Rivalta_Rivoli

 

Sabato 21 maggio 2011– Marcia No TAV  Rivalta-Rivoli. Inizia la mobilitazione in vista dell’apertura del cantiere del TAV alla Maddalena di Chiomonte

Migliaia di persone sfilano da Rivalta a Rivoli: donne, uomini, giovani e meno giovani, verso la stazione reggendo striscioni con scritte a caratteri neri o rossi.
‘No Tav’
‘Il nostro futuro lo decidiamo noi’
‘Fermiamo il mostro’.
C’è anche una lunga fila di trattori della Coldiretti.
Manifestano contro i piani ferroviari sostenuti da amministrazioni di destra e di sinistra che hanno in programma di stravolgere il territorio. Gli assenti hanno potuto seguirli su facebook, you tube, twitter, ustream,  e con la diretta di Radio Blackout. Semafori rossi, traffico bloccato per quattro ore, la voce dei megafoni fino  all’angolo più lontano.
“Basta con le menzogne”
“La Torino Lione è una truffa, un furto pianificato di risorse e futuro”

La temperatura è altissima, per lunghi tratti in strade in mezzo al verde non si incontra anima viva, i megafoni si spengono e se ne approfitta per chiacchierare.
Da domani alla Maddalena dovremo esserci 24 ore al giorno“, annuncia Alberto Perino dal palco a fine corteo. “E’ un posto bellissimo, c’è gente che paga per andare in vacanza in posti più brutti” e annuncia l’assemblea prevista per le 16, alla Maddalena, domenica 22 maggio, perché “Non è detto che non comincino in questa settimana o nei prossimi giorni e dobbiamo essere in condizione di bloccarli prima che si insedino, dobbiamo esserci“.

Domenica 22 maggio 2011, assemblea No Tav alla baita alla Maddalena

Decine di persone si ritrovano alla baita nel pomeriggio per dare il via ad una occupazione permanente dell’area in vista dell’inizio dei lavori, che ormai sembra imminente, essendo stata diffusa la data del 28 maggio come ultima scadenza per “non perdere i contributi dell’UE”. A partire da questa data decine di persone si alterneranno per presidiare il luogo notte e giorno, altri terranno d’occhio i movimenti di colonne di automezzi delle forze dell’ordine per segnalare l’atteso sgombero, annunciato da tutti i media e da politici bipartisan.

Lunedì 23 maggio 2011.- Mancano otto giorni alla scadenza di Bruxelles.

ClareaTorretta    Si sta bene a Chiomonte, si respira un fresco profumo di libertà, ma cresce la tensione dopo la preannunciata militarizzazione della zona. Passata la sbronza del ballottaggio dei sindaci, l’attenzione torna agli affari del cemento e i segnali politici emersi nella giornata di oggi indicano con chiarezza che il fronte PDL/Lega è determinato ad accelerare l’avvio dei lavori. A fine mese scadranno i termini per andare all’incasso dei 670 milioni dell’Europa, così dicono. E’ chiaro che si prepara la militarizzazione de La Maddalena per posare la recinzione e attivare almeno un primo, fittizio cantiere da esibire nella vetrina delle commissioni europee. L’incerto Presidente della Provincia di Torino Saitta ha chiesto che prima di creare delle tensioni si attenda almeno “il passaggio del giro d’Italia”. Sic!
Sarà dura. Anche i vecchi partigiani della zona si sono schierati: Ora e sempre resistenza , hanno scritto sul loro manifesto.

Martedì 24 maggio 2011, primo blitz fallito.

Dopo i segnali politici emersi nella giornata di ieri, con il fronte PDL/Lega determinato ad accelerare i tempi di avvio del cantiere di Chiomonte ed un incerto Saitta che chiedeva di attendere il giro d’Italia ed il ballottaggio era chiaro che si stessero preparando per militarizzare La Maddalena e poter cosi’ iniziare il primo cantiere, quello per sistemare la recinzione. Scatta quindi l’allarme, tutti mobilitati destinazione Chiomonte. Dalla valle di susa, da Torino, da Rivalta e Rivoli arrivano nella tarda serata circa 300 persone.

E c’è chi presidia i vari punti, Torino, Susa e l’alta valle. Iniziano cosi’ ad arrivare i primi segnali di mobilitazione, con l’avviso dei primi blindati prima diretti a Torino, Via Veglia e poi in partenza dalla stessa caserma, destinazione Valsusa. Anche dal versante nord arrivano segnalazione di altre camionette in arrivo. E, come per magia, decine di piccole scintille resistenti si attivano. I folletti del bosco si preparano a difendere il  territorio, ed ecco le prime barricate “naturali”. Alberi distesi per difendere altri alberi, pietre disposte in blocco per difendere altre pietre. E, soprattutto, la gente.

Scudi umani pronti a resistere, schierati proprio nel punto in cui dovrebbero tagliare il guard rail per accedere al terreno sul quale dare il via al cantiere.
Giù le mani dalla Valsusa” è il grido che arriva forte e chiaro ai primi operai che, non senza esitazione, fermano i loro automezzi proprio nel punto dove ci sono i presidianti. “Vergogna! Vergogna!”.

Nel tunnel i primi agenti si preparano, si sentono i rumori dei manganelli battere sugli scudi, qualcuno dice di aver visto che preparavano i lacrimogeni. E dai punti di osservazione arrivano altre notizie, altri blindati in arrivo, persino da Genova. Ma nessuno si muove, anzi, continua ad arrivare gente, nonostante la chiusura dell’autostrada e i blocchi nelle statali. Hanno percorso i sentieri più lunghi, ma più sicuri ed hanno raggiunto il presidio. Ora siamo davvero tanti “scudi umani”, rumorosi e determinati. Tentano una trattativa, del tipo “per favore, fateci solo fare la nostra parte, ci mettiamo li’ solo per fare presenza“. Niente di importante, insomma, si trattava di concedere il set per uno spottone elettorale per dimostrare che il cantiere era partito! Niente da fare.  E prima dell’alba, finalmente, la resa. Gli automezzi si ritirano, i blindati spariscono, l’autostrada viene riaperta al traffico intorno alle 6 del mattino. E’ il segnale che il pericolo, per ora è scampato. Per loro, ovviamente. Perché l’occupazione permanente continua. Chiomonte resta “la madre di tutte le battaglie”, come verrà spesso ripetuto in più occasioni dai No Tav.
Sui media la notte verrà descritta come notte di resistenza, tra “blocchi e sassaiole”. I toni si alzano, le accuse sono pesanti: danneggiamento e attentato alla sicurezza.

25 maggio 2011: cartoline dalla Libera Repubblica della Maddalena.

LiberaRepubblicaCi si organizza un po’ meglio, dopo la faticosa nottata. Sulla via dell’Avanà  un gazebo, un tavolo e qualche sedia, vengono trasformati dai media in un “check point” . Inizia ad arrivare qualche giornalista, poi il capitano dei Carabinieri di Susa, Mazzanti, ad una certa distanza c’è chi filma ogni dettaglio. Un breve dialogo con qualche No Tav, e poi via. La strada torna ad essere libera. Si allunga un po’ di pellicola trasparente e con una bomboletta l’area viene finalmente battezzata: nasce la Libera Repubblica della Maddalena.

Sandro Plano, allora presidente comunità montana Valsusa e Valsangone (e oggi sindaco di Susa), chiede che “le compensazioni siano credibili“. Intervistato da Tropeano su La Stampa dichiara:<<Io ho il diritto e il dovere di protestare contro un’opera che ritengo inutile. Il governo ha sicuramente il diritto di aprire i cantieri. Impedirlo è un atto illegale. La responsabilità delle azioni violente, però, è individuale e non può essere attribuita ad un movimento popolare come quello No Tav. In ogni caso chi sbaglia deve pagare. Chi deve prendere i provvedimenti prenda quelli che ritiene più opportuni>>.

26 maggio 2011: “Più gente = meno pietre”. Assemblea No Tav a Bussoleno

 

 

27 maggio 2011: quando i poteri forti decidono di usare la forza “con tutti i mezzi a disposizione” e “senza limite d’ingaggio”.

Il 27 maggio la casta si  è riunita quasi al completo in Regione Piemonte. Ancora una volta assente ingiustificato il presidente Cota.
Schierati, come sempre dalla parte sbagliata, ma molto compatti, il governo (Bartolomeo Giachino sottosegretario alle infrastrutture), la Regione Piemonte (Barbara Bonino, assessore ai trasporti) proprio oggi nell’occhio del ciclone con lo scandalo tangenti / corruzione che ha colpito l’assessorato alla sanità ), il Comune con il sindaco uscente Chiamparino e la new entry (si fa per dire) Fassino, insieme a Confindustria, Camera di Commercio e associazioni varie. Insomma, quelli che nella torta del TAV ci mangiano alla grande da sempre e non si possono proprio permettere l’ennesima sconfitta valsusina.

 Per questo hanno organizzato un incontro aperto, per spiegare quanto sia necessario l’avvio del cantiere per la TAV Torino Lione entro il 31 maggio, condizione necessaria per non “condannare l’economia del territorio e gran parte del paese” . Come se la TAV ci liberasse definitivamente dalla grave crisi economica che ha colpito la nostra regione, la nostra nazione e tutta l’Europa.. TAV LIBERA TUTTI, TAV come uscita dalla crisi, come grande soluzione a tutti i mali.
La TAV si deve fare, e si deve fare in fretta, entro il 31 maggio, altrimenti salta tutto. Arriva forte e chiaro il segnale quando viene invocato l’intervento delle forze dell’ordine per fare rispettare la legalità (ma qualcuno dovrebbe spiegarlo anche all’assessore FERRERO cosa si intende per legalità)  con “ogni mezzo possibile. E chi si mette contro la legge  lo fa sapendo che potrà subire conseguenze”.

“Che tipo di forza ci si può spingere a usare nei confronti dei manifestanti?” chiede un giornalista durante la conferenza stampa, ed ecco la risposta della Bonino: “Il problema è qual  è l’atteggiamento  dei manifestanti, perché nel momento in cui lanciano sassi da 120 Kg in testa agli operai  (120 Kg pare essere il peso totale dei sassi raccolti dopo la nottata, e non di un unico masso, sassi mai lanciati contro persone o cose ma a bloccare l’uscita dei mezzi dal tunnel, ndr)  che cercano di raggiungere i cantieri  il problema non si pone. Lo stato ha solo un compito  che è quello di difendere le persone che svolgono il loro lavoro (poco importa se lo fanno per aziende in evidente odor di mafia ndr)  facendo ciò che devono senza recare del danno a nessuno.  E non c’è nessun limite d’ingaggio rispetto a questo obiettivo perché questo obiettivo si chiama legalità  e uno stato ha l’obbligo morale oltre che fattuale di garantire la legalità sempre e la tutela e l’incolumità dei suoi cittadini in qualunque situazione. Come reagisce uno stato? Con tutti i mezzi che ci sono a disposizione”.

Qui l’audio con l’intervento della Bonino

Bonino

Finisce così la prima settimana della Libera Repubblica della Maddalena.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

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