VideoAB10giu2014Continuano le testimonianze della difesa, al maxiprocesso no tav in aula bunker, per lo sgombero del 27 giugno e la manifestazione del 3 luglio 2011. Paolo P., oggi settantenne, racconta di quel 3 luglio e di “quelle due reti divelte che sono state, per lui, una grande consolazione”, avendo vissuto sulla sua pelle l’attacco massiccio verso famiglie con bambini e gente totalmente indifesa, con lacrimogeni sparati anche ad altezza uomo, che l’hanno reso “quasi cieco”, e con una sensazione di mancanza di respiro, “tipo asma”, e le gambe che non lo sostenevano più. Aveva visto le forze dell’ordine indossare le maschere antigas in un momento di assoluta tranquillità, ed era andato ad avvisare proprio le famiglie con i bambini ma troppo tardi, l’attacco iniziò pochi istanti dopo e furono in molti a non avere il tempo di trovare una via di fuga. E’ stato anche colpito alla testa, così come un’altra teste, Concettina G., ferita ad un braccio.

Concettina racconta lo stesso scenario, aveva raggiunto la Centrale idroelettrica dopo aver cercato inutilmente di avvicinarsi alle reti dall’area della Ramat ma fu costretta a tornare indietro perché non riusciva a respirare, per un uso massiccio di gas lacrimogeni. Fu comunque colpita dal lancio di lacrimogeni nell’area della centrale e quando uno dei giudici le chiede per quale motivo fosse cosi’ importante, per lei ,avvicinarsi alle reti, non ha dubbi: “Perché è la nostra terra, quella. Per stare li’. Perché devono esserci delle reti in una terra libera?”.
Grazia M., che si auto-definisce “una persona anziana”, con difficoltà a camminare, il 3 luglio non ha fatto il corteo ma l’ha aspettato nell’area del gravela, quella vicino alla centrale. Ma mentre mangiava un panino (come tanti), sulla sponda del fiume opposta alla centrale ma a pochi metri dal muraglione, inizia un dialogo con un carabiniere, al quale chiede se fosse orgoglioso dell’operazione di sgombero di qualche giorno prima. Poi anche lei nota che all’improvviso e senza alcuna ragione le forze dell’ordine cambiano atteggiamento, ed indossano caschi e maschere antigas. Decide di allontanarsi, capisce che la situazione può diventare pericolosa ma anche lei non riesce ad evitare il fitto lancio di lacrimogeni. lei, come tanti manifestanti “in ciabatte”. Nessuna condotta aggressiva, a suo dire la più aggressiva era lei…


Simonetta Zandiri  – TGMaddalena

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