Sull’assedio del 3 luglio:”buttiamo giù le reti perché questo voleva il movimento NO TAV con le sue parole d’ordine” – L’arringa dell’avv. Novaro al maxi processo in appello.

 

Dopo le arringhe dell’udienza del 3 novembre è il turno dell’avv. Novaro sul 3 luglio. Dalle prime parole emerge “il dato più significativo, ossia la totale incomprensione degli avvenimenti e del loro evolversi nel corso della giornata” e, anche se da un punto di vista diverso, devo dire che concordo con questa valutazione. In questo resoconto troverete alcune mie personali riflessioni e valutazioni, che ritengo necessarie anche se vanno a modificare il lavoro fin qui fatto che si limitava a documentare parola per parole le udienze. Ritengo tuttavia di dover fare, ogni tanto, qualche valutazione personale perché ho la sensazione che stia mancando totalmente la difesa politica di quelle giornate delle quali si rischia una pericolosa “obliterazione”, come già tentai di segnalare lo scorso anno nella discussione che seguì un certo post, successivo alla dura sentenza di primo grado, poco prima della manifestazione di febbraio 2015.Chiusa parentesi, torniamo all’arringa di Novaro.

Novaro richiama la pluriventennale storia dell’opposizione al TAV, e le parole utilizzate dal Procuratore Generale nella sua lunga requisitoria ( qui la prima parte, “La sproporzione c’è ma a svantaggio delle forze dell’ordine”, e qui la seconda parte, “Fu una vera azione di guerra e militare” ). Il tutto, per l’avv. Novaro, indica una lettura non completa e incredibilmente parziale degli atti, basti pensare alla narrazione ricostruita attraverso la corretta collocazione nel tempo e nello spazio dei filmati della polizia scientifica in quelle giornate (che un altro avvocato ha simpaticamente definito “copertura mediatica da evento olimpico”) e loro divaricazione rispetto alle molte dichiarazioni testimoniali.

Sulla quantità e modalità di utilizzo di lacrimogeni, sparati anche addosso, un dato significativo che manca nella lettura che fa il tribunale, dato significativo anche per le reazioni che ha innescato.

Sulla questione lacrimogeni, già affrontata da altri difensori,  Novaro cita nuovamente la circolare ministeriale del 6 febbraio 2001, dalla quale si evince che  l’impiego lacrimogeni deve essere ordinato “in termini chiari ed espliciti dal dirigente del servizio” e che in particolare il lancio di lacrimogeni, “per il forte impatto che provoca sulla folla e per lo scalpore che suscita nell’opinione pubblica, deve essere considerato rimedio estremo” a fronte di situazioni particolarmente gravi e “non altrimenti gestibili”. Simili strumenti possono trovare applicazione solo in caso di “effettiva necessità” in relazione alla concreta situazione, “fermo restando l’obbligo da parte del dirigente del servizio di adottare ogni iniziativa idonea a scongiurarne l’uso”.
 Salvo casi eccezionali “da valutarsi con il necessario rigore” l’ordine di far uso di lacrimogeni deve essere impartito “previa consultazione” del funzionario preposto al servizio con il Questore. Va evitato il lancio di lacrimogeni in ambienti “frequentati da numeroso pubblico” dove potrebbero provocare una “condizione di panico, con intuibili ripercussioni sulla sicurezza pubblica”.

[ndr: la circolare fu emanata dall’allora capo della Polizia Gianni DE GENNARIO, e indirizzata a tutte le Questure, era relativa all’uso dei lacrimogeni e dei manganelli sfollagente, new entry il cosiddetto TONFA, nei servizi di ordine pubblico, in previsione del vertice G8 che si sarebbe tenuto a Genova pochi mesi dopo. La stessa circolare disponeva l’organizzazione di riunioni tecnico operative tra i funzionari impiegati nei servizi di ordine pubblico, finalizzate all’esame dettagliato delle disposizioni dell’ordinanza di servizio ed alla pianificazione della strategia di gestione dei servizi stessi, con l’obiettivo di rendere il personale impiegato compiutamente informato sulle finalità, le modalità ed i rischi dei servizi, dunque l’ordine di utilizzo dei lacrimogeni doveva essere esplicitato chiaramente ]

In relazione alla giornata del 3 luglio, Novaro cita quindi l’ordinanza n.2677 del 2 luglio 2011 del Questore di Torino, nella quale si raccomanda ai dirigenti (…) “.laddove necessaria, di impiegare la Forza Pubblica in via prioritaria per svolgere una valida azione di deterrenza e di contenimento, così da consentire comunque il libero esercizio di diritti costituzionalmente garantiti, con particolare riferimento alla libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero, … l’eventuale intervento della Forza Pubblica dovrà essere calibrato in relazione alle circostanze contingenti e volto ad evitare il coinvolgimento di persone inermi o estranee alla protesta. In ragione del fatto che, così come rilevato in analoghi contesti, non si può escludere la presenza sul luogo di anziani, donne e bambini, l’azione dovrà essere volta ad enucleare e perseguire i soggetti dediti ad attività illecite; – non potendo escludere il tentativo di singoli o gruppi organizzati di violare le recinzioni, di porre in essere le adeguate contromisure per enucleare i singoli … OMISSIS e respingere i gruppi organizzati; – l’eventuale impiego di mezzi di coazione fisica e artifici lacrimogeni dovrà avvenire solo in esecuzione di specifico ordine del Primo Dirigente responsabile del settore di servizio e in conformità alle loro caratteristiche costruttive ed alle istruzioni per l’uso;- l’eventuale impiego degli autoidranti dovrà avvenire, quale estrema ratio esclusivamente in esecuzione di specifica autorizzazione del sig. Questore.
Questo per chiudere il quadro “normativo”, la cornice nella quale si svolsero gli eventi della giornata del 3 luglio, una cornice ancora oggi incompleta in quanto i tanti OMISSIS non permettono di ricostruire con chiarezza le regole d’ingaggio, almeno sulla carta, perché la loro applicazione è evidente a tutti quelli che hanno vissuto quelle indimenticabili giornate e l’implicita autorizzazione istituzionale è in qualche modo avvallata dai tanti fascicoli archiviati rispetto agli atti arbitrari delle forze dell’ordine, queste sono riflessioni personali e non le parole di Novaro.

L’avvocato Novaro ricorda quindi l’enorme numero di lacrimogeni utilizzato il 3 luglio, più di 4.000 [ fu Anonymous a rivelare il numero esatto, 4357, qui un articolo con riferimento alla notizia, ndr] , con modalità particolarmente aggressive, tiri diretti [la cui intenzionalità di colpire le persone è dimostrata in più audio dei video girati dalla Polizia Scientifica, ndr ], confermate da tanti testi della difesa, testi che vengono di fatto obliterati nella sentenza del Tribunale che, ricorda Novaro, “cita solo quelli specifici per Rocca e Schiaretti” e che il Procuratore Generale non sfiora nemmeno nella sua requisitoria.

Ne cita alcuni, Novaro, in particolare quelli che hanno deposto all’udienza del 3 giugno 2014 [ qui il resoconto completo dell’udienza, ndr]. La teste Franzoni Maria parlò di “lacrimogeni sparati fin sulla strada del bosco (…) prato dove c’erano i bambini”, teste Cinato Ausilia parlò di “lacrimogeni sparati sul ponte, contro la tenda di primo soccorso”, e parlò anche dei loro effetti, lacrimazione, nausea, conati di vomito. Il teste Cristiano Antonino, un fotografo professionista, parlò di “lacrimogeni contro fotoreporter”, disse “lacrimogeni da tutte le parti”…”Un cameraman della RAI se n’è andato”…”lanci di pietre da parte di uomini in divisa”…”sparo di lacrimogeni da cavalcavia, con lesioni a fotografo”, precisando che spararono su un luogo dove c’erano solo fotoreporter e non manifestanti e in quell’udienza fu mostrato il video ancora postato su YouReporter.

Novaro richiama poi la testimonianza di Paolo Perotto, che parlò di “esodo biblico/ tutto un popolo in cammino/ tutte età e categorie sociali/ picnic sull’erba/ decide di risalire dal ponte piovono lacrimogeni da tutte le parti/ sia verso chi saliva verso Chiomonte sia verso chi andava a Exilles / racconta di sue difficoltà respiratorie di aiuti avuti da latri manifestanti/ colpito da lacrimogeno in testa/ strada satura di persone che si stavano allontanando: riempiti di lacrimogeni”. Vi riporto qui il video della sua testimonianza e di quella di TITTI, nelle parole di Paolo mi colpì in particolare la gioia che provò nel momento in cui vide le reti divelte, disse infatti “ho visto due reti che erano state divelte e per me è stata una grossa consolazione” e in quelle di TITTI (Giorgione Concettina) ricordo come provai una grande condivisione quando dichiarò con determinazione “Non devono esserci reti in una terra libera” rispondendo ad una precisa domanda del giudici a latere sul perché Titti si trovasse lì. Altri passaggi citati da Novaro, sulla testimonianza di Titti: “entrata nel bosco e poi a causa lacrimogeni risalita a Ramat/ voleva avvicinarsi alle reti del cantiere /scesa alla centrale/ lei e il marito risempiti di lacrimogeni, sparati anche addosso, colpiti alla braccia/ vede tentativo abbattere reti : tutto simbolico era impossibile avvicinarsi veramente a reti

Altri testi della difesa citati da Novaro:

Brasola Giorgio: sua compagna strada asfaltata/ lui segue centinaia di persone che passano dai boschi/ lanci oggetti a centrale che però non arrivavano a poliziotti lanci molti lacrimogeni/
Ferrari Valter: centrale/ area picnic: c’erano persone normali, famiglie con bambini/ vede Carabinieri che stanno preparandosi/ incomincia ad allontanarsi e vede lancio lacrimogeni che inizia/ effluvi lacrimogeni arrivati fin dentro il centro di Chiomonte
Russo Giovanni: scende da Ramat/  vuole raggiungere reti per dimostrare propria opposizione a cantiere/ arriva a Centrale/ lacrimogeni da tutte le parti e lanci sassi ma tirati da molto lontano
Rossero Mirella: centrale/ mangia panini nel prato/ arrivano lacrimogeni/ cerca di scappare si strada per Chiomonte / lacrimogeni conati fastidio a respirare/ segnala presenza bambini nel prato/ lancio di lacrimogeni durato a lungo/ signora che vomita e poi sviene
Vignozzi Grazia: panino su spiaggetta sotto centrale/ battibecca con un CC che chiama eroe perché ha sparato lacrimogeni a donne, vecchi bambini/ ricorda battitura su guard rail/ lacrimogeni anche sulla strada oltre la centrale/ lei era sotto centrale: molti lacrimogeni da lì non era possibile salire alla centrale..  e quindi perché sparare proprio lì i lacrimogeni?

Revelli Marco: Deviata per la Ramat e poi scesi alla centrale/ fittissimo lancio lacrimogeni / inclinazione bassissima in qualche caso anche allo zero/ impossibile invasione sproporzionato rapporto di forza/ lacrimogeni raggiungevano tutti presenti anche quelli sul prato/ gente pacifica/ difficoltà respiratorie conati vomito/ (qui il video con la testimonianza di Revelli, ndr )

Sul concorso di persone nel reato

Avv. NOVARO: Due parole sul concorso di persone nel reato, lo farò in riferimento a Binello ,Conversano e Maniero per il danneggiamento, per Binello e Conversioni per le lesioni e Maniero per quanto riguarda il danneggiamento. Credo che sia necessaria una difesa ad oltranza del paradigma della causalità(…) immagino molti colleghi abbiano già ripreso la sentenza Mannino a sezioni unite del 2005, io l’ho citata approfonditamente nell’atto di appello… aggiungo solo che il contributo atipico che si deve enucleare per provare a ragionare sui profili di responsabilità degli imputati dev’essere valutato in riferimento poprio a questo paradigma della causalità, non sono ammesse valutazioni di pericolosità ex ante come talvolta la Cassazione ha fatto (…) nel senso che non si può ragionare in termini di idoneità ad aumentare la probabilità di realizzazione del reato, ma si tratta di ragionare sul contributo causale diretto che quella condotta dà rispetto alla realizzazione degli eventi. Se per il 336  e 337, le due principali fattispecie contestate, il ragionamento che anche il procuratore generale ha fatto è indiscutibile, qui ragioniamo di condotte materiali quindi non si tratta di addentrarci sul terreno del contributo atipico o del concorso morale o dell’agevolazione, la stessa cosa non vale per le lesioni e per i danneggiamenti. Sono stati contestati danneggiamenti nei confronti di alcuni mezzi ma il danneggiamento è un evento naturalistico, nel senso che c’è qualcuno che atttraverso il lancio di sassi ha colpito un determinato mezzo.. il problema è che non si può bypassare il discorso causale e dire “ma siccome in quella zona hai lanciato dei sassi, tu hai dato un contributo causale alla realizzazione del reato” perché o mi si dimostra che c’è stato un contributo materiale diretto e siccome così non è, perché non è possibile dimostrarlo, non si sa chi abbia colpito con un sasso i mezzi della polizia, occorre agganciare i profili di responsabilità altrove, quindi a delle condotte atipiche, che sono condotte di istigazione o di rafforzamento. Ma se così è allora occorre ragionare come la Cassazione ci ha insegnato a fare, enucleando concretamente la condotta attribuita al singolo imputato e ragionando complessivamente per capire se quella condotta ha innescato effettivamente delle condotte altrui, cioè se ha effettivamente agevolato condotte altrui o ha contribuito a rafforzare i propositi criminosi altrui. Non si può ipostatizzare questo dato e non cimentarsi nella verifica probatoria, perché se è vero, come ricorda la Cassazione, che il ragionamento probatorio  non sempre è facile da sviluppare a fronte di condotte collettive, ciò nonostante è l’arco sotto il quale si deve passare per arrivare a profili di responsabilità.

Nell’atto di appello mi sono anche molto dilungato sul reato di lesioni e ho provato a ragionare modulando una sorta di esempio su uno dei tanti milioni che sono state provocate a operatori delle forze dell’ordine, ne ho scelta una a caso, quella al sig. Barcaro Simone dicendo il sig. Barcaro ha subito una lesione perché un sasso gli è caduto sulla visiera del casco e gli ha provocato poi un trauma sul viso. Questa lesione avviene ad un certo orario, circa le 16, la pietra che va a colpire il sig. Barcaro viene lanciata, dice lui, dalla zona della collinetta sovrastante l’area della centrale, non si sa chi l’abbia lanciato. E’ evidente che qualcuno ha preso una pietra, l’ha lanciata contro le forze di polizia e ha colpito il casco dell’operatore di polizia che ho richiamato. Cosa c’entrano i lanci di pietre fatti in altra zona, in altri orari, seppure in orari concomitanti o poco prima o dopo… contro forze dell’ordine che stazionavano evidentemente nella stessa zona dove stava Barcaro ma non vicino all’operatore Barcaro, è evidente che vicinanza stretta tra tutti i lesionati non c’è. (…) Non si può chiamare in causa l’istituto del dolo eventuale, che c’è quando tiro un sasso e colpisco qualcuno, in questo caso Barcaro, e ho tirato il sasso accettando il rischio di colpire qualcuno ma non si può surrettiziamente utilizzare il dolo eventuale per  dire “hai lanciato un sasso a casaccio, non si sa dov’è finito, ma rispondi comunque di lesioni perché qualcun altro ha tirato un sasso che ha colpito Barcaro”. Mi sembra che il rischio sia di scivolare verso una responsabilità per conto terzi, che finisce per fortemente indebolire il paradigma di causalità a cui mi richiamavo prima. Se noi vogliamo ragionare non di contributo materiale diretto, che va espunto dal quadro di valutazione perché chi abbia lanciato il sasso contro Barcaro non lo sappiamo, possiamo ragionare solo sul contributo atipico dobbiamo calarla sul concreto quadro probatorio, dobbiamo spiegare in sentenza o nelle motivazioni perché ci sono profili di responsabilità di qualcuno che ha lanciato da tutt’altra zona, che sicuramente non può aver colpito Barcaro (…), se lancio mezz’ora prima un sasso da altra posizione perché devo rispondere di quella lesione che è stata imputata a Barcaro? Proviamo a sostituire un lancio di pietra con un pugno, se qualcuno ha dato un pugno a Barcaro, e altri hano tenuto altre condotte verso altri poliziotti, perché si deve  rispondere del pugno che Barcaro ha ricevuto dal soggetto sconosciuto? E’ del tutto evidente che se non ragioniamo in termini di lanci di sassi ma ragioniamo con modalità di condotte diverse non è possibile imputare agli altri la condotta che il soggetto sconosciuto ha compiuto nei confronti di Barcaro. Poi possiamo dire, quindi è l’unica modalità con cui possiamo arrivare a un profilo di responsabilità collettiva, possiamo dire “era stato concordato tutto prima”, e allora se tutto era stato concordato prima evidentemente tutti rispondono di tutto ma, anche questo concorso a monte va provato e mi pare che le argomentazioni contenute nella sentenza non siano sufficienti a sostenere una ricostruzione storica di questo tipo, poi ci arriverò nel corso della mia discussione, quindi il rischio è di ipostatizzare un dato che non trova poi una conferma probatoria sicura.
(…) Anche in ordine al “gruppo di fuoco”… che il tribunale ad un certo punto fa in riferimento alla parte precedente, quella del 27 giugno.

L’arringa dell’avv. Novaro sul contesto del 3 luglio, e sui profili di responsabilità dei singoli imputati. <<Dopo lo sgombero del 27 giugno la parola d’ordine del Movimento No TAV era “ASSEDIAMO IL CANTIERE”.>>

C’era stato lo sgombero del 27 giugno, la parola d’ordine del movimento no tav era quello di assediare il cantiere, c’era un diffuso senso di frustrazione, rabbia, un senso di ingiustizia (…) che riguardava la maggiorparte del presenti e non possiamo accantonare questi sentimenti altrimenti non possiamo ricostruire con concretezza le condotte che sono state poi riprese dai filmati e ricostruite nella sentenza (…). Credo che invece la sentenza sul punto proceda attraverso dei luoghi comuni, addirittura in qualche caso delle caricature, che non hanno nessun addentellato probatorio specifico. Intanto partirei dal numero dei partecipanti…
L’esemplare testimonianza, così è stata indicata nella sentenza del dott. Petronzi dice “c’erano presenti alcune migliaia di persone, mi pare o 5 o 7.000 manifestanti”… ma tutte le notizie giornalistiche, tutti i testimoni,  io in primo grado avevo citato quella al capo della polizia che parlava di 80.000 persone presenti in Val Clarea in quella giornata, come si fa a banalizzare  e a trasformare una presenza passiccia di decine di migliaia di persone in quella valle, scambiate con una manifestazione di pochi soggetti,  5-7000  non sono poche ma molto meno dei presenti. La parola d’ordine del Movimento NO TAV era assediamo il cantiere, per segnalare l’ingiustizia, l’illegittimità di quelle reti (..) potete assolutamente non concordare con questi dati ma questa era la motivazione concreta che il movimento ha tentato di veicolare. Nella ricostruzione storica ci si dice che si voleva riconquistare il cantiere, ma chi l’ha detto che si voleva riconquistare il cantiere? ma non era pensabile riconquistarlo visto che c’erano centinaia di operatori di polizia in antisommossa con armamentario da ordine pubblico, concretamente non era possibile anche se qualcuno l’avesse voluto. Si trattava per qualcuno di impegnare le forze dell’ordine nel rimballo che a lungo c’è stato nelle zone , in particolare nell’area arecheologica… Non si può utilizzare un documento cartaceo, il documento Paolucci, in cui parla di “chiamata internazionale per riprendersi il cantiere“, nella sentenza virgolettato, sottolineato e indicato in grassetto, poi l’altra frase è “combattere per la stessa causa”, talmente opaca come definizione che non va neanche analizzata. La chiamata internazionale, che è una cosa che Paollucci scrive dopo la manifestazione, perché dà atto che in quella manifestazione c’erano decine di migliaia di persone, è un punto di vista tutto di Paolucci… noi non possiamo ragionare probatoriamente su una circostanza fondamentale, che è: qual era l’intenzione dei manifestanti  soprattutto degli imputati in quel frangente? Riconquistarsi il cantiere? Quali prove avete? Avete un manoscritto redatto da una persona, imputata in questo processo, qualche giorno dopo i fatti, per contro avete decine di testimonianze, avete gli slogan, la “chiamata alle armi” se volete dire così che il movimento ha fatto, che era “assediamo quel  cantiere” e assediamolo perché vogliamo segnalarne l’illegittimità. Allora voglio dire che sul peso probatorio di questi elementi non si discute…. un documento versus volantini, manifesti e parole d’ordine della manifestazione. Mi sembra che quella che fa il tribunale sia un’operazione veramente di basso profilo interpretativo, cioè  ci si affida a quello che dice il signor Paolucci qualche giorno dopo perché ci fa comodo sostenere questo, perché nella ricostruzione storica il tribunale pensa che così sia andata, ma non fanno così i processi,  i processi si fanno a partire su dati probatori sui quali poi si arriva ad un quadro di ricostruzione storica. (…) Allora il quadro è tutto univocamente orientato in un altro verso rispetto a questa roba qua.

Vediamo cosa succede nelle diverse zone in cui si sviluppano dei fatti a rilevanza penale nella giornata del 3 luglio.
Area archeologica, la  più calda, dove ci sono stati gli scontri più forti. Il tribunale dice ci sono stati attacchi fin dalla mattinata, poi ad un certo punto partono i lacrimogeni. In quella zona, dice il tribunale, c’erano 300 anarchici  già presenti dalle prime ore del mattino, cita i testi Marceca e Gagliano, che sono testi a difesa, ma li cita stravolgendo il contenuto delle loro dichiarazioni, (…) testi che ho indicato io ed esaminato direttamente, entrambi ricordano che il corteo che muoveva da Exilles.. la grande maggioranza ha proseguito verso Exilles, e ad un bivio con un sentiero che andava sulla sinistra alcune persone sono andate verso i boschi (…) sono andate ad impegnare la zona a monte degli sconti concreti, quanti erano, erano 300 come dice il tribunale? No, Marceca e Gagliano parlano di alcune migliaia di soggetti … Molti avvocati erano anche presenti sul posto, avrete visto anche le facce dai filmati, non erano centinaia di persone nei boschi sopra l’area archeologica, erano migliaia di persone, io vi farei vedere un frammento di film dove si vede una parte di questo corteo che si stacca, filmato che avete in atti e che abbiamo prodotto, guardate quanti stanno andando nel sentiero che conduce nei boschi che vanno verso l’area archeologica, non sono poche decine di persone….. dentro quei boschi , e lo raccontano anche i testimoni, ci stavano migliaia di persone, ha una ricaduta parziale su quelle che sono poi le dinamiche della giornata ma intanto ragioniamo su dati concreti.
In primo grado avevo insistito sul sonoro del DVD dell’operatore TUMMINARO, che dava il senso dell’enfatizzazione della pericolosità dei manifestanti, uno straordinario esempio di comicità involontaria, l’operatore, ispettrice TUMMINARO,  si trova a Giaglione e vede arrivare i manifestanti, li chiama sempre zecche… e parla di centinaia di anarchici che stanno scendendo dai treni.. in realtà sono persone normalissime e non si capisce come si possa arrivare alla qualificazione anarchica di quelli soggetti (…)

Qui il video con l’arringa di Novaro in primo grado, con il passaggio sull’operatore TUMMINARO e l’arrivo di treni carichi di anarchici…

E’ un dato significativo che dà un po’ il senso di come sia stata drammatizzata la situazione ma non sia stata compresa adeguatamente. Alla fine abbiamo un quadro complessivo che non sta in piedi. La sentenza a pag. 107 parla di cos’è successo nell’area archeologica, intanto parla di molotov e non risultano..non si capisce perché il tribunale tra le tante cose lanciate indica anche le molotov, poi quando deve confrontarsi con la cronologia di quella giornata parte dalle 12:27, in realtà 12:28 secondo la cronologia della nostra consulenza, che è il problema al timpano di quell’agente che ad un certo punto vedete crollare per terra, il PG vi ha mostrato le immagini nel corso della sua requisitoria, nei pressi dell’area archeologica ci sono operatori di polizia, si vede un petardo che scoppia vicino a uno e questo crolla per terra. Dopo di che, dice la sentenza, a quel punto inizia il lancio di lacrimogeni nella boscaglia. Non ha granché senso dire chi ha iniziato per prima ,ma ragioniamo su dati concreti… non è affatto vero che i lanci di lacrimogeni partono  alle 12:27 e che il primo fatto eclatante sia il timpano lesionato dell’agente che avete visto cadere, inoltre questo dato viene (….) Vediamo un attimo la cronologia (…), vediamo un pezzo del filmato dove si vedono i lanci di lacrimogeni. IO ho provato a riguardare la nostra consulenza, che ha messo in sincronia tutti i vari punti di vista degli operatori e quindi ha in qualche modo uniformato quello che si vede nei singoli filmati. Dalle 12 in poi si vedono i poliziotti che stazionano nell’area archeologica, non si vede il lancio di lacrimogeni, non si sente mai l’ordine del dirigente così come indicato nei protocolli, ma che ci fossero i lacrimogeni ben prima della caduta a terra dell’operatore di polizia alle 12:28 lo si evince dal filmato e vi dò anche gli orari, alle 12:06:15 si vede fumo nella boscaglia, alle 12.11.53/ 12.13.38/ 12.14.50 questa magari vediamola… poi 12.15.19/ 12.16.45/ 12.20.50 (…) in tutti questi orari voi vedrete, in alcuni casi addirittura uno sparo diretto, alle 12:20 si vede chiaramente un operatore della polizia che prende la mira e spara il lacrimogeno, ma prima ancora si vedono i boschi già pieni di fumo..

Allora non si può far partire cronologia dalle 12:27, dalla caduta dell’agente, ma si deve retrodatare di un po’ di minuti.. L’altro dato significativo, perché rafforza l’ipotesi dell’organizzazione e premeditazione militare collettiva che è la tesi sposata anche dal Procuratore Generale in questo procedimento, è il dato che riguarda l’alternanza di persone che lanciavano sassi. Si dice in sentenza “c’erano gruppi di 30-50 persone che si davano il cambio per tenere in qualche modo occupate le forze dell’ordine lanciando contro di loro dei sassi”. E’ del tutto incomprensibile come si sia arrivati a questo dato, io non sono riuscito a trovare la testimonianza… ma se noi ci confrontiamo con quei filmati, che sono molto più dettagliati del punto di vista dell’oepratore, perché il filmato ha lo zoom e ti consente di vedere anche i volti, l’abbigliamento della persona, mentre invece l’operatore di polizia che staziona al di qua della rete….. vede dei soggetti in lontananza senza capire cosa succede, siccome c’è la boscaglia e questi soggetti compaiono a piccoli gruppi dalla boscaglia, come si fa a dire che ci sia un’alternanza di gruppi ….di 30-50 persone,  è un’illazione gratuita che il tribunale fa ,a non ha gambe per andare avanti. Invece cosa succede dalle 12 in poi?

Dopo  le 12:00 c’è il lancio di lacrimogeni, di cui ho già detto, poi alle 12.17.55 si sente colpo diverso,  si vede alle 12:21 la polizia che corre verso il prato dell’area archeologica, poi alle 12:24 la polizia che arretra, si sentono i comandi… i dirigenti dicono “avanziamo! arretriamo!” per cui c’è una sorta di movimento ad elastico della polizia, si vede alle 12:32 tutta la zona sommersa dai gas CS, e alle 12:33:20  sul finire vicino alle reti compaiono per la prima volta due scudi/paratie in plastica tenuti da alcuni manifestanti e si vedono dei manifestanti lanciare dei sassi verso le forze di polizia, che però stazionano in un’area di sicurezza (…) e i sassi lanciati cadono sul prato, con questo non voglio dire che gli operatori non siano stati colpiti ma voglio dire che in quel frangente specifico, e siamo alle 12:33, la polizia stava mantenendo una distanza tale da non consentire ai manifestanti di colpirla con i sassi che venivano lanciati. Infatti le immagini che ci sono anche prima… alle 12.34.48 … voi potete apprezzare la distanza due schieramenti , una zona di parecchie decine di metri dove poi verranno fatti transitare gli arrestati che verranno poi “accompagnati” nell’area museale.  Successivamente si vede un piccolo avanzamento di pochi metri dei manifestanti che, a differenza di quanto diceva la sentenza non invadono mai il prato ma restano sempre prossimi alle reti della recinzione, le forze dell’ordine ad un certo punto riconquistano terreno ed è un meccanismo che è stato pensato per consentire ad altri di nascondersi dietro al manufatto rurale, infatti poi il passaggio successivo della vicenda è che da quel manufatto rurale escono una serie di persone che vanno a impattare sui manifestanti.
Allora questo è il quadro della vicenda, la condizione di sicurezza delle forze dell’ordine è un lancio di lacrimogeni che avviene dalle 12 in poi, una pluralità di sassi lanciati dai manifestanti che probabilmente non colpiscono nessuno perché piovono sul prato, li si vede arrivare, almeno in quella fase della vicenda , poi successivamente evidentemente i profili di confronto e contrasto cambiano.

 

La difesa dell’imputato SORU

In questo segmento di vicenda si colloca l’episodio dell’imputato SORU

Non tratterò la posizione di Nadalini che è molto simile a quella di Soru che è stata stralciata (vedi prima udienza, 5 posizioni stralciate per difetto di notifica). Soru deve rispondere di una serie di imputazioni, capo 11 336 contestato a tutti con quella curiosa prospettiva di cui dicevo prima, per cui i manifestanti volevano raggiungere il cantiere per distruggerlo, per danneggiarlo. Poi gli viene contestato il capo 12, le lesioni, e poi gli viene contestato il capo 18, danneggiamento dei mezzi di polizia, il capo 15 riguarda una resistenza individuale fatta nei confronti dell’ispettore Favero Falun, poi c’è travisamento (…). Partirei col capo 11 dove è pacifico , non si vede dai filmati ma ce lo dicono i testimoni, che in quella fase Soru fosse nel gruppo che lanciava sassi e questo sul piano della condotta materiale integra sicuramente la fattispecie del 336. Il punto è che quando noi dobbiamo ragionare su un profilo di responsabilità specifico  occorre ragionare sull’atto delimitativo del processo che è il capo d’imputazione, dove si dice che Soru insieme agli altri voleva raggiungere il cantiere per danneggiarlo e quindi che i sassi erano lanciati nella prospettiva di costringere i pubblici ufficiali ad arretrare per consentire a Soru e ai suoi accoliti di raggiungere il cantiere per danneggiarlo. Ora, mi sembra evidente dalle immagini che i manifestanti  non avanzano, nemmeno quando il prato è completamente deserto, quando le forze di polizia sono arretrate, (…) non avanzano nemmeno quando il terreno è sgombro perché hanno deciso di tenere le posizioni …. (parte il video)…è del tutto evidente che questo dolo specifico contestato non è stato integrato, gli elementi che voi avete per impedire… la volontà soggettiva e le intenzioni sono tutti elementi che dicono che volevano assediare il cantiere, volevano prendersela con l’incolumità dei poliziotti perché li colpivano con sassi,  ma sicuramente non volevano raggiungere il cantiere per danneggiarlo (….). Venendo meno il dolo specifico evidentemente secondo me ne dovrebbe discendere una pronuncia assolutoria perché il fatto non costituisce reato. Mi si potrebbe dire che fanno resistenza perché stanno contrastando la presenza delle forze dell’ordine che presidiano il cantiere, ma allora bisognava contestare una fattispecie diversa , siccome la contestazione è di violenza a pubblico ufficiale richiamando la fattispecie del 336 dal punto di vista difensivo io credo si possa sostenere che manca la prova del dolo specifico. Non richiamerò il 393 bis per la posizione di SORU perché mi sembra evidente che non vi siano atti arbitrari in questa fase e risposte e reazioni legittime da parte dei manifestanti. C’è una volontà specifica dei manifestanti , a dire dei testimoni e in particolare i testi della polizia che sono stati sentiti, di mantenere la posizione e lanciare e dei sassi nella prospettiva di colpirli , di aggredirli, allora richiamo nuovamente quell’orientamento della Cassazione che ho più volte indicato nelle scorse udienze e ho richiamato nell’atto di appello, tra le tante la sentenza dell’8 settembre del 2000, la 9541, “Quando l’aggressione all’incolumità fisica del pubblico ufficiale non sostanzia un di più rispetto alla condotta violenta atta a rendere configurabile il reato di resistenza ma coincida con l’elemento materiale di questo reato e sia stata posta in essere al solo scopo di ledere l’incolumità, l’agente deve rispondere di queste lesioni e non anche del reato di resistenza”. In altre parole se io voglio attaccare l’incolumità del pubblico ufficiale non rispondo di resistenza o di violenza a pubblico ufficiale, rispondo di queste fattispecie solo se ho la prova del dolo specifico, che nel caso di specie è la prova di aver tentato di costringere i pubblici ufficiali a farmi transitare nella prospettiva di raggiungere il cantiere  per danneggiarlo. Se invece la mia è un’attività diretta a sfogare un sentimento di ostilità o di rabbia contro il pubblico ufficiale per fargli del male non rispondo di 336, la Cassazione sul punto è assolutamente chiara. Rimando per il resto alle osservazioni contenute nel mio atto di appello.

 

Capo 12, le lesioni. “Soru esce di scena alle 12:44 quando viene arrestato.. perché deve rispondere di tutte le lesioni avvenute quando lui non c’è più?”

 

Capo 12, le lesioni. Il tribunale ha fatto un ragionamento che in qualche modo contrastava con quello prospettato dalla Procura in primo grado, nel senso che la Procura ha detto “tutti rispondono di tutto basta essere in quell’area..” il tribunale ha detto “no, rispondono per lesioni concomitanti o successive alla sua presenza in quell’area”. (…) Teniamo presente che Soru esce di scena da questa vicenda alle 12:44, quando viene arrestato… il drappello di poliziotti nascosti dietro il manufatto rurale attacca i manifestanti che stazionano dietro le reti e arresta Soru più altre persone. Prima domanda… Ma se Soru esce di scena.. tenete presente che Soru tra tutti gli imputati è quello che risponde di più lesioni, perché risponde di tutte le lesioni delle quale risponderanno gli altri nelle ore successive e anche per altre due lesioni, che sono quelle a carico di Scarpello e di un altro operatore di polizia che si chiama Sartori Gabriele. Allora come si può posizionare sulle spalle di Soru tutte le lesioni avvenute quando lui non c’è più? Mi sembra una prospettiva curiosa di ragionare in termini concorsuali… perché se è vero , e se ne dovrà discutere, qualcuno commette degli atti di lesioni quando io sto lanciando dei sassi e non ho la prova certa che io ho commesso delle lesioni ma posso ragionare in termini di rafforzamento e agevalazione, tratterò la questione successivamente, ma se poi esco di scena come faccio a rispondere di quello che capita? Il ragionamento del tribunale è monco, perché ha un senso dire “siccome non ti abbiamo individuato nelle ore precedenti e lì vengono provocate delle lesioni non ne rispondi perché non sappiamo se eri lì, ma quando ho la prova certa che non eri lì non posso ribaltare lo stesso ragionamento anche sul futuro? Sennò ragioniamo sul concorso A FUTURA MEMORIA, Soru esce di scena e la sua presenza carismatica era talmente importante che ha dato un’impronta a tutto quello che è capitato dopo, ma qui  SCONFINIAMO NEL RIDICOLO. E’ del tutto evidente che Soru dalle 12:44:50 è del tutto inoffensivo, non può lanciare alcun sasso perché  è sotto il pieno controllo delle forze di polizia e quindi non può rispondere di quello che capita su quel terreno dalle 12:44:50 , sennò gli carichiamo a futura memoria quello che è successo ma sul piano proprio dei principi generali non mi sembra possibile, noi ragioniamo su un principio di materialità che è la base di fondo della responsabilità penale anche concorsuale, magari Soru ha condiviso quello che è capitato dopo, magari se ci fosse stato avrebbe proseguito, ma siccome  non c’era più non gliela possiamo far pagare… Quindi tutto quello che avviene dopo la sua uscita di scena credo non debba essere caricato sulle sue spalle.

Residuerebbero le lesioni a cui mi riferivo prima . i lesionati in epoca precedente alle 12:44 sono tre, anzi due. Il primo è Colaianni , ispettore della DIGOS, ma per Colaianni Soru non è stato condannato, c’è un capo d’imputazione specifico che riguarda nadalini, in cui si dice che Colaianni si è fatto male perché Nadalini l’ha scaraventato per terra, quindi Colaianni esce di scena anche a detta del tribunale, restano Scarpello e Sartori. Scarpello ha una contusione braccio destro per caduta, poi sarebbe stato colpito al piede destro per un sasso lanciato contro di lui . Quando viene lanciato questo sasso? quando Scarpello esce da quella casetta e si trova di fronte ad un soggetto che la pubblica accusa e poi il tribunale identificano nell’imputato Ferrari, stralciato da questo processo, è Ferrari che lancia sasso contro Scarpello, è Ferrari che nella collutazione successiva fa cadere Scarpello per terra. In realtà Scarpello parla di due lanci, dice “un primo sasso me lo lancia Ferrari e mi colpisce subito” e poi c’è un secondo lancio che non so chi l’abbia fatto e da che parte sia arrivato. Quando viene descritto dall’ispettore Favero che è colui che poi si impegna in una collutazione con Soru la condotta di Soru, l’unica descrizione specifica che viene fatta è che forse, ad un certo punto, ma sul punto Favero non è così sicuro, Soru avrebbe allungato una mano per aiutare Ferrari a togliersi dalla zona in cui stava per essere arrestato, dopo di che anche Soru viene abbattuto per una manganellata che gli infligge Favero e quindi la vicenda muore lì. E’ del tutto evidente che Soru non abbia lanciato sassi.. (…) Mi sembra del tutto evidente che SORU debba essere assolto anche dalle lesioni a carico di SCARPELLO.  Le lesioni a carico di Sartori Gabriele invece arrivano alle 12:45 che è l’orario che lambisce quello dell’arresto di Soru, e il tribunale a spanne ha detto “allora Soru era presente anche nell’orario del lancio dei sassi… lo riteniamo responsabile anche delle lesioni di Sartori “(….)  E’ del tutto evidente che il ragionamento va proprio ribaltato (…) In mancanza di elementi certi io credo si debba assolvere perché non c’è la prova che abbia contribuito con la sua condotta a provocare lesioni. Dico ancora… è proprio sul piano epistemico che non torna il ragionamento che mette in campo il tribunale, nel senso che il meccanismo di valutazione probatoria che il tribunale ha introdotto nella sua sentenza  va esattamente ribaltato, nel senso che il tribunale non parte dai dati probatori e poi cerca di ricostruire attraverso di processi di risalita lungo serie causali  qual è la condotta e qual è l’effetto do quella condotta ma si ipostatizza che tutto quello che è capitato sia da addebitare ai presenti e sulla base di quello arriva a ragionare sui profili di responsabilità diretta, in realtà mi pare un ragionamento che per usare la terminologia che l’epistemiologia da anni coltiva, è un ragionamento di tipo verificazionista che cerca la compatibilità tra i dati probatori, ma qui il problema è di tutt’altra natura, occorre partire dal dato probatorio per capire se quel dato mi consente di arrivare, attraverso questo percorso di risalita causale, attraverso il paradigma della causalità, a un profilo di responsabilità. Bene,  per farla bree per SORU mi sembra evidente che tutte le lesioni non possano essergli addebitate, quelle successive alla sua uscita di scena perché non era più lì, e quelle precedenti sono lesioni che si sono provocate… alcuni operatori della polizia in forza di condotte specifiche (…)

Analogo discorso vale per il reato di danneggiamento, anche qui il tribunale è molto sbrigativo perché a pagina 139 ha dettagliato esattamente quelli che sono i danneggiamenti fatti ai mezzi della polizia, poi però se li perde un po’ per strada. Intanto trovo che ci sia una contradditorietà straordinaria proprio nel meccanismo di attribuzione del reato, perché sul reato di lesioni cosa dice il tribunale? Rispondi delle lezioni concomitanti o successive alla tua presenza, non rispondi delle lesioni precedenti. Invece SORU viene condannato anche per il danneggiamento che è avvenuto forse alle ore 11 di uno dei mezzi della polizia, uno dei tre mezzi viene danneggiato a partire dalle ore 11, ma dov’era Soru, era già nella zona dell’area archeologica o era nei boschi della Ramat che stava scendendo? Comunque se adottiamo in tutto per tutto il ragionamento del tribunale è del tutto evidente che Soru di quel danneggiamento non deve rispondere, perché è in contrasto proprio con quel  meccanismo di attribuzione soggettiva che il tribunale ha adottato per il reato di lesioni. Quanto agli altri due danneggiamenti abbiamo un mezzo idrante danneggiato tra le 15 e le 16 poi un IVECO DAILY alle 15:30 ma SORU è stato arrestato, come si fa ad attribuirgli una responsabilità diretta?

Infine Capo15, reato specifico attribuito a Soru per aver resistito all’ispettore Favero Falù …. qui la vicenda è complicata, anche da decifrare, non vorrei perderci troppo tempo ma credo di dover provare a contrastare alcune delle affermazioni fatte dal Procuratore Generale e alcune contenute nella sentenza. Il tribunale di fronte alla circostanza pacifica che quando era sotto il controllo delle forze dell’ordine SORU sia stato picchiato dice “ci spiace, è un episodio da stigmatizzare ma non c’interessa e fine della responsabilità. Come non c’interessa? C’interessa assai, perché il racconto che l’ispettore Favero Falu e gli altri presenti fanno della responsabilità di Soru per il reato di resistenza è fortemente intrecciato con quello spicchio, con quel segmento di vicenda.. quindi ci dobbiamo per forza confrontare con il racconto che riguarda anche quella parte della vicenda. Ora che SORU sia stato picchiato risulta anche dal “video shock” , prodotto e rappresentato più volte nelle udienze in primo grado,dalle fotografie del fotografo TENANI de LA STAMPA, dico subito che ogni volta che affrontavamo questa questione i magistrati del pubblico ministero in udienza scattavano come se fosse una questione che si dovesse in qualche modo tenere a parte rispetto a questo processo. E io non credo che si possa tenerla da parte perché, anche qui, provo a richiamare un paio di insegnamenti della Cassazione, in particolare una sentenza molto recente… la 19495 del 2015, in cui la cassazione dice “La valutazione frazionata delle dichiarazioni della persona offesa non appare giustificata se riferita ad un unico episodio“, in questa sentenza nella motivazione l Cassazione passa in rassegna anche quella che è la giurisprudenza sul punto della Suprema Corte, vi cito un paio di passaggi significativi.

Dice la Cassazione: “l’eventuale giudizio di inattendibilità, riferito ad alcune circostanze, non inficia la credibilità delle altre parti del racconto”, quindi sembrerebbe possibile una valutazione frazionata, “sempre che non esista un’interferenza fattuale e logica tra le parti del narrato per le quali non si ritiene raggiunta la prova della veridicità e le altre parti che siano intrinsecamente attendibili e adeguatamente riscontrate, tenendo conto che tale interferenza si verifica solo quando tra una parte e le altre esiste un rapporto di causalità necessaria o quando l’una sia imprescindibile antecedente logico dell’altra e sempre che l’inattendibilità di alcune delle parti della narrazione non sia talmente macroscopica, per conclamato contrasto con altre sicure emergenze probatorie, da compromettere per intero la stessa credibilità del dichiarante“. “L’unica eccezione ai detti principi” e qui la Cassazione cita numerosissime sentenze del 2010,2012,2011,2014 (…) l’unica eccezione, cito sentenza v. Sez. 3^ 11.5.2010 n. 21640,  “è costituita dalla valutazione frazionata delle dichiarazioni della persona offesa riferibili ad un unico episodio avvenuto in un unico contesto temporale, ritenuta non legittima dalla giurisprudenza di questa Corte perché in questa ipotesi il giudizio di inattendibilità su alcune circostanze finisce inevitabilmente per condizionare negativamente la credibilità delle altre parti del racconto, essendo necessariamente ravvisabile una interferenza fattuale e logica tra le varie parti del racconto ed occorrendo, quindi, una valutazione globale della credibilità della perdona offesa che tenga conto di tutte le dichiarazioni e circostanze del caso concreto”. Quindi in altre parole la valutazione frazionata è possibile se le dichiarazioni non sono intrecciate fra di loro rispetto ai fatti narrati , non sono sicuramente possibili valutazioni frazionate quando il racconto della persona offesa si riferisce a un unico complessivo episodio”. Noi abbiamo ispettore Favero Falu che riferisce condotta di SORU, a differenza di quello che potete avere intuito dal racconto del PG alla scorsa udienza .. al di là di quello che traspare in parte dalla sentenza impugnata, il procedimento contro coloro che hanno picchiato SORU è stato faticosissimo…  ho tentato di fare indagini difensive, ho sollecitato la procura a fare indagini, alla fine siamo riusciti ad avere dei nominativi di molte delle persone che stazionavano nelle fotografie che magari adesso vi facciamo vedere, il procedimento è andato avanti con grande fatica e tardività, soltanto un imputato è stato rinviato a giudizio, quello che ha un tatuaggio sull’avambraccio sinistro e un bastone nodoso in mano e si vede che usa quel bastone per picchiare SORU, si tratta di un carabiniere del reparto cacciatori di sardegna, è a giudizio adesso , ha chiesto di essere messo alla prova nonostante l’opposizione di questa difesa, stiamo aspettando esito… in ordine ad una possibile revoca della messa alla prova. tutti gli altri ,che pure erano presenti lì e che quindi avrebbero dovuto rispondere in forza di una clausola specifica che è quella di cui all’art.40 del codice penale delle stesse lesioni di quel soggetto, perché  alcuni sono travisati, i Carabinieri che picchiano Soru, ma altri sono facilmente riconoscibili con nome e cognome. C’è stata un’archiviazione su richiesta della procura da parte del GIP e anche ulteriore reato di omessa  denuncia per il quale il GIP aveva imposto alla Procura una iscrizione nel registro notizie di reato è stata archiviata, con una motivazione veramente incredibile, nel senso che il GIP dice che le azioni violente poste in essere nei confronti del SORU appaiono impvrevedibili, repentine e di brevissima durata, per cui gli agenti potrebbero non aver potuto impedire queste condotte perché si sono realizzate improvvisamente, senza essere precedute da segni premonitori. Quanto all’omessa denuncia il GIP dice che lo stato psicofisico in cui operavano gli indagati, la forte concitazione che ha caratterizzato l’azione di polizia e la velocità con cui i fatti sono accaduti non consentono di capire se i polizotti presenti avessero capito che lo stavano pestando, questo l’ho aggiunto io. Le fotografie raccontano una storia diversa ma il Giudice dice che “le fotografie catturano l’istante isolato dal contesto, trasmettono un’immagine statica e non possono rendere in modo efficace la concitazione”. Noi abbiamo un filmato che ritrae Soru per un arco di circa un centinaio di metri che viene trascinato con operatori di polizia che lo percuotono con hqdefault-1calci e manganellate, abbiamo Soru che transita all’interno della zona museale, vediamo il filmato video shock, e viene nuovamente pestato con bastoni nodosi, con calci, da altri operatori, ma secondo il GIP del tribunale di Torino tutto questo è avvenuto in modo imprevedibile, tale da non consentire… Io non so se voi riuscite ad apprezzare (…) Qui si vede il lento trascinamento (viene mostrato il video shock), appena un attimo fa qualcuno gli ha affibiato un calcio e una manganellata, viene trascinato nella zona al di là delle reti, nell’area museale dove c’è un operatore della RAI che sta filmando, abbiamo chiesto alla RAI le riprese e abbiamo scoperto che la RAI ha perso le riprese che riguardavano proprio il pestaggio di SORU. Abbiamo però le fotografie del fotografo della Stampa che si chiama TENANI che ha immortalato una serie di circostanze piuttosto importanti, vediamo le foto (…). Soru circondato da una serie di soggetti e viene picchiato… molti poliziotti sono a viso scoperto, quel signore che si vede di spalle si chiama Borzachiello ed è un teste che abbiamo sentito a processo, i due che lo stanno trascinando anche questi li abbiamo sentiti a processo, i testi LEONE e BAGNASCO, andiamo avanti con le foto… il bastone si abbatte su SORU, lo utilizza quel Carabiniere di Sardegna travisato, poi vedremo il cacciatore di sardegna che è stato rinviato a giudizio mentre impugna il bastone.. insomma, tutto questo dura nell’arco di pochi minuti…  perché è importante ragionare di questo? Perché in realtà le lesioni che Soru si è procurato sono il frutto di questo pestaggio. Allora noi dobbiamo occuparci non di questa cosa ma della resistenza che SORU avrebbe fatto  nei confronti dell’ispettore Favero Falun. Facciamo anche vedere le videoriprese dell’operatore della polizia scientifica GAIA, alle 12:46:01 si vede, pochi secondi dopo l’arresto di Soru, l’inizio del trascinamento di Soru, come vedrete Soru è la persona che è per terra che viene trascinata dai poliziotti, ad un certo punto si vede un poliziotto che gli dà una manganellata e un calcio, quindi viene pacificamente picchiato mentre era sotto il controllo diretto delle forze di polizia, questo secondo la Corte Europea integra la fattispecie dell’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani ma sorvoliamo, invece ragioniamo su quello che è stato il racconto di Favero Falù, che è un racconto che si articola in due passaggi fondamentali: le dichiarazioni dibattimentali e il verbale d’arresto che voi dovreste avere in atti (…). Cosa dice Favero nel verbale di arresto? Dice “ho afferrato Soru, Soru reagiva violentemente spintonandomi e contestualmente tentando di svincolarsi. La violenta reazione del fermato provocava la mia caduta e la caduta di Soru mentre io lo stavo cingendo nel tentativo di bloccare l’azione”, poi c’è il verbale di arresto “si rappresenta che in tale frangente Soru cadendo a terra riportava delle lesioni”. Quindi il racconto è specifico, c’è un corpo a corpo del poliziotto che lo arresta, Soru cerca di reagire spintonandolo, lui tenta di mantenere la presa, cadono tutti e due per terra e cadendo per terra Soru si provoca le lesioni al volto, quindi le lesioni sono conseguenza di quella caduta e non di quel pestaggio. Non riferisce di aver manganellato Soru, parla di tentativo di spintoni e di divincolarsi, e questa caduta a terra che provoca le lesioni. Cosa dice invece all’udienza del 6 dicembre 2013 il teste Favero Falun? [ qui resoconto completo dell’udienza del 6 dicembre 2013, si veda testimonianza FAVERO VALTER ]

Su questa vicenda vi proponiamo il passaggio dell’arringa difensiva di Novaro in primo grado nel quale si evidenzia “una rete di reticenze e omertà”

Dice di aver notato SORU che scagliava una pietra a margine dell’area poco prima dell’intervento, dice di aver potuto vedere perché si vedeva cosa capitava, di essersi avventato su Soru e di averlo colpito con una manganellata, e qui c’è un primo elemento distonico rispetto al verbale di arresto, lo ha colpito con una manganellata alla spalla o al viso ed è andato intenzionalmente verso di lui perché Soru avrebbe tentato di aiutare Ferrari, che era il soggetto che impegnava il commissario Scarpello, o quantomeno di  sporgere un braccio verso Ferrari, poi c’è la descrizione della collutazione “ci siamo strattonati a vicenda”,” una seconda manganellata” e “a seguito del colpo cadiamo”, non riesce a verificare se Soru ha riportato delle lesioni perché si sente soffocare, deve togliersi la maschera, viene poi riconvocato da Scarpello una manciata di minuti dopo nell’area museale e vede che Soru ha la bocca lesionata , non solo la bocca perché le lesioni sono plurime su tutto il corpo, quindi dice a dibattimento di non aver potuto verificare su campo se Soru avesse avuto lesioni. Allora vediamo quali sono i riscontri, intanto vediamo subito il filmato dell’uscita dalla casetta… Tacchia, quello più ravvicinato. ( per questa parte sospendiamo la trascrizione che non sarebbe semplice da seguire vista la mancanza del video, e invitiamo alla visione del video postato sopra, ndr) (…)

La cosa curiosa è che la scena … è un momento importante della vicenda,invece l’operatore di polizia che sta registrando la vicenda indugia sul fogliame che non ha nessun rilievo, così come un altro operatore avrebbe indugiato sul fogliame quando si vede poi la manganellata che vi ho fatto vedere prima. La cosa curiosa è che questa scena viene ripresa anche da un altro operatore della polizia, GAIA, che appena vede l’attacco toglie lo zoom per cui non riusciamo a percepire più nulla, come se non si dovesse documentare esattamente quello che stava capitando.

Vorrei farvi vedere altra ripresa… della nostra consulenza, in particolare quella dalle 12:44:00 alle 12:44:49…si vede chiaramente che dietro la casettta la visuale era tale per cui non si vedeva assolutamente chi stava lanciando cosa, vedete le persone che sono lì dietro sono dietro l’angolo retto della casetta ma i manfiestanti sono alla destra o dietro gli scudi.. Prima della loro uscita i soggetti restano lì dietro, quindi la visuale è assolutamente impossiible, nonostante quello che Favero ci dica, cioè che ha visto Soru lanciare materialmente un sasso, poi Soru potrà avere lanciato dei sassi, io non contesto il fatto che possa avere lanciato dei sassi, ma contesto il fatto che il teste abbia potuto vederlo lanciare e che abbia potuto  dirci anche esattamente che quando usciva da lui ha visto qualcuno che contrastava, i poliziotti stazionavano dietro il muro della casetta senza che si potesse vedere, quindi abbiamo un secondo elemento distonico rispetto al racconto del testimone. Ma non è questo che m’interessa più di tanto, quello che m’interessa è provare a ragionare attraverso le regole di grammatica della prova sulla testimonianza, sull’intreccio di testimonianza, o meglio, testimonianza e verbale d’arresto dell’ispettore Favero (Valter, ndr). Nel verbale d’arresto non riferisce di manganellate, invece a dibattimento parla di due manganellate (ndr: il dibattimento è successivo alla diffusione da parte di Anonymous delle fotografie e del video shock che mostra le violenze sui manifestanti) , in entrambi i casi parla di spintonamenti e di tentativo di divincolarsi da parte di Soru, la caduta di Soru sarebbe avvenuta, nel verbale di arresto per pressione da parte dell’ispettore, invece nel dibattimento per il secondo colpo di manganello, le lesioni di Soru nel verbale di arresto se le sarebbe provocate cadendo per terra, invece a dibattimento il teste ci dice “le vedo soltanto quando arrivo nell’area museale e vedo Soru insieme agli altri arrestati della giornata”. Ora, la modalità con cui Favero ha affrontato Soru è specifica: lo affronta, va a colpo sicuro su di lui, gli affibia una manganellata, lui dice “o sul viso o sulla spalla”, anche qui ci sono innumerevoli protocolli ministeriali che dicono che il manganello va usato non per colpire zone vitali. In quel contesto ci sta pure che uno dia una manganellata… di fronte ad un soggetto che ritiene pericoloso cerca di assestargli una manganellata , punto. Il punto è che se quel soggetto ad un certo punto cerca di sottrarsi e divincolarsi non sta commettendo una resistenza, è stato aggredito brutalmente con una manganellata, cade per terra con le modalità che sono state descritte sia nel verbale che nella testimonianza a dibattimento, è del tutto evidente che se anche non vogliamo ragionare in termini di 393 bis, e qui di atto legittimo rispetto ad un atto arbitrario di un pubblico ufficiale che ti affronta dandoti una manganellata in testa o sulle spalle e cerca di stenderti immediatamente allora il tuo tentativo di sottrarti evidentemente è in qualche modo una reazione io credo istintiva ad un atto possibilmente arbitrario. Ma se anche non volete ragionare in una prospettiva di 393 bis basta richiamare quell’orientamento di Cassazione che dice che “il tentativo di sottrarsi rispetto alla condotta dell’agente non può essere interpretato come resistenza”. E qui sappiamo soltanto, perché ce lo dice anche Favero, che Soru ha tentato di divincolarsi dalla sua presa, ha ricevuto un secondo colpo di manganello, secondo la versione dibattimentale, e poi  è precipitato per terra. Tutto questo mi pare consenta di dire che la testimonianza di Favero, quando dice che i fatti si sono svolti in questi termini e che quindi Soru ha compiuto il reato di resistenza, non è particolarmente attendibili, per le ragioni che, se dobbiamo affrontare quel vaglio di credibilità e di attendibilità che la Cassazione ci impone di affrontare attraverso i parametri della coerenza, della precisione, della reiterazione e poi del confronto con altri elementi mi pare che la testimonianza di Favero non regga al vaglio specifico che gli si deve fare sull’elemento dichiarativo che proviene appunto dalla sua testimonianza. In ogni caso, se anche si volesse credere alle sue dichiarazioni mi sembra che il tentativo di sottrarsi da parte di Soru fosse in qualche modo legittimo a fronte di una condotta di quel tipo perché è un tentativo non di aggredire un pubblico ufficiale ma di sottrarsi alla sua presa e quindi di, in qualche modo, uscire dal vincolo che è stato imposto dal pubblico ufficiale attraverso il cinturamento secondo la prospettazione fatta nel verbale di arresto, attraverso le manganellate secondo quello che ci dice invece a dibattimento. Le dichiarazioni testimoniali che sul punto arrivano da altri testi sono addirittura surreali, nel senso che poi noi abbiamo sentito numerosi testi, Bagnasco, Di Leone, Borzachiello, Sperati, poi la dottoressa Lavezzaro che è un dirigente della questura, non vedono il trascinameto di rosannalavezzaroSoru, non vedono il pestaggio, i bastoni nodosi utilizzati per colpirlo etc.. Addirittura la dott.ssa Lavezzaro in aula nega di essere stata presente, tant’è che la sua testimonianza è durata una manciata di secondi, le abbiamo fatto vedere il filmato video shock in cui si vede un soggetto con la camicia bianca, è una donna che sta seguendo gli arrestati, le abbiamo detto “lei è li’ che sta seguendo gli arresti”  lei ci ha detto “no, io non avevo la camicia bianca, o meglio ce l’avevo ma sopra indossavo una giacca”, abbiamo scoperto un altro filmato in cui si vede la dottoressa Lavezzaro che si mette la giacca sopra la camicia bianca, quindi il filmato è proprio questo (sul video scorrono le immagini, ndr). Quindi i testi hanno tutti preso le distanze rispetto a questa vicenda che era evidentemente una vicenda scomoda per l’atteggiamento tenuto dagli operatori di polizia.

[piccola nota di colore, nel marzo di quest’anno sono fioccate promozioni per il “teste esemplare”, Petronzi, e per Rosanna Lavezzaro, da parte del prefetto Pansa. Qui la notizia su Repubblica, qui un nostro breve commento, ndr ]
Quello che però mi sembra importante, ragionando sull’ultimo capo d’imputazione di Soru è che in realtà la prova diretta che Soru abbia commesso quei reati voi non ce l’avete.

 

L’area delle vasche

anche qui ho piccola memoria con cronologia avvenimenti, importante l’inizio, c’è un filmato dalle 12:39 alle 12:39:30 operatore PESANDO si vede la gente che arriva in zona vasche, in questa fase numerose persone arrivano li, non ci sno lanci di lacrimogeni, ci saranno di qui a pochissimo, vedete quel soggetto che si sta travisando? E’ il fotografo de La Stampa, presente molto spesso anche nei processi, un signore anziano… secondo le prospettazioni della polizia chi si travisa è una specie di black bloc, invece anche i giornalisti o i fotografi della stampa si travisavano nella prospettiva…
Presidente: avvocato non facciamo, andiamo avanti, il giornalista non è imputato
Avv: no, si sta travisando al pari di altri perché evidentemetne teme il lancio di lacrimogeni (…) andrei alle 12:43:52, di fronte a manifestanti.. anzi 12:41:13 c’è un primo lancio di lacrimogeni contro i manifestanti, senza che ci sia stato per il momento nessun tipo di atteggiamento offensivo nei loro confronti, o meglio, un minuto prima c’è un ragazzo che lancia delle uova verso le reti, che si tratta di uova lo si apprende dal video che ho citato prima, PESANDO, perché l’operatore dice “inquadra quello che sta lanciando delle uova” (…). Poco dopo alle 12.41.13-arriva prima il lancio di acqua e poco dopo la gente si allontana e c’è lo sparo di lacrimogeni. Anche qui non ci sono stati ancora lanci di sassi, nel senso che il lancio di lacrimogeni precede il lancio dei sassi ed è un tentativo evidentemente fatto dalla polizia per sgombrare il campo dai soggetti che lì stavano stazionando.

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Di qui in avanti il lancio di lacrimogeni diventa particolarmente imponente.. vi mostro un frammento.. guardate la zona quant’è piena di fumo (…), alle 12:46:58 e nei successivi 30 secondi ho contato 21 lacrimogeni in sequenza, e i lacrimogeni proseguono anche nelle fasi successive quando la gente non sta facendo nulla, ma se la sola presenza di manifestanti che fino a quel momento stavano esercitando il loro diritto di manifestare liberamente, vengono accolti da una selva di lacrimogeni che li asfissia, quali reazioni innesca? Quelle che vengono imputate a Maniero e Arboselli, assolto in primo grado. (…) resta il capo 40 per cui è stato assolto e per il quale c’è invece appello del Pubblico Ministero.
Andiamo a vedere il filmato CONDELLA, 15:48:40 (….) il soggetto di spalle è Arboscelli, c’è un lacrimogeno che gli è piovuto vicino, tenta di andare a prenderlo poi non lo fa … attenzione al lancio… traiettoria a parabola che va quasi dietro Arboscelli ma la polizia staziona in altra zona….  A differenza di quanto vi ha detto il PM è del tutto evidente che Arboscelli vuole liberarsi del lacrimogeno e non lanciarlo verso la polizia (….)
E’ del tutto evidente che quello è un lancio in chiave difensiva quindi chiedo conferma assoluzione Arboscelli.

 

“una pietra resta una pietra e non è un simbolo, ma è evidente che quella pietra viene lanciata per dire non vi vogliamo qua, vi vorremmo fare del male ma non ci riusciamo perché ci sono le reti, vogliamo contrastare la vostra presenza qua”

MANIERO: la situazione va calata nel contesto di cui parlavo prima, Maniero compare nell’area delle vasche nel momento in cui iniziano gli spari immotivati… compare in quella zona quasi un’ora dopo in una zona già sommersa di lacrimogeni. La prima scena che lo ritrae è questa delle 13:53:22, si vede un soggetto che esce dalla boscaglia, qui sono andati avanti  i lanci di lacrimogeni e a quel punto anche i lanci di sassi, si vede un soggetto che esce dalla boscaglia e che lancia un sasso, poco dopo comparirà Maniero (sul monitor passano le immagini, che Novaro commenta, ndr). Quello che a me sembra importante segnalare sulla posizione di Maniero è che qui siamo in una fase in cui i manifestanti da tempo sono stati oggetto del lancio di lacrimogeni ed hanno risposto con il lancio di sassi. Allora io non so se possa essere considerato non punibile un atteggiamento di chi lancia un sasso a distanza anche di tempo dal lancio di lacrimogeni e quindi si possa chiamare in campo il 393 bis, quello che però credo possa essere sicuramente richiamato è la circostanza che questo sentimento di rabbia, questo sfogo di sentimenti  di contrapposizione verso le forze dell’ordine, Maniero lo fa in forza del fatto che insieme a tutte le altre decine di persone che stazionavano lì è stato gasato di lacrimogeni nelle fasi precedenti. Allora qui ritornano a bomba due discorsi, il primo è.. il lancio di sassi che è frutto sicuramente di rabbia e della volontà di attaccare l’incolumità dei pubblici ufficiali non è diretta conseguenza di quel lancio di lacrimogeni?   Non invoco il 393 bis ma una valutazione che deve tener conto delle motivazioni e dei sentimenti che sono in campo dei manifestanti… In secondo luogo torno al ragionamento che ho tentato di fare prima, e cioè, ma il dolo specifico? Voi pensate che di fronte a questa rete che è enorme… qui abbiamo anche una consulenza che ci ha spiegato che quei sassi non potevano colpire i poliziotti per la distanza, ma in questa sede, cioè nell’area delle vasche, nessun poliziotto riporta lesioni, nessuno si fa male, allora una pietra resta una pietra e non è un simbolo, ma è evidente che quella pietra viene lanciata per dire non vi vogliamo qua, vi vorremmo fare del male ma non ci riusciamo perché ci sono le reti, vogliamo contrastare la vostra presenza qua… questo è l’intendimento di chi, come Maniero, lancia quei sassi e degli altri soggetti che sono con lui, cosa c’entra questo con il dolo specifico contestato è francamente difficile dirlo (….) Non hanno nemmeno attaccato l’incolumità concretamente perché non era possibile, le reti erano troppo alte e gli spazi erano troppo ampi, ma quello semmai avrebbero voluto fare , non altro, e allora se l’attacco all’incolumità non costituisce un elemento sufficiente per dire che viene integrato il reato di cui all’art. 336 o 337 è evidente che l’attacco all’incolumità fallito non consente di arrivare ad una pronuncia di responsabilità.(…)
Maniero peraltro è ammissivo su queste circostanze e racconta cos’è capitato, dice dietro le reti c’erano poliziotti che ci sbeffeggiavano,sembrerebbe escamotage difensiva ma nella cronologia si sente poliziotto che dice tiratore sei una sega etc .. Maniero dice questa era la situazione, la nostra era una reazione di sfogo all’impotenza (…) ricorda che un lacrimogeno l’aveva quasi attinto in faccia ed è quello che avete visto. (…) Non si capisce perché il tribunale non riconosca le attenuanti generiche, la ricostruzione che Maniero fa è specifica e delinea anche il contesto e parla di sfogo e impotenza …che è esattamente quello che dice la Cassazione quando parla di mancata integrazione delle fattispecie che ho richiamato prima del 336 e 337 perché fa difetto proprio il dolo specifico.

Sul danneggiamento, teste dice che dalle 12:45 in poi ha ricevuto biglie di ferro, bulloni e petardi contro il suo mezzo, Maniero dov’era in quei frangenti? Ha lanciato qualcosa contro quel mezzo? Maniero sicuramente lancia contro le forze dell’ordine …. (…) Si può dire che abbia colpito il mezzo o concorso o agevolato le condotte altrui? Mi pare di no quindi anche sul reato di danneggiamento pervenire ad assoluzione per non aver commesso il fatto. A Maniero sono stati contestati pluralità di reati per le due giornate ,per la prima giornata Maniero spruzza schiuma da estintore e lancia forse pezzo di tronco contro ruspa che stava avanzando, condotte marginali e non importanti. In questo pezzo di vicenda lanciano i sassi con questa volontà di contrapporsi, con questa rabbia, con questa frustrazione di cui lui parla …… non colpisce nessuno, il combinato disposto di queste condotte fa si che a Maniero venga data una pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione … (…) mi sembra una pena del tutto spropositata e immotivata, straordinariamente alta perché non gli vengono concesse le generiche nonostante il ragionamento che il tribunale ha fatto “siccome sei incensurato, sei ammissivo sulla responsabilità”.. ti diamo le generiche. Maniero lo è, le sue condotte non sono  di particolare violenza, e Maniero non ha quasi precedenti, il tribunale incorre in un errore quando dice che ne ha tre di precedenti, tutti uguali per invasione di edifici, Maniero ha un’unica condanna per un’occupazione di case, Maniero fa parte dell’ala anarco squatter torinese, ha un unico precedente, allora la quasi incensuratezza per altre posizioni non si capisce come si possa arrivare a 4 anni e 6 mesi, qualcosa non torna.

Area centrale idroelettrica:  “Qui la polizia ha sparato un’enorme quantità di lacrimogeni a fronte di condotte simboliche come l’abbattimento di quelle reti che evidentemente al movimento non piacciono e le voleva abbattere,  buttiamo giù le reti perché questo voleva il movimento NO TAV con le sue parole d’ordine.”

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ho fatto una cronologia, i dati storici sono chiari, ci sono stati tentativi plurimi di tirare ocon la corda una rete esterna, dalle immagini alle 14:20  …..Tentativi di tirare la rete esterna con una corda: primo alle 14.20.40 / 14.40.19    Per contro dalle 14:52 in avanti vedete gli spari di lacrimogeni, spari contro tutti, contro chi guarda, contro chi tira sassi, contro chi sta riprendendo, contro le persone che stanno stazionando sul prato , ce lo dicono i testimoni, contro il presidio medico… in qualche occasione le forze dell’ordine avanzano più vicino alle reti, i manifestanti lanciano sassi, la situazione (possiamo vedere le immagini), è completamente infestata di fumi, tra l’altro lacrimogeni sparati ad altezza uomo, non certo un lancio a parabola, la zona è completamente infestata di gas CS, è la zona del prato dove ci sono le famiglie, dove c’è il presidio medico. Quindi la polizia ha sparato un’enorme quantità di lacrimogeni a fronte di condotte materiali io credo del tutto simboliche come l’abbattimento di quelle reti che evidentemente al movimento non piacciono, le ritiene illegittime e le voleva abbattere, non evidentemente nella prospettiva di andare a confrontarsi con dei poliziotti in assetto antisommossa che li avrebbero sicuramente rimandati indietro in pochi secondi, ma nella prospettiva di segnalare e dimostrare qual era la propria intenzione rispetto al cantiere, buttiamo giù le reti perché questo voleva il movimento NO TAV con le sue parole d’ordine.

 

“c’è una decina di persone che tira giù le reti ma ce ne sono centinaia che battono con dei sassi sul guard rail o sui muretti a segnalare in qualche modo la solidarietà verso chi sta facendo quelle cose”

Di fronte  a questo che è una condotta sicuramente a rilevanza penale, ma non così violenta, che non riguarda la difesa dell’incolumità individuale dei poliziotti, c’è stato il lancio di lacrimogeni continuativo per alcune ore. In questo contesto il lancio di lacrimogeni per alcune ore … si innestano le condotte addebitate ai manifestanti. Io richiamo ancora quell’ordinanza del questore che dice che occorre proteggere i diritti costituzionalmente garantiti…
Presidente: avvocato, è la quarta volta…
Avv: no è la seconda, presidente…
Presidente: l’abbiamo acquisito, il dato
Avv: in alcuni casi i manifestanti e gli imputati che io difendo, per tutta una lunga fase della vicenda non fanno nulla, e quindi stanno esercitano un diritto di manifestare, solo dopo ad un certo punto lanciano dei sassi, allora la domanda è: ma perché se volevate lanciare dei sassi non l’avete fatto con i primi visto che eravate all’inizio? Perché avete aspettato due ore a lanciare i sassi? Il tribunale queste domande non se l’è fatte per nulla, io credo che la corte dovrà farsele.. e vi dò una mia risposta, quei sassi sono stati lanciati per l’esasperazione dopo due ore di gas lacrimogeni tirati, con la rabbia e l’indignazione che derivava da questa situazione. Poi certo, mi si potrebbe rispondere “ma la polizia aveva il diritto di tirare i lacrimogeni contro chi stava lanciando i sassi”, a parte che i lanci sono fatti ad altezza uomo, ma sono lanci fatti indiscriminatamente, che colpiscono anche gente che non c’entra nulla, e allora se è del tutto vincente sul piano militare l’atteggiamento delle forze di polizia, c’è una debacle totale rispetto a quello che è il rispetto delle regole indicate nei protocolli che richiamavo. Tenete presente, si ricava dai filmati, che mentre alcuni stanno tirando giù quelle reti e poi lanceranno anche dei sassi c’è una battitura continua, il sonoro di questi filmati è assolutamente esemplificativo, perché c’è una decina di persone che tira giù le reti ma ce ne sono centinaia che battono con dei sassi sul guard rail o sui muretti a segnalare in qualche modo la solidarietà verso chi sta facendo quelle cose.

Sulle posizioni specifiche, per Lussi e Imperato è pacifica la responsabilità, anche orgogliosamente rivendicata in udienza di aver tentato di abbattere quelle reti, Imperato in particolare con le dichiarazioni fatte in primo grado [ qui video dichiarazioni spontanee ]  che poi ha in parte ripetuto davanti a voi ha spiegato qual era la logica della  loro scelta, di come il movimento si sia sentito aggredito in quella giornata, ha parlato di guerra chimica, ha parlato della volontà di abbattere quelle recinzioni e non della volontà di andare ad invadere un cantiere che non era nella testa di nessuno. E’ un’idea balzana questa che compare senza però delle verifiche sul campo. Non sto a farla lunga… i problemi sono di ordine giuridico in particolare sulla sussistenza delle aggravanti, in particolare quella relativa alle cose destinate alla pubblica fede, credo molti colleghi abbiamo replicato al pubblico ministero (…) Molte sentenze dicono che se il controllo è continuativo non sussiste l’aggravante, ci sono alcune sentenze che dicono che in ogni caso anche una forma di controllo continuativo non garantisce l’interruzione immediata dell’azione criminosa e quindi non elide il presupposto dell’aggravante. a me sembra si debba sposare il punto di vista maggioritario della suprema corte quindi chiedo l’esclusione dell’aggravante. Chiedo l’esclusione dell’altra aggravante, cioè del fatto commesso con violenza o minaccia, perché che ci fosse violenza in campo  è dato pacifico ma non c’è nessun rapporto né teleologico, né di interdipendenza tra l’abbattimento delle reti e la violenza in campo e quindi credo che l’aggravante non possa trovare spazio. Rimando alle richieste fatte nell’atto d’appello che sono sostanzialmente in particolare, posto che il danneggiamento semplice è del tutto pacifico, la richiesta di voler infliggere agli imputati la sola pena pecuniaria, con il gioco delle attenuanti generiche da considerare prevalenti nel caso voi riteneste sussistenti le aggravanti, nell’eventualità che invece rimanga una pena detentiva questa può essere sicuramente convertita nella corrispettiva pena della libertà controllata oppure può essere concessa agli imputati la sospensione condizionale perché credo l’abbiano meritata una sola volta quindi c’è spazio per riconcedergliela nuovamente con gli obblighi previsti dalla legge. Segnalo solo una questione molto residuale…la sentenza curiosamente dice che la restituzione degli oggetti sequestrati potrà avvenire a passaggio in giudicato ma il dispositivo fa riferimento solo alla confisca…. gli indumenti sequestrati agli imputati devono essere loro restituiti io credo già in questa fase, contro quel capo nessuno ha riproposto appello (….)
Presidente: con la conclusione della fase di merito posso capire che…. (…)
Avv: arrivo a BINELLO , tre capi d’imputazione, tribunale non fa nessun tipo di contestualizzazione delle condotte di Binello, era lì , si vede dalle immagini. Nell’appello io credo di aver dato un’indicazione cronologica molto dettagliata, ma vorrei mostrarvi Binello che staziona nella zona delle reti come mero osseratore senza fare assolutamente nulla, Binello…16.02.48- 16.03.05 c’è gente che smanetta intorno alle reti per tirarla giù e lui continua a guardare… vedete c’è lancio di lacrimogeni, qulacuno lancia i sassi e Binello guarda e non fa nulla, si limita quando poi gli arriva un lacrimogeno a fare un gesto come dire “bel tiro” alzando il pollice verso le forze dell’ordine…per tutta una lunga fase Binello si limita a guardare le condotte altrui e non fa nulla,  solo alle 16:11:40 tira in sequenza 3 sassi, quando dalle 15:31 quantomeno la sua presenza di fronte alle reti è pacifica. Cos’è successo? Sono arrivate piogge di lacrimogeni nuovamente nella zona in cui stazionava.. è del tutto evidente che se si ha una condotta inerte per qualche ora poi fa un lancio rabbioso, significa che ad un certo punto ha la voglia di sfogare la rabbia, figlia di quell’atteggiamento in quel contesto, pacifico fino a quel momento e poi rabbioso (….)

Il richiamo che  è stato fatto probabilmente anche in appello ma sicuramente dal Procuratore Generale nella sua requisitoria, alla giurisprudenza sulla massa critica, si dice “non soltanto i soggetti che concretamente fanno delle cose ma anche in qualche modo chi ne rafforza e ne agevola la condotta attraverso un concetto di massa critica” va evidentemente ricondotto alla specificità di questa vicenda dove c’erano dei soggetti che avevano … svolgevano un’attività di protezione di quelli che lanciavano i sassi. Binello non protegge nessuno, ad un certo punto lancia direttamente dei sassi, e quindi ha una condotta materiale diretta che può integrare il reato in questione, il 336. Ma nuovamente… il 336 ci sta se noi riuscissimo a provare quel dolo specifico, uno che staziona lì e guarda la vicenda e poi risponde soltanto quando arrivano i lacrimogeni ha il dolo specifico richiesto dalla contestazione? Cioè voleva distruggere le reti… voleva invadere il cantiere per potersene appropriare? Credo proprio di no, rimando all’atto d’appello per il dettaglio della posizione di Binello-
Per le lesioni stesso discorso… Binello e Conversano faranno lanci di pietre, con le modalità che per Binello vi ho fatto vedere e per Conversano vi farò apprezzare fra un attimo, ma sono lanci di pietre che non si sa dove vadano, con ogni probabilità non attingono nessuno, perché attraverso quale criterio di attribuzione soggettiva del reato dobbiamo rispondere del reato di lesioni, rimando alle osservazioni numerose che ho fatto nelle due discussioni e nell’atto d’appello. Confrontiamoci ancora una volta con la pena, Binello è del tutto incensurato, si parte da una pena base di 3 anni per quei 3 lanci che sono figli o frutto di una rabbia momentanea (…) mi pare nuovamente una pena che non ha nessun tipo di riguardo rispetto al dato dell’incensuratezza e all’entità e alle motivazioni della condotta. (…) Mi pare che qui si tocchi proprio con mano la sproporzione che c’è tra le pene inflitte dal tribunale e la condanna a cui il tribunale approva, tre anni e due mesi totali per una condotta di questo tipo mi sembra del tutto incongruo, tanto più se parliamo di un soggetto quasi incensurato.
Conversano, anche qui la vicenda è forse più complessa di altre, nel senso che Conversano ha dato anche una descrizione di quella che è stata la sua presenza in campo in quelle giornate. Quale fosse la situazione quando Conversano arriva nella zona del ponte è quella, i manifestanti che sono in quella zona stanno respirando da ore gas lacrimogeni, non solo loro ma anche le persone che si trovano nelle zone limitrofe, Conversano ci ha raccontato cos’ha fatto, ci ha detto di essere arrivato lì, di aver visto persone che tiravano la corda che aveva agganciato la rete, di aver subito lancio di lacrimogeni, di essere stato male, di essere andato al presidio medico e di aver visto che c’era gente che stava molto più male di lui, di aver visto i lanci di lacrimogeni anche contro il presidio medico, di essere andato sul ponte, di essere stato nuovamente colpito da lacrimogeni e poi finalmente lancia quelle 3 pietre, 3, che si vedono nel filmato Cinetto (…). E’ del tutto evidente che per Conversano valgono le osservazioni che ho fatto prima per Binello, Conversano è in campo da molte ore, non fa nulla per una lunga fase, ad un certo punto si mette  a lanciare queste 3 pietre in sequenza, quando fa il terzo lancio si accascia per terra perché probabilmente non ne può più, i gas lacrimogeni sono inabilitanti, il dato cronologico corrisponde al suo racconto (…). Allora io continuo a dirvi che secondo me non è provato il reato di violenza a pubblico ufficiale, non sono provate le lesioni,  per le ragioni che ho già detto, ma se anche le riteneste provate tenete presente che questa è la dinamica in campo, questa è la dinamica  che ha portato Conversano a quei lanci di pietre. Poi il tribunale fa un passo ulteriore, dice “ma Conversano lancia anche una quarta pietra”, e la quarta la lancia in un orario in cui non stava capitando nulla, quando gli animi ormai si erano rasserenati e pacificati,  alle 17:12 lancia ultima pietra. Io vorrei farvi vedere  i luoghi dove staziona Conversano e lo stesso discorso varrà per Giordani (…) anche in questa zona ci sono lanci di lacrimogeni, ci sono sicuramente i lanci di sassi, quello che sta lanciando adesso è Giordani che tra l’altro viene assolto per il reato di lesioni, vediamo filmato CINETTO che ci consente di apprezzare intanto la distanza che intercorre tra il luogo dove stazionavano i manifestanti e il luogo dove si trovavano le forte di polizia, qui i manifestanti applaudono ironicamente, la zona è completamente piena di lacrimogeni… (…) i poliziotti sono dall’altra parte del ponte, sono ormai usciti dalle reti, diverse decine di metri di distanza dai manifestanti, i sassi non hanno attinto nessuno, prova ne è che Giordani viene assolto perché secondo tribunale sono lanci che non hanno provocato lesioni, in quel contesto  c’è l’ultimo lancio di Conversano e il tribunale dice che in realtà questo lancio avviene in un momento di tregua in cui non venivano lanciati lacrimogeni e che sarebbe un lancio fatto a fomentare la ripresa delle ostilità… non è vero, il tribunale non si confronta mai con le immagini (…) e con i dati di questo tipo, che sono un’enormità di lacrimogeni lanciati in questa fase contro i manifestanti. Giordani e Conversano fanno un lancio di pietre che non va a colpire nessuno ma che non può essere etichettato come fa il tribunale. Allora mi sembra  la vicenda di Conversano del tutto paradigmatica proprio degli aspetti che tentavo di valorizzare prima, Conversano è uno di quelli che manifestante pacifico fino ad un certo punto, poi rivela un sentimento di forte ostilità verso le forze dell’ordine , non si tratta di giustificarlo, dire ha fatto bene, ha fatto male, si tratta di capire che il suo atteggiamento di ostilità è frutto di questa cosa.. quello era il clima esasperato di quella giornata, chi c’è stato lo sa e lo racconta, non ci sarebbe stato un lancio di pietre soprattutto in queste zone se non ci fosse stato un clima di quel tipo. Il clima era di rabbia, di indignazione per questi spari fatti indiscriminatamente (…) Richiamo poi tute le altre osservazioni in tema di concorso (…)

Sfogo di sentimenti di ostilità, richiamando insegnamento giurisprudenziale cui sono ricorso anche scorsa udienza, che non possono integrare la fattispecie del 336 secondo la cassazione. Pena 3 anni e 2 mesi…. Conversano ha un precedente unico, patteggiamento a 2 mesi convertiti in multa per un fatto strabagatellare (….), a sua volta è ammissivo sulla sua responsabilità e non era così scontato (….) ha raccontato il suo punto di vista, come si fa a condannare una persona che si trova in quel contesto e reagisce in quel cotesto ad una pena di questo tipo… in altro processo su condotte volutamente offensive,  lancio i sassi perché voglio che quello sia un corteo combattivo e mi scontro con le forze dell’ordine, le condanne sono sotto un anno… questo squilibrio non riesco a capire da cosa sia determinato, se non dalla circostanza che qui il contesto è particolare, ma la condotta materiale è molto meno grave di altre che mi sono trovato a dover decifrare in altri processi, eppure qui ci sono 3 anni, lù ci sono 8 mesi, fatico a comprendere.
Ultima posizione GIORDANI….  (…) anche qui il meccanismo è che sul dolo specifico avete poco e sulle lesioni ancora meno, sulle lesioni è stato assolto perché le lesioni si interrompono in un orario precedente ai lanci di GIORDANI.. anche qui ritorna discorso sentimenti di rabbia e ostilità e discorso sulla pena, 3 anni e 1 mese, persona incensurata, il tribunale ci dice che quei tre lanci non hanno provocato lesioni, dico io sono uno sfogo di rabbia perché piovono lacrimogeni anche in quella zona che è lontana dalle reti (….) Se quelli che stazionavano vicino alle reti si può pensare avessero intenzioni violente verso agenti o cantiere qui la situazione è già pacificata… stanno risalendo e nonostante questo partono lanci .. e Giordani viene condannato a 3 anni (…)  pena che non si giustifica in nessun modo. Produco le cronologie, ho spiegato perché ho fatto delle note separate perché le posizioni erano separate. (…)

La Presidente concede 15 minuti di pausa, termino questo resoconto e pubblicherò in altro post le successive arringhe.

La prossima udienza è stata fissata per il 17 novembre, sempre alle ore 9:00, nella maxi aula 1, ci saranno le repliche del Procuratore Generale e le controrepliche dei difensori. Se il tutto si esaurirà nell’arco di 2 o 3 ore nella stessa giornata potrebbe esserci la sentenza.

Simonetta Zandiri  – TGMaddalena.it

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