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Scelto, preparato, arricchito di dettagli e poi servito con cura, al momento giusto, il mostro tanto atteso è finalmente arrivato, è l’antagonista, o meglio, l’anarchico, il cattivo NO TAV per lo più arrivato da fuori, quello che sin dall’inizio nel teorema di Caselli avrebbe trasformato il “movimento” in un terreno di scontro con le forze dell’ordine, nel quale i manifestanti, secondo le parole usate dalle due PM nella requisitoria finale del maxi processo per lo sgombero del 27 giugno e la manifestazione del 3 luglio, sfogarono “i loro istinti primordiali”.
<<SI PUÒ DIRE  che il Tav – ormai sempre più e irreversibilmente – sembra diventato un pretesto per professionisti della violenza assortiti (le persone “per male”), affluiti nella Valle da varie città italiane ed europee per sperimentare metodi di lotta incompatibili con il sistema democratico, costruendo una specie di laboratorio che si spera non abbia mai a rivelarsi come incubatrice di vicende ancor più gravi. Sono fatti che non si possono non vedere. Invece, fra politici, amministratori, intellettuali e opinionisti si trovano ancora – purtroppo – personaggi che a prendere le distanze, condannandola senza riserve, dalla commissione di reati (anche violenti) gli viene l’orticaria. Per cui preferiscono tacere o addirittura manifestare indulgenza. Inglobando in questo “generoso” atteggiamento un catalogo di attacchi scomposti contro il doveroso accertamento delle responsabilità penali. In realtà per esprimere radicale insofferenza verso la prospettiva che i violenti possano essere soggetti – come qualunque altro cittadino – all’obbligo di rispondere delle illegalità commesse.>>. Lo scriveva l’ex procuratore di Torino, Caselli, su Il Fatto Quotidiano il giorno dopo il corteo romano del 19 ottobre 2013. Perché il mostro, servito ieri, è stato preparato da tempo.
E come nella migliore delle tradizioni  la voce del padrone oggi diffonde la buona novella,   su La Stampa in un articolo a firma Tropeano ecco che “ l’ala dialogante si riprende il movimento”, “Dopo la fase “militare”, tornano protagonisti i sindaci No Tav” , poi una foto del corteo di ieri sera a Bussoleno, con la didascalia “la manifestazione pacifica di ieri sera a Bussoleno”. PACIFICA.  Si, in effetti… a parte qualche carica, inseguimento, lancio di lacrimogeni, e qualche fermo…
Che il dialogo tra sindaci e istituzioni sia ripreso è cosa certa, la scorsa settimana a Roma un incontro con il ministro Lupi ha sicuramente aperto una nuova fase, pur senza spostare un granché la posizione politica sul TAV, quel “si deve fare e si farà” ripetuto come tormentone da governi di ogni epoca e colore, che però sembra giungere ad uno sconto del 50% perché i soldi non bastano e allora il tunnel si fa, ma solo metà. Si potrebbe ridere, per non piangere, ma la lettura della voce del padrone è interessante ed è imperdibile l’immancabile editoriale di Cesare Martinetti, dal titolo “I VIOLENTI E GLI ERRORI DELLA POLITICA”.  Un più attento uso degli spazi del cartaceo avrebbe potuto ispirare una migliore sintesi, del tipo I VIOLENTI ERRORI DELLA POLITICA ma Martinetti ha voluto abbondare e nell’editoriale spiega i due pregi della sentenza. Il primo, secondo l’autore, è che non si tratta di un sanzione GENERICA contro un gruppo di persone, ma diretta e individuale per fatti “commessi e provati attraverso filmati e testimonianze”, cosa che Martinetti sa bene perché sicuramente ha seguito ogni fase del processo, ha analizzato con cura il materiale, ha ponderato, come abbia fatto senza mai mettere piede in quell’aula non ci è dato di saperlo, ma avrà le sue fonti, per contribuire alla costruzione del MOSTRO. Il mostro da ESPELLERE.
L’editorialista prosegue la sua illuminante analisi invitando “il movimento popolare di PROTESTA LEGITTIMA E NON VIOLENTA a ESPELLERE gli INFILTRATI che avrebbero “trasformato il cantiere di Chiomonte nel simulacro di tutti gli orrori contemporanei” (e su quest’ultima valutazione sugli orrori contemporanei, sebbene da prospettive diverse, potremmo anche essere d’accordo).
Così, ora che il mostro è servito, nei tanti significati che questo implica, è ora di espellerlo.
Un aiutino in questo senso arriva certamente dalla sentenza, che sugli attivisti “normali” e “locali”, auspica Martinetti, potrebbe avere un effetto dissuasivo. Certo, punirne qualche decina per educarne qualche migliaia, come faceva notare l’avv. La Macchia nella sua arringa conclusiva il 20 gennaio (e in questo senso erano necessari anche imputati valsusini, che siano d’esempio).  Di lombrosiana memoria, poi , questo definire gli attivisti “normali”, e in questo senso suggerisco una rilettura dell’arringa finale dell’avv. Novaro che cita alcuni audio dei video forniti dalla procura, sul 3 luglio, con dialoghi tra gli agenti che sorvegliano alcuni punti della valle e che, all’arrivo di gente visibilmente “normale”, rea magari di avere un piercing o un tatuaggio, commenta con “maròòò quante zecche, questi sono anarchici, quanti saranno? 100, 200, 300? “, surreale se accostate alle immagine di famiglie e giovani assolutamente “normali”.
A dissuadere i locali-normali, poi, dovrebbe servire soprattutto il panico da risarcimenti, non è un caso infatti che proprio il giorno prima Perino, Bellone e Vair abbiano depositato un assegno da oltre duecentomila euro a LTF, mentre il conto di ieri si aggira (ed è solo l’inizio) sui 150 mila euro, più le spese processuali.
Ed è nella conclusione dell’editoriale che troviamo la massima perla, perché sarebbe proprio affidato a questa sentenza il compito di trasmettere la sensazione che il processo di costruzione del TAV Torino-Lione sia incanalato su binari irreversibili. Ma come, la giustizia non doveva assolvere a ruolo ben diverso? Insomma, il TAV si deve fare e si farà.
Parliamone pure, ma l’opera deve andare avanti.
Lo dicono i GIUDICI. Punto.

Uno sguardo ai TG di ieri sera, mi è bastato a far salire la carogna, tutti identici persino nella scelta delle immagini sul 3 luglio, ovviamente tra ore e ore di scontri è un caso che abbiano scelto tutti di mostrare i frammenti nei quali gli unici manifestanti che si vedono hanno abbigliamento scuro e lanciano pietre verso le forze dell’ordine, è un caso che abbiano totalmente ignorato quegli atti arbitrari da parte delle forze dell’ordine che, secondo gli avvocati, avrebbero scatenato la reazione legittima dei manifestanti. Un vero peccato che non abbiamo usato neanche 10 o 20 secondi dei tanti video che abbiamo pubblicato, peccato che non abbiano notato che tra gli imputati che hanno avuto una condanna più alta rispetto alla richiesta dei PM ci siano, ad esempio, SORU e NADALINI, proprio due degli arrestati in quel 3 luglio che furono pestati e trascinati per decine di metri, come bestie, quell’anomala vicenda circondata da una rete di omertà della quale parla Novaro nella sua ultima arringa, anche questa ignorata, come sempre, da tutti i media. Ma questa sembra tanto una vendetta nella vendetta.

E se la loro è una vendetta legale potete stare certi che, come hanno sempre fatto in passato, la nostra solidarietà sarà schedata, catalogata e al momento giusto “servita” in quel banchetto dove spesso li lasciamo troppo soli a sbranare le briciole e gli avanzi di ciò che resta della nostra libertà.

Ma se la vendetta di ieri è stata compiuta, fermo restando che si tratta del primo atto, è perché gliel’abbiamo permesso. La sproporzione di forze e mezzi in campo è evidente ma è anche nota, tra l’altro noi forse non brilleremo di grande fantasia nelle nostre iniziative ma faccio notare che anche le loro tattiche sono sempre le stesse. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 lo Stato ha organizzato, con una militarizzazione mai vista, un attacco senza precedenti, per lo più indiscriminato e contro manifestanti ai quali è stato impedito di esprimere quel dissenso che dicono essere “legittimo”. Chi c’era sa esattamente come sono andate le cose. Chi non c’era oggi ha la possibilità di informarsi e di arrivare il più possibile vicino alla fonte.

Dunque mi resta una domanda, solo una domanda: se il 3 luglio eravamo 80 mila a manifestare in quell’assedio, almeno nelle nostre intenzioni pacifico, al cantiere, sapete dirmi dov’erano ieri gli altri 79.800?

Simonetta Zandiri