Se nell’udienza di ieri abbiamo sentito il Procuratore Generale parlare dell’approccio “non militare” dei contingenti che il 27 giugno 2011 hanno sgomberato l’area sulla quale sarebbe successivamente sorto il cantiere del tunnel geognostico, in quella di oggi appare chiaro il tentativo di descrivere il 3 luglio come “una vera azione di guerra e militare praticamente ininterrotta (…) per riappropriarsi delle aree che erano state riportate nel possesso dello Stato il 27 giugno”.

Come ieri, anche oggi il volume dell’impianto audio sembra piuttosto basso, gli avvocati fanno notare più volte la difficoltà sia per loro che per gli imputati, ma il problema non trova soluzione, quindi non me ne vogliate se ho perso qualche frase, anche perché penso sia sufficiente quello che sono riuscita a cogliere e che trascriverò in questo report.

“C’è stata un’azione militare ininterrotta”

PG (Procuratore Generale) – sul 3 luglio: (…) anche per la straordinaria sproporzione tra le vittime delle forze dell’ordine e le persone che hanno riportato lesioni tra i manifestanti, non risultano refertazioni, una decina da una parte e 156 dall’altra …. Superiamo abbondantemente le due centinaia di feriti tra le forze dell’ordine . Anche solo vedendo le immagini del 27 giugno, il lancio non soltanto di pietre ma di oggetti particolarmente pesanti e massicci, tronchi, estintori , sono oggetti che se arrivano sulla pelle di qualcuno…. Per cui intervento legittimo (…)
Tutti i motivi di appello che invocano (non si sente! ndr ) con riferimento agli imputati non possono essere accolte. Poi esaminerò brevemente le posizioni dei singoli imputati (…) ma ai fini della concedibilità generale di queste attenuanti non vedo assolutamente differenze di comportamento tra imputato e imputato, si trovano tutti nella medesima situazione. L’unica differenza che potrebbe venire in rilievo e che è stata sottolineata in diversi gradi di appello e richiamata già in primo grado da qualche imputato per avere fatto dichiarazione spontanea e da ultimo le dichiarazioni spontanee di ieri davanti a questa corte, riguarda il fatto di avere iniziato i lanci molto dopo l’inizio… si è detto “hanno cominciato la battaglia alle 13 e io i lanci li ho fatti alle 16”. E’ un elemento suggestivo che potrebbe destare qualche dubbio su come inquadrare il fatto, ma noi dobbiamo pensare che c’è stata un’azione “militare” praticamente ininterrotta, da quando sono iniziate le ostilità a quando sono cessate, ad esempio il 3 luglio fino alle 17:30, ma attenzione, era un’unica azione iniziata e portata avanti senza interruzione  (…) per riappropriarsi delle aree che erano state riportate nel possesso dello stato il 27 giugno. Non sono tante singole azioni, per cui ognuno ha fatto qualcosa, e allora avremmo il concorso di condotte singole che devono essere valutate slegate dal contesto, qui siamo sotto l’ombrello del contesto e l’ombrello del concorso, ci sono persone che compaiono sulla scena sin dalla parte iniziale, quindi lo schieramento delle forze antagoniste non è avvenuto a ondate (….) la comparsa sulla scena è avvenuta all’inizio delle ostilità, quindi quando c’è l’adesione alle ostilità  (…) certamente non possono dare il luogo all’applicazione dell’attenuante dell’applicazione.(…) Han dovuto portare una persona sulla sedia a rotelle lontano dai lacrimogeni ma quella era una zona ormai di lotta già da ore, quindi…. è una scelta che si fa, persone la cui scelta è legittima ma che ovviamente si muovevano in una situazione pericolosa.
Ultima attenuante invocata è quello della suggestione della folla in tumulto, art.62.3. (ne spiega i requisiti, negandone poi l’applicabilità agli imputati in questo procedimento).”

Affonta poi le questioni di carattere processuale che hanno costituito “terreno di battaglia abbastanza acceso nel corso del giudizio di primo grado”, come l’opposizione alla rinuncia dei testi indicati delle parti, o il perimetro del controesame rispetto al thema probandum o, ancora, il valore dei riconoscimenti fotografici e delle individuazioni tramite testimonianze indiretta. Nello specifico il riferimento è quello a due casi (testi Spano e Siracusa) in cui il PM in primo grado aveva rinunciato, c’era opposizione ma i testi non sono stati sentiti. “La prima impressione che si ha”, spiega il Procuratore Generale, “p di un’anomalia, una patologia nell’attività processuale”, ma poi riduce il tutto perché “il 495 comma 4 bis non sfugge alle regole generali in base alle quali il giudice è colui che governa sovranamente la prova sotto il profilo della rilevanza, della necessità, della pertinenza. Quindi”, prosegue, “le prove non rilevanti, non destinate ad incidere, il giudice può decidere cosa fare, la prova si assume o la prova non si assume”. Il corollario è che “il giudice ha il suo potere che non perde mai (…) e decide se quella prova deve essere comunque raccolta o no”.

Chiarissimo.

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In questo caso il giudice Quinto Bosio ha pronunciato delle ordinanze con le quali ha dichiarato che queste prove non erano fondanti e non ha fatto raccogliere le prove. La spiegazione prosegue, ma considerando che la conclusione è che tutto “riporta in gioco i poteri del giudice che decide con riferimento alla pertinenza della prova”, direi che perdermi nei tecnicismi è del tutto inutile.

La questione del controesame.

PG: ” Il pubblico ministero aveva indicato tutta una serie di testimoni, parliamo della parte  di appartenenti alle forze dell’ordine … ne aveva capitolato genericamente, come la Corte consente, con riferimento alle circostanze, i testi erano stati ammessi, quando si è proceduto nel concreto all’esame del pubblico ministero l’accusa ne ha diciamo così delimitato l’ambito rispetto a quella che era la capitolazione generale, con riferimento ad alcune parti che erano maggiormente dettagliate nel capitolo non ha posto domande. Non avendo posto domande quando si è proceduto al controesame i difensori hanno insistito per porre domande che andassero al di fuori di quel perimetro e il tribunale si è espresso dicendo che il thema probandum (….) era da individuarsi nel tema iniziale e che lo aveva utilizzato secondo le proprie …. e quindi al di fuori non si poteva andare. I difensori hanno insistito che questo sarebbe stata violazione del diritto di difesa perché veniva impedito loro di affrontare spazi più ampi del terreno e aspetti diversi da quelli che avevano interessato il PM: e che quindi le ordinanze contestate già in allora sono oggi oggetto di impugnazione di appello per molti imputati.
Ma i difensori hanno torto.  (….)In materia di esame testimoniale, la parte che non è … non può porre in sede di controesame domande diverse da quelle specificate in corso di esame, se così non fosse …. ” (ma così non è, ndr, quindi ci fermiamo qui).

Anche per le obiezioni sollevate sulle identificazioni indirette il Procuratore Generale liquida il discorso citando alcune espressioni della Cassazione.

C’è poi la questione delle reti che, secondo gli appellanti, “non erano esposte a pubblica fede [ aggravante, ndr ] ma sorvegliate da forze dell’ordine”.
PG:  A parte il dato assolutamente storico… che queste reti, questi sbarramenti presentavano due aspetti e il fatto che si siano potuti attaccare nonostante la presenza delle forze dell’ordine rende evidente che il connotato relativo automatico “non sono esposte a pubblica fede” non è così certo. Troviamo soccorso nella giurisprudenza, (…) sussiste l’aggravante qualora il furto sia avvenuto in luogo dotato di sistema di videosorveglianza attraverso un immediato intervento ostativo, ma l’impianto di videosorveglianza non è uguale ad una sorveglianza della polizia, ma un impianto di videosorveglianza visionato dalle forze di polizia sarebbe equivalente, l’unico scarto sarebbe il lasso di tempo per intervenire (…) Ma ci dice un’altra cosa.. la consumazione dell’illecito attraverso immediato intervento ostativo.  (….) Nonostante la presenza della polizia le reti sono state aggredite, e questo è potuto avvenire perché le reti erano esposte… La presenza della polizia non ha dissuaso, non è stata idonea ad impedire che questo avvenisse (…) E’ la situazione nella quale si verificano le condotte che, se non possono essere prontamente represse, l’aggravante resta.

Seguono le valutazioni delle singole posizioni, alcuni imputati assolti completamente o parzialmente, per i quali la procura ha fatto appello chiedendo inasprimento delle pene o riqualificazione delle condanne. A titolo esemplificativo è stata chiesta la condanna per Avossa, il cui riconoscimento era stato smontato con precisione dalle difese in primo grado, condanne più alte per Imperato, Bindi, poi c’è il caso Fissore, definito “il signore che agitava la stampella”.

Fissore: “Il signore che agitava la stampella” (arma impropria).

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PG: “Guido Fissore è il signore che agitava la stampella. Cominciamo col dire che il mio insostituibile tirocinante ha trovato sentenza della Cassazione che qualifica la stampella come arma impropria… non so se Fissore la portasse per necessità fisiche o altre, allora è giustificato motivo, ma se usata non per sorreggersi ma per colpire la Cassazione dice che è arma impropria. Fissore rispondeva  dei reati di cui ai capi 7,8,9 dell’originale procedimento … e c’è il video in cui lo si vede che con la stampella assesta colpi agli agenti in particolare nei confronti di Benelle, che si avvicinò alla cancellata ma non ci riuscì per l’opposizione violenta di manifestanti in particolare uno con la stampella che lo colpì su casco e mani… Benelle si avvicinava con gancio per agganciare la barriera e farla poi tirare da cingolato, non ci riesce perché viene colpito da Fissore con la stampella. Fissore ammette di avere assestato dei colpetti con la stampella e di avere anche colpito, il tribunale dice “è una condotta isolata da altri”, esclude anche travisamento perché aveva soltanto un fazzoletto, si copriva viso con foulard, ma era solo per ripararsi non si sa da che cosa, la stampella idonea ad accrescere l’efficacia lesiva, condannato a 4 mesi con sospensione condizionale e non menzione, il problema era quello dell’entità della violenza… Devo dire che la storia personale induce qualche riserva (…) il tribunale dice che “aveva colpito cedendo ad impulso estemporaneo”… quindi “assolto dal capo 8 per non avere commesso il fatto”, cioè lesioni generalizzate, reato 9 il fatto non sussiste, impugna il pubblico ministero, il quale ritiene che non sia assolutamente condivisibile che l’imputato non abbia condiviso con i compagni di battaglia la decisione di passare all’azione, Fissore definito SIC, stimato amministratore locale, è però (…) riconoscibile in modo da essere visibile da tutti i partecipanti…. Io ritengo di poter condividere l’impostazione del Pubblico Ministero di primo grado che ha proposto appello avverso l’assoluzione di Fissore per capo 7, perché obiettivamente la posizione di Fissore è soggettivamente particolare, emblematicamente particolare, posizione di capopopolo, amministratore manifestante, uno di quegli amministratori che non si è limitato alla militanza pacifica e non violenta ma si è distinto per la sua partecipazione agli aspetti più estremi della manifestazione no tav. Allora vedere lì Fissore, anche per gli altri partecipanti alla manifestazione violenta, che si immola e utilizza una forma seppur lieve di violenza nei confronti di pubblico ufficiale non può non avere rafforzato il convincimento, la volontà, l’audacia, la convinzione e la pervicacia degli altri manifestanti. Sul piano della condotta materiale possiamo dire che non avrà cagionato lesioni ma è un’azione di resistenza, quello voleva agganciare un gancio alla rete e Fissore gliel’ha impedito, certamente la visione di Fissore in questo contesto è proprio iconografica per gli altri e immortala un anziano e storico militante nel momento in cui impegna in azione fisica, non dico corpo a corpo perché c’era la rete, ma in un’azione fisica contro le forze dell’ordine. Non vedo come il tribunale possa togliere a quell’azione il significato di resistenza (…)… chiede che Fissore per i reati di cui ai capi 8 e 9 nel vincolo della continuazione venga condannato alla pena di anni 4 di reclusione.

Durante la pausa l’avvocato Ghia ci comunica che il Procuratore Generale ha erroneamente parlato di 4 anni di reclusione, la pena richiesta (che preciserà nel corso dell’udienza) per Fissore è un anno e 10 mesi, quanto proposto dal PM in primo grado.

Sul 3 luglio: “Non siamo mai in presenza di contingenti impressionanti” (…) “la volontà manifestata anche a livello di rivendicazione pacifica era quella di riprendersi l’area del cantiere.”

 

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PG: Passiamo ai fatti del 3 luglio.  Il tribunale ha ritenuto di suddividere i fatti del 3 luglio secondo i teatri di azione, che appare estremamente razionale e molto funzionale alla comprensione e alla ricostruzione delle singole fasi e dei singoli episodi. [Qui un frammento della sentenza di primo grado ] Pur non essendo assolutamente identici come sovrapponibilità locale i luoghi delle scene erano nella stessa zona degli scontri, perché era stata conquistata la zona del piazzale… Obiettivo dei manifestanti era riconquistare le aree perdute il 27 giugno. Il tribunale parla infatti di aspetto militare che prese il sopravvento su ogni altra caratterizzazione dei manifestanti (…).Le forze dell’ordine avevano occupato l’area e la difendevano in maniera funzionale per l’insediamento del cantiere, era difeso da contingenti di una certa consistenza ma non siamo mai in presenza di contingenti impressionanti… Contingenti che apparivano appena apparentemente funzionali a quelli che erano gli scopi. (…) affermare he si sia trattato di una manifestazione pacifica e passiva con avvicinamento simbolico alle reti è smentito da quanto ricostruito.
Emanuele Rizzo che era un leader di Askatasuna aveva preavvisato il questore che il 3 luglio 2011 vi sarebbe stata manifestazione di protesta contro sgombero dell’area. Conseguentemente il prefetto aveva messo altra ordinanza che vietava accesso alle strade che conducevano all’area archeologica. Il questore di Torino aveva emesso ordinanze affinché le manifestazioni si svolgessero in condizioni di sicurezza quindi predisposizione di personale pronto a tutto ma anche a  protezione di quelli che volessero manifestare pacificamente.

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“3 luglio: lo slogan del movimento non violento era una volontà simbolica” (…) “se ogni volta che uno dice a qualcuno “vattene” e si concretizzasse qualcosa di violento e fosse reato sarebbe la fine

I fatti del 3 luglio iniziano virulenza in ora tarda perché la mattinata è occupata dai cortei diciamo così istituzionali, quello che da Exilles andava a Chiomonte percorrendo la SP233, un secondo corteo doveva seguire il percorso da Giaglione alla Val Clarea dove c’era il vecchio insediamento base del movimento no tav, il terzo corteo dalla stazione di Chiomonte si sarebbe ricongiunto al corteo principale. Lo slogan era “riprendiamoci le nostre terre”, “riprendiamoci il cantiere” quindi al di là del carattere pacifico della manifestazione che è continuato pacifico per l’80% dei partecipanti, salvo quelli che si sono staccati e quelli che erano già appostati fuori dei cortei per unirsi alla costola che si era staccata, la volontà manifestata anche a livello di rivendicazione pacifica era quella di riprendersi l’area del cantiere. Questo ovviamente sta benissimo, è assolutamente sintonico rispetto alla protesta no tav che è pacifica perché il cantiere è l’inizio di quello che non si vuole, quindi non ha nulla di criminale, ma è il messaggio che partiva già dal movimento non violento, su questo si innesta il comportamento degli altri che di quello slogan fanno la finalità dell’azione (….)… ma era una volontà simbolica, era una rivendicazione simbolica, la terra è nostra, andatevene… se ogni volta che uno dice a qualcuno “vattene” e si concretizzasse qualcosa di violento e fosse reato sarebbe la fine. Dal corteo principale si stacca un gruppo che raggiunge zona Ramat dove c’erano altri manifestanti… Galliano e Marceca avevano invitato a non uscire dal corteo [ qui il resoconto dell’udienza con le testimonianze di Galliano e Marceca, ndr ] , a non allontanarsi dal corteo pacifico, e indicavano lo scopo degli scissionisti che era quello di dirigersi verso l’area archeologica [ sulla puntuale cronaca della giornata su Notav.info non si parla di scissionisti ma, al contrario, si precisa che “fanno parte dello stesso movimento”, ndr] , indicazione che viene dagli stessi partecipanti del corteo istituzionale che avevano cercato di non fare dividere il corteo e convincere gli altri a restare nella manifestazione principale, che volevano dare luogo a una manifestazione imponente contro la situazione in atto. Invece questi, che avevano obiettivi completamente diversi dai partecipanti al corteo istituzionale e agli altri cortei che si sono mantenuti nell’alveo della manifestazione pacifica e non violenta, sono andati a ricongiungersi agli altri verso RAMAT. Il giudice di primo grado ha compiuto un lavoro estremamente accurato, dividendo tre zone e quindi tre momenti omogenei all’interno di ognuno di azioni violente nei confronti delle forze dell’ordine . L’area prossima al museo archeologico, l’area prossima alla centrale elettrica IREN e l’area delle vasche idriche. Iniziando dalla prima area prossima al museo archeologico sono chiamati a risponderne, qua ci sono anche gli stralciati, ANICOT, Bifani, Calabrò, Ferrari Maurizio, Filippi, Ginetti, Gris, Iara Marin, Latino, Lavezzoli, Massatani, Minani, Paolucci, Riva, Rocca, Schiaretti, Sistili e Soru. [ gli altri sono stati stralciati, si veda resoconto prima udienza appello, ndr ] Che cosa accade?

“Le forze dell’ordine  erano in numero insufficiente per fronteggiare l’azione con numero di avversari così alto”

Quando il gruppo, il gruppone, si è posizionat, alle 12 parte un razzo di segnalazione da parte dei manifestanti ed è l’inizio delle ostilità, prima c’erano state  sì delle scaramucce ma è a partire da questo momento  nell’area retrostante il museo quando compaiono persone travisate che inizia il lancio di bombe carta, bottiglie molotov, bastoni e pietre anche con fionde e frombole. La sentenza ne parla diffusamente alle pagine168-169 dove c’è una lunga descrizione che io faccio mia… e non rileggo alla corte, trattandosi della sentenza, dò per letta la descrizione di tutto questo inizio e sviluppo della vicenda in questo frangente. Le forze dell’ordine si trovano subito a malpartito, erano in numero insufficiente per fronteggiare l’azione su una scena così vasta e con numero di avversari così elevato, mi sono annotato che è peggio, molto peggio del 27 giugno, non soltanto come volume di fuoco, diciamo così, non soltanto  perché vengono utilizzati congegni e artifici esplosivi, non soltanto perché  il dispiegamento delle forze ostili è ancora più vasto sia numericamente che come dispiegamento sul territorio ma anche perché, ad esempio alle 12:27, abbiamo un agente al cui fianco esplode un artificio esplosivo, sviene, cade a terra, viene portato via  semi incosciente a braccia e perderà l’udito parzialmente, da un lato, per la perforazione del timpano. La scena è estremamente significativa, magari la vediamo dopo. Nonostante questo, nonostante la drammaticità della situazione, perché c’è un’escalation rispetto al 27 di giugno, l’ordine continua ad essere quello di non entrare in contatto fisico con i manifestanti e viene ribadito …. e a questo punto cosa succede?

“come fantasmi, apparivano e scomparivano gruppi di persone (…) che colpivano e sparivano nel folto della boscaglia” (…) “E, in più, la direzione del vento era OSTILE all’effetto DEI LACRIMOGENI” (…)

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“L’urlo della Val Clarea” – foto di Roberto Bertiond

Abbiamo già il ferito, non lieve, abbiamo artifici esplosivi, abbiamo le fionde e le frombole, vengono…si inizia a sparare lacrimogeni verso la boscaglia, nella quale, come fantasmi, apparivano e scomparivano gruppi di persone che si alternavano sul fronte della boscaglia, colpivano e sparivano nel folto,  ma i manifestanti si erano già protetti in prevenzione, ancor prima che venissero sparati i lacrimogeni, si alternavano in continuazione e in più la direzione del vento era ostile all’effetto dei lacrimogeni, quindi il fumo veniva sospinto in direzione opposta rispetto a dove erano i manifestanti. La conseguenza è che i reparti arretrano dietro le reti di recinzione, ma i manifestanti si avvicinavano per poter colpire e continuavano nella loro azionelanci sempre più fitti posti in essere da gruppi di 30-50 persone. Alle 12:30 questore e vicequestore Sanna autorizzano uso di idranti, avendo preso atto dell’inferiorità numerica delle forze dell’ordine e del pericolo a cui gli stessi erano esposti . Mentre entravano in azione gli idranti i manifestanti tagliavano le reti, quindi hanno avuto e mantengono il sopravvento, ed entrano nel pianoro, perché bisogna dire che se sono riusciti a tagliare le reti ed entrare nel pianoro, quindi a calpestare la zona che era stata loro tolta il 27 giugno e ripresa dalle forze dell’ordine vuol dire che la loro azione violenta di opposizione, non di opposizione ma di di azione per costringere le forze dell’ordine a compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio che era la difesa e il mantenimento delle posizioni ha avuto successo, parziale, temporaneo, provvisorio, tutto quello che si vuole ma ha avuto successo. Continuano i lanci e i reparti arretrano ancora. Il Dott. Annunziata viene ferito dallo scoppio di un artificio esplosivo e, in questa circostanza,  un gruppo di forze dell’ordine a malpartito decide di usare una strategia parzialmente diversa, e si apposta dietro un vecchio fabbricato e tenta una sortita, un diversivo, i manifestanti continuano ad avanzare, quindi siamo in area protetta, diciamo così, quelli escono entrano in contatto con i manifestanti, vi è una forte resistenza da parte di Soru, Nadalini, Ferrari e altri che vengono…Ferrari…e che  vengono poi bloccati  e arrestati, poi ci sono gli episodi successivi, ma questo è…

( a proposito di quanto avvenuto DOPO, a quanto pare non rilevante per la procura generale, vi invito a guardare il video dell’arringa difensiva dell’avv.Novaro, in primo grado, proprio su quei particolari irrilevanti episodi successivi, ndr )

PG: “quindi abbiamo anche l’arresto in flagranza. Questi processi si connotano  e si caratterizzano singolarmente per una scarsissima quantità di arresti in flagranza . Eh… è ovvio che sul campo è difficile molto difficile eseguire arresti in flagranza, anche perché il problema dell’identificazione non è spesso di soluzione immediata, e quindi.. una volta che si è individuata una persona fatta in un certo modo e vestita e travisata in un certo modo, magari, se non si riesce a bloccarla mentre compie il reato, quando si è svestita c’è la necessità di procedere ad un’analisi e un’indagine per la identificazione. In questo caso abbiamo gli arresti in flagranza. E nonostante gli arresti la resistenza continua con pari violenza e immutati sono anche i lanci e le offensive. Le cariche di alleggerimento tentate dalle forze dell’ordine da singoli gruppi di forze dell’ordine risultano inutili per via del descritto tattico nella boscaglia: dentro e fuori, dentro e fuori. Quindi anche l’avvicinamento risulta inutile.

“Il plesso doveva essere difeso con quel minimo di forza reattiva che è rappresentato dall’uso dei lacrimogeni” (quel minimo consta di oltre 4300 lacrimogeni lanciati il 3 luglio, ndr)

Alle 16 si verifica il gravissimo episodio del sequestro del brigadiere dei Carabinieri De Matteo, che viene tenuto in ostaggio, malmenato, privato dell’arma e di altri oggetti personali anche istituzionali e dopo circa 45-50 minuti viene rilasciato. Dopo il rilascio del carabiniere , del brigadiere Di Matteo (in realtà si chiama De Matteo, ndr) , peraltro accompagnato dall’emblematica frase di uno degli imputati che sulla soglia della boscaglia dice “il prossimo non torna indietro” che è sia rivendicazione, sia minaccia, perché ovviamente deve essere letto nella sua doppia estensione, per quello che è successo e per quello che potrebbe succedere, si ha poi una diminuzione degli scontri. Il sequestro dei reperti è impressionante (sassi, bottiglie molotov, picozzi per rompere le pietre, frombola, petardi all’interno di bulloni, quindi roba…particolarmente pericolosa e  e razzi – uno di segnalazione è quello utilizzato all’inizio per dare il segnale dell’attacco).  I lanci molotov (? ndr) sono, secondo la difesa, avvenuti prima dei lanci delle pietre [ndr: credo che il PG si riferisse ai lanci di lacrimogeni e non delle molotov]e quindi hanno innescato e determinato la reazione veemente degli imputati… ne abbiamo già parlato ieri… sottolineo solo come il tribunale abbia ripreso in visione il ragionamento, in considerazione l’argomento e abbia detto che oltre a non essere vero “è del tutto ininfluente, una situazione bellica, con le caratteristiche numeriche, di armamento, di segnali di via con razzo di segnalazione, rendevano evidente che non vi era via d’uscita:  il plesso doveva essere difeso con quel minimo di forza reattiva che è rappresentato dall’uso dei lacrimogeni.

Una chiara immagine di quel "minimo di forza reattiva" rappresentata dall'uso di oltre 4300 lacrimogeni il 3 luglio 2011

Una chiara immagine di quel “minimo di forza reattiva” rappresentata dall’uso di oltre 4300 lacrimogeni il 3 luglio 2011

PG: Comunque quando compaiono i manifestanti con pietre, bastoni,  maschere antigas e altri travisamenti etc. l’area era assolutamente tersa come risulta dalla visione dei filmati, e come ho potuto constatare personalmente (era sul campo? ndr)  e come anche il tribunale ha notato, sicché nessun lacrimogeno era stato ancora lanciato. L’arrivo di manifestanti violenti con canti e slogan era poi conciso con… manifestanti violenti quindi con prime azioni, coinciso con i primi lanci , poi compaiono nella boscaglia ed è il momento in cui i lanci si infittiscono… no, coinciso con i lanci dei manifestanti , perché non vorrei che lasciassimo un equivoco, l’arrivo dei manifestanti violenti con canti e slogan coincide con i primi lanci da parte dei manifestanti, poi compaiono visibili nella boscaglia e i lanci dei manifestanti si infittiscono, ancora nessun lacrimogeno, come è dato vedere dai filmati, poi , dopo il razzo alle 12:07 , azioni ancora più violente e primi  lanci di lacrimogeni.. Quindi i lanci di lacrimogeni,  se proprio dovessimo un significato che il tribunale OSTINATAMENTE NON VUOLE DARE, ma ragionevolmente non vuole dare, ma se anche dovessimo dare ai lanci di lacrimogeni un significato … dovremmo dire che ci sono sate la bellezza di 1,2,3 azioni offensive prima che i lacrimogeni venissero lanciati.

“C’era tutto un apparato intorno, insomma, comunque per mandare via tutti quelli che c’erano”.

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Una parte “dell’apparato per mandare via tutti quelli che c’erano” e che, da quella posizione, stavano sotto , pur non restando sottomessi.

PG: Effetto dei lacrimogeni quasi nullo per maschere e avvicendamento delle persone , a quel  punto c’è l’episodio del taglio delle reti e l’ingresso in area vietata,  le cariche di alleggerimento che risultano vane e quindi il problema che il tribunale affronta complessivamente della qualificazione giuridica e dice che  questo è, invece, un vero 336, perché , non sto a ripetervi tutta la prospettazione del tribunale, anche perché l’abbiamo vista ieri, fra i reati  di violenza o minaccia a pubblico ufficiale e di resistenza a pubblico ufficiale, ma qui siamo sicuramente in presenza di un’azione militare che viene portata nei confronti di militari acquartierati  in un certo settore di quell’area per mandarli via e riprendere possesso di quell’area, e quindi per costringerli a fare un atto contrario al loro dovere e cioè alzarsi e andarsene, no? Ovviamente la cosa non era… eh (risatina) non è così statica come io la sto descrivendo, perché c’era tutto un apparato intorno, insomma, comunque per mandare via tutti quelli che c’erano.

Arrestati 3 luglio (foto La Stampa)Quindi la riconquista. 145 feriti tra le forze dell’ordine e tre mezzi danneggiati, con anche qualche ferito, in maniera seria e con qualche ferito in maniera permanente come il poliziotto che ha perso l’udito, anche se monolateralmente. Per quanto Per quanto riguarda il profilo delle lesioni in concorso  mi richiamo a tutto il ragionamento che ho già fatto ieri e, per quanto riguarda la vicenda di De Matteo dico che fortunatamente la Procura è riuscita poi ad individuare alcuni dei responsabili, non tutti, e a portarli a processo. Come , e lo ridico, ha portato a processo anche, con riferimento alla fase succcessiva all’arresto Soru più altri, qualcuno che, direi scelleratamente, criminalmente,  si è messo a menare con un bastone uno degli arrestati (probabilmente gli altri quattro malconci hanno avuto un malore attivo o un attacco epilettico, ndr]

 

 

 

Tirano le reti e strattonano i pali di sostegno della recinzione, reazione:  lacrimogeni e poi l’idrante.

Zona delle vasche idriche: qui riguarda un minor numero di imputati, Arboscelli, Custureri, Perottino, Azanaji, e Guido e Maniero.
Altre violenze sotto il viadotto dell’autostrada nella zona delle vasche idriche, sono situate appena fuori dall’area di cantiere, le persone che partecipavano agli scontri in questa zona facevano parte di uno scostamento del corteo che da Giaglione andava verso la Val Clarea, vecchia baita occupata dai presidi no tav storici, una parte di questa strada sale… una parte di queste persone sale su una mulattiera verso le vasche, diretti sempre verso l’area archeologica, passano dietro le reti dove sono posizionate le forze dell’ordine, e inizia da parte di  gruppetti il lancio di oggetti contundenti anche con fionde e frombole.

Questo rende evidente il dispiegamento collettivo e la preordinazione tattica comune a tutti i gruppi che il 3 luglio impegnarono le forze dell’ordine. Tecniche identi, tattiche sovrapponibili, armamento omogeneo per non dire identico. Solo dislocazioni, studiate a tavolino, diversivicate. Travisamento comune a qualcuno. Tirano le reti e strattonano i pali di sostegno della recinzione, reazione:  lacrimogeni e poi l’idrante. Nuovi lanci contro le forze dell’ordine: pietre, petardi, biglie e bulloni, questi con fionde, agganciano le reti con delle funi per divellerle , le forze dell’ordine cercano di tagliare le funi,  viene posta in essere una contro reazione difensiva con schermi fatti di cartelloni e tavole per avvicinarsi e mi pare di aver visto anche qualche porta di….di bagno o qualcosa del genere, penso ci fosse anche quello nelle difese.

“la durata, anche qui dalle 12 alle 16:30 è molto indicativa dell’intensità del dolo e della determinazione oltre che degli scopi con cui agivano”

 

Alle 16:30 questo fronte si calma, nesun ferito, danneggiato l’idrante . Sentenza: azioni minori rispetto a quelle dell’area museale ma non meno violente, anche quando deviano verso le vigne i laci continuano, la durata, anche qui dalle 12 alle 16:30 è molto indicativa dell’intensità del dolo e della determinazione oltre che degli scopi con cui agivano, mezzi di offesa e di difesa, avevano sia gli uni che gli altri. Abbiamo visto….significativa quell’immagine del 3 luglio di quando si passavano tutti gli oggetti di mano in mano lungo il costone della collina, e dà proprio l’idea di come ci si prepara ad una guerriglia , che non  è urbana, è campestre ma comunque non cambia la sostanza della pericolosità, “miravano a costringere le forze dell’ordine ad abbandonare la zona da loro presidiata e a compiere atti contrari al loro dovere d’ufficio“.

“Ma non vorrei imbarcarmi in questi argomenti che sono un po’, consentitemi di dire, l’estrema spiaggia, l’ultima spiaggia di una difesa che ha molti argomenti giuridici ben sviluppati, dottamente illustrati eccetera, ma molto meno argomenti di fatto.”

Questione distanza da cui sarebbero state tirate pietre e altri oggetti… perché i difensori hanno chiesto  e ottenuto che venisse più volte discussa una consulenza da parte del loro consulente di fiducia il quale ha detto che da una distanza di 60-70 metri non poteva essere ferito nessuno, perché i lanci sostanzialmente sarebbero avvenuti da 70 metri. Giustamente il tribunale fa abbastanza giustizia di queste affermazioni, che sono affermazioni che possono avere il loro valore, hanno persino scomodato credo il campione del mondo in lancio del peso, a parte che il lancio del peso è ben più consistente come… livello ponderale, ma al di là di questo, non tiene conto questa consulenza, che si fonda su una collocazione statica e immutabile dei contendenti, non tiene in conto della variabilità dell’azione sul campo, né gli uni né gli altri stavano fermi, se stavano fermi i lanciatori , prendendo a riferimento quelli dietro le reti, o quelli che apparivano e sparivano nel folto del bosco (ma era un altro discorso ), non stavano ferme le forze dell’ordine che avanzavano e arretravano a seconda delle possibilità e della convenienza, quinidi eh… ci sarebbe anche una frase ad un certo punto di uno che avrebbe detto “andate avanti prima di tirare”, in realtà questa frase non c’è, anche se era uno degli elementi di accusa ma questa frase non c’è, però in realtà è  questa la tattica: cioè si avanza, si tira e si arretra. Quindi è chiaro che se io prendo come linea di calcolo del tiro quello dello schieramento fisso, mi trovo molto arretrato, ma se io ho dello spazio per avanzare e tirare, a prescindere dal fatto che, per esempio,  il tiro della fionda raggiunge una distanza molto maggiore del tiro a mano, la stessa frombola raggiunge distanze molto maggiori, quindi sono argomentazioni che ad avviso del Procuratore Generale, l’accusa, lasciano il tempo che trovano. Come anche si è tentato con la consulenza, di ridimensionare le lesioni, di dire, per esempio che la distrazione del rachide o altre lesioni non erano compatibili con il lancio…con l’essere stati colpiti da un colpo lanciato dall’alto o orizzontale, eccetera….Ma anche lì il tribunale ha giustamente osservato , e lo ha dovuto ammettere obtorto collo anche il consulente in sede di esame, che dipende da come cade il corpo , perché se il corpo che cade mi fa piegare il collo in avanti la distrazione del rachide cervicale non dico che è quasi obbligata ma è la conseguenza naturale. Ma non vorrei imbarcarmi in questi argomenti che sono un po’, consentitemi di dire, l’estrema spiaggia, l’ultima spiaggia di una difesa che ha molti argomenti giuridici ben sviluppati, dottamente illustrati eccetera, ma molto meno argomenti di fatto.

 

<<ma insomma, eh…sono così gagliardi, vigorosi sul luogo di lotta, travisati eccetera e poi si affannano a prendere le distanze dalle azioni che invece dovrebbero orgogliosamente rivendicare… Qui siamo in presenza di difese di gente che dice “c’ero ma non ho lanciato”, “non ero io”, “avevo la pietra in mano ma la tenevo solo così”>>

maxi processo no tav - 28 febbraio 2014

Rivendicazione letta dagli imputati del maxi processo all’udienza del 28 febbraio 2014.

PG: E una cosa che francamente mi ha stupito in questo processo, io avevo fatto quello di allora ma poi dopo non l’avevo seguito in dibattimento perché ero andato via, perché iniziato nel 2005, quel poco che si era riuscito a fare con le identificazioni che c’erano, si era fatto dopo il 2008 e io avevo lasciato Torino. E quindi non…mi ero mai misurato in fase dibattimentale, per di più qui siamo in appello, con questi fatti. Una cosa che mi ha lasciato veramente perplesso ma… io non voglio adesso qualificare l’atteggiamento non in aula ma fuori dall’aula, ma insomma, eh…sono così gagliardi, vigorosi sul luogo di lotta, travisati eccetera e poi si affannano a prendere le distanze dalle azioni che invece dovrebbero orgogliosamente rivendicare… Qui siamo in presenza di difese di gente che dice “c’ero ma non ho lanciato”, “non ero io”, “avevo la pietra in mano ma la tenevo solo così”…, io dal punto di vista politico, non processuale eh? Da un punto di vista politico mi aspetterei, mi sarei invece aspettato un’orgogliosa rivendicazione, veramente l’orgoglio militante di chi dice “Sì, ebbene, io ho fatto quello che ho fatto perché ci credo e la prossima volta lo rifarò e i mi opporrò ancora con tutta la violenza di cui sono capace e…” E, non so, sarà mancanza di coraggio, perché ci vuole meno coraggio a stare nascosti e buttare le pietre che, di quanto coraggio ci vuole a dire che lo si è fatto e a rivendicarlo con altrettanto orgoglio e con altrettata forza. Chiusa la parentesi.

[ndr, nel maxiprocesso di primo grado ricordo questa rivendicazione chiaramente espressa dagli stessi imputati durante l’udienza del 28 febbraio 2014 della quale pubblicai il video pochi giorni dopo]

PG: Ho detto perché la consulenza tecnica presta il fianco ad una serie di critiche logiche e anche di fatto e, in alcuni punti tra l’altro la rete si abbassava, perché il consulente fa anche una questione sull’altezza della rete, dicendo che la rete è alta tre metri , grossomodo, “quindi lanciare al di sopra di una rete alta tre metri è molto difficoltoso e sicuramente impegna la necessità di far percorrere al proiettile, all’oggetto, una parabola che ne diminuisce sia la velocità che la forza, sia la distanza. Ma anzitutto è stato osservato, e si vede benissimo nei filmati, che l’andamento della rete è discontinuo perché il terreno è discontinuo, il livello del terreno non è uniforme, quindi la rete in alcuni punti si abbassa , per cui se io sono qua e davanti ho una rete che alta tre metri, ma se sono di qua la rete si abbassa, per me la rete sarà alta un metro e mezzo probabilmente, e quindi ha portata del lancio del braccio quasi in orizzontale, per cui non devo neanche superare la resistenza, diciamo così, inerziale della parabola. E poi, come dicevo, ci si avvicina, le maglie della rete erano molto larghe e quindi, tutto sommato, per quello che riguardava i proiettili di non grandissime dimensioni potevano passare attraverso le maglie, poi certamente, come sempre capita, ma anche quando si spara, se si spara all’impazzata qualche cosa va a segno e qualche altra no, può darsi anche che qualche pietra si sia fermata contro la rete e sia rimbalzata indietro ma altre saranno passate, quindi, è tutta una questione di quantità e la quantità e la violenza del getto è stata ben documentata dal tribunale che si è molto soffermato su quanto siano stati imponenti i fatti, le azioni e le condotte del 3 luglio.

[ndr vi invitiamo a leggere i testi delle arringhe difensive sul 3 luglio al maxi processo in primo grado, qui il resoconto completo, con alcuni video ed alcuni file audio – invito importante considerando che sembrerebbe non equilibrato lo spazio lasciato alle difese…]

3luglio_azionemilitare2
PG: Area centrale elettrica IREN,abbiamo chiamato a rispondere di questi episodi gli imputati Bastioli, Bernardi, Binello, Conversani, Giordano, Grieco, Gullino, Imperato (del quale ho già trattato con riferimento, mi pare, allo strattonamento delle reti… forse, Imperato, non mi ricordo più… no, per la fase successiva, va beh) Lussi, Nucera, Pia, Radwan, Vitali e Ziglioli. Mi pare che di questo gruppo sia stralciato solo… nessuno.
La sentenza ne parla diffusamente come descrizione dei fatti alle pag. 284-285, a partire dalle 14 si cominciano a verificare incidenti anche alla centrale Iren di Chiomonte, già intorno alle 13, allo sbarramento su Via dell’Avanà, si era riunita una folla che rumoreggiava battendo sulla recinzione. Lo sbarramento era stato posizionato dove il 27 giugno c’era un blocco con materiale dei NO TAV. Lo sbarramento nuovo era complesso nella sua articolazione e varietà dei materiali usati per renderlo resistente. Alle 14 inizia tentativo  dei manifestanti di abbattere le reti con le funi, vengono danneggiate le griglie della prima linea, vengono lanciati lacrimogeni per allontanare quelli vicino alla barriera e anche gli altri che erano in posizione sopraelevata quindi di vantaggio rispetto alle forze dell’ordine e anche con riferimento alla possibilità di colpire le forze dell’ordine in posizione di estremo vantaggio e di estremo favore, la risposta: lancio di pietre fino alle 17 da ben tre punti, dalla zona antistante gli sbarramenti, dal vicino ponte   sulla Dora e dalla montagna con le vigne. Vengono utilizzati idranti, che non ottengono praticamente nessun risultato, alle 17:30 con una benna venivano  spostati gli sbarramenti per creare un piccolo varco e consentire uscita forze dell’ordine ed il loro posizionamento vicino al ponte per difendere la postazione. I manifestanti si allontanano, quindici feriti. Allora… Direi, il Pubblico Ministero non ha impugnato ma il dimensionamento sanzionatorio, lasciamo stare le responsabilità. ci arriviamo e le esaminiamo sinteticamente… Il dimensionamento sanzionatorio del tribunale forse soffre… tanto eh… non è rimediabile dal punto di vista dell’accusa, di un eccessivo dimensionamento al ribasso o almeno non in proporzione rispetto ai fatti del 27 giugno perché i fatti del 3 luglio mi paiono assai più gravi, e dico perché. Assai più gravi perché se leggiamo il documento Paolucci …al quale io non voglio attribuire un valore…è riportato anche in sentenza (solo che adesso non mi ricordo la pagina…105), al quale non voglio attribuire un valore oltre l’intenzione, ma quando furono eseguite le perquisizioni nel gennaio 2012 dopo le laboriose, alcune veloci altre più laboriose identificazioni, gli accertamenti della procura per verificare le singole posizioni, poi fu chiesta e ottenuta la misura cautelare (…) e nell’esecuzione della misura cautelare furono eseguite anche le perquisizione nei domicili.  A casa di Paolucci che peraltro e, nonostante la presenza di questo documento, è stato assolto, poi ne discuteremo, si era trovato questo documento manoscritto, che si suppone proveniente da Paolucci, anche con delle correzioni,  che sia del Paolucci o posto nella disponibilità del Paolucci, posto che Paolucci sicuramente quel giorno era sul posto, indipendentemente dalla responsabilità per singole condotte delittuose, è un documento che quantomeno, se non ha scritto Paolucci , Paolucci l’ha ricevuto,  analizzato e magari annotato e fatto oggetto di analisi:

“dopo lo sgombero eccetera eccetera…non hanno esitato le forze dell’ordine ed esercito ad aprire la strada a forza di lacrimogeni contro persone inermi mobilitatesi da tutta la Val di Susa come dal resto dell’Italia e dai paesi limitrofi, per impedire con la loro presenza fisica sul cantiere la riapertura dei lavori per l’alta velocità…il movimento no tav ha rilanciato una chiamata internazionale per riprendersi il cantiere nella giornata del 3 luglio. Abbiamo visto come migliaia di persone hanno risposto a questa chiamata, salendo in valle sin dai giorni precedenti a domenica.  Abbiamo visto come la solidarietà possa ancora essere forte anche fra coloro che magari sulla carta potrebbero non avere nulla in comune, ma che decidono di combattere per la stessa causa”

Analisi non logica, analisi del documento, potrebbe anche essere un documento redatto a posteriori, cioè nel senso vi dscrivo cos’è accaduto ma non è così perché l’aggancio causale è il 27 giugno: “il movimento no tav ha rilanciato una chiamata internazionale per riprendersi il cantiere nella giornata del 3 luglio” … e fin qui potrebbe essere undocumento postumo, ma quando dice “abbiamo visto come migliaia di persone abbiano risposto alla chiamata salendo in valle sin dai giorni precedenti a domenica, abbiamo visto come la solidarietà possa essere forte tra coloro che magari eh.. ma che decidono di combattere la stessa causa”, dà l’idea di un documento o coevo o anteriore rispetto alle vicende del 3 luglio, ma quand’anche fosse successivo al 3 luglio è una descrizione assolutamente veritiera di quella che era l’intenzione, l’organizzazione, l’esecuzione della chiamata alle armi internazionale, della chiamata internazionale, per riprendersi il cantiere nella mattinata del 3 luglio.

“La manifestazione pacifica c’era ma non si è mai impegnata in un corpo a corpo con le forze dell’ordine per riprendersi il territorio… si è poi riunita in un posto dove si sono fatti comizi, slogan, venduti i prodotti della campagna (…) nulla a che vedere con quello che è stato fatto dalle frange (…)della chiamata internazionale (…)”

Non dice, per la verità,  com’è andata a finire, per quello dico che forse è più precedente, o coevo, dice solo che si è combattuto, che si combatterà, che si combatte, e questo è un documento proveniente da un imputato, poco importa che l’abbia scritto lui o meno, che indica e dà una chiave di lettura, al di là delle singole responsabilità, di quella che era l’intenzione e di quella che è stata la traduzione in pratica di un’intenzione assolutamente univoca e chiarissima che era quella di un’azione militare, una chiamata internazionale, non per la manfiestazione pacifica , perché la manifestazione pacifica c’era, ma la manifestazione pacifica non si è mai impegnata in un confronto, in un corpo a corpo con le forze dell’ordine per riprendersi il territorio, la manifestazione pacifica si è poi riunita, dopo la confluenza dei tre tronconi,  in un posto dove si sono fatti comizi, slogan, si saranno venduti i prodotti della campagna, si sarà fatto quel che si doveva fare,  ma non ha nulla a che vedere con quello che è stato fatto dalle frange che erano oggetto della chiamata internazionale.

“anche gli altri dicevano “riprendiamoci le nostre terre” ma era uno slogan politico!”

Perché la chiamata internazionale era per riprendersi , ma riprendersi fisicamente, anche gli altri dicevano “riprendiamoci le nostre terre” ma era uno slogan politico! Qui invece è un slogan militare.

[ ndr QUI un post sul blog di Beppegrillo – Movimento Cinque Stelle – dall’eloquente titolo Val di Susa – Kabul, che risale a qualche giorno prima della manifestazione del 3 luglio e che dice, nelle conclusioni: “Domenica la Valle di Susa vuole riprendersi il suo territorio, io ci sarò, tutti gli italiani dovrebbero partecipare. Può essere il momento di svolta per il Paese, per riaffermare la democrazia e far sciogliere le Camere questo autunno”. Riprendersi il territorio…SIMBOLICO?

postbeppegrillo2011

PG: Quindi questo documento dà una copertura e dà … offre l’idea di un legame.. non l’idea, la prova di un legame, di un vincolo, di una connessione tra tutti gli episodi che sono accaduti il 3 luglio. Era un’azione coordinata, che si è dislocata su fronti diversi, spostandosi poi a secondo della bisogna perché abbiamo visto che poi si spostavano anche a seconda dei movimenti delle forze di polizia, che ha avuto un suo riscontro negli arresti di Soru e degli altri, perché è chiaro che quando sono stati arrestati Soru e gli altri, sono state arrestate persone che provenivano dal fronte violento, tant’è che Soru è stato arrestato per i reati che aveva commesso, non semplicemente perché si avvicinava al posto da cui aveva fatto la sortita la squadriglia, il gruppetto di polizia giudiz… di forze di polizia che era lì, e quindi evidentemente siamo in presenza, anche per numero di feriti, di fatti che sono dimensionalmente più gravi rispetto a quelli del 27 giugno. Ora io guarderei rapidamente un filmato di carattere generale con riferimento ai fatti del 27 giugno, poi analizzerei alcune posizioni, sia quelle per le quali il pubblico ministero in primo grado ha presentato appello, sia alcune sulle quali ritengo di dover fare qualche precisazione. Dico subito che probabilmente ci sarà qualche foto con una scritta, una freccia. Allora, se quella foto  fosse lì e io mi avvicinassi e tracciassi con una penna una freccia, quale sarebbe l’inutilizzabilità processuale di quest’attività o il vizio sotto qualunque denominazione lo volessimo..di quella fotografia, di quel documento che è già in atti. Qualcuno mi deve dire quale vulnus io apporterei se andassi, anche solo con la penna laser, con il tracciato della penna laser a far vedere dei particolari, quei particolari sono frutto di una valutazione del pubblico ministero, liberissima la corte di dire che è tutto sbagliato, liberissimi i difensori di contestarlo. Non c’è nessuna alterazione del documento, perché il documento nel suo originale è integro, c’è una elaborazione di ragionamento fatta dal pubblico ministero , è solo mia quella roba, è solo una prospettazione dell’accusa, non è della corte, non è della difesa, se la corte ritiene che sia sbagliata assolverà, non accoglierà l’appello e la difesa la contrasterà in sede di discussione. Quindi se la Corte concorda vedremmo magari un po’ accelerato per dare un’idea degli avvenimenti del 3 luglio… ”

[ ndr A questo punto, pur con enormi difficoltà data la dimensione minima dello schermo e la distanza dalla quale seguo il processo, parte la visione di un video MONTATO con alcuni spezzoni SCELTI dall’accusa ad avvallo della propria ricostruzione: DVD41, operatore CONTI “E’ montato con altri” spiega il PG, “sono quelli utilizzati in primo grado”.]

“Non faccio commenti per l’atteggiamento quasi inerziale delle forze dell’ordine rispetto alla massa che li fronteggiava

PG: (a commento delle immagini) Questo è il razzo di segnalazione ( zona area archeologica… 12:05…12:07… 12:16 12:27) Qui le forze di polizia arretrano e qui arriva l’esplosivo, l’agente è a terra … viene portato via a braccia (ore 12:30 ) come vedete neanche di fronte a questo c’è una reazione scomposta delle forze dell’ordine … vengono respinti, vedete come  devono scappare via.. certo nel frattempo è iniziato il lancio di lacrimogeni, insieme alla necessità di ripiegare… ci sono i lanci (ore 12:33)  (12:42), come vedete non sono per nulla difficili, che poi alcuni non arrivino a segno o siano simbolici è un discorso diverso considerando che nella variegata tipologia di attività di quel giorno molti altri come quelli sono arrivati a segno…. con le frombole, da posizione sopraelevata, qui siamo alle vasche idriche, praticamente vanno a prendere posizione per fronteggiare le forze dell’ordine, ecco qua. Questo sarebbe il luogo dei 70 metri di distanza…ecco, la rete viene aperta, i lanci continuano, sulla distanza non spendo altre considerazioni. Quello è il fabbricato dietro il quale c’erano al riparo i poliziotti, che poi arresteranno Soru e gli altri. Come vedete, per quanto possa stupire…Non faccio commenti per l’atteggiamento quasi inerziale delle forze dell’ordine rispetto alla massa che li fronteggiava, con questo non voglio dire inerziale nel senso inerti o  pavide ma di un atteggiamento particolarmente cauto nell’andare a impegnare nello scontro frontale che era vietato dall’ordinanza del questore ma che certamente in alcuni momenti era inevitabile… altrimenti non si sarebbe mai usciti da questa situazione…. ( 12:44 )… le pietre continuano ad arrivare da tutte le parti (si sente solo il suono, ndr) e non sono affatto lontane dai poliziotti che sono appena fuori dello schermo, ecco, gli scudi, quelli che erano i ripari, e la massa di persone che prima non s’immaginava ma adesso risulta evidente, tra l’altro con il varco giù aperto.  Ecco quella è l’uscita da dietro il capanno, della polizia e l’arresto di Soru, Nadalini e Sorroche …  no Ferrari… no Sorroche… C’erano quindi più livelli di offensiva, proprio disposti su diversi livelli, (12:48) queste scene sono fronte museo archeologico … vicino al museo archeologico, come vedete i lacrimogeni sono inefficaci perché, forse in ragione del vento o di altro si arrestano sul terreno prima di raggiungere… (annuisce) risulta anche possesso di , oltre che delle maschere, ovviamente, di secchielli con l’acqua per spegnere immediatamente i lacrimogeni e annullarne gli effetti .

Qui si spostano lungo la recinzione e riprendono i lanci. Qui siamo di nuovo alle vasche idriche, quindi i fronti sono mantenuti attivi contemporaneamente da tutte le parti. Qui siamo di nuovo adiacenti museo archeologico, questo è sulla destra dove c’è un altro fronte che si vede meno bene ma che era attivo anche lì, quindi c’erano più linee di fuoco, chiamiamole così. Ecco, (13:51 zona vasche) poi si davano il cambio, ne comparivano altri che continuavano i lanci. Una buona riserva, anche, di munizioni (pietre, ndr). Ecco guardate la distanza rispetto alle forze dell’ordine che si proteggono con gli scudi in plexiglas siamo a pochissimi metri (immagine area archeologica).

Qui siamo alla centrale elettrica (15:03), questo è un altro fronte, l’ultimo fronte, diciamo…. facciamolo vedere questo, qui qui c’è l’attacco alla recinzione. Che è una cosa particolarmente strutturata da parte delle forze dell’ordine per cercare di tenere il confine.”

[ Ndr: E qui, mentre scrivo e osservo le immagini, ho un istintivo sussulto, perché quel volto che vedo nelle immagini che scorrono frammentate, velocizzate e prive di audio, è il mio, mentre mi avvicino alle reti esausta, dopo ore di resistenza e dopo vani e quasi impossibili tentativi di muoverci, continuamente sotto tiro dei lacrimogeni in posizione del tutto sfavorevole (sotto il cavalcavia) mi avvicino con altre manifestanti, tutte donne, a quelle reti (in quel momento non stavano sparando presumo avessero esaurito i lacrimogeni a disposizione),  per uno sfogo verbale evidentemente poco gradito, al quale i “dimessi” servitori dello Stato reagiscono sparandomi direttamente un lacrimogeno addosso. Qui il video che io stessa avevo girato il 3 luglio e diffuso poche ore dopo, su Youtube. Fu ripreso anche in un articolo de “Il Manifesto” a firma Pierluigi Sullo e ne fu trasmesso un frammento da un tg regionale nei giorni successivi alla manifestazione. Preciso, inoltre, che ad un certo punto dico espressamente “io non tiro pietre” non certo per dissociarmi da eventuali azioni di questo tipo, che peraltro ritengo aver condiviso moralmente e materialmente, ma semplicemente riferito alla mia incapacità,  perché i miei lanci sarebbero ridicoli e inutili, e anche per ribadire il fatto che continuavano a colpire chiunque fosse reo di respirare ancora nonostante i loro gas, di non retrocedere, e tentasse semplicemente di avvicinarsi alle reti, obiettivo dichiarato della manifestazione. “Assedio”. Come tanti, quel giorno, anch’io non ero andata alla manifestazione del 3 luglio con intenti bellicosi, ma con l’evidente e condiviso intento di “assediare” il cantiere, ma che l’evolvere della situazione fu chiaro appena ci avvicinammo a quelle reti (o almeno, ci provammo!) e ad impostare la giornata con tattiche militari fu senza dubbio chi architettò la gestione dell’ordine pubblico sia del 27 giugno che del 3 luglio e del successivo permanente dispositivo di sicurezza militare, e mi riferisco ai vertici (politici e militari), più ancora che agli agenti, ultimo anello. Fine della ndr, di Simonetta Zandiri, essere libero, pensante e attivo, abituato ad agire e reagire, secondo necessità, con ogni mezzo a disposizione. Proprio come decise di fare lo Stato, sia il 27 giugno che il 3 luglio, decisione politica che fu presa durante un vertice in Prefettura, l’8 giugno 2011, un giornalista fece una domanda, ““che tipo di forza ci si può spingere ad usare nei confronti dei manifestanti?

“una parola la direi volentieri… rischiamo forse di non capirci, il problema è qual è l’atteggiamento che terranno i manifestanti perché nel momento in cui lanciano sassi da 120 kg in testa agli operai che cercano di raggiungere il cantiere il problema non si pone, lo Stato ha solo un compito, che è quello di difendere le persone che svolgono il loro lavoro facendo ciò che devono senza arrecare del danno a nessuno, non c’è nessun limite d’ingaggio rispetto a questo obiettivo perché questo obiettivo si chiama legalità e uno Stato ha l’obbligo morale oltre che fattuale di garantire la legalità, sempre, e la tutela, l’incolumità dei suoi cittadini in qualunque situazione. E’ come chiedere se l’esercizio della violenza sul territorio nazionale italiano (…) può essere tollerato, la risposta è no, come reagisce lo Stato? Con tutti i mezzi che ci sono a disposizione”]

“Segnano la fine delle ostilità, non la segna la polizia, segnano loro, decidono loro …che le ostilità sono finite”.

PG: Tra l’altro hanno già in qualche modo bypassato il controllo perché sono all’interno della fortificazione…quindi questo anche con riferimento al discorso della esposizione, ne avevano un controllo non solo su un lato ma addirittura avevano la possibilità di entrare anche all’interno del complesso, quindi era nella loro disponibilità su un lato ma anche una parte interna, Adesso non so se si vedrà… dalla ricostruzione, dalla collinetta sopra arrivavano anche altri lanci, adesso non so se ci sono le immagini di come ha ricostruito il giudice di primo grado, adesso ci sono gli spari degli idranti, l’idrante avanza, spara, gli agenti non attaccano, qui ci sono i lanci dall’altra parte del cancello, piuttosto nutriti, ecco questo è il ponte, lo rivedremo trattando anche la posizione di alcuni degli imputati. Gli agenti cercano riparo, un po’ secondo le tattiche che ci sono state fino al Medioevo quando poi sono entrati in azione gli arnesi con la polvere da sparo, la prima fila colpiva poi la seconda avanzava, poi si ritirava, avanzava la terza e così via, una tattica …

 

[ndr gli arnesi con la polvere da sparo erano in possesso delle forze dell’ordine. Noi, ovviamente, eravamo nel Medioevo ma, secondo la ricostruzione del giudice Quinto Bosio, fatta propria dal PM appellante e dal Procuratore Generale Saluzzo, la “sproporzione era a svantaggio delle forze dell’ordine”]

(16:07) Questo è il momento del sequestro … Questo è Filippi che dice “il prossimo non torna indietro”… nel frattempo ancora continua l’azione (16:20), le azioni si interromperanno intorno alle ore 17:00, siamo alla centrale elettrica, 17:29 Segnano la fine delle ostilità, non la segna la polizia, segnano loro, decidono loro …che le ostilità sono finite.
Allora, abbiamo ricostruito direi in termini abbastanza evidenti…. Quindi direi che, sul problema della singola responsabilità,  il filmato rende evidente come la ricostruzione (….) del 3 luglio che io ho fatto sia assolutamente fedele e riscontrata da quello che abbiamo visto, la dislocazione sui fronti, lo scambio di persone ,  se fosse richiesta ancora una prova del concorso , del concorso che avvolge, che riguarda chi lancia e chi non lancia, basterebbe a adesso qui non c’è quasi nessuno che non abbia lanciato, che non avesse una pietra in mano e così via, ma anche il discorso di chi non lancia, basterebbe la visione assolutamente significativa e sintomatica di questi filmati per vedere come anche quelli che in quel momento non lanciano, ma magari poi lanciano in una fase successiva e compagnia, appaiono e scompaiono, avanzano e retrocedono in sintonia con tutto il gruppo, con tutta una fila, con tutto un assembramento che ha anche il suo carattere di stabilità, sono insieme, cioè c’è condivisione di metodo e di fine, quindi siamo in presenza di un’attività organizzata, tanto organizzata, è inutile che stia lì a ripetervelo, che avevano sia i mezzi di difesa che i mezzi di offesa, se pensate che hano portato le pietre con i carrelli della spesa da supermercato, che hanno raccolto le pietre prima, perché tutta quella gragnuola violentissima e repentina, ripetuta a ciclo continuo, non può essere stata realizzata andando a cercare di volta in volta la pietra che sporgeva da un’altra pietra che era per terra , eccetera, è chiaro quindi che siamo in presenza di un’attività così concepita, e all’interno di quest’attività così concepita ci sono le persone delle quali ora parleremo.

La prima, con riferimento ai fatti dell’area archeologica è ANICOT ISABELLE che è stata assolta con riferimento ad un’incertezza che il tribunale ha inteso registrare in ordine alla identifiacazione. Rispondeva reati capi 11,12,18 e 19, violenza, lesioni, danneggiamento (dei mezzi) e travisamento … compare alle 13:23, maschera antigas, zaino con spallacci (….), Fotografie con primo e secondo lancio (…) Il commissario Sorrentino ritiene sia ANICOT (…) Il 10 settembre 2011 viene controllata alla stazione di Bussoleno in occasione di altra manifestazione (…). E’ assolta per non aver commesso il fatto, le prove non erano sufficienti, secondo il tribunale, a dimostrare con certezza l’identificazione. (…) Appella il pubblico ministero, e io condivido la richiesta, che sostiene che  in fotogramma DVD 74811 GIPS TO GAI parte II si notano caratteristiche ed abbigliamento (passa in rassegna le varie immagini, ndr). A questo si deve aggiungere il riconoscimento del comissario Sorrentino, ancorché non espresso in termini di granitica certezza, conoscendo l’Anicot, sono sorretti però dall’esistenza di altro materiale di confronto che a questo punto diventa quasi materiale di riscontro. (…)  Quindi per Anicot, per la quale vi era stata la assoluzione (…) essendo provati i lanci, molteplici compiuti da quella persona e l’accusa ritiene di riconoscere in ANICOT vi è una richiesta condanna alla pena di anni 3 mesi 9 capi 11,12,18, unificati nel vincolo della continuazione (…).
Baldini è stralciato.

BIFANI ci sono motivi di appello che riguardano identificazione avvenuta non in flagranza ma ex post su elementi fotografici mostrati non in incidente probatorio , che mi pare un motivo assolutamente infondato, foto non idonea, i soggetti sono con volto coperto,  ma in realtà qua c’è riconoscimento pacifico che il tribunale ha posto a base della sua decisione, poi questione identificazione fotografica da parte della polizia giudiziaria (….), eccessività della pena e mancata attribuzione attenuanti generiche, ne parlerò alla fine, ce ne sono molti.

Calabrò non pone problemi particolari, un ricchissimo atto di appello che affronta molteplici questioni (…) manca elemento fattivo contributo partecipazione… attenuanti, attenuanti generiche, contestazione delle valutazioni tribunale sul perché non concede attenuanti generiche, pena eccessiva (…) elementi sui quali ho già detto con riferimento a supposte scriminanti o circostanze attenuanti e sulle quali dirò con riferimento alle generiche e alla quantificazione della pena.

DEL SORDO e FERRARI G. che sono stralciati e FERRARI PAOLO MAURIZIO che risponde dei reati di cui ai capi 11, 18, 37, sui quali non farei grandi comenti se non per dire che il difensore per un soggettto come Ferrari Paolo Maurizio la cui storia politica e criminale è nota a tutti, non perché debba essere un peso che si deve portare per tutta la vita, ma perché comunque sono precedenti penali, che quindi vengono valutati a suo carico come a carico di tutte le persone che abbiano procedimenti penali, i suoi sono particolari, dice che ci sarebbe stata assenza dell’emento soggettivo, quindi Paolo Maurizio Ferrari, che tra l’altro è stato un ideologo, è stato anche un soggetto attuatore di un’azione violentissima nei confronti dello Stato, il giorno 3 luglio 2011 sarebbe stato “privo dell’elemento psicologico necessario” e quindi “non avrebbe saputo apprezzare quel che accadeva e avrebbe partecipato senza rendersi conto di quel che stava avenendo”. Poi c’è tutta la solita storia, riconoscimento senza basi scientifiche (…) ma credo che, se ci sia uno conosciuto e non solo dalla Digos di Torino, ma dalle DIGOS e dai Carabinieri di tutta Italia sia Paolo Maurizio Ferrari. (….)

Filippi Gabriele (…) questioni proposte dagli appellanti: ordinanza della questura, aree di interesse strategico nazionale sulle quali si dice che ad un certo punto fu revocata la definizione di area strategica nazionale perché fu tolta dal novero delle opere strategiche, eccetera, sono tutte cose che hanno pochissimo a che vedere con il processo, perché in realtà lì lo stato ci doveva essere, avrebbe dovuto esserci già prima e quindi, al di là di quella che è la casistica amministrativa, visto che c’erano dei provvedimenti normativi precisi, non è che uscire e entrare in ragione del ritardo di finanziamento,  perché ti sposto al semestre successivo dell’anno successivo, eccetera, possa portare un cambiamento della denominazione giuridica e della qualità di quello che si doveva fare. Contesta ovviamente la questione del segreto d’ufficio che abbiamo già esaminato, e che è codificato non soltanto dalla norma in materia di segreto di  ufficio contenuta nel codice di procedura penale ma, soprattutto, da una successiva e molto, se vogliamo, più avanzata legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione che dice cosa non può  essere dato e quindi oggetto di ostensione. Ma io ho già detto che se il giudice avesse ritenuto… gli strumenti sono l’ordine di esibizione, il decreto di sequestro, persino la perquisizione di un ufficio di polizia, che non sarebbe la prima volta che si fa, che si è fatta, quindi gli strumenti ci sono, bisogna solo che la questione sia rilevante e debba essere effettivamente acquisita e provata. Non è retroattivo il segreto d’ufficio e questo è un argomento sul quale non ero intervenuto, perché dice che il segreto d’ufficio è stato posto su atti che erano anteriori alla normativa che escludeva l’acquisibilità di quegli atti. Allora, anzitutto stiamo confondendo i piani, perché abbiamo una definizione della legge sulla trasparenza che dice che cosa non è consegnabile al privato che ne fa richiesta. Abbiamo una precisazione giurisprudenziale che dice che una cosa sono le indagini difensive e altra cosa sono le richieste sulla base della normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione. Che, per quanto questo possa comportare ancora oggi un vulnus nella capacità di un difensore di condurre investigazioni complete anche su quel piano attraverso quello strumento, per far questo si deve rivolgere al pubblico ministero o al giudice. Qual è il problema? Il problema è che sono stati chiesti quando già era in vigore questa normativa, e quando era in vigore la normativa che escludeva dalla comunicabilità i dati relativi ai mezzi, ai contingenti, ai numeri, ai nomi eccetera eccetera, anche se su un provvedimento che era forse anteriore alla normativa. Ma il segreto d’ufficio è stato posto sulla base di una normativa esistente al momento in cui gli atti sono stati richiesti, non è che si può dire che a quel punto ci sono atti sui quali il segreto di ufficio non è opponibile e atti dopo quella data sui quali è opponibile. Nel momento in cui  una normativa di carattere generale rende opponibile un segreto d’ufficio sugli atti di quell’ufficio, che abbia quelle caratteristiche, si riferisce anche a quelle precedenti perché altrimenti non avrebbe nessun senso.

Escluso 110, lancio Filippi non colpisce forze dell’ordine , consulenze tecnico della difesa dimostra primo lancio cade vicino a poliziotto… secondo su piazzale vuoto, argomento del tutto inconferente, quindi da questo esclusione 110, al massimo un 116 e una serie di ulteriori considerazioni, non dimentichiamo che Filippi è colui che esce dal bosco e rivendica con orgoglio il sequestro  del carabiniere dicendo “il prossimo non torna indietro”. Allora se sul piano psicologico, dell’apporto, della concausalità materiale e della.. del rafforzamento, dell’essere parte del tutto, ci fosse ancora qualche dubbio, oltre i lanci, oltre la personalità, oltre tutti questi elementi ci sarebbe anche questo ultimo preziosissimo dato che Filippi stesso ci offre con la sua voce in sede extraprocessuale ma, ovviamente, essendo un documento  è ampiamente utilizzabile.

GINETTI è stato condannato per  capi 11,12,18 e 24 (assorbito) ad anni 4 e mesi 5. Questione sollevata dal difensore… nullità del processo, deficit diritto di difesa, con riferimento sempre al segreto d’ufficio su ordinanze questura e limiti controesame che abbiamo già esaminato, chiede acquisizione doc integrale, sopralluogo, illegittimità ordinanza prefettizia non mi fermo qui… sopralluogo che era stato chiesto al tribunale che aveva chiesto alla fine se necessario lo faremo (…), le forze dell’ordine non si sono limitate a restare dentro l’area,  il commissario Ferrara dice che si erano posizionate all’esterno dell’area museale, perché altrimenti si sarebbero trovate a malpartito e da questo i difensori dell’imputato traggono la conseguenza anche giuridica che non essendo le forze dell’ordine all’interno dell’area ed essendo anche all’esterno dell’area, non so, venivano private del necessario diritto o della possibilità di reagire agli attacchi e quindi si trovavano in situazione di illegittimità perché avevano posto piede al di fuori dell’area recintata.  Anche Scarpello dice “eravamo all’esterno della rete”. Lancio di lacrimogeni … abbiamo già parlato, 393 bis abbiamo giò parlato (….) Riconoscimento, qui c’è una questione specifica per quanto riguarda Ginetti ed è il riconoscimento di Massaro. Secondo il difensore Massaro riconosce nel video GAIA , lo riconosce,  l’ispettore Stella nel video CONTI ma sono soggetti diversi, non si ha certezza sul riconoscimento e se furono rispettate le formalità. Esame teste , 30 novembre 2013, teste Massaro Antonio DIGOS Firenze (…) “Ho riconosciuto Ginetti Antonio… ho collaborato con Digos Torino  (…) per visionare i filmati,  è una persona che conosco (…) ha avuto trascorsi in ambienti antagonisti… sia toscano che nazionali e dalle foto vedemmo che si trovava a Torino . Il PM mostra al teste foto didascalia Gaia – 2 , in quella circostanza il soggetto è con pantaloni chiari…ed è lui appoggiato alla parete con barba e baffi…lo riconosco ancora guardando la foto.. poi lo riconosce in altra serie di foto, eccetera, io non sono riuscito a comprendere quale sia la questione, magari la comprenderò meglio sentendo i difensori, ma dalla sola lettura non sono riuscita a comprendere come sia la ricostruzione di Massaro, il suo riconoscimento.. etc possa essere sintomo di uno scambio di persone o possa avere Massaro scambiato una persona quando si trattava di persona da lui direttamente conosciuta.

GRIS ALVISE condannato anni 3 mesi 9 ,  (…) difensore solleva (a parte solite questioni)  questione distanza eccessiva perché potesse ledere il bene, ne abbiamo già parlato, per affermare responsabilità del concorso è necessario analizzare la condotta del singolo imputato alla luce del principio di causalità, e quindi sul ruolo concretamente esercitato dal singolo compartecipe, per cui noi dovremmo atomizzare tutti gli avvenimenti 27 giugno e 3 luglio, inquadrarli  e incasellarli con riferimento ad una cornice intorno all’oggetto e prescindere e   abbandonare tutto il discorso della contestualizzazione, e della contemporaneità e simultaneità e concorso persone negli eventi di quei giorni. Ovviamente è un’operazione interpretativa e applicativa della prova che non può trovare ingresso in un giudizio serio.  Concorso morale… etc… Al più dolo eventuale, aggravante 625 n.7, ecco, non rinvenuta agli atti la relazione -annotazione dalla quale è discesa l’identificazione dell’imputato, quindi contestazione supplettiva, ovvero, ci fu la contestazione supplettiva di un reato concorente illegittima secondo la difesa nei motivi di appello, perché il PM ne sarebbe stato  già a conoscenza ma non l’avrebbe contestata prima, l’avrebbe contestata dopo con avvallo del giudice pur essendo fatto già conosciuto anteriormente. Invece risulta, vedendo gli atti, che le lesioni riguardavano personale appartenente alla DIGOS di Roma che mandò annotazione relativa alle lesioni solo molto tempo dopo, comunque dopo il rinvio a giudizio, sicché la contestazione poté essere fatta solo a dibattimento perché la circostanza dal pubblico ministero era stata conosciuta dopo il rinvio a giudizio. (…)

IARA MARIN: contesta con molta forza riconoscimento immagine scontri, ma identificazione assoluta e pacifica nella persona (…) nei filmati che compie gli atti di violenza. Poi solite cose, 393 bis, concorso morale, etc.

LATINO STEFANO è stato condannato alla pena di anni 3 mesi 9 … credo di dover strenuamente difendere l’operato del tribunale perché  il Latino viene visto alle 13:01 in atteggiamento aggressivo come risulta nei filmati, che appare in mezzo a soggetti che lanciano i sasi, afferra un sasso alle 14:02 e alle 14:04,   si nota con pietra in mano, il 3 luglio viene fermato la sera alla barriera Ghisolfa di Milano sull’autobus che riportava manifestanti all’area milanese, gruppi milanesi, tra questi c’è Latino vestito con jeans, felpa nera con logo  bianco e rosso (…) zaino rosso.. guanti neri… con inserti grigi, casco nero. Quindi pacifica la sua identificazione. Aveva la pietra in mano, ma il tribunale giustamente dice che essere proprio in mezzo, circondato da quelli che lanciavano , essere stato ripreso in quell’istante, con la pietra in mano, poi dopo non è stato ripreso, non si è visto il lancio, mi pare che sotto il profilo della compartecipazione e della condivisione dell’atteggiamento e delle condotte degli altri non ci possano essere dubbi. Non ci sono altre questioni rilevanti che debbano essere rilevate. La difesa contesta le ordinanze omissate, la perimetrazione del controesame dei testimoni, la rinuncia del PM all’audizione del testimone (…)   e contesta anche che il collegio possa revocare l’ammissione della prova e quindi dichiararla superflua eh… per il solo fatto che se vi è l’opposizione della parte che non rinuncia non si possa neppure pronunciare il giudice con un’ordinanza. Eh… fa tutta la questione per cui chiede di nuovo la rinnovazione e il riesame. Non sono stati acquisiti i verbali di pg con cui riprese e foto sono state acquisite dai militari, qui siamo sempre alle  solite argomentazioni, manca la prova della condotta illecita, cma in realtà il tribunale la trae dal… non è un reato di posizione, attenzione, non stiamo retrocedendo ai reati di mera condotta o ai cosiddetti reati di opsizione, questo è un reato di azione, di condotta… possesso della pietra, collocazione, essere contornato da gente che tira le pietre, da questo si deduce la sua intenzione . E poi non abbiamo una ripresa di quando prende in mano la pietra, la rimira e poi la posa, abbiamo un flash in cui ha preso in mano  e poi la macchina si sposta e quindi ovviamente la pietra sarà volata molto verosimilmente. Nessun’altra questione rilevante.

LAVEZZOLI: è stato dichiarato responsabile dei capi 11,12,18,26 e condannato alla pena di anni 3 mesi 7, tribunale ha ritenuto assolutamente provati 4 o 5 lanci, il riconoscimento, l’individuazione, la possibilità di connotare in Lavezzoli la persona che effettuava i lanci e l’appello dice che il riconoscimento in foto non è valido,  non è il soggetto che lancia ma quello che lo precede senza far nulla, è una pura presenza di fatto che però è smentito dalla documentazione in atti.

MASSATANI: appello riguarda l’inutilizzabilità del riconoscimento fotografico, assenza di elementi  dai quali desumere partecipazione intenzionale correlata alla perpetrazione del reato di danneggiamento, nessun dato a sostegno … qui si parla di risarcimento, attenuanti generiche e sospensione.

MINANI condannato per gli stessi reati anni alla pena di anni3 mesi 7, l’appello dice che il riconoscimento è troppo poco, nonostante la certezza del fatto che lanciasse, e che tra l’altro fosse stato identificato sempre alla barriera Ghisolfa e che anche nel teatro dell’azione fosse insieme ad antagonisti milanesi, unitamente ai lanci, per il difensore non pare abbastanza perché il solo riconoscimento è troppo poco, ma al riconoscimento si abbinino anche altri elementi. E siamo a Paolucci.

“Un naso caratteristico, un naso importante, sale verso l’alto”

PAOLUCCI risponde dei capi 1,2,3,5 proc. 8636, quindi violenza, lesioni, danneggiamento e il travisamento in area archeologica, in realtà è stato assolto perché il tribunale ritiene, ha ritenuto che non si è dimostrato che abbia posto in essere le condotte ma soprattutto che nei fotogrammi la porzione di viso è limitata, non compare mai a viso scoperto e ha occhi coperti da occhiali (…) privi di segni distintivi specifici, caschi zaino maglietta…. trovati in sede di controllo sono diversi da quelli in foto, il manoscritto non contiene elementi per affermare la partecipazione ai disordini, solo leggera cifosi e posizione fibbia non valutata come indicativa. Il Pubblico Ministero propone appello e ricorda come Sorrentino intorno alle 13:03 abbia visto il soggetto. Dal filmato GAIA 383 risulta stia lanciando una pietra (…) ragazzo giovane, snello, naso pronunciato e occhiali, (..) casco maglia nera, CONTI PH1323… non so che fare, guardate, io mi sto praticamente irrigidendo per stare davanti al microfono (qualcuno gli ha fatto presente che non si sente, ndr)… non posso neanche….io faccio il possibile ma devo leggere, devo guardare il video, guardare gli atti, non so che cosa volete da me (sentire, dice qualcuno in aula) datemi due microfoni, magari risolvo…  (…)

Presidente: (…) non posso fare niente, ho chiesto due mesi prima la dotazione dell’aula, io non posso fare niente perché francamente credo non mi sia ancora richiesto di venire qua a fare le pulizie e mettere i microfoni in modo adeguato affinché le parti sentano. Queste sono le strutture che ci offre lo Stato. Noi più di così non possiamo fare, quindi proseguiamo.

PG: Io nei limiti del possibile cerco di stare vicino (…) quando guardo le carte necessariamente mi allontano (…). Vediamo anche il naso, il naso di Paolucci è caratteristico, è un naso importante , sale verso l’alto
La cintura.. analizzata già dal PM,  importante perché se si guarda questa cintura è tagliata a triangolo, fatta in maniera particolare, non finisce dritta…  (…) Su questi elementi, naso, occhiali, cintura (..) deve essere dichiarato colpevole, visto che abbiamo anche manoscritto Paolucci pietra miliare documentazione ideologica antagonista, deve essere condannato per i capi 1,2,3, ad  anni 3 e mesi 9 reclusione. Dichiararsi non doversi procedere per contravvenzione di cui al capo 5 per essere la contravvenzione estinta per prescrizione.

RIVA ELENA. E’ stata condannata per i capi 1,2,3, e 4 proc. 8636 , lo stesso di cui abbiamo appena parlato, l’appello annullare rinvio processo (…)…..assolutamente infondate… carente prova riconoscimento definito complesso dal PM, invece il tribunale dà ampio conto, tra l’altro è una persona che è stata presente, poi è stata espulsa dall’aula, interrompe la requisitoria del PM, il tribunale dice che ha avuto modo di mostrarne la (…) le caratteristiche fisiche, abbondantemente perché è una che si è messa in mostra e si è fatta notare, insussistenza elementi prova gesti preparatori al lancio ma non è così, manca prova lesioni, concorso morale…

ROCCA, SCHIARETTI… Facciaom Rocca, è stato condannato per i capi 11,12,18,e 36 alla pena di anni 3 mesi 9, nell’atto di appello si lamentano  come motivo di impugnazione che il procedimento si è svolto alle Vallette, che è stata negata la possiblità di contoresaminare i testi (…) negato il sopralluogo, negati (..) documenti, individuazione poche immagini (…) intento bellicoso dei manifestanti non dimostrato, quindi la pubblica accusa non   è riuscita a provare intento bellicoso dei manifestanti, quindi non aggiungo altro. (…) Già che ci sono affronto il problema della discrasia e della non coincidenza degli orari su alcune riprese video. Quelli sono orari, è stato spiegato in dibattimento, sono orari preimpostati, io confesso ad esempio che pur avendolo preimpostato, quando c’è l’ora legale mi dimentico sulla macchina fotografica di correggerlo su tutto eh, non me ne accorgo. E quindi a distanza di tempo magari vedo delle foto e vedo che sono fatte quando stavo ancora dormendo, per dire, questo dipende esclusivamente dalla  predisposizione degli apparati, che poi sono stati.. in sede dibattimentale. Non concessa attenuante 62 n.1…

Schiaretti ieri ha reso dichiarazioni, che mi erano state anticipate dal difensore che oggi non c’è , è stato dichiarato colpevole dei capi 17,18,19 e condannato alla pena anni 3 mesi 8 di reclusione, ci sono chiarissime condotte di Schiaretti, compare dalle 14:00 e rimane fino alle 16:30 l’appello riguarda un presteso difetto notifica udienza preliminare (…)ma su questo la Corte si è già pronunciata
Presidente: no ho detto che ci saremmo pronunciati però non so
PG: Non lo so… questi elementi non ce l’ho, se sarà necessario interloquirò appositamente. Immotivata l’attribuzione delle condotte all’imputato (…) elementi per riconoscimento, ma lo sappiamo, poi tutta una serie di valutazioni del difensore ma Schiaretti ieri è venuto e con una certa dose di tardiva realtà forse anche dipendente da un periodo di disagio ha detto che queste cose le ha fatte che chiede scusa che però lui continua ad essere dell’idea no tav e quindi ritengo che questo rafforzi il convincimento del PG nel chiedere conferma della sentenza nei confronti di Schiaretti e mi pare francamente anche poco perché possa essere immutato il giudizio prognostico sul comportamento di Schiaretti, utile a valergli ad esempio le attenuanti generiche o altre attenuazioni della pena che poi comunque valuterà la corte,ad avviso del PG non ci sono gli estremi, ha fatto lo sforzo minimo per ottenere il risultato massimo, pensando che il risultato massimo si potesse ottenere con uno sforzo così modesto, apprezziamo, perché a differenza di altri almeno ha detto qualcosa ma non sufficiente  secondo me dimensionalmente e proporzionalmente per guadagnarsi le attenuanti generiche o una significativa diminuzione di pena.

SISTILI è stata condannata per i capi 11,12,18,30 alla pena di anni 3 mesi 7, appello massimamente  centrato su art. 393 bis.

SORU: E’ quello tra l’altro su cui c’è il maggior numero di prove, è anche quello che ha la doppia resistenza, sia la violenza iniziale  che quella dopo arresto alla baracca perché Soru è quello che reagisce al momento in cui viene fermato dopo la sortita delle forze dell’ordine, l’appello dice che non è resistenza il semplice divincolarsi… condotte ordine cronologico, risponde solo dal momento in cui compare…ci sarebbe un’attendibilità delle dichiarazione dei testi non sufficientemente motivata dal tribunale mentre invece a me pare che il tribunale abbia più che adeguatamente motivato.

Capitolo Vasche idriche: “Lancia lacrimogeni invece di allontanarsi”

ARBOSCELLI è stato assolto dai reati contestatigli di cui ai capi 40,41,42. Arboscelli viene indicato dal Marsella della DIGOS …udienza 21/11/2013 (..) identificato dal materiale fotografico avendolo personalmente identificato ad agosto durante sciopero della fame. Filmato Conti, uomo vestito di bianco (…) Nel video Pesando cammina… viso scoperto, avvicinato alla rete insieme ad altri, alcuni iniziano a tirare recinzione … 15:40 è sul sentiero con altri manifestanti che allontanano lacrimogeni lui ne prende uno e lo lancia, (…) immortalato metre lancia la capsula di un lacrimogeno, alle 15:48:49, 8 minuti dopo il precedente lancio che era alle 15:40 (…)  berretto scuro … zaino grosso, scuro. Polato, altra ripresa… accorda moschettone che aggancia alla recinzione e cerca di abbatterla.. lampanti condotte di attacco alla recinzione,(…)  non ci sono dubbi su correttezza identificazione, perquisizione con esito negativo, l’imputato non nega di avere tenuto le condotte ma dice che stava solo rilanciando lacrimogeni. Difensore dice che lancio lacrimogeno è un atto di difesa non diretto ad offendere forze dell’ordine schierate sotto il viadotto Clarea, e insinua il dubbio che il lancio non fosse diretto alle forze dell’ordine perché dal video traiettoria sembra verso sinistra. Il tribunale segue questa impostazione, non contestata assolutamente la individuazione di… Arboscelli, ma dicendo che non ci sono prove sufficienti per dimostrare con certezza che il rilancio della capsula di lacrimogeno fosse diretto contro forze dell’ordine o che abbia rafforzato il proposito criminoso degli autori di condotte violente, quindi una sorta di … condotte estemporanee di concorso morale. Egli ammette di aver partecipato al danneggiamento della recinzione ma in imputazione si contesta il solo danneggiamento dell’idrante, qui purtroppo c’è un errore nell’imputazione, cioè l’imputazione non è coerente con il fatto che si poteva contestare e quindi non contiene la contestazione, è un fatto diverso, per cui con riferimento  a questo non c’è stata ovviamente la risposta di condanna.  In sede di appello il pubblico ministero fa notare che i giudici affermano che i video rendono l’immagine di un Arboscelli molto attivo nell’area circostante il viadotto autostradale, la sua figura bianca spicca in mezzo a gruppi di manifestanti che in vari momenti  tengono comportamenti violenti e minacciosi, Arboscelli ha rilnciato i lacrimogeni, ricordiamoci che sono due e non uno, come erroneamente ad un certo punto viene ridotto in motivazione, ma esclude responsabilità per presunta traiettoria diversa del lacrimogeno. In buona sostanza dice  Pubblico Ministero nel suo appello, guardate che se anche non l’avesse lanciato verso le forze dell’ordine il lancio di lacrimogeno è comunque un fatto percepito in questo gruppo che lo stesso tribunale definisce molto attivo verso le forze dell’ordine e quindi l’azione di Arboscelli è assolutamente capace di inserirsi nel contesto  e di eccitare, diciamo così, il contesto. Arboscelli lancia lacrimogeni invece di allontanarsi, raccogliendo con i guanti, lo rilancia e, come ha detto il difensore, magari non verso le forze dell’ordine, mentre per il Pubblico Ministero è lanciato con un significato e la condotta è riferita più di una volta, come abbiamo visto. (…) A questo riguardo credo di poter mostrare alla corte che in realtà il lancio di Arboscelli è proprio verso le forze dell’ordine, adesso proviamo a guardare (…). E’ qui che ho visto le porte… si fanno scudo con delle porte….la persona bianca è pacificamente Arboscelli perché lo dice il tribunale ed è così dall’esito delle indagini, questo è il primo lacrimogeno che non prende, questo… che lancia in quelle direzione, avete visto la direzione? Dove ha lanciato anche l’altro. Adesso, se noi guardiamo questi che sono nello stesso fotogramma , lanciano nella medesima direzione in cui Arboscelli ha lanciato il lacrimogeno. Sono tutti insieme, questo è il gruppo di cui fa parte Arboscelli (…). Quindi, superato il dubbio amletico che aveva afflitto il tribunale, sulla direzione nella quale avrebbe tirato Arboscelli, che era all’interno di un gruppo molto attivo, e identificata la direzione verso la quale Arboscelli indirizza il suo lancio che è quella delle forze dell’ordine, il Procuratore Generale chiede che Arboscelli venga condannato per i reati 40 e 41, unificato nel vincolo continuazione…  no, danneggiamento di mezzi no, quindi per il solo capo 40 alla pena di anni 3 di reclusione, con conferma della sentenza impugnata quanto al reato di cui al capo 41, con dichiarazione doversi procedere a prescrizione quanto al reato di cui al capo 42.
Il prossimo è Custureri, reato di cui al capo 40 alle vasche idriche il 3 luglio 2011.
Ampio, consistente bagaglio probatorio che lo riguarda a partire dalle 13:24,  nessun dubbio, dice il tribunale, sul riconoscimento (…), si avvale della facoltà di non rispondere, peraltro gli vengono concesse anche le generiche equivalenti alle aggravanti e l’appello è tutto centrato su questioni di nullità delle ordinanze sulle prove… si dice non vi sia stato nessun teste che l’ha riconosciuto, non lo so, distanza dei lanci eccessiva, non specificata condotta di minaccia, non motivata responsabilità per concorso, poi sul 393  bis.

“Per amor di verità, perché io ci credo ancora che il Pubblico Ministero è un organo di giustizia e non (…) un organo che ringhia e si accanisce contro chiunque”

Perottino risponde dei reati di cui ai capi 40,41,45,  ed è stato condannato ad anni 3 , mesi 1. Allora, Perottino è visto sul sentiero delle gorge a volto scoperto (…) maglia  bianca con raffigurazione del Comandante Che Guevara (…) Sorrentino poco dopo lo vede apparire alle 12:30 in zona vasche abbigliato nel medesimo modo. Immagine POlato 912 aggrappato alle reti con berretto verde militare, che scrolla a mò di incitamento, alle 12:51 lancia capsula lacrimogena (…) Si avvale della facoltà di non rispondere (…) si dice anche in sentenza che Perottino avrebbe detto , a ulteriore elemento della sua responsabilità e di rafforzamento e incitamento nei confronti degli altri, “venite avanti venite avanti prima di tirare le pietre”. Debbo dire per amor di verità perché io ci credo ancora che il Pubblico Ministero è un organo di giustizia e non come lo vorrebbero ridurre i più un organo che ringhia e che si accanisce contro chiunque, che questa frase non c’è. Io ho provato proprio con loro che me l’han fatto notare, quindi l’indicazione viene da loro, la frase non c’è: perché l’apparecchiatura registra voci più vicine, probabilmente quelle delle forze dell’ordine, non sarebbe stato in condizione quindi di captare con così tanta chiarezza una frase detta dagli avversari che erano leggermente più distanti, non molto ma leggermente, c’era molto rumore, quindi lo spazio sonoro che separava la macchina dagli avversari era disturbato anche dai rumori, mentre invece captava molto bene le voci vicine. Ma quel che più risulta chiaro (…) è che è una frase.. cioè si dicono cose completamente diverse, non si dice affatto venite avanti prima di tirare, mi sarebbe piaciuto che ci fosse stata questa frase, perché mi avrebbe fatto molto gioco, non sposta nulla sulle responsabilità di Perottino, è solo.. meno agguerrito e meno organizzatore ma non per questo rimane meno provvisto di condotte materiali, però  devo dire questo per amor di verità perché questa frase assolutamente non c’è.

Asanaji, condanna capi 41 e 42 ad anni 2 e mesi 1, l’appello fa tutta una serie di questione di nullità sulle ordinanze, assunzione documenti, torna il discorso nessun teste l’ha riconosciuto, distanza lanci eccessiva, non specificato in cosa consisteva condotta violenza, etc, non si sposta rispetto al quadro delineato dal tribunale con ampia e convincente motivazione.

Guido è stato assolto dai reati di cui ai capi 40,41,42, le condotte a lui ascritte all’area vasche idriche perché non è possibile stabilire, secondo il tribunale… dunque, ispettore Raimondi riferisce che Guido compare alle 15:05 ai limiti dell’area boschiva, zona vasche idriche, dove Custureri lanciava. Raimondi aveva sospettato … aveva avuto delle indicazioni non certissime guardando immagine GAIA 3A etc. e aveva poi acquisito la certezza guardando immagine Gaia 3C 455.jpg  (…) persona riconosciuta perché già indagata in altre circostanze (…) fatti del G8 al quale il Guido ha partecipato. Visto personalmente a volto scoperto nelle trattative per il rilascio del carabiniere, fotografia Conti2 parte 0/17272 finale, imputato all’estrema destra. Sentito dal GIP (…) si riconosce solo nel fotogramma a viso scoperto e dice non sono io nelle altre a viso scoperto. (…) non possibile stabilire se giaccone corrisponde per fattezza e colore e se dotato di cappuccio (dice tribunale)… (….) indumenti non hanno caratteristiche particolare, nella perquisizione il materiale acquisito non è d’interesse, quindi è compatibile solo l’altezza e la struttura fisica e lo manda assolto. Appella il pubblico ministero evidenziando che nel video 74811GIPS Torino GAI CONDELLO parte 3 (…) appare con volto parzialmente scoperto (…) occhi liberi distinguibili (….) chiari tratti somatici del video (…) immagine 42, 17:27 finale, caratteristiche fisiche ed indumenti sono identici al video di Condello. Raimondi lo individua con assoluta certezza, come abbiamo già detto, prima gli sembra e poi è certo, normale riconoscimento di persona in parte travisata se già si conosce il soggetto.  (…) Allora, a parte che abbiamo la testimonianza di Raimondi e va bene, ma se anche non ci bastasse sottopongo alla corte una serie di fotogrammi, partendo dal primo (…). Qui abbiamo la persona che l’accusa ha ritenuto essere Guido, le due immagini che ripropongono un’identità di persona nelle sue caratteristiche non fisiche ancora ma di abbigliamento e vediamo benissimo quello che il tribunale ha detto che non si vedevano (….) che si vedevano qui ma non altrove (…). Questa è invece una visione frontale del soggetto che indossa un, non sappiamo se una sorta di mascherina o un attrezzo per coprirsi il capo usato a metà, ma se noi guardiamo il volto vediamo una nettissima rassomiglianza con il volto di Guido, ma soprattutto se guardiamo l’ingrandimento di questa foto dove c’è il marchio della giacca si può leggere distintamente il marchio QUECHUA e anche qui ingrandendo si vede la scritta QUECHUA assolutamente evidente. Il giaccone appare di due colori diversi, in realtà è stato spiegato, dipende dalle diverse condizioni di esposizioni alla luce e dallo sfondo (…). Nelle foto si vedono benissimo sia il taglio dei capelli sia l’arcata degli occhi (…) si vedono benissimo i legacci del cappuccio che abbiamo visto anche essere nel cappuccio repertato nelle foto precedenti (…).  Conseguentemente per Guido che risponde dei capi 40 e 41, unificati nel vincolo della continuazione, il Procuratore Generale chiede che venga condannato alla pena di anni 3 e mesi 2 di reclusione e si dichiari non doversi procedere con riferimento alla contravvenzione di cui all’art.5 perché estinta per intervenuta prescrizione.

Maniero  è stato già trattato quindi non ci torno sopra. Bastioli è stato condannato per i capi 43,53 e 63 alla pena di anni 3 mesi 4 e giorni 15, non vi sono particolari problemi di identificazione, c’è un lunghissimo atto di appello in cui si dice sostanzialmente ma son solo due le sequenze di foto in cui l’imputato è visto compiere atti penalmente rilevanti (…) non si può riferire a lui una serie di condotte molto più ampie (…), contestamento riconoscimento fatto da operatore Demar (..) violazione diritti difensivi  (…) questione che ho già esaminato e discusso.

Uno dei tanti manifestanti feriti il 3 luglio nella zona della centrale elettrica

Uno dei tanti manifestanti feriti il 3 luglio , colpiti da lacrimogeno.

Bernardi è condannato per i capi 46 e 47 alla pena di anni 3 e giorni 15 di reclusione, e per i fatti alla centrale elettrica il tribunale ritiene che vi siano elementi più che sufficienti e fa una motivazione molto articolata, è quello che diceva di aver lanciato i sassi perché preso da paura e rabbia per essere stato colpito da lacrimogeno e perché i lacrimogeni si abbattevano anche su donne e bambini con inusitata violenza, tale da indurlo ad una reazione da parte sua. Il tribunale non presta grande credito a questa prospettazione difensiva e anche in termini di quantificazione della pena direi che non ravvisa nella sua condotta neppure quell’eventuale fine concorrente soccombente di difendere gli inermi dal lancio di lacrimogeni. Nell’appello si contestano ordinanze omissate, regole controesame, tribuanle per aver consentito al pubblico ministero di revocare suo testimone, si duole della mancata concessione dei riconoscimento del 393 bis, sostiene l’assoluta assenza di dolo con riferimento alle sue condotte perché in realtà non erano affatto connotate dall’elemento psicologico tipico ma semplicemente dalla volontà di fare un atto dimostrativo di protesta, poi c’è una questione di improcedibilità dell’azione penale (….) chiede attenuante provocazione, 62 n.1, 62 n.3 e insussistenza delle aggravanti.

Binello, siamo quasi verso il fondo, è condannato per i capi 46,47 e 48 ad anni 3 e mesi 2, per i fatti alla centrale elettrica, c’è un’adeguata e convincente motivazione del tribunale con riferimento alla condotta, è assolto dal capo 47 in danno di persone diverse da Ginefra quindi è condannato…. escluse quelle di Ginefra. Appello su 393  bis, nesso causalità che non vi sarebbe con le lesioni, ascritte in maniera direi bulgara a tutti quelli che  c’erano e non c’è individuazione della responsabilità per le lesioni per cui dovrebbe essere assolto.

Conversano, vi è appello incidentale del Procuratore Generale che si è soffermato sulla mancata considerazione e sul mancato conseguente calcolo in termini di aggravamento della pena della recidiva specifica infraquinquennale, ho controllato sul certificato penale, la recidiva è specifica ma non è infraquinquennale, quindi insisto nell’appello incidentale ma con riferimento alla sola recidiva ex articolo 99 e chiedo che la pena già irrogata nella misura di anni 3 e mesi 3 venga aumentata per effetto dell’applicazione della recidiva ex articolo 99 comma 1, chiedo scusa, per effetto della recidiva specifica, di mesi quattro, alla misura di anni 3 e mesi 7 di reclusione. Non devono sembrare troppo quattro mesi (…) era un precedente specifico che si ricollegava sempre alla vasta area di contestazione dell’imputato. Conversano ha diritto a qualche parola in più perché Conversano ieri ha consegnato uno scritto che ha anche letto alla Corte, dove devo dire ho letto con attenzione perché subito non avevo capito e contrappone una cronologia che risulta dalla motivazione della sentenza, la sua giusta cronologia narrativa, dove la cronologia narrativa per la verità non differisce molto dalla cronologia della sentenza perché “giungo a Chiomonte alle ore 13”, giunto a Chiomonte alle ore 13… “mi inerpico per il sentiero delle vigne subendo lanci di lacrimogeni, torno alla centrale elettrica, vedo manifestanti che tirano una corda legata alla recinzione”, in realtà tutta la parte “effettuo primo lanci” eccetera spariscono nella giusta cronologia narrativa, quindi la ricostruzione fatta dal giudice di primo grado viene parzialmente contestata dall’imputato che postpone di molto nel pomeriggio i suoi lanci rispetto a quello che direbbe il tribunale. Ma a ben leggere il tribunale dice che i lanci sono alle 16:30 e prima c’erano stati primi lanci, ma i lanci maggiori sono alle 16:30. Anche lui dice alle 16:30, due ore dopo il lancio di lacrimogeni,  raccolgo le 3, 4 pietre che poi tiro. (…) non c’è una grande differenza tra quello che ricostruisce il tribunale e quello che indica l’imputato (..) se non per rimettere in discussione, ridare fiato al discorso che si trattava di una reazione e non di una offesa portata in via iniziale anticipata e di decisione anteriore. Però, ripeto, mi pare che di questo abbiamo già discusso, sono già intervenuto sul punto e mi richiamo a quanto già ho indicato.

Giordani è stato condannato alla pena di anni 3 mesi 1 di reclusione, per i fatti alla centrale elettrica, capi 46,47,50 (..) c’è tutta un’articolata motivazione (…) Digos Biella conosce imputato perché appartenente collettivo studentesco, nessun dubbio identificazione, si avvale della facoltà di non rispondere, assolto dal capo 47 per non aver commesso il fatto, condannato per capo 46 con interdizione dai pubblici uffici per anni 5. Non c’è appello del PM sull’assoluzione parziale, chiede conferma (…) i lanci sono appena prima di molti lacrimogeni lanciati quindi in questa sostanziale contestualità si deve riconoscere reazione atti arbitrari, attenuanti generiche, poi questioni processuali su ordinanza questore e controesame.

<<“Tiro delle reti simbolico”, simbolico o non simbolico le reti si sono rotte.>>

Grieco è condannato per i capi 46,47,50 alla centrale idroelettrica alla pena di anni 3 mesi 5 di reclusione, direi che non vi sono (…) atto di appello dice che la violenza iniziale se ho capito bene sarebbe del questore vicario Sanna, il pacifista sarebbe atterrato e colpito da un calcio poi altre violenze, pinza a pochi centrimetri dai manifestanti su recinzione, uso lacrimogeni imponente quindi manifestanti con maschera antigas per pura difesa. Chiamata alle armi, terminologia simbolica, lo scritto è riflessione personale… no strategia di attacco perché episodi a distanza di tempo (…) ma un assalto.. una risposta, una risposta a che cosa, guardate i filmati francamente mi viene da chiedermi a che cosa si è risposto, mentre invece si è trattato pacificamente di assalti preordinati. Tiro delle reti simbolico, simbolico o non simbolico le reti si sono rotte. Nessun sasso lanciato prima di lacrimogeni, non è vero (…) lancio di oggetti da forze dell’ordine quindi poi solita cosa, 393, poi questione orario lesioni (…) ma questa è una questione che già il tribunale aveva risolto assolvendolo parzialmente dal capo 47 con riferimento a determinate posizioni di persone ferite anteriormente al momento in cui si può sicuramente dire essere entrato in scena.

Gullino è stato condannato, se ho capito bene, ad anni 3 e mesi 1 per i capi 46,51 e 59 e assolto per le lesioni di cui al capo 47. Sono un po’ criptiche le mie annotazioni… non vi è appello del PM sull’assoluzione parziale, il PG chiede conferma e chiede accoglimento appello incidentale proposto dal PG perché considerata la recidiva che era contestata, quindi il PG chiede accoglimento appello incidentale del suo ufficio, l’aumento di mesi 2 della pena inflitta, portandola alla misura di anni 3 e mesi 3 nei confronti di Gullino.

Imperato è già trattato, Lussi condannato soltanto alla pena di mesi 2 giorni 15 per un reato, Nucera alla pena di anni 3 e mesi 2 per reati di cui ai capi 46,47 e 60, l’ultima è la contravvenzione. Motivi di appello riguardano riduzione richieste parte civili, nullità ordinanze su controesame (…), 393, assenza elemento soggettivo, concorso morale in che modo, travisamento per ripararsi da gas lacrimogeni, attenuanti generiche e tutte le attenuanti di cui all’articolo 62, 1,2,3 e 5, direi che sono argomenti anche questi che abbiamo trattato.

Pia è assolto dai capi 11,12 e condannato per il travisamento a mesi 8 di arresto, con riferimento al capo 13 del poc.8636, capo che essendo rimasto da solo, in contestazione solitaria, la contravvenzione non può che essere dichiarata prescritta, non doversi procedere per prescrizione, mentre Pia deve essere condannato perché deve essere accolto l’appello del PM. Sorrentino all’udienza del 19/11/2013 dice che alle 15:44 su un’altura vicino a centrale elettrica, sulla destra rispetto alle forze dell’ordine, si evidenzia soggetto molto giovane (…) volto travisato da foulard (…) la fotografia dell’operatore Torti 3 foto 786 individua lo stesso soggetto accanto al minore Avondino, fotogrammi xxxx, ritrae con braccio destro in avanti mentre parla con Avondino o Avodino. Il 3/7/2011 la polizia ferma auto su cui viaggiano PIa e Avondino e un terzo giovane e da controllo su auto rilevavano 3 tirapugni, fionda metallica, biglie, maschere da verniciatori (…) la foto veniva effettuata da polizia stradale (…) Video Torti offre prova del concorso del Pia, avrebbe dato indicazioni al cugino sui bersagli da colpire (….) cugino lancia con fionda. Il tribunale dice che il video Torti è di breve durata, il braccio avanti del Pia può avere diversi significati, indicazione per migliorare lancio successivo… va beh, anche se fosse questo il significato, con buona pace del tribunale si parla di lanci, non è che il miglior lancio sia un elemento di incertezza sulla condotta del PIA. Commento poco entusiasta sul lancio appena effettuato, non si percepisce il passaggio di qualcosa dalla tasca del Pia ad Avodino o Avondino. Il tribunale però si contraddice perché se si parla di un tiro che non è piaciuto o di un tiro da aggiustare comunque si parla di un lancio e però viene assolto perché la condotta descritta non consente un’interpretazione univoca, in compenso viene data una pena di ben 8 mesi di arresto per il travisamento, poi c’è la sospensione condizionale e la non menzione. Devo dire che mi lascia molto perplesso perché il comportamento di Pia, anche se non è visto lanciare, denota sicuramente un’ipotesi di concorso, di rafforzamento, desumibile dalle condotte (…) dalla consegna di un oggetto poi lanciato da Avondino, io non so se questo cuginetto più piccolo (si è proceduto nei suoi confronti in separata sede) lo avesse portato lì per iniziarlo ai segreti dell’arte della guerra o se si trincerasse vilmente dietro un minore per andare lui esente da responsabilità, fatto sta che comunque sia il fatto di istigare un minore a commettere certi atti certamente non depone favorevolmente per il Pia. E del ritrovamente sull’auto di un ampio strumentario di oggetti atti ad offesa della persona. Non si vede a cos’altro può servire il dito puntato accanto ad un soggetto con fionda, se non a dare indicazioni per il tiro. (…) Concorso non solo morale ma anche materiale, avendo con indicazione traiettoria concorso, istigato e direzionato la condotta di Avondino. (…) Soggetti fermati da polizia stradale di Cavaglià, lo zaino contiene tutta questa roba, il che dà anche indicazione ulteriore sul motivo per cui Pia si trovava lì perché se fosse stato un manifestante pacifico che poi magari si aggregava anche alle parte violenta della manifestazione ma con pietre eccetera poteva essere considerato a livello normale, ma l’armamentario che si portava dietro ne fa una persona che è andata lì con lo scopo anche di rifornire, di portare una provvista, di utilizzare questa provvista, chissà quanti ne aveva… son quelli che ha riportato indietro (…). Nel filmato si vede questo rapporto tra Pia e il minore (…) .
Ecco la mano che indica e il passaggio… va beh.  Per Pia Valerio la richiesta è di anni 3 mesi 4 di reclusione per i capi 11 e 12  unificati nel vincolo della continuazione per il 13, per il quale vi è stata condanna, dichiarare non doversi procedere, in parziale riforma sul profilo specifico di Pia.
Radwan era imputato per il delitto di danneggiamento al capo 9 (…) 3 luglio centrale idroelettrica e capo 10 che era travisamento ed era stato condannato con pena convertita a 250 euro di multa, se non vado errato. Adesso io non so quale sia l’orientamento giurisprudenziale che segue la corte, se scindere il reato … prescrizione del reato contravvenzionale, non lo so… c’è l’articolo 5 che è prescritto (….) faccio questa richiesta, la corte segue questo orientamento?

Presidente: adesso valuteremo.

PG: La richiesta sarebbe di rideterminare la pena in 235 euro di multa per il solo reato di cui al capo 9 e dichiarare non doversi procedere in relazione al reato di cui al capo 10.

Abbiamo la penultima posizione e l’ultima per la quale vi è appello del Pubblico Ministero che è Vitali, che è stato assolto dai reati di cui ai capi 46 e 47 e condannato per i capi 52 e 61, per il 61 c’è la prescrizione… su Vitali non direi nulla di particolare, se non far vedere un breve filmato perché l’assoluzione di Vitali, contro la quale ha appellato il Pubblico Ministero è dovuta al fatto che è in posizione assolutamente eccentrica nel video nel senso che è molto laterale rispetto al campo che viene ripreso, sul margine del campo di ripresa mi pare a sinistra, sicuramente lancia ma il tribunale ha ritenuto che la (???) del lancio  non fosse così sicura e quindi l’ha mandato assolto al di là del pacifico riconoscimento.  Il PM di primo grado ha impugnato sostenendo che i giudici di primo grado si sono contraddetti (…) reato di resistenza quantomeno a titolo di concorso morale (…). Scatti fotografici (…) mostrano Vitali travisato partecipare attivamente a momenti differenti al danneggiamento dei betafence posti a protezione di Via dell’Avanà (….). Video xxx mostra Vitali Andrea che travisato sta sul ponte e partecipa ai violenti scontri con le forze dell’ordine lanciando i sassi. (…) Video mostra Vitali mentre si trova sul ponte, compare in prima fila con volto parzialmente coperto dalla kefiah e tiene in mano oggetto contundente verosimilmente un sasso. (…) 17:21 gruppo manifestanti … in posizione avanzata compare Vitali (…) viso sempre travisato dalla kefiah, paio guanti scuri, tiene in mano un sasso (…) lo stesso ha affermato di essersi adoperato a fare defluire la gente e a gettare nel fiume lacrimogeni, restituendone uno al mittente, e si spiega anche perché uno degli oggetti che aveva nelle mani potesse essere di natura metallica. Non aggiungerei nulla alle osservazioni del PM se non per dire che se la ricostruzione del PM è esatta non completamente esatta è quella del tribunale perché vi è una somma di comportamenti violenti da parte del VITALI che trovano un naturale sbocco anche nel lancio di pietre quando lui si trova pacificamente sul ponte di Via Roma, meno pacifico a quanto pare perché la visione del filmato forse non rende così bene ma si vede benissimo il gesto del lancio e un corpo che non si può identificare ma sicuramente un oggetto che non è un ufo che vola per effetto del lancio effettuato da Vitali. Bisogna guardarlo con attenzione, è un lavoro che comunque il giudice ha l’obbligo di fare  nel momento in cui deve valutare una tesi pro e una tesi contro la posizione dell’imputato. Se è così, se si sommano le condotte violente, se vi è anche un lancio, se vi è la sua ammissione di  avere rilanciato al mittente (…) è evidente che la assoluzione pronunciata dal tribunale debba essere riformata e debbano essere accolte le richieste del pubblico ministero. Guardiamo solo un attimo il filmato perché io non l’ho visto…. ecco, è quello sulla sinistra, dietro i rami, si vede l’oggetto che vola e non fuma e quindi non può essere un lacrimogeno restituito al mittente. Sull’identificazione il tribunale non ha dubbi quindi qui si tratta di stabilire e io ritengo che si possa stabilire con assoluta certezza e pacifica convinzione che ha lanciato e che si è vista anche la sagoma dell’oggetto che volava e non fumava e quindi non poteva essere un lacrimogeno. Per Vitali il procuratore generale, in riforma della decisione impugnata,  chiede che l’imputato venga condannato per i capi 46 e 47 e che unificati questi reati con capo 52 per il quale vi è già stata condanna, con esclusione contravvenzione capo 61, pena rideterminata in anni 3 e mesi 4 di reclusione, con dichiarazione non doversi procedere con riferimento alla contravvenzione.

ZIGLIOLI ultimo in ordine alfabetico non d’importanza, uno di quelli  controllato su autobus barriera Ghisolfa Milano, imputato ammette rilancio capsula 30 mg che rispediva al mittente,  ma le modalità di lancio sono diverse, afferma di essere stato colpito  al petto e al torace da lacrimogeno mostra bruciature su maglietta ma la bruciatura nelle foto quando scende dall’autobus al casello di Milano non c’è e quindi non fu risposta ad attività forze dell’ordine perché i primi fumogeni (credo intenda lacrimogeni, ndr) furono lanciati sulle vigne e l’imputato era sul ponte. Vi è condanna, la difesa presenta appello, indica esistenza del frammento di video in cui si vede un lacrimogeno che arriva dividendosi in tre parte nella zona dell’imputato (…). Oggetto inidoneo a provocare danni (…). Attenuanti 393, orario delle lesioni, non ci sono altri elementi.

La requisitoria del Procuratore Generale sarebbe terminata se non per chiudre con due annotazioni sulla concedibilità delle attenuanti generiche (…) o sulla maggiore estensione della portata mitigatoria delle attenuanti concesse (…) da parte degli imputati che le hanno già ottenute e che ne invocano la maggiore portata.

E’ ovvio che la procura della repubblica ha abdicato alla possibilità di fare appello sulle attenuanti generiche concesse e io ne prendo atto e non faccio ovviamente nessuna considerazione. Ci sarebbe da fare appello su alcuni, altre sono state ben concesse e valutate anche perché comunque le posizioni soggettive vanno sempre riguardate individualmente e soggettivamente , qui usciamo dal novero della collettività e della collettivizzazione ma ne usciamo fino ad un certo punto perché qua dobbiamo dire se questi imputati per i quali oggi il PG ha assunto le conclusioni, che sono per la forma ovviamente conferma della sentenza impugnata, riforma parziale della sentenza impugnata con accoglimento degli appelli del pubblico ministero, nelle parti  indicate, perché anche con riferimento all’appello del PM ci sono stati aggiustamenti di tiro, quindi queste sono sostazialmente le conclusioni e condanna per gli imputati già assolte alle pene indicate o rideterminate (la Presidente annuisce con la testa, ndr) e condanna alla pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici per tutti coloro che riportano condanne superiori ai tre anni, per la durata di cinque anni.
Io devo dire che, mi sembra anche naturale conseguenza delle considerazioni di carattere generale dei fatti, della gravità, della dimensione dell’estensione delle singole condotte criminose, delle condotte criminose diciamo collettive, per gruppi, mi pare che spazio per la concessione delle attenuanti generiche veramente non ce ne sia. Se devono essere concesse per il solo fatto di esistere o di non avere alle spalle precedenti penali di questo genere è tutt’altro discorso,  io non sono di questa scuola, non lo sono mai stato, le attenuanti generiche sono un utile strumento di riconoscimento nei confronti di un  profilo positivo dell’imputato o strumenti ridimensionamento della pena quando, per ragioni di altri limiti, altri blocchi posti dalla normativa,  la pena che si dovrebbe irrogare in concreto, partendo da quelli che sono i limiti, risulta eccessiva rispetto a quello che il giudice ritiene dover essere la retribuzione sanzionatoria dell’imputato , lo so che parlare di concetto retributivo della sanzione può fare impallidire qualcuno ma qui è detto non in termini di filosofia giuridica o filosofia storica ma è detto in termini brutali.

“se noi immergiamo queste cartine di Tornasole nel liquido di ciascuno imputato, eh… ne escono malamente le cartine di Tornasole”

No alle generiche perché siamo in presenza di persone che in parte hanno precedenti alcuni molto gravi, altri medi, altri apparentemente lievi, ma tutti specifici, sono persone…. perché anche le generiche devono essere pensate e date, concesse sulla base comunque anche dei criteri del 133, perché sennò come faccio io a dire dò le generiche a uno, perché? allora il 133 ci dice che teniamo in conto tutta una serie di parametri, indice e cartine tornasole … e se noi immergiamo queste cartine tornasole nel liquido di ciascuno imputato, eh ne escono malamente le cartine di tornasole perché sia sotto il profilo della proiezione verso il passato, sia sotto il profilo della valutazione di quello che è stato il loro atteggiarsi nel processo, verso il processo, verso lo Stato, sia il giudizio prognostico su quello che faranno se non si potrà eseguire una pena che verrà erogata eccetera,  è tutto negativo, ma è negativo perché? Non è negativo solo per il singolo individuo perché  prendo tizio e lo valuto negativamente, è negativo perché appartengono  ad un contesto che si esprime negativamente, con potenzialità altrettanto violente, negative e pericolose che hanno mostrato nel corso dello svolgersi dei fatti del 27 giugno e del 3 luglio, allora questo strumentario, questo armamentario , questo bagaglio che è la connotazione del loro essere persona, individuo e del loro essere sociale, è una connotazione che si esprime e si caratterizza per termini molto negativi , che male fanno sperare per il futuro, che male fanno valutare le condotte, perché sì, qualcuno ha detto mi dispiace, qualcuno ha chiesto scusa eccetera  ma ho già detto come questi profili siano assolutamente soccombenti rispetto a un continuare una rivendicazione della bontà delle azioni fatte, non ha chiesto scusa per le azioni,  ha chiesto scusa perché ha causato lesioni e questo può anche andare bene ma se non causano lesioni quelle azioni vanno bene lo stesso. Gli argomenti sulle generiche sono molto elastici, ognuno può dire tutto e il contrario di tutto.

“La valutazione prognostica è assolutamente infausta, è una brutta espressione ma la uso lo stesso”.

A me pare che un buon governo dell’art. 62 bis  in un processo come questo dovrebbe condurre a negare le attenuanti generiche,  a dire no alle attenuanti generiche, perché io non vedo un solo profilo di valutazione, diciamo così, individuale, non vedo un solo profilo di valutazione dell’atteggiamento processuale, salvo quelli che hanno chiesto scusa non vedo profili di prese di distanza  da quello che è stato, ma questa presa di distanza, e questa è una delle ossature del no alle generiche,  non ci sarà mai perché la radicata convinzione rispettabilissima in termini politico ideologici di essere nel giusto e che lo Stato è nel posto sbagliato e ha … sbagliati, non verrà mai ribaltata semplicemente dall’essere stati sottoposti a un processo e dal riportare eventualmente una condanna,  lo dimostrano i precedenti di quelli che di queste condanne, non tanto per la TAV ma anche per altro, le hanno già subite.  Sicché la valutazione prognostica è assolutamente infausta, è una brutta espressione ma la uso lo stesso, e quindi tutti quelli che sono i parametri ante-contemporanei e prognostici del 133 che vengono uniti alla gravità dei fatti, al carattere organizzato dei fatti, alla violenza con cui i fatti sono stati posti in essere, alla durata dei fatti posti in essere che si sono protratti per ore, al fatto di avere impegnato una guerra contro le forze dell’ordine perché è la guerra contro lo Stato, è vero che è fato per un ideale (non sta alla corte dire se un ideale è giusto o sbagliato perché parliamo di un ideale generale), la traduzione che ne fanno costoro è sicuramente sbagliata.. perché è una contrapposizione allo Stato, è una contrapposizione a ordini che lo Stato dà,  è una contrapposizione attraverso una manifestazione non di pensiero ma di violenza, è una manifestazione di aggressione, è una manifestazione di ostilità portata con armamenti, e quindi non vedo proprio quale possa essere la prospettiva dalla quale muovere per concedere le attenuanti generiche. Parimenti mi pare che le pene comminate dal giudice di primo grado siano estremamente equilibrate. Mi sono anche doluto per il fatto che su talune posizioni non vi sia stato appello del pubblico ministero trattandosi di giudizio ordinario sulla pena inflitta e su qualche  concessione di attenuanti generiche, la procura di primo grado ha inteso atteggiarsi in questo modo, io la seguo ovviamente, non posso fare diversamente, ma la seguo anche se posso dire ideologicamente su questa strada, è una scelta che io ho condiviso, oggi difendo porto avanti, ma per quanto riguarda questa parte la mia prospettazione è in questi termini, le conclusioni le ho già riassunte, ringrazio la Corte e i difensori per l’attenzione.

Viene stabilita una pausa di 30 minuti, fino alle 15:15, poi la parola passa alle parti civili.

Alcuni avvocati di parte civile depositano conclusioni e nota spese.

“Guardie e ladri.”

AvvocaturaDiStato

Avvocatura di Stato, foto processo primo grado

Avvocatura di Stato:  è stata un’udienza lunga e impegnativa con la poderosa requisitoria del procuratore generale credo che siamo tutti abbastanza stanchi … non pretendo l’attenzione della Corte quindi cerco di sintetizzare. L’avvocatura dello Stato ha condiviso l’impianto della sentenza di primo grado che non è stata impugnata da noi e condivide anche puto per punto la requisitoria del pg quindi autolimito la mia discussione e preannuncio che eviterò di dire cose che avete già letto nella sentenza o sentito dal procuratore generale (…). Mi limiterò sul merito processuale a qualche nota a margine, ininfluente ma che ritengo importante. Sulla posizione processuale delle parti civili che rappresento, sono tre ministeri che agiscono per la rivalsa degli stipendi corrisposti ai dipendenti infortunati durante i periodi di malattia, questo per me oggi è l’oggetto del giudizio. In particolare, forse può essere sfuggito alla corte, che la costituzione di parte civile originariamente era stata prospettata in modo da comprendere anche la presidenza del consiglio in ragione del contesto in cui sono avvenuti i fatti, in relazione al danno all’immagine dell’Italia, danno non patrimoniale spettante al governo in quanto tale, il tribunale non ha accolto questa prospettazione e ha fatto ordinanza che ha escluso il consiglio dei ministri, ho condiviso la posizione del tribunale, non c’erano delitti contro la personalità dello Stato, i capi d’imputazione sono quelli che sono, sono reati voglio dire bagatellari, ma certo non di quel livello e il mio convincimento maturato nel processo di primo grado era relativo al fatto che in effetti era una forzatura quella di inserire quest’aspetto di danno patrimoniale mentre invece è opportuno limitarci alle posizioni delle forze dell’ordine e  dei loro terminali amministrativi di riferimento. Quindi tutto quello che riguarda il contesto, su cui molto si soffermeranno le difese esula totalmente dalla mia visuale. E dico questo perché ho il dubbio, la preoccupazione che il processo rischi … la discussione rischia di essere stata in parte fuorviata dalla dinamica della dialettica in particolare in relazione all’aspetto del 393 bis che coinvolge il comportamento delle forze dell’ordine ed induce a pensare che questo processo sia legato ad una contrapposizione tra due fronti, manifestanti da una parte e forze dell’ordine dall’altra… guardie e ladri, semplificando, come se fosse un processo attinente a tafferugli esplosi allo stadio tra due tifoserie rivali o un processo per rissa, dove in effetti ha una qualche rilevanza capire chi ha cominciato, che io trovo una qustione anche po’ puerile, se vogliamo, una giustificazione da scuola materna, “ha cominciato lui” (….). Ma ha la sua logica, come il fatto che se il tifoso x dà una bastonata a qualcuno questo può essere legittimato ad agire colpendo il tifoso Y.. niente di tutto questo, va benissimo il 393 bis e le forze dell’ordine hanno oneri e onori nell’ambito della loro attività, quindi legittimamente l’operato viene esaminato , setacciato anche al microscopio, ci mancherebbe, ciò non toglie che non è questo il processo, qui una delle parti, la parte pubblica, non ha nessun tipo di coinvolgimento nella manifestazione del pensiero, ha un atteggiamento di totale neutralità, interviene a presidio dell’ordine pubblico e a garanzia della convivenza civile, anche a tutela della manifestazione stessa, perché possa svolgersi in base alle regole delle libere manifestazioni del pensiero. E’ importante perché questo dà alle forze dell’ordine una posizione di supremazia in questa vicenda e in generale nel campo delle operazioni di ordine pubblico. Rispetto … una posizione di supremazia che deriva dalla legge, è la legge che assegna le prerogative alle forze di polizia… mentre invece la parte privata agisce per fini politici che però sono del tutto estranei rispetto all’operato delle forze dell’ordine .

“E’ una situazione in cui cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia”

Detto questo poi l’indagine sull’atto arbitrario va benissimo farlo, è stata fatta, non è che ci sia una regola da parte nostra a sottrarci alla verifica su chi ha innescato i disordini… che è un fattore importante, però una situazione in cui cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambio. Io però mi sforzerei a sottolineare la posizione che .. alle forze dell’ordine nel momento in cui intervengono sul campo non contro la manifestazione ma per tenere le condizioni affinché una manifestazione possa esserci e con una dotazione di mezzi e armamentari che la legge attribuisce alla polizia e agli altri reparti. Non credo di dover fare la discussione sul… sulla chimica del gas lacrimogeno (….) questi sono gli strumenti in dotazione alle forze dell’ordine , come sono stati usati lo ha già illustrato il procuratore generale, se non si usa il gas lacrimogeno si devono usare i manganelli, è una scelta quella di usare il lacrimogeno come strumento dissuasivo idoneo ad evitare il contatto (…) il pubblico ministero parla di atteggiamento DIMESSO, io direi rinunciatario, c’è la volontà di non… le regole d’ingaggio sono precise e stringenti e se si vuole una prova di questo, lo dico solo a livello di esempio pensate all’episodio più grave, il sequestro del carabiniere, in una fase concitatissima dove si era raggiunto il massimo della violenza possibile , le forze dell’ordine perdono un uomo e a quel punto l’opzione più logica, immedesimiamoci nella vicenda, è quello di andarlo a riprendere, perché abbiamo perso un uomo del quale non si sa la sorte, poi si vedrà che se la passerà anche molto male, quindi l’opzione di andarlo a riprendere e innescare quel conflitto è forte e fa capire quanto era forte invece la consegna contraria: quella di mantenere il controllo dei nervi, il controllo dei reparti soprattutto e introdurre una trattativa che poi dura mezz’ora, tre quarti d’ora, ha il suo sviluppo, ottiene il suo risultato. Questo è un po’ la cartina di Tornasole, quello che spiegava il Procuratore Generale circa l’atteggiamento delle forze dell’ordine sul teatro di quegli avvenimenti. Vorrei dire una cosa ulteriore da avvocato dello stato, uno spunto di riflessione, considerate la difficoltà del teatro operativo in cui si svolgono i fatti… credo che sia l’operazione di ordine pubblico più difficile che sia stata gestita negli ultimi anni, sia per le caratteristiche del territorio sia per la quantità e qualità degli elementi perturbatori, alla fine il risultato  è stato certo non positivo sul bilancio dei feriti, pesante per le forze dell’ordine , ma positivo sul piano dell’ordine pubblico perché si è evitato una degenerazione della quale nessuno avrebbe potuto prevedere gli effetti in quel momento. E, fatta l’analisi dell’armamentario dei Carabinieri, della polizia, della guardia di finanza e quant’altro, mi piacerebbe anche che si facesse l’analisi dell’armamentario degli elementi perturbatori, non li chiamo manifestanti, perché non si va ad una manifestazione con caschi, fionde, maschere antigas, mazze, non esiste mai! Questa è una cosa che…dico una banalità ma … a me sembra che ci sia un divario, per non dire un abisso, tra il diritto di libera manfiestazione del pensiero e l’esercizio dello squadrismo perché solo con la logica dello squadrismo possiamo concepire che persone che si spostano anche da molto lontano e si organizzano in modo puntuale e articolato come reperimento di uomini e di mezzi, si prendono il disturbo di organizzare eventi come quelli che abbiamo sotto gli occhi, che sono accaduti in Valsusa in quelle giornate. E diffidate dei filmati… lo dice uno che ha visto i filmati e… sono suggestivi, soprattutto quelli dell’accusa, per quello che rappresentano oggettivamente. Questo è un processo che è stato alluvionato dai filmati, se voi vedete i filmati… una cosa mi ha colpito: tutti filmano tutti, ci sono quelli che lanciano i sassi e ci sono dietro quelli coi telefonini che filmano, abbiamo questo prodotto… una quantità di immagini e film sconvolgente, non sempre di facile interpretazione… Il famoso video shock che viene presentato come  … è una montatura, un’operazione di montaggio fatta in modo abile e sapiente, fatta prendendo spezzoni e ricollegandoli a spezzoni che non sono mai stati verificati, ad esempio si vede l’immagine di quello che vuole essere un tiro teso da parte di un operatore della polizia… si vede solo il lancio ma non si vede dov’è diretto il proiettile (…)

Presidente: per essere chiari il pubblico non può fare manifestazioni di assenso… le regole io le devo rispettare, la corte le deve rispettare, le devono rispettare anche gli altri

“Tracce documentate di attacco di forze dell’ordine rispetto a manifestanti pacifici non ce ne sono”

avvocatura di stato: (..) le singole circostanze possono mutare, sono mutate, il teatro operativo era di una difficoltà che era eccezionale, sicuramente il gas lacrimogeno ha fatto del male a persone che non erano coinvolte negli scontri ,  è il prezzo che si paga quando si lancia in un contesto come quello all’aperto, in montagna, quando il gas si sprigiona il vento lo porta dove capita, anche addosso alle forze dell’ordine come è capitato o addosso a manifestanti veri, pacifici. Ciò non toglie che tracce documentate di attacco di forze dell’ordine rispetto a manifestanti pacifici non ce ne sono, ce ne sono tanti in segno contrario, e tanti altri…. (…)
Il movente: mi riallaccio alla… ogni azione dolosa comporta un movente, sulla posizione di totale neutralità delle forze dell’ordine rispetto al campo su cui sono intervenuti, per la verità neanche le amministrazioni di riferimento sono i committenti dell’opera pubblica, semmai il ministero delle infrastrutture, ma rispetto ad una protesta sulla costruzione di un’infrastruttura ferroviaria non esiste la possibilità di attribuire alle forze dell’ordine un intento oppositivo e poi il movente mi chiedo quale sarebbe, perché a fronte di diposizioni che vincolavano fortemente l’operato delle forze dell’ordine ad un atteggiamento remissivo e rinunciatario, teso a non raccogliere le provocazioni, solo di fronte ad esposizioni partite molto dichiaratamente e dettagliatamente in questo senso io non ho capito, non ci arrivo, qual è il motivo per cui le forze dell’ordine avrebbero dovuto decidere di innescare loro i disordini dando vita a lanci di candelotti di lacrimogeni indiscriminati.
Sulle statuizioni civili, ultima cosa su cui devo brevemente soffermarmi, qualche appello si sofferma anche sulla mancanza di prova del danno, per cui la condanna generica e le provvisionali accordate anche ai ministeri costituiti parte civile non sarebbero giustificate. Questo mi sembra un falso argomento sinceramente, in primo grado… ci siamo confrontati a lungo su questo tema, io ho fatto uno sforzo per cercare di parcellizzare il credito, vedere quali erano i contingenti che avevano riportato le lesioni, dove operavano in quale momento, sul fronte opposto verificare chi aveva lanciato in quel settore e agire nei confronti di quei soggetti come obbligati in solido. Mi illudevo di risolvere in sede penale la questione risarcitoria, quantomeno quella sulla rivalsa (…), estenuanti discussioni, fatto sta che poi il tribunale non ci ha seguito su questa linea e ha basato… ha rimesso tutto in separato giudizio civile, compreso danno non patrimoniale, sul danno provvisionale ha accordato provvisionali sulla base del minimo sindacale, sulle risultanze dei referti di pronto soccorso, se il ps ha detto due giorni riconosco due giorni. Io l’ho accettata sinceramente … ci ho riflettuto ma poi ho pensato che cambiava poco perché comunque è tutto rimesso a separato giudizio civile, però la questione non ha più ragione di porsi in appello, vista la condanna in solido.. provvisionali concesse sulla base di queste risultanze minime. Che poi una lesione refertata di 3 giorni in pronto soccorso sia diventata di 30 giorni ed abbia dato origine ad una rivalsa superiore ne discutermo in altra sede ma non vedo perché la rivalsa debba essere in questi termini ridotti considerata sguarnita di prova, è vero il contrario, è stato considerato come prova il referto del pronto soccorso e su quello si aggiungono le documentazioni depositate in primo grado a corredo della valutazione dei periodi di assenza del servizio. Sulle conclusioni le illustro dandole poi per lette, chiedo la conferma della sentenza di primo grado e rigetto appelli imputati e chiedo accogliersi appello pubblica accusa e quindi in ragione di questo chiedo estendersi condanna solidale riferita ai rispettivi contingenti che è stata pronunciata in primo grado a carico degli imputati condannati, estesa anche ad alcuni imputati assolti in primo grado, per essere più preciso quindi la richiesta di estensione della condanna in solido si riferisce agli imputati Avossa, Fissore, Anicot, Arboscelli e Paolucci. Mentre non comprende… avevo scritto anche Imperato poi l’ho cancellato, era stata un’imprecisione mia, l’appello di Imperato riguarda il solo reato di resistenza quindi non ci riguarda.. ho escluso due posizioni: Pia e Vitali, non perché non sia convinto della bontà delle ragioni che sono state portate a corredo della riforma ma per la semplice ragione che ho verificato che in primo grado non avevo assunto conclusioni contro queste due persone, avrò sbagliato io, evidentemente avrò pensato che il fatto che non fossero stati effettuati lanci da parte di questi due determinasse una possiblità di esercizio dell’azione civile. Quindi coerentemente con atteggiamento del primo grado rispetto al quale sono vincolato … non … nelle conclusioni di oggi. Deposito conclusioni e nota spese.

RonfaniAvv. Ronfani per TELT, ex LTF: presenterò anche docunentazione attestante modifica nome società.  LTF si  è costituita in relazione ai reati di danneggiamento sulle strutture poste a protezione dell’accesso su strada dell’Avanà per i fatti del 3 luglio. Si è costituita nei confronti di 6 imputati: Binello, Giordani, Gullino, Vitali, Bastioli, Imperato. Prima di tutto per quanto riguarda la posizione di Vitali era stato condannato solamente a pena pecuniaria abbiamo presentato appello… cassazione irrevocabile. Per Imperato-Binello-Giordani appare chiaramente non solo dalla documentazione in atti ma per stessa ammissione degli imputati risulta anche all’interno degli atti di appello pacifica la responsabilità di questi soggetti in capo alle condotte danneggianti non c’è altro da aggiungere. Mi concentrerei sulle rimanenti due posizioni: Bastioli e Gullino. Per quanto riguarda Samuele Gullino come risulta dai motivi di appello si ritiene che non sia stata provata la condotta danneggiante del soggetto. Sappiamo che il soggetto è stato ripreso nell’atto di svitare dei bulloni del betafence che era posto a protezione di via dell’Avanà, faccio riferimento DSC0282 JPG presente in atti, nei motivi di appello si legge che non può escludersi a priori che tale gesto possa essere stato tenuto per rimuovere una situazione , un ostacolo che poteva presentarsi come pericoloso per i partecipanti alla manfiestazioni, quindi si ritiene non provata la condotta danneggiante, io ritengo che tale prospettazione non possa essere accolta, la condotta immortalata rappresenta una condotta danneggiante, sappiamo che l’obiettivo era quello di abbattere le barriere… in istruttoria dibattimentale è stato dichiarato dagli imputati, Imperato fa chiarezza sul punto, dicendo che l’obiettivo era quello di abbattere i betafence. Abbiamo mostrato anche dai video di stamattina il contesto del 3 luglio 2011… appare poco credibile che in un contesto del genere un soggetto, il Gullino in questione, abbia avuto come premura quella di eliminare una barriera perché preoccupato dal fatto che potesse essere lesivo per i soggetti. E’ più probabile che il suo obiettivo, come per altri imputati, fosse quello di abbattere una barriera… (…) e aiutare gli altri manifestanti a commettere ulteriori condotte illecite, nel video di stamattina abbiamo visto il betafence che era stato divelto, in quel punto molti manifestanti sono stati ripresi mentre lanciavano e gettavano pietre, sassi e altri oggetti. Ritengo quindi che non ci sia alcun dubbio sulla penale responsabilità dell’imputato rispetto alla condotta danneggiante come nessun dubbio ha avuto il giudice di primo grado su questo gruppo. Su David Bastioli nell’atto di appello si ritiene non sia stata provata l’identificazione di questo soggetto, che oltre a tenere condotte danneggianti era travisato… tale lagnanza non può trovare accoglimento, come il Procuratore Generale non ha avuto dubbi nell’identifcare il soggetto travisato nel Bastioli (sentiti in merito ufficiali di PG, Digos che hanno identificato il soggetto senza ombra di dubbio). (…) Bastioli deve quindi essere tenuto responsabile per le condotte ascritte. Sul danno di LTF, risulta la proprietà di LTF / TELT dei betafence abbattuti, in primo grado non è stata chiesta una provvisionale ma si è chiesto che venisse liquidato in separato giudizio, risulta chiaramente la prova della proprietà, il diritto in capo alla società di chiedere il ristoro del danno patito, quindi non possono trovare accoglimento le doglianze lamentate dai difensori degli imputati in appello sia per quanto riguarda il Gullino (…) idem per Bastioli. Concludo chiedendo venga confermata sentenza in primo grado e imputati condannati a pagare spese

avv. Mariarosa D’Ursi – deposita memoria e conclusioni e nota spese per parti civili sub 3 – deposita anche conclusioni scritte per Avv.Crozza: “concludo anche per sindacato UGL con due brevissime considerazioni: posto che una parte degli imputati non ha proposto impugnazione o doglianze sulla posizione dell’UGL quindi in quel caso chiedo che la sentenza venga passata in giudicato, per quanto riguarda le doglianze mosse da alcuni degli imputati si possono riassumere…. (…..) io mi richiamerei alla memoria che ho depositato al tribunale sezione IV in cui ho replicato punto per punto alle doglianze mosse dagli imputati, interamente riprese nei motivi d’appello quindi mi sembrava idoneo. Nel merito poi molti degli imputati hanno contestato la quantificazione dei danni e delle provvisionali che per inciso sino ad oggi non sono state pagate da nessuno degli imputati, mi soffermo al contenuto di quella memoria in cui affrontavo già in maniera abbastanza precisa sia il discorso relativo ai danni riportato dal sindacato sia poi mi consta di citare il processo Thyssen in cui non solo è stata data ampia .. al sindacato di partecipare come soggetti danneggiati dai reati ed è per questo che UGL si è costituita in questo procedimento. Conclusioni scritte, nota spese, consegno copia.

Avv. RONFANI… intervengo per parte civile FUSCO e CENTOMANNI appartenenti entrambi a ufficio DIGOS di TORINO, si condividono considerazioni della procura generale.  (…) Possibilità di ottenere anche da Avossa risarcimento in solido… la sentenza ha adeguatamente motivato sui tre temi fondamentali: esclusione della resistenza passiva come rappresentazione e definizione del comportamento degli imputati, esclusione del rischio di pronunciare condanna ingiusta nei confronti di soggetti che non abbiano concorso nella commistione dei reati, e che le lesioni riportate dai miei assistiti siano frutto di infortunio casuale svincolato dal campo di battaglia. Questo in un contesto di fatto in cui:
nessuna arbitrarietà di comportamento delle forze dell’ordine è oggettivamente esistente, la resistenza è stata attiva e non passiva. E in un contesto giuridico in cui l’arbitrarietà putativa è esclusa dalla pacifica giurisprudenza della corte di cassazione versando in un’ipotesi concorsuale in cui ci fu un rafforzamento …. di condotte specularmente illecite. Ecco perché non serve collegare ogni lesione al lanciatore del sasso… perché il concorso prevede una tipizzazione indifferenziata dei contributi concorsuali e l’esito lesivo è noto, voluto e accettato. E’ risultato provato al di là di ogni dubbio che le lesioni subite dal Fusco e dal Centomani si siano realizzate nel contesto violento (….) Nella giornata del 27 di giugno hanno il compito di monitorare , verificare gli autori di azioni di contrasto da contenuti illeciti, l’ordine di evitare il contatto. Il teste Fusco su questo punto ha anche lasciato una definizione  che è rimasta da ricordare,” le parole ce le teniamo e non ci fanno male” , per dire come avessero tutti avuto l’indicazione di non essere sensibili a provocazioni che non avessero i contenuti dell’aggressione fisica, eppure vengono feriti anche loro che avevano questi compiti non di prima linea nel contatto fisico. il Fusco è ferito all’uscita della galleria Ramat alle 9 del mattino ed è attinto ad un oggetto lanciato al volto che fortunosamente riesce a parare con una mano che non era protetta perché aveva in mano un apparecchio deputato alle comunicazioni con le altre forze di polizia… i lacrimogeni non erano riusciti a disperdere i manfiestanti irriducibili e neanche a fare interrompere i lanci di oggetti contundenti, su questo Ferrara è molto utile nella ricostruzione dei fatti, precisa che in quel momento erano bersagliati… la prima prognosi di Fusco fu di 40 giorni poi prolungata a 76 giorni. La diagnosi è stata lesione tendinea da contusione violenta, diagnosi che rende piena conferma della dinamica raccontata dalla persona offesa, una pietra, una biglia che ha colpito la mano non protetta da presidi difensivi (…)  Centomani il 27 giugno viene colpito da una biglia o una pietra tirata con una fionda (…) le fionde sono anche state trovate, il colpo è così forte da fare presumere l’uso di una fionda, il colpo arriva da dietro e da sopra con una traiettoria dall’alto verso il basso… i certificati medici hanno confermato la dinamica per la tipologia delle lesioni e anche il consulente tecnico degli imputati dott. Ferrero sulle posizioni di Fusco e Centomani non esclude (…) non inclina il capo d’imputazione ma solo modestamente cerca di ridimensionare il tempo di guarigione, in modo del tutto teorico (…)  perché la consulenza è documentale e non sul ferito. Repingo motivazioni appellanti sulla congruità della provvisionale ritenuta dagli appellanti eccessiva (…).  Quindi gli appelli di Palumbo, Cientanni e Rossetto che si concentrano nella parte finale sulla congruità della provvisionale vanno respinti per quanto riguarda i due assistiti che rappresento. Cientanni impegna anche sulle spese riconosciute dal tribunale sulla parte civile. C’è un po’ di rammarico nel notare che il tribunale ha operato una quantificazione delle spese per le parti civili con un criterio ingeneroso, notando che o per scarsità di presenza o per modestia del contributo al contraddittorio tutto sommato il peso delle parti civili doveva essere considerato modesto. Io non ho impugnato questa pronuncia anche se non l’ho condivisa, l’ho trovata ingenerosa su presenza e ruolo delle parti civili nel contraddittorio … dato che la presenza è sempre stata assicurata in una sede giudiziaria estremamente disagevole con circa 70 udienze.. alla luce di questo gravoso impegno e del ricordo che tutti abbiamo della partecipazione alla discussione finale delle parti civili io credo che già il tribunale sia stato particolarmente ingeneroso nella valutazione dell’impegno delle parti civili ma che certamente non debba essere accolta oggi un’ulteriore riduzione delle spese che si legge nei motivi di appello di questo imputato. Chiedo venga confermata sentenza di primo grado e parte statuizioni civili (…) e per quanto riguarda Avossa e Imperato, previo accoglimento dell’appello del PM,  vengano estese le statuizioni civili agli imputati.

La parola passa poi alle difese, con una dichiarazione spontanea di Tobia Imperato che riporterò  in altro post, perché qui l’accusa e, in minima parte, le parti civili, hanno aggiunto altre 21 mila parole alle quali è bene aggiungere una pausa, prima di passare ai discorsi difensivi. E vorrei chiudere con un’immagine del 3 luglio, non una di quelle trovate chissà dove nel web, ma una di quelle impressa nei miei ricordi del tardo pomeriggio di quella calda giornata.

3luglio_azionemilitare_amore

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

Vedi anche:

No Tav:”La sproporzione c’è ma a svantaggio delle forze dell’ordine”, la requisitoria del Procuratore Generale al maxi processo – appello (udienza 11 ottobre 2016)

“Fu reazione legittima ad atto arbitrario” – Seconda udienza appello maxi processo No Tav – 6 ottobre 2016

Divide et impera. Prima udienza appello maxi processo no tav, procedimento separato per cinque imputati

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This article has 8 comments

  1. Simonetta e collaboratori di Tg maddalena, la vostra indignazione per come procede il processo è giusta, come lo è la vostra preoccupazione, ma, si c’è un MA grande. Io chiedo perchè gli imputati tacciono? Perchè il cosidetto Movimento Notav, ormai completamente sottomesso alle posizioni ISTITUZIONALI e dei cosidetti ANTAgonisti DI professione, non si mobilità come ha fatto per il processo al sionista Erri De Luca? Perchè quando i soldi della CASSA di RESISTENZA, sono stati usati per organizzare il Festival Valsusino Ad alta felicità tutti hanno taciuto? Qualcosa non quadra, qualcosa sfugge, Pare che la volontà di dividere i buoni dai cattivi non sia solo di Caselli e dei suoi eredi, ma vada molto bene anche a molti della Valle. Forse non sarebbe ora di prendere posizione netta sulla repressione invece di seguire il folklore delle “tante evasioni” della pasionaria da CREDENZA, che risponde al nome di Nicoletta Dosio? Non è credibile una lotta che usa due pesi e due misure. Simonetta cara Tg Maddalena siamo sicuri che tutte questi repotrt servano ancora a qualcosa o forse servono solo a fare incassare qualche soldo in più alle varie castagnate montanare? So che questa testata giornalistica è seria e conosce molto bene la realtà non bella di certe lotte (ormai svuotate della loro carica perchè ormai il Frejus è finito e le compensazioni arrivano), ma forse è giunto il momento di far capire meglio dove stanno i veri nemici e chi sono i veri nemici, Gli sbirri ormai non sono solo più quelli in divisa, ma sono molti di quelli che marciano alla testa dei cortei, su furgoncini bianchi con megafoni. Sbirri capaci di vendersi per 4 soldi, un posto in consiglio di circoscrizione, altri in comune e altrio ancora in parlamento. E’ tutto molto triste, ma ancor peggio pericoloso, i REGIMI si costruiscoino in questo modo, con la fabbrica del consenso

  2. In tanti lo sanno ma preferiscono rimanere nella maggioranza perché c’è più consenso. Essere una voce fuori dal coro è complicato e fa sentire soli. 🙂
    E poi ricordati che “il movimento non si deve dividere” (nemmeno se lo schifo impera… ma basta far finta di non vederlo e sentirsi parte della grande madre lotta).
    C’era una volta l’etica.

  3. Pingback: TGMaddalena – “Il 3 luglio una massa di persone condivideva l’abbattimento di quelle reti”- La parola alle difese all’appello del maxi processo no tav per 27 giugno e 3 luglio 2011

  4. “I partiti sono organismi pubblicamente, ufficialmente costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia.” Simone Weil

    I partiti/Movimenti…e i fatti lo stanno dimostrando, proprio a partire da quella Valle di Susa tanto osannata, ma che niente altro che uno spaccato dell’Italia intera, e non lo dico in positivo ma in negativo, molto negativo

  5. Pingback: TGMaddalena – “L’obbedienza non è più una virtù”, le arringhe difensive all’appello del maxi processo No Tav, udienza del 20 ottobre 2016

  6. Pingback: TGMaddalena – “Mancata acquisizione del documento ministeriale sull’uso dell’arma lacrimogeno e mancata acquisizione informativa Carabinieri su infiltrazione ndrangheta nel cantiere di Chiomonte – avv. Bertone 7 novembre 2016

  7. Pingback: TGMaddalena – No TAV “Assedio del 3 luglio 2011: buttiamo giù le reti perché questo voleva il movimento NO TAV con le sue parole d’ordine” la difesa, udienza 7 novembre 2016

  8. Pingback: TGMaddalena – No TAV: qualche riflessione in attesa della sentenza in appello per il 27 giugno e il 3 luglio 2011