EgualeUn episodio anomalo avvenuto sabato 23 novembre e riportato oggi su un blog. Riguarda uno degli oltre cinquanta imputati al maxiprocesso NO TAV, quello che si svolge a Torino nell’aula bunker. L’imputato, milanese, è sottoposto ad obbligo di firma e di dimora a Milano, quindi deve recarsi al commissariato per ottenere l’autorizzazione a lasciare il comune di residenza ogni volta che decide di presenziare alle udienze. Il 27 novembre succede qualcosa di strano, la pratica non viene sbrigata (come sempre succede) in portineria, ma viene invitato ad accomodarsi in un ufficio dove trova due agenti della Digos di Torino.
A quanto racconta, il motivo era una raccolta di “sommarie informazioni” con un vago riferimento a del materiale sequestratogli nell’agosto 2011, sequestro che è alla base del suo coinvolgimento nel maxi processo (maschera da verniciatore, occhialini da piscina, guanti da saldatura e vario materiale cartaceo, sia stampato che manoscritto).

L’imputato si rifiuta di rispondere, tanto più in assenza del suo difensore e ne segue una discussione sulla necessità del difensore, che termina con un suo rifiuto al colloquio.
La situazione kafkiana termina con la compilazione di un verbale che l’imputato non può leggere, ma dovrebbe firmare…. cosa che, giustamente, non fa.

Chissà come, un episodio del genere, avrebbe potuto essere analizzato nel convegno svoltosi il 2 dicembre a Torino, quel convegno tecnico-giuridico al quale era stata rifiutata la sala all’interno del Tribunale di Torino, sul tema Conflitto sociale, ordine pubblico, giurisdizione: il caso Tav e il concorso di opersone nel reato, a proposito di correttezza procedurale!

Simonetta Zandiri

 

Aggiornamento del 4/12/2013

Apprendiamo da Informa-Azione un altro episodio anomalo, protagonista sempre la Digos di Torino.
“Anche in merito a quanto raccontato dal compagno milanese volevo segnalare che un paio di settimane fa, tornando dalla cena dell’Asilo Occupato, sono stato fermato dalla digos alla stazione torinese di Porta Nuova. I questurini senza farmi troppe domande mi hanno requisito telefono e zaino e mi hanno fatto salire su una volante e portato in questura, vedendomi anche negata la possibilità di chiamare il mio avvocato. Sono stato rilasciato dopo un’ora e mezza, dopo essere stato fotografato, analizzato, prese le impronte digitali. Non mi hanno lasciato nessun foglio, e nei giorni successivi mi sono accorto anche di alcune mancanze dallo zaino che per un’ora e mezza mi è stato sequestrato. Sottolineo come, al momento del fermo, io non stessi facendo altro che uscire da un tram. Questo è quanto, spero, credo renda bene l’idea del clima che si respira a Torino.

Giulio