Sul Corriere un articolo a firma Marco Imarisio evidenzia la mancanza di “condanne” verso le gravi intimidazioni riferite dai media in questi giorni contro il giornalista Massimo Numa ed il senatore Stefano Esposito, da sempre paladini SìTAV ed inevitabilmente bersagli di critiche (ho detto critiche, nota bene) da parte del movimento NO TAV. “Non si sentono condanne e dissociazioni”. Dal video diffuso ad alcune testate giornalistiche, e oggi anche dai tg nazionali, sembra evidente il pedinamento di Massimo Numa, e ci sono tutti i suoi dati, il cellulare, le targhe delle auto, l’indirizzo di casa. Un atto intimidatorio, chiaramente vigliacco, contro “la persona”, che non tiene conto di due dettagli importanti: il primo è che il movimento no tav ha raggiunto una maturità tale da sapere che se al signor Numa è permesso scrivere certi articoli è perché qualcuno, in alto, lo autorizza o magari lo spinge a prendere sempre e solo una certa posizione.

E lo stesso vale per Esposito, senatore del PD.

LaStampa_14_01_2014_cIl secondo è che il signor Numa, come egli stesso ha raccontato in una delle udienze del mio processo, è da tempo sotto scorta, dal 2011 “sotto scorta dinamica”, rinforzata poi per gli eventi susseguitesi nel tempo. Dunque il signor Numa è sicuramente sotto sorveglianza, quella delle forze dell’ordine. Com’è stato possibile, quindi, seguirlo, filmarlo, filmare la sua abitazione, senza che nessuno se ne accorgesse? Senza che una qualche telecamera riprendesse l’occhio indiscreto? E com’è stato possibile infilarsi negli uffici della procura con “uno zainetto” e sabotare ben 12 gabinetti, così vicini agli uffici dei PM che si occupano proprio delle indagini sui NO TAV?
Ci vuole un bel coraggio per avvicinarsi cosi’ tanto. O forse ci vuole una certa sicurezza. In fondo a chi giova alzare la tensione e creare un insieme di “indizi” per rendere sempre più granitiche le prove di quell’accusa di TERRORISMO che oggi pesa come un macigno su 4 no tav in carcere dal 9 dicembre e che domani potrebbe essere estesa ad altre decine di NOTAV?
Strategia della tensione, sappiamo come funziona. Per questo capisco che sia Esposito che Numa abbiano ragione ad aver paura.

Forse hanno paura di poter essere “sacrificabili” per alzare quel livello di tensione. Ma attenti a giungere a conclusioni, ad additare il colpevole, perché in questa storia le responsabilità e le colpe sono tante e troppe non vengono mai citate o considerate.
Se mai fosse provato che questi gesti provengono da militanti no tav (e al momento mi pare che NON CI SIANO PROVE ma solo rapide CONCLUSIONI strumentali a confermare il teorema che da anni porta avanti la Procura di Torino) resterebbe comunque la necessità di chiedersi se l’origine di questa escalation non sia da ricercare anche in 20 anni di silenzi omertosi, di inganni, di processi assurdi che hanno già causato due morti, Sole e Baleno, di inchieste solo da una parte senza mai considerare gli esposti, le denunce, le segnalazioni di illegalità segnalate dai NO TAV. Bisognerebbe che tutti ci chiedessimo dove e come abbiamo sbagliato, per poter fermare questa escalation che pur non avendo ancora autori certi ha sicuramente un unico scopo: rendere protagonista di una battaglia civile solo la VIOLENZA, quella ESTREMA. L’unica in grado di offuscare e cancellare le nostre ragioni.
Io mi dissocio totalmente da questa farsa, questo teatrino si ripropone più volte, nella nostra storia, io vorrei che avessimo tutti la capacità, la creatività, la forza ed il coraggio di scrivere un finale diverso. Vincere, contro ogni forma di violenza. Vincere e combattere ogni abuso di potere. Vincere senza restare vittime di silenzi che possono essere complici di una strategia vigliacca.
Vincere continuando a restare umani quando tutto, intorno a noi, sembra sempre più mostruoso.
Perciò non mi limiterò a condanare gli autori di queste intimidazioni, perché sarebbe troppo semplice. Condanno quindi tutti quelli che hanno contribuito a liquidare la questione TAV come una faccenda di “ordine pubblico”, quelle testate e quei partiti politici (il PD in primis) che per anni hanno ripetuto sterili motivetti sull’importanza strategica dell’opera senza mai accogliere le istanze di un popolo che con tenacia, costanza e determinazione, ha semplicemente ribadito la difesa di diritti alla base della nostra democrazia. Condanno quella magistratura troppo presa dal trasformare una kefiah indossata per progettersi dai CS nel reato di “travisamento”, riempiendo le aule dei tribunali di processi con accuse per lo più insostenibili, e finali prevedibili.
Questo clima deve fare paura a tutti, perché il potere si nutre delle nostre paure e su quelle ha già pronte le contromisure repressive con l’alibi della “sicurezza”.
Questo teatrino deve finire. Intimidazioni, minacce, terrore sono le armi che da sempre usa il potere. E non c’è modo di essere più forti, perché il potere dispone anche dei media e della magistratura, dunque è con qualcosa di totalmente inverso e opposto che possiamo tentare di vincere: restando umani.
Umanamente quindi non posso che esprimere la mia solidarietà a Esposito e Numa, le minacce e le intimidazioni, da qualsiasi parte arrivino, sono sempre e comunque un aiuto prezioso a quel potere che noi diciamo di combattere.
Ma proprio a loro devo ricordare che il nemico che trarrebbe maggiori vantaggi da queste forme intimidatorie è lo stesso sistema, purtroppo, per il quale operano.
Ogni giorno io mi domando se sono ancora dalla parte giusta. E nutro in me il dubbio, costantemente. Forse tocca anche a loro iniziare a farsi qualche domanda. Senza pensare che la risposta sia così semplice o scontata.
Perché in questo gioco, quando si è una pedina (più o meno consapevole), si è sempre sacrificabili. L’unico da proteggere, su questa scacchiera, è sempre il Re.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena

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This article has 1 comment

  1. Bertrand de Neyt

    Già, ma chi è il Re? Qui non siamo sul campo di Bannockburn, e nemmeno sulla scacchiera. Un certo tanfo di Matrix pervade ogni cosa, ma la vita sembra “reale”. Il web può finire domani, basta staccare la spina. Anche il Re può finire domani: però bisogna staccare la testa. Shah Ekhmat, il Re è morto: scacco matto. E’ già successo, e i cortigiani sono finiti in quarti sulle picche dei “Bonhommes”. L’Europa delle jacqueries, appunto, può riservare molte sorprese.
    Il Re non è al sicuro, mai.
    E la sua Guardia è infedele, di questi tempi.
    Tenere la spada affilata, insieme alle proprie domande,

    Sentinella, a che punto è la notte?