CarabRapito
Sullo scranno, Quinto Bosio.
Entra qualche imputato. Entra Guido con montgomery sabbia e felpa rossa ma senza stampella.
Entra qualche avvocato. Gran brulicare di CC FFOO, digos in elegante nonchalance, e prima fila scura. Sissignore.

Può accadere di tutto. Che dei 70 testi se ne presenti la metà. Che l’udienza venga sospesa per decidere qualche eccezione giuridica, qualche richiesta di democrazia della difesa. Che il giudice conceda 5 minuti solo x la pausa pranzo. Che le carabiniere ci arrestino tutti se solo qualcuno o qualcuna che so io dal pubblico o dal banco dei non contumaci sbrocchi. Che il digos ci strozzi con la sua fantastica sciarpa. La tensione solleva la fantasia alle stelle assenti, ma non c’è tempo, irrompe furiosa a superare l’immaginazione la realtà.

Infatti:  confermo la veramente drammatica testimonianza del teste Luigi Di Matteo, il famoso carabiniere preso in ostaggio il 3 luglio: semidenudato, cioè sbottonato della giacca, tolti gli effetti personali, catenina, telefonino, cinturone suo personale ricordo dell’Afganistan, pistola, sprangato, picchiato a far male, ci stavano una figura maschile e una femminile non travisati, che insistevano a lasciarlo, ormai l’avete rotto, portato all’ospedale Luigi non mi ricordo, dove gli diedero 10 giorni, poi riformato all’ospedale militare, per le varie patologie subite: il poveretto ha ormai sempre un leggero malditesta per alterazione della psiche. Anche una torcia gli hanno deprivato. Prima di liberarlo gli hanno riabbottonato la giacca per dargli una sistematina, e rimesso il foulard al collo. Si è sentito come se sarebbe abbandonato dai colleghi. Sissignore.

Infatti, confermo: in cortile uno splendido pastore tedesco nell’auto dei CC cinofili costretto dentro ad una piccola baragabbia. A richiesta, ci dicono che è per il suo bene, in quanto, essendo un cane da lavoro e non da appartamento, si stressa quando all’aperto e si rilassa quando costretto. Tesi affascinante, pensiamo noi, da eventualmente applicare anche ai detenuti umani.

Sissignore, a nastro poi nelle testimonianze dei carabinieri nostri da italici Battaglioni, decimo Campania terzo Lombardia sesto Toscana – così giovani, nati in villaggi del sud così belli – temporanei soffocamenti nonostante le maschere antigas, sassaiole oggetti di tutti i tipi a tutte le ore sullo spiazzale del museo, fracassamenti di mani ma non totalmente, sassi che dal collo riescono a contundere il cuoio capelluto, caviglie sinistre che facilmente erano le destre, policontusioni in fuga, diagnosi volatili, prognosi allungabili come i tavoli Ikea, orari nebbiosi come i fiumogeni, Area archeologica che diventa Centrale, sinceramente. Non ricordo. Ero girato dall’altra parte. Nossignore.
E che il pubblico non si permetta di muoversi di ridere di fare commenti perché non siamo qui per subire i commenti del pubblico, dallo scranno, Quinto Bosio.

Eleonora Forno TG Maddalena

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