Caltanissetta – Inizia il processo per la lotta contro il Muos

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Riceviamo e pubblichiamo

Esiste una storia della lotta contro il MUOS che non è mai stata raccontata. Una storia fatta di persone che, qualche anno fa a Niscemi (CL) hanno respirato e cospirato insieme per scagliarsi contro la costruzione del M.U.O.S. (Mobile User Objective System), un moderno sistema di telecomunicazioni satellitari della marina militare statunitense utilizzato per coordinare in modo capillare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo. E’ una storia che ci racconta un momento in cui la possibilità di intersecare la rabbia di ogni singolo individuo per canalizzarla verso forme di lotta e di conflitto concreti sembrava reale. Ma è anche una storia che ci ricorda, una volta ancora, che se non vi è una visione condivisa sulla critica all’esistente e sui diversi modi per minare gli ingranaggi che lo mantengono in vita, e se non c’è una condivisione sulla necessità e l’urgenza di orizzontalità e di autodeterminazione di ogni singola individualità all’interno di un gruppo di persone, non è possibile percorrere la stessa strada fianco a fianco. Il fine non giustifica i mezzi, se i mezzi non sono condivisi; i mezzi sono anch’essi parte del fine. Quando un movimento di lotta introietta impietosamente le stesse dinamiche di potere “esterne” – che poi tanto esterne non sono – creando una divisione tra buoni e cattivi (dove i cattivi sono ovviamente le individualità più radicali, più libere e più avvezze ad ogni dinamica di esercizio del potere), è chiaro che non solo i metodi non sono condivisi, ma non lo è neppure il fine in sé. Quando un movimento di lotta tende a romanzare alcune azioni simboliche e autoreferenziali e chi le compie, e ad interrare azioni dirette concrete e radicali, dissociandosi e lasciando solo chi si trova a dover affrontare le dure conseguenze della repressione giudiziaria; quando lo stesso movimento ti presenta le parcelle degli avvocati, come se adesso fosse solo affar tuo, hai la certezza che nulla possa più essere condiviso con certi individui e con certe dinamiche di movimento.

Questa storia mai raccontata però esiste ed è ancora viva, vegeta e molto arrabbiata. Ma i racconti che passano la censura di movimento per poi essere narrati ad un pubblico “mainstream” si sa, non li scrive di certo chi non vuole comandare né essere comandato, né gli ultimi. Crediamo però che questa storia debba essere raccontata perché vissuta da persone che tuttora si trovano a dover affrontare una dura repressione che si traduce in denunce e processi per reati contestati che spesso sono anche gravi. Queste persone – spiacenti di deludervi – non verranno lasciate sole, né abbandonate al proprio destino. Per questo motivo abbiamo deciso di far riemergere dagli abissi ciò che per anni, chi ha voluto fare di una lotta dal basso l’ennesimo esercizio di potere e la solita propaganda politica autoreferenziale, ha tenuto nascosto con malcelato disprezzo. Ma basta con il passato, ché altrimenti si rischia di scadere in inutili piagnistei. Parliamo del presente, invece.

Martedì 23 ottobre(*) si terrà, presso il tribunale di Caltanissetta, la prima udienza del processo contro alcune compagne e alcuni compagni di Torino, Palermo e Niscemi accusati di aggressione e violenza a pubblico ufficiale per impedire l’arresto di un compagno con l’aggravante della “radunata sediziosa” (!), reati per i quali l’accusa chiede dai 3 ai 15 anni di pena. Le denunce e le indagini in corso sono tante altre, come tanti altri saranno i processi che seguiranno. Aggiorneremo la lista di tutte le inguaiate e gli inguaiati man mano che l’apparato giudiziario presenterà il conto per intero a tutte le compagne e i compagni ritenuti “impresentabili” dal “movimento”, non adatti cioé per la narrazione della fiaba di un movimento che lancia fiori contro la guerra e i suoi mostri. Racconteremo invece una storia forse meno floreale ma sicuramente più autentica e sincera, una storia reale in cui le persone hanno lasciato i fiori alla loro naturale bellezza per prendere dei sassi e scagliarli contro chi pensa di avere il monopolio della violenza e la usa quotidianamente contro gli ultimi e contro chi non intende asservirsi alle regole di padroni e detentori di verità assolute e imposte dall’alto.

Complici e solidali, facciamo un appello affinché nessuno venga lasciato solo o sola ad affrontare un apparato repressivo sempre pronto e feroce con gli ultimi e con chi lotta per una realtà diversa. Visto il mistero che avvolge la cassa per le spese legali del movimento no muos – cassa a cui oltretutto molti di noi hanno abbondantemente contribuito ma di cui, a quanto pare, non possiamo usufruire – facciamo un appello inoltre affinché affini e solidali contribuiscano alla creazione di una cassa, questa volta reale, per affrontare le spese legali.

Alcune individualità nemiche del MUOS e di ogni autorità – ufficiali o “ufficiose”, esterne o “interne” che siano

 

Aggiornamento sulla prima udienza

 

(*) Ci è stato comunicato che la data dell’udienza è venerdì 26 ottobre. Abbiamo preferito inserire la variazione come rimando per non modificare il testo originale

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