NoTavDisegno«Se un uomo passeggia nei boschi metà di ogni sua giornata — per il solo piacere di farlo — corre il rischio di essere considerato un fannullone. Ma se spende l’intera giornata come uno speculatore, tagliando quegli stessi alberi e spogliando la terra prima del tempo, allora è considerato un cittadino industrioso e intraprendente» [ Henry David Thoreau ]

“Con il loro comportamento processuale non hanno dato segni di resipiscenza” [vale la pena leggere questa definizione dell’enciclopedia TRECCANI] scrive il gup di Torino per negare gli arresti domiciliari a 3 militanti NoTav accusati dell’azione al cantiere di Chiomonte del 14 maggio del 2013 per i quali era caduta davanti al Riesame l’accusa di aver agito con finalità di terrorismo.

[I tre anarchici ]Francesco Sala, Lucio Alberti e Francesco Mazzarelli restano in carcere, e in regime di alta sorveglianza nonostante il “taglio” dell’imputazione più grave, per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e porto di armi da guerra (le molotov).

Per il gup non è possibile sovrapporre a livello di materiale probatorio il procedimento a carico dei 3 con quello connesso a carico dei 4 militanti Notav assolti a dicembre dall’accusa di terrorismo e condannati a 3 anni e 6 mesi per i reati comuni.

Sala, Mazzarelli e Alberti arriveranno da detenuti al processo con rito abbreviato del 23 aprile. Il gup ha deciso di non tenere conto né della sentenza della corte d’assise né del Riesame che anche per i 3 aveva escluso il terrorismo. Il giudice si è adeguato alla propaganda dell’accusa che per bocca del pg Maddalena anche in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario aveva criticato la corte d’assise che avrebbe “sottovalutato” il fenomeno della violenza politica.

Non si spiega, o per altro verso si spiega benissimo, perché Sala, Mazzarelli e Alberti restano detenuti in un regime di 41bis di fatto nel carcere di Ferrara pur non essendo più formalmente imputati di terrorismo.[ndr  NON sono “detenuti in un regime di 41bis di fatto nel carcere di Ferrara”. E’ vero che sono prigionieri a Ferrara ma in un regime di Alta Sorveglianza, molto più restrittivo delle sezioni cosiddette “comuni”, ma non così duro e avvilente come il 41bis.]

“Nessuna resipiscenza” dice il gup, tralasciando il fatto che la sede per eventuali dichiarazioni è quella del giudizio abbreviato il 23 aprile. Come del resto fecero nel processo connesso i 4 coimputati davanti all’assise spiegando le motivazioni dell’azione di Chiomonte ammettendo la loro partecipazione (frank cimini)

Fonte: NoTav, gup: Non sono terroristi, ma stiano in galera uguale.

 

ndr: note e integrazioni, anche grazie a segnalazione di anto (vedi commenti) – 1/03/2015

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  1. Giusto per dare un’informazione non distorta, è meglio specificare che i tre anarchici di cui si scrive nell’articolo NON sono “detenuti in un regime di 41bis di fatto nel carcere di Ferrara”. E’ vero che sono prigionieri a Ferrara ma in un regime di Alta Sorveglianza, molto più restrittivo delle sezioni cosiddette “comuni”, ma non così duro e avvilente come il 41bis.

  2. Per fortuna qualcuno scrive cose intelligenti e oneste su il cosidetto Movimento NoTav, diciamo che almeno si cerca di DIBATTERE. bIl dibattito che NON PIACE ai leader Valsusini, più impegnati a dare deleghe in bianco sperando di avere un po’ di compensazioni. Impegnati a nascondere la vergogna della II canna del Frejus per non disturbare la Sitaf di Plano… :
    Da Finimondo ( http://www.finimondo.org/node/1578):
    La leggenda della valle che non c’è

    M. e V.

    Non è semplice sintetizzare in un articolo la questione valsusina ed il ruolo che gli anarchici — alcuni — si sono “ritagliati” al suo interno, la faccenda è molto ampia ed articolata, ci limiteremo quindi a dare la nostra chiave di lettura su certe dinamiche che abbiamo potuto osservare in alcuni anni di permanenza nella famigerata “valle che resiste”. In primis necessita mettere in luce quello che è il modus operandi che i detentori della linea politica di movimento hanno impostato/imposto e che portano avanti, con buona pace degli anarchici/notav.
    Partiamo dalla conclusione: in Val di Susa sussistono reali possibilità di rivolta, in essere o in potenza, che possano mirare all’abbattimento delle logiche di dominio quali le conosciamo e con le quali come anarchici confliggiamo quotidianamente? La risposta è no. In Val di Susa lo scenario è quello classico della lotta di cortile che si sostanzia su un territorio certo ampio ma che risente appunto di tutti i limiti dei movimenti «non nel mio giardino». Come abbiamo più volte avuto la possibilità di notare, il movimento valsusino nella sua grande maggioranza non è interessato alle lotte che si svolgono lontano dei suoi confini e se ne trattano lo fanno solo o per strumentalizzazione politica o per una questione di empatia superficiale e tutta “religiosa” che non è quindi interessata a rilevare similitudini e differenze dei conflitti in atto e di trarne un ragionamento generale di critica ed attacco al potere, che infatti non viene rifiutato né messo in discussione ma del quale si chiede sostanzialmente una gestione più “equa”.
    Sul piano strettamente locale la cosa si fa ben evidente nei momenti di consultazioni elettorali, sia nazionali, ma in maggior misura — ovviamente — in quelle comunali, quando l’oligarchia di movimento, la stessa che si consulta e stabilisce le linee d’azione in riunioni ristrette prima delle farse decisionali dei cosiddetti “coordinamenti dei comitati” (1), momenti di riunione spacciati per assemblee decisionali orizzontali ma che hanno più il gusto di una comunicazione dei pochi ai molti sulle eventuali azioni da intraprendere, si affanna nella corsa a ricoprire incarichi istituzionali. Inizia così il grande valzer delle oscene alleanze, concupiscenze ed intrallazzi al fine dell’ottenimento del voto, con lo scopo di accrescere la propria popolarità personale e per cercare di conquistare il governo di alcuni comuni interessati dal passaggio dell’Alta Velocità o delle infrastrutture ad essa collegate, per avere la propria briciola di potere ed andarla a far pesare nei colloqui con i supposti nemici dell’organizzazione statale.
    Si fa un grande ricorso alla delega, nella gestione ordinaria del movimento (appunto nei coordinamenti dei comitati, quando questi ultimi, ormai ridotti alla stregua di chimera valligiana, vengono rappresentati in tali riunioni da qualche individuo) che in quella straordinaria, come nel caso delle elezioni appunto, quando la possibilità di essere ai vertici amministrativi comunali è ambita, incoraggiata e sostenuta. Durante tali eventi, come anche in altri di maggiore partecipazione di individui che «vengono da fuori» — figure vissute come armi a doppio taglio, ambivalentemente attirate ma anche temute, forse per la libertà d’azione che potrebbero rivendicare e mettere in atto — viene ribadito con orgoglio un concetto fastidioso, quello secondo cui le cose in valle si fanno «a moda nostra», cioè con le nostre modalità, imposte dall’oligarchia e accettate con acquiescenza dalla massa, senza alcuna tolleranza o nel migliore dei casi considerazione di eventuali iniziative di gruppi o individui che escano dal recinto della supervisione valligiana. L’«a moda nostra» rappresenta a tutti gli effetti la linea di demarcazione tra ciò che è possibile o non possibile fare, il quando, il dove, il come e il chi, ed è la dimostrazione di un impianto verticistico ed autoritario che nella retorica movimentizia si dice di rifiutare e combattere ma che nella pratica trova perfetta attuazione.

    Val di Susa, la retorica teatralizzante della lotta

    Se c’è una cosa che in Val di Susa è stata creata con successo e che ad oggi continua a funzionare piuttosto bene è una retorica di movimento che si palesa in maniera chiara nel momento in cui decide di raccontarsi e di “vendere” il proprio prodotto fuori dai confini piemontesi; la parola “vendere” non è scelta a caso, infatti quello che si può notare passando del tempo in valle e partecipando agli appuntamenti di movimento, è come ogni singolo fatto venga trattato in maniera teatrale e volto a creare immaginario: dal semplice tempo passato davanti ad una rete che diventa una «grande giornata di lotta», ad un tentativo di alcuni di forzare un blocco di polizia in maniera risoluta che diventa un vile attacco violento da parte di quest’ultima nei confronti dei poveri manifestanti lì solo per rivendicare un proprio diritto; ci ritroviamo davanti ad una torsione dei fatti tutta volta a creare un immaginario resistenziale che possa avere appeal da un lato con le anime belle della “società civile”, quindi mai di attacco e sempre di resistenza ad una violenza subita, ma che strizzi anche l’occhio ai rivoltosi sparsi per l’Italia e li invogli a spostarsi in valle dimostrando come l’eroica resistenza valligiana non parli il linguaggio della mera testimonianza o del politicantismo, ma della lotta non mediata alla sopraffazione. Il tutto accettato ed in buona parte rilanciato anche dagli anarchici più addentro alle dinamiche di gestione del movimento.
    Non si tratta però solo di una rappresentazione fiorita di quello che accade, ma piuttosto di una creazione di immaginario strumentale a cooptare manovalanza esterna alla valle utilizzando temi e parole d’ordine cari ad esempio all’anarchismo, mostrando una realtà di valle orizzontale, acefala e genericamente “libertaria” che nei fatti non corrisponde alla realtà ma che è utile a convogliare forze sul territorio, manovalanza “specializzata” che può risultare utile nei momenti di conflitto con la forza pubblica e che però come già detto va tenuta bene al guinzaglio, sia per non turbare troppo le popolazioni, sia per non rischiare di sbilanciare gli equilibri interni del movimento; in questo la logica della «grande famiglia» della quale parleremo più avanti si è dimostrata uno strumento perfetto. L’ipocrisia di movimento, l’autorappresentazione spettacolare, l’accettazione delle dinamiche comunicative del potere (mistificazione, ribaltamento di significato e linguaggio, manipolazione dei fatti, ecc…) sono sostanziali del modo di porsi del movimento No Tav, metodologia non condivisa forse dalla totalità dei “movimentisti” che comunque la accettano o come necessità, o per non rischiare di mettere in discussione le posizioni acquisite all’interno del movimento delle &mille anime» — e questo crediamo sia il caso di certi anarchici che fino ad oggi hanno fatto finta di non vedere o hanno minimizzato, o hanno giustificato adducendo ridicole motivazioni.

    La creazione della grande famiglia

    Il movimento No Tav è figlio anche della società mediaticamente sovraesposta, e come tale ha dovuto crearsi un’immagine sfaccettata quel tanto che basta da risultare appetibile sia ai fruitori dello spettacolo mediatico, sia a coloro che cercano un luogo dove la propria modalità di lotta sia accettata e condivisa. La retorica della grande famiglia in questo è stata lo strumento principe e forse ben studiato per riuscire a marginalizzare quegli elementi che potevano essere poco digeribili agli spettatori del teatro valsusino. Se la presenza di militanti di varia estrazione è stata accettata come necessità strumentale — e per rendersene conto basta parlarne con un qualsiasi “semplice” valligiano — è altresì necessario che le identità specifiche più scomode siano sottaciute o passate in secondo piano, in un’ottica edulcorata volta a presentare il movimento al di fuori degli scenari classici del conflitto. Il marchio è quello della grande famiglia No Tav, siamo tutti No Tav, ecc… In questo scenario la vicenda dei quattro anarchici (diventati poi sette) arrestati per un attacco al cantiere — che i portavoce di movimento, utilizzando le tecniche di cui sopra chiamano «passeggiata notturna» — è esplicativa (2). Il movimento ha sempre parlato dei «suoi ragazzi», dei quattro prigionieri No Tav, omettendo sempre di citarne l’appartenenza “ideologica”, così da rendere più digeribile al pubblico la loro posizione, difficilmente spendibile se identificati come anarchici notoriamente poco “appetibili” ai fruitori dei media di regime; e tutto con buona pace degli altri anarchisti che evidentemente hanno ritenuto utile non agitare troppo quella che un tempo era chiamata «la bandiera dell’ideale», per paura — forse — di perdere l’appoggio mediatico discendente dalle sacre insegne della bandiera trenocrociata.
    La «grande famiglia» ha anche un’altra funzione, non è altro infatti che la traslazione del concetto di democrazia utilizzato dalle autorità classiche ma troppo compromesso per essere rivenduto all’interno di un movimento che si palleggia fra l’antipolitica di stampo grillino (3) o da indignados e il sentimento di rivolta di altre comparse sul palco.
    La «grande famiglia» è il dogma davanti al quale tutti coloro che hanno deciso di farne parte alzano le mani; così come per la “società civile” l’accusa di antidemocraticità diventa una macchia da lavare dimostrando tutta la propria fedeltà ai dettami democratici, la stessa identica cosa succede all’interno del movimento valsusino dove però la parola democrazia è sostituita con medesimo significato dalle parole — spesso intercambiabili — «grande famiglia» o «movimento popolare», in nome delle quali ogni conflitto generato da questioni sostanziali è ridotto al silenzio. In questo il movimento valsusino è perfettamente reazionario, poiché ha deciso di utilizzare metodi e strutture di creazione del consenso e di gestione della realtà tradizionalmente plasmati ed utilizzati dal potere per annichilire il dissenso e la possibilità che al suo interno si creino reali momenti di conflitto.
    In tutto ciò c’è quindi chi ha deciso di non mettere in discussione certe dinamiche e sostanzialmente di avocare all’oggetto collettivo la propria soggettività individuale. L’impianto generale del potere è replicato, ed è bastato solo lavorare un minimo sul linguaggio.
    L’investitura popolare diventa così l’obiettivo che sostituisce nella forma ma non nella sostanza il concetto borghese di elezione democratica — cui comunque com’è stato già detto è ricorsa appena possibile — e poco cambia fra il «siamo democraticamente eletti» dei politici e «le popolazioni valligiane sono con noi» dei gestori di movimento; il consenso nudo e crudo è ciò che viene ricercato, nulla di più, ed in ciò il linguaggio grossolanamente popolar/sentimentale di alcuni epigoni del movimento (anche anarchici) la dice lunga sulla verosimiglianza di queste affermazioni.
    La gestione del linguaggio e la manipolazione dei fatti sono poi evidenti nel modo in cui sono affrontate le questioni legate alla delazione (4). Il movimento No Tav ha in pratica deciso di non prendere posizione bollando come «lotta fra parrocchie» la vicenda, spostando l’attenzione ed il fulcro della faccenda non sulla questione di sostanza, la delazione e tutto ciò che ne consegue, ma sui contendenti specifici, svuotando di significato un atto gravissimo come la confidenza che viene ridotta a scaramuccia fra bande. Dopo circa un mese dai sabotaggi di Firenze e Bologna (5), l’appello del movimento, gridato forte ed in perfetto stile autoritario, volto ad arrestare anche ogni minimo spunto di pensiero critico individuale, è stato quello di far sì che lo spettacolo movimentizio continuasse, che si continuasse uniti nella lotta, a tutti i costi, e di farla finita una volta per tutte con quelle che sono state archiviate alla bell’e meglio come “polemiche”. In questo gli anarchici “famigli” hanno deciso in buona parte di non turbare gli equilibri all’interno del ventre caldo del movimento popolare, o ignorando la questione, o bollandola anch’essi — utilizzando un linguaggio al limite del pretesco — come “scaramuccia”, magari figlia del mezzo utilizzato (internet) e degli animi esasperati, oppure spostando l’attenzione sulla — a detta loro — vera questione, ovvero i passi indietro del movimento rispetto alla pratica del sabotaggio. Atteggiamenti questi del tutto in linea con la tendenza di parte dell’anarchismo italiano odierno che tende sempre più a minimizzare questioni di sostanza come la delazione, la presenza negli spazi di infami o infiltrati in nome di un «volemose bbene» figlio della convenienza politica, in una logica utilitaristica che dà sinceramente il voltastomaco.

    La storia le storie e le favole

    Come ogni movimento nazional popolare anche quello No Tav ha bisogno dei suoi santi e dei suoi martiri, e se ad oggi è pronto a giocarsi mediaticamente sui giornali ed in tv feriti ed arrestati, cosa di per sé già deprecabile, non si fa scrupolo nemmeno di agitare a mo’ di santini le foto di Edoardo Massari detto Baleno — o “balengo” da alcuni che ai tempi lo schernivano e che oggi ne fanno apologia — e Maria Soledad Rosas detta Sole, i due anarchici “suicidati” in regime di privazione dalla libertà alla fine degli anni 90, accusati di essere gli esecutori di alcuni sabotaggi avvenuti in valle a danno dell’Alta Velocità… già, nel 1998 qualcuno in valle già sabotava e questi sabotaggi erano deprecati da tanti; fini “intellettuali” oggi fiancheggiatori del movimento come ad esempio il triste filosofo Prof. Vattimo che ai tempi ebbe parole irripetibilmente offensive per la memoria dei due compagni, ora siede tranquillamente al desco assieme a chi magari a quei tempi si era ritrovato solo a difendere i due “martiri” suo malgrado e lo fa con tutti gli onori da tributare ai vip sostenitori di movimento, siano essi magistrati, pennivendoli, famosi scrittori filo-sionisti o quant’altro. Ma, potrebbe dire qualcuno, i tempi sono cambiati e gli errori di tiro si possono correggere e così è sembrato fare qualche tempo fa durante un’intervista il leader di movimento Alberto Perino, che ribadendo la solidarietà del No Tav ai sette arrestati, en passant ammetteva l’errore di valutazione nell’aver mal giudicato i poveri Sole e Baleno qualche annetto prima, quindi tutto risolto… non proprio, ma tant’è, sembra che il mantra «quel che è stato è stato, guardiamo avanti» abbia fatto presa sui più, anche su chi storicamente si è sempre vantato di «non dimenticare».

    Alcuni partigiani pseudocritici di movimento — fa tanto libera coscienza agitare il logoro straccio del pensiero autonomo, purché ciò non si sostanzi con una critica troppo radicale all’impianto che ci accoglie! — pur dicendo di condividere tutta una serie di appunti al movimento e affermando di individuarne i limiti oggettivi, nel ritenere che comunque l’importante è “starci dentro” qualsiasi cosa voglia dire — e qualsiasi rospo tocchi ingoiare —, ribadiscono che comunque quello valsusino è l’unico movimento popolare che abbia sdoganato la pratica di sabotaggio come mezzo di lotta. Questo è vero e falso allo stesso tempo.
    Se è vero che una famosa assemblea ha ratificato il sabotaggio come pratica ammessa — pur con tutta una serie di steccati — e che questo è un evento più unico che raro in Italia, è altresì palese che ciò sia avvenuto turandosi il naso e per puro calcolo politico: c’era bisogno di rilanciare una lotta che aveva perso appeal fra i militanti antiautoritari italiani ed esteri a causa dello sbilanciamento marcato del movimento verso la piaga elettorale, le presenze “da fuori” in valle cominciavano a stentare (se si eccettuano alcuni bacini d’utenza storici, corresponsabili in certi casi della macchina del consenso valsusina), c’era bisogno di rilanciare il brand in una fetta di “mercato” troppo importante per il movimento che senza la «carne da cannone» da mandare allo sbaraglio per i boschi si troverebbe a dover fare i conti con la quasi totale assenza dei valligiani sulle barricate o comunque con una carenza di “competenze” in determinati frangenti “caldi”… cosa meglio del sabotaggio!? La pratica è patrimonio comune di tante realtà, rimanda ad un’epica di lotta gloriosa, può essere giocata mediaticamente. Il gioco è fatto, anche se il meccanismo ha rischiato di rompersi subito, poiché pochi giorni dopo la famosa assemblea un sabotaggio è avvenuto ed alcuni, sempre i soliti di notav.infam invero, agitarono da subito lo spettro della provocazione, salvo poi ricordarsi che solo alcuni giorni prima i probiviri di movimento avevano legittimato la pratica del sabot e quindi lasciato cadere la questione.

    Il sabotaggio quindi diventa mezzo di cooptazione politica, non pratica strategica in una battaglia di liberazione inserita nella guerra contro il dominio, tanto che solo pochi mesi dopo, e siamo ai giorni nostri, gli stessi agitatori dello zoccolo si trovano a trattare alcuni sabotaggi come pratica deprecabile inutile e dannosa per la causa stessa del movimento, al quale farebbe perdere appeal a livello nazionale in un momento in cui le simpatie per il simbolo del trenocrociato sarebbero in ascesa, il tutto in barba alla massima che gli stessi No Tav propagandarono per mezza Italia «portare la valle in città», ovvero agire nei territori contro l’alta velocità nei modi che si ritenevano opportuni… ma oggi no, oggi non si fa!… La convenienza politica prima di tutto!

    Anarchici notav, anarchici e No Tav

    Se le dinamiche del movimento No Tav non aggiungono nulla alle prospettive di rivolta, è pur vero che comunque si sia voluta affrontare la questione da parte dei rivoltosi non si tratta nient’altro che di una lotta contro una condizione specifica del dominio che però non è interessata ad affrontare le interconnessioni tentacolari dello stesso, ma solo a risolvere la propria questione di quartiere, una classica lotta per la difesa del proprio giardino insomma, ma che nel caos degli accadimenti avrebbe potuto avere qualche spiraglio interessante. Purtroppo la tattica tutta politica dell’entrismo movimentista senza se e senza ma che è stata attuata da certi anarchici non ha fatto altro che legittimare un movimento specifico a rappresentare una sorta di avanguardia rivoluzionaria. Niente di più lontano dalla realtà dei fatti, ovviamente, ma nella creazione di questo falso immaginario alcuni “rivoluzionari” hanno determinate responsabilità.
    Già l’accettazione delle dinamiche di gruppo allargato e del vincolo alle decisioni della maggioranza, del dogma del popolarismo in salsa «grande famiglia» non hanno fatto altro che portare in marcia PER ANNI alcuni anarchici a fianco di preti, sindaci, magistrati, ex militari e chi più ne ha più ne metta, e questo in maniera acritica senza che si sia tentato realmente di sviluppare un discorso di critica radicale a certi meccanismi di movimento, ai quali anzi è stato deciso di sottomettersi in un’ottica di pragmatismo tutto politico volto a non rompere un fronte popolare — ghiotta preda per gli affamati di legittimazione e per gli animali da microfono — nel quale evidentemente si è intravisto un bacino di utenza utile ai propri scopi. Invece di portare attraverso le proprie idee e pratiche un approccio di critica sistemico, complessivo, certi anarchici hanno concentrato la critica all’esistente su un unico aspetto, l’opposizione ad una manifestazione localmente presente del potere, trascurando, mettendo da parte, sfumando, diluendo tutti gli altri elementi che hanno la stessa importanza all’interno della rivolta, elementi che costruiscono lo stesso logos di rifiuto ed attacco al dominio.
    Per anni la ragion di movimento, tanto somigliante alla ragion di Stato, è stata accettata da buona parte degli anarchici più presenti in valle che si sono felicemente prestati al gioco della politica fatto di compromessi, occhi chiusi, ricerca di consenso. Certo ogni tanto qualche mal di pancia c’è stato, ma il tutto sempre relegato ad una dialettica di movimento che ha sempre sostanzialmente lasciato l’amaro in bocca. Quando alcuni compagni sono stati attaccati dalla grande famiglia per aver scelto di rifiutare la difesa legale nel processo ai 53 per i fatti di Giugno/Luglio 2011 (6), come si sono posti gli anarchici aficionados di valle? A nostra memoria è stato detto poco o nulla, come sono stati trascurati altri accadimenti più o meno grandi sempre bollati come questioni poco importanti o comunque subordinate all’unità movimentista. Il risultato di questa metodologia tutta politica di certi anarchisti a cosa ha portato nel concreto? Se è vero che tanti anarchici hanno scontato mesi di galera e affrontato processi per fatti avvenuti in valle, nel movimento valligiano qual è stato l’apporto della pratica e della teoria anarchiche? Poco o niente, e questo perché si è preferita la ragion di movimento alla chiarezza dei contenuti, perché è stato senzientemente deciso di subordinare la pratica anarchica a convenienze politiche che magari nella testa di certuni avranno avuto anche un senso — che si stenta però a capire — ma che nella sostanza hanno portato solo fallimenti. L’anarchia in valle è stata sacrificata sull’altare di un popolarismo che dell’anarchismo poco ha sempre voluto sapere e che ad oggi non dimostra di aver cambiato minimamente idea. In alcuni casi parlando con certi anarchici si ha decisamente l’impressione che il clima da famiglia allargata (tale però solo se si accettano i dettami di movimento in tutto e per tutto) abbia lenito le sofferenze che anni di militanza si portano dietro e che, grati per le carezze impreviste, siano pronti a darsi anima e corpo al movimento, in una sorta di amor religioso che farebbe invidia anche al più pio dei sacerdoti in odor di santità.

    In tutto ciò chi si è posto e si pone contro l’Alta Velocità ed il mondo che ne consegue rifiutando di dirsi No Tav poiché non ne condivide scopi, metodi e mezzi è ignorato, vituperato, dileggiato, diffamato, spiato, chiacchierato (si scusi l’involontaria citazione stil-proudhoniana). Proporre di muoversi autonomamente sulla base delle affinità è ritenuta una inutile perdita di tempo, il rifiuto di partecipare al teatro di movimento è visto come una sostanziale inazione, mentre loro, al grido di «l’importante è esserci» accettano di essere i burattini di coloro che gestiscono sapientemente le trame di movimento. Poi ogni tanto qualcosa accade e qualcuno che fino a quel momento aveva fatto finta di non vedere, magari maneggiando nell’ombra a fianco di interlocutori oggi bollati come irricevibili, apre gli occhietti per un attimo e si sente in dovere di porre le proprie educate rimostranze alle mille anime di movimento, come nel caso del documento «Alle compagne e ai compagni di strada (e di sentiero)» dove gli estensori si stupiscono di una serie di eventi scaturiti però da dinamiche in essere da anni, che loro medesimi quantomeno con il silenzio hanno contribuito a sedimentare e che in quel determinato momento gli si sono rivolte contro (il riferimento è al campeggio itinerante del 2014 ed al coinvolgimento dei sindaci nelle iniziative per i quattro – poi 7 – arrestati). Verrebbe da citare Oscar Wilde, che in una sua massima sosteneva che non si dovrebbe mai discutere con gli idioti, perché ti trascinano al loro livello e ti battono con l’esperienza e questo vale anche con i politicanti e per chi sceglie, come alcuni hanno scelto, di giocare il loro gioco.
    Dagli eventi di questa estate qualche scoria è rimasta, e la questione nata dallo scambio di battute fra i redattori di Finimondo e quelli di notav.infam, leggasi Askatasuna e Comitato di Lotta Popolare (CLP) di Bussoleno, ha dato l’impulso ad alcuni per togliersi dei sassolini dalle scarpe ma, si badi bene, sassolini che in certi casi sanno di convenienza politica (ancora) in una lotta egemonica («straccetti di benzina, stracci politici e delazione») sul movimento No Tav che di fatto non entra nella questione dell’essenza di tale realtà, come se averci messo «idee e cuore» assolva dall’aver comunque sostanzialmente accettato la «ragion di movimento», con tutto quello che ne è conseguito.
    Lasciamo perdere poi i blandi comunicati usciti da Roma (NED – P.S.M.) o da Torino (il sito Macerie), l’uno quasi pretesco nei toni, l’altro che continua ad eludere/colludere, seppur in maniera più sagacemente articolata, le questioni inerenti la natura del famigerato movimento No Tav.
    Sappiamo di non aver affrontato con l’accuratezza che richiederebbero tutti i temi trattati, come sappiamo di aver lasciato fuori dalla porta altre questioni che meriterebbero una trattazione altrettanto approfondita, ma quello che ci preme è aprire una breccia sul reale scenario che si dipana in Val di Susa, sia a pro di chi comunque volesse toccare con mano la questione passando da queste parti, sia per chi fosse interessato ad inserire l’esperienza valligiana in una riflessione più generale sul dominio e sui mezzi che quest’ultimo riesce a far permeare all’interno delle lotte per renderle innocue o più facilmente recuperabili.

    (dalla Val Susa)

    (1) Il Coordinamento dei Comitati è l’assise generale dei comitati locali No Tav, lo spazio in cui dovrebbero essere discusse le proposte dei vari gruppi, le scadenze di lotta, ecc. Simbolo dell’orizzontalità decisionale del movimento, in realtà il dibattito interno è pressoché assente e la dinamica dei leader è perfettamente in essere, così come quella della delega quasi in bianco. Questo Coordinamento discute di poco o nulla, limitandosi a comunicare e ratificare pubblicamente le decisioni prese in separata sede da una piccola élite (di valle e non) che stabilisce la linea che il movimento deve seguire.
    (2) Il 9 dicembre 2013 vengono arrestati quattro anarchici (Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio), con l’accusa di aver partecipato ad un assalto notturno contro il cantiere di Chiomonte nella notte fra il 13 e il 14 maggio di quell’anno, conclusosi con l’incendio di alcuni macchinari. Con la medesima accusa verranno arrestati l’11 luglio 2014 altri tre anarchici (Lucio, Francesco, Graziano). Il processo a carico dei primi quattro imputati, che nel corso delle udienze hanno rivendicato la propria responsabilità nei fatti, si è concluso lo scorso 17 dicembre con una condanna a 3 anni e 6 mesi di carcere. È invece caduta l’accusa di «terrorismo» che la Procura aveva cercato di addossare loro.
    (3) Beppe Grillo è un noto comico che da anni dà voce a molte proteste contro le politiche del governo, oscillando fra cittadinismo di sinistra e populismo di destra. Nell’ottobre del 2009 ha fondato il Movimento 5 Stelle che, dopo aver conquistato alcune amministrazioni locali, dal febbraio 2013 è presente anche in Parlamento.
    (4) Il 28 dicembre 2014, il sito notav.info — considerato «portavoce» del movimento No Tav — ha pubblicato una nota redazionale in cui si accusavano i redattori del sito finimondo.org di essere gli autori dei sabotaggi avvenuti alcuni giorni prima lungo la linea ferroviaria di Firenze e Bologna, nonché di altri reati del passato. Il giorno successivo, il 29, lo stesso articolo è stato diffuso anche da un altro sito legato all’Autonomia torinese, infoaut.org. Accusa ripresa quel giorno stesso anche dal quotidiano La Repubblica. Riacquisita una tardiva consapevolezza, quel giorno stesso gli autonomi piemontesi hanno modificato leggermente il loro testo per cancellare la plateale delazione. Ma il 30 dicembre è stato lo stesso Finimondo a rendere pubblico l’accaduto (qui si può leggere l’articolo tradotto http://www.non-fides.fr/?Les-gentils-de-Noel) accusando esplicitamente notav.infam di aver indicato i propri redattori alla polizia. Ne sono seguite polemiche ancora non placate.
    (5) Il 21 dicembre 2014 a Firenze, ed il 23 a Bologna, sono avvenuti due sabotaggi incendiari contro la linea dell’Alta Velocità.
    (6) Il 27 giugno 2011, dopo una giornata di scontri, oltre duemila agenti dell’ordine sgomberarono il presidio No Tav, ribattezzato «Libera Repubblica della Maddalena», aperto a Chiomonte il 22 maggio precedente sull’area in cui doveva essere realizzato un tunnel geognostico. Il 3 luglio successivo si è svolta una manifestazione di protesta con 60.000 persone. Numerosi manifestanti hanno dato l’assalto alla zona presidiata dalle forze dell’ordine, nel tentativo di rioccuparla. Oltre 200 manifestanti sono rimasti feriti negli scontri e 5 di loro sono stati arrestati. Per queste giornate di scontri, il 27 gennaio 2015 il Tribunale di Torino ha condannato 47 manifestanti a pene che vanno da pochi mesi a oltre 4 anni di detenzione.
    (7) Dal 17 al 27 luglio 2014 si è tenuta in Val Susa una marcia No Tav che ha toccato sette paesi, con un campeggio itinerante, mobile. Durante le soste sono state organizzate varie iniziative, fra cui incontri con le amministrazioni locali.

    [Avalanche n.4, febbraio 2015]

    • Un’analisi decisamente dura e critica, direi a tratti spietata, quella di Finimondo, e anche piuttosto precisa…. alcune cose mi colpiscono, anzitutto la firma “dalla Valsusa” quasi a rispondere a chi li aveva liquidati come qualcuno che non aveva mai messo piede in valle (o quasi), ed è chiaro dalla descrizione dettagliata che se anche non vivono in valle, di certo ci sono stati e a lungo. Poi, ripeto, la critica è durissima e, in particolare, sulla disastrosa catena della “DELEGA” non posso che essere d’accordo ma c’è più di un ma che secondo me rende questa critica molto fragile. Se possono essere condivisibili alcune critiche a quello che definiscono il “MOVIMENTO” non lo è l’estensione e/o il significato che vi attribuiscono. Mi spiego meglio. Da una parte attaccano la rappresentazione del movimento o quella sorta di organismo rappresentativo (che tale non è della più ampia e vasta realtà ormai diffusa ben al di là della valle), il coordinamento comitati, dall’altra pero’ parlando solo di quello cadono nella trappola di riconoscerlo come unica forma di organizzazione della lotta e di non vedere che la lotta è anche altrove e di conseguenza il movimento, reale, è molto più diffuso, forse non rappresentato ma auto-rappresentante (che è un passo avanti) . E anche le critiche agli “anarchici che fino a ieri hanno “praticato” in quella valle ogni genere di resistenza” (quasi accusati di sottomettersi, in qualche modo, a certe leadership), non è secondo me condivisibile, perché tanti hanno contaminato positivamente su un terreno reso fertile da vicende legate alla lotta al tav, inserendo nuovi modi di vedere e di vedersi, di comprendere e di comprendersi, di collegarsi e di essere complici. Una nuova più ampia complicità innata in chi magari l’anarchia l’aveva dentro pur senza esternarla fuori. Forse quelli di Finimondo non si sono resi conto di quante persone, venendo in quella valle o condividendo questa lotta, anche grazie al contributo generoso di molti anarchici, sono tornate a casa loro con qualcosa in più, con una maggiore forza e consapevolezza e questo non lo leggo in quell’analisi di Finimondo ed è un vero peccato, perché se cancelli la bellezza stai regalando la vittoria al nemico. Che invece, secondo me, sta perdendo (e di brutto) ecco perché affina le armi, e aumenta l’attacco. Non solo quello repressivo.

      Sul fatto di non chiamare i compagni per quello che sono, cioè anarchici, beh è qualcosa che ho fatto anch’io, nel senso che non ho voluto sintetizzare ciò che sono in un’etichetta ma ho sempre fatto in modo che le loro lettere, le loro parole, il loro pensiero, venisse diffuso per quello che è e non per l’etichetta che ha, verso l’esterno (involucro), inevitabilmente un senso negativo. Forse ho sbagliato, ma se prima fai amare un’idea poi magari ti passa anche il bisogno di chiamarla per nome ….
      tanto più quando a quel nome si associa qualcosa di negativo e di altro…. puoi rinunciare al nome per qualcosa che ami, vedi Romeo e Giulietta che sono disposti a morire per il loro amore che supera l’odio di quei due nomi, Montecchi e Capuleti… perché una rosa avrebbe lo stesso profumo anche con un altro nome.

      • Simonetta Ti RICORDO che durante la parata dei Sindaci del 21 è stato distribuito un VOLANTINO firmato IL MOVIMENTO NO TAV,mancava solo il SIG. davanti…
        Lo stesso volantino, faccio notare, riportava “TUTTI” i siti >cosidetti Notav, guarda caso l’unico che non c’era era Tg Maddalena…e gurada caso è l’unico che fa critiche ai Valsusini NoTav, si Tir.
        L’unico sito dove ci si può intervenire, gli altri sono chiusi, controllati, censurati, in uno stile purtroppo noto a molti di noi

        • Ricordo inoltre che I NOTAV tempo fa addirittura RADIO’ dalle mailing list i notav che mettevano in discussione la leadership, o meglio le decisioni della leadership…questo avvenne non molto tempo fa…e non lo dico per sentito dire, ma di prima mano…questa è la democrazia e le scelte prese in assemblkea e del movimento dal basso…

  3. Sto diffondendo su Tg Maddalena questa interessante analisi di Finimondo, perchè è l’UNICO sito Notav, dove si può pubblicare TUTTI gli altri sono chiusi chiusissimi gestiti dai leader che erano sul palco dei sindaci il 21 febbraio.
    Il fatto che la DISCUSSIONE, la CRITICA non faccioa parte del DNA del cosidetto Mov. Notav dovrebbe fare ragionare un bel po’. Qualcuno dice che il problenma sta nel non far vedere “LE CREPE” che a volte si aprono nel cosidetto “Movimento NoTav”

  4. Però vedi, Simone, noi siamo qui e stiamo discutendo, TGMaddalena è nato nella libera repubblica e di quel fresco profumo di libertà vuole conservare i principi ispiratori, ecco perché qui è possibile esprimere opinioni diverse, di qualsiasi natura, e benvenga il confronto perché è l’unico modo per migliorarsi, ma l’esistenza di almeno un “non luogo” libero è qualcosa che si deve considerare, se altrove non c’è spazio per il confronto questo non significa che non ce ne siano affatto. Mi spiego meglio. Prendiamo ad esempio le assemblee: se ci soffermiamo ad inquadrarle con la prospettiva dall’alto verso il basso, dove mettiamo a fuoco il palco e chi ha il microfono e sfuochiamo il resto, la critica di Finimondo è corretta. Ma diventa riduttiva perché se osservi da lontano senti quel brulicare all’esterno, senti le chiacchiere nell’androne, vedi che c’è chi entra e chi esce e alla fine capisci che la vera assemblea c’è. ma non usa né palchi né microfoni. Eppure c’è. Bisogna cambiare la prospettiva, se critichi la rappresentazione di un movimento ma ti limiti ad osservare proprio quella parte che strumentalmente viene rappresentata senza vedere il resto non stai facendo una critica completa, ma parziale. E cadi, tra l’altro, nella stessa trappola che hai evidenziato.

  5. La cosa che a me fa più pensare e nello stesso tempo indignare, ma forse sarebbe meglio essere un po’ più volgari e dire Incazzare è che mentre molto difficoltosamente e onestamente c’è chi cerca di discutere e fare una informazione corretta come fa Tg Maddalena (ci tengo a dire forte, che io non sono parte di Tg Maddalena e molto spesso non condivido le cose che scrive) Perino, Askatasuna e qualcun altro non fa neppure il tentativo di acsoltare e di cercare di capire perchè vengono criticate le loro modalità, di intervento e di azione, ma da MOLTO tempo aggrediscono e hanno fatto della DELAZIONE la loro pratica. Ecco Simonetta perchè quello che si firma Il Movimento NoTav non solo non è credibile, ma direi che con questo modo di agire dimostra di come è debole, che reagisce con l’arroganza che stanno dimostrando dimostra solo di essere debole e di avere paura di perdere il potere da CAPETTI che hanno imposto in una valle stretta e piccola, ma per fortuna l’Italia è Stretta lunga e molto popolata. Popolata da un bel po’ di esseri pensanti e non da “pecorelle” che seguono il gregge con i loro capi in testa. I personaggi arroganti che si dichiarano “Il Movimento Notav” dovrebbero mettersi in testa una volta per tutte che in molti non credono che la delega possa essere una via per opporsi a la politica delle grandi opere e dei grandi interessi, non può esserlo in Val Susa, non può esserlo per La cavallerizza, non può esserlo per l’ex Moi, ma non può esserlo neanche per le occupazioni delle case, e al Mous, e all’expo. OIl tempo delle finte proteste, proteste organiche ai grandi interessi per fortuna sta finendo. Preotestare vuol dire non condividere qualcosa, mentre Resistere vuol dire diagire in modo che quello che non condividiamo non accada più. Quindi non è più tempo di far fare passeggiate per poi delegare signori che fanno i fatti loro, all’interno dei loro partiti, e questo vale sia che i partiti siano i 5 stelle, o Pd o Sel o Forza Nuova. Ripartiamo non da slogan vecchi, come propone “Il Movimento Notav”, ma dalla resistenza vera, che magari non ha bisogno di 15.000 pecorelle, ma gli bastano 50/60 militanti per fare delle azioni incisive di VERA resistenza, per non fare più accadere ciò che non condividiamo. Quindi è veramente giunto il momento, e direi che è anche iun po’ tardi, di non ascoltare più chi ha come unico scopo di buttare acqua sul fuoco per poi delegare i vari politicanti. Buttano acqua sul fuoco e fanno della delazione una pratica che permettettemi è degna solo di modalità fascio/staliniste, e i COMPAGNI non hanno bisogno che venga detto loro che fare da capi branco fascio/stalinisti, i Compagni hanno bisogno di confronto, discussione e poi azione…

  6. M. e V. lasciano intendere che o vivono in Valle, o hanno trascorso parecchio tempo insieme a valligiani, e non, durante per lo meno gli ultimi 4/5 anni. Da questa loro esperienza hanno voluto mettere per iscritto delle critiche a tratti condivisibili, a tratti becere in perfetto stile del “cartello” al quale hanno aderito. Ma perchè, in tutti quei momenti in cui avrebbero ravvisato comportamenti “sbagliati” da parte di alcuni anarchici (che poi nella loro critica diventano tutti gli anarchici), nelle assemblee di campeggio o nei momenti informali di confronto, non hanno mai aperto bocca? Non ricordo che queste critiche (a tratti ingiuriose) siano state poste durante tutto l’arco di tempo che và dal 2010 all’anno scorso. Ricordo, invece, che critiche simili siano state poste da anarchici durante proprio le assemblee di campeggio, o in testi diffusi a mano (e non da casa propria) durante le varie iniziative in Valle. Ne ricordo tante altre di situazioni e discussioni, nonché passeggiate, perchè se il tempo riesce a cancellare parte dela nostra memoria, per alcuni fatti e insulti questa funziona benissimo, e al momento giusto aiuterà i singoli a trarre le logiche conseguenze.
    Inoltre, perchè mai postare una critica verso situazioni legate all’Italia in un sito estero per poi attendere/sperare/suggerire che altri la riprendano?

  7. aggiungo anche che non mi pare abbiano preso una qualche posizione su “Il burabacio” o l’altro testo pubblicato su infoaut (quello dei “minchioni” tanto per intenderci). Chi lo ha fatto, in ritardo secondo alcuni critici che trascorrono il loro tempo costantemente collegati a internet, e chi non lo ha fatto, è stato duramente criticato/insultato in un post apparso proprio sul sito che ha ripreso il loro contributo.

  8. Il tesdto dei MINCHIONI non può essere criticato, perchè è un testo veramente becero, un testo come TUTTI gli ultimi fatti e diffusi da Aska e soci in affari,sono testi delatori e provocatori che servono solo a nascondere la mancanza di argomenti a disposizione di chi si firma IL MOVIMENTO NO TAV. faccio notare che pure Alberto Perino proprio qui su Tg Maddalena non solo non è stato capace di argomentare, ma ha insultato e niente altro, facendo della delazione la sua bandiera. Ecco perchè io reputo il testo di FINIMONDO un ottimo testo per una discussione costruttiva, un buon punto di partenza per capire se c’è qualcosa da salvare nella lotta al tav, non certo per salvare quel marchio del TRENO CROCIATO tanto caro a Plano e ai 5 stelle, insomma ai DELEGATI….c’è troppa disonestà nei siti blindati, dove non solo non è possibile dibattere, ma addirittura sono i siti da cui parte la delazione proprio nei confronti di chi lotta onestamente e senza secondi fini di partito…

  9. P.s

    L’AZIONE non deve essere una reazione, ma una CREAZIONE!

  10. Simone, bisogna dare il giusto peso alle parole altrimenti si rischia di privarle del loro significato. Alberto non è stato in grado di argomentare, d’accordo. Ha insultato, è vero. Ma non si può dire che abbia fatto della delazione una sua bandiera per il solo fatto di non aver criticato “Il burabacio” e seguenti. Sono molti i compagni/e che non hanno criticato quei testi, ma non per questo si possono definire delatori, e non per questo condividono quei testi.
    Poi, uno è libero di perdere la stima nei confronti di chi si accompagna ai militanti dell’Askatasuna e di non volersi più sedere al suo fianco, ma eviterei di sbagliare a parlare/scrivere. Almeno così la penso io.
    P.S.
    Il testo che consideri ottimo per una discussione costruttiva non è di Finimondo, ma di M. e V. che lo hanno apparentemente pubblicato su http://avalanche.noblogs.org/ e da lì, sempre apparentemente, Finimondo lo ha tratto.
    Inoltre, “c’è troppa disonestà nei siti blindati, dove non solo non è possibile dibattere…”, non mi sembra che Finimondo sia differente in questo, del resto un sito di parte giustamente evita di pubblicare commenti.

    • Perché evitare la possibilità di commentare? Non lo capisco,che tu sia un sito di parte non è una scusante, meno che mai se ti dichiari “libertario” e poi però non utilizzi al meglio uno strumento per il confronto. Ci sono persone affini ma distanti geograficamente che senza questi strumenti non potrebbero aprire un confronto, a meno di lunghi botta e risposta magari anche apparentemente scollegati ma che non hanno il flusso di una conversazione. Dovrei dare ragione a chi mi accusa di tutto e di più solo perché su TGMaddalena lascio spazio ai commenti?

  11. Solo una cosa voglio ribadire, PERINO su questo blog è stato un delatore, molto becero…ho avuto la sfortuna di leggere come Perino “discute” sulle mailinglist…e fa peggio di che ha fatto qui…quindi il problema è di chi sta delegando un personaggio così a parlare a nome de IL MOVIMENTO NOTAV
    Su Finimondo e blindature…il discorso è veramente complesso…forse meriterebbe un dibattito seriuo e approfondito, un dibattito sia on line che live, perchè troppo spesso si bolla le persone come rivoluzionari da tastiera senza manco sapere chi sono e che fanno nella loro quotidianità…non mi sto riferendo a leader e leaderini compresi gli anarchici, ma a persone che frequento e conosco non solo bene ma benissimo…

  12. Io di Aska non ho mai avuto stima, ci tengo a dirlo…poi da quando ho provato sulla mia pelle le loro modalità a partire dai conteggi 70%/30 %, ad altre ben più gravi e pericolose, allora ho capito che sono solo l’altra faccia del potere…che dio ci scampi da certi politicanti…del resto i loro COMPARI Caruso, Casarini, Farina sono lì che dimostrano di che son capaci certi GOMBAGNI…

  13. Carissimi eccomi per caso, sono uno dei due ostensori del testo; personalmente frequento la valle dal 2011 e da un paio di anni ci vivo (anche se non è elegante dare pubblicamente tutte queste info, sarebbe il caso di far lavorare i questurini invece di aiutarli) , probabilmente ci conosciamo anche. Alcune precisazioni: personalmente non critico tutti gli anarchici, ma coloro che si sono di fatto sottomessi a logiche “politiche” di compromesso, imboccando una deriva cittadinista che ha come panorama un orizzonte che può essere definito in tanti modi ma che con l’anarchismo ha poco a che vedere, almeno per come lo intendo io. Mi vien da citare Errico Malatesta -e da maledetto individualista so che è strano ma tant’è- che sosteneva: “se si imbocca la strada sbagliata non si va dove si vuole andare ma dove la stessa ci porta”, e questo mi pare rispecchi bene la deriva di alcuni anarchici/notav, non di tutti. Riguardo alle questioni notav.infam/finimondo esiste effettivamente un altro mio intervento che forse è sfuggito a qualcuno ma non credo sia questa la cosa importante.
    Rispetto a ciò che dice l’utente Anto: ecco il link ad Avalanche numero 4, trovi il testo in varie lingue: http://avalanche.noblogs.org/post/2015/02/20/avalanche-4-english-version/
    Riguardo invece alla questione degli interventi in assemblea…non è una forma di confronto che mi interessa poiché non sviluppa in maniera approfondita i temi, almeno per come ho vissuto le assemblee valligiane, ma si limita o a riportare decisioni già prese, o a giocare a chi ha lo slogan più accattivante…in compenso ho parlato spesso con i compagni con i quali sentivo affinità o mi sono trovato a fare cose, senza andare a cercare uditori e far proseliti, il mestiere di prete non mi alligna. Ti anticipo: perché allora ho/abbiamo scritto il documento sopra riportato? Perché a fronte delle questioni sorte in seguito alla delazione, ed è bene chiamare le cose con il loro nome, parlando con alcuni anarchici e con alcuni no tav ho riscontrato una minimizzazione della questione per me insopportabile, e da li è scaturito l’intervento. Ho il vizio di parlare con le persone faccia a faccia, l’esperienza di gruppo la trovo più utile per i gruppi d’ascolto o come sfogo per capi popolo in potenza.
    Riguardo all’apporto dell’anarchismo in valle cui faceva riferimento Simonetta che dire, non nego che alcune macchiette nere siano spuntate qua e là, ma le ritengo personalmente insufficienti e troppo sfumate rispetto ad alcune questioni imprescindibili come la delega, il rapporto con i poteri e la troppo moderata critica ai meccanismi democratici, per non parlare dell’apparente difficoltà/timore di alcuni anarchici a definirsi tali. Esempio: un personaggio come Imposimato, che non ha nulla da invidiare a Caselli, che ha regalato anni di prigione a tanti ribelli, non andrebbe tollerato in nome “delle mille anime e sensibilità di movimento” ma contestato ferocemente…non accade…Non è questione di sterile identitarismo ma di rivendicare un’appartenenza che porta con se tutta una serie di istanze etiche precise, tra l’altro questa particolarità fu rilevata già nel 2012 da alcuni compagni francesi. Riguardo ai commenti poi beh, sempre meglio parlarne di persona, solo qualche settimana fa abbiamo macinato 900 km per discutere anche di questa cosa, comunque su anarchicipistoiesi i commenti sono inseribili (li devo solo approvare per questioni di spam e si chiudono dopo 5 giorni dall’ultimo commento).
    Sempre rispondendo a Simonetta è vero, siamo stati a tratti sprezzanti sia perché ovviamente siamo molto critici sul movimento, sia perché ci sembra che negli anni, a fronte di tanti mal di pancia riscontrati in molti frequentanti la valle, sia sempre mancata una vera discussione sia sulla natura di quest’esperienza, sia sulle modalità di intervento degli anarchici e si badi bene, non su quelle auspicate, ma su quelle praticate. Se non si vogliono sentire i sussurri, che si odano almeno i ruggiti. Personalmente ho poco interesse riguardo ai movimenti cittadinisti, (ma ci tengo alle possibilità dell’anarchismo) son pure stato apostrofato come “spregiatore delle masse” o qualcosa del genere da un noto anarchico/notav torinese con tanto di temino scritto su indy piemunt. Premesso che ritengo l’aggettivazione un bel complimento nel quale mi rispecchio, con il personaggio ci siam parlati a 4 occhi, mi piace fare così, che ci posso fare…
    Concludendo rilevo come comunque le questioni di queste settimane stiano svilupando dibattiti interessanti in giro non solo per l’Italia ma anche in Europa, e non è detto che tutto passi dalla rete che è si un mezzo che diffonde a migliaia di chilometri ogni minima scintilla di pensiero, ma che rischia di atomizzare gli individui annichilendo le loro capacità di intessere rapporti umani non mediati. Finisco veramente: non volevo commentare e l’ho fatto, per me la cosa finisce qui, almeno su internet, se qualcuno vuol continuare di persona potrà capitare di incontrarsi. Au revoir.

    • Marco, anzitutto ti ringrazio per aver scelto di intervenire, questa discussione andrebbe ovviamente affrontata in altro luogo e modo ma credo non ci siano alternative, se non rimandarla nel tempo e forse è importante, adesso, proprio il fattore tempo per un confronto aperto che ha il carattere d’urgenza non tanto per la situazione della lotta ma per quell’inasprimento repressivo che è già iniziato e che pare in accelerazione. Dovremmo però, insieme, fare uno sforzo per arrivare alla radice del problema e forse stiamo ancora analizzando i rami avvicinandoci lentamente al tronco, ma è sempre alla radice la causa di quanto stiamo vivendo o osservando (nel caso di Cinzia non posso che apprezzare la sua vittoria individuale ma essere dispiaciuta per la sconfitta personale. Allora se vogliamo dare un apporto costruttivo alla lotta dobbiamo fare un passo avanti e forse anche un passo indietro, ripercorrere la storia e le storie del “movimentismo” per identificare quegli errori comuni che , rimossi o non affrontati adeguatamente, hanno sempre determinato un inizio e una fine. Non può esserci un inizio, non deve esserci una fine. La libertà richiede una continuità, c’è sempre una gabbia, talvolta invisibile, c’è sempre un nemico, talvolta travestito da falso amico, e c’è sempre un falso nemico. Nell’anarchismo c’è saggezza e forse l’elemento più forte dell’anarchismo è la consapevolezza del “potere individuale”, cioè di quanto siamo in grado di fare individualmente che però si scontra regolarmente con quel meccanismo che ci spinge a cercare “consensi” più o meno allargati dai quali ottenere quell’improbabile “forza” per affrontare ostacoli più grandi di noi. Le masse sono quell’illusione di essere invincibili, e spesso anche la rappresentazione della lotta al TAV è caduta nella retorica del “movimento popolare” magari anche aumentando i numeri della partecipazione ad alcune manifestazioni alimentando questo senso delle decine di migliaia di persone quasi necessario come segnale positivo. Quel “siamo tantissimi” quindi “abbiamo già vinto” ha però ottenuto l’effetto di ridurre l’autostima fondamentale per poter contribuire individualmente al cambiamento, in realtà quell’apparente forza è stata un’arma a doppio taglio, allora dobbiamo capire come liberarci del falso mito delle folle (che, in quanto tali, sono sempre in qualche modo “sotto controllo”) e liberare le energie individuali. Spero di non aver perso il filo …

  14. Grazie Marco! In attesa di incontrarci, ma probabilmente l’abbiamo già fatto e non lo sappiamo

  15. Anto,
    Ci sono i rivoluzionari da tastiera che hanno scelto di diventare tali perché credono che un certo genere di controinformazione sia l’unico modo per controinformare davvero. E sia molto meno inutile delle marce. E non provoca “danni” alla lotta, semmai la accende.
    Poi, per quanto mi riguarda, non sono così forte caratterialmente da essere in grado di fronteggiare, sola, un intero plotone di persone che mi aggredirebbero in modo arrogante.
    Qualcuno, sull’argomento, ha scritto che è sceso a compromessi perché ha finalmente trovato, nel movimento Notav, una famiglia, un sentirsi “a casa”. Io una casa ce l’ho ( per fortuna) e se cerco un posto fresco per trascorrere le lunghe giornate estive (ho sentito anche questo) magari mi faccio una vacanza (qualcuno mi ha anche detto, sull’argomento, che sono fortunata a permettermelo, ed invece delle spiagge si può permettere solo la fresca riva del Clarea)
    e certi compromessi non fanno bene alla lotta, forse fanno bene alla protesta, ma non alla lotta. E sono due cose molto differenti, non hanno nulla a che vedere tra loro.
    Ho sentito con le mie orecchie ordini e contrordini, soprattutto in merito all’opposizione delle trivelle che stavano per arrivare alla Maddalena: era inutile fare i presidi notturni alla baita, al freddo dell’inverno 2011/2012, perché mi è stato chiaramente detto che non sarebbe partito nessun tam tam nel caso avessimo visto le trivelle arrivare.
    Sono solo una persona, conto davvero solo uno… Non faccio differenza, che io ci sia oppure no non cambia la storia del movimento Notav.
    Ma c’è una persona in meno che lotta. Per me, personalmente, è una sconfitta. Individualmente, invece, è una piccola vittoria.

  16. Se anche tu non hai chiamato i prigionieri per ciò che sono e cioè Anarchici hai sbagliato. Offensivo definire una etichetta il loro sentirsi Anarchici. Ipocrita e di comodo.

    • Si, probabilmente hai ragione. Infatti ho preso questa critica come qualcosa rivolta anche nei miei confronti, in senso positivo. Ho fatto una valutazione scorretta, forse. Però ho anche spiegato che ho cercato di non aggiungere nulla per non etichettare e/o filtrare, mi spiego meglio. Quando, come tgmaddalena, ho provato a raccontare tutto quello che accadeva nelle aule, ogni parola, ho quasi tentato di farmi da parte, di essere una sorta di “tramite” che non aggiungesse o trasformasse ma si limitasse a riportare nel modo più fedele possibile l’assurdo che ai miei occhi era tale ma che agli occhi di tanti rappresentava il momento massimo della “giustizia”, ovvero il “giudizio” in quelle aule del tribunale. A volte astenendomi dall’inserire anche il minimo commento. Una scelta che lasciava al lettore il giudizio. Questo non significa “negare” ma lasciare che fossero gli stessi imputati a decidere se, cosa, come e quando “raccontarsi”. E dare alle loro parole la massima diffusione. Così ho fatto anche con Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia, e se rileggi le loro dichiarazioni spontanee noterai che non c’è in nessuna delle quattro la parola “anarchia” o “anarchico” ma è evidente il senso del loro pensiero e non è forse meglio lasciare che siano i protagonisti di una vicenda a raccontarsi e definirsi? Allora, forse ho sbagliato e come potrai notare da uno dei titoli che ho evidenziato negli interventi di quel giorno, ho comunque evidenziato il loro essere anarchici ma, di fatto, da una dichiarazione del Teste Di Grigori, Digos di Torino che si occupa “in particolare del Movimento anarchico“. Quindi la domanda è: chi sta evitando la definizione di anarchico, io che mi limito a trascrivere?

    • Mah… Io su questo non sono molto d’accordo. Sono stata definita in molti modi, da fascista a comunista ad anarchica. E, sinceramente, visti certi modi, sono più importanti le nostre azioni quotidiane, che molto più di una “etichetta” definiscono ciò che siamo o, meglio, ciò a cui aspiriamo (o ci ispiriamo). È stato molto più triste sentirli chiamare “ragazzi”, come se ciò corrispondesse alle loro azioni, cioè “ragazzate”.
      Ho sentito qualche anarchico dire che, in certi casi, è anche necessario andare a votare. Eppure si definisce anarchico. I comunisti, ad esempio, chi sono? Gli stalinisti? O i marxisti? O assomigliano di più agli anarco-comunisti? Forse si potrebbe affermare che il comunismo è una cosa, e i comunisti un’altra, in netta contrapposizione. Ed uguale si può dire di anarchia ed anarchici. Forse la cosa migliore è considerare ognuno un individuo: i luoghi comuni che vogliono saggi gli anziani e stupidi i ragazzini sono, appunto, luoghi comuni. Ma, forse, è solo un punto di vista mio, che non riesco a stare così attaccata ad un’etichetta.

      • Sono d’accordo, Cinzia. E sono secoli che la più grande storia d’amore di tutti i tempi avrebbe dovuto spiegarci un concetto fondamentale delle trappole del linguaggio.

        “Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.” (Giulietta: atto II, scena II)

        “Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?” (Giulietta: atto II, scena II)

  17. questa è di oggi, leggete: “”Messaggio per smorzare le polemiche. Un appello alla ragione e a chi vuole essere “più antagonista degli altri”. Gli attentati li fanno mafia e servizi per conto di chi devasta. Per quello non si trovano mai i colpevoli.” Quello che segue è il CONTENUTO di una risposta di Alberto PERINO nella MAILING LIST IMPUTATI ad un INTERVENTO dal titolo “Più cancelli e più ti resta il segno. Qualche domanda in attesa di risposte.” che, a quanto pare, non è stato digerito perché ne è scaturita una discussione “critica”, anche di un certo spessore. MA ci sono due problemi, il primo è che viene divulgata un’email senza tutto il contorno, ossia il contesto della discussione, e in ogni caso si trattava di una conversazione RISERVATA, il secondo è che QUI SI PARLA DI ATTENTATI e a me suona MALISSIMO questa parola, a VOI NO? Allora, ci sono ancora dubbi su cosa sta succedendo? http://www.tgvallesusa.it/2015/03/tav-perino-attacca-chi-non-conosce-la-storia-del-movimento-taccia/

  18. Scrive Tg Vallesusa:
    “A chi poi ha criticato il corteo del 21 Febbraio per la presenza dei sindaci, Perino ricorda che tutto è stato deciso in assemblea, unica istanza decisionale riconosciuta”

    Degno dell’UNIONE SOVIETICA…se non vai in Assemblea non sei Notav…se non sei Valsusino non sei Notav…se non voti chi ti indica il LIDER MAXIMO non sei Notav…

    mamma mia…e vogliono farci credere che il Movimento Notav sia un movimento POPOLARE…andate a una Assemblea e capirete che è…capi e capetti che cercano CONSENSO…e poi VOTI e DELEGHE in BIANCO…per sindaci Pd e Senatori che il massimo che han fatto di Notav è di mettersi una orrenda cravatta con il logo del “cosidetto MovNotav”
    Cari Compagni rileggiamo NOLOGO della Klein che ne dite?

    • A quanto pare TGVallesusa avrebbe diffuso quell’email senza che Perino ne sapesse nulla, anzi, gli aveva anche scritto segnalandogi la cosa, e io al di là del non essere d’accordo con le sue posizioni questo so apprezzarlo, come apprezzo il fatto che abbia quanto meno sostenuto la discussione. Quello che è più triste nei “reami” di ogni genere è sempre la “sudditanza” e ora c’è un inquietante silenzio che non mi piace, il silenzio di chi tutto questo l’ha permesso o favorito, mentre io come un’ingenua ritenevo di sforzarmi di fare semplicemente quello che ero in grado di fare, liberamente. Sono basita.

  19. Simonetta la cosa triste è che nessuno l’ha incoronato, ma tutti i cosidetti Notav considerano il LIDER MAXIMO perino il re de IL MOVIMENTO NOTAV…
    IL RE è NUDO e con la sua arroganza fascistoide, non fa altro che sottolineare come per colpa di queste modalità la lotta è debole, triste, ma è la dura verità…
    i leader e leaderini hanno acquistato potere, ma hanno affossato la lotta vera…quella senza marchi e capi…
    La lotta senza capi procede, va avanti solo che ora ha un nemico in più che è l’OMOLOGAZIONE del MOVIMENTO

  20. http://www.tgvallesusa.it/2015/03/tav-il-pd-valsusino-si-affida-a-un-commercialista/

    Tg VALLESUSA in valle non si punta al Tav e basta, ma si punta MOLTO al raddoppio del Frejus, tanto amato dal “cosidetto Notav” Plano…perchè tutti non parlate del trasporto su gomma perchè non parlate e vi chiedete dove va a finire lo SMARINO del Frejus…perchè nessuno vuole parlare di un business in corso…
    Tg Vallesusa questa è nella migliore delle ipotesi cattiva informazione se non addirittura informazione ASSERVITA a gruppi di potere…
    Perchè i 5 stelle non si sono pentiti di aver eletto il PD plano a Susa?
    Scibona, Frediani, ecc…che avete da dire? Chi tace acconsente ed è complice…

  21. A PROPOSITO DI MINCHIE E MINCHIONI 😀

    https://www.youtube.com/watch?v=-BBsohILqtU

  22. Ora che il Pd di Plano e dei cosidetti “NoTav” ha portatto a termine la sua opera, il RADDOPPIO DEL FREJUS, largo alla pacificazione, largo al modello TUTTO Valsusino, del no Dialogante quello lanciato da Parino/Rizzo/Plano dal palco di piazza Castello il 21 febbraio…avanti a tutta compensazione, e i 5 stelle tacciono…FRediani/Bono/Scibona che avete da dire?

    Il Pd riparte da Avigliana per riconquistare la Val Susa

    Oggi la presentazione del nuovo coordinatore Roccotelli: sulla tav la linea sarà quella del no dialogante

    di FABIO TANZILLI

    Il Pd riparte da Avigliana per riconquistare la Val Susa
    Il Pd in Val Susa riparte da Avigliana. Oggi pomeriggio si tiene la presentazione ufficiale del nuovo coordinatore dei tredici circoli di Val Susa e Val Sangone, Angelo Roccotelli. Una figura di “mediatore”, che non svolge l’incarico di sindaco e amministratore pubblico, fuori dalla mischia rispetto all’annosa vicenda della Tav. Argomento che divide il partito anche in Valsusa, dove a prevalere – nei circa 500 tesserati ai circoli locali del Pd – è la linea contro l’opera di Plano e altri sindaci di partito, rispetto alla posizione minoritaria a favore dell’opera di Ferrentino. Una linea contro, ma dialogante, come subito mette in chiaro Roccotelli: “Da una parte c’è lo Stato, che ha diritto nel sostenere la realizzazione, e dall’altro ci sono le ragioni di chi può protestare, ma sempre pacificamente. Il dissenso è legittimo, a patto che i sindaci dialoghino con le istituzioni e partecipino ai tavoli con Regione e Governo. Plano ed Esposito hanno entrambi le loro ragioni, ma senza fare di questa vicenda un totem”. Proprio perché oggi, le questioni prioritarie per II cittadini sono altre, come spiegano dal Partito Democratico: “Dobbiamo tornare sul territorio, essere più presenti nei temi vitali della Val Susa, come la crisi del lavoro e delle aziende, o la difesa dei servizi sanitari. Dall’Azimut alle acciaierie Beltrame, chiaramente il Pd deve tornare a farsi sentire, anche a livello locale”. Quindi il coordinamento servirà a far tornare il partito nei paesi, organizzando banchetti e iniziative: l’obiettivo è riconquistare elettorato rispetto al Movimento 5 Stelle, che in Val Susa è il partito più votato

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/07/news/il_pd_riparte_da_avigliana_per_riconquistare_la_val_susa-108988023/

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