AvvFattizzo

ore 9.30 circa entra la Corte, dopo l’appello inizia la sua arringa l’avv. Fattizio, difesa di Cecur

Avv. Fattizzo, difesa Cecur

Avv: “dò subito 2 dati: il primo cronologico contestando l’orario dato dalla Procura sui 2 sassi che avrebbe lanciato verso le 8:50 all’uscita della galleria quando verso le 8:50 arriva la polizia.
Il riconoscimento è avvenuto con assoluta certezza perché sarebbe stata vista senza il fazzoletto sul viso, perché alle 8.53 il fazzoletto scende leggermente ma secondo questa difesa non consente minimamente di vedere particolari del viso, data anche la distanza degli operanti dall’imputata.
Si parla anche del famoso bracciale di pelle nera, che la Cecur indossava ad agosto durante un’iniziativa notav, ma l’operante parla di un bracciale grigio e le immagini non sono precise.
Lo stesso per le macchie di vernice rossa su giubbotto sequestrato: il soggetto ripreso all’uscita della galleria ha macchie di polvere bianca diverse da quelle di vernice del giubbotto. Io credo che alla luce della consulenza non sia stata raggiunta certezza. Chiedo quindi assoluzione questi capi d’imputazione.
Per quanto riguarda il capo d’imputazione sulle violenze alle FFOO, io non ritengo che la condotta della Cecur possa ricondursi a questo articolo, perché è indispensabile incrociare i dati ricostruttivi: in particolare per l’operante Martina, p.354 verbale, chiedo di vedere uno spezzone video: dove l’operatore dice che sarebbero stati lanciati sassi, pare evidente che la distanza è troppo considerevole, anche qualora avessero lanciato sassi non sarebbero arrivati, come si vede anche da diverse immagini – che vengono commentate dall’avvocato ndr – . “
Inoltre, l’avv. chiede l’assoluzione per altri capi d’imputazione come da varie sentenze per quanto riguarda l’operaio che guida la pinza, svolgente attività meramente materiale: anche per quel che riguarda il capo imputazione sulle lesioni verso le 8:50, che non possono essere riconducibili all’imputata, anche perché vanno contro il principio della responsabilità individuale. L’imputata avrebbe operato istigando, secondo l’accusa, ma abbiamo rilevato che occorre in tali casi una “prova certa”, che in questo caso non c’è.
“in via di subordine ritengo si possa parlare di una ipotesi di concorso anomalo…”.
Sul danneggiamento non ritengo sia stata raggiunta la prova che effettivamente quale delle due pinze, caterpillar e camion, sia stata raggiunta e da chi; sul travisamento rimando a quanto detto nella scorsa udienza che venga riconosciuta la rilevanza della situazione e in subordine al minimo previsto. Chiedo le circostanze attenuanti generiche e considerate prevalenti. Per quanto riguarda parti ci vili, chiedo che non venga concessa alcun risarcimento, o quanto meno in parte molto ridotta”.

Avv. La Notte – difesa d’ufficio per G.Rossetto

LaNotte

“Devo fare una confessione: quando sono stato incaricato della difesa d’ufficio di Rossetto, non l’ho presa bene. La questione Notav non mi aveva scaldato più di tanto. Fino a marzo pensavo come tanti che prima o poi in valdisusa sarebbe arrivato qualcuno a dire “ragazzi, la ricreazione è finita…” e sui costi dell’opera rimanevo freddo, mi sembrava difficile pensare che i bilanci dello stato funzionassero che se non faccio la tav faccio i tetti delle scuole… La pensavo come chi sui giorni della Libera Repubblica della Maddalena ero scettico… termini come barriera Stalingrado mi dicevo che c’erano stati 2 milioni di morti dispersi… mi sembrava voler andare a toccare certe vicende della storia che dovevano essere lasciati in pace. Così il termine gasatura…pensavo fosse un’altra cosa. Non ero convinto nemmeno sulle infiltrazioni mafiose: certamente ci saranno, pensavo, ma se gli amministratori avessero protestato con altrettanto vigore quando lo stato gli mandava elementi mafiosi al confino… Poi c’erano argomenti di carattere come dire folkloristico, da parte di soggetti da parte di una certa area politica, come il mio assistito, di area marxista-leninista.., quell’area politica all’epoca già legata a treni come la Locomotiva di Guccini… La protesta è la via più breve alla rassegnazione, ha detto Italo Svevo.
Ma poi ho letto i documenti, ho ascoltato le testimonianze, quelle che l’accusa dichiara inutili, mentre vanno rispettate, ho visto i video, gli spari ad altezza d’uomo, inutile ora negare, e devo confessare in generale non ho cambiato idea sul Tav, perché dico queste cose, però con la stessa convinzione, spero di essere creduto dai giudici chiedendo che Giorgio Rossetto non può e non deve essere condannato per i reati che gli vengono attribuiti. Lo dico anche all’Avvocatura di Stato.
Ho apprezzato molto i principi detti dalla Procura, sul voler solo perseguire gli atti materiali etc, ma poi non è stato fatto e soprattutto mi chiedo cosa c’entra Rossetto.

Il VIDEO COMPLETO:

Iniziamo da pag. 39 memoria Pm, su come è stato identificato sopra la galleria della Ramat e rilevo i commenti del Pm sulla nessuna credibilità di Rossetto sull’estintore, ma vorrei un altro modo di condurre le requisitorie: quali sono le foto di Rossetto sulla Ramat? Non ci sono, Tutto quanto viene affermato non è sufficiente per una richiesta di condanna a 6 anni di reclusione. Non ci sono immagini né del prima né del dopo. Rossetto era sotto e non sopra la galleria, lo dice nell’interrogatorio, nella sua testimonianza, e nella foto che produco: Rossetto si vede sorridente in mezzo ai boschi, che non fa nulla, e questo è tutto il materiale che la procura ha prodotto, senza alcun criterio di oggettività, e la”spudorata menzogna” secondo la Pm, da sopra la Ramat non avrebbe potuto non vedere i lanci, è vero, ma lui non era là, non ERA SOPRA LA RAMAT.
Devo confessare che in questo caso non ho pensato più di tanto per l’arringa, perché la digos ha enunciato criteri molto precisi e la procura li ha seguiti: ci sono un sacco di immagini e gli imputati vengono riconosciuti sulla base di affermazioni quali “lo conoscevo benssimo, è lui…”. Nel caso di Rossetto non è andata così, alla Stalingrado c’erano soggetti come lui e con il suo passato.. Rossetto non è difficile da individuare, è A VOLTO SCOPERTO. Mostro le immagini – si vedono le immagini – che il teste Raimondi ha ritenuto decisive. Rossetto viene individuato dall’operatore Gaia, e abbiamo anche un elicottero, si aggiungono altri operatori, la situazione è tesa, ma Rossetto non c’è. Quando c’è non fa nulla. L’operatore Todino proprio quando Rossetto avrebbe lanciato l’estintore si distrae…Qui non è la situazione già descritta di quando un manifestante viene malmenato e l’operatore si distrae, e passano immagini e musiche dalla valdisusa, qui proprio, anche ripresa dall’elicottero, Rossetto non c’è!
Rossetto è stato riconosciuto dai funzionari Raimondi, che è venuto in aula e ha spiegato in aula molti particolari, sa tutto di Rossetto, persino la data di compleanno, è la sua nemesi, probabilmente reciproca. E’ un teste qualificato? Risposta sì. E’ un testo neutro? Risposta no. La neutralità psichica psicologica dei testimoni è fondamentale, qui non c’è con tutta evidenza, e questo è il teste chiave. Ha per esempio detto rispondendo a domanda precisa: “L’ho visto lanciare l’estintore… aveva preso la mira…”. Non è andata così, Rossetto non aveva baldanza giovanile dei ventanni, non ha scavalcato tenendosi con una mano sola, perché nell’altra aveva l’estintore. Non è così, Rossetto non lo si vede fare le mirabolanti cose descritte da Raimondi. Che vuol dire prendere la mira? Circostanza impossibile da credere e poi non ci sono immagini. L’ispettore Raimondi non è un teste falso, ma è troppo coinvolto per giudicare con oggettività.
Vorrei ora mostrare qualche esempio di cosa significa RICONOSCIMENTO SBAGLIATO e mostra per foto del super testimone falso 2 casi storici, documenti di conoscenza comune per strage piazza Fontana…Valpreda messo nella foto e riconosciuto dal tassista senza ombra di dubbio.
Pm Quaglino si oppone Giudice ammette la prima, quella sopra descritta.
Avv. Questi sono gli errori della memoria, tra l’altro costato caro all’Italia…Nel nostro caso, diverso, si parla di teste che già conosceva il riconosciuto, e qui c’è molta letteratura. Ci sono persone che si sono fatte 11 anni di galera, per riconoscimenti basati su fantasia e incubi.
Nel nostro caso non menzogne, NEMMENO QUELLE storiche che spesso ripetute diventano vierità, ma errore, errore abbastanza comune. L’errore su Rossetto su galleria è la stessa che viene fatta in questo processo. Tutti ne parlano e nessuno l’ha visto. E’ già stato ripetuto da miei colleghi. LE IMMAGINI E LE FOTOGRAFIE NON CI SONO.
L’ossessione di Raimondi su Rossetto continua sul dopolancio: dice che poi l’ha visto agire mentre dall’autostrada NON POTEVA VEDERLO. Invece Rossetto, dotato dei suoi superpoteri, è sparito. C’è una legge fisica che diceva una cosa molto semplice, su tensione che impedisce prestazioni ottimali, io capisco molto bene lo stato d’animo agente dal punto di vista umano ai lanci sui colleghi – l’avvocato mima con bravura alcune divertenti reazioni ndr – Il sillogisma è : “Rossetto è un piantagrane e quindi quel giorno ha certo piantato grana con l’estintore” è solo un sillogisma, comne quello classico del pompiere, ma non corrisponde a realtà. I 2 testi hanno riconosciuto Rossetto, ma uno smentisce l’altro, uno lo vede scavalcare staccionata, l’altro lanciare schiuma dall’alto su operatore benna. COME ABBIA FATTO non lo spiegano. Comunque sono cose diverse e basta la testimonianza di uno per smentire quella dell’altro. Anche sul danneggiamento c’è scirtto in accusa che può essere stato provocato da oggetto contundente, pietra o estintore, ma qui non ci sono alternative, dev’essere come la pallottola magica, l’estintore provoca danni alla benna e lesioni agli agenti, SEMPRE LO STESSO ESTINTORE. E nemmeno l’accusa ha tentato di spiegarlo, perché era impossibile.
Dobbiamo ammettere CHE MANCANO LE IMMAGINI, CHE I TESTI SI SMENTISCONO DA SOLI, che i tempi non coincidono.
Chiedo quindi venga assolto con formula piena, in subordine minimo della pena.

La parola all’avv. Milano, difesa RIVETTI / PALUMBO.

AvvMilano

qui il video

L’avv. Milano definisce la pratica processuale un vero e proprio ostracismo politico, emerge che non lo si è ammesso ma processando queste persone si è processata una manifestazione del dissenso. Una preziosa chiave di lettura, anche se poi chiederò per Rivetti l’assoluzione per non aver commesso il fatto, la gran parte della mia discussione è  incentrata sulla questione dell’atto arbitrario del pubblico ufficiale, cioè di quegli atti che, essendo arbitrari, determinano una reazione non punibile. Una preziosa chiave di lettura dei fatti che avvennero il 27 giugno 2011 la si può trovare simile ai fatti avvenuti alcuni anni prima, nel 2005, a Venaus. Di Venaus si parla anche in questo processo, magari in termini di contorno ma se ne parla. Ne parla il dott. Petronzi, l’ispettore Ferrara, ma anche Alberto Perino, che ricorda come Venaus fu la prima occasione in cui ci fu il battesimo con i lacrimogeni verso il movimento NO TAV, Perino però dice due o tre lacrimogeni, poca roba, il vero battesimo dei lacrimogeni è il 27 giugno. Soprattutto ne parla l’ordinanza della questura per il 27 giugno.
Quindi cosa succede, premesso che non interessa andare approfonditamente a vedere cosa succede al dicembre del 2005 a Venaus, ma lo riferiscono anche i testi d’accusa, c’è da avviare il cantiere, il tunnel geognostico all’epoca doveva essere aperto a Venaus, c’era un presidio di manifestanti, viene sgomberato e un paio di giorni dopo un’enorme mobilitazione popolare di 25mila persone arrivano e la polizia e le forze dell’ordine abbandonano…. Cosa fu l’8 dicembre, una sconfitta per lo Stato? Non credo, c’è stata sicuramente quella che il movimento no tav può chiamare una vittoria popolare…  Le movimentazioni che esprimono un forte dissenso fanno parte della storia del nostro paese, perché ha un ordinamento democratico.
Il nostro paese ha gli anticorpi che vengono dalla stessa capacità dell’ordinamento democratico di riconoscere i diritti universalmente riconosciuti come quello a manifestare il proprio pensiero che esistono, non già perché sono inseriti nelle Costituzioni ma perché preesistenti come diritti da riconoscere a qualunque uomo.
Cito Ferraioli, il quale ci dice di esprimere piena ragione morale e politica allo stato di diritto, perché tale adesione esige la non adesione e la disobbedienza civile ove il funzionamento di tale ordinamento configga con i valori morali e politici fondamentali. Lo stato di diritto si ciba di disobbedienza, della non adesione alle decisione della maggioranza, se ne alimenta per crescere e per alimentarsi. Si dirà che non può prescindere dall’obbligo di rispettare le leggi, certo, ma è proprio questa la storia angolare… la storia del nostro paese dal ’48 in poi non è la medesima… ci sono state delle modifiche. Si fa un po’ fatica a parlarne perché dopo il picco degli anni ’60 e ’70 si assiste ora ad un depauperamento, ma si pensi ai diritti civili, si pensi alla legge Basaglia, si pensi al servizio civile alternativo a quello militare.

L’autarchia non può accettare il dissenso, ma lo stato democratico trae linfa dal dissenso. Se durante il governo Scelba era legittimo schedare i lavoratori in base alle loro idee politiche e oggi non lo è più evidentemente ci sono stati dei passaggi, che a volte sono passati anche attraverso contrasti anche virulenti. E qui facciamo già un primo cenno alla questione della disciplina degli atti arbitrari, perché sia ben chiaro che l’eventuale  atto illecito del privato, che determini l’atto arbitrario del pubblico ufficiale, non fa venir meno il nesso di causalità poi dall’atto arbitrario alla reazione del privato. Cioè se viene commesso un reato è chiaramente legittimato il pubblico ufficiale a procedere all’arresto, quindi esercitando un atto che è giuridicamente violento, imponendo le manette e limitando la libertà, diventa però arbitrario se la persona che è stata arrestata esce dal carcere dall’obitorio!
Parlavo di Venaus… come ho detto non m’interessa approfondire la questione, io credo che a Venaus, che in scala ridottissima ricorda i fatti del 27 e del 3 luglio, si possa notare un’enorme differenza: una differenza rappresentata dal dispositivo di forze dell’ordine predisposto per quei giorni e dall’attività posta in essere in allora dalle forze dell’ordine. Probabilmente qualcuno nel movimento no tav non sarà d’accordo, perché ricorderà le manganellate ricevute, dal punto di vista delle istituzioni si ricorderanno delle violenze poste in essere dai manifestanti, quello che è certo p che c’era una posizione differente, non a caso non c’è stato un processo politico e non ci sono state condanne…  Perché? Perché fino ad allora per quanto il conflitto fosse acceso si giocava ancora sul piano della disputa politica. Successivamente, dal 2010, diventa una questione di mero ordine pubblico. Ma i fatti di Venaus sono interessanti, innanzitutto perché è interessante vedere come esce l’istituzione dello Stato dall’8 dicembre 2005 e come si sia agito in un certo modo sei anni dopo alla maddalena. Il nostro paese nei fatti di Venaus non esce come vittima di soprusi, esce invece come buon esempio di ordinamento democratico che accetta e riconosce lo stato di fatto, cioè che le forze dell’ordine si erano allontanate, e accetta e riconosce le legittime azioni della mobilitazione popolare. Lo dicono i fatti, due giorni dopo viene convocato il consiglio dei ministri, all’epoca c’era il governo Berlusconi .. lo stesso che c’era poi nel 2011, e verrà deliberato il famoso decreto attuativo dell’Osservatorio sul TAV. Su quest’osservatorio, io non sono interessato alle questioni amministrative, alcuni colleghi ne hanno parlato anche molto bene, ma a me interessa che, per bocca stessa dell’esecutivo, che è un esecutivo politico, quindi possiamo immaginare che ci siano state anche delle volontà di opportunismo, certo è che quell’esecutivo, quel governo, all’esito di quel CdM non paventa un rischio di sovversione, di democrazia a rischio, ma viene ribadita la necessità di rilanciare l’osservatorio come luogo di confronto aperto a tutte le comunità territoriali, per rispondere alle preoccupazioni espresse dalle popolazioni della valsusa.

E poi cosa dice? Che i lavori di scavo potevano iniziare SOLO dopo che quell’Osservatorio avesse depositato lo studio… (…). Cioè dopo Venaus si ritiene corretto confrontarsi con le amministrazioni locali, quindi dare una possibilità di partecipazione a quelle persone, a quelle comunità locali fino ad allora escluse. Da un punto di vista sostanziale e non formale con quel decreto cosa si dice? Che Venaus, lungi dal rappresentare qualcosa di allarmante per la democrazia, ha rappresentato un momento di verifica politica e se noi prendiamo atto di questa circostanza inizia ad essere inconciliabile con le affermazioni che traspaiono dalle parole del dott. Petronzi, Ferrara e dall’ordinanza questurile del 21 giugno 2011, dalla quale si legge una sorta di parola d’ordine: che NON SI RIPETA VENAUS. Ma in realtà quel precedente, per bocca stessa dell’esecutivo, non poteva e non doveva essere rappresentato come pericoloso precedente fino a predisporre quell’imponente dispositivo di ordine pubblico finalizzato a REPRIMERE qualunque forma di MOBILITAZIONE POPOLARE di DISSENSO.

Fino ad allora aveva avuto una mobilitazione quasi “igienica” la mobilitazione di Venaus per la mobilitazione di Venaus, quindi “che non si ripeta VENAUS” non doveva avere alcuno spazio nella costruzione di quei provvedimenti del 2011 e arriviamo alla tematica dell’atto democratico, visto da due punti di vista. Il primo è quello che attiene al processo volitivo di formazione degli atti amministrativi. Noi sappiamo che nonostante ci fosse quella situazione precedente che non possiamo definire allarmante per la situazione del paese, arriviamo al giugno 2011, ormai si è degradato completamente la situazione ad una questione non politica ma di ordine pubblico, viene predisposto un servizio, noi non abbiamo potuto leggere integralmente le ordinanze ma guardando le immagini e sentendo i testimoni, credo che almeno un migliaio di agenti erano presenti il 27 giugno, probabilmente c’erano più agenti che manifestanti, quel giorno le forze dell’ordine avevano portato con sé un gran numero di artifizi lacrimogeni, un numero spropositato, Petronzi parla di 280 artifizi lacrimogeni ma poi precisa che si riferisce alla Guardia di Finanza e alla Polizia di Stato, gli mancano i dati dei Carabinieri che “sicuramente”; lo dice Petronzi, “hanno lanciato”.

L’ex prefetto Di Pace, si sarà sbagliato o no, parla di 480 lacrimogeni, a verbale non è stato verbalizzato. Le ordinanze predispongono un ordine di servizio pubblico che non appare confacente allo spirito di contenimento e conciliazione del dissenso anche quando può manifestarsi con azione d’illiceità penale… Come dicevo stavo parlando dell’atto arbitrario del pubblico ufficiale dal punto di vista dell’elemento volitivo…

Partendo dal primo aspetto, partendo da lontano ,dai fatti di Venaus, stiamo parlando del vizio del merito dell’atto amministrativo che va ad incidere sul potere discrezionale della pubblica amministrazione, che viene riconosciuto al pubblico ufficiale di valutare egli stesso, in assenza di una norma giuridica, ma che il vizio del merito possa incidere così tanto da ….. (…).

Era importante capire cosa fosse la libera repubblica della Maddalena, perché Venaus era una cosa, ma noi dobbiamo capire cos’era la libera repubblica, perché c’era gente li’ sopra, perché c’era gente che invece di andare  a dormire è rimasta in questo campeggio improvvisato, molti ci hanno detto che non hanno neanche dormito. Credo sia agevole rilanciare questo scontro dialettico con la procura, non si vuole parlare di chi ci fosse….  La Procura dice che la libera repubblica è l’apoteosi dell’illegalità, una parte di territorio sottratto alla sovranità dello Stato, ma chi c’era quella mattina, solo gli imputati “cattivi che hanno tirato pietre” o anche gli attivisti pacifici? Perché questo è importante… son tutti cattivi? No, perché poi ci viene detto che ci sono anche i manifestanti pacifici.  I testimoni sono inutili o inattendibili, dice la procura, alcuni talmente inattendibili che non facciamo neanche lo sforzo di esaminarli… Io potrei anche soprassedere, non ricordo neanche se fosse stato un teste che avevo citato io, ma quello che succede con Perino è sintomatico dell’interpretazione che ha dato a queste accuse la procura. Qualunque parte è libera di procedere o non procedere al controesame. Anzi, qualunque controparte è libera di fare domande che vadano a estendere l’esame anche su quegli aspetti che riguardano l’attendibilità del teste, quindi io mi sarei domandato, con Perino, chiediamogli…. lei è stato indagato? E’ stato condannato? E poi nella requisitoria il PM spiegherà… ma questo non viene fatto, si fa un’altra cosa, si dice ad alta voce qual è un proprio pensiero, “non lo sento perché è inattendibile perché già denunciato” e non si prova in nessun modo in requisitoria a dimostrare la non attendibilità di Perino, perché questo è funzionale a denigrare il movimento, perché se io faccio entrare idee positive verso quei soggetti che quella mattina sono accusati di aver tirato pietre metto in crisi l’impianto accusatorio. Cito ad esempio Chiara Sasso, l’ho vista, non so chi sia, dice che si occupa della tematica sin dal 1991 quando fu fondato il comitato Habitat, che le piace scrivere, almeno cinque pubblicazioni sono dedicate al tema del TAV, e ci dice che quella sera lei è arrivata col prof. Marco Revelli che poi abbiamo sentito, no? Sono arrivati in ritardo e sono andati all’assemblea. Cosa fa uno dei PM in controesame, cosa chiedono alla sig.ra Sasso? Chiede se conferma di essere arrivata con tale Revelli. Per carità…. Ma non è che Marco Revelli lo debba qualificare come prof. Revelli, ma quel “tale” Revelli, cosa ci dice? Quel prepotente fastidio nei confronti di tutto ciò che possa qualificare quell’assembramento di persone che quel giorno era lì.

Perché era stato sottratto quel territorio? Perché era stato impedito al Capitano Mazzanti di accedere, e questo è l’unico elemento che vi offre la Procura. Ma quell’unico dato era sufficiente ad affrontare che quell’area era sottratta alla sovranità dallo Stato? Perché il capitano Mazzanti non aveva potuto entrare, quindi è giusto arrivare con l’apparato che poi descriveremo dopo, imponente, per ripristinare la legalità? Questo è un punto nevralgico della questione, a cui voi dovrete rispondere, un nodo da sciogliere.

Perché sicuramente è vero che è stato impedito l’accesso al Capitano Mazzanti, ma questo non fa venir meno la causalità fra l’atto arbitrario eccedente le pubbliche funzioni e la reazione legittima del privato. Quell’atto illecito e tutto il resto andava letto insieme. non possono essere letti disgiuntamente a seconda dell’interesse politico. Perché noi sappiamo che i provvedimenti del questore vengono preceduti da briefing a cui partecipano ad esempio l’allora ministro Maroni, quindi è chiaro che questo trova l’avvallo, anzi, trova una precisa istanza da parte del potere POLITICO. Ma torniamo all’approccio democratico di fronte alle manifestazioni di dissenso… era necessario, credo, operare in altro modo, soprattutto sapendo quello che ci si sarebbe trovato quella mattina alla Maddalena e il questore lo sapeva! Perché se noi andiamo a leggere le ordinanze, nonostante il paziente e attento lavoro di omissaggio, molte informazioni utili sono pervenute: ad esempio che si svolgono assemblee pubbliche di sensibilizzazione, di solidarietà con altre realtà sociali, intrattenimento per bambini, lezioni di docenti universitari, etc… e nel fine settimana si riempiva di VALLIGIANI. E c’erano anche pezzi delle istituzioni? Si, c’era un’unità di crisi della comunità montana, era stata espressa solidarietà da FIOM, Rifondazione Comunista, dai Cobas.

Poi si passa ad elencare dati erronei, anche questi hanno la loro rilevanza, perché ad esempio ci si dice, ma credo che alcuni colleghi ne abbiano parlato, che il movimento avrebbe proclamato la libera repubblica della maddalena qualificando l’area del futuro cantiere ove ha posto in essere il villaggio no tav. Le prove raccolte lo evidenziano, che il villaggio no tav non insiste nell’area di cantiere, però guardate che questo errore, chiamiamolo errore perché il questore sa bene cosa ci sia all’interno e all’interno e lo spiegherà poi nell’ordinanza successiva, si basa su un aspetto fazioso, quello di dire che il villaggio della maddalena sia all’interno dell’area del cantiere. Poi c’è l’ordinanza del 25 giugno, anche questa contiene informazioni mica da poco sulle attribuzioni del pubblico ufficiale, si sta parlando dell’uso non corretto del potere discrezionale del pubblico ufficiale. E allora… si perché in quell’ordinanza praticamente si dice sin dal primo momento che sarebbero state organizzate dal movimento NO TAV un gruppo più trasversale possibile per affrontare le forze dell’ordine, significa che non ci sono i black bloc, ma ci sono gli anziani, le donne….

E allora, andiamo al dunque: preso atto che presso la Maddalena c’erano famiglie, bambini, forze trasfersali eterogenee, pezzi dello stato come la comunità montana, partiti che esprimevano solidarietà, pagamento del plateatico, quindi la ricerca di occupare quell’area regolarmente, lecitamente, potrà ancora definirsi lecita e non arbitraria la predisposizione di un apparato con evidenti funzioni più repressivi che altro perché l’unico fine è quello di conquistare l’area, costi quel che costi… si mette in atto che si utilizzerà una predisposizione di forza a scopo repressivo! Perché l’unico obiettivo, lo leggiamo nell’ordinanza, è la necessità di agire per ripristinare la legalità nell’area come se la libera repubblica fosse un luogo di banditi e non un posto in cui i docenti insegnavano, i bambini giocavano, esponenti politici e intellettuali venivano a confrontarsi, non esiste nulla di quello, si ripristina la legalità, ma non basta ancora. Perché quando io dico che costi quel che costi bisogna ripristinare la legalità non è una frase ad effetto ma è la sintesi di quanto riportato nell’ordinanza.. si dovrà operare al fine di superare con ogni mezzo azioni di resistenza ATTIVA E PASSIVA!

L’ordinanza del questore non ce lo dice perché quella parte è stata omissata… Nelle requisitorie del PM si è molto ironizzato sulla volontà di porre in essere una resistenza passiva, ma visto quanto scritto sull’ordinanza, il 27 giugno andava superata anche ogni iniziativa di resistenza passiva, la lotta passiva non aveva più senso… si ripristinava la sovranità su un pezzo di roccia a costo di rinunciare a quei valori sui quali si era cementato il patto costituzionale sorto dall’antifascismo. Le abbiamo viste le modalità utilizzate per vincere anche le resistenze passive dei manifestanti, gas lacrimogeni contro donne e anziani, molti ad altezza d’uomo, e il “tale Revelli” ce l’ha spiegato che riteneva improvvido in quel momento e a maggior ragione dopo, quel tipo di intervento posto in essere dalle forze dell’ordine, e ce lo spiega, “c’erano centinaia di donne, anziani, non un esercito bellicoso… era una popolazione che trascorreva la notte difendendo e affermando la propria opposizione ad un progetto che considerava distruttivo per la propria terra, si opponevano allo sperpero di denaro pubblico”. Revelli dice “mi sarei aspettato che i decisori pubblici avessero tenuto conto di quest’aspetto”.

Alla Maddalena c’erano persone che volevano difendere la loro terra e rifiutavano lo sperpero di denaro pubblico, non c’erano dei nemici dello stato. E poi aggiunge… “ma se si fosse tentato lo sgombero 5 giorni dopo ci sarebbero state meno persone ad attendere le forze dell’ordine e soprattutto si sarebbe evitata la lacerazione sociale che questo intervento avrebbe prodotto, quell’attacco sarebbe stato come versare benzina sul fuoco e un decisore pubblico deve agire con responsabilità, questo ci dice Revelli.

Mi si dirà che l’interesse pubblico non lo deve valutare Revelli, che lo devono valutare i funzionari della pubblica amministrazione, ma non è un’opinione quella di Revelli, è la precisa lettura dei fatti che sono avvenuti il 27 giugno e nei giorni precedenti ed è su una precisa lettura dei fatti che il cittadino fa affidamento. Ho già iniziato a fotografare la realtà materiale della Libera Repubblica, di quella comunità che attendeva le forze dell’ordine quella mattina, ed è il prof. Revelli che ci parla di democrazia, delle forme di partecipazione, ci dice che il movimento è studiato in tutto il mondo..  e ci dice che tra le ragioni del movimento no tav c’è il fatto che è percepito come forma di contrasto alla CORRUZIONE ed alle INFILTRAZIONI MAFIOSE. Ricorda infatti le grida “mafia!mafia!” rivolto dai manifestanti ai mezzi meccanici che entravano scortati dalle fdo, non era uno slogan ma un appellativo fondato sull’informazione, documentato.

Probatoriamente quanto vale il contributo di Revelli, nulla? Un professore universitario, scrive libri, qualche articolo compare anche su La Stampa di Torino, è un intellettuale, vogliamo dire che sono parolai? Si, forse, ma possiamo dire che non è un black bloc. C’era anche il prof. Mattei, quel simpatico signore che ci annoia parlando di formaggi e di vino, si, anche quello. Ma è anche un famoso giurista, quello che più si è impegnato nella battaglia referendaria del 2011, una battaglia importante, era da un lustro che i referendum non raggiungevano più il quorum nel nostro paese… e anche lui c’era, ha condiviso le tematiche, ha parlato di empatia per la gente che si trovava li’. Certo, sono opinioni, ma si costruiscono sui fatti che ha visto, che ha appreso. Parla di assembramento pacifico, democratico, è venuto a parlarci Giorgio Airaudo, un altro pericoloso black bloc… un onorevole, nel 2011 era segretario generale della FIOM, quel sindacato più all’avanguardia che ha da poco portato più di un milione di persone in piazza per manifestare contro le politiche del lavoro del governo Renzi.

 

C’era il presidio del Movimento 5stelle, il dott. Zamburro che dice essere il movimento notav un movimento trasversale, il Notav è conosciuto da tutte le realtà istituzionali del comune di Torino. Ho fatto fatica a leggerli tutti, non ne potevo più… pensionati, madri padri lavoratori, questo è quello che emerge da questa realtà. Decida quindi la corte se erano sfaccendati e violenti, come mi pare di aver capito che le controparti intendano, quella realtà invece…le modalità di sgombero di una realtà che aveva diritto di liberamente manifestare.
Vediamo materialmente l’attività meramente esecutiva delle FFOO il 27 giugno per dare esecuzione alle modalità di cui sopra: l’ordinanza raccomandava un uso ragionato dei lacrimogeni e di rispetto persone inermi.
Entriamo in campo molto particolare, e vi sono norme molto precise.
Se vi sono manifestazione di strapotere sono in contrasto con principi formativi carta costituzionale,  con esempio di sentenze varie.
Viene raccomandata interpretazione più lata possibile, più consona possibile,  nel dare esecuzione ad attività esecutive, tenendo conto di contesto, ragioni storico-culturali, rapporti cittadini-istituzioni, garanzie e forme di tutela ai privati nei casi di eccessi dei pubblici ufficiali, cifra di ORDINAMENTO DEMOCRATICO. Infatti nel 1944 quando la modifica Codice Penale viene portata al Consiglio dei Ministri, in relazione si fa riferimento a regole principi semplici ed elementari, come la resistenza ad autorità se veramente repressiva, così legittima deve essere la resistenza ad atti illegali, e per meglio evidenziare rottura con regime fascista…. citazione “Se non resisti ti punirò”- lunga citazione latina e  ndr –
Così il 27 giugno. Mostreremo anche noi le immagini. Palumbo e Rivetti dov’erano quella mattina? Alla galleria, poi scendono, per quanto riguarda Rivetti ce lo conferma l’amica. Rivetti è con mamma e papà. Per Rivetti c’è un aspetto…e la prima richiesta che faccio…
Breve pausa, “solo 5 minuti”

 

L’avv. riprende su visione PM che non corrisponde a realtà, tipo manifestanti che tutti sono stati cattivi e violenti, e viceversa MAI sono incorsi in situazioni di pericolo…basta vedere le loro facce, ha detto la PM “…non avevano paura…avessero avuto paura sarebbero andati via…tanto è vero che non si sono fatti male”: Il fatto di non farsi male, dice l’avvocato, non è prova provata…non è che si fanno vedere i filmati ai testi per i commenti, ma per vedere la coerenza del teste. Per esempio su immagini relative al lancio dei lacrimogeni, i testi dell’accusa ci hanno detto che sul piazzale le FFO SI SONO COMPORTATI bene, TUTTO REGOLARE, da una parte i cattivi, dall’altra i buoni.
“Io sono rimasto basito, le prove raccolte e costruite dalla Polizia Scientifica. Abbiamo tantissimo materiale…Il video ci permette di capire l’oggetto, senza passare dall’interpretazione soggettiva, e l’ha detto l’avv. La Notte, sono state versatetonnellate d’inchiostro a parlare della fallacia dei riconoscimenti, le ragioni sono la concitazione del momento, la non serenità…Invece i video non confermano affatto i capi d’accusa. I lacrimogeni hanno preceduto le pietre, quegli atti che dal punto di vista giuridico certo… noi la chiamiamo legittima resistenza… tutti i testimoni che abbiamo sentito ci hanno detto che si sapeva che le forze in campo erano impari, che avrebbero resistito per poco, e parliamo di ATTI SIMBOLICI, la non violenza, la resistenza passiva, che sono processi importantissimi, come dice Ghandhi. I manganelli non possono nulla se c’è fiumana di persone convinte. Poi ci sono altre forme di resistenza nonviolenta, per esempio quelle di resistenza attiva che fanno pressione psicologica morale per modificare atteggiamento polizia: i sit in, gli scioperi della fame, il porsi davanti ad un carrarmato, per imprimere, far modificare determinato atteggiamento. Sono le donne gli anziani quei ragazzi molto a volto scoperto a braccia alzate su barricata già demolita, che vi tornano appena non cìè più gas. Tecnica degli inermi, che si propone di fare in modo che il pubblico ufficiale si ponga in contrasto…Obbligo morale del pubblico ufficiale di non tirare su donne e anziani, di azionare pinza in modo così contro il buonsenso e la prevenzione del pericolo, ma anche qui non bisogna equivocare, Non è Antigone che si contrappone a Creonte, ma di un OBBLIGO MORALE GIA’ GIURIDICO, norme che IMPONGONO già al pubblico ufficiale di dare esecutività ad ordini anche ESECUTORI, ma ARBITRARI.
Simbolici possono essere stati dei comportamenti che servivano a rallentare attività di sgombero: simbolici non perché non hanno bucato gomme o tirato sassi, nessuna balla di fieno o vernice per accecare mezzo meccanico sono serviti…
Alle 9.05 le FFOO escono dalla galleria e sono fatti oggetto di lanci. Il varco è stato aperto, la pressione di acqua è forte, prima NESSUN LANCIO, d’altronde erano sotto la galleria, nessuno viene colpito, prova ne sia che le 50 persone offese si fanno male in quel preciso istante, quando escono dalla galleria, quindi il dott. Fusco che ci racconta un’altra verità, non so, si sbaglia, non interessa, i sassi lanciati erano solo contro la pinza e gli operai.

Pinza_Manifestanti
Vediamo la pinza – mostra video ndr –  che il dott. Fusco ci ha spiegato, sono le 8:16, c’è gente anche a volto scoperto su barricata, vediamo cosa è stato fatto per mandarli via. Non si opera in quel modo, e non può essere negato dai testimoni fumosi. C’è pinza che agisce in situazione di pericolo, e su questo è intervenuto sig. Fissore: non solo sopra ma anche nei paraggi non deve esserci nessuno, perché basta una scheggia a fare male. Quel video però non ci restituisce le proporzioni, preso da dietro, ma poi sono arrivate FOTOGRAFIE, portate da un teste, vediamole: sono 2 fotografie e bene si vede vicinanza pinza a 40 50 cm da persone. Nessuno si è posto il problema e si è sempre continuato, anche nella nube dei lacrimogeni che toglie visibilità, coltre di fumo enorme, e l’idea che viene restituita è di SCORRETTEZZA: non si lavora così, anche se l’ordinanza mi dice che devo farlo.
SUI LACRIMOGENI, parecchi, che vengono lanciati, anche qui c’è stato scontro dialettico, non sulle persone davanti , è stato detto. Raimondi dice che si tira in un certo modo perché c’è il vento…in realtà sparati a terra… – nel video si sente un agente che grida Troppo lontani, ma poi hanno fatto centro a gente in resistenza passiva. Non va meglio alla centrale elettrica, il dott. Di Gaetano è stato costretto a ordinare i lanci, ha detto, per rispondere a violenze manifestanti, per pericolo di taglio albero, ma vediamo ora l’albero con il segno della motosega: le dimensioni di quell’albero sono tali che ci vanno ore per tirarlo giù, il problema non era l’albero comunque.

Albero_segato

Ben prima che si accorgesse di boscaiolo sull’albero, gli agenti – fa vedere le immagini – avevano già indossato le maschere antigas, si stanno avvicinando al cancello, e lo dice Fissore, che si è messo il foularino non per niente, ALTRO CHE ALBERO ! Chi c’era dietro quel cancello? Donne e anziani, ce lo dicono i testimoni che ingenuamente erano andati lì per fare resistenza passiva, il consigliere comunale di Bussoleno, le persone anziane erano lì. Pensavano che la polizia avrebbe avuto più riguardi, invece inizia fitto lancio lungo la strada dell’Avanà, lungo il sentiero, contro l’area della Maddalena, l’unica regola è LANCIARE LACRIMOGENI LANCIARE LACRIMOGENI. Ci è stato detto che è solo un pezzo di video, ma abbiamo video di tutto il percorso praticamente che dimostrano che non c’è stata l’aggressione agli agenti ventilata. Vediamo le foto del cancello, è tutto un lacrimogeno, 3 agenti si fanno male lì, può anche darsi che sia stato un bastone, risposta ad arbitrarietà, ma le prime pietre arrivano dopo decine di minuti di lacrimogeni, come dicevo anche sulla Maddalena: su quelli, l’han detto Ferrero e Chiesa, che avevano passato la notte lì per porre in essere un sit in, e poi su quelli che scappavano dalla Stalingrado e dall’Avanà. NON C’ERA UN’ALTRA VIA DI FUGA. Sono le 8:45, 8:47, 8:48 tutti convergono su un unico punto, 20 minuti prima che la polizia uscisse dalla galleria, tutti pensavano fosse zona franca, c’era presidio comunità montana, presidio sanitario. Ma era saturo di gas, immaginate il panico, la paura, la fuga nei boschi, qualcuno ha detto che arrivavano dagli elicotteri, forse no, MA TALE ERA LA PERCEZIONE, chiaro che i buoni propositi di resistenza passiva finiscono a quel momento lì. Mostro ancora le immagini di Rivetti, il signore con gli occhiali, che va al pentolone di acqua per spegnere i candelotti,m fa quel che fanno gli altri. Mostro in sequenza l’area della Maddalena nel gas totale. Non serve che io dica nulla, i video parlano da soli su come sono andate le cose. Quindi per Rivetti il reato di violenza a pubblico ufficiale in base a circostanza attenuante in base al 393 va riformulato. Per quanto riguarda arbitrarietà atti, a loro discolpa ci sono fatti reali, c’è il nesso di causalità, materiale, delle FFOO che addirittura amplifica illegittimità processo politico di attività sgombero Maddalena. Chiedo assoluzione, c’è legittima difesa date le condizioni viste. Palumbo è vicino a tenda sanitaria, per aiutare qualcuno che arriva, tutelano loro attività fisica e quella degli altri. Per colpa Rivetti, arrestato successivamente, e Palumbo non potete esimervi dall’analizzare che dall’esame testimoniale persone offese e teste Raimondi c’è stata evidente colpa qui non da esaminare, ma rilevante nel formulare giudizio su imputati, dirigenti in servizio.  Anche perché gli agenti non erano stati informati, come molti testi hanno detto, quindi negligenza. L’obiettivo non doveva essere tanto sgomberare l’area, ma il varco al cantiere: non c’era tutta questa urgenza, bastava attendere 10 minuti, sarebbero saliti in totale tranquillità: tutti e 50 agenti si fanno male alle 9:05 quando escono da galleria, poi rientrano e riescono quando arriva il battaglione Padova. Non era opportuno farli uscire in quel momento, qualcuno lo ha anche detto –  video delle discussioni in quel momento tra agenti stessi. Qui non si giudica, ma il fatto c’è, erroneo negligente comportamento da parte amministrazione garante dei sottoposti. I 50 agenti con maggiore accortezza maggiore prudenza non si sarebbero fatti male.
Per quanto riguarda il reato di lesioni, chiedo si riconosca almeno art.55 c.p., colpa non grave, e poi attenuanti per il particolare valore sociale e perché in uno stato democratico non c’è certo unanimità nelle convinzioni delle persone. Si parla di molta parte, non totale della popolazione, e ovviamente di quella parte della popolazione interessata, poi come verificarlo? Non c’è stato un referendum, poi può capitare anche in un referendum che raggiunge il quorum magari per un voto solo, non si può ragionare su un dato puramente formale, ma capire se quelle persone che sono andate su credevano in ragioni comunque condivise da gran parte popolazioni, vedi ultime elezioni sono state premiate formazioni contrarie al Tav. Rivetti è incensurato, va alla manifestazione con i genitori, ma la procura è sempre negativa, parla per lui Tav essere un “pretesto”… è l’esatto contrario, anche Palumbo che va a soccorrere, non avevano intenzione di fare violenze su pubblici ufficiali e non ci sono elementi, il poco che abbiamo ci dice il contrario. Per questo vanno concesse le ATTENUANTI GENERICHE e il minimo della pena, 3 anni e 6 mesi non sarà da nessuno considerata pena equa. Inoltre Rivetti non ha richieste parti civili.

L’UDIENZA SI CHIUDE ORE 13.45 – PROX UDIENZA 18 novembre, ANCORA LE DIFESE

Simonetta Zandiri & Maria Eleonora Forno – TGMaddalena.it

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