delle giovani marmotte”). Tutta una serie di opuscoli, che abbiamo prodotto, ma ci sono anche dei manoscritti da parte degli imputati sequestrati in quelle occasioni, in particolare due scritti di Alberto Claudio dove ci dice “non saranno certo le marce oceaniche a bloccare il cantiere” (….) nel secondo scritto “ormai non si torna più indietro”, dice Alberto, “riuscire a compiere azioni che riescano a creare un danno reale all’apparato del TAV”.. “osservare l’avanzamento dei lavori causa un prurito alle dita”…  “Ci preme ricordare ai nemici del TAV che le occasioni per colpirlo ci sono eccome” … “il dispositivo posto a difesa è piuttosto scarno di uomini quando non ci sonomanifestazioni annunciate”. (Padalino legge altri frammenti del materiale sequestrato).  “ora appartengono al movimento sia le polentate, sia il sabotaggio, l’azione diretta è il mezzo più efficace per bloccare il TAV, bisogna organizzarsi, non sarà difficile trovare persone ostili al TAV, ormai non si torna più indietro, riuscire a compiere azioni che causino un danno reale all’apparato del TAV”.

Vengono poi sequestrati altri volantini e documenti interessanti, ma quello che è più interessante viene scritto dai luoghi di detenzione da parte degli imputati, diffusi anche a mezzo internet… provengono direttamente da loro. Blasi e Zanotti e Alberto scrivono a metà dicembre dal carcere delle Vallette “avete mai sentito il calore umano di ogni età saldarsi spalla a spalla mentre gli scudi avanzano” (…)? Noi si e ancora non ci sazia”. Zenobi: “se potessi scegliere, quando troppi zoccoli inceppano un ingranaggio, è possibile sentire il rumore delle lame che si affilano”. Alberto Claudio : “curioso è notare come alcuni che oggi ci accusano di terrorismo sono gli stessi che negli anni ì70 usarono la stessa arma per annientare uno dei più straordinari movimenti d’europa…” (sappiamo di chi sta parlando, commenta Padalino e cita poi altre frammenti delle lettere scritte dagli imputati).

“Se il movimento ha fatto passi da gigante accogliendo il sabotaggio come pratica di resistenza…. noi resistiamo con la testardaggine che questo movimento ci ha sempre ispirato, speriamo solo (…) di poter essere fuori quando potrà essere riempito quel buco con le macerie del cantiere, e mettendoci dentro anche un po’ di autostrada”. Sono costoro che (…)fanno della violenza una pratica di vita….

In chiusura, prima di una pausa richiesta dal giudice, Padalino cita Trilussa che ammoniva: “la serva che ruba è ladra, mentre la padrona che ruba è cleptomane. “

11:45, breve pausa.

PM RINAUDO: Sono considerate con finalità di terrorismo condotte che possono causare un grave danno al paese e sono compiute o per intimidire la popolazione o al fine di condizionare l’azione dei pubblici poteri o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali dello stato. Vi dico subito che a noi interessa solo il fine citato in seconda posizione, condizionare l’azione dei pubblici poteri. La Cassazione già citata in precedenza  ha osservato che non è necessario che (…) o l’azione siano idonei (…) l’idoneità attiene all’elemento materiale e adesso vi spiego.. Questa sentenza , dopo aver ricordato che l’art. 280 dice “segnato su un piano soggettivo, dovendo l’azione essere innanzitutto ispirata ad eversione o terrorismo … “ e noi aggiungiamo o anche quello di attentare all’incolumità fisica di una persona, ma poi precisa che solo relativamente a questi ultimi scopi va misurata l’idoneità degli atti, poi vi dirà che si tratta dei cosiddetti delitti di attentato, la condotta non raggiunge l’evento finale, è finalizzata a porre in essere un’attività idonea a raggiungere lo scopo, si parametra sul delitto tentato. In presenza di violenza armata e organizzata come quella posta in essere il 14 maggio, lo scopo terroristico nella specie costringere i poteri pubblici… era coscientemente perseguito dagli autori attraverso la condotta del 280 e del 280 bis. Nel caso di specie si è verificato che gli autori, come risulta da intercettazione ambientale e dalla ricostruzione dei fatti spiegata poco fa e dalle testimonianze, gli autori di quell’attacco l’hanno organizzato con una precisa tecnica di guerriglia, si sono attribuiti precisi ruoli, hanno utilizzato armi da guerra (le bottiglie molotov sicuramente riconosciute armi da guerra), hanno mirato a specifici bersagli, in particolare direzione cunicolo esplorativo… perché hanno scelto quel bersaglio? Perché aveva una chiara connotazione politica, perché attraverso quel bersaglio si mirava a costringere i pubblici poteri ad astenersi dal compiere gli atti necessari alla realizzazione dell’opera. Quindi attraverso quest’idonea organizzazione di uomini e mezzi hanno colpito e rivendicato l’azione.  Questo atteggiamento che hanno avuto gli autori di quest’azione, oltre a mirare e colpire… si parla di 30 persone, alcune già identificate altre in corso di identificazione, ma comunque si vuole dimostrare la forza organizzativa attraverso la quale il gruppo ha agito. Ora quest’azione è necessario che voi capiate che non si presenta come un’azione improvvisa, di pochi ribelli che si esaltano compiendo azioni violente, il collega vi ha letto alcuni passi dei documenti che provengono da mano degli imputati, sono importantissimi questi dati, perché rimarcano l’intensità del dolo e mirano quindi a esaltare e compiere azioni violente con una condotta proporzionata e strutturata a perseguire questo scopo. Veniamo a esaminare il 270 sexies. Ora si dice “l’atto del 280 – 280 bis deve essere sorretto dalla finalità di terrorismo”. Quindi dobbiamo valutare se questi attentati all’incolumità fisica delle persone oppure diretti a danneggiare abbiano per il contesto e la natura la grave potenzialità dannosa. Vediamo la natura, il primo punto, cosa s’intende per natura. La natura delle condotte si ricava dalle condizioni di tempo in cui hanno operato, è significativo, alle 3 di notte quando si pensa che le difese siano più attenuate e ce lo dice lo stesso Alberto, in piena notte. Di luogo, condizioni di luogo, attenzione il cantiere è situato in un luogo che è zona d’interesse strategico NAZIONALE Il carattere violento e la micidialità dell’azione, lo vedremo esaminando l’aspetto armi. La diversificazione dei punti di attacco, altro aspetto rilevante che connota la natura della condotta. La tecnica di guerriglia, il lancio di molotov verso poliziotti, al fine di distogliere l’attenzione di questi da quello che era in quel momento il vero obiettivo, il cancello 8b, quindi gli attacchi al cancello 4,5, 8 e 8 ter.  La predisposizione dei mezzi: abbigliamento, telefoni, travisamento, l’impiego di armi da guerra, gli utensili, il materiale logistico, le schede telefoniche anonime, telefoni di servizio cosiddetti telefoni di organizzazione, i collegamenti sugli spostamenti, le vetture, la preparazione attraverso la lettura di quel manuale della guerriglia che ricalca perfettamente l’azione. Quindi mi pare che sulla natura della condotta sia sufficiente dire questo.

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Il CONTESTO: allora il contesto è quel complesso di elementi che nel loro insieme ci offrono un significato chiaro ed inequivoco dll condotta. Così come non vi è possibile comprendere un atto comunicativo, un parlare, una frase, un discorso, se non si conosce il contesto in cui viene prodotto, così voi non potete comprendere il disvalore di questa condotta se non la si esamina nel contesto in cui viene realizzata. Per stabilire se questa condotta sia o abbia i connotati tali da poterla ricondurre sotto l’egida della matrice terroristica non possiamo rifarci a parametri generali, quelli con cui vengono valutate solitamente le condotte illecite, condotte similari come dare fuoco alla macchina o lanciare pietre contro poliziotti, ma bisogna valutarli nella specifica e particolare situazione in cui hanno agito gli autori. Ora questa valutazione delle condotte del 14 maggio non può a nostro avviso prescindere dal contesto spaziale e temporale in cui si realizza e dal contesto soggettivo, culturale, sociale e storico in cui s’inserisce la condotta. E’ importante sottolineare sotto l’aspetto spaziale che quelle condotte sono state realizzate in un enclave di territorio che è la zona dove sorge il cantiere di Chiomonte. Il cantiere per questi soggetti ha un significato, è il simbolo di un’opera alla cui realizzazione loro si oppongono ferocemente. Colpire il cantiere, che non è niente altro di autorità statale…. (….) Una condotta analoga, decontestualizzata, non sortirebbe lo stesso effetto. Tenere una condotta identica in altro contesto non sortirebbe quell’effetto. Un tipo di attacco, quindi, che per le modalità e il luogo dove si è svolto si inserisce in un contesto spaziale volto ad impedire la realizzazione di quell’opera. Il collega vi ha fatto presente che questo è solo un frammento di tante altre azioni….  (…).  Il primo aspetto, il contesto spaziale.

IL CONTESTO TEMPORALE: le condotte sono contestualizzate temporalmente perché devono essere attuate con uno stillicidio continuo, per non lasciare tregua.. cosa significa? Attacchi continui, ma non solo di questo tipo violento, attraverso azioni similari, ma anche semplicemente il bloccare l’autostrada, il bloccare gli operai, sono tutti momenti che danno a quest’azione in particolare, sotto l’aspetto temporale, la sua contestualizzazione. E poi abbiamo la contestualizzazione da un punto di vista soggettivo. Gli autori di quest’azione, gli attuali imputati, hanno delle connotazioni soggettive ben precise, a prescindere che sono riconducibili tutti all’area anarchica, costoro quindi non agiscono seguendo i metodi democratici attraverso i quali si esprime il dissenso verso le scelte statali, proprio perché ritengono che le regole della DEMOCRAZIA non consentono loro di raggiungere LO SCOPO CHE SI PREFIGGONO, non instaurano un DIALOGO con lo Stato, vi si contrappongono in modo antagonista e il solo modo che conoscono è il dialogo con la VIOLENZA che ritengono essere l’unico idoneo ad impedire l’opera e ce lo dicono anche gli scritti sequestrati. Quindi attraverso condotte realizzate in forma di contrapposizione VIOLENTA volte a colpire soggetti e beni strettamente connessi alla realizzazione dell’opera, mettendo anche in pericolo l’incolumità fisica degli addetti, da un lato mirano ad ottenere consensi e solidarietà anche da altre persone che ritengono che la scelta della violenza sia la strada errata, ma contemporaneamente attuano quella forma coercitiva sullo stato per indurlo a retrocedere dalla sua scelta operativa, la realizzazione della linea ad alta velocità. Abbiamo anche un soggetto passivo, vale a dire prendiamo in considerazione i soggetti che vengono colpiti. Costoro hanno anch’essi particolari caratteristiche, operai e fdo, perché anche attraverso la loro opera si contribuisce alla realizzazione di quanto si vuole impedire. Quindi vengono colpiti NON in quanto sono operai o poliziotti o carabinieri ma in quanto in quel momento rappresentano quel segmento di competenza dello Stato contro cui ci si deve contrapporre e l’unica contrapposizione che si può avere con costoro è la violenza, quindi li si attacca in quanto simboli per costringere a sua volta lo STATO A RECEDERE. Come si ottiene la contrizione dei poteri pubblici una volta che abbiamo individuato quelle che sono le connotazioni di questa condotta?  Ora eh… abbiamo avuto un crescente imprevedibile afflusso nell’area del cantiere di Chiomonte di frange violente spesso estranee alla valle che ha determinato un’allarmante sovraesposizione al pericolo di aggressione e lesione ai beni materiali appartenenti a singoli e alla collettività. nonché una sovraesposizione  a pericoli di gravi attentati, all’incolumità personale di coloro che partecipano alla realizzazione dell’opera. Vi è stato detto che sono stati adottati da Governo e Parlamento provvedimenti per assicurare protezione e incolumità personale dei singoli. Mi pare palese, chiaro che la finalità istituzionale perseguita è quella di assicurare un’efficace protezione soprattutto dell’incolumità personale dei soggetti esposti, sia mediante il divieto di accesso alle zone protette a coloro che tale bene primario intendono mettere in pericolo  (… ). Vi chiedo se vi sembra normale che in un paese occidentale un CANTIERE debba ESSERE TUTELATO E PROTETTO da quel NUMERO RILEVANTE di FORZE DI POLIZIA e di FORZE MILITARI che vi è stato indicato, se quel cantiere debba essere circondato da reti e filo spinato per evitare che venga attaccato, per fare cosa? Per fare quell’opera. E qui si innesta il discorso sul danno. Il 270 sexies richiede che quelle condotte possano arrecare un grave danno al paese. Cosa intendiamo per GRAVE DANNO? Dalla norma non ricaviamo molto, ci dà semplicemente un valore quantitativo, parla di grave e lascia spazio a qualsiasi tipo di interpretazione, politico, economico, all’immagine, patrimoniale. Il danno può essere potenziale, dice “la possibilità”, non è che debba essere arrecato, si parla di DANNO POTENZIALE.

Vediamo quali potrebbero essere i danni, i gravi danni causati dagli attentati del 14 maggio.  Il primo aspetto che viene immediatamente e salta all’occhio è quello che la cessazione dell’opera porrebbe in crisi l’intero sistema di trasporto su rotaia, così come è stato delineato dalle istituzioni, e quindi innescherebbe un danno al sistema di interscambio tra l’Italia e gli altri paesi europei connessi da quel tratto di corridoio. E’ evidente che il primo tassello che possiamo mettere è che l’impedimento di quegli imputati e degli altri che hanno operato con loro era quello di costringere lo Stato e l’UE a sospendere l’opera e cancellarne i finanziamenti.  Allora immediatamente abbiamo quello che in giurisprudenza viene chiamato danno emergente, quello che gli assalitori possono produrre direttamente attraverso danneggiamento delle attrezzature, le eventuali lesioni cagionate, ma non è questo il danno che c’interessa perché non sarebbe il grave danno che richiede il 270 sexies. Vediamo se c’è una seconda tipologia di danno: potrebbe essere quella che di fatto ha costretto e lo stato e chi gestisce il cantiere ad alzare le misure di sicurezza per garantire a coloro che operano all’interno del cantiere di poter operare in piena tranquillità e questo è un danno di carattere prettamente economico, aumento di spese conseguenza dell’incremento di queste misure, che ricadono sullo Stato e anche sulla società che gestisce il cantiere e che, a partire dal 14 maggio 2013 ha dovuto innalzare le spese di sicurezza.

Sono importi consistenti, non sto qui a ripeterli… lo cito ma poi vedremo che l’aspetto diventa marginale. Comunque si tratta di spese che solo il versante italiano deve sostenere, perché se fate un parallelismo con i cantieri in Francia non hanno neanche le recinzioni!  E’ evidente che anche questo secondo tipo di danno viene alimentato dalle condotte degli assalitori, consapevoli che questo tipo di azioni violente sono azioni che non possono che costringere lo Stato ad adottare misure a sua volta di tutela proprio per scongiurare gli attacchi.  Ma allora attraverso questo si apre la strada per esaminare quello che a nostro avviso, terzo tipo di danno, è il danno che effettivamente si cerca e si vuole arrecare allo Stato. Ora se diciamo che attraverso tutte queste azioni che hanno costretto a tutelarsi attraverso comportamenti di carattere materiale, come l’aumento del numero delle fdo, quindi costringere quanto meno l’Italia ad abbandonare l’opera, ciò avviene non perché si è verificato questo attacco, ma avviene perché c’è stato tutto uno stillicidio di comportamenti. Ora se questo non è altro che il segmento di una linea che si disegna attraverso un insieme di azioni piccole e grandi che portano all’attacco della filiera del TAV, allora si mira a provocare quel macro danno finale che deriverebbe dall’abbandono dell’opera. Ora questo abbandono dell’opera, se riuscissero nel loro intento, non sarebbe, ripeto, solo il danno economico di rilevante gravità determinato dalla perdita dei finanziamenti europei oppure dalla eventuale richiesta di danni anche dalla Francia, che si ritroverebbe ad avere una galleria che non sbuca da nessuna parte (…) neanche dal danno d’immagine, che è stato anche indicato nell’ordinanza del Tribunale della Libertà. E’ evidente che c’è un danno all’immagine nel momento in cui un paese recede da una sua scelta di fronte ad azioni violente di cittadini che si oppongono alle decisioni di questo stato non con metodi democratici. Ma la Cassazione ci dà lo spunto per rilevarlo, il danno. Il tema del grave danno potenzialmente arrecabile non può essere circoscritto al solo danno economico o all’immagine, è necessario individuare …(…) ivi compreso il riferimento alla natura e al contesto della condotta, quello che dicevo prima. Allora in questa prospettiva il raggiungimento della finalità dell’azione perseguita ci consente di enucleare il terzo e più rilevante profilo di danno conseguente: la lesione di beni tutelati a rango costituzionale. Noi abbiamo contestato due tipi di condotte: l’attentato all’incolumità di una persona e l’attentato a beni materiali. Ora, sia l’attentato all’incolumità che l’atto di terrorismo con ordigni micidiali, 280 bis, rientrano tra quelle condotte terroristiche secondo le fonti internazionali, ce lo dice la norma e lo dicono le norme internazionali che la norma richiama. E’ evidente che la violenza alla persona, oltre ad essere… percepiamo tutti che è un fatto grave e che il nostro ordinamento  sanziona, ma questo danno, questa violenza… viola un bene primario che è tutelato dalla carta costituzionale, vale a dire la vita e l’incolumità personale. Ora il bene della vita è presupposto della costituzione in quanto la persona umana è al centro della nostra carta costituzionale cos’ come diritti individuali e sociali riconosciuti dalla costituzione. Ma quello che qui c’interessa è il bene dell’incolumità individuale perché noi facciamo riferimento nel 280 in particolare all’attentato all’incolumità individuale, anche questo è un bene primario, tutelato a livello Costituzionale, dove vengono tutelati il diritto alla salute, la dignità umana, quindi consiste nella tutela dell’integrità fisica, psichica, funzionale ed estetica della persona. Vedremo quando analizzeremo in particolare gli episodi sotto la luce del 424, vedremo come attraverso quella condotta che ha portato non solo, come si dice, quotazione … è solo bruciato un compressore. Si, è bruciato un compressore ma si è posta in pericolo l’incolumità di più persone…

Allora questo cosa significa, che colpire un bene… con una condotta connaturata con quegli aspetti naturalistici che vi ho detto, ai fini indicati nel 270 sexies, integra allora quel grave danno. Ma attenzione, non abbiamo solo un danno all’integrità fisica tutelata a livello costituzionale, perché se io miro a colpire i soggetti che operano nel cantiere mi si dice “grave danno, 280”, ma abbiamo anche il 280 bis. Quando si sceglie di colpire il cantiere di Chiomonte s’innesta anche li’ il grave danno. Colpire il cantiere di Chiomonte non è semplicemente un aspetto dimostrativo, il cantiere è stato scelto perché rappresenta l’emblema, il simbolo della scelta strategica dello Stato, quindi a qualunque titolo rappresenta agli occhi di coloro che si oppongono con violenza lo strumento attraverso il quale si persegue, si asseconda e agevola, la scelta di collegare tramite tunnel di base Italia e Francia. Quindi l’opera è l’espressione di una scelta politica economica fatta dallo Stato ma demonizzata da coloro che si oppongono. Quindi l’attentato viene rivendicato come parte di un più articolato disegno con il quale si proclama di colpire, con altre azioni, che vengono (si vedano documenti sequestrati agli imputati), denominati riduttivamente SABOTAGGIO. Ma se così è quest’attentato non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto ben preciso e ben più articolato, proprio quello costituito da molteplici atti posti in essere da altri, parallelamente e similarmente ai fatti del 14. Gli indagati si sono allineati a quelle linee guida proclamate in quei documenti, parte che provengono non sappiamo da chi (Lavanda) nei quali oltre a fornirsi giustificazioni ideologiche ai diversi attentati , si manifesta come quella lotta si ispiri ad un’intenzione più vasta, di cui il singolo attentato non è che un granello di sabbia, mutuo le stesse parole usate dalla Zenobi, che deve essere inserito per bloccare il meccanismo. Bloccare l’opera, ce lo dicono gli stessi imputati, quando lo definiscono attraverso le condotte di sabotaggio, ma cos’è il sabotaggio? E’ un vocabolo che richiama un metodo di lotta dove la parte più debole si contrappone al più forte attraverso azioni anche minimali, il granello di sabbia, appunto, che però sono dirette ad arrestare l’attività voluta dallo Stato, Stato che diviene colpevole di un obiettivo che nella loro ottica stravolgerebbe il territorio. Questo gesto si inserisce nell’antagonismo estremo, è un ATTO DI GUERRA; un atto PUNITIVO verso lo STATO per CONDANNARE le sue scelte di POLITICA ECONOMICA e CONDIZIONARLO nelle scelte future, proprio perché ogni punizione ha e deve sempre avere un valore DISSUASIVO. Quindi si vuole dissuadere lo Stato dal proseguire… Allora questo fatto non possiamo ridurlo ad una semplice azione di protesta da parte di uno sparuto gruppo di persone con ideale anarchico, ma si colloca in una sfera politica, pubblico. Questo atto ha un bersaglio, il cantiere di chiomonte e tutto quello che ruota attorno, viene colpito per il suo ruolo di espressione di un sistema politico economico che ha fatto una scelta. Distruggere le opere e attentare alle maestranze che vi operano si fa per la valenza istituzionale di ciò che rappresentano e non perché si tratta di un’impresa che sta operando in quel territorio, lo Stato è responsabile di quella politica e quindi (…)è costretto a cedere…. Se così è  l’obiettivo a cui mirano è colpire un aspetto fondamentale del paese (…), i beni tutelati a livello costituzionale dagli articoli 41,42,43. Ci troviamo di fronte a beni la cui aggressione NON PUO’ ESSERE TOLLERATA e quindi la loro aggressione determina o può determinare quel grave danno al paese.

La condotta in essere posta in atto quella notte mirava proprio a (???) le strutture fondamentali dello Stato, il che qualifica questo atto, che qualifica quella condotta, con la connotazione TERRORISTICA secondo i dettami dell’articolo 270 sexies. Allora sussiste l’elemento oggettivo del reato costituito dall’esistenza di un potenziale grave danno allo Stato.

E non solo, ma vi è anche l’aspetto psicologico, perché queste condotte, questo aspetto oggettivo, era finalizzato a far sì che lo Stato recedesse da quelle scelte che aveva fatto e quindi sotto questo aspetto possiamo tranquillamente ritenere che quell’azione violenta era caratterizzata dal metodo TERRORISTICO.

Vediamo adesso gli articoli 280 e 280bis. Delitti di attentato. Brevemente, senza tediare più di tanto… c’è un’anticipazione di tutela. Il criterio interpretativo per ritenere se è stato commesso o meno un delitto di attentato sono i parametri previsti dall’art. 56 in tema di tentativo, quindi occorre innanzitutto il requisito della IDONEITA’ DELL’AZIONE, idoneità alla realizzazione dell’obiettivo tipicizzato dalla norma. Significa che occorre che quella condotta, quel fatto presenti una concreta pericolosità in ordine alla realizzazione dell’evento, che non si chiede che si realizzi… occorre semplicemente che possa realizzarsi. L’art. 280 dice espressamente “chiunque con finalità di terrorismo attenta alla vita o all’incolumità”, a noi interessa l’incolumità, mentre il 280bis dice, “compie qualsiasi atto diretto a danneggiare cose mobili o immobili mediante l’uso di dispositivi esplosivi ..o comunque micidiali.” Nella prima norma si tutela l’incolumità fisica, nell’altra la tutela mira alle cose mobili o immobili altrui. Sussistenza art.280 e 280 bis se apprezzato secondo il criterio della prognosi postuma, tutta una serie di elementi che dimostrano l’idoneità degli atti nella direzione della volontà che li aveva sorretti: l’orario notturno in cui viene realizzato l’attacco e vengono appiccate le fiamme in un momento in cui era più facile colpire perché gli autori erano celati dall’oscurità e difficilmente individuabili anche dall’abbigliamento, così pregiudicando la capacità di reazione tempestiva da parte di coloro preposti allo scopo. La consapevolezza che all’interno della galleria erano presenti operai intenti a lavorare: vi abbiamo fatto vedere le immagini , su più di 2000 metri è sintomatico che venga scelta quella parte dove sono concentrate le attività lavorative, in particolare il cancello che sovrasta il tunnel dove c’erano gli operai, sapevano esattamente quello che stava avvenendo nel tunnel. E poi le condizioni in cui lavoravano in quel momento gli operai… abbiamo l’impianto di areazione, l’alimentazione attraverso quel compressore… avevano la conoscenza delle dimensioni dell’imbocco della galleria, la presenza dell’impianto di ventilazione, tutti elementi che erano tali da agevolare con un attacco di quel tipo un incendio e soprattutto una rapida saturazione di fumo così da pregiudicare eventuale possibilità per gli operai di mettersi in salvo se non con tempestivo soccorso. La capacità diffusiva delle fiamme prodotte dalle molotov che nel momento in cui esplodono determinano l’appiccarsi di più incendi in punti diversi…  Un altro aspetto importante è che sapevano perfettamente che l’imbocco della galleria rappresentava l’unica via di fuga per gli operai all’interno, tant’è che appena tentano di uscire vengono fatti oggetto nuovamente di lancio di molotov… Il pericolo di avvelenamento dai residui di combustione, corso dalle persone che lavoravano all’interno della galleria, più testi riferiscono BRUCIORE AGLI OCCHI, ALLA GOLA, proprio per l’avvenuta saturazione di gas, poi vedremo anche se questo è conseguenza dei lacrimogeni o del fumo prodotto dall’incendio e poi c’era una precisa conoscenza da parte degli imputati e da chi ha contribuito in concorso, sulla collocazione dei mezzi…  (…)

 

La consapevolezza che nei mezzi (blindati) ci fossero gli uomini , la necessità di intervenire con un idrante per spegnere l’incendio, lo sviluppo del fuoco fino a pochi metri da serbatoi contenenti liquidi infiammabili, l’intento degli assertori di determinare le parti lese a cessare il lavoro e ci riescono, il lavoro viene sospeso e poi ci dicono alcuni che il lavoro non è ripreso all’interno della galleria. L’analitica preparazione dell’azione e il numero dei partecipanti divisi in gruppi, questo l’apprendiamo dalla voce di uno dei partecipanti, Alberti “ha avuto costi sostenuti, è stato complicato, ci abbiamo messo mesi” vedete che  non è un’azione che nasce improvvisamente come 4 ragazzi che non sanno dove passare la serata, sono mesi di preparazione.  (… cita nuovamente alcune intercettazioni).

(…)Presenza palese e ben nota agli autori, che proprio per questo motivo hanno posto in essere l’attacco con quelle modalità. Allora io ritengo che il primo punto, si possa dire sotto l’aspetto oggettivo che il 280 sia stato realizzato attraverso l’attentato all’incolumità fisica della persona e anche 280 bis con un atto diretto a danneggiare beni materiali. Gli imputati avevano questo obiettivo, colpire le persone, la polizia, distruggere i mezzi a disposizione di costoro, polizia e operai. Intercettazione ambientale, pag.33 perizia, i due, dopo aver fatto riferimento ad alcuni partecipanti, dichiarano chiaramente gli obiettivi “ho organizzato quella roba… tu una volta mi avevi accennato a un’operazione ma quella è una delle più grosse che ho fatto in vita mia… “ e Alberti dice “si, c’era tutta Italia…” e Savini dice “allora mi ricordo, è andata bene l’operazione”, “no in realtà è andata meno bene del previsto per quello che è costato”, e Alberti “No, ma lasciando stare gli arresti, partendo dall’investimento, che è una roba un pochino incisiva, beh è andata come è andata”. Savini: nel senso che non  è riuscito a prendere fuoco quello che doveva? “ “No perché parte dei mezzi non erano parcheggiati dove erano parcheggiati di solito”, quindi ci sono pregresse attività di monitoraggio per sapere come colpire, “che sfiga, li hanno spostati.. tipo la sera stessa”, “l’obiettivo era bruciare un mezzo degli sbirri e due o tre mezzi del cantiere”… (…). E aggiunge Alberti “l’obiettivo era anche di NON FAR MALE A NESSUNO”… “si però per ottenere l’obiettivo che ti dicevo un attimo fa avremmo dovuto forzare un po’ di più , però NESSUNO  SE LA SENTIVA DI FARE MALE”.

Se questi erano gli obiettivi, lancio reiterato di bombe molotov contro i mezzi impiegati sia nel cantiere che le macchine di polizia e carabinieri e lo stesso personale possiamo anticipare già un primo aspetto, che le parole di Alberti a Savini, “l’obiettivo era di non far male a nessuno” sono smentite dalle stesse condotte che voi avete visto dagli stessi filmati, le dichiarazioni dei testi, ma più ancora le immagini dove si vedono gli assalitori che lanciano ordigni incendiari verso mezzi all’interno dei quali vi erano persone, poliziotti che sono costretti a retrocedere, gli alpini che dicono che gli è esplosa a pochi metri di distanza una bomba molotov tirata nella sua direzione, i carabinieri del cancello 4 e 5 e poi i lanci all’imbocco della galleria dove c’erano gli operai, che cercano di uscire e che vengono nuovamente fatti oggetto di lanci.

Questo nutrito lancio di bottiglie in queste varie direzioni, i fumi che a causa di questi lanci hanno completamente invaso il tunnel geognostico, hanno sicuramente messo a repentaglio l’integrità fisica e la salute di queste persone.  Ma quando si parla di scaricare un intero arsenale, come ci dice alberti nella nota ambientale, mi pare si dimostri che chi quella sera ha operato ha operato con l’intenzione di utilizzare armi micidiali e da guerra e con un duplice obiettivo, quindi, ripeto: danneggiare tutto il materiale all’interno del cantiere in quel sito e colpire le persone che lavoravano, non ha altre giustificazioni. Se si vuole manifestare contro quell’opera non è necessario andare con molotov o razzi artigianali e sparare razzi anche di segnalazione tirati ad altezza d’uomo.  Quindi ribadisco, se l’intento fosse stato esternare la mera contraddittorietà con la volontà di danneggiare qualche struttura ci sarebbe stato anche un altro modo di operare, avrebbero potuto attaccare un altro punto del cantiere e senza mettere a rischio la possibilità di essere individuati, tra l’altro… conoscendo perfettamente il perimetro avrebbero potuto andare a fare l’attacco da un’altra parte. Perché viene scelto il cantiere 8 bis per penetrare nel cantiere? Perché da quel punto si poteva colpire i mezzi che operavano all’esterno e nelle adiacenze della galleria. L’attacco doveva e si voleva che venisse portato proprio al cuore dell’opera, quello che interessa è il cunicolo esplorativo, non interessa danneggiare le reti, il taglio delle reti o della concertina è minimale, deve essere un attacco emblematico ,si attacca uno dei punti vitali del cantiere: il tunnel di base. E questo ce lo dimostrano sia le intercettazioni ambientali che avevano una conoscenza dettagliata, è durata mesi la preparazione ,sapevano esattamente dove muoversi, come agire, un attacco con metodo da guerriglia, sono parole che trovano riscontro in dati di fatto.  Il blocco di tutti i cancelli, non è un dato da sottovalutare nell’ambito operativo di questa condotta: il blocco di tutti i cancelli ha un suo preciso significato operativo dal punto di vista di guerriglia, si vuole impedire che le fdo possano fuori uscire nel momento in cui avviene l’attacco.

L’attacco in punti diversi, si entra nel cancello 8 bis e come si innesca la reazione delle fdo in contemporanea ci sono gli attacchi al cancello 8 e al cancello 4 e 5, azioni fuorvianti e di disturbo per consentire a coloro che sono all’8 bis di agire indisturbati e da un punto strategico, bombe molotov da posizione sovrastante il cunicolo esplorativo.

Attraverso proprio questa chiara direzione dell’azione e le modalità esecutive evidenziano anche l’elemento soggettivo del 280 e del 280 bis, di chi voleva mettere in pericolo l’incolumità delle persone e danneggiare le cose… perché ritengo che se, come accaduto, si colpisce con delle molotov un compressore…..  (….) ci rendiamo conto che le affermazioni “non volevamo fare male a nessuno” sono in netto contrasto con quelle azioni… La conclusione è che nel realizzare questo fatto gli autori erano sorretti dal dolo diretto di attentare all’incolumità delle persone e a danneggiare i mezzi, coscienti che con quegli eventi pericolosi e dannosi da loro voluti, in conseguenza del lancio di molotov verso il cunicolo ove si trovavano gli operai, contro i mezzi impiegati e le vetture di carabinieri con la presenza di poliziotti e carabinieri, le modalità dell’azione, la natura dei mezzi utilizzati, la reiterazioni di esplosioni con il lancio di numerosissime bombe molotov, ne abbiamo repertate 12 ma sono molte di più. portano a concludere per una sussistenza per una volontà diretta a realizzare un attentato all’incolumità fisica delle persone e danneggiare beni presenti. Si può affermare che costoro hanno agito con dolo diretto … ledere bene tutelati dal 280 e 280 bis.

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Presidente: sulle altre imputazioni la invito ad essere più sintetico…

Rinaudo: io ritengo siano fondamentali

Presidente: vada avanti, ma tenga presente che è un’ora e mezza che parla, siamo ben al di là di quello che si era concordato…

Rinaudo: io ritengo che di fronte a un’imputazione di questo genere…

Presidente: andiamo avanti… andiamo avanti…

PM Rinaudo: allora, anche qui abbiamo due specie di ipotesi, il primo comma che tutela o integra la fattispecie del danneggiamento mediante appiccamento del fuoco a cose altrui da cui può derivare il pericolo d’incendio… direi che tutte le testimonianze in atto ci portano ad affermare che il pericolo d’incendio fosse concreto, tant’è che il compressore prese fuoco, sprigionò fumo, gas tossici, e solo il tempestivo intervento dell’agente DI PALMA con idrante consentì di spegnere fiamme che erano già propagate ad altre parti, la cabina di alimentazione della ventola del cunicolo… tubi di prolunga in gomma per il ventolino, tutto materiale combustibile…  (cita poi alcuni passaggi dei testi a conferma di quanto sopra)

(…..)  Il pericolo per la pubblica incolumità. cito sentenza cassazione, non può esser costituito solo dalle fiamme ma anche dalla loro diretta conseguenza: calore, fumo, mancanza di ossigeno, gas pericolosi … rapporto causa- effetto con incendio senza soluzione di continuità….  I testi che abbiamo sentito il 30 giugno confermano questo dato (cita vari passaggi dei testimoni). “dentro la galleria c’era fumo”, Curcio “si vendevano fiamme, entrava fumo… ho spento il condotto di ventilazione perché ci portava aria sporca” (etc). “ a terra vedo le bottiglie molotov tra cui la famosa bottiglia moretti”… (etc)

Tutte considerazioni da cui si deduce che il materiale altamente infiammabile aggredito dalle molotov ha favorito l’incendio.. la ridotta dimensione del compressore non tragga in inganno sugli effetti dannosi prodotti dalla combustione, elementi di cui si deve tener conto. Quest’azione criminale e scriteriata ha messo in pericolo non solo l’incolumità degli operai ma anche quella dei poliziotti per la potenzialità diffusiva del materiale, si innescavano più incendi in punti diversi come avete visto dalle immagini prodotte.

Ora la circostanza che le persone presenti nella galleria non abbiano riportato lesioni o sintomi tali da essere inquadrati a seguito dalle esalazioni di fumo sprigionato dalle fiamme è quindi del tutto inconferente perché si parla di pericolo, non è necessario che intervengano effetti lesivi.

il FUMO non era conseguenza dei lacrimogeni. I testi della polizia dicono che i lacrimogeni furono sparati DOPO che avevano lanciato le molotov, quindi quando aveva già iniziato a bruciare il materiale  che aveva preso fuoco, (…) quindi i fumi e le fiamme sono conseguenza di MOLOTOV e RAZZI e NON DI LACRIMOGENI. Sussiste anche il 424 sotto l’aspetto specifico dell’elemento soggettivo, DOLO SPECIFICO, in quanto c’era anche lo scopo di danneggiare (oltre alla cosciente volontà di appiccare fuoco). Che i soggetti fossero sorretti dal dolo di appiccare il fuoco ne abbiamo la prova certa quando il 14 gennaio nella trascrizione del perito a pag. 32 si sente dire Alberti “no perché parte dei mezzi non erano parcheggiati… si, perché  l’obiettivo era bruciare almeno una camionetta degli sbirri”. Qualora ci obiettassero che a tutto concedere può sussistere solo del reato di danneggiamento del compressore e non l’art. 424 faccio presente che l’elemento oggettivo differenziale tra i reati di danneggiamento e danneggiamento seguito da incendio consiste proprio nel pericolo d’incendio che caratterizza…. (….) Cassazione: se detto pericolo sorge o segue l’incendio il delitto contro il patrimonio diventa delitto contro la pubblica incolumità, cassazione 6 ott 2010 n.35769. Aggravante 425 n.4 (…) “una in particolare è andata a finire vicino ad un deposito di carburante” (cita vari testimoni).

ARMI: abbiamo contestato al capo B l’art.21 e 29, questi reati possono essere realizzati solamente se sussistono le finalità o di sovvertire l’ordinamento dello stato, mettere in pericolo la vita delle persone, mettere in pericolo la sicurezza della collettività e si commette mediante la commistione di reati … art. 285,285,286 e 306. La finalità è mettere in pericolo la vita delle persone, ma come abbiamo osservato noi abbiamo ritenuto che la condotta attentasse all’incolumità fisica e non alla vita, per coerenza interpretativa si deve dire che in questa sede spostare l’angolo di visione interpretativa (… non sento). Dolo specifico, non si può ritenerlo in questa sede. (….)

Gli imputati sotto questo aspetto vanno mandati assolti dal reato sub B, diversamente per il reato di cui al capo C. E’ indubbia la sussistenza di questo reato per quanto riguarda l’elemento materiale sulla base di quanto vi abbiamo messo a disposizione, che gli imputati abbiano fabbricato e portato sul luogo armi da guerra (…) appositamente realizzati per AUMENTARNE la loro MICIDIALITA’, accentuando la POTENZIALITA’. Accertamenti tecnici, consulenza La Sala, la detenzione costituisce grave pericolo per le persone anche per gli stessi imputati… ricordiamo che stavano spostando materiale esplodente unitamente a bottiglie molotov quindi la possibilità di un innesto accidentale, quindi è indiscutibile che detenzione e porto di questo materiale creasse situazione di pericolo, quindi requisito MICIDIALITA’ richiamato da alcune sentenze di Cassazione (16 giugno 2009 32253, 2011 n.1667).

Sulle bottiglie molotov mi pare che la giurisprudenza sia massiccia, 12 febbraio 2009 6132, bottiglie incendiarie = armi da guerra, l’unica cosa è che nella parte (?) di questa sentenza si fa riferimento anche alle bombe carta.

RESISTENZA: e abbiamo concluso. I fatti descritti al capo E trovano ampiamente riscontro alla luce delle deposizioni rese da agenti, operai e dalle videoriprese. Gli assalitori hanno chiuso i cancelli 4 e 5 per impedire alle fdo di uscire dal perimetro, lo scopo perseguito era reso evidente dal lancio di queste molotov e di altri artifizi micidiali verso le fdo per impedire l’accesso all’area, le immagini consentono altresì di affermare che i lanci da punti diversi del perimetro è espressione di un’azione di gruppo concertata (…).

Gli assalitori si sono mossi dopo un preciso segnale (lancio bengala ) attaccando in diversi punti, aggiungiamo che sono tutti travisati… (…) obiettivo era entrare e ostacolare la difesa attraverso azioni diversive, i punti d’attacco erano tra loro distanti, l’azione violenza era riconducibile ad un numero di persone preventivamente accordate. Legittimo il respingimento posto in essere dai poliziotti incaricati di presidiare per ragioni di ordine pubblico l’area… La ricostruzione smentisce il tentativo di accreditare la tesi che il lancio dei lacrimogeni fosse antecedente al lancio delle bottiglie MOLOTOV, tant’è che nonostante  l’intervento del lanciatore la condotta violenta proseguì…. (…)

Potete rifarvi alla dichiarazioni di Locicero e di Rissotto, il lancio di lacrimogeni avviene DOPO il lancio delle MOLOTOV, il lanciatore spara verso il cancello 8 in alto DOPO che gli furono lanciati addosso i lacrimogeni.

CONCLUSIONI FINALI PM:Richiesti 9 anni e 6 mesi di reclusione

Volontà, numero persone ampiamente superiore a 10, uso armi da guerra…le richieste:

Reato di cui al capo B, art. 21 e 29, assolversi gli imputati perché il fatto non costituisce reato sotto l’aspetto soggettivo. Per gli altri reati condanna di tutti e 4 gli imputati alla pena finale di 9 anni e 6 mesi di reclusione, Alberto più grave capo A (…) ipotesi di attentato all’incolumità di una persona, riconosciuto il vincolo di continuazione interna capo A, fatti di cui ai capi C,D,E. Natura, specie, oggetto modalità condotte, gravità del danno ,pericolo cagionato alle persone offese, intensità del dolo… richiamerei anche gli scritti che sono stati letti oggi in aula anche dal collega… che denotano una personalità degli imputati che evidenzia elevata pericolosità che emerge anche dai carichi pendenti e dai loro precedenti (…) non consente di concedere le attenuanti generiche a prescindere dall’incensuratezza degli imputati.

Avvocatura di Stato, per la Presidenza del Consiglio (parte civile).

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Più volte il PM ha ricordato che l’autorità statale è… viene pregiudicata in prima persona dall’attività lesiva,…. [ qui il video diretta streaming ]

Danno derivante dalla turbativa alle popolazioni (mi perdo un pezzo)…. danno all’immagine degli enti pubblici (cita alcune sentenze di cassazione)

“In riferimento a sentenze precedenti, questo è un danno atipico, c’è scollamento tra danno immediato e successivo, in realtà è tutto dimostrato nella requisitoria pm, e dal punto di vista del danno all’immagine il danno è molto rilevante e la stessa limitatezza dei mezzi utilizzati… si vuole determinare un danno all’immagine, ed è di rilevanza costituzionale come recitano gli articoli sul diritto della pubblica amministrazione all’immagine… sentenza 2011 Cassazione…identità persona giuridica pubblica, diritto risarcimento. Si tratta di reato contro personalità stato, credibilità, fiducia, identità…diritto di sovranità verso Unione Europea e verso Francia per ipotesi rallentamento opera o suo abbandono…
Abbiamo documentato dei servizi giornalistici di altri paesi sull’episodio, anche francesi, e cito ultimo rapporto Censis circa sfiducia investitori stranieri e nelle cause ravvedo anche queste situazioni di guerriglia…Difficile quantificare contabilmente, mi sono anche chiesto se valga la pena di fare una richiesta simbolica, ma mi rimetto a decisione corte, pur con alcuni spunti che voglio fornire: Corte Conti Sicilia 9 novembre 2006 individua criteri di reiterazione, come nel nostro caso, negativa impressione opinione pubblica che dà sfiducia. Cito altra sentenza Umbria in cui si parla di sfiducia da parte imprenditori che dovrebbero investire e qui abbiamo in più clamore mediatico. Viene ritenuto sproporzionato invece danno alla popolazione come nel processo di Sant’Anna di Stazzena 1992, ma senza sottovalutare l’aspetto della logica che tutta la popolazione della valdisusa veda con sfavore il rallentamento dell’opera, e certo gli accadimenti violenti. La questione è complessa ma chi vive in quegli ambiti ha riflessi negativi dagli episodi di guerriglia, ad esempio Chiomonte ha avuto ed ha ancora vocazione turistica ora compromessa. Nelle ultime elezioni amministrative sia i comuni di Giaglione che Chiomonte hanno mantenuto a diversa percentuale maggioranza contraria al Tav, e c’è la maggioranza silenziosa che non colloca questo evento tra i suoi interessi, ma che è danneggiata dall’imponente apparato poliziesco necessario per poter operare.

LTF – Parte civile

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“Una protesta condotta con quella modalità non è assolutamente accettabile, ci sono condotte lesive anche dell’integrità delle persone, hanno ragione i PM quando ricordano che quest’attacco è avvenuto con modalità paramilitari. C’è stata una vera e propria organizzazione, sistema logistico, con un atteggiamento, un ‘organizzazione che ha molto del militare, tutto questo s’inserisce nell’ambito della realizzazione di un’opera frutto di scelta politica, è necessario specificare che LTF è un’azienda, il cui compito è quello di lavorare, attuare un’opera pubblica decisa da centri decisionali diversi. LTF non è un centro d’imputazione di interessi politici, nessuno dei soggetti parte di LTF ha preso decisioni politiche, dal vertice alla parte più bassa, sono solo persone che lavorano, così come sono persone che lavorano nel cantiere i dipendenti delle società appaltatrici e i membri delle forze dell’ordine che proprio per questa protesta con modalità violente sono costretti a stazionare nel cantiere 24 ore su 24. Una situazione più unica che rara, ridurre un cantiere ad un fortino è veramente un’esperienza che solo nel nostro paese si è potuto permettere. Gli effetti di questa condotta… hanno avuto un effetto certamente intimidatorio. mettendo a repentaglio l’incolumità delle persone, a prescindere anche dalla volontà delle persone che l’hanno posto in essere, che ha messo le persone che lavorano in quel luogo nella posizione di sentirsi intimiditi e temere per la propria sorte personale.

Questo mi fornisce lo spunto per il ragionamento sui danni che LTF intende chiedere in questa sede. intanto i danni non patrimoniali, che sono proprio la conseguenza del ragionamento che ho appena fatto (condotte con effetto intimidatorio). Fatti compiuti allo scopo di spaventare un numero indeterminato di persone…. producono danni di tipo NON PATRIMONIALE. La giurisprudenza da tempo riconosce che il danno morale non è l’unico tipo di danno non patrimoniale, il danno morale è un danno tipico, unico delle persone fisiche, gli altri danni non patrimoniale sono tutti quei danni (cita sentenza 5 dic 1992) ma è un principio assodato, “comprende qualsiasi conseguenza pregiudizievole di un illecito che non si presta ad una valutazione monetaria”. I danni non patrimoniali patiti da LTF in occasione di questo e altri eventi occorsi nel corso degli anni è un danno innanzitutto di tipo non patrimoniale. Non vi tedio ulteriormente sulla questione del danno all’immagine,   è indubbiamente un danno non patrimoniale il fatto di vedere condotte finalizzate ad impedire attività che sono nell’oggetto sociale dell’attività (LTF ha nell’oggetto la realizzazione dell’opera).

Si tratterà poi di stabilirne… quantificarli e sotto questo aspetto cosa più opportuna è rilasciare questo compito al giudice più naturale, cioè il giudice CIVILE, chiedendo a questa porte soltanto l’esistenza del diritto che si ritiene essere risarcito perché si ritiene LESO.

C’è poi la questione dei danni patrimoniali, va fatto un ragionamento anche alla luce della deposizione del teste GIGLI e delle ultime produzioni documentali, della mia ultima produzione documentale. Comincio dalla parte più complicata, quella relativa alla necessità di creare una struttura di sicurezza inusitata, unica nel nostro paese ma probabilmente in tutti gli altri paesi occidentali democratici, che ha comportato (come ha riferito il teste GILLI) notevoli aumenti di spesa per la società LTF. Ricordo bene la battuta che ebbe a fare il presidente quando fu sentito il teste e disse “si ma questi sono danni indiretti”. Io sotto questo profilo non sono convintissimo… la tematica danno diretto-indiretto non è sempre così semplice e immediata, vero è che c’è un collegamento diretto tra la necessità di difendere il cantiere e le persone che vi lavorano e gli attacchi di questo tipo. Vero è che non è una struttura difensiva posta solo in occasione di questa vicenda, e allora si tratterà di verificare se questo danno diretto… in che misura sia addebitabile alle condotte contestate in questo processo, se sia addebitabile al netto di speso sull’incremeneto o se sia addebitabile una quota della spesa complessiva ma anche questo riterrei più opportuno rimettere ad una corte civile.

Ci sono poi i danni relativi invece all’interruzione dell’attività lavorativa e all’incendio del compressore e delle altre strutture di cantiere,  qui abbiamo un problema di tipo giuridico che è stato anche anticipato dall’ing. Gilli nel corso della sua deposizione. Sotto quest’aspetto è indiscutibile il rapporto diretto tra il fatto e il danno, si tratta di verificare il danno (??). I danni dovevano gravare direttamente sulla stazione appaltante, LTF; ma siccome è uscita una legge che pare stabilire che lo Stato si faccia carico di questi danni allora non si sapeva bene… Poco tempo dopo questa deposizione è pervenuta quella comunicazione presentata all’udienza scorsa con la quale la società ha fatto presente, secondo le norme contrattuali vigenti, i costi che vengono quantificati in 180.000 euro, i costi subiti dal danno di questo attacco gravano DIRETTAMENTE su LTF. Si citano anche le norme contrattuali a fondamento di questo. La legge citata dall’ing. Gilli è un DL del 23 dicembre 2013 n.145, poi convertito con legge 9 2014, art.13 comma 7 bis, sono poche righe ma importanti, dice che nell’ambito delle infrastrutture considerate strategiche, e questa lo è, alle imprese che subiscono danni materiali come conseguenza di delitti non colposi commessi al fine di ostacolare l’ordinaria attività di cantiere (…), è la nostra fattispecie, può essere concesso un INDENNIZZO per una quota parte eccedente le somme liquidabili dall’assicuraizone. La norma stabilisce semplicemente che il ministero POSSA concedere un indennizzo. Lo snodo giuridico, e confidavo che prima della fine di questo processo fosse risolto dal ministero, è proprio questo…  Se così non fosse il dano graverebbe direttamente su LTF e poi si tratta di verificare cosa dice la norma se il Ministero verificasse che può concedere un indennizzo (…). Non abbiamo indicazioni di alcun genere e dunque allo stato attuale noi possiamo dire che ci sono delle norme contrattuali in forza delle quali il danno materiale sembra dover gravare su LTF.

Anche su questo punto mi sembra corretto lasciare al giudice civile il compito di determinare in che misura il danno debba essere liquidato a favore di LTF. Quindi sotto quest’aspetto ho terminato le mie conclusioni. Presenterò le conclusioni scritte, come dovuto, sinteticamente la richiesta principale è con riferimento danni patrimoniali e non patrimoniali e danno generico risarcimento danni da liquidarsi in separata sede. Si chiede però anche la condanna, tra loro gli imputati sono responsabili dei reati e degli illeciti civili conseguenti, al pagamento di una PROVVISIONALE nella misura di 50.000 euro che costituiscono quota a titolo di danni non patrimoniali. Faccio solo presente che l’intero ammontare dei danni indicati nell’ultima lettera ammonta a 180.000 euro (…). Infine LTF intende far sapere che in riferimento ai danni NON PATRIMONIALI , qualora gli imputati fossero condanati al risarcimento dei danni non patrimoniali, questi verranno donati in beneficienza ad una ONLUS VITTIME DEI DOVERI D’ITALIA in cui si riconoscono tutti gli appartenenti o ex appartenenti alla giustizia, ai corpi militari dello Stato, vittime del dovere, della criminalità e del terrorismo a seguito dello svolgimento dell’attività operativa, in servizio. LTF si riterrà risarcita effettuato il pagamento.

SAP (Parte civile) :

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i fatti hanno recato un danno alla polizia ed al sindacato del polizia, rischiando di generare nella collettività una condizione di inadeguatezza della polizia (apparente) nel far fronte alla minaccia di questi attacchi al cantiere e soprattutto tutelare l’incolumità di quelli che vi lavorano. Nello specifico, poi, rispetto alla posizione del SAP e il danno d’immagine che ne ha ricevuto, si riverbera nelle sue iscrizioni….. (…)

Simonetta Zandiri