AulaBunker2_12_13Ennesima UDIENZA nell’aula bunker del carcere ex Vallette di un calendario forzato e poco rispettoso delle necessita’ degli avvocati, in particolare dei tanti che arrivano da fuori,  dal Veneto, dalla Toscana o dalle Marche…
Che protestano vivacemente, in questa come nelle precedenti udienze, mentre il PM continua ad intervenire inopinatamente e a fare sarcasmo fuori luogo e tempo, per esempio quando consiglia all’avvocato di Ancona di prenotarsi un posto cuccetta su quei treni che  non sa essere stati aboliti da mo’ in nome dell’Alta Velocità.
Il problema sta nella fitta calendarizzazione che impedisce la visione e la stessa redazione delle trascrizioni da un’udienza all’altra, nella non comunicazione delle convocazioni dei testi da parte della Procura, ostacolandone il controesame ed obbligando gli avvocati a trascorrere in aula lunghe ore anche quando le testimonianze non riguardano i rispettivi assistiti, con conseguente danno anche professionale.
Continuo attacco alle prerogative e ai diritti della difesa e interpretazione arbitraria delle procedure,  di concerto con la campagna mediatica contro i valsusini in un ben sintonizzato botta e risposta con la Procura.
Al punto da rendere necessario un seminario sul tema “CONFLITTO SOCIALE, ORDINE PUBBLICO, GIURISDIZIONE: IL CASO TAV E IL CONCORSO DI PERSONE NEL REATO”, promosso dall’Associazione Nazionale Giuristi Democratici sulle anomalie di questo processo, ospitato il 2 dicembre nella sala conferenze della Galleria d’Arte Moderna di Torino dopo il divieto non casuale di utilizzo della sala del Palazzo di Giustizia.
Nell’udienza del 2 dicembre, conclusasi in anticipo per i soliti disguidi sull’ordine delle convocazioni e per permettere la partecipazione al convegno, si e’ discusso proprio di forma e di modalità di riconoscimento degli imputati.
I testi dell’accusa, rappresentanti delle Forze dell’Ordine,  hanno spiegato che per riconoscere i soggetti poi indagati e imputati, non e’ stato necessario essere presenti, ma sono state messe a confronto le fotografie e i filmati del 3 luglio, in particolare i fotogrammi in cui alcuni compaiono non travisati, con identificazioni, perquisizioni e arresti avvenuti a poca o molta distanza dai fatti a luglio o agosto 2011 o addirittura a febbraio 2013, nel corso di appositi controlli stradali ai caselli nelle giornate delle manifestazioni, o  lungo i sentieri intorno al cantiere quando gli agenti ritengono di uscire dalle reti o per caso a Giaglione, quando “una notte si sono materializzati questi soggetti”.
Si fermano automobili con adesivi notav e persone con la temibile bandiera: “A molte manifestazioni i partecipanti non sono né valligiani né torinesi, quindi arrivano e controlliamo le principali arterie, si capisce perché sono vestiti per andare in montagna, hanno le bandiere, hanno il logo, il foulard, tutti simboli che ci fanno pensare che si stiano recando in valle per la manifestazione.”
SchemaTatticoSono ritenuti materiali molto interessanti e probanti delle intenzioni bellicose delle persone , quindi sequestrati, fotografati e confrontati, in generale  la maschera antigas, ma anche gli occhialini da piscina e le mascherine da verniciatore, e prezioso qualche scritto, pur non firmato, come un foglio in formato A3 con schemi a grappolo di tattiche che a seconda dei punti di vista paiono ingenui, deliranti, o altro…  giudicate voi questa frase al centro, “essere all’altezza della situazione””, “perdere l’innocenza”.. Scritto in ogni caso in terza persona, non riconducibile a persone presenti sul posto, non firmato, bozza forse di un racconto di qualche scrittore in erba, in Italia ce n’e’ un’invasione.
Un imputato che in un filmato del 3 luglio “mostra le due dita medie alle forze dell’ordine che si trovano sotto,  e tentano di risalire il pendio con una situazione disagevole perché per tentare di allontanare le persone si è usato l’idrante ma questo poi è diventato un problema per il personale che si muoveva in maniera impacciata perché il terreno era diventato fangoso…” , viene riconosciuto in un fermo del 2013 dallo zaino particolare, “non da escursionisti”.
Molto si discute del colore e delle scritte e logo circolari o a stella sulle magliette, guai se appaiono bagnate, come quella “maglia color verde militare, tutta molto sudata, giusto per capire il dinamismo del soggetto perché la foto era stata scattata intorno alle ore 9 e non c’era ancora una grossa calura.”
Della qualità merceologica e sartoriale degli indumenti e soprattutto della loro personalizzazione, e si riconosce come elemento unico quel fazzoletto rosso, quella kefiah, quel casco nero o quel foulard notav che ti hanno trovato nello zaino o perquisendo casa tua un giorno all’alba anche se è uguale identico a quello portato da migliaia di persone in valle. Non sono capi unici, non hanno elementi distintivi rispetto a milioni di altri. Eppure poi ti trovi scritto, a verbale, che questo era il foulard che avevi al collo, “con una cucitura grossolana, non è di cachemire”.
Si fantastica sulle capigliature delle persone, di calvizie  o di capelli raccolti a coda o a rasta, si presume, si deduce, si valuta soggettivamente, come cercano di dimostrare gli avvocati della difesa, che ripetutamente chiedono ai testi se le dichiarazioni circa i tratti somatici delle persone, l’altezza, siano basati su dati empirici o su qualche rilevanza scientifica, qualche misurazione antropometrica, qualche competenza, qualche corso specifico e studio particolare in fisiognomica, merceologia, tecniche di riconoscimento facciale. Risposta negativa.
Pressapoco, a occhio, a naso, è calcolata la lunghezza del naso, la distanza tra gli occhi “…I capelli, la lunghezza, il volume, poi per carità non faccio il parrucchiere ma per effetto del nostro lavoro cerchiamo di affinare certi aspetti nell’osservazione dei soggetti… Tenuto conto che non abbiamo rilevato la presenza di altri soggetti con i capelli lunghi o conciato in quella maniera è stato un elemento che ci ha portato a sovrapporli”.
Cosa vorrà mai dire “conciato in quella maniera”? a domanda precisa della difesa, la risposta è:  “i capelli sono lunghi e raccolti in una coda… Anche se da un’altra foto nel caso di specie non sono raccolti in una coda ma sono separati a metà e cascano sulla spalla, deduco anche che sia perché se fai la coda non puoi mettere il casco…”.
Molte le foto per dimostrare che  braccio alzato e pulviscolo in aria significano sasso tirato, che occhialini e maschera, guanti, caschi, Maalox e  limoni rappresentano indicazioni di “strategia di guerriglia”, fionde e  materiale pirotecnico “dotazioni di artiglieria”.
Prove, anche se “non lo vedo compiere nessun gesto” .
Anche se a volte ci sono errori di trascrizioni o  mancanze di orario poi arbitrariamente ricostruito ma tradito dall’incompatibilità temporale tra i dati delle foto, ad esempio “nella foto che lancia c’è segnato 13:25, nella successiva in cui si gira è indicato come orario 13:23 quindi giustamente l’avvocato rileva un’incompatibilità nella consecutio delle immagini, ma sicuramente il contesto è il medesimo”.
Errori e incongruenze nel montaggio, spiega la Digos, dovuti magari al fatto che “gli operatori della scientifica che giungono sul posto per effettuare un servizio di supporto ad una manifestazione prima di iniziare il servizio impostano la propria macchinetta, immagino lo confrontino con il proprio orologio”, oppure l’operatore “è stanco perché gli si intorpidisce l’arto e ha bisogno di calarlo” o doveva “stare attento al consumo della batteria, o semplicemente deve scappare “costretti a interrompere la ripresa perché si devono rifugiare”.
I tatuaggi sono delicati: quelli sì, sono unici e riconoscibili ma bisogna riprenderli da vicino,  altrimenti qualsiasi macchia della pelle o di sporcizia causa riconoscimenti arbitrari, della serie  “Non si riesce a capire la forma ma si capisce che è un tatuaggio…”, e poi basta che cali il sole e “Gli altri tatuaggi che appaiono nella fotografia scattata durante l’identificazione non sono visibili durante gli scontri perché l’imputato ha messo una maglia con le maniche lunghe…”.
I braccialetti, gli occhiali da vista, determinanti per chi? per l’imputato che li rivuole indietro altrimenti non ci vede, o per le indagini? e ridategli anche la cintura sequestrata, “vetusta’, mai sottoposta ad accertamenti tecnici, ma riconosciuta ‘dal modo di indossarla”.
Se poi il riconoscimento si basa sulla forma ovale del viso, la sfida e’ aperta, specie se  l’avvocato della difesa nella foto vede altro: ” Perché io vedo una maschera antigas con due cose che coprono la faccia, ma a me interessa perché lei dice che quello del 3 luglio è zeno rocca e ha il viso ovale?”, con la risposta ” Io non sono un medico antropologico”, la conclusione e’ che il  il riconoscimento e l’individuazione è stata fatta in base alla similitudine che l’agente ritiene esistere nelle conformazioni fisiche dei due soggetti.
In un caso, alla domanda del PM “In quest’immagine vede un casco?”, la difesa fa opposizione formale perché le domande sono chiaramente SUGGESTIVE, tradotto dal giuridichese, che poco ha a che fare con l’italiano corrente e corretto, che è  già stato detto al teste cosa rispondere.
I filmati,  66 ore…, fondamentali, del 27 giugno e del 3 luglio, hanno viaggiato per mezza Italia, cioé sono stati visionati da quelle Digos di quelle questure da cui si erano avute notizie della partenza di alcuni soggetti per partecipare al 3 di luglio in Valsusa, Milano, Firenze, Pistoia, Roma, Genova, Bologna, Treviso, Trento, Napoli.
Così capita che una persona a volto scoperto viene poi riconosciuta a volto coperto magari dalla Digos di Firenze? No, pare che non funzioni così, la Digos di Firenze riconosce il soggetto a volto scoperto e il passo successivo e’ della Digos di Torino, che attesterà ai fini processuali che il soggetto identificato a volto scoperto è poi lo stesso a volto coperto.
E tra le proteste degli avvocati per le continue interruzioni del PM, specialmente quando nel controesame il teste dice cose significative per la difesa e la preoccupazione per l’incertezza nelle calendarizzazioni, di cui si discuterà tra le parti in seduta specifica il pomeriggio del 3 dicembre, si conclude la puntata di ieri.

 Eleonora Forno – TGMaddalena

(qui il resoconto in diretta dall’aula bunker dell’udienza del 2 dicembre 2013)