Non ci sono molte possibilità di interpretare una notizia di questo genere, c’è una sola, brutale  verità, agghiacciante: i maledetti assassini colpiscono ancora. Non si limitano a rubare le terre, a distruggere ulivi centenari, a togliere l’acqua o inquinarla, a reprimere e terrorizzare quotidianamente i palestinesi, no, vanno oltre e lo fanno perché possono farlo, godono di un’impunità senza precedenti, girano armati e spesso sono protetti dalle truppe dell’esercito israeliano.
Pur non essendo possibile cambiare la realtà, i media sionisti non si smentiscono e anche questa volta, come in tante altre aggressioni perpetrate da coloni su palestinesi disarmati, ecco che un crudele omicLaStampaBambinoMuoreidio viene comunicato come “Bambino palestinese muore in un rogo doloso” sul quotidiano torinese La Stampa. L’azione passiva del morire. Come se nessuno avesse la responsabilità o la colpa di questa morte.

 

Ali, 18 mesi, è morto bruciando vivo non per autocombustione ma come conseguenza diretta, voluta, pianificata ed attuata da quattro coloni dell’insediamento illegale di Yahya.  Sui media israeliani gli autori della strage vengono definiti “coloni estremisti” ma, come spiega con la lucidità di sempre Samantha Comizzoli sul suo profilo FB, “Mi spiace, io devo scrivere la verità: sono coloni israeliani, che vivono, pregano, dormono e cagano con il fucile in mano e non è reato se sparano ai palestinesi.”

Samantha, che conosce la famiglia colpita nel vile attentato, racconta: <<I coloni israeliani, dell’insediamento illegale di Yahya, hanno attaccato due case palestinesi nel villaggio di Duma con le molotov e altro materiale per la combustione. All’interno delle due case ci sono le due rispettive famiglie, entrambi della famiglia Dawabesh.
Conosco quella famiglia perchè conosco Wael Dawabesh, lo psicologo che segue i palestinesi (soprattutto i bambini) vittime di traumi.

La prima casa attaccata brucia, brucia il padre del bambino, Saad Dawabesh, brucia la madre, Reham e il fratellino di 4 anni Ahmed. Riportano tutti ustioni di terzo grado. Brucia il piccolo Ali Saad Dawabesh, un anno e mezzo. Brucia vivo……..
Sulla casa due scritte con le quali i coloni israeliani si sono firmati “Yahya vendetta” e “rappresaglia”.>>

FamigliaAli

Per molti un è un deja vu, la memoria del piccolo Mohammed, bruciato vivo dai coloni un anno fa, è ancora viva.

E oggi è venerdì, un venerdì già carico delle tensioni a seguito dell’attacco dei militari israeliani nella moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, qualche giorno fa. L’ennesima giornata di rabbia, mentre il genocidio continua con la complicità di un mondo che non si nasconde più, che non prova alcuna vergogna ma che, al contrario, si rivela giorno dopo giorno come “amico di Israele”, “alleato”, fino alle parole di Renzi che solo qualche giorno fa, in visita ufficiale alla Knesset, ha dichiarato: “il vostro destino è il nostro destino, la vostra sicurezza è la nostra sicurezza, insieme costruiremo un mondo più giusto, più bello, più uguale”.

Più giusto, più bello, più uguale.
Ma davvero?

 

Simonetta Zandiri
Da Infopal: La mamma e il papà del piccolo, Riham e Saad, e il fratello Ahmad, di 4 anni, sono rimasti gravemente feriti. Il padre è riuscito a mettere in salvo la moglie e l’altro figlio, ma nel fumo non ha potuto individuare subito Ali Saad, che è morto poco dopo.

 

 

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