Un’apparente adesione a regole di vita collettiva

Compressore

La procura di Torino torna nuovamente a brillare per la sua capacità di mettere all’indice un condannato in base alle sue idee politiche. Questo nelle motivazioni per la decisione di negare l’affidamento in prova a un partecipante al sabotaggio del 13/14 maggio 2013 al cantiere di Chiomonte e di fargli scontare ai domiciliari i restanti due mesi e 13 giorni della pena originale di oltre due anni (di cui una buona parte in AS2).

Già nel ricorso in Cassazione per l’accusa di terrorismo a Chiara, Mattia, Nico e Claudio prevista per il 28 marzo la procura di Torino aveva messo nero su bianco quello che da tempo sostengono gli imputati, ossia che non sono processati per quello che hanno fatto ma per quello che sono. Si legge infatti nel ricorso: <<(…)occorre aggiungere che gli imputati vanno valutati per quello che sono e che emerge da tutti gli atti e cioè non dei semplici contestatori turbolenti e chiassosi, o dei sognatori irrequieti e irresponsabili, ma degli esseri pensanti (anche se non benpensanti), capaci di elaborare un pensiero politico, di attuare una azione politica, di adottare una strategia di combattimento (tra l’altro, molto raffinata, come è stato riconosciuto da tutte le decisioni intervenute).>>

Di seguito riportiamo l’articolo pubblicato sul blog giustiziami.it a firma Frank Cimini.

“Al di là di un apparente adesione a regole di vita collettiva, il condannato con  regolare occupazione come cameriere di sala mostra aspetti di preoccupante affiliazione con frange politiche che manifestano la propria convinzione con modalità antigiuridiche e quindi è da ritenere sotto questo aspetto ancora socialmente pericoloso”. Con questa motivazione i giudici del tribunale di sorveglianza di Torino hanno negato l’affidamento in prova ai servizi sociali a un militante NoTav al quale restano da scontare due mesi e 13 giorni di reclusione su una pena complessiva di due anni in relazione a una manifestazione con danneggiamento e incendio al cantiere di Chiomonte nel 2013.

“L’affidamento in prova permetterebbe al condannato un’autonomia troppo ampia che lui utilizzerebbe per mantenere contatti con i sodalizi politici e di pensiero che frequenta” aggiungono i giudici optando per la detenzione domiciliare “al fine di consentire la prosecuzione dell’attività lavorativa e anche “di prevenire queste frequentazioni e assicurare sul rischio di futura recidiva”.

Insomma il tribunale di sorveglianza di Torino mette all’indice le idee politiche del condannato, opera un vero e proprio processo alle intenzioni. Stiamo parlando di uno dei quei militanti NoTav che in relazione a un compressore bruciacchiato nel corso di una manifestazione a Chiomonte aveva dovuto fronteggiare l’accusa strumentale dell’aggravante di terrorismo poi caduta in Cassazione ma sulla quale la procura generale di Torino continua a insistere. Infatti il prossimo 28 marzo la Suprema Corte dovrà pronunciarsi per la terza volta in relazione alla posizione di altri imputati in  riferimento agli stessi fatti. L’accusa era già costata lunghi mesi di detenzione in regime di alta sorveglianza a diversi militanti che avevano manifestato contro la realizzazione della linea Torino-Lione.

La decisione dei giudici di sorveglianza assumere un carattere di “vendetta” a sostegno degli organi inquirenti. Si tratta di un accanimento davvero degno di miglior causa, considerando che la procura di Torino in omaggio al teorema Caselli aveva forzato il diritto oltre misura contro i NoTav chiudendo invece un occhio e l’altro pure sugli appalti dell’alta velocità. Evidentemente gli unici onesti e trasparenti in un paese dove la corruzione è sempre più parte integrante del sistema paese (frank cimini)

 

TG Maddalena

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