Memoria Corta : MARCO CAMENISCH

Marco Camenisch è in carcere da più di vent’anni per aver attaccato con il sabotaggio l’industria nucleare. Nel 2011 non gli è stata accordatala libertà condizionale, come sarebbe previsto dalla legge svizzera per chi ha scontato i due terzi della pena. Marco ha una sola grande colpa che è quella di non aver mai rinnegato le proprie idee e le proprie azioni.
Che ne sarà di Marco quando uscirà dal carcere nel 2018?

UN VIDEO CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO:

UN LIBRO :

ACHTUNG BANDITEN! L’ecologismo radicale di Marco Camenisch (a cura di Piero Tognoli). II Edizione. Pagine 304. Edizioni NAUTILUS €13.00

IMG_2468Dall’introduzione di John Zerzan
“Non ho mai incontrato Marco di persona, ma ho intrattenuto una corrispondenza con lui durante questi ultimi anni. Conosco la sua storia di guerriero per la Terra e per la vita e i principali aspetti della sua vita di prigioniero politico.
È stato un grande privilegio per me venire a contatto con il suo spirito e la sua energia formidabili – dall’altra parte del mondo! – e conoscere la profondità della sua visione e della sua critica.

Dietro tutto ciò, un quarto di secolo di appassionata attività ovunque sia stato. Il coinvolgimento di Marco nella lotta cominciò nella sua nativa Svizzera alla fine degli anni settanta, contro l’energia nucleare. All’inizio del 1980 fu arrestato assieme ad altri per aver danneggiato un traliccio e una centrale elettrica nel nord-est della Svizzera.

La condanna relativamente severa inflittagli, dieci anni di reclusione, non rifletteva solo la sua resistenza all’autorità dello stato, ma anche la sua già profonda comprensione della posta in gioco. Per Marco, l’ecocidio attuato dall’industria energetica stessa, come parte della distruttività del più generale sistema di dominio, costituiva l’obiettivo legittimo della sua azione diretta.

Evase dal carcere svizzero insieme con altri cinque prigionieri nel dicembre 1981. Durante la fuga una guardia fu uccisa, ma non da Marco. Nel 1989 una guardia di confine fu uccisa a Brusio e le forze di polizia svizzere, sostenute dai media compiacenti, puntarono il dito contro Marco.

Dopo aver trascorso quasi undici anni in clandestinità in Svizzera e in Italia, fu catturato (novembre 1992) in seguito a una sparatoria con i carabinieri in Toscana. Questa volta fu condannato a 12 anni di reclusione dalla giustizia italiana, ma fu poi estradato in Svizzera nella primavera del 2002, dopo aver scontato nove anni.
Anche di fronte all’imputazione più grave, l’intransigenza di Marco rimane quella di sempre: totale. Ha dovuto lottare per ottenere persino le più basilari condizioni in carcere e per poter mantenere contatti con famigliari e amici. Fortunatamente, ha potuto contare sul sostegno attivo degli anarchici di varia provenienza, che si sono mobilitati per proteggerlo contro gli abusi estremi dei sistemi carcerari di due paesi.

Marco intrattiene una corrispondenza molto vasta e traduce vari testi antiautoritari [ ne abbiamo pubblicato uno proprio oggi qui, ndr], nonostante le condizioni spesso estremamente restrittive della sua detenzione. È uno degli esempi più stimolanti del nuovo volto dell’anarchismo, di una teoria e pratica rinnovata, che non rinuncia a sollevare questioni fondamentali e a condurre battaglie in quest’epoca di crisi sempre più profonda ad ogni livello.

Giorno dopo giorno, diventa sempre più evidente che il cancro globale del capitale e della tecnologia divora sempre più vita in ogni sfera. Un numero crescente di specie, di culture radicate nel territorio e di ecosistemi subiscono attacchi ad ogni livello. Il cancro del formicaio produttivistico globale è sempre all’opera e consuma il suo ospite.

Considerato il suo straordinario impegno nella lotta contro la Megamacchina, in realtà non sorprende che la prospettiva di Marco sia di mettere in discussione la civiltà tecnologica. Per anni ha partecipato di una visione di un mondo che non solo non ha bisogno di essere gestito da un gruppo, da un’élite o da una burocrazia massificata, ma che può tornare a essere libero e sano.


Ciò a cui vengono attribuiti vari nomi – anarchismo ecologico, anticivilizzazione, primitivismo – trova la massima espressione in una vita come quella di Marco Camenisch.

La logica dell’addomesticamento o del dominio della natura è insita nella civilizzazione stessa e continua a manifestarsi. In tandem con una sempre maggiore divisione del lavoro e una rapida tecnicizzazione della vita su ogni piano, l’egemonizzazione sembra continuare a trovare nuovi terreni di applicazione.
Forme di vita geneticamente modificate, vegetali e animali, sono la nuova frontiera del nuovo millennio per approdare al Mondo Nuovo. Tutto nella vita non è altro che un ammasso di materia da progettare, programmare, clonare per mezzo di scienze che non sono mai state così totalmente asservite al paradigma dominante.

Questo modello contamina la nostra stessa percezione della realtà. Una società di consulenza New Age pubblicizza la sua competenza professionale proclamando: “L’amore non è un mistero: è una tecnologia”. Tutto è acqua da tirare al mulino del pensiero strumentale, nulla è al sicuro dall’avanzata della macchina, dall’analogia con la macchina.
La clonazione umana è ormai vicina e quali strumenti esistono per impedirla? La vita diventa sempre più sterile: riprogrammazione con antidepressivi, pianificazione del futuro attraverso l’analisi e la correzione genetica. La natura è ciò che la tecnologia e il capitale decidono che sia, ovvero la fine di qualsiasi sfera non addomesticata. Le foreste naturali diventano arboricolture; le nostre emozioni, agonizzanti sul suolo arido, hanno bisogno di una regolare manipolazione chimica.
Il nemico non sono solo le grandi imprese multinazionali. È l’addomesticamento stesso. Il disastro chiamato agricoltura diventa sempre più visibile e comprensibile ogni giorno che passa, con ogni nuovo livello di penetrazione e controllo. La salute e la libertà ne esigono la fine.
Marco ha lottato per porre fine all’incubo industriale da cui dipende la modernità stessa. Ecco perché può contare sull’affetto e il sostegno di così tante persone. Sono estremamente felice che gli ottimi compagni di Nautilus abbiano dato a noi tutti la possibilità di condividere parte della sua vita”

Per ordinare il libro :
NAUTILUS AUTOPRODUZIONI

Nautilus  -2013
CP 1311
10100 Torino

Questa segnalazione è per cercare di saperne qualcosa di più e per ricordare a certi compagni che :
La lotta non si fa a braccetto di ex giudici e politicanti.
La lotta si fa senza delazioni. La lotta si fa senza aderire ai “movimenti dei movimenti” attraverso linguaggi e politiche riformiste.
La lotta non si fa cucinando e vendendo  polenta e salsiccia in qualche ridente valle di frontiera.
LA LOTTA si fa lottando (scusate il gioco di parole).

Simone Capula

This article has 6 comments

  1. Luigi Segato

    “La lotta si fa lottando”… non capisco perché ve le prendete con lo Stato brutto e cattivo. Non ha diritto di lottare anche lo Stato? Le sue modalità di lotta SACROSANTE sono la repressione e la galera!

    • Toh, Luigi Segato, sentivamo tanto la sua mancanza perché per profondità ed ampiezza delle argomentazioni lei resta insuperabile. Senza dubbio. 🙂

  2. Luigi hai perfettamente ragione…

  3. SOLIDARIETA’ E AZIONE

    “Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche di interpretarlo. E, ciò precisamente per cambiare il cambiamento. Affinchè il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi”
    Gunther Anders

    Occuparci del potere tecnoscientifico con le sue principali manifestazioni: biotecnologie, nanotecnologie, informatica, neuroscienze non è soltanto porre l’attenzione su qualche aspetto di questa società particolarmente nocivo. Come scriveva Ellul oltre cinquant’anni fa la tecnologia si è fatta sistema e media le nostre vite aldilà di una qualsiasi volontà. In questo anche gli altri animali e l’intero pianeta sotto l’imperativo tecnico vengono schiacciati e manipolati secondo l’esigenza del momento. Le tecno-scienze si stanno ricombinando e convergono verso quello che è stato sempre il loro fine ultimo: un controllo totale sugli esseri viventi.
    Perchè occuparsi tanto di tecnologia si chiedono in molti, quando tanti sono i problemi che ci circondano. In un sistema tecnico come quello attuale, dove tutto è scandito dalla macchina, la tecnologia rappresenta il momento, il luogo, lo spazio dove si estende ogni forma di sfruttamento. A volte si chiama green economy, altre progresso scientifico e altre ancora gestione della catastrofe, formando quegli ambiti che una volta riprogettati allargano la rete dove su ogni maglia si sviluppano tutti i rapporti di dominio, quelli da cui non si ritorna indietro come il lancio di un ogm o la manipolazione della linea germinale.
    Una lotta contro le nocività non può prescindere dal contesto sociale che le ha prodotte, volute e rese necessarie per tutti. Questo significa che la nostra critica non può che andare sotto la superfice del cosiddetto buon senso o dell’ambientalismo impostore fino a raggiungere il reale problema.
    Il potere è pienamente dispiegato in ogni apparato tecnologico che ci circonda, una tecno-democrazia che appare ad ogni angolo, presidia ogni incrocio, controlla ogni aspetto della nostra sopravvivenza fino a entrare nei corpi mentre la sua essenza totalitaria rimane fondamentalmente non percepita. Un tecno-potere che, grazie ad apparati sempre più a misura nanometrica, diventa più di quel che appare, cominciando a non apparire più.

    Questa settimana di mobilitazione non serve a circoscrivere un percorso o a ridurne i confini, al contrario ci auguriamo che queste giornate ne inaugurino di nuovi o rinforzino i precedenti con nuova determinazione e volontà di agire.
    Abbiamo pensato che ogni situazione nel proprio territorio potesse utilizzare queste giornate per concentrare iniziative legate al tema delle nocività soprattutto quelle legate alle scienze convergenti che sempre di più si impossessano della Terra e di corpi.
    Il 26 Febbraio ci sarà invece un’iniziativa collettiva a carattere nazionale: un presidio contro l’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) che ha sede a Parma.
    L’EFSA è l’organo riconosciuto a livello internazionale a cui la Commissione Europea fa riferimento per molte nocività quali gli ogm, pesticidi, prodotti chimici e nanotecnologie. Può autorizzare il commercio di prodotti ogm e la semina in campo aperto a scopo commerciale e sperimentale. Come l’FDA (food drugs aministration) americana altro non è che un braccio governativo delle stesse multinazionali soprattutto biotecnologiche, con cui i rapporti molto stretti permettono un continuo scambio di amministratori, scienziati, manager e l’immancabile personale tecnico: quale modo migliore di permettere una diffusione capillare degli ogm anche in Europa.
    Grazie a soglie di contaminazione tollerata negli alimenti e nelle sementi, mangimi ogm, coltivazioni transgeniche in campo aperto… il lavoro di diffusione è in corso già da troppo tempo.
    Sulla falsa riga dell’FDA americana l’Europa si è dotata di un’organo chiamato a garantire la sicurezza di ogni nocività. Ad essere tutelato, oltre gli interessi delle multinazionali biotech-chimico-farmaceutiche, è un sistema economico, politico e sociale che si aggrappa alla nuova rivoluzione bionanotecnologica producendo sempre più disastri ambientali e sociali che stanno alla base dello sviluppo tecno-industriale, di cui le manipolazioni del vivente sono l’apice mortifero.
    Non siamo per la creazione di un EFSA più sicuro, trasparente e democratico, anche volendo crearlo non potrebbe mai essere realizzato. Un organo di sicurezza come l’EFSA presuppone che regolarmente si possono creare sostanze nocive da diffondere sul pianeta mettendone a rischio la stessa sopravvivenza. Così come un impianto di smaltimento di scorie radioattive necessita sempre di impianti atomici e di un’economia di guerra.
    Rifiutiamo in toto questo tecno-sistema insieme a tutte le sue manifestazioni di morte con la stessa determinazione e convinzione che queste siano destinate a missione di pace o a creare la guerra: la loro pace è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita: già abbastanza per opporre una resistenza senza tregua.

    Il 2 Marzo si terrà al tribunale di Torino la nuova udienza contro Silvia, Billy e Costa accusati del tentato sabotaggio con esplosivi a firma Earth Liberation Front ad un centro di ricerche internazionale sulle nanotecnologie in Svizzera della multinazionale IBM.
    Continuare questa solidarietà significa per noi continuare ad ascoltare quell’urlo di un pianeta morente, che come scrisse un gruppo dell’ELF statunitense li aveva motivati nel loro cammino di resistenza, da non confondersi con la passività ma con l’ira bruciante durante la lotta.

    Assemblea solidale

    Dal 22 al 28 FEBBRAIO SETTIMANA DI AGITAZIONE in tutta Italia
    contro le tecnoscienze e il mondo che le produce
    26 Febbraio PRESIDIO CONTRO l’EFSA
    Ente europeo di sicurezza alimentare
    Dalle 12.00 alle 17.00 Davanti alla sede dell’EFSA Viale Piacenza – Parma

    Per contatti:

    info@resistenzealnanomondo.org
    http://www.resistenzealnanomondo.org

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