CronacaQui1Non mi capita quasi mai di leggere Cronaca Qui ma da un tweet di Lele Rizzo mi salta all’occhio l’ennesima strombazzata che tende a scaldare quel rigido inverno del quale tutti i media parlano costantemente, nonostante le temperature non sembrino poi così insolite considerando il periodo. Al centro della notizia un senatore che senza il movimento NO TAV probabilmente sarebbe ancora in qualche segreteria del PD in periferia,  quello che prima ancora che un attivista sia a conoscenza di essere indagato sembra conoscere già ogni dettaglio del suo fascicolo, e che proprio pochi mesi fa  è parso il più titubante a procedere con l’opera, sollevando indignato il problema dell’incognita costi, “meglio rinunciare”, tuonava sulle pagine di Repubblica il 29 ottobre  se il costo della TAV è 7 miliardi”.
Tornano alla ribalta i NOA, fantomatici Nuclei Operativi Armati,
ingrediente mediatico già utilizzato per criminalizzare il movimento alla vigilia della prima manifestazione, che si svolse in tutta Italia, in solidarietà con Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia il 22 febbraio e che evidentemente preoccupava fortemente quel governo per il sostegno che quattro accusati di terrorismo ottenevano ovunque, fatto del tutto raro nel nostro paese.
I creativi della disinformazione le stanno provando tutte, ma questa volta sembrano un po’ scarsi nel maneggiare o inventare le favolette, come l’eco mediatica avuta da un post su notav.info e ripreso da alcune testate, come Repubblica, che disegna improbabili scenari di divisioni tra un’area e l’altra del movimento.
La galassia NO TAV è talmente ampia che sarà ben difficile per chiunque capire se ci sia una fonte “ufficiale” e una no, semplicemente perché il “monolite” è la rappresentazione di una politica e di un certo movimentismo che ha sempre fallito, nel tempo, si è sempre rivelata una trappola, un contenitore, una gabbia talvolta invisibile dalla quale la lotta in un modo o nell’altro rischiava, nel tempo, di affievolirsi o di incastrarsi in binari che l’avrebbero lentamente resa una farsa utile solo ad arricchire il bottino alle urne, da una parte o dall’altra. Se la lotta al TAV per oltre vent’anni è sopravvissuta e, pur con alti e bassi, è riuscita a mettere quel granello di sabbia negli ingranaggi di un sistema che trita, divora e, soprattutto, DIVIDE, è anche perché è sopravvissuta a tentativi, più mediatici che altro, di ingabbiarla in strutture verticistiche ben più adatte ai partiti.
Allora sarà anche vero che qualche anarchico non ha gradito la visita in carcere di un eletto del Movimento 5 stelle, ma è altrettanto vero che in questa lotta, e forse solo in questa, ci sono senatori e deputati che incontrano e si confrontano serenamente con attivisti della galassia anarchica, e che su quei sentieri al freddo o al buio si cammina insieme, perché quel si parte e si torna insieme è qualcosa di talmente reale che nessuna raffigurazione virtuale e nessuna penna al servizio dei poteri forti potrà intaccare.
E’ qualcosa che non ha una forma, qualcosa che si sente e si vive, un inspiegabile rispetto reciproco nonostante le differenze, un “NO” al quale si arriva per motivazioni soggettive, ma un NO verso il quale poi si marcia uniti, nel rispetto delle proprie differenze.
E a giudicare dal tormentone mediatico degli ultimi mesi è proprio questo che fa tanta paura allo Stato. Il teorema dei brutali e violenti terroristi che hanno agito con MICIDIALITA’ (ebbene sìi, erano le parole di Caselli già dopo la manifestazione del 3 luglio 2011 ed erano le stesse usate dai PM nella requisitoria del processo per terrorismo), o dei violenti che sfogarono i loro istinti primordiali  è fallito più volte, la grande solidarietà raccolta da sempre da questa lotta in tutta Italia, da nord a sud, manifestata a Torino il 10 maggio in un corteo, la sentenza del 17 dicembre e l’ultima decisione del riesame che annulla il capo d’imputazione terrorismo per Lucio, Graziano e Francesco, ha costretto gli affaristi e i loro fedeli servitori ad inventare nuove strategie. O a riciclare le vecchie. Perché a loro è sempre piaciuto caldo, il clima.
Ma noi resistiamo, anche al freddo. Il freddo compatta perché per scaldarci, ci piaccia o no, dobbiamo stare vicini… vicini… vicini.

E c’è sempre un modo per scaldarsi.

Liberta_Al

A sarà dura.

Simonetta – TGMaddalena.it

 

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